Ero e Leandro

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Ero e Leandro, dipinto di William Etty

Ero e Leandro sono due figure protagoniste di una narrazione della mitologia greca.

Mito[modifica | modifica wikitesto]

La tragica vicenda è già narrata da Ovidio nelle Eroidi e vi accennano anche altri autori, ma deve la sua fortuna soprattutto a un poemetto in esametri di Museo Grammatico del V o VI secolo. Il giovane Leandro, che viveva ad Abido, amava Ero, sacerdotessa di Afrodite a Sesto, sulla costa opposta, e attraversava lo stretto ellespontino a nuoto ogni sera per incontrare la sua amata. Ero, per aiutarlo ad orientarsi, accendeva una lucerna. Una notte una tempesta spense la lucerna e Leandro, disorientato, morì tra i flutti. All'alba Ero vide il corpo senza vita dell'amato sulla spiaggia e, affranta dal dolore, si suicidò gettandosi da una torre.

Ripresa del mito[modifica | modifica wikitesto]

(ES) « [...]
Tello:
 ¿No te cansa y te amohína
tanto entrar, tanto partir?

Alonso:
 Pues yo ¿qué hago en venir,
Tello, de Olmedo a Medina?
 Leandro pasaba un mar
todas las noches, por ver
si le podía beber
para poderse templar;
[...] »

(IT) « [...]
Tello:
 Non ti stanca o reca noia
tanto andare e venire?

Alonso:
 Ma, cosa mai sarà, Tello,
il mio andare da Olmedo a Medina?
 Leandro attraversava un mare intero
ogni notte per vedere
se, bevendolo,
potesse trovar refrigerio [alle pene d'amore];
[...] »

(El caballero de Olmedo, Lope de Vega, vv. 29-36)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ XXVIII Canto del Purgatorio
  2. ^ El caballero de Olmedo — Segunda jornada su www.cervantesvirtual.com.
  3. ^ Ero e Leandro - Libretto
  4. ^ Schumann R., Lettera a Clara Wieck, 21/4/1838, in Herbert M. (a cura di), The Early Letters of Robert Schumann, London, George Bell & Sons, 1888.

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