Eparchia di Piana degli Albanesi

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Eparchia di Piana degli Albanesi
Eparchia Planensis Albanensium
Chiesa bizantina cattolica in Italia
Klisha e Shën Mitrit Dëshmor.jpg
Regione ecclesiastica Sicilia
Stemma della diocesi Mappa della diocesi
Provincia ecclesiastica
Provincia ecclesiastica della diocesi
Collocazione geografica
Collocazione geografica della diocesi
Sede vacante
Amministratore apostolico arcivescovo Giorgio Demetrio Gallaro
Sacerdoti 27 di cui 25 secolari e 2 regolari
862 battezzati per sacerdote
Religiosi 15 uomini, 52 donne
Diaconi 3 permanenti
Abitanti 24.200
Battezzati 23.300 (96,3% del totale)
Superficie 418 km² in Italia
Parrocchie 15
Erezione 26 ottobre 1937
Rito bizantino[1]
Cattedrale San Demetrio Megalomartire
Concattedrale San Nicolò dei Greci alla Martorana
Santi patroni San Demetrio Megalomartire
Indirizzo Piazza San Nicola 1, 90037 Piana degli Albanesi (Palermo), Italia
Sito web www.eparchiapiana.org
Dati dall'Annuario pontificio 2020 (ch · gc)
Chiesa cattolica in Italia
Episcopio e annesso Seminario eparchiale, erede del distrutto Seminario Italo-Albanese di Palermo (1734)
Affreschi dell'abside e dell'arco trionfale di Pietro Novelli (1641-1644) nella Cattedrale di Piana degli Albanesi.
L'aquila bicipite, simbolo degli albanesi, nella cattedrale.
Mosaico della cupola della concattedrale in Palermo raffigurante Cristo in trono.

L'eparchia di Piana degli Albanesi (in latino: Eparchia Planensis Albanensium) è una sede della Chiesa cattolica italo-albanese immediatamente soggetta alla Santa Sede e appartenente alla regione ecclesiastica Sicilia. Nel 2019 contava 23.300 battezzati su 24.200 abitanti. La sede è vacante.

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

L'eparchia comprende i cinque comuni sparsi nella provincia di Palermo rimasti fedeli al rito bizantino italo-albanese: Contessa Entellina, Mezzojuso, Palazzo Adriano, Piana degli Albanesi, Santa Cristina Gela, e una parrocchia ad personam in Palermo. L'eparca, che ha rango di vescovo, ha giurisdizione su tutti i fedeli albanesi della Sicilia.

Sede eparchiale è la città di Piana degli Albanesi, dove si trova la cattedrale di San Demetrio Megalomartire. A Palermo sorge la concattedrale di San Nicolò dei Greci alla Martorana, a cui sono assegnati, con giurisdizione personale, i fedeli italo-albanesi di rito bizantino ivi residenti.

Il territorio è suddiviso in 15 parrocchie[2][3].

Nel territorio eparchiale sono presenti ordini religiosi femminili e maschili che professano il rito orientale, quali le Suore Collegine della Sacra Famiglia, la congregazione delle Suore Basiliane Figlie di Santa Macrina e i monaci Basiliani.

In Piana degli Albanesi è attivo il Seminario eparchiale italo-albanese. A Mezzojuso e Piana degli Albanesi esistono monasteri basiliani, affidati ai monaci italo-albanesi della Congregazione di San Nilo di Grottaferrata. A Piana degli Albanesi esiste il collegio delle suore italo-albanesi del SS. Bambino Gesù e della Sacra Famiglia, note col nome di "Collegine", le quali religiose sono presenti anche a Mezzojuso. A Mezzojuso, inoltre, sorge la Casa Generalizia delle Suore Basiliane italo-albanesi, diffuse in tutta l'eparchia e in Palermo.

