Barile (Italia)

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Barile
comune
(IT) Comune di Barile
(AAE) Bashkia e Barillit
Barile – Stemma
Barile – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Basilicata-Stemma.svg Basilicata
ProvinciaProvincia di Potenza-Stemma.png Potenza
Amministrazione
SindacoAntonio Murano (lista civica Barile #rinnoviamoinsieme) dal 25-5-2014 (2º mandato dal 27-5-2019)
Territorio
Coordinate40°57′N 15°40′E / 40.95°N 15.666667°E40.95; 15.666667 (Barile)Coordinate: 40°57′N 15°40′E / 40.95°N 15.666667°E40.95; 15.666667 (Barile)
Altitudine664 m s.l.m.
Superficie24,13 km²
Abitanti2 725[1] (31-12-2018)
Densità112,93 ab./km²
Comuni confinantiGinestra, Rapolla, Rionero in Vulture, Ripacandida, Venosa
Altre informazioni
Cod. postale85022
Prefisso0972
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT076011
Cod. catastaleA666
TargaPZ
Cl. sismicazona 1 (sismicità alta)
Cl. climaticazona D, 2 079 GG[2]
Nome abitantibarilesi (in arbëreshë: barliotë)
PatronoMadonna di Costantinopoli
Giorno festivoMartedì dopo la pentecoste
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Barile
Barile
Barile – Mappa
Posizione del comune di Barile all'interno della provincia di Potenza
Sito istituzionale

Barile (Barilli in arbëreshë, Barìle in dialetto lucano[3]) è un comune italiano di 2 725 abitanti[1] della provincia di Potenza in Basilicata.

È un paese di origine greco-albanese della Basilicata, insieme a Ginestra, Maschito, San Costantino Albanese e San Paolo Albanese, che conserva ancora le tradizioni etno-linguistiche arbëreshë. Da oltre cinque secoli conserva l'uso corrente della Lingua arbëreshe e, assieme, la consapevolezza critica della propria identità etnica e culturale. Feudo prima dei Caracciolo e dopo dei Carafa, mantenne il rito greco-bizantino fino al XVII secolo. È parte integrante dell'Associazione Nazionale Città dell'Olio e dell'Associazione Nazionale Città del Vino.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Sheshë

Barile sorge a 664 m s.l.m., su due colline tufacee separate da un burrone, nella parte settentrionale della provincia, nel Vulture.

Confina con i comuni di: Rionero in Vulture (3 km), Ginestra e Rapolla (7 km), Ripacandida (12 km), Venosa (16 km). Dista circa 51 chilometri a nord da Potenza e 107 chilometri dall'altra provincia lucana Matera.

Caratteristica fisica del territorio barilese è, alle spalle delle cantine, il "Sheshë", un massiccio collinare caratterizzato da una miriade di grotte scavate nel tufo e adibite, nel passato e oggi in misura minore, a depositi per la custodia del vino.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Origini e primi sviluppi[modifica | modifica wikitesto]

Non si conosce con esattezza l'origine del toponimo: alcuni ritengono che derivi da Barrale o Barelium, termine che indicava i dazi sui greggi. Altri credono che venga dai barili di legno, usati per conservare il famoso vino coltivato nella zona. l'Aglianico del Vulture: a dimostrazione di ciò sarebbe il suo stemma, che illustra un barile fra due alberi d'abete e un grappolo d'uva.

Il casale di Barile esisteva, comunque, al tempo di Roberto d'Angiò, all'inizio del XIV secolo, come testimoniato da un documento del 1332 che parla dei due casali di Barile e di Rionero in Vulture. Il vescovo di Rapolla decise di far popolare Barile da gente straniera al Regno, avendo come privilegio l'esenzione dei tributi fiscali per un decennio[senza fonte].

Età moderna[modifica | modifica wikitesto]

Il casale fu realmente fondato e crebbe dal XIV al XVII secolo a seguito dell'immigrazione di quattro colonie di greci-albanesi, che portarono con sé i loro usi, cultura e il culto religioso. Dopo la caduta di Scutari nel 1477 e, dopo la caduta della fortezza di Corone, città albanese della Morea, nel 1532, la regione del Vulture venne popolata dalle ondate di gruppi di albanesi che fuggivano dalle invasioni turche. Questa e ricordata nella storia delle colonie albanesi come la quinta migrazione e risale agli anni 1533-1534[4].

