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Ipponatte

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Ritratto immaginario di Ipponatte (da G. Rouillé, Promptuarii Iconum Insigniorum, Lugduni, apud Guilliermum Rovillium, 1553, vol. 1, p. 106.)

Ipponatte (in greco antico: Ἱππῶναξ, Hippônax; Efeso, 570 a.C. circa – Clazomene ?, dopo il 538 a.C.[1]) è stato un poeta greco antico.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Le testimonianze biografiche sono estremamente incerte sulla sua cronologia: Girolamo, secondo una tradizione eusebiana lo pone erroneamente nella prima metà del VII secolo a.C.[2]. Il Marmor Parium[3] e lo Pseudo-Plutarco del De musica[4] lo collocano, più plausibilmente, un secolo dopo. La cronologia più tarda è anche supportata dal fatto che di lui ci sono pervenuti un frammento in cui fa parodia di Mimnermo, e altri due in cui cita Gige[5] e Biante[6].
La leggenda su di lui narra che trascorse la vita in condizioni miserabili, ma, producendo in un simposio, si presume non fosse povero bensì agiato come tutti i poeti e trattasse i temi della miseria in quanto voce della collettività. Infatti si potrebbe affermare con una certa sicurezza che Ipponatte fosse di origini aristocratiche: lo confermerebbe il suo stesso nome, perché gli appellativi composti con "ippo" (“cavallo”) erano tipici dell'aristocrazia [7]. Fu inoltre coinvolto nelle lotte politiche che travagliavano in questo periodo le varie città greche; proprio per questo motivo fu esiliato dalla sua città ad opera dei tiranni Atenagora e Coma [8] e trovò riparo a Clazomene (presso Smirne), colonia ionica dell'Asia Minore e città prevalentemente commerciale, dove visse in condizioni meno agiate rispetto alla precedente condizione.
Si dice che il poeta fosse fortemente condizionato dall'aspetto fisico (era gobbo e aveva un volto orribile), che gli causò le beffe di due scultori fratelli originari di Chio, Atenide e Bupalo, colpevoli di avergli fatto un ritratto troppo realistico e quindi offensivo[9]; tuttavia Ipponatte si vendicò di loro scagliando giambi e invettive pubbliche così violenti e feroci da costringere gli avversari al suicidio per impiccagione. Con Bupalo[10] pare inoltre che il poeta fosse in rivalità per l'amore di Arete, una donna dai liberi costumi[11].

Il mondo poetico e concettuale di Ipponatte[modifica | modifica wikitesto]

Delle opere di Ipponatte (forse divise in 2 libri[12]) possediamo più di un centinaio di frammenti.
Il carattere scommatico o scoptico (ossia satirico e violentemente derisorio) della sua poesia ha, come in Archiloco, carattere personale, anche se, a differenza dell'altro, è più triviale e amaro; inoltre nelle sue opere il poeta si presenta spesso come miserabile, ma in realtà è più probabile il contrario: enfatizza la sua miseria e la sua rabbia perché un piglio aggressivo era convenzione del genere giambico, come anche tipica era l'invettiva contro gli dèi e in particolar modo contro Pluto, signore del denaro, perché si decidano a donargli un manto contro il freddo[13].

Il linguaggio di Ipponatte è ricco di colorite espressioni popolari, oltre a barbarismi soprattutto ripresi dalle lingue frigia e lidia. È un linguaggio virulento ed estroso, che rispecchia anche l'attitudine del poeta stesso e che sarà assunto come emblema dai poeti alessandrini di età ellenistica per parlare di quotidianità o temi maggiormente osceni. Anche in questo caso, comunque, l'elemento “popolare” e i contenuti volgari vanno ricondotti alle convenzioni del genere giambico, che comportava norme e ruoli ben determinati, fra cui quello del miserabile intirizzito e morto di fame: un salutare correttivo alla vecchia immagine del poeta autobiograficamente pitocco che d'altra parte, analogamente ad Archiloco, non va allargata al riconoscimento dell'“io” mimetico-drammatico (per cui il poeta assume la “maschera” di miserabile) fino a ridurre a invenzioni completamente fittizie le figurazioni e le vicende che affiorano nei frammenti, in particolare la contesa con lo scultore Bupalo e il fratello Atenide (contesa che Callimaco definirà come Boupaleios mache: “battaglia contro Bupalo”).
In molti frammenti si riscontra come Ipponatte si riveli un artista della narrativa oscena, ben più portato dello stesso Archiloco all'oscenità spregiudicata.
Tema , infine, molto presente di tutta la lirica greca arcaica, anche in Ipponatte ritroviamo il riuso del formulario epico, benché in questo poeta sia meno riscontrabile che in Archiloco[14]. Non stupisce per i motivi sopraccitati se questo poeta, che aveva al suo arco tanto le frecce della finzione plebeo-satirica quanto quelle del lusus letterario, fosse considerato dagli antichi anche l'inventore del genere della parodia letteraria.

Fondamentale fu infine l'innovazione di Ipponatte nella riforma metrica, poiché egli fu il primo a modificare il trimetro giambico in coliambo o scazonte, cioè un trimetro zoppo che conferisce un'aritmia asimmetrica ben adatta alla satira. Secondo Aristarco di Samotracia, infatti, il terzo dei giambografi, dopo Archiloco e Semonide, è il primo poeta che utilizza il metro "scazonte", detto anche giambo zoppo: la differenza dal trimetro giambico sta nel fatto che nell'ultima sillaba invece di trovare un giambo troviamo uno spondeo.

Alcuni frammenti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il floruit dato da Plinio, NH, XXXVI 5, 11-13 permette di congetturare le date biografiche.
  2. ^ Eusebio, Chronicon, 93e ed. Helm.
  3. ^ Ep. 42 = Test. 1 Degani.
  4. ^ 20, 1140f-41b.
  5. ^ Fr. 42 Degani.
  6. ^ Fr. 79 Degani.
  7. ^ Ipponatte significa infatti “Signore di cavalli”
  8. ^ Suda, ι 588: Ἱππώναξ, Πύθεω καὶ μητρὸς Πρωτίδος, Ἐφέσιος, ἰαμβογράφος. ᾤκησε δὲ Κλαζομενὰς ὑπὸ τῶν τυράννων Ἀθηναγόρα καὶ Κωμᾶ ἐξελαθείς. γράφει δὲ πρὸς Βούπαλον καὶ Ἄθηνιν ἀγαλματοποιούς, ὅτι αὐτοῦ εἰκόνας πρὸς ὕβριν εἰργάσαντο.
  9. ^ Plinio, NH, XXXVI 5, 11-13.
  10. ^ Contro Bupalo sono i frr. 12, 95, 120, 121 Degani.
  11. ^ Frr. 13-17 Degani.
  12. ^ B.M.W. Knox, Ipponatte, in Letteratura Greca della Cambridge University, Milano, Mondadori, 2007, vol. 1, pp. 280-281.
  13. ^ Frr. 32, 33, 38 Degani
  14. ^ Fr. 128 Degani

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Edizioni[modifica | modifica wikitesto]

  • E. Degani, Hipponax. Testimonia et fragmenta, Leipzig, Teubner, 1983.

Studi[modifica | modifica wikitesto]

  • E. Degani, Studi su Ipponatte, Bari, Dedalo, 1984.
  • B.M.W. Knox, Ipponatte, in Letteratura Greca della Cambridge University, Milano, Mondadori, 2007, vol. 1, pp. 280-291.

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