Ciamuria

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La Ciamuria, tra Albania e Grecia

Ciamuria (in albanese: Çamëria, in greco Τσαμουριά Tsamouriá) è un termine usato oggi per lo più dagli albanesi per indicare la regione costiera dell'Epiro nell'Albania meridionale e nella Grecia settentrionale.[1][2]

Ciamuria era il termine di uso comune durante il dominio ottomano.[3][4] Il termine è stato utilizzato anche dai greci fino alla metà del XX secolo e si trova spesso nella letteratura greca. Oggi è obsoleto in greco, sopravvivendo soprattutto in canzoni popolari greche, ed è utilizzato soprattutto dagli albanesi in quanto è associato con la minoranza albanese çam. La maggior parte della Ciamuria è divisa tra le prefetture greche di Thesprotia e Preveza, l'estremità meridionale dell'Albania (distretto di Sarandë) e alcuni villaggi nella parte occidentale della prefettura di Ioannina. Il termine è in disuso a causa in parte alla sua connotazione irredentista albanese, e poiché i toponimi greci Epiro e Thesprotia sono ben radicati.

L'etimologia è incerta. Deriva probabilmente dal nome del fiume greco Thyamis, che in albanese è detto Çam.

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

La regione è prevalentemente montuosa, con valli e colline concentrate nella parte meridionale, mentre i terreni agricoli sono nella parte settentrionale. Ci sono cinque fiumi della regione: Pavllo nel nord (l'unico in Albania), Acheronte, Louros Arachthos e Thyamis.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Storia antica[modifica | modifica wikitesto]

Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

I movimenti di popolazione in Epiro nel corso del XIV secolo

Nel Medioevo la regione era sotto la giurisdizione dell'Impero Romano e poi bizantino. Nel 1205 Michele Comneno Doukas, cugino degli imperatori bizantini Isacco II e Alessio III, fonda il Despotato d'Epiro, che governa la regione fino al XV secolo. Vagenetia, come l'intero Epiro veniva chiamato, divenne ben presto rifugio per molti profughi greci da Costantinopoli, Tessaglia, e Peloponneso, fuggitivi dall'Impero Latino seguito alla quarta crociata.

Durante questo periodo sono documentate le prime migrazioni di albanesi e aromuni nella regione[5] Nel 1340, approfittando della guerra civile bizantina del 1341–1347 il re medievale serbo Stefano Uroš IV Dušan conquista l'Epiro e lo incorpora nel suo Impero serbo.[6] Durante questo periodo, due Stati albanesi si formano nella regione. Nell'estate del 1358, Niceforo II Orsini, l'ultimo despota dell'Epiro della dinastia Orsini, fu sconfitto in battaglia contro i capi albanesi. A seguito dell'approvazione dello zar serbo, questi capi istituirono due nuovi stati nella regione, il Despotato di Arta e Principato di Argirocastro.[7] Dissenso interno e conflitti successivi con i loro vicini, tra cui il crescente potere del turchi ottomani, portò alla caduta di questi principati albanesi nelle mani della famiglia Tocco, conti di Cefalonia. I Tocco a loro volta, a poco a poco li persero a favore degli Ottomani, che conquistarono Ioannina nel 1430, Arta nel 1449, Angelocastro nel 1460, e infine Vonitsa nel 1479.[8]

Dominio ottomano[modifica | modifica wikitesto]

Kostum me fustanelle - Pjeter Marubi.JPG
Ali Pashe Tepelena

Durante il dominio ottomano, la regione fu sotto il vilayet (poi pascialato) di Ioannina. Durante questo periodo, la regione era conosciuta come distretto di Ciamuria (scritto anche Chameria, Tsamouria, Tzamouria).[3][9]

Nel XVIII secolo, con la diminuzione del potere degli Ottomani, la regione passò sotto lo Stato semi-indipendente di Alì Pascià di Tepeleni, un condottiero albanese che divenne il governatore provinciale di Ioannina nel 1788. Ali Pasha avviò campagne per sottomettere la confederazione dei coloni Souli, incontrando una feroce resistenza dei guerrieri Soulioti. Dopo numerosi tentativi falliti per sconfiggere i Soulioti, le sue truppe riuscirono a conquistare la zona nel 1803.[10]

