Callistene

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Alessandro Magno ritratto come il dio Elio

Callistene (in greco antico: Καλλισθένης?, Kallisthénēs; Olinto, 370 a.C.327 a.C.) è stato uno storico greco antico.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nipote di quel Prosseno di Atarneo che era stato il tutore di Aristotele dopo la morte dei suoi genitori e ne aveva sposato la sorella Arimneste[1], nel 336 a.C. seguì Alessandro Magno nella sua spedizione contro l'Impero persiano, come storico e segretario del sovrano macedone, posizione raggiunta grazie anche all'influenza di Aristotele stesso.
Rifiutatosi di prostrarsi davanti al sovrano (come prevedeva l'usanza persiana della proskýnesis adottata dal re macedone), nel 327 a.C. divenne l'ispiratore morale dell'opposizione macedone alla politica cosmopolita di Alessandro. Intanto, veniva sventata la Congiura dei paggi, che mirava a eliminare Alessandro e che coinvolse proprio Callistene[2].
Accusato da alcuni dei congiurati, Callistene sarebbe morto, secondo la versione ufficiale, in carcere per ftiriasi[3], mentre altre versioni non filomacedoni ritengono di sapere che fu torturato ed impiccato nello stesso 327 a.C.[4]: questa morte per coerenza ispirò l'amico filosofo Teofrasto, successore di Aristotele alla scuola peripatetica, che avrebbe scritto un trattato, Callistene, o sul dolore, perduto.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Le fonti attribuiscono a Callistene numerose opere, di cui, tuttavia, non restano che frammenti[5].

Opere minori[modifica | modifica wikitesto]

Al periodo precedente il 336 risalgono opere che si situano nel solco degli interessi del Peripato. Con lo zio, scrisse i Pitionici, una lista dei vincitori nei Giochi Pitici di Delfi, per poi comporre un Encomio di Ermia[6], un elogio del re della città asiatica di Atarneo per cui anche Aristotele, che aveva sposato una parente di Ermia, aveva composto un encomio in versi.

Tipicamente peripatetica era la Descrizione della terra, di cui restano quattro frammenti, conservati dallo scoliaste di Apollonio Rodio. Il primo[7] allude alla sosta degli Argonauti a Cizico e riferisce che gli abitanti li attaccarono in un'imboscata notturna. Nel secondo frammento[8] Callistene nomina la selva di Thynia (in Bitinia) e la regione omonima, che i Barbari chiamavano Thynias e dove gli Argonauti sbarcarono e incontrarono Apollo. Un terzo frammento[9] menziona il fiume Partenio, in Paflagonia, e spiega il suo nome - il "Virginale" - era dovuto ad Artemide che venne lì a fare il bagno; secondo altri per via del suo andamento tranquillo. Nel quarto frammento[10], infine, si racconta del mito di Borea e Orizia.

Gli Apoftegmi, infine, erano una raccolta di massime celebri di tipo retorico, forse ispirata alla Retorica aristotelica.

Elleniche[modifica | modifica wikitesto]

Come storico, Callistene deve aver esordito con le Elleniche[11], una storia in 10 libri che andava dal 387 a.C. al 357 a.C. terminando all'inizio del regno di Filippo II. L’economia del lavoro ci è sconosciuta, anche se dai frammenti possiamo intuire alcune divisioniː ad esempio, la parte introduttiva contenuta nel libro I era relativa alla battaglia di Eurimedonte, sicché il riassunto dei rapporti tra Grecia e Persia probabilmente servì da commento al trattato di Antalcida. Il libro II raccontava il tentativo fallito di Sfodria contro il Pireo nel 378[12]. Leggiamo dal libro Ill la storia della battaglia di Tegira vinta da Pelopida sugli Spartani nel 375[13]. Il libro IV conteneva la campagna di Farnabazo contro l'Egitto ribelle (373), racconto in cui lo storico propose la sua spiegazione delle piene del Nilo[14].

