Posidonio

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Posidonio (disambigua).
Incisione con ritratto immaginario di Posidonio

Posidonio, di Apamea, detto di Rodi (in greco: Ποσειδώνιος, Poseidonios; Apamea, 135 a.C. circa – Rodi, 50 a.C.), è stato un filosofo, geografo e storico greco antico.

Appartenente alla scuola stoica, fu considerato il più grande filosofo della sua epoca, tanto che, per l'ampiezza degli studi, fu soprannominato "Atleta"[1].

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato ad Apamea intorno al 135 a.C., probabilmente da una famiglia nobile, verso il 117 a.C. Posidonio si recò ad Atene, dove fu allievo della scuola stoica di Panezio, di cui fu allievo e diretto continuatore[2].
Negli anni a cavallo del 95 a.C. si trasferì a Rodi, che all'epoca era un fiorente centro mercantile e culturale e di cui divenne cittadino[3], giungendo anche a ricoprire la carica di pritano (cioè uno dei membri del collegio che presiedeva la bulè)[4]: sempre in questa città fondò la sua scuola, che fu frequentata anche da Cicerone[5] e Pompeo Magno, anche se pochissimo si conosce sull'organizzazione di essa.
Nell'87 a.C./86 a.C. guidò una delegazione di ambasciatori inviati a Roma, presso Gaio Mario, dai rodiesi[6]; fu proprio nella capitale della Repubblica romana che egli strinse rapporti coi circoli ellenistizzanti al potere, dando impulso al legame tra le due città e i due mondi. Posidonio strinse anche un forte legame con Gneo Pompeo Magno, a cui dedicò una monografia storica.
Compì, per motivi di studio, molti viaggi: Grecia, Spagna, Africa, Italia, Sicilia, Dalmazia, Gallia, Liguria,[7] Nord Africa e sulla costa orientale dell'Adriatico: tra l'altro, in Spagna[8], egli giunse fino alla costa atlantica, dove studiò le maree, che mise in connessione con l'orbita e i cicli lunari. In Gallia, invece, studiò i celti, di cui fece vivide descrizioni di usi e costumi, descrivendo anche i druidi: Posidonio, in effetti, fu molto attento alle condizioni geografiche e di vita delle popolazioni da lui visitate e ai fenomeni e alla realtà da lui viste, traendo molto materiale per i suoi scritti.
Morì, forse sempre a Rodi, intorno al 50 a.C.

Filosofia e scienza[modifica | modifica wikitesto]

Come filosofo[9], Posidonio seguì le regole della filosofia post-aristotelica, concentrandosi su fisica, etica e logica. Al primo campo appartenevano numerose opere di tipo fisico propriamente detto e di tipo teologico-etico: un'ampia Filosofia naturale in almeno 8 libri[10], cui seguivano opere di meteorologia quali Sul cosmo, in più libri[11], Trattato elementare di meteorologia[12], Fenomeni meteorologici in almeno 7 libri[13].
In campo etico, Posidonio incentrò la sua riflessione soprattutto sulla liberazione dalle passioni e sul ruolo dei concetti di onesto e di utile nella condotta umana e si occupò anche del ruolo della divina provvidenza nel regolare il mondo: tali teorie erano state esposte in opere come Etica, i trattati in più libri Sulle emozioni, Sull'ira, Sul conveniente[14], oltre che nel Sulla sopportazione del dolore[15] e nel Sulle virtù[16]. Alla teologia erano dedicate diverse opere: Sugli dei, in almeno 5 libri[17]; Su eroi e demoni; Sul fato in almeno 2 libri[18]; Sulla divinazione, in almeno 5 libri[19]; Sull'anima, in almeno 3 libri[20].
Come studioso di logica, compose Sul criterio, Contro Ermagora sull'ermeneutica, cui fece seguire studi di tipo retorico, strettamente legati alla logica come criterio di argomentazione, quali Introduzione allo stile, Sulle congiunzioni, Sul sublime, delle Esercitazioni retoriche e gli Argomenti di Demostene[21].
Posidonio si occupò, inoltre, di astronomia e molte delle sue teorie confluirono nelle Naturales Quaestiones di Seneca e nei primi capitoli del III libro della Geografia di Strabone. Calcolò la lunghezza della circonferenza della Terra (come sappiamo da Cleomede), la grandezza della Luna, la sua distanza dalla Terra e la grandezza e la distanza del Sole. La circonferenza della Terra, stimata da Posidonio, era di circa 28000 km, inferiore a quella più vicina al reale (39700 km) ottenuta un secolo e mezzo prima da Eratostene da Cirene; la "piccola misura" di Posidonio fu accettata da Cristoforo Colombo il quale fondava su questa la distanza che avrebbe dovuto percorrere per raggiungere le Indie[22].
Fu, inoltre, il primo a misurare la profondità del mare, attaccando un sasso ad una cima[23] e, secondo quanto riferito da Cicerone, aveva costruito un planetario che riproduceva il moto degli astri.
Scrisse anche un'opera sulle maree, Sull'Oceano: su quest'ultima, che costituiva la più completa trattazione dell'argomento dell'antichità ed esponeva una teoria astronomica del fenomeno, si sono conservate le testimonianze di Plinio, Strabone e Prisciano Lidio[24].