Dopo la caduta del pascialato, la regione rimase sotto il controllo dell'Impero ottomano, mentre la Grecia e l'Albania dichiararono che il loro obiettivo era quello di includere nei loro stati tutta la regione dell'Epiro, compresi Thesprotia o Ciamuria.[11] Infine, a seguito delle Guerre balcaniche, l'Epiro fu diviso nel 1913, nel trattato di Londra, e la regione passò sotto il controllo del Regno di Grecia, mentre solo una piccola parte viene integrato nel nuovo Stato indipendente di Albania.[11]

Dalla conferenza di Londra all’annessione della Grecia[modifica | modifica wikitesto]

scuola albanese di Filiates nel 1942-44

Nel Trattato di Londra del 1913 gli ambasciatori delle sei grandi potenze (Gran Bretagna, Francia, Germania, Italia, Austria-Ungheria e Russia) non riuscirono a mettersi d'accordo se l'Epiro dovesse appartenere per intero all'Albania o alla Grecia, e in caso di spartizione, sulla posizione della frontiera. Fu istituita quindi una Commissione Internazionale per la demarcazione dei confini che nell'autunno del 1913 cominciò a lavorare sul terreno per questa separazione.

Il lavoro della Commissione si concluse nel dicembre 1913, con il Protocollo di Firenze[12], nel quale la Çamëria con la sua maggioranza albanese venne ceduta alla Grecia, mentre una minoranza greca rimase entro le frontiere dell’Albania.

In Çamëria venne instaurata l’amministrazione greca e gradualmente diventava palese che gli albanesi ortodossi dovevano essere assimilati, mentre gli Albanesi musulmani allontanati. Negli anni a venire, sia durante la Prima Guerra che immediatamente dopo, sui çam musulmani fu esercitata una pressione per spingerli a lasciare il paese. Bande paramilitari, attaccavano i paesi albanesi terrorizzando la popolazione; centinaia di uomini venivano deportati nelle isole dell’Egeo.

Grandi proprietà terriere furono espropriate durante la riforma agraria dietro un minimo risarcimento, quando veniva concesso, e gli ex-proprietari, famiglie agiate musulmane albanesi, non avevano spesso altra scelta tranne quella di emigrare.

Primo dopoguerra[modifica | modifica wikitesto]

La prima guerra mondiale fu seguita della Guerra greco-turca (1919-1922)[13] del 1919-1922. Conseguenza di questo conflitto fu lo scambio reciproco delle popolazioni, secondo il Trattato di Losanna[14] del 30 gennaio 1923. I cristiani ortodossi dell’Anatolia (circa 1,25 milioni) dovevano essere espulsi e reinsediati in Grecia, mentre i musulmani che vivevano in Grecia (circa mezzo milione) in Turchia. Furono esentati dallo scambio i Greci di Costantinopoli e i Turchi della Tracia occidentale. Gli Albanesi musulmani della Çamëria non vennero menzionati nel Trattato, tuttavia l’ansia montò nella regione; essi furono inizialmente inseriti nello scambio e dopo le pressioni da varie parti il governo greco presieduto da Theodoros Pangalos dichiarò l’esenzione degli Albanesi musulmani dallo scambio di popolazione.

I 5000 çam deportati inizialmente poterono rientrare. Una commissione mista della Lega delle Nazioni, senza nessun rappresentante albanese, fu inviata nella regione per definire l’origine etnica della popolazione. Altri furono semplicemente spediti verso l’Anatolia.

La più grande diaspora çam [15] al di fuori dell’Albania si trova oggi a Izmir, in Turchia, la cui popolazione fino al 1923 era composta, secondo varie stime, al 70-90% di greci. La situazione migliorò negli anni ’30, in particolare negli ultimi anni del governo di Eleftherios Venizelos (1864-1936), mentre peggiorò drasticamente nel 1936[16] con l’avvento della dittatura militare di Ioannis Metaxas (1871-1941)[17].