Liturgia e rito[modifica | modifica wikitesto]

«[…] gli italo-albanesi che conservano anche il rito orientale, lo fecero obbedendo ad un sapiente disegno della Provvidenza, perché fossero testimonianza ininterrotta della cattolicità della Chiesa e, vivendo in mezzo a popolazioni latine, facessero conoscere ed amare riti e tradizioni molteplici di cui si ammanta la stessa unica Chiesa di Cristo. E noi nutriamo fiducia per un più efficace inserimento di queste Chiese locali orientali nello spirito, e nell'azione ecumenica che anima e muove tutta la cristianità. […] Se la storia vi ha visti oppressi e dispersi, la bontà di Dio ha fatto che voi, con tutti i membri del vostro “gjaku i shprishur”, con la fervida attività innata e con la comprensione acquisita, vi rendeste dovunque […] anticipatori del moderno ecumenismo.»

(Papa Paolo VI in occasione delle celebrazioni in onore del cinquecentenario di Giorgio Castriota Scanderbeg a Roma del 23-26 aprile 1968, promosse dall'Eparchia di Piana degli Albanesi e dalle altre due circoscrizioni Italo-Albanesi[4].)

Elemento fortemente caratterizzante dell'eparchia di Piana degli Albanesi è il rito bizantino, praticato dai fedeli in tutta la diocesi. Essendo nel tempo concesse, tuttavia, alcune parrocchie per il rito romano ai pochi forestieri di passaggio o residenti nei centri albanesi, è stato permesso loro - con l'erezione dell'eparchia - il non dimettere il rito latino in quelle chiese e parrocchie originariamente di rito greco[5][2].

Le lingue liturgiche del rito bizantino italo-albanese sono: la koinè greca, tradizionalmente in uso in quanto in passato era la lingua ecclesiastica del mondo cristiano d'Oriente, e l'albanese, la lingua madre dei fedeli arbëreshë.

Nel rito, assieme alla lingua albanese, sono importanti per gli arbëreshë i paramenti liturgici, carichi di simboli cristiani, tra i quali numerosi sono antichi e di fattura locale (XVIII secolo)[6], naturalmente diversi da quelli dei paramenti in uso nella Chiesa latina. L'eparca, ossia il vescovo, indossa tutti i paramenti sacri propri del presbitero, ma al posto del felònion utilizza il sàkkos, l'omophorion (omerale, un'antica sciarpa di distinzione cerimoniale avvolta sulle spalle), la mitra, il pastorale; in più il vescovo utilizza il tricherio ed il dicherio, candelieri liturgici a due e tre candele utilizzate per la benedizione solenne nel rito pontificale. Quando il vescovo non celebra, perché assiste ad una celebrazione di rito latino, indossa sempre i propri paramenti bizantini con il mandìas, ampio velo di seta a forma di mantello caudato, di colore viola o porpora chiuso sul petto e sopra le ginocchia.

Di richiamo particolare, durante le Divine liturgie e le funzioni solenni i costumi tradizionali femminili albanesi, riccamente ricamati, di Piana degli Albanesi. Essi vengono indossati in particolari feste di famiglia, come matrimoni e battesimi, e in alcune solennità dell'anno liturgico bizantino, specialmente in occasione dell'Epifania e della Settimana Santa, detta in albanese Java e madhe (la Grande Settimana).

Complessa e ricca è la sua antica tradizione musicale e canora bizantina, sia nel repertorio greco e sia in albanese, che fa parte del Registro Eredità Immateriali della Sicilia, quest'ultimo riconosciuto dall'UNESCO. L'Eparchia di Piana degli Albanesi ha meglio conservato, rispetto a quella di Lungro, il rito originario neo-sabaitico, importato all'epoca dell'emigrazione albanese in Italia e originario del monastero di San Saba in Palestina[7].

