Mezzojuso

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Mezzojuso
comune
(IT) Comune di Mezzojuso
(AAE) Bashkia e Munxifsit
Mezzojuso – Stemma
Mezzojuso – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneCoat of arms of Sicily.svg Sicilia
Città metropolitanaProvincia di Palermo-Stemma.png Palermo
Amministrazione
SindacoSalvatore Giardina (lista civica) dal 9-5-2012 (2º mandato dal 12-6-2017)
Territorio
Coordinate37°52′N 13°28′E / 37.866667°N 13.466667°E37.866667; 13.466667 (Mezzojuso)Coordinate: 37°52′N 13°28′E / 37.866667°N 13.466667°E37.866667; 13.466667 (Mezzojuso)
Altitudine570 m s.l.m.
Superficie49,27 km²
Abitanti2 882[1] (31-10-2017)
Densità58,49 ab./km²
FrazioniPignaro
Comuni confinantiCampofelice di Fitalia, Cefalà Diana, Ciminna, Corleone, Godrano, Marineo, Villafrati
Altre informazioni
Cod. postale90030
Prefisso091
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT082047
Cod. catastaleF184
TargaPA
Cl. sismicazona 2 (sismicità media)
Cl. climaticazona D, 1 546 GG[2]
Nome abitantiMezzojusari
PatronoSan Nicola di Bari
Giorno festivo6 dicembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Mezzojuso
Mezzojuso
Mezzojuso – Mappa
Posizione del comune di Mezzojuso all'interno della città metropolitana di Palermo
Sito istituzionale

Mezzojuso (Munxifsi in albanese, Menzijusu in siciliano[3]) è un comune italiano di 2 882 abitanti della città metropolitana di Palermo in Sicilia.

Situato nell'entroterra del capoluogo, da cui dista 41 km, e adagiato sulla boscosa collina Brinja, è una colonia di origine albanese (arbëreshe) del XV secolo. Pur avendo perso la lingua, i costumi e spesso la coscienza identitaria d’origine, appartiene all'Eparchia di Piana degli Albanesi e buona parte della sua popolazione conserva il rito bizantino dei padri fondatori albanesi.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Posto nell'entroterra del capoluogo di provincia, è adagiato sulla collina Brinja (dall'albanese costola), sul declivio orientale della Rocca Busambra. Il paese si trova ad una altitudine compresa tra 510 e 610 m s.l.m e il suo territorio ricade nella Riserva naturale orientata Bosco della Ficuzza, Rocca Busambra, Bosco del Cappelliere e Gorgo del Drago.

Il territorio è caratterizzato da molti rilievi, i più importanti sono: le Serre di Rullo (962 m), il Pizzo Lacca (1080 m), il Cozzo mole (920 m), la Brinja (700 m), il Marabito (1178 m) e infine il rilievo più alto il Pizzo Chasu (1211 m).

Flora e fauna[modifica | modifica wikitesto]

La vegetazione è formata soprattutto da boschi di castagni e querce ma anche di pini. La fauna è composta da mammiferi come la volpe rossa, la volpe grigia, il cinghiale, il daino, il coniglio europeo, la lepre europea, il gatto selvatico europeo, la martora la donnola, l'istrice e il riccio europeo, l'avifauna è composta da uccelli rapaci come il gheppio, la poiana, l'aquila del Bonelli, la rara aquila reale, il nibbio bruno, il nibbio reale e il capovaccaio mentre di notte si possono vedere rapaci come il gufo comune, l'allocco, il barbagianni e la civetta e da altri uccelli non rapaci come la ghiandaia, il picchio rosso maggiore, il raro corvo imperiale, la cornacchia grigia, il passero, il fringuello, il cardellino, il cuculo, il piccione, il colombaccio, la tortora, la tortora dal collare orientale, la cinciarella, la cinciallegra, l'upupa, la gazza ladra, la taccola, il codirosso, la ballerina bianca, la ballerina gialla, l'allodola e il merlo, in primavera e in estate è molto comune il rondone, la rondine,il balestruccio e il gruccione, mentre in inverno è molto comune il pettirosso e lo storno che arrivano con l'arrivo del freddo, durante le migrazioni nei laghi e negli stagni si possono osservare uccelli come il cormorano, la gru e l'airone cenerino, mentre raramente si può osservare qualche gabbiano ma più comuni negli stagni sono la folaga e la gallinella d'acqua, di rettili possiamo osservare la lucertola siciliana, la lucertola campestre, la tartaruga di terra, la testuggine palustre europea, la vipera, la biscia dal collare, il biacco, il comunissimo rospo comune, alcune specie di rane e il ramarro.