La prima colonia greco-albanese, dei cosiddetti Arbëreshë, arrivò nella zona probabilmente nel 1477 e fu soprannominata dalle popolazioni locali "colonia di Clefiti". La seconda colonia, definita dei "Coronei" perché provenienti da Corone, arrivò intorno al 1534, dato che la loro città di origine fu abbandonata a seguito di una pestilenza. La seconda ondata di profughi si stanziò sulla stessa collina scelta dagli Arbëreshe precedenti[5].

La terza colonia giunse nel 1597 ed era composta da, approssimativamente, trenta famiglie di Coronei provenienti da Melfi, stanziatisi a Barile dopo numerose ostilità con la popolazione melfitana, mentre la quarta colonia arrivò all'incirca nel 1675, quella dei "Mainotti", così chiamata perché provenienti da Laconia e da Maina, l'antica Leuctra. Furono chiamati anche "Camiciotti", per via della camicia nera che indossavano[6]. Nell'anno 1664, la popolazione di Maida in Albania, dopo una ribellione ferocemente domata dai turchi, migrò verso Barile, già popolata da albanesi, dando vita alla sesta migrazione.

La tarda modernità e l'Età contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

Il centro, abbastanza popoloso, seguì, senza particolari avvenimenti, le sorti del resto della zona e fu sottoposto alla giurisdizione feudale dei Caracciolo di Torella; in paese, nel monastero dei Carmelitani, come lettore di teologia insegnò il celebre docente Michele Granata, secondo una tradizione di studi teologici e giuridici che a Barile aveva già prodotto il giureconsulto Domenico Moro [7], esperto di diritto penale, morto nel 1773 e, in età postnapoleonica, l'avvocato Antonio Torelli, autore di traduzioni, come l'Eneide in ottava rima e vari poemetti.

Nel 1799, con l'instaurazione della Repubblica Napoletana e l'inserimento della zona nel Dipartimento del Bradano, anche a Barile fu costituita una municipalità democratica e popolare, poi sciolta dopo i fatti del maggio-giugno, con il passaggio delle orde sanfediste del cardinale Ruffo. Di notevole importanza nella vita della Municipalità barilese fu Nicola Caputo, attivo propagandista, con proclami e l'impegno personale a innalzare l'albero della libertà, insieme all'avvocato Giovanni Prete e al medico Michele Scalese[8].

In età napoleonica e durante la seconda Restaurazione, si distinse l'opera di Nicola De Rosa, comandante del Distretto di Melfi e già ufficiale dell'esercito murattiano: cultore di archeologia e di studi storici, fu possessore di una vasta raccolta numismatica, poi ereditata dagli Iannuzzi di Andria, imparentati ai De Rosa attraverso una figlia del maggiore Nicola; altresì notevole fu l'operato dell'ex giacobino Giovanni Prete, affiliato alla Carboneria e sospettato, nel 1840, per il possesso di alcune "carte settarie"[8].

Nel 1861 il paese, già gravemente danneggiato e spopolato dal terremoto di dieci anni prima, che aveva fatto ben 105 vittime[9], fu investito in pieno dai fatti del brigantaggio lucano, con personaggi come Michele Volonnino e Caporal Teodoro[senza fonte], uomini fedeli a Carmine Crocco, che imperversava nella zona del Vulture e della Valle di Vitalba: proprio il 16 aprile 1861 i briganti, respinti da una carica di bersaglieri, invasero Barile, saccheggiandola fino a sera agli ordini di Luigi Romaniello[10].

Il 23 luglio 1930, anche Barile venne danneggiata dal terremoto del Vulture, che colpì le province di Avellino e Potenza[senza fonte].

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Il centro storico, con le sue caratteristiche strade, è una delle caratteristiche più notevoli di Barile, che si distingue per archi, portali, strade lastricate in pietra.

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa della Madonna di Costantinopoli[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa della Madonna di Costantinopoli

La chiesa della Madonna di Costantinopoli (protettrice di Barile) fu probabilmente costruita nella metà del XVII secolo. Secondo la tradizione, la Madonna indicò ad un contadino mentre sognava il luogo dove scavando avrebbe trovato dipinto sul tufo la sua immagine. L'edificio conserva un affresco murale della Madonna, in stile bizantino del XIV secolo.

Alla protettrice della città è dedicata anche la Chiesa Madre, ove si trova invece un dipinto bizantino del XV secolo, che rappresenta la Madonna di Costantinopoli e una tela del XVII secolo, raffigurante la Madonna trafitta da sette stiletti.