L'Eparchia è oggi la risultanza della fedele e tenace conservazione etnico-religiosa degli albanesi, che cinquecento anni di permanenza in Sicilia non hanno minimamente cancellato, e i cui costumi e canti tradizionali, usi e consuetudini, lingua e rito bizantino rappresentano la continuità storica di una tradizione mai interrotta che si ricollega ai tempi dello Scanderbeg, all'epoca, cioè, in cui gli albanesi andavano fieri per il prestigio goduto in tutta Europa a motivo della loro invitta fede cristiana, del loro attaccamento al rito bizantino e al patrimonio culturale della loro terra d'origine[8].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

«Voi siete qui […] il drappello di profughi che, sostenuti dalla loro profonda fede evangelica, più di cinquecento anni fa giunsero in Sicilia, trovarono non solo un approdo stabile per il futuro delle loro famiglie come nucleo della Patria lontana, ma anche l'Isola maggiore del Mare Nostrum, che per la sua posizione naturale, è un centro di comunicazione tra Oriente e Occidente, un provvidenziale congiungimento tra sponde di diversi popoli. […] La Divina Provvidenza, la cui sapienza tutto dirige al bene degli uomini, ha reso la vostra situazione feconda di promesse: il vostro rito, la lingua albanese che ancora parlate e coltivate, unitamente alle vostre centenarie costumanze, costituiscono un'oasi di vita e di spiritualità orientale genuina trapiantate nel cuore dell'Occidente. Si può pertanto dire che voi siete stati investiti di una particolare missione ecumenica.»

(Tratto dal discorso pronunciato da papa Giovanni Paolo II in occasione del suo incontro con la Comunità eparchiale, avvenuto il 21 novembre del 1982 presso la concattedrale in Palermo dell'eparchia di Piana degli Albanesi[9].)

Gli italo-albanesi sono un gruppo etnico albanese stanziatosi nel XV secolo in Italia (a partire dal 1448 circa, fino a tutto il XVIII secolo), a seguito delle molteplici emigrazioni dall'Albania, dall'Epiro, dalla Macedonia e dalle regioni albanesi (arvaniti) della Morea e dall'Attica (dal 1534 in poi), causate dall'avanzata turco-ottomana. Generalmente gli esuli albanesi si insediarono presso località abbandonate o fondarono nuovi villaggi, portando con sé il proprio patrimonio culturale, linguistico e religioso.

Gli albanesi in Italia, sebbene in comunione con il papa, seguivano rito e tradizioni spirituali dell'Oriente cristiano. Essi diedero fin da subito prova di fedeltà alla Sede apostolica, che però localmente non riconobbe i bisogni istituzionali e religiosi della comunità di "rito greco".

Questi rapporti tesi tra "latini" e "greci"[10] diedero occasione a papa Clemente VIII di approvare un'istruzione che limitava fortemente l'attività religiosa degli albanesi (31 maggio 1595).

Nel 1576, con la bolla In Apostolicae Sedis specula del 13 gennaio, papa Gregorio XIII istituì il Collegio Greco in Roma per la formazione dei sacerdoti italo-albanesi di rito greco.

Nel 1609 fu eretto da Andrea Reres il monastero basiliano di Mezzojuso. Dal 1660 si recarono in Chimarra (Albania) i primi monaci basiliani italo-albanesi.

Nel 1716 venne fondato da padre Giorgio Guzzetta l'Oratorio San Filippo Neri in Piana degli Albanesi per i sacerdoti celibi di "rito greco", che si prodigò alla solida formazione dei giovinetti italo-albanesi di Sicilia, preludio dell'opera più vasta del Seminario italo-albanese di Palermo.

Nel 1731, per opera di papàs Antonio Brancato e la cooperazione di padre Giorgio Guzzetta, fu fondato in Piana degli Albanesi il Collegio di Maria per la formazione nel proprio rito e tradizione delle giovani fanciulle italo-albanesi di Sicilia.

Nel 1734 era stato istituito a Palermo il Seminario italo-albanese[11], che diede l'opportunità di formare un clero nel solco della tradizione orientale, ma nel tempo stesso fedele alla gerarchia locale. Quest'opera di conciliazione fu fortemente voluta da padre Giorgio Guzzetta, servo di Dio e apostolo degli Albanesi di Sicilia.

I provvedimenti sulla libertà di culto degli italo-albanesi furono confermati da papa Benedetto XIV con la bolla Etsi pastoralis del 26 maggio 1742.