Storiografia[modifica | modifica wikitesto]

Alla luce della teoria secondo cui al progresso materiale corrisponde una decadenza dei costumi, Posidonio si dedicò anche alla storiografia, assegnandole un valore pragmatico e didascalico ed interpretando l'azione storica secondo un modulo interpretativo di tipo moralistico che ebbe notevole influsso su autori come Sallustio.
Oltre alla già citata monografia storica su Pompeo Magno, la più importante opera storica di Posidonio è rappresentata dalle Storie dopo Polibio, in 52 libri, che narravano gli eventi dal 144 (data in cui si fermavano le Storie di Polibio) all'85 (vittoria di Silla su Mitridate)[25].
Sebbene perduta anch'essa come il resto della produzione posidoniana, quest'opera è per noi abbastanza ricostruibile, quanto meno leggibile in ampi brani, grazie all'ampio utilizzo che ne fecero Diodoro Siculo nella Biblioteca, Ateneo nei Deipnosophistai e Strabone nella sua Geografia[7]. Di origine probabilmente nobile, come detto, Posidonio sposò l'orientamento politico degli optimates romani, svalutando l'ascesa al potere degli equites e i loro eccessi: esprime, pertanto anche giudizi negativi e di condanna dello sfruttamento disumano degli schiavi, secondo la teoria tipica della filantropia stoica[26] e critica eccessi e orrori dell'imperialismo con ritratti che assumono spesso la forma grottesca della caricatura[27].
Nella sua opera, inoltre, per meglio comprendere il teatro dell'azione, inserì numerosi excursus etnografici e geografici sui popoli che via via entrarono a contatto con i romani, tra i quali spiccavano quelli sui Celti, frutto, come detto, di osservazione diretta. Un esempio delle sue accurate osservazioni è il F 67 E.-K.:

« I Celti pongono il cibo davanti ai loro ospiti, mettendo erba per i loro seggi e lo servono su tavole di legno, sollevate un poco al di sopra da terra; e il loro cibo è costituito da pochi pani e una buona dose di carne ammorbidita in acqua ed arrostita sulla brace o allo spiedo. Mangiano la carne in maniera abbastanza pulita, ma come leoni, riprendendo le articolazioni intere con entrambe le mani e rosicchiandoli; e se c'è qualcosa che non possono facilmente strappare, tirano fuori una piccola spada che hanno in una guaina speciale. E coloro che vivono vicino ai fiumi mangiano anche pesce e così fanno coloro che vivono vicino al mare Mediterraneo, o vicino al mare Atlantico; e la mangiano arrosto con sale e aceto e semi di cumino; poi gettano semi di cumino anche nel vino. Ma non usano l'olio, a causa della sua scarsità e, poiché non sono abituati, sembra loro sgradevole.

Ma quando cenano in molti, tutti stanno seduti in cerchio e il più coraggioso si trova nel mezzo, come il corifeo di un coro, perché è superiore al resto, sia per valore militare, sia per nascita, sia in ricchezza: e l'uomo che fa divertire gli altri si siede accanto a lui e poi su ciascun lato il resto degli ospiti siede in ordine regolare, a seconda che ciascuno sia eminente o non si distingua.
I loro scudieri, portando i loro grandi scudi oblunghi, chiamati thureoi, stanno dietro e i dorifori siedono al lato opposto in un cerchio e festeggiano allo stesso dei loro padroni. E coloro che agiscono come coppieri e portano il vino, lo portano in vasi fatti o di terracotta o di argento, in forma di botti ordinarie, cui danno il nome di ἀμβίκος. Le superfici sulle quali servono la carne sono fatte dello stesso materiale; ma alcuni hanno vassoi di bronzo e alcuni hanno ceste in legno o intrecciate. La bevanda che si beve è, tra i ricchi, il vino portato dall'Italia o dalla regione intorno a Massilia; e questo è bevuto non miscelato, anche se a volte vi si mescola un po' d'acqua. Tra le classi più povere, invece, ciò che si beve è una birra di semola di grano preparato con miele e più spesso ancora senza miele; e lo chiamano κόρμα. E tutti bevono dalla stessa tazza, in piccole coppe, non più di un ciato alla volta; ma sorseggiano di frequente e uno schiavo versa a partire dalla destra e andando a sinistra; e questo è il modo in cui essi sono serviti e in cui adorano gli dei, ruotando da destra »

(trad. A. D'Andria)

Influsso ed eredità[modifica | modifica wikitesto]

