Epiro

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Immagine dell'Epiro presa da un satellite della NASA.

L'Epiro è una regione geografica e storica del sud-est dell'Europa, facente parte dell' Albania meridionale e della Grecia settentrionale. Si trova tra la catena montuosa del Pindo e il Mar Ionio, estendendosi dalla baia di Valona ai monti Acrocerauni a nord fino al golfo di Arta e alle rovine della città romana di Nicopoli nel sud.[1][2] È divisa tra la regione dell'Epiro nel nord-ovest della Grecia e le prefetture di Argirocastro, Valona e Berat nel sud dell'Albania. La più grande città dell'Epiro è Ioannina, sede della regione dell'Epiro, con Argirocastro come maggiore città dell'Albania nel territorio dell'antico Epiro.[1]

Regione scoscesa e montagnosa, l'Epiro era uno dei luoghi dove rimane tutt'oggi una delle culle della civiltà Illirica e sede del santuario di Dodona, l'antico oracolo greco e il secondo più prestigioso dopo Delfi. Unificato nel 370 a.C. dalla dinastia degli Eacidi, raggiunse il massimo del suo splendore durante il regno di Pirro, le cui campagne contro Roma sono all'origine della frase "vittoria di Pirro". L'Epiro divenne poi parte dell'impero romano, assieme al resto dell' Illiria , nel 146 a.C., seguito poi dall'impero bizantino.

Dopo la caduta di Costantinopoli a seguito della quarta crociata, l'Epiro divenne il centro del despotato d'Epiro, uno degli stati che succedettero all'impero bizantino. Conquistato dall'impero ottomano nel XV secolo, divenne semi-indipendente durante il regno di Ali Pasha nei primi anni del XIX secolo, ma gli ottomani ne ripresero il controllo nel 1821. Dopo la guerra dei Balcani e la prima guerra mondiale, il sud dell'Epiro venne assegnato all' Albania che insieme alla parte nord andò a far parte del nuovo stato dell'Albania.

Nome ed etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Moneta della lega epirota, con l'immagine di Zeus (sinistra) e una luce con il motto "ΑΠΕΙΡΩΤΑΝ" - Epirotes (destra).

Il nome Epirus deriva dal in greco antico: Ἤπειρος, Ḗpeiros (dorico: in greco antico: Ἄπειρος, Ápeiros), che significa "terraferma" o terra firma[3]. Si dice provenga da una radice di lingua proto-indoeuropea *apero- 'costa',[4] e venne originariamente applicato alla dirimpettaia Corfù e alle isole ionie.[5] Il nome venne impresso sulle monete della lega epirota: ΑΠΕΙΡΩΤΑΝ (in greco antico: Ἀπειρωτᾶν Āpeirōtân, greco attico: in greco antico: Ἠπειρωτῶν Ēpeirōtôn, i.e. "degli Epiroti", vedi immagine a destra). Il nome albanese della regione è Epiri, derivato dal greco.

Confini e definizione[modifica | modifica wikitesto]

La regione storica dell'Epiro è generalmente considerata come estendersi dalla parte nord dei Monti Acrocerauni (moderna Llogara in Albania), situata a sud della baia di Aulon (moderna Valona), al golfo Ambraciano (o golfo di Arta) in Grecia.[6] Il confine settentrionale dell'antico Epiro è alternativamente dato dalla foce del fiume Aoos (o Vjosë), immediatamente a nord della baia di Valona.[7] Il confine orientale dell'Epiro era definito dai monti Pindo, che formano la spina dorsale della Grecia continentale e separano l'Epiro dalla Macedonia e dalla Tessaglia.[1] Ad ovest, si affaccia sul mar Ionio. L'isola di Corfù è situata sulla costa epirota ma non fa parte dell'Epiro.

La definizione di Epiro è cambiata nel corso del tempo, tale che i moderni confini amministrativi non corrispondono ai confini dell'antico Epiro. La regione dell'Epiro in Grecia comprende solo una frazione del classico Epiro e non comprende le sue parti orientali, che si trovano in Tessaglia. In Albania, dove il concetto di Epiro non viene mai utilizzato in un contesto ufficiale, le prefetture di Argirocastro, Valona e Berat si estendono ben oltre i confini settentrionali e nord-orientali del classico Epiro

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

Mount Smolikas (2637m), la più alta vetta dell'Epiro.
Vikos Gorge nel parco nazionale di Vikos–Aoös.