Chiesa di Sant'Attanasio e San Rocco[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di Sant'Attanasio e San Rocco

La chiesa di Sant'Attanasio e San Rocco fu costruita probabilmente nel 1640, come risulta dal quadro addosso alla volta soprastante la volta maggiore. Fu costruita sotto la vigilanza del signor Raffaele Daniele, il più anziano della Confraternita. I terremoti del 1931 e del 1980 procurarono ulteriori danni alla struttura, più volte restaurata.

All'interno della chiesa si conservano quattro dipinti del 1640 di scuola napoletana. Una tela di scuola napoletana, raffigurante la Madonna del Carmine, realizzata sul finire del Settecento è conservata nella chiesa dell'ex convento dei carmelitani di Santa Maria del Carmine.

Chiesa di San Nicola[modifica | modifica wikitesto]

Nella chiesa di San Nicola è custodita una tela, raffigurante l'annunciazione, del 1464 e un altro dipinto del pittore Girolamo Bresciano del Seicento. Nella piazza della città si trova la fontana dello Steccato, costruita nel 1713.

Fontana dello Steccato

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Notissima, tra gli abitanti, è la Fontana dello Steccato, che raffigura tre teste con figure apotropaiche che, secondo la stessa etimologia, dovevano tenere lontane dalla fontana influenze magiche e maligne. Nella parte superiore è visibile uno stemma ove è scolpita la Madonna di Costantinopoli con il Bambino.

Notevoli le case palazziate appartenenti a famiglie che, nel corso della tarda Età moderna, acquisirono patrimoni di carattere latifondistico. Ad esempio, si distinguono Palazzo De Rosa (il cui stemma cadde a seguito del terremoto del 1980), Palazzo Caracciolo, Palazzo Frusci, il cinquecentesco Palazzo Piacentini e Palazzo Bozza.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[11]


Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Secondo i dati ISTAT al 31 dicembre 2009 la popolazione straniera residente era di 133 persone. Le nazionalità maggiormente rappresentate in base alla loro percentuale sul totale della popolazione residente erano:

Albania 77 2,55%

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Tradizioni e folclore[modifica | modifica wikitesto]

Feste[modifica | modifica wikitesto]

  • Venerdì Santo: Via Crucis con personaggi viventi

Barile ogni anno vive la sua grande giornata, frutto di una tradizione secolare che vede nella cittadina la perpetuazione di una manifestazione religiosa legata alla morte di Cristo: accanto alle drammatiche scene di dolore e di pianto, a fianco a personaggi che conservano fedelmente le descrizioni bibliche, convivono elementi originali, dove la realtà storica concede il passo alla fantasia popolare. Pare che il primo a creare la manifestazione sia stato un sacrestano della Chiesa Madre che, per arricchire la Via Crucis, si adoperò con pochi mezzi e rudimentali costumi a rappresentare le scene del dramma.

La partecipazione popolare è vivissima sia nella fase preparatoria, perché gente di ogni età e di ogni ceto sociale offre il proprio contributo materiale (gioielli, oggetti della passione) che in quella conclusiva, quando la massa osserva la grande scena, che prevede 126 persone, quindi 25 gruppi di personaggi che percorrono per quattro ore le vie del paese, con la chiusura alla presenza delle statue del Cristo Morto e dell'Addolorata, preceduti dal sacerdote che invita i fedeli alla preghiera e alla meditazione dei misteri.

Nella rievocazione della passione di Cristo, motivo di grande significato è l'oro che copre i simboli e riveste i personaggi della sacra rappresentazione, secondo le caratteristiche proprie dell'arte bizantina: esso copre le croci e gli abiti bianchi delle "tre Marie", bimbe che simboleggiano purezza e innocenza, le braccia impastate della Veronica, impreziosisce le dita dei sacerdoti del Sinedrio ma, soprattutto, "veste" la zingara, personaggio singolare che, secondo la tradizione popolare, ha acquistato i chiodi per la crocifissione. Zingara e Moro, altro personaggio, simbolo rappresentativo del male, sono fra i pochi personaggi che si muovono nel corso della processione, ostentando indifferenza e persino allegria nel generale clima di tragedia. Da Natale in poi la ragazza di Barile che interpreterà la zingara, di solito una bella bruna prosperosa, riunisce gli ori delle famiglie del paese. Con i dieci chili di splendidi ori antichi che così raccoglie, la zingara "costruisce" un corpetto ricchissimo, e ancora se ne riempie le dita e le braccia, i capelli e il collo e, ridendo sfacciata, ancheggiando sfrontata davanti all'Ecce Homo insanguinato, regala alla gente ceci e confetti, estraendoli da un cestino rosso in cui sono contenuti i chiodi della crocifissione.