L’uso della lingua albanese in pubblico e in privato fu vietato, libri e giornali in albanese non vennero più tollerati. L’insegnamento dell’albanese nelle scuole della Çamëria era stato proibito già nel 1913. Le prime scuole in albanese furono aperte solo nel 1941, dopo l’invasione e l’occupazione italiana della Grecia[18].

La seconda guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Dopo l’invasione dell’Albania del 7 aprile 1939 [19][20]Mussolini rivolse lo sguardo verso la Grecia, alla quale dichiarò guerra nell’ottobre 1940. Il luogotenente italiano in Albania, Francesco Jacomoni di San Savino, cominciò a denunciare il maltrattamento della minoranza çam e a proclamare che sotto il dominio italiano la Çamëria avrebbe potuto essere unita all’Albania. Il ministro degli esteri italiano, Conte Galeazzo Ciano, presentò la vicenda di Daut Hoxha, un ribelle çam, il cui corpo decapitato a quanto pare da agenti greci fu ritrovato alla frontiera albanese, come un casus belli, per guadagnare il supporto dei nazionalisti albanesi e per convincere Mussolini della necessità di invadere la Grecia. La propaganda italiana dell’unificazione nazionale tuttavia non destò entusiasmo da entrambi i lati della frontiera; gli italiani dovettero anzi constatare, che, per la maggioranza della popolazione su entrambi i lati della frontiera meridionale albanese l’annessione dell’Epiro o della sola Çamëria all’Albania non era l’opzione preferita[21]. In Çamëria ora iniziano ad agire due principali gruppi politici: i moderati con Musa Demi e i suoi seguaci, e i radicali, cappeggiati da Mazar Dino[22]. Quest’ultima fazione, sfruttando il malcontento della popolazione çam e il sostegno delle truppe italiane d’occupazione, si mostrò più dinamica e riuscì a organizzarsi ancor prima dell’inizio della resistenza antifascista greca. Questo vantaggio temporale ha determinato il corso degli eventi politico-militari e il sopravvento dei radicali sui çam moderati e sulle forze antifasciste che agivano nella regione. Subito dopo l’occupazione di Paramythià i radicali creano un consiglio provvisorio, il quale rivolge a Tirana la richiesta di annessione all’Albania. Il 17 giugno 1941 viene fondato anche il Partito Fascista Albanese della Tesprozia[15], che si estese in molte località çam, però non dappertutto. Gli antifascisti çam si organizzarono soprattutto nel paese di Filiates. Queste voci moderate non riuscirono però a contrapporsi con efficacia alla propaganda esercitata dai Dino, anche per una ragione semplice: visto il trattamento subito negli ultimi 27 anni, i çam erano restii ad accettare un ritorno della situazione precedente. I rapporti tra i çam musulmani e i greci e gli albanofoni ortodossi, furono ulteriormente aggravati dalle dispute sulle terre. Con il cambiamento dell’amministrazione i proprietari terrieri çam espropriati dallo Stato greco si rivalsero sui nuovi proprietari, riprendendosi i terreni o il raccolto e sottoponendoli, ortodossi grecofoni ma anche albanofoni, a soprusi e angherie. Questo fatto gettò i semi dell’insicurezza per il futuro e minò ogni idea di una futura coesistenza più di ogni altro dissidio nazionale e/o ideologico.

