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Eliodoro di Emesa

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Eliodoro di Emesa (in greco antico: Ἡλιόδωρος, Hēliódōros; Emesa, III secolo d.C. – ...) è stato uno scrittore greco antico del III o IV secolo d.C., principalmente conosciuto come l'autore di un romanzo in dieci libri, le Etiopiche (noto anche col titolo Teagene e Cariclea).

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Sulla sua vita si hanno poche ed incerte notizie.

Si sa solamente che proveniva dalla città siriana di Emesa (l'odierna Homs), da una famiglia di sacerdoti del dio Sole, che proprio ad Emesa aveva il suo principale centro di culto, anche perché il nome Ἡλιόδωρος in greco significa dono del sole ed egli stesso, alla fine del romanzo[1], scriveː

« Così termina la storia etiopica di Teagene e Cariclea, scritta da Eliodoro, figlio di Teodosio, fenicio di Emesa, della stirpe di Elios. »

(trad. A. D'Andria)

Considerato di tendenze neopitagoriche, si pensa che potesse essersi convertito al Cristianesimo in età avanzataː infatti Socrate Scolastico[2] parla di un certo Eliodoro vescovo di Tricca, in Tessaglia, anche come autore di libri d'amore che avrebbe scritto in gioventù che, quando dovette scegliere fra il disconoscerla o il rassegnare le dimissioni dall'episcopato, preferì dimettersi da quest'ultimo in favore del romanzo.

Etiopiche[modifica | modifica wikitesto]

L'opera narra gli amori della figlia del re d'Etiopia Cariclea e del greco Teagene attraverso varie disavventure e narrazioni eccentriche, ed è stata sempre considerata come uno dei migliori romanzi alessandrini a noi pervenuti. Il bellissimo Teagene, discendente di Achille, si innamora a prima vista, ricambiato, durante una festa a Delfi, di Cariclea, figlia dei sovrani di Etiopia, abbandonata dalla madre subito dopo la nascita perché di carnagione bianca e cresciuta dal sacerdote Caricle. A Delfi i due vengono protetti da Calasiris, sacerdote di Iside, che per ammonimento divino li porta in Egitto, dove vengono separati; morto Calasiris, scoppia la guerra tra egiziani e etiopi e i due ragazzi vengono presi prigionieri e portati davanti ad Idaspe, re di Etiopia. Qui, mentre stanno per essere sacrificati agli dei, avviene il riconoscimento e Teagene e Cariclea possono essere uniti in matrimonio.

La linearità della trama principale è rotta da lunghe analessi e digressioni notevoli, che diedero al romanzo grande successo nel Medioevo bizantino e nel Rinascimento, tanto che l'opera fu tradotta in molte lingue moderne ed esercitò il suo influsso su Tasso, Cervantes e sulla letteratura francese del seicento.

Lo stile risulta piacevole e fluido al lettore antico, come scrive il Patriarca di Costantinopoli Fozio nel IX secolo:

« Le Etiopiche sono un'opera che appartiene al genere del romanzo, nella quale lo stile usato [...] è confacente al soggetto. La storia viene abbellita dall'inserimento nel filo del racconto di eventi attesi e di colpi di scena, nonché da inopinati salvataggi dalla sventura, il tutto espresso in un linguaggio limpido e puro. »

(Fozio, Biblioteca, codice 73.[3])

Tuttavia, al lettore moderno l'opera appare troppo dispersiva e con poca fluidità e scorrevolezza sintattica nella narrazione, a causa di un lavoro di rielaborazione linguistica portato a termine dall'autore, che amalgama male termini tratti dalla tragedia, ἃπαξ e vocaboli della koinè.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Etiopiche, X 41.
  2. ^ Historia ecclesiastica, V, 22.
  3. ^ [1] Vedi qui il codice 73 di Fozio sulle Etiopiche in lingua inglese

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Eliodoro, Le Etiopiche, trad. e note di A. Angelini, in Il romanzo antico greco e latino, a cura di Q. Cataudella, Firenze, Sansoni, 1993, pp. 617-909.

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