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Letteratura greca

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Uno dei papiri di Ossirinco, con alcuni dei più importanti esempi della letteratura dell'antica Grecia.

La letteratura greca, espressione dell'antica Grecia e della sua ricchissima cultura, è tra gli elementi fondanti dell'idea moderna di Occidente e di gran parte della cultura occidentale.

Età arcaica (X-VI secolo a.C.)[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Letteratura greca arcaica.

Età classica[modifica | modifica wikitesto]

La tragedia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Tragedia greca.

Sulle origini della tragedia greca, che hanno costituito dall'antichità un tema di ricerca e di dibattito, le informazioni sono lacunose. I primi nomi di autori tragici conosciuti sono il semileggendario Tespi, Cherilo e Frinico. A Tespi dobbiamo l'introduzione di due parti poetiche solistiche, rimaste invariate per molto tempo: il prologos, sezione introduttiva che contestualizza l'azione presentando eventuali antefatti e la rhesis, discorso informativo che presenta fatti extrascenici. Abbiamo notizie indirette su una cospicua produzione tragica dell'età classica ma la tradizione manoscritta ha conservato opere di soli tre autori: Eschilo, Sofocle ed Euripide.

La commedia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Commedia antica.

La Commedia antica fiorì durante il V secolo a.C. e nei primi decenni del secolo successivo. Il suo principale esponente, nonché l'unico autore sopravvissuto, fu Aristofane. Antefatti della commedia vengono considerati i canti fallici e le loro improvvisazioni; Κωμωδία deriverebbe da κωμως, il festoso corteo dei seguaci di Dioniso. Alla morte di Sofocle ed Euripide la tragedia sopravvive a stento con risultati discutibili: la commedia durerà invece per oltre un secolo. Il teatro greco è un tipico fenomeno ateniese; tragedia e commedia divennero parti istituzionali delle feste dionisiache.

Le fonti antiche datano l'ingresso della commedia nei concorsi comici delle feste dionisiache dal 486 a.C. e il primo vincitore fu Chionide. Uno schema fisso impostava la commedia:

  • Prologo
  • Pàrodo (entrata del coro)
  • Agone (confronto di opinioni)
  • Parabasi (la scena rimaneva vuota di attori per la sfilata del coro)
  • Esodo

Gli attori potevano fare uso di maschere che deformavano la fisionomia. La comicità della commedia può derivare da diversi fattori quali:

  • Aspetto ridicolo del protagonista
  • Azione ridicola del personaggio
  • Azione ridicola messa in scena
  • Azione comica affidata al linguaggio
  • Comicità nata da eventi concatenati

Nella commedia le trame sono inventate dall'autore(a differenza della tragedia che propone rivisitazioni mitiche) quindi il pubblico avrà l'effetto sorpresa. Ricordiamo inoltre che se nella tragedia il destino domina la vita dell'uomo nella commedia l'uomo è padrone delle sue azioni.

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Commedia di mezzo.

La commedia sviluppata nel periodo compreso tra l'ultima commedia di Aristofane (388 a.C.) e la fine dell'età classica è la 'commedia di mezzo'. Di questo tipo di commedia restano 360 frammenti, in gran parte trasmessi da Ateneo di Naucrati.

La filosofia[modifica | modifica wikitesto]

La storiografia[modifica | modifica wikitesto]

Il termine "Istorie" veniva usato per indicare degli eventi accaduti nel passato; la sua radice era la medesima del verbo "idein" ossia 'vedere' e dunque si riferisce primariamente all'esperienza del testimone oculare. Obiettivo originario delle istorie era dunque il rilevamento dei dati veritieri che attengono alla realtà. Il primo passo verso la storiografia è la logografia, un genere in prosa che mira a raccogliere tutto il patrimonio mitico e leggendario del passato e ordinarlo, dando la prima concezione di storia. Gli storiografi principale dell'età classica sono Erodoto, Tucidide e Senofonte.