  • 13 giugno: Festa Patronale della Madonna di Costantinopoli
  • 15 giugno: Benedizione del pane e degli animali domestici davanti alla Chiesa dei SS. Attanasio e Rocco
  • 24 giugno: Battesimo delle bambole
  • 17-19 agosto: Cantinando
  • Seconda settimana di settembre: Tumact Me Tulez e prodotti tipici

Media[modifica | modifica wikitesto]

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Barile è stata scelta come ambientazione dei film Il Vangelo secondo Matteo di Pier Paolo Pasolini (1964): il regista girò qui alcune scene del film sullo sfondo naturale delle cantine, probabilmente ispirato dall'aspetto geofisico del paesaggio lucano e di Barile in particolare, forse simile per molti aspetti a quello palestinese o da analogie di carattere socio-economico e psicologico.

Inoltre, a Barile è stato girato il film Un giorno della vita di Giuseppe Papasso (2011).

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Prodotti tipici[modifica | modifica wikitesto]

Barile è rinomata per la produzione dell'Aglianico del Vulture, vino molto pregiato e conosciuto a livello nazionale, prodotto in quasi tutta l'area del Vulture. Il comune ha ospitato due sagre dedicate a questo vino: l'Aglianica, legata alla degustazione di questo vino e di altri prodotti tipici locali e il già citato Cantinando. Altro prodotto da menzionare è l'olio (Olio del Vulture) che ha ottenuto il riconoscimento DOP nel 2005.

Tipici della zona sono anche i funghi tartufati sott'olio e le castagne del Vulture.

A metà settembre si svolge, invece, l'evento di rivalutazione del piatto tipico Tumact me Tulez, utilizzato durante i giorni di festa.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Registro Testamento Biologico[modifica | modifica wikitesto]

Barile è il primo comune lucano ad aver istituito il Registro dei Testamenti Biologici: primo e unico Comune in Basilicata a garantire tale diritto, consente l'archiviazione delle dichiarazioni anticipate di volontà relative ai trattamenti sanitari espresse dai cittadini. L'iniziativa è stata realizzata con la collaborazione dell'Associazione Luca Coscioni[12].

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Il calcio, sport principale del comune, è rappresentato dall'associazione "A.S.D.", fondata nel 1982, che ha militato in promozione nel 1994, mentre negli ultimi anni ha militato nel campionato regionale di prima categoria.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2018.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 63.
  4. ^ A. Bozza, Il Vulture. Ovvero Brevi notizie di Barile e delle sue colonie, Rionero in Vulture, Tip. Ercolani, 1889, p. 28.
  5. ^ A. Bozza, Il Vulture. Ovvero Brevi notizie di Barile e delle sue colonie, Rionero in Vulture, Tip. Ercolani, 1889, p. 29.
  6. ^ L. Giustiniani, Dizionario Geografico-ragionato del Regno di Napoli, Napoli, Stamperia Simoniana, 1816, t. II, p. 198.
  7. ^ Nuovo dizionario istorico: ovvero, Istoria in compendio di tutti gli uomini, che si sono renduti celebri per talenti, virtù, sceleratezze, errori, &c. dal principio del mondo sino a nostri giorni, Napoli, M. Morelli, 1791, tomo XVIII, p. 340.
  8. ^ a b T. Pedio, Uomini, aspirazioni e contrasti nella Basilicata del 1799. I Rei di Stato lucani, Matera, Montemurro, 1961, pp. 150-151.
  9. ^ G. Paci, Relazione dei tremuoti di Basilicata del 1851, Napoli, Stabilimento Tipografico del Real Ministero dell'Interno, 1853, pp. 37-39.
  10. ^ B. Del Zio, Il brigante Crocco, Brindisi, Edizioni Trabant, 2010, passim.
  11. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  12. ^ Registro del testamento biologico nel Comune di Barile(PZ): servizio del TGR Basilicata nella rubrica "Il Settimanale" (19/2/2010)
  13. ^ www.melfilive.it

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Nicola Fuccilo, Barile nella storia dei suoi documenti, Atella, Litostampa Ottaviano, 1981.
  • Angelo Bozza, Il Vulture e La Lucania, Rionero in Vulture, Tipografia T. Ercolani, 1889.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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