Gli storici hanno sostenuto che Callistene scrisse con un forte pregiudizio a favore di Tebe, ma non vi sono prove sufficienti di tale pregiudizioː infatti i frammenti suggeriscono semplicemente una forte ammirazione personale per Pelopida e il suo Battaglione Sacro e, certamente, un notevole interesse per l'egemonia tebana, con digressioni su mitologia, geografia ed etnografia. Inoltre, a complemento dell'opera precedente, Sulla guerra sacra, una monografia[15]. Le Elleniche, tuttavia - nonostante i frammenti non permettano di distinguerle da altre opere coeve -, e la monografia sulla guerra sacra sono sicuramente opere prettamente storiografiche, preoccupate di descrivere gli eventi all'interno di un periodo ristrettoː anzi, conservano solo rare allusioni a questi conflitti tra città, come la guerra degli Arcadi contro Elide e Sparta nel 364[16] e lo scontro tra Sparta e Tebe per l'egemonia[17], segnata dalla battaglia di Leuttra[18] e la campagna di Mantinea[19]. Pare, inoltre, che Callistene si allontanasse dalla dottrina aristotelica dando grande importanza ai presagi e oracoli, elencò i presagi che avevano preceduto qualche grande eventoː ad esempio, prima del disastro di Elice e Bura[20], riporta l'aspetto di una colonna di fuoco e il fatto eccezionale del terremoto a Delo. Non menzionava, ancora, meno di otto prodigi che annunciarono la battaglia di Leuttra, la vittoria di Tebe e la sconfitta di Sparta. Nel citare, infine, l'oracolo di Apollo a Tegira citò altri oracoli di Apollo: quelli di Tebe, di Lebadeia, di Abai e Delfi. Riferì che Bardyllis aveva vinto in Illiria seguendo un sogno. Questo spirito religioso, attento ai segni soprannaturali, avrebbe trovato sbocco nell'opera maggiore.

Gesta di Alessandro[modifica | modifica wikitesto]

Il capolavoro di Callistene erano, tuttavia, le incompiute Gesta di Alessandro[21], un'opera propagandistica voluta da Alessandro, che giungeva fino alla battaglia di Arbela (331 a.C.). L'opera fece dello storico di Olinto uno dei più importanti storici di Alessandro Magno.

Callistene pubblicava l'opera man mano che la componeva, immediatamente dopo le vittorie di Alessandro, che narrava con stile vivo e con toni apologetico-propagandistici, presentando il giovane macedone come il condottiero scelto dalla Lega panellenica per abbattere la ùbris (ὕβρις) persiana e vendicare l'invasione che due secoli prima il Grande Re Serse aveva compiuto ai danni della Grecia[22]. L'opera rimase incompiuta per la morte dell'autoreː l'ultimo evento menzionato nei frammenti è la battaglia di Arbela[23]. Alessandro vi appariva come la figura di un eroe omericoː come Patroclo, come Achille, affrontava i combattimenti con un equipaggiamento sontuoso e con gesta epiche, come appare dalle descrizioni delle sua battaglie, che facevano emergere, con scopo propagandistico, i meriti del signore della guerra macedone. Abbiamo, di Callistene, due storie di battaglia: quella della battaglia di Isso, nota da un esame critico di Polibio, incompleto perché Polibio ne tratta solo alcuni aspetti; e quella della battaglia di Gaugamela, trasmessa da Plutarco, che è altrettanto frammentaria[24]. Ancora, la suprema consacrazione del Macedone doveva venire dal racconto della visita all'oracolo di Ammone. Per fortuna Strabone[25] ha proprio conservato - sia pure in forma abbreviata - il racconto di Callistene, che sicuramente fu composto non senza l'approvazione di Alessandroː