Erodoto introduce il concetto della storia come insieme di tutti gli eventi prodotti dall'agire umano che hanno una ripercussione nel presente; i filologi alessandrini hanno diviso la sua opera in nove libri intitolandola "LE STORIE". I primi cinque libri trattano logoi su diverse civiltà e negli altri quattro c'è la parte propriamente storica dove viene affrontata la guerra Greca contro Persia. Non essendoci modelli storiografici prima di Erodoto egli si sente legittimato ad attenersi ad un rigore parziale, suo obiettivo era la verità dei fatti ma non sempre verificava le sue fonti. Accantona le leggende e cerca comunque di fare delle ricerche personalmente, percorrendo il mondo conosciuto e chiedendo informazioni; inserisce discorsi diretti. Nelle sue storie è sempre presente la divinità come causa dell'agire umano.

Tucidide, diversamente da Erodoto, non vuole comporre un'opera per la recitazione bensì vuole lasciare un possesso eterno per l'umanità. Il suo metodo di lavoro è più curato, la sua obiettività integerrima e nelle sue 'storie' l'uomo è padrone del proprio destino e delle proprie azioni, non viene menzionata la dimensione divina. I filologi alessandrini hanno diviso la sua opera in otto libri; il suo progetto di precisione documentaria era rigidamente diviso cronologicamente, iniziava dagli antefatti della guerra del Peloponneso fino ad arrivare alla spedizione ateniese in Sicilia, per poi interrompersi bruscamente.

Nelle 'storie' c'è sempre un retrogusto tragico: Tucidide non dà la certezza del successo all'uomo, alla natura umana è drammaticamente intrinseco il dramma dell'errore. Senofonte anticipa, attraverso forme nuove dei suoi testi, biografie e romanzi storici e pedagogici. Partecipò come mercenario alle spedizioni di Ciro e sulla vicenda scrisse l'"Anabasi" (racconto in sette libri dove parla di sé in terza persona ponendosi al centro della narrazione). "Elleniche" sono un testo propriamente storiografico che narra cinquant'anni di storia greca, iniziando dalla guerra del Peloponneso - avvenimenti narrati di anno in anno che proseguono da dove Tucidide aveva interrotto le sue 'storie'.

Nel "Ciropedia" affronta il problema dell'educazione e della degenerazione dei costumi. Segue la biografia di Ciro. Fa un'indagine sugli ordinamenti dello stato nel "Poroi" e porrà Socrate al centro di alcuni scritti come "Simposio" e "Apologia" senza però dargli quello spessore filosofico che avrà nei testi di Platone. La lingua utilizzata è l'attico, stile semplice e chiaro. Senofonte godette di discreta fortuna ma, come per Erodoto, gli vennero fatte dalla critica accuse di superficialità di pensiero e poca attendibilità del racconto storico.

Oratoria[modifica | modifica wikitesto]

L'oratoria è un mezzo per la trasmissione del pensiero ma è pure un potente strumento di persuasione. La tradizione antica suddivideva con rigore i prodotti dell'oratoria secondo i temi e le occasioni dei singoli discorsi, le categorie erano: Deliberativa/Politica, Giudiziaria e Epidittica/Dimostrativa. Nel tipo deliberativo rientrano le orazioni tenute in una sede e con una finalità specificatamente politica, il maggiore oratore di questo genere è Demostene; al genere giudiziario appartengono discorsi di accusa e di difesa nei processi relativi a cause pubbliche e private.

Avevano uno schema rigido dal quale non potevano prescindere che si sviluppava nelle fasi: introduzione - narrazione - discussione e perorazione (fase che doveva ottenere il voto dei giurati). Ricorreva ad argomenti di carattere generale e doveva cercare di suscitare emozioni al fine di avere un esito favorevole; maggiore oratore giudiziario dell'epoca è Lisia. L'oratoria epidittica includeva discorsi pubblici in occasione di feste e cerimonie, sia per defunti e sia encomi alla città; maggiore oratore è Isocrate.