L'Epiro è una regione prevalentemente aspra e montuosa. È in gran parte costituito dalla catena del Pindo, una serie di creste parallele calcaree che sono una continuazione dei Alpi Dinariche.[1][8] Le montagne del Pindo formano la spina dorsale della Grecia continentale e separano l'Epiro dalla Macedonia e dalla Tessaglia a est. Sono parallele al mare e in generale così ripide che le valli sono particolarmente adatte al solo pascolo piuttosto che all'agricoltura su larga scala.[1] L'altitude va crescendo andando verso est, lontano dalla costa, raggiungendo il massimo di 2 637 m sul monte Smolikas, la più alta vetta dell'Epiro. Altre importanti catene sono quella del Tymfi (2 496 di monte Gamila), Lygkos (2 249 m.), ad ovest e ad est dello Smolikas rispettivamente, Gramos (2 523 m.) a nord-est, Tzoumerka (2 356 m.) a sud-est, Tomaros (1 976 m.) a sudovest, Mitsikeli vicino a Ioannina (1 810 m.), Mourgana (1 806 m.) e Nemercke/Aeoropos (2 485 m.) sul confine tra Grecia e Albania, oltre ai monti Acrocerauni (2 000 m.) vicino Himara in Albania. La maggior parte dell'Epiro si trova sul lato sopravvento del Pindo e i venti dominanti provenienti dal Mar Ionio fanno della regione la più piovosa della Grecia continentale.[1]

Pianure significative si trovano solo vicino alla costa, nel sud-ovest vicino Arta e Prevesa, nella pianura dell'Acheronte tra Paramythia e Fanari, tra Igoumenitsa e Sagiada, e anche nei pressi di Saranda. La zona di Zagori è un altopiano panoramico circondato da montagne su tutti i lati.

I fiumi principali dell'Epiro sono il Vjosë (Aoös in greco), che scorre in direzione nord-ovest dalle montagne del Pindo in Grecia fino alla sua foce a nord della baia di Valona in Albania. Altri fiumi importanti sono il fiume Acheronte, famoso per il suo significato religioso nell'antica Grecia e sede della Necromanteion, il fiume Arachthos, attraversato dallo storico Ponte di Arta, il Louros, il Tìami o Kalamas, e il Voidomatis, un affluente del Vjosë che fluisce attraverso la gola di Vikos. La Gola di Vikos, una delle più profonde del mondo, costituisce il fulcro del Parco nazionale Vikos-Aoos, noto per la sua bellezza paesaggistica. L'unico lago significativo dell'Epiro è il lago Pamvotida, sulle cui sponde si trova la città di Ioannina, la città più grande e tradizionalmente più importante della regione.

Il clima dell'Epiro è mediterraneo lungo la costa e alpino all'interno. L'Epiro è ricoperto da foreste, principalmente di conifere. La fauna è molto ricca di specie come orsi, lupi, volpi, cervi e linci.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Antico Epiro.

Ottomani[modifica | modifica wikitesto]

Mappa linguistica (grande) e religiosa (piccola) della regione dell'Epiro, 1878. Creata da H. Kiepert su fonti di P. Aravandinos.

     Lingua greca

     Lingua greca e valacca

     Lingua greca e albanese

     Lingua albanese

     Religione greco-ortodossa

     Maggioranza greco-ortodossa

     Greco-ortodossi e musulmani

     Maggioranza musulmani

     Musulmani

L'Epiro fu governato dagli Ottomani per quasi 500 anni. Il governo ottomano in Epiro si rivelò particolarmente dannoso; la regione fu sottoposta a deforestazione e la coltivazione eccessiva, danneggiò il terreno e spinse molti Epiroti ad emigrare per sfuggire dalla povertà diffusa nella regione.[1] Ciò nonostante, gli ottomani non godevano del controllo totale sull'Epiro. Le regioni di Himara e Zagori riuscirono a resistere con successo al dominio ottomano e mantennero un grado di indipendenza per tutto quel periodo. Dal 1443 in poi, Giorgio Castriota Scanderbeg guidò una rivolta di 25 anni in Epirus nova contro l'Impero ottomano e fu eletto nel 1444 "generale della guerra turca" in quella che viene definita come la Lega di Alessio.[9] Gli Ottomani espulsero i Veneziani da quasi tutta la zona alla fine del XV secolo.

