Arriano

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Disambiguazione – Se stai cercando l'omonimo poeta greco, vedi Arriano (poeta).
Lucio Flavio Arriano
Console imperiale romano
Ritratto identificato con Arriano
Nome originaleLucius Flavius Arrianus
Nascita95
Nicomedia
Morte175
Atene
GensFlavia (per concessione di cittadinanza)
Consolato130

Lucio Flavio Arriano (in greco antico: Ἀρριανός?, Arrianós; latino: Lucius Flavius Arrianus; Nicomedia, 95 circa – Atene, 175 circa) è stato uno storico, politico e generale romano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Arriano, di etnia greca, nacque nella città costiera di Nicomedia (oggi Izmit), la capitale della provincia romana di Bitinia, a nord-ovest della Turchia, a sessanta miglia da Bisanzio.[1] Fu cittadino romano e in quanto tale poté fregiarsi dei tria nomina latini Lucio Flavio Arriano (Lucius Flavius Arrianus). Studiò filosofia a Nicopoli in Epiro, sotto la guida dello stoico Epitteto, del quale trascrisse gli insegnamenti nel Manuale e nelle Diatribe.[2]

In quel periodo, entrò nel servizio imperiale, e servì nel consilium di Gaio Avidio Nigrino, governatore di Acaia e divenne amico intimo del futuro imperatore Adriano, intorno agli anni 111-114. Molto poco si sa della sua successiva carriera, anche se è probabile che operasse in Gallia e sul Danubio, ed è possibile che fosse presente in Betica e Partia fino all'assunzione della carica di console nel 129 o 130.[3]

Nel 131 fu nominato governatore della provincia di Cappadocia e comandante delle legioni romane sulla frontiera con l'Armenia. Quando, nel 135, fu minacciata da una invasione di Alani, Arriano li respinse con successo[4] e più tardi scrisse un trattato militare intitolato Ἔκταξις κατὰ Ἀλανῶν (Èktaxis katà Alanṑn),[5] oltre ad una Tattica (Τέχνη Τακτική, tèchnē Taktikḕ), in cui descrisse come avrebbe organizzato le legioni e truppe ausiliarie a sua disposizione, tra cui le legioni XII Fulminata e XV Apollinaris. Risale a questo periodo anche un breve resoconto di un giro d'ispezione della costa del Mar Nero nella tradizionale forma del periplo, indirizzato all'imperatore Adriano, il Periplus Ponti Euxini.

Arriano lasciò la Cappadocia poco prima della morte del suo mecenate Adriano, nel 138, e non ci sono testimonianze di eventuali ulteriori incarichi pubblici fino al 145/6, quando fu eletto arconte onorario a Atene. Qui si dedicò alla storia, a scrivere la sua opera più importante, e, a completamento, gli Ἰνδικά (Indikà), un resoconto del viaggio della flotta di Alessandro dall'India al Golfo Persico sotto il comando di Nearco. Scrisse anche una storia politica del mondo greco dopo Alessandro, la maggior parte della quale è perduta.

Morì durante gli ultimi anni dell'impero di Marco Aurelio.[6]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Alexandri anabasis, 1575. Dalla Biblioteca europea di informazione e cultura

Le opere di Arriano, tra quelle pervenute delle numerose che scrisse, spaziano dalla geografia all'arte militare alla storiografia, aspetti nei quali il bitinio fu sempre molto competente e che condivise con Senofonte, tanto da soprannominarsi "nuovo Senofonte".

Tra le opere di tema geopolitico sono il Periplus Ponti Euxini (Περίπλους Εὐξείνου πόντου), resoconto di un viaggio di servizio nell'Est del Ponto eusino, con due parti che completano l'itinerario del Mar Nero,[7] e gli Indikà (Ἰνδικὴ συγγραφή): opera storico-geografica sull'India, per la quale si servì dei contributi di Nearco (ammiraglio di Alessandro) e di Megastene, scritta in dialetto ionico che vorrebbe riprodurre quello di Erodoto.[8]

Più propriamente storiografiche sono due opere dedicate al periodo di Alessandro e dei Diadochi.[9]

La prima, Anabasi di Alessandro (Ἀνάβασις Ἀλεξάνδρου), è un'opera sulle vicende di Alessandro Magno. Cominciata ad Atene, risente dell'influenza di Senofonte, e per il titolo Anabasi e per la divisione in 7 libri. Fonti dell'opera, alla cui attendibilità egli tiene molto, sono i resoconti di Tolomeo I e Aristobulo. Arriano propone anche una netta distinzione, nella scelta degli argomenti, tra la tradizione più seria (di cui egli si serve) e la cosiddetta vulgata, a carattere più fantasioso e aneddotico (iniziata da Clitarco e ripresa poi da Diodoro Siculo).

Come completamento, erano gli Eventi dopo Alessandro (τὰ μετὰ Ἀλέξανδρον), 10 libri sui diadochi, più precisamente sul periodo 323-321, forse incompiuti, di cui ci restano un riassunto in Fozio ed un frammento papiraceo.[10]

Di tipo senofonteo e legate agli interessi militari di Arriano sono il Cinegetico, un trattato sulla caccia, la Tattica (Τέχνη τακτική), trattato di arte militare molto simile alle opere di Eliano Tattico e di Asclepiodoto, e lo Schieramento contro gli Alani ( Ἔκταξις κατὰ Ἀλανῶν), trattato sullo scontro tra un esercito romano comandato da Arriano stesso e un esercito di Alani.

Ad Arriano si deve, infine, anche la trascrizione delle lezioni del maestro Epitteto, che raccolse nelle Diatribe (Διατριβαὶ Ἐπικτήτου), di cui rimangono quattro libri, e nel Manuale (᾿Εγχειρίδιον Ἐπικτήτου). Tali opere, dichiaratamente presentate come trascrizioni "stenografiche", vanno comunemente sotto il nome di Epitteto stesso.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ A. Oliva, Introduzione, in Arriano, L'India Milano, BUR, 2000, p. 21.
  2. ^ A. Oliva, Introduzione, in Arriano, L'India Milano, BUR, 2000, pp. 21-22.
  3. ^ Cfr. A. Tovar, Un nuevo epigrama griego de Cordoba: Arriano de Nicomedia, proconsul de Betica?, in Estudio sobre la obra de Americo Castro, Madrid 1971, pp. 403-412.
  4. ^ Cassio Dione, LXIX, 15.
  5. ^ Ne resta un ampio frammento nel Cod. Laur. 55, 4.
  6. ^ A. Oliva, Introduzione, in Arriano, L'India Milano, BUR, 2000, pp. 23-24.
  7. ^ Cfr. l'edizione a cura di G. Marenghi, Napoli 1958.
  8. ^ Cfr. D. Ambaglio, L'Indiké di Arriano, in Arriano, L'India, Milano, BUR, 2000, pp. 5-19.
  9. ^ Sulle quali cfr. il recente studio di Sante Biello, Alessandro Magno tra Polis e Mondo in Arriano, Toronto, lulu.com, 2014.
  10. ^ FGrHist 156.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Arriano, Alexandri anabasis, [Genève], excudebat Henr. Stephanus, 1575.
  • Arrien, Le Voyage d'Alexandre le Grand en Inde, traduction et commentaires de Pascal Charvet et Fabrizia Baldissera, NiL Editions, Paris, 2002, 272 pages, ISBN 978-2841112418

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