Seguirono, durante gli anni della Seconda Guerra Mondiale[23], massacri e crimini commessi soprattutto dalle truppe dei Dino sugli abitanti della regione, greci o albanofoni ortodossi, però pure sugli stessi çam musulmani, e anche episodi di collaborazionismo con gli italiani prima e i tedeschi dopo[24]. Il Fronte Nazionale Çam (Balli Kombëtar Çam) fondato da Nuri Dino poté contare pienamente sull’appoggio tedesco, in quanto si impegnò a combattere sia contro i partigiani greci che contro quelli albanesi. Particolarmente feroci sono stati gli episodi dei saccheggi e degli incendi, da parte dei collaborazionisti dei Dino, dei paesi nella piana di Fanari, dove risiedeva una maggioranza di albanofoni ortodossi (22 villaggi su 25), i quali si erano schierati con l’esercito antifascista (ELAS) greco, nonché gli atti di terrore, come la fucilazione di 49 esponenti greci di Paramythià nel settembre del 1943 ed altri omicidi attribuiti ai çam, il che contribuì ulteriormente a scavare un fossato ormai incolmabile tra gli albanofoni ortodossi e quelli musulmani.

Nella storiografia greca spesso tali massacri sono stati ascritti en bloc a tutti i çam, etichettando l’intera popolazione come collaborazionista, ignorando tutte le testimonianze sugli episodi di aiuto reciproco tra gli albanesi musulmani e la popolazione cristiana, albanofona e grecofona, nella tragica estate del 1943, quando la vallata di Fanari fu esposta al terrore della Prima Divisione Alpina tedesca Edelweiss[25] Questa divisione, già macchiatasi di numerosi crimini di guerra contro la popolazione civile in Polonia, Albania e Grecia, compreso il massacro di Cefalonia in cui rimasero uccisi 5.200 militari italiani, era stata inviata nella zona per tenere aperta la strada tra Prevesa e Igumenizza, interrotta dalle azioni dei partigiani dell’ELAS. In quersto punto si dovrebbe raccontare qualcosa sulle azioni in Çamëria di questa divisione. Una parte dei çam partecipò attivamente alla resistenza antifascista, inquadrandosi in reparti di insorti, nella Çamëria albanese (Konispol, Markat) e in quella greca, nelle fila dell’ELAS, l'Esercito Popolare Greco di Liberazione (Ellinikós Laïkós Apeleftherotikós Stratós), braccio militare del Fronte di Liberazione Nazionale (EAM) di sinistra). La scissione del fronte di resistenza in Grecia tra sinistra (EAM-ELAS) e monarchici di destra (EDES), che avrebbe portato alla Guerra Civile del 1946-1949, causò l’indebolimento della posizione dei çam, i quali vennero a trovarsi divisi tra due schieramenti perdenti: da una parte i radicali dei Dino, ormai collaborazionisti e criminali di guerra, e dall’altra i çam schieratisi con la sinistra dell’EAM-ELAS, che sarebbe uscita perdente dalla guerra civile.

I çam oggi[modifica | modifica wikitesto]

Attualmente in Albania vive una comunità çam di almeno 250.000 persone. Essi sono rappresentati dall’Associazione Politica Nazionale “Çamëria” [26] (Shoqëria Politike Atdhetare Çamëria) fondata il 10 gennaio 1991, subito dopo la caduta della dittatura. L’associazione promuove la causa dei çam, il diritto di tornare nelle terre d’origine e di rientrare in possesso delle proprietà confiscate arbitrariamente. Come espressione politica degli interessi della comunità çam esiste sulla scena politica albanese il Partito per la Giustizia, l’Integrazione e l’Unità (Partia për Drejtësi, Integrim dhe Unitet – PDIU)[27] che attualmente detiene 5 seggi nel parlamento albanese, unicamerale con 140 deputati. Esiste altresì l’Istituto degli Studi sulla Çamëria (Instituti gli Studimeve për Çamërinë)[28], che sostiene e promuove la ricerca accademica sulla storia e la cultura dei çam.