«Alessandro desiderava moltissimo la salita verso l'oracolo, poiché aveva imparato che già Perseo ed Eracle vi erano andati. Partito da Paretonion, nonostante i venti meridionali, tenne duro; perduto nella polvere, fu salvato dall'arrivo delle piogge e da due corvi che guidarono il suo cammino. [...] Il sommo sacerdote lasciava entrare soltanto il re nel tempio con l'abito ordinario, gli altri si cambiarono i vestiti e tutti ascoltarono al di fuori il responso dell'oracolo, ad eccezione di Alessandro, che era dentro; le risposte non sono state restituite oralmente come a Delfi e tra i Branchidi, ma in gran parte da gesti e segni, come in Omero: "Disse, e il Cronide diede un suo segno con le nere sopracciglia", con l'indovino nel ruolo di Zeus. L'uomo, però, aveva espressamente detto al re che lui era il figlio di Zeus. [..] Mentre Apollo aveva abbandonato l'oracolo dei Branchidi poiché il suo santuario era stato saccheggiato dai Branchidi, che all'epoca si erano schierati dalla parte dei Persiani di Serse, e che, invece, la fontana aveva cessato di zampillare, riprese poi, e deputati da Mileto portarono molti oracoli a Menfi relativi alla filiazione di Alessandro da Zeus, alla futura vittoria di Arbela, alla morte di Dario e alla rivolta di Sparta. Anche la Sibilla Eritrea proclamò la sua nobile origine.»

Sembra, ancora, a testimonianza del gusto per l'epico e l'esotico di Callistene, che un breve passaggio della Storia delle piante[26] teofrastea potrebbe benissimo derivare dalla sua storia di Alessandro: Teofrasto descrive una pianta, che chiama rhoa, il cui frutto, normalmente acido, diventa dolce quando viene coltivato in Egitto; e aggiunge che «in Cilicia, sulle rive del Pinaros, dove fu combattuta la battaglia contro Dario, questo frutto è senza nocciolo». Questa collocazione ben precisa accompagnata dall'evocazione storica in effetti fa venire in mente Callistene.

Poiché Callistene era uno degli editori - insieme allo zio Aristotele - che prepararono una speciale edizione omerica per Alessandro[27] - la cosiddetta "Edizione della cassetta" - dai frammenti risulta spesso che tenesse presente l'appassionato interesse del re per Omero; e sembra che il legame tra la mitologia e la storia avesse un ruolo importante nel suo commento sul significato delle gesta di Alessandro. L'opera, di fatto, si situa all'inizio della leggenda sul sovrano, venendo a creare nel tempo il corpus letterario-mitologico conosciuto come romanzo di Alessandro (le versioni più antiche in greco vengono attribuite convenzionalmente ad un anonimo Pseudo-Callistene) che ebbe molta fortuna in epoca medioevale nella traduzione latina del X secolo di Leone Arciprete, e nella successiva versione in francese realizzata nel XII secolo, attribuita ad Alexandre de Bernay.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Arriano, Anabasi, IV 10, 1.
  2. ^ Plutarco, Alessandro, 52-55.
  3. ^ Arriano, Anabasi, IV 14, 3; Plutarco, Alessandro, 55, 9.
  4. ^ RE, X/2, coll. 1684-85.
  5. ^ In FGrHist 124.
  6. ^ Ne restano due frammenti (FF 1-2 Jacboy).
  7. ^ F 6.
  8. ^ F 7.
  9. ^ F 40.
  10. ^ F 39.
  11. ^ Ne restano sei frammenti.
  12. ^ F 9.
  13. ^ F 11.
  14. ^ F 12.
  15. ^ Strabone, XVII 1, 43.
  16. ^ F 13.
  17. ^ A tal proposito, sembra che per primo scrisse un riassunto di storia messenica per illustrare meglio l'azione di Epaminondaː cfr. FF 23-24.
  18. ^ F 22.
  19. ^ F 26.
  20. ^ FF 19-21.
  21. ^ FGrHist 124, F 14, 28-38.
  22. ^ FGrHist 124, F 14.
  23. ^ FF 36-37.
  24. ^ Polibio, XII, 17-22; Plutarco, Alessandro, 32-33.
  25. ^ F 14.
  26. ^ II 2, 7.
  27. ^ Strabone, XIII 1, 27 = T 10 Jacoby.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Paul Péedech, Historiens compagnons d'Alexandre. Callisthène - Onésicrite - Néarque - Ptolémée - Aristobule, Paris, Les Belles Lettres, 1984, pp. 15-70.

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