Il 6 febbraio 1784 fu eretto un vescovato di rito bizantino ordinante per gli albanesi in Sicilia, con la bolla Commissa Nobis divinitus di papa Pio VI. Non si trattava di una diocesi, ma era prevista la presenza di un vescovo per poter ordinare i sacerdoti formati presso il Seminario italo-albanese di Palermo. Il primo vescovo fu Giorgio Stassi, vescovo titolare di Lampsaco. Prima i fedeli albanesi e i loro sacerdoti non avevano alcun diritto ed erano a rischio di assimilazione al rito romano.

Il 12 novembre 1820 papa Pio VII con la bolla Incumbentes in eam curam[12] istituì la collegiata di San Demetrio in Piana degli Albanesi, allora detta Piana dei Greci.

Nel 1867 papa Pio IX rinunciò alla preminenza del rito latino sugli altri riti e ciò diede inizio ad alcune aperture da parte della Santa Sede nell'ultimo terzo del XIX secolo.

Nel 1879 venne fondato il Convitto Saluto in Palermo, opera pia per gli studenti italo-albanesi.

Nel 1883 un significativo numero di giovani da Contessa Entellina, Palazzo Adriano e Piana degli Albanesi, desiderosi di seguire la vita religiosa secondo i propri riti, sono ammessi al probandato del monastero basiliano di Grottaferrata, per il recupero e il ripristino della piena osservanza del rito bizantino nella badia, ormai ridotta a membri provenienti dalle diocesi di rito romano. Da quel momento, provenienti anche da Mezzojuso, Santa Cristina Gela, e dalle cittadine albanesi dalla Calabria, della Basilicata, del Molise e d'Abruzzo, i monaci italo-albanesi daranno un notevole apporto alla crescita religiosa, culturale ed ecclesiastica del monastero basiliano di Grottaferrata e le istituzioni della badia daranno un significativo contribuito alla crescita culturale e religiosa della comunità arbëreshe.

Nel 1888 gli italo-albanesi inviano al papa una supplica per reclamare l’autonomia ecclesiastica.

La domenica di Pasqua del 1904 viene fondata a New York la parrocchia Nostra Signora delle Grazie (Our Lady of Grace Italo-Albanian Greek-Catholic Mission and Society) di rito bizantino, per i fedeli italo-albanesi in grande numero emigrati negli Stati Uniti[13][14].

Con l'istituzione il 13 febbraio 1919 dell'eparchia di Lungro per i fedeli albanesi di Calabria di rito greco, gli albanesi di Sicilia nel 1929 fecero sorgere un Circolo per l'Oriente Cristiano, diventato poi, nel 1931, l'Associazione Cattolica Italiana per l'Oriente Cristiano (A.C.I.O.C.)[15], come pronta adesione all'appello dell'enciclica Rerum Orientalium di papa Pio XI[16][15].

Nel 1921 fu istituito a Mezzojuso, da padre Nilo Borgia e madre Macrina Raparelli, l'istituto religioso delle Suore basiliane figlie di Santa Macrina per l'apostolato presso le popolazioni albanesi d'Italia di rito bizantino e l'Oriente cristiano (Albania, Kosovo).

Viene aperta nel 1934 la causa di beatificazione del servo di Dio padre Giorgio Guzzetta.

Il 26 ottobre 1937 la bolla Apostolica Sedes di papa Pio XI segnò l'erezione dell'eparchia di Piana dei Greci, con giurisdizione sui fedeli di rito greco-bizantino della Sicilia. La bolla fu solenne promulgata nella cattedrale di San Demetrio di Piana degli Albanesi dal cardinale Luigi Lavitrano il 16 gennaio 1938.

La nuova diocesi comprendeva i comuni di Piana dei Greci e di Santa Cristina, ricavandone il territorio dalle arcidiocesi di Monreale e di Palermo, e le parrocchie di rito bizantino di Mezzojuso, di Contessa e di Palazzo Adriano sottratte alla giurisdizione dell'arcidiocesi di Palermo la prima e dell'arcidiocesi di Monreale le ultime due, in Palermo la parrocchia di San Nicolò dei Greci e la chiesa di Santa Maria dell'Ammiraglio[17].

Nel 1938 i monaci basiliani italo-albanesi ritornavano missionari, dopo secoli, in Albania, con l’apertura delle prime due case a Fier e ad Argirocastro.

