Teognide

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Teognide (Θέογνις, Théognis; ... – ...) è stato un poeta greco antico.

Nacque probabilmente a Megara Nisea[1], nel Peloponneso, tra il VI secolo a.C. ed il V secolo a.C. da famiglia aristocratica.

Ebbe ogni bene confiscato e dovette fuggire dalla patria in seguito alla vittoria politica della fazione democratica. Si rifugiò quindi a Megara Iblea, colonia siciliana di Nisea, tornando poi nella terra natale ancora dilaniata dalle lotte interne.

Presso gli antichi godé fama di essere il migliore tra i poeti elegiaci, a tal punto che ogni produzione gnomica e sentenziosa di tal genere, qualora fosse di autore incerto, veniva attribuita a Teognide.

Di lui resta una silloge di poco meno di 1400 versi dedicata a Cirno, il giovane eromenos da lui amato, affinché volesse seguire gli insegnamenti della virtù aristocratica.

Visione della società[modifica | modifica sorgente]

A causa dello sviluppo di nuovi ceti, come quello dei marinai o dei commercianti, l'aristocrazia iniziava a perdere il suo potere e la sua credenza. Molti aristocratici vennero esiliati a causa di questa nuova classe dirigente, tra questi vi fu proprio Teognide, il quale scrive nel suo esilio tutto l'odio provato verso la nuova aristocrazia. La società, secondo Teognide, era divisa in due gruppi: Εσθλόί "estloi" (ΑγαΘόι "agatoi" - Buoni) e Δειλόι "deiloi" (Κακόι "kakoi" - Cattivi). I primi, che erano rappresentati dall'alta borghesia erano ritenuti come magnanimi, invece i secondi, rappresentanti del ceto emergente, erano ritenuti vili. Tra questi due gruppi non potevano esservi delle unioni, perché un Δειλόs non potrà mai diventare un Εσθλόs, ma gli Εσθλόί possono venir contagiati dai Δειλόι. I borghesi che avevano perso tutti i beni molto spesso organizzavano dei matrimoni combinati con persone dei nuovi ceti, per questo Teognide ci spiega la tattica del polipo o camaleonte: bisognava essere vicini con le parole ai "cattivi" ma senza mai entrarci in intimità.

La questione del secondo libro[modifica | modifica sorgente]

Riguardo a tale opera è sorta una disputa. Innanzitutto si osserva che la prima parte, più o meno corrispondente ai primi 1200 versi, sembrerebbe, come testimoniato da un passo (Il tuo nome sia suggello che garantisce i miei versi, in modo che non possa un altro appropriarsene), autentica. D'altro canto la seconda parte (gli ultimi 200 versi), nella quale non appare mai il nome del destinatario Cirno, potrebbe in realtà essere una raccolta di frammenti da altri autori elegiaci, quali Solone, Mimnermo e Tirteo.

Dall'altra si nota che la quasi totalità dei frammenti che tratta in modo esplicito - e talora anche audace - della relazione pederastica fra Cirno e il poeta è concentrata nella seconda parte. Ciò porta a pensare che in origine essa sia nata come semplice repositorio delle parti "sconvenienti", creato in epoca bizantina da un redattore cristiano. In essa si sarebbero poi intruse alcune citazioni di tema analogo, ma di altri autori.

Il primo libro tratta di etica e politica, il secondo di erotismo.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Platone (Leggi, 630a) invece lo diceva originario di Megara Iblea. È lo scoliaste al passo ad affermarne invece l'origine da Megara Nisea, conciliando l'affermazione platonica con un soggiorno del poeta nella colonia megarica. Questa tarda ipotesi, sebbene incerta, è quella ora maggiormente accolta.

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