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Il paese è caratterizzato da un clima mediterraneo continentale. Il mese più freddo è gennaio con una media di 6,5 °C, il mese più caldo è invece agosto con una media di 24,5 °C. Le estati sono molto calde e con scarse precipitazioni, gli inverni sono freddi e con molte precipitazioni a volte anche a carattere nevoso.

Record temperature massime: 38 °C

Record temperature minime: −6 °C

Origini del nome[modifica | modifica wikitesto]

Il toponimo deriva probabilmente dall'arabo manzil Yūsuf (‘residenza di Yūsuf/Giuseppe’, citato in Edrisi), che, dopo molte variazioni grafiche e fonetiche, è diventato l'odierno Mezzojuso; nel medioevo era un casale saraceno con villani sottoposti alla signoria ecclesiastica e obbligati alla gehzia[4]. Con la costruzione ex novo attorno all'abbandonato casale preesistente dagli esuli albanesi, dal XV secolo fu conosciuta dai suoi abitanti con il nome di "Munxifsi".

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Mezzojuso fu costruito dagli Albanesi, che si definiscono nella loro lingua Arbëreshë, (inizialmente circa 1200), principalmente militari che ne hanno incrementato la consistenza abitativa, durante la prima e grande diaspora albanese in Italia. Essi provenivano dall'Albania e avevano portato con sé lingua, usi e il rito ortodosso.

Nel 1501 stabilizzarono la loro posizione nella zona, di certo non in floride condizioni, in quanto casale abbandonato, e sono gli albanesi stessi a farlo risorgere a nuova vita. Presto seguiti dalle loro famiglie, profughi albanesi in lotta contro il turco musulmano che aveva conquistato l'Albania e i territori dei Balcani, diedero vita al nuovo nucleo abitativo.

Il feudo, essendo accanto ad un nodo stradale in cui non manca la vegetazione e l'acqua, in passato aveva conosciuto la presenza umana, prima di cadere nell'abbandono. Si trova infatti in un luogo di sosta, da cui prende nome il feudo in cui sorge. Ruggero II il Normanno, scacciati i Saraceni, lo dona, intorno al 1132, a dei monaci. Si ha notizia del monastero sino alla guerra del Vespro, per poi andare in totale abbandono e spopolamento. Il nobile pisano Giovanni Corvini ottiene in enfiteusi, nel 1527, il feudo di Mezzojuso, che divenuto baronia, passa, nel 1587, allo spagnolo don Blasco Isfar Corlglies. Don Giuseppe Groppo Scotto, nel 1619, viene fatto Marchese di Mezzojuso, e, infine, nel 1639, don Blasco Corvino Sabea viene elevato alla dignità di Principe di Mezzojuso, la cui feudalità si estingue con la morte, nel 1832, di don Francesco Paolo Corvino Filingeri.

Nella rivolta contro i Borboni (1848-1860) è fra i principali centri organizzativi. Qui viene fucilato il patriota Francesco Bentivegna il 21 dicembre 1856. Dal 2 al 4 agosto 1862 Mezzojuso accoglie Garibaldi. Gli abitanti del luogo si chiamano mezzojusari.