Nel 1940 al monastero di Grottaferrata si tenne il 1º Sinodo intereparchiale della Chiesa Italo-Albanese; venne invitata a parteciparvi una delegazione della Chiesa ortodossa autocefala albanese, momento storico che costituisce un'anticipazione dello spirito ecumenico al quale è sempre stata votata la Chiesa Cattolica Italo-Albanese.

Il 25 ottobre 1941 l'eparchia assunse il nome attuale.

Nel 1943 la chiesa di Santa Maria dell'Ammiraglio diveniva sede della parrocchia personale di San Nicolò "dei Greci". Nel 1945 la sede del Seminario Italo-Albanese viene sportato in Piana degli Albanesi.

Nel 1946 un congruo gruppo di sacerdoti e monaci albanesi d'Albania, senza farne più ritorno, si rifugia presso l'eparchia dal neo regime comunista.

Nel 1948 viene fondato il monastero basiliano di Piana degli Albanesi.

Nel 1952 i resti mortali del servo di Dio padre Giorgio Guzzetta, in accoglimento a un vivo desiderio del clero italo-albanese e del popolo dell'eparchia, vennero trasferiti dalla chiesa dei Padri Filippini dell'Olivella in Palermo alla cattedrale di Piana degli Albanesi, con austero rito religioso e con grande manifestazione di riconoscente devozione.

L'8 luglio 1960 con la bolla Orientalis Ecclesiae papa Giovanni XXIII ha assegnato alla giurisdizione dell'eparca di rito bizantino di Piana degli Albanesi anche le parrocchie latine dei comuni di Contessa Entellina, Mezzojuso e Palazzo Adriano. Tanto prima che dopo tale data sono talora registrabili ancora contrasti tra i due riti.

L'eparchia è stata affidata all'amministrazione apostolica degli arcivescovi di Palermo fino al 1967, anno in cui fu eletto il primo eparca, in realtà già vescovo ausiliare dal 1937, ottenendo la completa autonomia.

Nel 1973 una delegazione della Chiesa Ortodossa di Grecia fa visita ufficiale agli italo-albanesi dell'eparchia.

Con la caduta del regime comunista, dal 1992 vengono ripresi i rapporti ufficiali con la Chiesa ortodossa e la Chiesa cattolica in Albania; viene restaurata con fondi provenienti dalle comunità italo-albanesi la chiesa greco-cattolica albanese di San Pietro in Elbasan, costruita dai monaci di Grottaferrata. Tra il 1997 e il 2002 l'eparchia ha dato sostegno alla Chiesa cattolica in Kosovo colpita dalla guerra.

Nel 2004 venne tenuto al monastero di Grottaferrata il 2º Sinodo intereparchiale della Chiesa cattolica italo-albanese.

Nel 2015 vengono rinvenute, durante l'opera di restauro della piccola chiesa di fondazione arbëreshe - già cattolica di rito bizantino - di Sant'Atanasio a Dhërmi, nei pressi di Himara, le reliquie di mons. Nilo Catalano, monaco basiliano d'adozione italo-albanese, arcivescovo di Durazzo e vicario apostolico d'Albania nella metà del XVII secolo[18][19][20][21][22][23][24][25]. Il sacerdote e martire Josif Papamihali, legato alle vicende storiche dell'eparchia, viene dichiarato beato a Scutari nel 2016. La suora madre Macrina Raparelli, fondatrice della Congregazione delle Suore Basiliane Figlie di Santa Macrina, viene dichiarata venerabile dal 2017; nello stesso anno è conclusa l’inchiesta diocesana sulla canonizzazione di padre Giorgio Guzzetta.