Come erudito e filosofo, dunque, Posidonio guardava a un sapere enciclopedico e universale, da cui scaturirono varie opere filosofiche, scientifiche e storiche: esse costituirono un serbatoio di notizie notevolissimo, il che forse determinò il naufragio dei suoi scritti, saccheggiati da autori posteriori come Seneca (per l'attenzione alle scienze naturali) e da compilatori come Plinio il Vecchio ed Ateneo di Naucrati, mentre la sua concezione moralistica della storiografia, che legava il declino di Roma a quello dei costumi, agì in forma diretta su Sallustio, come detto, specie nelle Historiae e, per suo tramite, sulla praefatio di Tito Livio. L'interesse etnografico, invece, ampiamente testimoniato da Strabone e Ateneo, rivive soprattutto in Tacito, che ne fece uso nella Germania.
Anche dal poco che ci è stato tramandato per via indiretta, dunque, in Posidonio si intravede un enciclopedismo paragonabile, forse, solo a quello di Aristotele ed ispirato probabilmente alla nozione tipicamente stoica di "simpatia", per cui la connessione tra le varie branche del sapere "non esprime altro che l'unità e la connessione tra le varie parti dell'universo"[28].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ T 1 J.
  2. ^ T 1 J.
  3. ^ T 6 J.
  4. ^ T 2 J.
  5. ^ T 9 J.: nel giugno del 60, l'oratore gli avrebbe inviato il proprio hypomnema sul suo consolato, pregandolo di scrivere ornatius sull'argomento, ma ricevendone un cortese rifiuto.
  6. ^ Una sua testimonianza su quest'incontro è in T 7 J.
  7. ^ a b Strabone, Geografia, V, 2,1.
  8. ^ Dove avrebbe soggiornato un mese a Cadice, secondo Strabone, III 1, 5.
  9. ^ Si veda, per il sistema posidoniano, la sempre utile panoramica di G. Coppola-G. Calogero-R. Almagià, Posidonio, in Enciclopedia Italiana, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana, 1935.
  10. ^ F 4-12 E.-K.
  11. ^ F 13 E.-K.
  12. ^ F 14-15 E.-K.
  13. ^ F 16-17 E.-K.
  14. ^ F 30-36, 39-41 E.-K.
  15. ^ F 37 E.-K.
  16. ^ F 38 E.-K.
  17. ^ F 20-23 E.-K.
  18. ^ F 25 E.-K.
  19. ^ F 26-27 E.-K.; forse ispirò l'omonima opera ciceroniana.
  20. ^ F 28 E.-K.
  21. ^ F 42-45 E.-K.
  22. ^ F 19 E.-K.
  23. ^ Strabone, I 3, 9.
  24. ^ F 74-105 J.
  25. ^ 83 frammenti di certa attribuzione in FGrHist 87.
  26. ^ Cfr. le considerazioni in Ateneo, VI, 273b.
  27. ^ D. Musti, Storia greca, Roma-Bari, Laterza, 1994, p. 869.
  28. ^ D. Fusaro, Posidonio di Apamea, in http://www.filosofico.net/posidonio.htm.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Edizioni dei frammenti[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Posidonius, 3 voll. in 4 tomi (vol.I: The Fragments; vol.II: The Commentary: Testimonia and Fragments 1-149 - Fragments 150-293; vol.III: The Translation of the Fragments), Edited by L. Edelstein and I. G. Kidd, Cambridge Classical Texts and Commentaries, Cambridge, Cambridge University Press, 1972-1999.
  • (DE) Posidonius, Die Fragmente (2 voll.), hrsg. von W. Theiler, Berlin, de Gruyter, 1982.
  • Posidonio di Apamea, Frammenti delle opere storiche, filosofiche, scientifiche, presentazione e trad. a cura di Mario Prosdocimi, Collezione Uomini, tempi, idee n.5, Bologna, Massimiliano Boni Editore, 1998.
  • Posidonio, Testimonianze e frammenti, a cura di Emmanuele Vimercati, Collana Il pensiero occidentale, Milano, Bompiani, 2004, ISBN 978-88-452-1211-6.
  • Posidonio, Frammenti etnografici, A cura di Miska Ruggeri, testo greco e latino a fronte, Milano, La Vita Felice, 2016, ISBN 978-88-779-9663-3.

Studi[modifica | modifica wikitesto]

  • E. Vernon Arnold, Roman Stoicism, Cambridge, University Press, 1911.
  • F. H. Sandbach, The Stoics, Bristol, Classical Press, 1989.
  • Posidonius, edited by L. Edelstein and I. G. Kidd, Cambridge, CUP, 1989, vol. II, pp. 989-1007 (bibliografia critica).
  • M. Ruggeri, Posidonio e i Celti, Firenze, Athenaeum, 2000.
  • M. Martin, Posidonio d'Apamea e i Celti: un viaggiatore greco in Gallia prima di Cesare, Roma, Aracne, 2011.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN24644250 · LCCN: (ENn80137852 · SBN: IT\ICCU\MILV\018250 · ISNI: (EN0000 0001 0408 4967 · GND: (DE118595946 · BNF: (FRcb12178849j (data) · BAV: ADV10082381