L'economia del paese si basa essenzialmente sulla coltivazione dei tradizionali seminativi come il grano duro, la sulla, i cereali, l'olio extra vergine, proveniente da vecchi e nuovi impianti di oliveti, e dall'allevamento di ovini, bovini e caprini.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[5]

Questi sono i numeri riguardanti la presenza di cittadini d'etnie e minoranze straniere a Mezzojuso nell'anno 2012, divisi per nazionalità:

Lingue e dialetti[modifica | modifica wikitesto]

Mezzojuso è stato un importante centro propulsore della cultura letteraria e linguistica albanese. Tra i suoi più illustri concittadini che hanno contribuito alla causa albanese si ricordano: Mons. Nilo Catalano (1637 – 1694), siciliano di adozione albanese, monaco basiliano e arcivescovo di Durazzo, che scrisse un lessico manoscritto albanese–italiano e un saggio di grammatica albanese, preceduto da due pagine scritte con alfabeto greco, di cui alcune lettere fornite di segni diacritici e contenenti la traduzione che si legge nel "Cuneus" di Pjeter Bogdani abbastanza modificata ed il canto tradizionale Kënka e Pal Golemit, tutte opere andate perdute; Papàs Nicolò Figlia (1693 – 1769), sacerdote di rito bizantino e scrittore, che lasciò importanti testi prevalentemente in lingua albanese, esempi letterari scritti con la parlata albanese di Mezzojuso; Papàs Andrea Cuccia (1788 – 1875), parroco della chiesa di rito greco-bizantino dei Apostoli Pietro e Paolo a Napoli, rettore del Seminario Italo-Albanese di Palermo; Atanasio Schirò (1893 – 1927), studioso di cose albanesi.

Religione[modifica | modifica wikitesto]

Rito bizantino[modifica | modifica wikitesto]

L'aspetto identitario ancora caratterizzante di Mezzojuso, avendo perso nel tempo lingua e costumi albanesi, è il rito bizantino, talvolta detto greco. In esso la comunità ritrova le proprie origini e la propria identità. Mezzojuso è parte dell'Eparchia di Piana degli Albanesi e nei secoli scorsi i papàs, i sacerdoti di rito orientale, e monaci basiliani si sono distinti nella poesia colta albanese e hanno rivestito ruolo di arcivescovi in Albania e vescovi ordinanti per le comunità albanesi d'Italia di rito orientale.

Sono operanti a Mezzojuso le Suore basiliane figlie di Santa Macrina, le cui suore provengono dalle comunità italo-albanesi e albanesi d'Albania e Cossovo.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Nella piazza principale del paese sorgono le due matrici: la Chiesa di San Nicolò di Mira, di rito bizantino, fondata nel 1516 dagli esuli albanesi, e la Chiesa dell'Annunziata, oggi di rito latino, ma inizialmente di rito bizantino, costruita anch'essa dagli esuli albanesi nel 1572 ed in seguito rimaneggiata.

Particolare è la decorazione neogotica della facciata principale e del campanile della Chiesa di San Nicolò di Mira, progettati dall'architetto Francesco Paolo Palazzotto nel 1915, ma solo parzialmente messi in opera dall'architetto Tommaso Zangari per la morte del progettista. Nel 1934-1935 l'architetto Pietro Scibilia diresse i lavori di completamento sulla base del vecchio progetto. All'interno si trova, all'altare maggiore, un pregevole crocifisso d'avorio bizantino del XVIII secolo, icone e l'iconostasi bizantina. La lunetta sovrastante la porta principale è stata recentemente arricchita da un mosaico bizantino rappresentante San Nicola in trono.

All'estremità del paese sorge il Monastero basiliano, eretto da Andrea Reres (? – 1609), principe albanese, figlio del nobile Demetrio Reres, nel 1609, importante centro religioso e culturale degli albanesi in Sicilia, dove operarono monaci iconografi.

Nel monastero vi è la Chiesa di Santa Maria delle Grazie, eretta nel 1501 e alterata nel '700 su progetto di Nilo Gizza, padre basiliano. La chiesa è ricca di icone in stile tardo-bizantino, le cui due tavole maggiori raffigurano il "Redentore Cristo Re dei Re e Sommo Sacerdote" e la "Vergine". Sulle pareti della navata vi sono sei medaglioni con affreschi di santi e vescovi: Partenio, Gregorio il Teologo, Spiridione, Epifanio, Cirillo, Nicola e Atanasio. Nella chiesa si conserva il sarcofago dell'albanese Andrea Reres, fondatore del Monastero, affinché vi abitassero monaci e chierici professanti il rito orientale e fosse assicurato al suo popolo esule il tramandarsi e la conservazione immacolata delle usanze ortodosse.