Arcivescovi titolari per i greco-cattolici albanesi[modifica | modifica wikitesto]

Dal XVI secolo sacerdoti albanesi di Sicilia furono missionari in Albania (diocesi di Durazzo, comprendente la regione dell'Epiro Ciamuria), con vescovi ordinanti per i greco-cattolici albanesi dal 1660 al 1769[26]:

Vescovi ordinanti per gli Albanesi di Sicilia[modifica | modifica wikitesto]

Vescovi ordinanti provenienti dagli albanesi di Sicilia sono stati nominati per quelli di Calabria[36]:

Dal XIX secolo un nutrito gruppo di monaci e ieromonaci albanesi di Sicilia rinvigorirono il rito orientale dell'Abbazia territoriale di Santa Maria di Grottaferrata, ormai in decadimento e disuso, con archimandriti per la comunità basiliana (O.S.B.I.):

Cronotassi degli eparchi[modifica | modifica wikitesto]

Santi[modifica | modifica wikitesto]

Il servo di Dio padre Giorgio Guzzetta (1682 – 1756)

Patroni[modifica | modifica wikitesto]

Santi e beati dell'eparchia[modifica | modifica wikitesto]

Statistiche[modifica | modifica wikitesto]

L'eparchia nel 2019 su una popolazione di 24.200 persone contava 23.300 battezzati, corrispondenti al 96,3% del totale.

anno popolazione sacerdoti diaconi religiosi parrocchie
battezzati totale % numero secolari regolari battezzati per sacerdote uomini donne
1948 20.500 20.500 100,0 27 21 6 759 8 29 11
1970 35.100 35.129 99,9 35 28 7 1.002 9 65 15
1980 33.180 33.234 99,8 27 22 5 1.228 6 67 14
1990 28.400 30.000 94,7 26 23 3 1.092 3 4 53 15
1999 28.500 30.000 95,0 27 25 2 1.055 2 3 41 15
2000 28.500 30.000 95,0 27 25 2 1.055 2 3 41 15
2001 28.500 30.000 95,0 29 27 2 982 2 3 41 15
2002 28.500 30.000 95,0 33 30 3 863 2 4 42 15
2003 28.500 30.000 95,0 32 30 2 890 3 3 121 15
2004 28.500 30.000 95,0 32 30 2 890 1 7 118 15
2009 28.500 30.000 95,0 31 30 1 919 4 21 139 15
2013 29.000 30.500 95,1 28 27 1 1.035 4 21 138 15
2016 23.000 24.225 94,9 24 24 958 4 4 55 15
2019 23.300 24.200 96,3 27 25 2 862 3 15 52 15