Poesia[modifica | modifica wikitesto]

Età ellenistica[modifica | modifica wikitesto]

La filologia alessandrina[modifica | modifica wikitesto]

Il primo a chiamarsi filologo fu Eratostene di Cirene, intendo non solo il lavoro critico-testuale, ma diversi campi oltre lo studio letterale. Le due grandi istituzioni culturali alessandrine sono il Museo e la Biblioteca, nate su iniziativa dei Tolomei: il primo fu voluto da Tolomeo I, come istituzione religiosa per lo studio, tutelato dalle Muse (da cui il nome). Sulla biblioteca le notizie non sono chiare, ma viene attribuita a Tolomeo II Filadelfo, ma si potrebbe trattare del Serapeion. Con l'espansione di queste istituzione, e l'aumentare dei rotoli raccolti, si necessitò di una certa organizzazione e catalogazione: nascono così le Πίνακες ("Tavole") di Callimaco, centoventi libri su tutti gli autori e le opere di cui si aveva conoscenza. Con l'affluire di edizioni d'autore e di provenienze geografiche diverse, comincia il lavoro dei filologi nel collazionare le diverse versioni.

Licofrone di Calcide, IV secolo a.C., sistemò le opere dei poeti comici. Zenodoto di Efeso (III secolo a.C.), primo sovrintendente della Biblioteca, si occupò degli studi omerici: a lui seguirono Apollonio Rodio (che contestò i risultati del predecessore, nel "Contro Zenodoto") ed Eratostene di Cirene, che giunse ad Alessandria su invito di Tolomeo III dopo il 246 a.C. a comporre il trattato "Sulla commedia antica" in dodici libri, rimanendovi fino alla morte. Aristofane di Bisanzio, che visse fra il 255 ed il 180 a.C., tratta la classificazione dei generi, oltre a diversi studi filologici; a lui seguono Apollonio l'Eidografo (così chiamato perché ordinò la poesia lirica secondo le armonie musicali) ed Aristarco di Samotracia (prima metà del II secolo a.C.), precettore degli eredi al trono fino alla salita di Tolomeo VIII, e il conseguente esilio a Cipro nel 145 a.C.: è conosciuto per un'intesa esegesi, secondo la formula "spiegare Omero sulla base di Omero", ossia attraverso un'accurata conoscenza della lingua stessa e degli strumenti d'analisi contemporanei all'opera. Dopo di lui l'interesse per le questioni testuali diminuì, a favore dello studio sistematico delle parti del discorso e dell'esegesi. Rimanevano comunque altri centri importanti di cultura: Pergamo, attiva fin dal III secolo a.C., ed Antiochia.

Callimaco[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Callimaco.

Callimaco è il primo editore della sua opera: nasce dall'esigenza di costruire attentamente l'opera per un futuro liber poetico. La figura dell'intellettuale, il nuovo canale di cultura (il libro), la mancanza dell'occasione, portano il poeta ad una maggiore libertà, quasi arbitraria. Nasce a Cirene prima del 300 a.C., sotto il regno dei Tolomei: ci è ignota la data di morte, sicuramente dopo il 246 a.C. Lavora lungamente alla biblioteca di Alessandria ma, benché i suoi rapporti con il sovrano siano forti, non ne diventerà mai sovrintende. Ci rimangono integri sei inni e sessantatré epigrammi. Ormai non è più al centro della discussione la bravura, ma la diversità della poetica.

Gli Inni sono composti in esametri, assolutamente estranei alla tecnica omerica, e con un profilo tematico differente dagli inni normali: non è la solita invocazione, ma un episodio del mito del dio che si preferisce alla consueta elencazione di doti e funzioni divine. L'Inno a Zeus (I) è l'immaginaria cornice di riferimento di un simposio di eruditi; l'Inno ad Apollo (II) tratta invece le origini della città di Cirene; l'Inno ad Artemide (III) introduce le prerogative della dea attraverso una scenetta di vita quotidiana; l'Inno a Delo (IV) è un excursus geografico sul vagabondare di Latona; I lavacri di Pallade (V) è in distici elegiaci appositamente studiati per la narrazione del mito di Tiresia ed Atena; l'Inno a Demetra (IV) tratta ancora un solo episodio, quello della fame insaziabile di Erisittone. Gli Aitia sono una raccolta di elegie in distici elegiaci in quattro libri, che ricostruiscono l'origine di culti, usanze e altro, fra cui il mito di Aconzio e Cidippe, e della Chioma di Berenice.