Tra il XVI e il XIX secolo, la città di Ioannina raggiunse grande prosperità e divenne un importante centro del moderno illuminismo greco.[10][11][12][13] Vennero fondate numerose scuole, come le Balaneios, Maroutsaia, Kaplaneios e Zosimaia, che insegnavano materie come letteratura, filosofia, matematica e scienze fisiche. Nel XVIII secolo, con il declino del potere dell'Impero Ottomano, l'Epiro divenne de facto regione autonoma sotto il dominio dispotico d Alì Pascià di Tepelenë, un brigante musulmano albanese che riuscì a diventare il governatore provinciale di Ioannina nel 1788.[1] Al culmine del suo potere, controllava tutto l'Epiro, gran parte del Peloponneso e parti occidentali della Macedonia.[1] La campagna di Ali Pascià tendente a soggiogare la confederazione degli insediamenti di Suli incontrò forte resistenza da parte dei Sulioti, guerrieri della zona montuosa. Dopo numerosi tentativi falliti di sconfiggere i Sulioti, le sue truppe riuscirono a conquistare la zona nel 1803. D'altra parte, Ali, che aveva usato il greco come lingua ufficiale, assistette ad un aumento di attività culturale greca con la creazione di numerose istituzioni educative.[14]

Quando scoppiò la guerra d'indipendenza greca, gli abitanti dell'Epiro vi contribuirono notevolmente. Due dei membri fondatori della Filikí Etería (la società segreta dei rivoluzionari greci), Nikolaos Skoufas e Athanasios Tsakalov, venivano da Arta e dalla città di Ioannina, rispettivamente. Il primo Primo ministro costituzionale della Grecia (1844-1847), Ioannis Kolettis, era nativo del villaggio di Syrrako in Epiro ed era un ex medico personale di Ali Pascià. Ali Pascià cercò di utilizzare la guerra come un'opportunità per diventare un sovrano pienamente indipendente, ma fu assassinato da agenti ottomani nel 1822. Quando la Grecia divenne indipendente nel 1830, tuttavia, l'Epiro rimase sotto il dominio ottomano. Nel 1854, durante la guerra di Crimea, scoppiò una grande ribellione. Anche se lo Stato greco ritrovato cercò tacitamente di sostenerla, la ribellione venne soppressa dalle forze ottomane dopo pochi mesi.[15] Un'altra ribellione fallì nel 1878. Durante questo periodo, il Patriarcato ecumenico di Costantinopoli riuscì a chiudere le poche scuole albanesi, considerando l'insegnamento della lingua albanese un fattore che avrebbe potuto diminuire la sua influenza e portare alla creazione di una chiesa albanese indipendente, mentre le pubblicazioni in lingua albanese erano state vietate da parte dell'Impero Ottomano.[16][17] Alla fine del XIX secolo, il Regno d'Italia aprì diverse scuole nelle regioni di Ioannina e Prevesa al fine di influenzare la popolazione locale. Queste scuole iniziarono ad attrarre studenti delle scuole di greco, ma alla fine vennero chiuse dopo l'intervento e le molestie da parte del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli.[18] Dalla fine del periodo del dominio ottomano (dal XVIII secolo) la popolazione greca e aromena della regione soffriva dell'azione dei predoni albanesi, che sporadicamente continuavano ad agire dopo la morte di Ali Pascià, fino al 1912-1913.[19]

XX secolo[modifica | modifica wikitesto]

Distaccamento femminile dell'esercito epirota Repubblica Autonoma dell'Epiro del Nord.