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il rito seguito dell'eparchia è quello bizantino. L'eparchia, in forza della bolla di papa Giovanni XXIII Orientalis Ecclesiae del 1960, esercita giurisdizione religiosa sulle parrocchie di rito romano esistenti nel suo territorio.
  2. ^ a b Piana degli Albanesi (Sede dell'Eparchia): San Demetrio Megalomartire (Cattedrale), S. Giorgio Megalomartire, SS. Maria Odigitria, S. Vito [latina, già di rito bizantino], SS. Annunziata, S. Antonio il Grande; Contessa Entellina: SS. Annunziata e S. Nicolò (Chiesa Madre), Maria SS. delle Grazie (o della Favara) [latina, già di rito bizantino], Maria SS. Regina del Mondo; Mezzojuso: S. Nicolò di Mira (Chiesa Madre), Maria SS. Annunziata [latina, già di rito bizantino]; Palazzo Adriano, Maria SS. Assunta (Chiesa Madre), Maria Santissima del Lume [latina, già di rito bizantino]; Santa Cristina Gela: S. Cristina [latina, già di rito bizantino]; Palermo: S. Nicolò degli Italo-Albanesi alla Martorana (ricade, inoltre, S. Macrina delle suore basiliane).
  3. ^ L'eparchia tra il 1904 e il 1946 possedeva una parrocchia di rito bizantino, Nostra Signora delle Grazie (Our Lady of Grace), a New York in Lower Manhattan (Stati Uniti) per i fedeli italo-albanesi ivi emigrati. La parrocchia era affidata alle cure di un sacerdote italo-albanese immigrato nel 1903, papàs Ciro Pinnola da Mezzojuso, che lavorava sotto gli auspici dell'arcidiocesi di New York, poiché gli Stati Uniti non avevano una propria eparchia greco-cattolica italo-albanese. Alla morte del sacerdote Pinnola nel 1946, l'arcidiocesi di New York non riuscì a procurarsi un sostituto sacerdote italo-albanese per servire la comunità parrocchiale bizantina, che fu quindi chiusa con grande rammarico dei dispersi fedeli.
  4. ^ Cenni storici, www.eparchiapiana.org. URL consultato il 4 aprile 2020.
  5. ^ Sono oggi 5 le parrocchie latine, su 15 dell'eparchia, in cui non viene osservato il rito bizantino. Non sono mancati con il succedersi degli anni, fino a tempi recentissimi, problemi e screzi tra "latini" e "greci". Il centro di Santa Crista Gela, con una sola parrocchia, ha recentemente dismesso il rito bizantino per l'adozione del rito romano, ciò nonostante in alcuni momenti particolari, viene utilizzato il rito bizantino con la celebrazione solenne dei papàs e presieduta dell'eparca.
  6. ^ Questi paramenti vennero cuciti e ripresi, su modello dei precedenti abiti, alcuni pervenuti sino ad oggi, dalle suore e dalle fanciulle del Collegio di Maria presso la Chiesa dell'Odigitria a Piana degli Albanesi.
  7. ^ Chiese Cattoliche Orientali: Chiesa Italo-Albanese, su atlasofchurch.altervista.org. URL consultato il 31 agosto 2016.
  8. ^ Storia dell'Eparchia di Piana degli Albanesi, www.eparchiapiana.it. URL consultato il 31 agosto 2016.
  9. ^ Storia > cenni storici, www.eparchiapiana.it. URL consultato il 28 marzo 2006 (archiviato dall'url originale l'8 maggio 2006).
  10. ^ Il termine "greci" applicato agli albanesi, e al nome iniziale stesso della sede eparchiale, va riferito alla tradizione liturgica orientale-bizantina, in quanto, sino a Settecento avanzato, non esisteva il termine "bizantino". All'interno di uno Stato medievale ecclesiastico (Monreale), come in generale in Occidente, tutti i cristiani che non erano latini venivano chiamati "greci". Agli albanesi di Sicilia venne pertanto rafforzato erroneamente l'appellativo "greci".
  11. ^ Fondato in Palermo nel 1734 da padre Giorgio Guzzetta, il Seminario italo-albanese, anche detto "Greco", è stato per secoli il centro religioso di conservazione della lingua, della cultura e delle tradizioni albanesi, nonché del patriottismo albanese, dove si sono formati molti degli intellettuali, eminenti sacerdoti e vescovi, scrittori e poeti arbëreshë conosciuti anche nella stessa Albania.
  12. ^ (LA) Bolla Incumbentes in eam curam, in Bullarii Romani continuatio, t. XV, Romae, 1853, p. 353
  13. ^ Italo-Albanian Greek-Catholic Divine Liturgy in Manhattan, su newliturgicalmovement.org. URL consultato il 2 aprile 2021.
  14. ^ Greek-Catholics in America, su newadvent.org. URL consultato il 2 aprile 2021.
  15. ^ a b Storia dell'Eparchia di Piana degli Albanesi, su jemi.it. URL consultato il 12 febbraio.