I çam continuano ad essere spesso considerati dalla Grecia collaborazionisti e criminali di guerra, ai quali è vietato l’ingresso nel territorio dello Stato Greco per motivi di ordine pubblico. Un derivato della questione çam è l’esistenza, ancora oggi, di uno stato di guerra tra Grecia e Albania, proclamato all’indomani dell’invasione italiana in Grecia e mai ufficialmente revocato dal parlamento greco (non esiste nessuna situazione del genere tra Grecia e Italia). L’Albania è stata infatti considerata paese aggressore: in effetti, il governo collaborazionista albanese, durante la Seconda Guerra Mondiale, dichiarò guerra a tutti i paesi ai quali l’Italia fascista aveva dichiarato guerra; tuttavia il paese era stato, nel 1940, occupato militarmente e annesso al Regno d’Italia (Regno d’Italia e d’Albania): quindi, non essendo più soggetto autonomo di diritto internazionale, la dichiarazione di guerra del governo di Tirana dovrebbe essere considerata nulla dal punto di vista giuridico e di fatti nella Conferenza di Pace di Parigi nessun altro paese sollevò obiezioni in proposito. I rapporti diplomatici tra Grecia e Albania sono ripresi solo all’inizio degli anni ’70; negli anni ’80, con il profilarsi del fallimento politico ed economico del regime albanese, ci fu un’apertura diplomatica di rilievo verso la Grecia, nell’ambito della quale il governo di Andreas Papandreou sospese per decreto lo stato di guerra tra i due paesi che comunque è rimasto formalmente in vigore. Con le Elezioni parlamentari in Albania del 1996, gli albanesi, hanno visto la vittoria del Partito Democratico d'Albania di Aleksander Meksi, che è stato confermato Primo Ministro. Dopo questa svolta fu firmato un Trattato di Amicizia e di Collaborazione tra la Grecia e l'Albania, il quale esclude ogni sorta di problema tra i firmatari.

Anche se nel 2008, l’Albania è diventata membro a pieno titolo della NATO[29], il decreto dello stato di guerra non è stato revocato. Per farlo sarebbe necessaria una decisione del Parlamento greco, decisione che dagli anni ’80 non viene mai messa all’ordine del giorno. Tale decreto è l’ostacolo principale per la restituzione delle proprietà ai legittimi proprietari çam o ai loro eredi e per il rientro nel paese d’origine di chi volesse scegliere tale opzione. I diplomatici greci ammettono il paradosso, giustificandolo però con ragioni economiche: una volta abrogata la legge di guerra dal parlamento decadrebbe l’ostacolo formale alle domande di risarcimento o restituzione dei beni immobili; risarcire i legittimi proprietari con gli interessi maturati nel frattempo è un onere che eccede di gran lunga le disponibilità delle disastrate finanze greche. In più si creerebbe un precedente per i Macedoni dell’Egeo, espulsi alla fine della Guerra Civile in Grecia, le cui richieste di risarcimento supererebbero di gran lunga le pretese della comunità çam. Inoltre si continua a negare l’esistenza di una minoranza albanese[30], pur vivendo nella prefettura di Tesprozia una nutrita comunità albanofona di religione ortodossa, diversa dagli arvaniti, che parla della varietà çam dell’albanese e non è riconosciuta come minoranza linguistica o nazionale.[31]

La Grecia invita formalmente tutti i cittadini albanesi che hanno dispute di proprietà con lo Stato greco a rivolgersi alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo [32] con sede a Strasburgo; tale Corte però non ha giurisdizione su casi antecedenti alla data della sua fondazione (1959), per cui allo Stato attuale non è possibile nessuna trattativa.

Dal punto di vista albanese, per la popolazione di questa nazione la tragedia della Çamëria rappresenta tuttora un argomento di grande valenza soprattutto emotiva, il suo mancato riconoscimento e il conseguente risarcimento sono un peso che grava sui rapporti, attualmente molto buoni, ma comunque tuttora lungi dall’essere rilassati e franchi da ogni tensione.

I massacri dell'EDES nel 1944-1945[modifica | modifica wikitesto]

Dopo il ritiro tedesco dalla Grecia, tra l’estate e l’inizio dell’autunno 1944, l’Epiro viene occupato dalle truppe del generale Napoleon Zervas[33] (1891-1957), un comandante locale dell’EDES nazionalista. Il 27 giugno 1944 le forze di Zervas entrano a Paramythià e, per vendicare i massacri del settembre 1943, uccidono circa 600 çam mussulmani – uomini, donne, bambini e anziani – in un’orgia di violenza, torturando e violentando molte delle vittime prima di ucciderle.[34].