Mentre il trattato di Berlino assegnava gran parte dell'Epiro alla Grecia, l'opposizione degli Ottomani e la Lega di Prizren fecero sì che solo la regione di Arta vennisse realmente ceduta alla Grecia nel 1881.[20] Fu solo a seguito della prima guerra balcanica del 1912-1913 e del trattato di Londra che il resto del sud dell'Epiro, tra cui Ioannina venne incorporato nella Grecia.[21] La Grecia aveva anche conquistato il nord dell'Epiro durante le guerre balcaniche, ma il trattato di Bucarest, che concluse la seconda guerra balcanica, assegnò il nord dell'Epiro all'Albania.[22]

Questo risultò impopolare tra i greci locali, poiché una popolazione greca sostanziale esisteva nella parte albanese del confine.[23] Tra i greci, il nord dell'Epiro era ormai considerato come terra irredenta.[24] I Greci locali nel nord Epiro si rivoltarono, proclamando la loro indipendenza e creando la Repubblica Autonoma dell'Epiro del Nord nel febbraio del 1914.[25] Dopo una guerriglia feroce, riuscirono a conquistare la piena autonomia sotto i termini del Protocollo di Corfù, firmato dai rappresentanti albanesi e nord epiroti e approvato dalle grandi potenze. La firma del protocollo assicurò che la regione avrebbe dovuto avere una propria amministrazione, riconobbe i diritti dei greci locali e fornì autogoverno sotto la sovranità albanese nominale.[26] La repubblica, però, fu di breve durata, dato che quando scoppiò la prima guerra mondiale l'Albania crollò e il nord Epiro venne alternativamente controllato dalla Grecia, dall'Italia e dalla Francia a vari intervalli.[24][27]

La regione dell'Epiro nel XX secolo, divisa tra Grecia e Albania.
Grigio: approssimativa estensione dell'Epiro nell'antichità;
Arancione: regione greca dell'Epiro;
Verde: misura approssimativa della più grande concentrazione di Greci in "Nord Epiro" nel XX secolo[28]
Linee rosse: Territorio dello Stato Autonomo del Nord Epiro

Anche se la conferenza di pace di Parigi del 1919 assegnò il nord Epiro alla Grecia, gli sviluppi come la sconfitta greca nella guerra greco-turca e , soprattutto, le pressioni italiane a favore dell'Albania fecero sì che la Grecia non avrebbe mantenuto il nord Epiro. Nel 1924, l'area venne di nuovo ceduta all'Albania.[29]

Nel 1939, l'Italia occupò l'Albania, e nel 1940 invase la Grecia. Gli italiani furono respinti in Albania, però, e le forze greche presero nuovamente il controllo del nord dell'Epiro. Il conflitto segnò la prima vittoria tattica degli Alleati nella seconda guerra mondiale. Benito Mussolini in persona supervisionò il massiccio contrattacco delle sue divisioni nella primavera del 1941, solo per essere decisamente sconfitto ancora una volta dai poco attrezzati, ma determinati, Greci. La Germania nazista quindi intervenne nell'aprile del 1941 per evitare una imbarazzante sconfitta italiana. L'esercito tedesco eseguì manovre militari rapide attraverso la Jugoslavia e costrinse le forze greche, circondate sul fronte dell'Epiro, ad arrendersi.

Tutto l'Epiro venne quindi posto sotto occupazione italiana fino al 1943, quando i tedeschi lo presero in seguito alla resa italiana con gli Alleati. A causa della vasta attività antinazista della resistenza greca (soprattutto sotto l'EDES), i tedeschi effettuarono rastrellamenti anti-partigiani in grande scala, facendo ampio uso di bande di collaborazionisti albanesi che commisero numerose atrocità contro la popolazione civile.[30]

Per far fronte alla situazione, la missione militare alleata nella Grecia occupata dall'Asse (sotto il colonnello C.M. Woodhouse), diede ordini, ai partigiani EDES, di contro-attacco e caccia ai loro villaggi e a quelle unità che li avevano utilizzati come basi e roccaforti locali. Aiutati da Allied, con materiale bellico trasferito dalla recente liberata l'Italia meridionale, le forze EDES riuscirono a far fuggire diverse migliaia di musulmani Cham Albanesi e a rifugiarsi nella vicina Albania.

