Se riscontri problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui

Alcmane

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Un frammento papiraceo delle poesie di Alcmane

Alcmane (in greco antico: Ἀλκμάν, Alkmán; Sardi, 650 a.C. circa – ...) è stato un poeta greco antico.

Menadi danzanti, che portano un agnello o capretto sacrificale

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Alcmane sarebbe vissuto nella seconda metà del VII secolo a.C. e, secondo alcune tradizioni, era di Sardi[1] Visse, comunque, per lo più a Sparta dove, secondo la tradizione, era stato condotto come schiavo[2]ː più verosimilmente, egli era nativo di Sparta, e la leggenda nacque in virtù della credenza, che vigeva fra gli altri Greci, che Sparta non potesse generare poeti al suo interno (un simile aneddoto viene raccontato anche a proposito di Tirteo)[3]. Studiò, inoltre, alla scuola di Terpandro, di cui avrebbe proseguito la tradizione corale.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

La produzione poetica di Alcmane fu raccolta dai filologi alessandrini in sei libri[4]ː tuttavia, l'ordine dato ai componimenti è poco chiaro, ad eccezione dei primi due che contenevano i parteni. Della sua opera ci restano circa cento frammenti.

Il mondo poetico e concettuale di Alcmane[modifica | modifica wikitesto]

Fu considerato l'inventore della poesia melica e della lirica amorosa oltreché cantore di imenei, anche se celebri sono i suoi parteni, ossia una forma leggera di lirica corale che svaria nei temi dalla solenne proposizione di un mito a motivi scherzosi o umoristici, svolta in onore degli dèi (Artemide, Apollo, Zeus, Afrodite). I parteni (da παρθένος,"vergine") erano destinati all'esecuzione da parte di un coro di fanciulle durante rituali iniziatici, in cui si articolava il processo di educazione della gioventù spartana, in particolare per le ragazze.

Uno dei temi più ricorrenti nei frammenti di parteni è l'amoreː scopo di questo procedimento pedagogico era infatti educare le fanciulle al loro futuro ruolo di madri e di mogli nella società, e dunque era di fondamentale importanza trasmettere le consuetudini fondamendali che regolano la sfera dell'eros. A giudicare da alcuni lunghi frammenti che ci sono pervenuti (il principale è il Partenio I), sembra che le fanciulle, riunite in istituzioni affini ai tiasi di Lesbo, avessero rapporti omoerotici non solo con la maestra (come accadeva a Lesbo), ma anche fra di loro; esse erano infatti in una condizione di pari livello, in cui l'unico elemento gerarchico discriminante era la bellezza (sotto questo aspetto viene presentata Agesìcora, che per questo motivo viene scelta come corega).

Notevoli sono i frammenti nei quali si descrive la quiete di un paesaggio notturno in Laconia, o ancora il lamento del poeta per non essere un cerilo, vale a dire il maschio degli alcioni, il quale, una volta invecchiato, è trasportato dalle femmine sul mare.

Alcmane è il primo che sostituisca la grande strofe corale, composta da strofe, antistrofe ed epodo, all'impostazione più breve della lirica lesbica. Lo stile letterario, seppur definibile corale, è da considerare come un'anticipazione del genere suddettoː un piccolo esempio può essere rappresentato dalla presenza di una non definitiva voce dominante e, prendendo in analisi anche pochi versi dei suoi componimenti, suscita curiosità vedere un continuo cambiamento di soggetto (dal noi si passa all'io soggetto). La poesia corale è rivolta all'intera collettività, sicché l'uditorio a cui Alcmane si rivolgeva era costituito dalla comunità cittadina. Il poeta diventa il portavoce della vita associata, e la poesia veniva cantata durante cerimonie religiose di rilevanza sociale e politica.

Il dialetto di Alcmane è il dorico letterario, caratteristico della lirica corale, che presenta molti elementi comuni all'epos e alla lirica eolica. Frequenti sono gli elementi dialettali che completano l'impasto linguistico.

Alcuni frammenti[modifica | modifica wikitesto]

Opere ispirate ad Alcmane[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ AP, VII, 709.
  2. ^ Aristotele, fr. 611, 9 Rose.
  3. ^ Cfr. J. A. Davidson, Notes on Alcman, in From Archilochos to Pindar, London 1968, pp. 176 ss.
  4. ^ Cfr. P. Oxy 3209.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN238639815 · LCCN: (ENn85148658 · ISNI: (EN0000 0001 1862 2156 · GND: (DE118644467 · BNF: (FRcb12256863c (data)