Un altro battaglione dell’EDES uccide il giorno seguente 52 albanesi a Parga, il 23 settembre 1944 viene saccheggiato il paese di Spathar, nei pressi di Filat e vengono uccise 157 persone. In quest’orgia di violenza l’intera popolazione çam fu costretta a fuggire in Albania per salvare la propria vita. Tra giugno 1944 e marzo 1945 le truppe di Zervas commettono massacri e stupri sulla popolazione çam, compiendo una vera e propria pulizia etnica nella regione. Secondo le stime dell’Associazione Çamëria a Tirana circa 2.771 Albanesi musulmani della Çamëria furono uccisi nei massacri del 1944- 1945.[35]

Il secondo dopoguerra[modifica | modifica wikitesto]

I çam espulsi dalla Grecia furono accolti in Albania, a loro venne concesso lo status di rifugiati e quindi di soggiornare nel paese, dapprima vicino alla frontiera, in modo da facilitare un loro rientro in Çamëria, e più tardi anche nell’interno. Di essi si occupò inizialmente l’UNRRA [36](United Nations Relief and Rehabilitation Administration), che ha operato in Albania dal settembre 1945 alla primavera del 1947. Essa offrì aiuto di emergenza ai profughi çam nei campi profughi a Valona, Fier, Durazzo, Kavaja, Delvina e Tirana, distribuendo tende, viveri e medicine. I rifugiati vennero messi inizialmente sotto la supervisione del Comitato Antifascista degli immigrati çam, creato nel 1944 come parte del Fronte Antifascista della Liberazione Nazionale, dominato dai comunisti. Il Comitato si adoperò subito per un ritorno dei profughi nelle loro case. Molti di essi non volevano rimanere in Albania, anche per via degli sviluppi politici e dell’instaurazione di un regime stalinista. Il Comitato tenne due congressi, nel 1945 a Konispol, capoluogo çam in Albania, alla frontiera con la Grecia e l’altro a Valona, compilò dei memorandum e cercò di internazionalizzare la questione çam.

Tale questione venne sollevata pure dall’Albania nella Conferenza di pace di Parigi (1947), però gli sforzi a questo proposito risultarono vani. Nella stessa Conferenza il ministro degli esteri greco,Tsaldaris, accusò l’Albania di essere un paese aggressore, al pari dell’Italia mussoliniana, della Germania e della Bulgaria e chiese l’annessione delle regioni di Argirocastro, Himara e Corizza (Korça) a titolo di risarcimento di guerra.[37]

La Gran Bretagna, interessata soprattutto al controllo del Mediterraneo e potenza protettrice di una Grecia monarchica anticomunista, sostenne le pretese greche, mentre l’integrità territoriale albanese fu difesa con decisione soprattutto dall’Unione Sovietica, Polonia e Jugoslavia. Nella Conferenza di Pace di Parigi l’Albania venne riconosciuta come vittima dell’aggressione nazifascista e partecipante nella grande guerra dei popoli europei contro il nazifascismo, le pretese annessionistiche greche furono respinte.[38]

La questione della Çamëria rimase però ignorata. I rifugiati çam dovettero soffrire a causa del clima incerto del periodo. In Grecia scoppiava la Guerra Civile tra i comunisti e i nazionalisti sostenuti da Gran Bretagna e Stati Uniti. Molti degli stessi çam erano alquanto restii all’idea di dover vivere sotto un regime stalinista, come quello che iniziava a profilarsi in Albania, dove comunque i çam di ritorno erano percepiti come estranei e politicamente non affidabili, per via della provenienza da un paese nemico.