Si credeva che Callimaco scegliesse varianti remote dei miti, ma non è così: si tratta anzi di miti ben conosciuti, che il poeta citava soltanto marginalmente appositamente per questa ragione. Nei Giambi, diciassette carmi in differenti generi e metri, si evidenzia la sua volontà compositivi assolutamente nuova: il primo è un vero e proprio manifesto di poetica, un esperimento letterario con nuove e audaci combinazioni di forme. L'Ecale è un epillio, forse scritto perché accusato di non saper comporre un grande poema: è un episodio marginale delle gesta di Teseo, che di ritorno da Maratona, ritrova la vecchia Ecale morta, donna che poco tempo prima l'aveva ospitato. È un racconto eziologico, di cui la vera protagonista è Ecale: un epos che è antiepos. Gli epigrammi, contenuti nell'Antologia Palatina, non sono tutti certamente attribuibili a Callimaco; a lui si devono comunque molti altri scritti, di carattere filologico ed erudito. La sua è una lingua omerica aggiornata alle forme e alla produttività della lingua ellenistica; ebbe fortuna prima negli ambienti dotti, e poi grande successo a Roma. Euforione di Calcide fu un suo grande seguace, tuttavia esasperando i tratti del maestro.

Licofrone[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Licofrone.

Licòfrone di Calcide, Λυκόφρων, IV secolo a.C., fu un poeta greco, uno dei poeti della Pleiade. Secondo la tradizione derivata dal lessico di Suda nacque a Calcide in Eubea attorno al 330 a.C. da Socle, Σωκλῆς, e fu adottato dallo storico Lico di Reggio. Il lessico gli attribuisce venti drammi e, seppure con qualche ambiguità, l'Alessandra, Ἀλεξάνδρα, unica opera pervenutaci oltre a qualche altro frammento.

Teocrito[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Teocrito.

Sappiamo poco della biografia di Teocrito: nasce a Siracusa, ma si trasferisce ad Alessandria, dove incontra Callimaco e il Museo. Dalle sue opere è possibile ricostruire la datazione della sua vita: la nascita intorno al 310 a.C. e la morte probabilmente posteriore al 260 a.C. Il suo corpus contiene opere realmente teocritee e dei suoi imitatori: in tutto trentuno carmi e ventiquattro epigrammi. È considerato l'inventore degli idilli, piccoli componimenti, ossia della poesia bucolica: spiega ciò nell'Idillio 7, "Le Talisie", in cui un nobile ed un pastore gareggiano cantando alla maniera bucolica. Nell'Idillio 1, "Tirsi o il canto", in un cui un capraio canta la morte di Dafni e tutta la natura che assiste all'evento, con tratti di idealizzazione (che torneranno con Virgilio); altro idillio importante è il quinto, l'agone bucolico in cui due caprai si sfidano in maniera molto realistica. Altro genere, il mimo, si ritrova negli Idilli 2 ("Le incantatrici") e 15 ("Le siracusane", o "Le donne alla festa di Adone"), con forti colloquialismi e modi di parlare popolari.

Ci sono anche diversi epilli, come negli Idilli 17 ("Tolemèo") e 24 ("Eracle bambino"); si ritrovano anche carmi eolici e diversi epigrammi. La sua poetica è marcata dal realismo campestre, con la tematica pastorale come elemento fondamentale: non si tratta di vero realismo, ma di aderenza alla realtà dei campi. Inoltre particolarità della sua produzione è la mescolanza dei generi letterali, quando mai raffinata. Diversi sono i carmi spuri, riconoscibili generalmente per l'ignoranza che traspare sulla realtà bucolica. Altri poeti bucolici sono Mosco di Siracusa, del II secolo a.C., con il suo epillio Europa, in lingua omerica ma con grazia rococò; Bione di Smirne mostra invece una dettagliatissima narrazione, ricca di grazia, nel suo Epitaffio di Adone. A Teocrito inoltre viene attribuito un piccolo carme figurato, intitolato La zampogna, in parte simile alle Talisie.