  16. ^ Questa associazione, a carattere nazionale, riuscì a suscitare nelle varie regioni dell'Italia un entusiasmo veramente apostolico attraverso le Settimane di preghiere e di studi per l'Oriente Cristiano, celebrate dal 1930 in poi in importanti città italiane quali Palermo, Siracusa, Venezia, Bari, Firenze, Milano, Napoli.
  17. ^ All'eparchia non venivano assegnati i comuni di origine albanese di Sant'Angelo Muxaro della provincia di Agrigento, Biancavilla, Bronte e San Michele di Ganzaria della provincia di Catania, perché il rito bizantino - seppur con qualche reminiscenza - vi era scomparso da qualche tempo.
  18. ^ La riesumazione di Nilo Catalano e degli altri monaci basiliani italo-albanesi in Albania ha portato ad un incidente diplomatico fra lo Stato albanese e lo Stato greco che, quest'ultima con avanzate pretese territoriali relative alla pseudo-minoranza greca, ha accusato l'Albania di operare come in periodo di regime comunista. Questi d'altra parte, ha dibattuto denunciando la compravendita di passaporti e sostenendo come non è più possibile l'ideologia arcaica secondo cui "ogni ortodosso sarebbe greco", sottolineando come la presenza basiliana italo-albanese, i legami con la Chiesa cattolica, l’uso e la diffusione della lingua albanese nei paesi costieri indebolirebbe e allontanerebbe definitivamente le attuali preteste filo-elleniche che considera i residenti albanesi già greco-cattolici e oggi ortodossi una minoranza etnica greca.
  19. ^ Osservatorio Balcani e Caucaso. Albania: la chiesa della discordia, su balcanicaucaso.org. URL consultato il 2 aprile 2021.
  20. ^ Eco della Brigna: Dhërmi, Albania 30 luglio, Mezzojuso - Eparchia di Piana degli Albanesi, Numero 113, Ottobre 2016 (PDF), su ecodellabrigna.it. URL consultato il 2 aprile 2021.
  21. ^ Lettera di Zef Chiaramonte inviata al Direttore di "Osservatorio di Balcani e Caucaso", su contessioto.blogspot.com. URL consultato il 2 aprile 2021.
  22. ^ Reagimi i studiuesit të shquar arbëresh, Matteo Mandalâ: E vërteta e Kishës së Dhërmiut, su gazetadita.al. URL consultato il 2 aprile 2021.
  23. ^ A1 Report - Kisha, Shkreli:Greqia po tenton fshirjen e historisë shqiptare, su youtube.com. URL consultato il 2 aprile 2021.
  24. ^ A1 Report - Kokëdhima: “Si i flaku dhërmioti eshtrat e Katalanit”, su youtube.com. URL consultato il 2 aprile 2021.
  25. ^ A1 Report - Moikom Zeqo: Ju rrëfej kush ishte Nilo Catalano, su youtube.com. URL consultato il 2 aprile 2021.
  26. ^ Nilo Borgia, I monaci basiliani d'Italia in Albania. Appunti di Storia missionaria, secoli XVI–XVIII, Roma, 1935.
  27. ^ Abate generale dell'Ordine dei basiliani.
  28. ^ a b c d Arcivescovo titolare di Durazzo.
  29. ^ Vescovo titolare di Musacchia d'Albania dal 1661 al 1685, poi vescovo titolare di Colonia di Armenia.
  30. ^ Arcivescovo titolare di Derbe.
  31. ^ Arcivescovo titolare di Ocrida, vicario apostolico di Chimarra d'Albania e di Dionisiade.
  32. ^ a b c d Vescovo titolare di Lampsaco.
  33. ^ Già ordinante per gli albanesi di Calabria, vescovo titolare di Ermopoli Maggiore.
  34. ^ Vescovo titolare di Tempe.
  35. ^ Vescovo titolare di Benda.
  36. ^ Alberto Elli, Breve storia delle Chiese cattoliche orientali, II ed.
  37. ^ Vescovo titolare di Ermopoli Maggiore.
  38. ^ Arcivescovo titolare di Neocesarea del Ponto.
  39. ^ Vescovo titolare di Croia.
  40. ^ Nel periodo fra il 1937, anno d'erezione dell'eparchia, ed il 1967 fu vescovo ausiliare e vicario generale Giuseppe Perniciaro, vescovo titolare di Albania.
  41. ^ Contestualmente nominato arcivescovo titolare di Tricala.
  42. ^ Venerabile Macrina Raparelli. Fondatrice della Congregazione delle Suore Basiliane Figlie di Santa Macrina insieme allo jeromonaco padre Nilo Borgia, su santiebeati.it
  43. ^ La Serva di Dio Madre Macrina Raparelli, su parrocchiagreca.jimdofree.com. URL consultato il 10 marzo 2021.
  44. ^ Beato Giuseppe Papamihali Sacerdote e martire, su santiebeati.it. URL consultato il 25 giugno 2017.
  45. ^ At Josif Papamihali, martiri që mbrojti Papën dhe Vatikanin, su observatorikujteses.al. URL consultato il 25 giugno 2017.

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