Verso l’inizio degli anni ’50, a livello internazionale, la questione çam fu considerata chiusa. Ai rifugiati çam residenti in Albania fu conferita in modo obbligatorio la cittadinanza albanese, mentre altrettanto obbligatoriamente lo stato greco revocò loro in massa la cittadinanza greca, a causa del loro “collaborazionismo”. Negli anni 1953-1954 il governo greco decretò la confisca senza risarcimento dei beni dei çam, in quanto proprietà abbandonate. Già nel 1940 il governo greco aveva decretato lo stato di guerra contro Italia e Albania (all’epoca annessa all’Italia come parte del “Regno d’Italia e d’Albania”), mettendo sotto sequestro conservativo le proprietà dei cittadini di questi paesi nel territorio greco. Lo stato di guerra non è ancora stato sospeso.[39]

Demografia[modifica | modifica wikitesto]

gruppo di ciamurioti albanesi
abito tradizionale albanese della Ciamuria

Sin dal Medioevo, la popolazione della Ciamuria era etnicamente mista e complessa, con il sovrapporsi delle identità albanese e greca, oltre che di diversi altri gruppi minoritari. Le informazioni sulla composizione etnica della regione nel corso dei secoli sono quasi completamente assenti, con la forte probabilità che non si adattasse ai "modelli nazionali" standard, come voluto dai movimenti rivoluzionari nazionalisti del XIX secolo.

Nei censimenti greci, i musulmani della regione venivano contati come albanesi. Secondo il censimento greco del 1913, 25 000 musulmani albanofoni vivevano all'epoca nella regione di Ciamuria che era albanese come lingua madre, su una popolazione totale di circa 60.000, mentre nel 1923 c'erano 20,319 Cham musulmani. Nel censimento greco del 1928, c'erano 17.008 musulmani albanofoni.[40]

L'unico censimento ad aver contato la popolazione ortodossa di etnia albanese della regione è stato il censimento italiano fascista del 1941,inaffidabile a fini storici[senza fonte]. Tale censimento rilevava che nella regione vivevano 54.000 albanesi, di cui 26.000 ortodossi e 28.000 musulmani, e 20.000 greci.[41] Dopo la guerra, secondo i censimenti greci che includevano i gruppi etnico-linguistici, i Cham musulmani erano 113 nel 1947 e 127 nel 1951.

Con l'eccezione della parte di Ciamuria che giace in Albania, l'area che comprende la Ciamuria è oggi abitata soprattutto da greci a causa dell'esodo çam dopo la seconda guerra mondiale e la conseguente assimilazione dei Cham rimanenti. Il numero esatto di persone di etnia albanese ancora residenti nella regione della Ciamuria è incerta, dal momento che il governo greco non include categorie etniche e linguistiche in nessun censimento. Secondo l'autore filoalbanese[42][43] Miranda Vickers, i Cham ortodossi oggi sono circa 40.000.[44] La lingua albanese è ancora parlata da una minoranza di abitanti di Igoumenitsa.[45] Secondo Ethnologue, la lingua albanese è parlata come lingua madre da circa 10.000 albanesi dell'Epiro e nel villaggio di Lechovo, a Florina.[46] Secondo un sondaggio condotto nel 1994, la lingua albanese nella regione sta sparendo velocemente, perché non riceve alcun tipo di incoraggiamento[47] (la Grecia non ha firmato né ratificato la Carta europea delle lingue regionali o minoritarie; lo stesso non ha fatto l'Albania).