Epigramma[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: epigramma.

L'epigramma è l'unica forma di poesia che resta produttiva nell'epoca ellenistica. La poesia si allontana dagli spazi pubblici, e le esigenze di spettacolarità si azzerano: la musica e la poesia si distaccano completamente. La sua struttura era semplice: piccola strofe epodica, ossia un esametro ed un pentametro. Ormai in pochi potevano comprendere le forme complicate della lirica arcaica; i grandi contenuti ormai emigrano verso forme prosaiche. Quella dell'epigramma era la forma ideale: breve e di presa immediata, per contenuti minori o marginali. Il primo a proporre un'antologia fu Meleagro nel I secolo a.C. con la sua Στέφανος ("Ghirlanda"), in cui inserisce opere antiche e personali; ormai questo genere sostituisce l'agone, la sua traduzione libresca. In età arcaica si trattava di una semplice iscrizione, quasi sempre anonima: la cultura del libro permette una crescita delle dimensioni ed un ampliamento dello spettro tematico, dovuto anche alla venuta a mancare dell'occasione. Esistono tre scuole dell'epigramma ellenistico: peloponnesiaca, caratterizzata da una rappresentazione della natura in stile ridondante; ionico-alessandrina, che prediligeva i temi erotici e simposiali, con uno stile più lineare e breve; fenicia, alla ricerca dell'effetto e del pathos attraverso la tecnica oratorica.

Filosofia ellenistica[modifica | modifica wikitesto]

Statua di filosofo cinico, copia romana (II secolo a.C.), Roma, Musei Capitolini.

Ciò che caratterizza tutte le nuove filosofie è la preminenza dell'etica, e del ruolo centrale occupato dall'ευδαιμονία: causa principale è la perdita dei punti di riferimento, dovuta alla mancanza di partecipazione nel governo dello Stato, ormai monarchico. In realtà la crisi comincia molto prima, con la guerra del Peloponneso, e con le crisi del platonismo e dell'aristotelismo nelle stesse scuole d'origine. Il ritorno a Socrate viene praticato dal cinismo, fondato da Antistene, anche se più probabilmente si tratta di Diogene. Questa filosofia prende il nome dall'epiteto del cane, attribuito a Diogene per il suo stile di vita e la sua indole; principi fondamentali sono: l'autosufficienza (αυτάρκεια), la distanza dai bisogni e l'indifferenza (αδιαφορία) attraverso l'esercizio e la fatica.

Particolare forma letteraria è la diàtriba (di cui inventore sarebbe Bione di Boristene), breve esposizione di un concetto o di un problema di pratica morale tale da attrarre l'attenzione degli ascoltatori: un tipo particolare di componimenti di questo genere sono quelli di Menippeo di Gàdara, caratterizzati da una fantasiosa vivacità e da una grande capacità inventiva. Lo scetticismo, dalla parola greca omonima per "riflessione", indica una posizione che esprime dubbio o sfiducia nella possibilità umana di conoscere: creatore è Pirrone di Elide, influenzato dall'esperienza del mondo orientale. Bisogna giungere all'astensione cioè all'αφασία, per arrivare all'atarassia, e dunque alla felicità. Zenone di Cizio fonda invece lo stoicismo, che prende il nome dalla Stoà Pecile (Stoà Poikìle), il portico affrescato a nord dell'agorà di Atene. Unione di varie concezioni e dottrine filosofiche, l'elemento che unifica tutto ciò è il concetto di Logos, la ragione universale che costruisce l'essenza del cosmo, identificabile con il Dio supremo, Zeus: è anche il fondamento della vita morale.