Con la liberazione della Grecia e l'inizio della guerra civile greca alla fine del 1944, gli altopiani dell'Epiro divennero un importante teatro di guerriglia tra la sinistra (esercito greco di liberazione popolare ( ELAS)) e la destra lega greca nazionale repubblicana (EDES). Negli anni successivi (1945-1949), le montagne dell'Epiro divennero anche teatro di alcuni dei più feroci combattimenti della seconda e sanguinosa parte della guerra civile greca. L'episodio finale della guerra ebbe luogo sul monte Grammos nel 1949, terminato con la sconfitta dei comunisti. La pace tornò nella regione nel 1949, anche se a causa del pubblico coinvolgimento attivo albanese nella guerra civile dalla parte dei comunisti, lo stato formale di guerra tra la Grecia e l'Albania rimase in vigore fino al 1987. Un altro motivo per il proseguimento dello stato di guerra fino al 1987 fu che durante tutto il periodo del regime comunista in Albania, la popolazione greca del Nord Epiro sperimentò una forzata albanizzazione.[31] Anche se una minoranza greca venne riconosciuta dal regime di Enver Hoxha, questo riconoscimento venne applicato solo ad una "zona di minoranza ufficiale" composta da 99 villaggi, tralasciando importanti aree di insediamento greco, come Himara.[24] La gente al di fuori della zona ufficiale di minoranza non ricevette alcuna istruzione in lingua greca, che era vietata in pubblico.[24] Il regime di Hoxha diluì anche la demografia etnica della regione spostando Greci che vi abitano e sistemando al loro posto albanesi provenienti da altre parti del paese.[24] Le relazioni cominciarono a migliorare nel 1980 quando la Grecia abbandonò le pretese territoriali sul Nord Epiro e con la revoca dello stato ufficiale di guerra tra i due paesi.[24]

Il crollo del regime comunista in Albania nel 1990-1991 innescò una massiccia migrazione di cittadini albanesi in Grecia, che comprendeva molti membri della minoranza greca. Dalla fine della guerra fredda, molti greci del Nord Epiro stanno riscoprendo la loro eredità greca grazie all'apertura di scuole di lingua greca nella regione, mentre i Cham albanesi hanno chiesto un risarcimento per le loro proprietà perdute. Nel periodo della guerra fredda, i rapporti continuarono a migliorare anche se le tensioni rimasero sulla disponibilità all'istruzione in lingua greca fuori della zona ufficiale di minoranza, sui diritti di proprietà della minoranza, e su occasionali episodi di violenza sui membri della minoranza greca.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Igoumenitsa è il principale porto dell'Epiro, e collega la regione con l'Italia.

Una topografia scoscesa suoli poveri, e i terreni frammentati hanno mantenuto la produzione agricola a basso livello e hanno portato ad una bassa densità di popolazione.[1] La zootecnia è la principale industria e il mais la principale produzione agricola.[1] Arance e olive sono coltivate nelle pianure occidentali, mentre il tabacco viene coltivato a Ioannina.[1] L'Epiro ha poche risorse naturali e industrie, e la popolazione è stata decimata dalle migrazioni.[1] La popolazione è concentrata intorno ad Ioannina, che ha il maggior numero di stabilimenti industriali.[1]

Trasporti[modifica | modifica wikitesto]

L'Epiro è stato storicamente una regione remota e isolata grazie alla sua posizione tra le montagne del Pindo e il mare. Nell'antichità, la romana Via Egnatia passava attraverso l'Epirus Nova, che collegava Bisanzio e Tessalonica a Durazzo sul mare Adriatico. La moderna autostrada che collega Ioannina con la provincia greca di Macedonia e termina a Igoumenitsa, è l'unica strada attraverso le montagne del Pindo ed è servita a ridurre notevolmente l'isolamento della regione. Il tunnel sottomarino Aktio-Preveza collega la punta più meridionale d'Epiro, nei pressi di Prevesa, con l'Etolia-Acarnania in Grecia occidentale. Esistono traghetti tra Igoumenitsa le Isole Ionie e l'Italia. L'unico aeroporto dell'Epiro è quello di Ioannina, mentre l'Aktion si trova a sud di Prevesa in Etolia-Acarnania. Non ci sono ferrovie in Epiro.

