Ecateo di Mileto

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Ecateo di Mileto (in greco antico: Ἑκαταῖος Μιλήσιος, Hekatâios Milésios; Mileto, 550 a.C.476 a.C.) è stato un geografo e storico greco antico, uno dei primi autori di scritti di storia e geografia in prosa del mondo greco.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di Egesandro, aristocratico, Ecateo si vantava, secondo quanto racconta Erodoto[1], di avere avuto, nella propria genealogia, un dio per antenato della sedicesima generazione: i sacerdoti egiziani del dio Amon gli mostrarono nel tempio ben 345 statue di sacerdoti della stessa stirpe e il più antico di essi era ancora un uomo. Il senso dell'episodio sembra essere che egli cominciasse a considerare razionalmente i miti e a basarsi sui fatti per valutare le tradizioni.
Sempre Erodoto[2] racconta che al tempo della rivolta delle città ioniche contro i persiani (500 a.C.494 a.C.) Ecateo consigliò di costruire una flotta utilizzando il tesoro del tempio dei Branchidi per poter combattere con successo e fu poi tra gli ambasciatori che trattarono la pace col satrapo Artaferne; anche questo episodio mostrerebbe la sua spregiudicatezza e la sua noncuranza per ciò che allora era considerato sacro e inviolabile.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Il mondo disegnato da Ecateo.

Le Genealogie (Γενεαλογίαι) erano un'opera in 4 libri di natura storica, con un'esposizione di avvenimenti mitici ordinati cronologicamente per generazioni – una generazione corrispondeva, come in Erodoto a circa quarant'anni. Probabilmente Ecateo considerava il periodo dai Deucalionidi, i discendenti di Prometeo, a Eracle. Restano una trentina di frammenti[3] dai quali non si può ricavare carattere e distribuzione della materia trattata, anche se sono considerate un tentativo di razionalizzare gli elementi mitici della storia primitiva della Grecia.
Ecateo esordisce nelle Genealogie con la perifrasi "os emoi dokei":

« Ecateo di Mileto racconta questo: io scrivo ciò che mi pare sia vero: perché i discorsi degli Elleni sono, come mi appaiono, molti e ridicoli. »
(FGrHist 1, F 1 J.)

. Questa fu una delle prime individualizzazioni dell'autore nella storia della letteratura, mentre in precedenza (basti pensare ai poemi omerici) lo scrittore non compare nell'opera, anzi essa è raccontata dalla musa per mezzo del poeta, non è frutto della fantasia o dell'abilità del poeta stesso.


Considerando leggende molte tradizioni della sua terra, Ecateo cerca di comprendere i miti, razionalizzandoli: così, per esempio, spiega la leggenda di Eracle che, nel capo Tenaro, scende nell'Ade per portare il cane infernale Cerbero a Euristeo, verificando che in quel luogo non c'è nessuna strada sotterranea e nessun ingresso all'Ade; dunque, secondo lui, Eracle ha semplicemente catturato in quel luogo un comune serpente chiamato, per la sua velenosità, "cane dell'Ade"[4]. In questo modo, il mito viene adattato ai tempi, perché Ecateo non interpreta e mantiene reali Eracle e l'Ade, che sono i fondamenti della leggenda. È il limite di ogni razionalizzazione: in realtà le mitologie vanno spiegate storicizzandole, cioè comprendendo come e perché siano sorte, altrimenti vengono soltanto modificate, creandone altre, come infatti la storia insegna. Ancora, è il caso del mito argivo di Danao:

« Egitto stesso non andò ad Argo, né i suoi figli sarebbero stati, come poetò Esiodo, cinquanta, ma, secondo me, nemmeno venti. »
(FGrHist 1, F 19 J.)

.

Ma Ecateo non poteva “storicizzare”, proprio a causa dell'inesistenza, ai suoi tempi, di una storiografia e, perciò, di una metodologia storiografica e tuttavia, per il suo sforzo di mettere in discussione le narrazioni del passato, per la ricerca della verosimiglianza dei fatti e il rifiuto dell'autorità, merita il nome di padre della storiografia greca.
Restano, inoltre, frammenti[5] anche del Giro della Terra (Περίοδος γῆς), opera di natura geografico-periegetica, pubblicata alla fine del VI secolo, in due libri riguardanti l'Europa e l'Asia, una descrizione di luoghi visitati, con indicazione delle distanze e osservazioni etnografiche: in più, secondo Erodoto, disegnò una carta geografica che rappresentava la Terra come un disco rotondo circondato dall'Oceano, concezione, del resto, a lui anteriore[6].
Ecateo scriveva in prosa, utilizzando il dialetto ionico puro (akratos ‘Ias) con uno stile semplice e chiaro[7] che sembra abbia influenzato Erodoto.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Storie, II, 143.
  2. ^ Storie, V, 36.
  3. ^ FGrHist 1, F 1-35 J.
  4. ^ FGrHist 1, F 27 J.
  5. ^ 333, quasi tutti toponimi citati da Stefano di Bisanzio.
  6. ^ IV 36: "Mi viene da ridere a vedere molti che ormai scrivono la mappa della Terra e nessuno con un po' di sale in zucca che la spieghi e alcuni disegnano l'Oceano che scorre intorno al mondo, che è circolare come un tornio, mentre fanno uguali Asia ed Europa".
  7. ^ T 19 J.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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