Erodoro di Eraclea

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Eracle e Cerbero, vaso nero di Andocide, grosso modo contemporaneo di Erodoro

Erodoro di Eraclea (in greco antico: ‛Ηρόδωρος, Heròdoros; in latino: Herodorus; Eraclea Pontica, 490 a.C. circa – ...) è stato uno storico greco antico.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

I dati biografici di Erodoro sono praticamente nulli. Di lui è noto solo che fosse di Eraclea, nel Ponto[1] ed è citato da Aristotele come padre del filosofo e matematico megarico Brisone, fiorito a metà del V secolo a.C.[2].
Questo riferimento a Brisone permette di collocare Erodoro almeno all'inizio del secolo, di etnia ionica (Eraclea era stata, infatti, fondata dai Megaresi), situandolo, dunque, nel "rinascimento ionico' a ridosso della prima guerra persiana, in contemporanea con il più anziano Ecateo, con cui condivise le esperienze logografiche e l'attenzione al mito.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Delle opere di Erodoro ci sono pervenuti 63 frammenti[3], molti dei quali non testuali, confluiti soprattutto nelle raccolte di scolii.
L'opera più importante e più citata era senza dubbio il Discorso su Eracle, in almeno 17 libri[4], in cui Eracle era di fatto simbolo della pratica della filosofia, visto che Erodoro vedeva la clava come emblema della forza e la leontea come simbolo di saggezza, che, combinate, riescono a sconfiggere i cattivi desideri[5].
Di ampio respiro, anche se non ne conosciamo l'estensione, dovevano essere le Argonautiche, di cui restano 6 frammenti certi negli scolii ad Apollonio Rodio[6]. In questo lavoro, Erodoro evidenziava una notevole attenzione a ripercorrere organicamente tutta la saga argonautica.
Opere minori, di cui è noto ben poco, erano la Pelopea, di cui non abbiamo che un solo frammento certo[7], citato da uno scolio a Pindaro, a proposito di Oreste[8] e la Storia di Orfeo e Museo, di cui resta un solo frammento.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ T 1-2 J.
  2. ^ Historia Animalium, VI 5, 563a7.
  3. ^ In FGrHist 31.
  4. ^ Cifra ricavata da Ateneo, IX 411a.
  5. ^ F 14 J. Cfr. I. Ramelli-G. A. Lucchetta, Allegoria. 1. L'età classica, Milano, Vita e Pensiero, 2004, p. 73, n. 82.
  6. ^ Altri 29, senza titolo, vengono quasi certamente da quest'opera, visto il tema argonautico: F 13-37, 41, 60, 62-63 J.
  7. ^ F 11 J.
  8. ^ Altri 2 frammenti di argomento consimile (56-57 J.), citati a proposito di Niobe e di Atreo, sono rispettivamente in Apollodoro, III 45 e Ateneo, VI 231c.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • F. Jacoby, Kommentar a FGrHist 31, vol. I, 1912, pp. 502 ss.
  • S. M. Trzaskoma-R. Scott Smith-S. Brune, Anthology of Classical Myth, Indianapolis, Hackett, 2004, pp. 121–122.
  • G. Hawes, Rationalizing Myth in Antiquity, Oxford, OUP, 2014, pp. 11–13.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN47152910 · ISNI (EN0000 0000 1404 6983 · GND (DE102395411 · CERL cnp00284818 · WorldCat Identities (EN47152910