Negli anni novanta i discendenti dei ciamurioti espulsi hanno rivendicato diritti sul possesso dei beni lasciati in Grecia e hanno manifestato la volontà di tornare nei territori d'origine. Il 10 gennaio 1991 venne fondata la National Political Association "Çamëria" (in albanese: Shoqëria Politike Atdhetare "Çamëria"), un'associazione che auspica il ritorno dei ciamurioti in Grecia e che rivendica il risarcimento dei beni lasciati nella regione. Tutte le rivendicazioni avanzate dai çam sono state respinte dal governo greco poiché i ciamurioti avrebbero collaborato con gli occupanti nazifascisti durante la seconda guerra mondiale.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Kretsi, Georgia.The Secret Past of the GreekAlbanian Borderlands. Cham Muslim Albanians: Perspectives on a Conflict over Historical Accountability and Current Rights in Ethnologica Balkanica, Vol. 6, p. 172.
  2. ^ Jahrbücher für Geschichte und Kultur Südosteuropas: JGKS, Volumes 4-5 Slavica Verlag, 2002.
  3. ^ a b Balkan Studies, Hetaireia Makedonikōn Spoudōn. Hidryma Meletōn Cheresonēsou tou Haimou, pubblicato dall'Institute for Balkan Studies, Society for Macedonian Studies nel 1976.
  4. ^ NGL Hammond, Epirus: the Geography, the Ancient Remains, the History and Topography of Epirus and Adjacent Areas, Published by Clarendon P., 1967, p. 31
  5. ^ Alexander (Ed.) Kazhdan, Oxford Dictionary of Byzantium, Oxford University Press, 1991, pp. 52–53, ISBN 978-0-19-504652-6.
  6. ^ John Van Antwerp Fine, The Late Medieval Balkans: A Critical Survey from the Late Twelfth Century to the Ottoman Conquest, University of Michigan Press, 1994, p. 320, ISBN 978-0-472-08260-5.
  7. ^ John Van Antwerp Fine, The Late Medieval Balkans: A Critical Survey from the Late Twelfth Century to the Ottoman Conquest, University of Michigan Press, 1994, pp. 349–350, ISBN 978-0-472-08260-5.
  8. ^ John Van Antwerp Fine, The Late Medieval Balkans: A Critical Survey from the Late Twelfth Century to the Ottoman Conquest, University of Michigan Press, 1994, pp. 350–357, 544, 563, ISBN 978-0-472-08260-5.
  9. ^ Survey of international affairs, By Arnold Joseph Toynbee, Veronica Marjorie Toynbee, Royal Institute of International Affairs. Published by Oxford University Press, 1958
  10. ^ Fleming, Katherine Elizabeth. The Muslim Bonaparte: Diplomacy and Orientalism in Ali Pasha's Greece. Princeton University Press, 1999, ISBN 0691001944, p. 59.
  11. ^ a b Barbara Jelavich. History of the Balkans: Eighteenth and nineteenth centuries. Cambridge University Press, 1983. ISBN 0521274583, 9780521274586
  12. ^ http://www.prassi.cnr.it/prassi/content.html?id=2027 in 1147/3 - La questione dell'Epiro settentrionale, in “Prassi italiana di diritto Internazionale”, Istituto di Studi Giuridici Internazionali.
  13. ^ Smith, Michael Llewellyn (1999). Ionian vision : Greece in Asia Minor, 1919-1922. (New edition, 2nd impression ed.). London: C. Hurst. p. 90. ISBN 9781850653684.
  14. ^ Cleveland, William L. (2004). A History of the Modern Middle East. Boulder, CO: Westview Press. ISBN 978-0-8133-4048-7
  15. ^ a b “La questione irrisolta della Çamëria nella complessità dei rapporti greco-albanesi”, Palaver 3 n.s. (2014), n. 2, 115-144, e-ISSN 2280-4250, DOI 10.1285/i22804250v3i2p115, http://siba-ese.unisalento.it, © 2014 Università del Salento,Genc Lafe.
  16. ^ Roudometof, Victor (2002). Collective memory, national identity, and ethnic conflict: Greece, Bulgaria, and the Macedonian question. Greenwood Publishing Group. ISBN 978-0-275-97648-4.http://books.google.com/books?id=Xoww453NVQMC
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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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  • Roudometof, Victor. Collective Memory, National Identity, and Ethnic Conflict: Greece, Bulgaria, and the Macedonian Question.
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  • Luca Micheletta La questione della Ciamuria e l'attacco italiano alla Grecia del 28 ottobre 1940 in Clio: rivista trimestrale di studi storici, ISSN 0391-6731, Vol. 40, Nº. 3, 2004, pag. 473-512

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