Il Monastero Basiliano ospita una biblioteca con rarissimi codici greci e cinquecentine. Il Cenobio Basiliano, che per un periodo fece assurgere Mezzojuso ad Atene delle colonie albanesi per la quantità dei libri custoditi, è sede di un laboratorio del restauro del Libro Antico. Riaperto nel 1966 dai monaci basiliani italo-albanesi di Grottaferrata, viene curato da Papàs Gjergji Caruso e gestito da Matteo Cuttitta, abilitato dall'Istituto Centrale di Patologia del Libro di Roma.

Fontane[modifica | modifica wikitesto]

Merita particolare attenzione, in piazza Principe Corvino, la Fontana Vecchia, ornata da cinque mascheroni di pietra.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Cucina[modifica | modifica wikitesto]

Festività e tradizioni[modifica | modifica wikitesto]

La manifestazione non religiosa più significativa è quella del periodo prima di Pasqua, con il "Mastru di Campu", che si svolge l'ultima domenica di Carnevale. Vi partecipano un centinaio di personaggi indossanti costumi d'epoca, che impersonano il re, la regina, il barone, il segretario, la baronessa, il tamburinaio, il comandante dell'artiglieria, ed il personaggio principale del "Maestro di Campo", che lotta contro il re. Dopo svariati assalti al castello reale (ovviamente si tratta solo di un palco di legno) e dopo avere ricevuto una ferita, in conseguenza della quale fa la caratteristica "caduta", il Mastro di campo alla fine vince la sfida e conquista il cuore della regina. Dopo la visita a Mezzojuso nell'agosto del 1861, Giuseppe Garibaldi è stato inserito come "guest star" nella manifestazione insieme ai Garibaldini.

Il momento religioso più significativo di Mezzojuso è la Grande Settimana Santa, una volta chiama in lingua albanese Java e Madhe, officiata secondo il rito bizantino e che segue la tradizione arbëreshë. Rilevanti sono: la festa di S. Giuseppe (19 marzo e 27 agosto); la festa del SS. Crocifisso (la terza domenica di Maggio) o processione delle Torce; la festa della Madonna dei Miracoli (8 settembre) e il 6 dicembre ricorre la festa di San Nicola di Mira (Dita e Shën Kollit).

Carnevale[modifica | modifica wikitesto]

Si svolge ogni anno, nell'ultima domenica di Carnevale, "Il Mastro di Campo", nella pubblica piazza. Si tratta della festa più importante per Mezzojuso, di una rara permanenza su quelle antiche rappresentazioni in forma pantomimica, che si usavano svolgere nelle piazze. Di questa pantomima trattò già nel XVIII secolo, il Villabianca, ma la inquadra a Palermo, presso gli antichi quartieri del centro storico della città, si presume siano la Kalsa o l'Albergaria, dove era nota come “Atto di Castello”.

Il Mastro di campo posto alla testa di una piccola armata, deve marciare verso il castello e prendere con sé la Regina. Mentre il Re si prepara alla difesa, e le truppe si combattono tra loro, il Mastro di Campo, inerpicato su di una scala deve tentare il rapimento della Regina, ma viene respinto dalle guardie che lo fanno cadere giù. A Mezzojuso, questa antica tradizione presenta caratteristiche per certi versi analoghe a quelle dell'antica pantomima di Palermo, ma arricchita da elementi propri della tradizione locale. Appare infatti un figurante col volto coperto da una maschera rossa, che cerca di conquistare la sua amata regina, arroccata nel castello. Egli infine riesce a conquistare la sua amata.