Posidonio in seguito sviluppa il concetto di simpatia universale, un rapporto di interrelazione reciproca fra tutti gli elementi del cosmo. L'epicureismo prende il nome dal suo omonimo fondatore: l'idea centrale è quella del piacere negativo, come assenza di dolore e turbamento (αταραξία), un piacere catastematico, ossia derivato dal prefetto equilibrio degli atomi tanto del corpo quanto dell'anima. Il piacere è dunque conseguibile attraverso quattro proposizioni, dette tetrafarmaco: il piacere è facilmente perseguibile, il dolore è facilmente sopportabile, la morte non è niente per l'uomo, gli dèi non sono da temersi. Insieme a ciò, coerentemente, rimane il distacco dalla vita politica; introduce anche, rispetto all'atomismo antico, l'idea della deviazione, il clinamen di Lucrezio, che permette l'incontro-scontro degli atomi che provoca il nascere e perire di tutte le cose. Altre due scuole importanti sono l'Accademia e il Peripato.

Oratoria e retorica[modifica | modifica wikitesto]

Rodi è il centro culturale per l'oratoria di primaria importanza, insieme ad Atene ed Alessandria. Tuttavia la perdita della libertà politica aveva portato ad una prevalenza dei generi giudiziario ed epidittico, a scapito di quella deliberativa (limitata alla vita municipale delle città greche). L'atticismo, ossia l'idea di ritorno all'antica grandezza dell'eloquenza con i modelli attici come unico mezzo, è legato anche al patrimonio letterario promosso dal Museo alessandrino e dal lavoro dei filologi. Ermagora di Temno idealizza quattro punti qualificanti del discorso: coniecturae (sulla realtà dell'azione commessa), definitionis (sulla definizione giuridica del fatto), qualitatis (sulla passibilità della pena), translationis (sulla legittimità e la competenza).

La letteratura scientifica ellenistica[modifica | modifica wikitesto]

Età imperiale[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Letteratura greca imperiale e letteratura greca alto imperiale.

Nell'età imperiale la produzione letteraria fu abbondante, specialmente nei primi due secoli. Attratta da temi grandiosi, subì l'influenza della retorica. Per la storia letteraria hanno importanza Plutarco, che creò modelli di virtù politiche e morali, e Luciano di Samosata, canzonatore delle superstizioni; entrambi, sebbene da posizioni diverse, ravvivarono la cultura classica. Luciano, come già il romano Petronio, fece anche una parodia del romanzo d'avventura.

Il romanzo, derivato da racconti ellenistici, narrava solitamente di due giovani innamorati che, separati dal destino, alla fine si ricongiungono. Nei romanzi conservati (di Caritone, Senofonte Efesio, Achille Tazio ed Eliodoro di Emesa, che scrissero principalmente tra il I e il III secolo, mentre di altri sono stati trovati solo frammenti), l'intreccio presenta l'aspetto più interessante: se le trame sono ingegnose, la situazione sentimentale è invece stereotipata e non si dà mai una vera caratterizzazione dei personaggi.

Fra il III e il V secolo ci fu una rinascita dell'epica con Quinto Smirneo, poeta elegante ma prolisso, e Nonno di Panopoli, il cui poema sulle avventure di Dioniso è l'opera di maggior rilievo in quel periodo. Alla fine del V secolo Museo scrisse il poemetto sulla storia di Ero e Leandro.

La letteratura greca si considera convenzionalmente conclusa nel 529, anno in cui l'imperatore Giustiniano ordinò la chiusura della scuola neoplatonica di Atene. La letteratura successiva in lingua greca è detta letteratura bizantina.

Autori greci[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Lista di autori greci e Classici greci conservati.

Note[modifica | modifica wikitesto]


Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Luigi Enrico Rossi, Roberto Nicolai. Storia e testi della letteratura greca. Le Monnier, 2006.
  • Luciano Canfora. Storia della letteratura greca. Laterza.
  • Raffaele Cantarella. La letteratura greca classica. Milano, Rizzoli, 2002. ISBN 88-17-11251-8.
  • Albin Lesky. Storia della letteratura greca. Milano, Il Saggiatore, 1984

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