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i j k l m n Epirus, su Encyclopaedia Britannica, Encyclopaedia Britannica, Inc.. URL consultato il 16 novembre 2013.
  2. ^ Hornblower, Spawforth & Eidinow 2012, "Epirus", p. 527.
  3. ^ Liddell & Scott 1940, ἤπειρ-ος
  4. ^ Babiniotis 1998.
  5. ^ Winnifrith 2002, p. 22.
  6. ^ Strabone. Geography, 7.7.5.
  7. ^ Wilkes 1995, p. 92: "La descrizione di Appiano dei territori illirici registra un confine meridionale con la Caonia e la Tesprozia, dove l'antico Epiro iniziava a sud del fiume Aous (Vijosë)." (Map)
  8. ^ Bahr, Johnston & Bloomfield 1997, p. 389.
  9. ^ Gibbon 1788, p. 143
  10. ^ Sakellariou 1997, p. 268.
  11. ^ Fleming 1999, pp. 63–66.
  12. ^ The Era of Enlightenment (Late 7th century-1821). Eθνικό Kέντρο Bιβλίου, p. 13.
  13. ^ Υπουργείο Εσωτερικών, Αποκέντρωσης και Ηλεκρονικής Διακυβέρνησης Περιφέρεια Ηπείρου: "Στη δεκαετία του 1790 ο νεοελληνικός διαφωτισμός έφθασε στο κορύφωμά του. Φορέας του πνεύματος στα Ιωάννινα είναι ο Αθανάσιος Ψαλίδας."
  14. ^ Fleming 1999, p. 64.
  15. ^ Reid 2000.
  16. ^ Jelavich & Jelavich 1977, p. 226.
  17. ^ Ramet 1998, p. 205.
  18. ^ Schwandner-Sievers & Fischer 2002, Isa Blumi, "The Role of Education in the Albanian Identity and its Myths", p. 57.
  19. ^ Hammond 1976, p. 41: "In tutto questo periodo bande di predoni albanesi saccheggiavano e distruggevano i villaggi del Valacchi e dei Greci in Epiro, nel nord del Pindo, la regione dei laghi di Prespa e Ocride, e parti della Macedonia occidentale. Un capo albanese, 'Ali il Leone', emulò le azioni di 'Giovanni Spada' e 'Pietro Pockmark' quando si autonominò, come Ali Pascià, sovrano indipendente di Ioannina. Lui e i suoi soldati albanesi, reclutati principalmente nella sua patria, nel Kurvelesh e nella valle del Drin a nord dell'Epiro, controllavano tutto l'Epiro e portarono le loro incursioni fino in Macedonia occidentale e in Tessaglia. Come si è visto, distrussero gli insediamenti valacchi nella zona dei laghi e indebolirono quelli più a sud. Dopo l'assassinio di Ali Pascià nel 1822, incursioni sporadiche di bande di albanesi erano una caratteristica della vita nel nord della Grecia fino alla liberazione del 1912-13".
  20. ^ Gawrych 2006, pp. 68–69.
  21. ^ Clogg 2002, p. 105: "Nel febbraio 1913 l'esercito greco entrò a Ioannina, capitale dell'Epiro. I turchi riconobbero la conquista degli alleati balcanici dal Trattato di Londra, nel maggio del 1913."
  22. ^ Clogg 2002, p. 105: "La seconda guerra balcanica ebbe breve durata e i bulgari furono presto trascinati al tavolo delle trattative. Con il Trattato di Bucarest (agosto 1913) la Bulgaria fu costretta ad accettare una poco favorevole regolamentazione dei confini, anche se ottenne una via per l'Egeo, a Degeagatch (moderno Alexandroupolis). Venne riconosciuta la sovranità della Grecia su Creta ma la sua ambizione di annettersi nord dell'Epiro con la sua vasta popolazione greca fu bloccata dall'annessione dell'area all'Albania indipendente".
  23. ^ Pettifer 2001, p. 4.
  24. ^ a b c d e f King, Mai & Schwandner-Sievers 2005, Gerasimos Konidaris, "Examining Policy Responses to Immigration in the Light of Interstate Relations and Foreign Policy Objectives: Greece and Albania", pp. 64–92.
  25. ^ Winnifrith 2002, p. 130.
  26. ^ Stickney 1926.
  27. ^ Tucker & Roberts 2005, p. 77.
  28. ^ Soteriades 1918: Map.
  29. ^ Miller 1966, pp. 543–544.
  30. ^ Ruches 1965, pp. 162–167.
  31. ^ Pettifer 2001, p. 7.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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