La pantomima trae origine da un fatto veramente accaduto nel '400, quando la vedova di Martino il Giovane, Bianca di Navarra, rifiutò di cedere la reggenza dell'isola a Bernardo Cabrera, conte di Modica e gran giustiziere del Regno. Bernardo Cabrera, diede quindi l'assalto al castello di Solanto, presso Palermo, dove si era rifugiata la regina. Il racconto tratto dal fatto storico, da cui trae origine la pantomima del "Mastro di Campo" avrebbe quindi nel tempo subito delle sostanziali modificazioni dettate dalla fantasia, che avrebbero portato la bella Regina ad essere innamorata del Mastro di Campo. In realtà Bianca di Navarra, non voleva proprio sapere nulla di cedere alle lusinghe del Cabrera.

L'evento si svolge nella pubblica piazza cittadina con la partecipazione di numerosi figuranti, è molto atteso da tutta la cittadinanza, ed è rappresentato sin dal XVII secolo. Si tramanda oralmente e propone dei personaggi abbigliati con costumi spagnoleggianti siciliani. Nel corso dei secoli, l'evento ha subito delle modifiche, come quelle relative all'intervento del personaggio storico "Giuseppe Garibaldi" e di alcuni suoi uomini garibaldini. Sembra che questa particolare innovazione abbia avuto origine alla fine dell'800, quando apparve un figurante vestito appunto da Garibaldi. Tale evento scosse lo spirito patriottico degli spettatori, che applaudirono tanto fragorosamente alla novità, da far sì che nelle edizioni successive si riproponesse sempre la figura del condottiero dei due mondi, Garibaldi. La partecipazione dell'eroe nazionale, e dei suoi uomini, è molto attiva: i garibaldini ingaggiano una bella battaglia con le guardie saracene del castello. Altri caratteristici personaggi di tale pantomima sono gli alleati del Mastro di Campo, i briganti ed i guerriglieri che vogliono sovvertire l'ordine rappresentato dalla Corte del Re e il "Diavolo Pecoraio", un figurante rivestito di pelli di pecora che rappresenta il reale avversario dell'eroe della pantomima. Nonostante le modificazioni suesposte, c'è da dire che i caratteri dei protagonisti sono pressoché identici a quelli delle rappresentazioni originali, e il Mastro di Campo continua ad essere rappresentato come una figura grottesca, irreale, mentre la regina è come una donna dolce e mite. Alla fine tutte le maschere scendono dal palco adibito a Castello e si cominciano a diffondere le note martellanti delle danze della Tubiana, che si rifanno a un antico ballo di Carnevale, tipicamente siciliano.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Di seguito è presentata una tabella relativa alle amministrazioni che si sono succedute in questo comune.[6]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
27 giugno 1989 22 novembre 1993 Antonino Schillizzi Partito Comunista Italiano Sindaco [6]
23 novembre 1993 1º dicembre 1997 Antonino Schillizzi Democratici di Sinistra Sindaco [6]
1º dicembre 1997 28 maggio 2002 Francesco Nuccio L'Ulivo Sindaco [6]
28 maggio 2002 15 maggio 2007 Sandro Miano Unione di Centro Sindaco [6]
15 maggio 2007 5 agosto 2011 Nicolò Cannizzaro Alleanza Nazionale Sindaco [6]
5 agosto 2011 9 maggio 2012 Girolamo Ganci Comm. straordinario
9 maggio 2012 12 giugno 2017 Salvatore Giardina Lista civica Sindaco [6]
12 giugno 2017 in carica Salvatore Giardina Lista civica Sindaco [6]

Altre informazioni amministrative[modifica | modifica wikitesto]

Il comune di Mezzojuso fa parte delle seguenti organizzazioni sovracomunali: unione di comuni "Pizzo Marabito"; Unione dei Comuni Albanesi "BESA".

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 ottobre 2017.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 393.
  4. ^ Dizionario di toponomastica, Torino, Utet, 1997 [1990], p. 605, ISBN 88-02-07228-0.
  5. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  6. ^ a b c d e f g h Anagrafe degli amministratori locali e regionali, su dait.interno.gov.it. URL consultato l'11 ottobre 2018.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN234338784 · LCCN (ENn2015061003 · GND (DE4634541-3
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