Posidonio

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Busto di Posidonio

Posidonio, detto "di Rodi" o "di Apamea" (in greco: Ποσειδώνιος, Poseidonios; Apamea, 135 a.C. circa – Roma, 50 a.C.), è stato un filosofo, geografo e storico greco antico.

Appartenente alla scuola stoica, fu considerato il più grande filosofo della sua epoca.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nato ad Apamea attorno al 135 a.C., probabilmente da una famiglia nobile, attorno al 117 a.C. si recò ad Atene, dove fu allievo della scuola stoica di Panezio, di cui fu allievo e diretto continuatore. Attorno al 95 a.C. si trasferì a Rodi, che all'epoca era un fiorente centro mercantile e culturale. Posidonio divenne cittadino di Rodi e ricoprì la carica di pritano (cioè uno dei membri del collegio che presiedeva la bulè). E sempre in questa città fondò la sua scuola, che fu frequentata anche da Cicerone e Pompeo Magno. Pochissimo si conosce sull'organizzazione di questa scuola.

Nell'87 a.C./86 a.C. guidò una delegazione di ambasciatori inviati a Roma, presso Gaio Mario, dai rodesi. E fu proprio nella capitale della Repubblica Romana che egli strinse rapporti coi circoli ellenistici al potere, dando impulso al legame tra le due città e i due mondi. Posidonio strinse anche un forte legame con Gneo Pompeo Magno, a cui dedicò una monografia storica.

Fece molti viaggi: Grecia, Spagna, Africa, Italia, Sicilia, Dalmazia, Gallia, Liguria,[1] Nord Africa e sulla costa orientale dell'Adriatico. In Spagna egli giunse fino alla costa atlantica, dove studiò le maree, che mise in connessione con l'orbita e i cicli lunari. In Gallia, invece, studiò i celti, di cui fece vivide descrizioni di usi e costumi. Parlò anche dei druidi. Anche se perdute, l'eco di queste descrizioni rivive in Tacito, che ne fece uso nella Germania.

Posidonio fu molto attento alle condizioni geografiche e di vita delle popolazioni da lui visitate e ai fenomeni e alla realtà da lui viste, traendo molto materiale per i suoi scritti. Morì, forse a Roma, attorno al 50 a.C.

L’erudito Posidonio guardava a un sapere enciclopedico e universale, da cui scaturirono tante opere filosofiche, scientifiche e storiche. Di tutta questa produzione, però, non abbiamo che titoli e pochi frammenti conservati negli scritti di autori successivi.

Le opere filosofiche, storiche e retoriche[modifica | modifica sorgente]

Come filosofo, Posidonio incentrò la sua riflessione soprattutto sulla liberazione dalle passioni e sul ruolo dei concetti di onesto e di utile nella condotta umana. Si occupò anche del ruolo della divina provvidenza nel regolare il mondo.
Posidonio compose un trattato Sul sublime, delle Esercitazioni retoriche e gli Argomenti di Demostene.
Oltre alla monografia storica su Pompeo Magno, la più importante opera storica di Posidonio è rappresentata dalle Storie dopo Polibio, in 52 libri, che narravano gli eventi dal 144 (data in cui si fermavano le Storie di Polibio) all'85 (vittoria di Silla su Mitridate). L'opera veniva poi proseguita nella monografia su Pompeo. Sebbene perduta, quest’opera è per noi rintracciabile (e i suoi contenuti ricostruibili) grazie all'ampio utilizzo che ne fecero Diodoro Siculo nella Biblioteca, Ateneo nei Sofisti a banchetto e Strabone nella sua Geografia.[1] La storiografia aveva per Posidonio un valore pragmatico e didascalico.

Di origine nobile, Posidonio sposò l'orientamento politico degli optimates romani, svalutando l'ascesa al potere degli equites e i loro eccessi. Posidonio esprime anche giudizi negativi e di condanna dello sfruttamento disumano degli schiavi (ci troviamo di fronte alla tipica filantropia stoica).

Nella sua opera inserì numerosi excursus etnografici e geografici sui popoli che via via entrarono a contatto con i romani, analizzando alcuni di questi alla luce della teoria secondo cui al progresso materiale corrisponde una decadenza dei costumi.

Le opere scientifiche[modifica | modifica sorgente]

Posidonio si occupò di astronomia e molte delle sue teorie confluirono nelle Naturales Quaestiones di Seneca e nei primi capitoli del III libro della Geografia di Strabone. Calcolò la lunghezza della circonferenza della Terra (come sappiamo da Cleomede), la grandezza della Luna, la sua distanza dalla Terra e la grandezza e la distanza del Sole. La circonferenza della Terra, stimata da Posidonio, era di circa 28000 km, inferiore a quella più vicina al reale (39700 km) ottenuta un secolo prima da Eratostene da Cirene; la "piccola misura" di Posidonio fu accettata da Cristoforo Colombo il quale fondava su questa la distanza che avrebbe dovuto percorrere per raggiungere le Indie. Fu, inoltre, il primo a misurare la profondità del mare, attaccando un sasso ad una cima.

Secondo quanto riferito da Cicerone, Posidonio aveva costruito un planetario che riproduceva il moto degli astri. Scrisse anche trattati di meteorologia e un'opera sulle maree. Su quest'ultima opera, che costituiva la più completa trattazione dell'argomento dell'antichità ed esponeva una teoria astronomica del fenomeno, si sono conservate le testimonianze di Plinio, Strabone e Prisciano Lidio.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Strabone, Geografia, V, 2,1.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Fonti primarie[modifica | modifica sorgente]

  • Posidonio, Testimonianze e frammenti, a cura di Emmanuele Vimercati, Milano, Bompiani, 2004
  • Posidonius. Ed. by Ludwig Edelstein and Ian G. Kidd. 3 volumi. Cambridge: CUP, 1972-1999.

Fonti secondarie e siti consultati[modifica | modifica sorgente]

  • F. H. Sandbach, The Stoics, 2nd ed.
  • E. Vernon Arnold, Roman Stoicism, Cambridge University Press, 1911
  • Luciano Canfora, Storia della letteratura greca, Roma-Bari Laterza, 1986 (1989, III ed.);
  • Miska Ruggeri, Posidonio e i Celti, Firenze, 2000.
  • Edwyn Bevan, Stoics and Skeptics, Kessinger Publishing, 2004.
  • [1] Biblio-net.com
  • [2] Itmatematica.net
  • Posidonius (dall'Encyclopedia Britannica, 1911)
  • Juergen Malitz, Posidonio da Grosse Gestalten der griechischen Antike. 58 historische Portraits von Homer bis Kleopatra. Hrsg. von Kai Brodersen. München: Verlag C.H. Beck.
  • Federico Pedrocchi, La storia della navigazione e la necessità di non toccare il fondo su Newton, settembre 2010, p. 53

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