Enrico IV di Francia

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Enrico IV di Borbone
Enrico IV di Borbone
Enrico IV di Francia.
Re di Francia e di Navarra
Stemma
In carica 2 agosto 1589 – 14 maggio 1610
Incoronazione 27 febbraio 1594
Predecessore Enrico III (Francia)
Giovanna III (Navarra)
Successore Luigi XIII di Francia
Nome completo Enrico di Borbone-Navarra
Nascita Pau, 13 dicembre 1553
Morte Parigi, 14 maggio 1610
Luogo di sepoltura Basilica di Saint-Denis, Francia.
Dinastia Borbone
Padre Antonio di Borbone-Vendôme
Madre Giovanna III di Navarra
Coniugi Margherita di Valois
Maria de' Medici
Figli Luigi XIII
Elisabetta
Maria Cristina
Nicolas Henri
Gastone
Enrichetta Maria

Enrico IV di Borbone, detto il Grande (Pau, 13 dicembre 1553Parigi, 14 maggio 1610), è stato re di Francia, primo della dinastia Borbone. Figlio di Antonio di Borbone e della regina Giovanna III di Navarra, nel 1572 ereditò la corona di Navarra dalla madre, divenendo Enrico III di Navarra. Nel 1589 subentrò a Enrico III di Francia (essendo erede presuntivo per la morte del duca d'Angiò), aprendosi la strada per Parigi solo nel 1594 dopo aver commesso abiura, primo monarca del ramo Borbone della dinastia dei Capetingi ad assurgere al trono.

Fu detto il Grande, ma ebbe anche il soprannome di Vert Galant, espressione letteraria che designa l'intraprendenza che caratterizzò Enrico, nonostante l'età avanzata in cui conquistò il trono.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nascita e battesimo cattolico[modifica | modifica sorgente]

Enrico IV nacque nella notte tra il 12 e il 13 dicembre 1553 a Pau, all'epoca capitale del Viscontado di Béarn, all'epoca situato in Aquitania. Era figlio di Antonio di Borbone, duca di Vendôme e di Giovanna III regina di Navarra. La nascita avvenne nel castello della cittadina francese, di proprietà del nonno materno, Enrico II, che si allietò dell'avvenimento, dato che desiderava da molto tempo che la sua unica figlia generasse un erede maschio. Al Castello di Pau si può ancora osservare il carapace di tartaruga che fu utilizzato come culla di Enrico IV.[1] Fu insignito del titolo di principe di Viana. Il 6 marzo 1554 fu battezzato nella cappella del castello dal vescovo di Rodez, il Cardinale d'Armagnac. Ebbe come padrini il re Enrico II di Francia ed il nonno Enrico, come madrine la regina di Francia, Caterina de' Medici e la prozia Isabella di Navarra, all'epoca vedova di Renato I di Rohan. Non potendo presenziare di persona alla cerimonia il re di Francia inviò quale suo rappresentante il cardinale vescovo di Nevers Carlo di Borbone-Vendôme.

L'infanzia e la giovinezza[modifica | modifica sorgente]

Crebbe nel castello di Coarraze, conoscendo in prima persona la vita e la condizione dei contadini francesi. La cosa gli valse il soprannome di "mugnaio di Barbaste". La madre Giovanna, convertitasi al Calvinismo decise di educare il figlio secondo i precetti di questa religione.

Nel 1572, alla morte della madre, divenne sovrano del regno di Navarra e della contea di Foix. Come conseguenza di ciò Caterina De Medici lo indusse a sposarsi con Margherita, sorella di Carlo IX di Francia. Fu obbligato ad abiurare a seguito dei fatti di San Bartolomeo (che si verificarono in occasione delle nozze, sette giorni dopo la cerimonia), in una posizione di chiara debolezza politica. Nel 1576 sfuggì volutamente alla stretta sorveglianza cui era sottoposto, riprendendo la guida della fazione protestante, ritrattando così l'abiura forzata.

Con l'editto di pacificazione di Beaulieu (maggio 1576) Enrico riotteneva la conferma della sua carica di governatore della Guienna, ereditata dal padre, facendola divenire un focolaio protestante all'interno del regno.[2] In questa fase si affermò alla guida del partito riformato, divenendo l'antagonista principale della famiglia dei Guisa, ritornando alla fede ugonotta già nel giugno del 1576.

La "guerra dei tre Enrichi"[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Guerre di religione francesi.

A partire dal 1585 inizia quella che verrà ribattezata la "guerra dei tre Enrichi" ovvero lo scontro (una vera e propria guerra civile francese) combattuta da Enrico di Navarra contro i suoi rivali al trono, Enrico III, legittimo titolare del regno e Enrico di Guisa, capo della fazione cattolica, sostenuto da Filippo II di Spagna. Enrico, capo della fazione riformata, era invece finanziato collateralmente da Elisabetta d'Inghilterra, regina prostestante. In questa posizione Enrico aspirava legittimamente al trono in quanto erede presuntivo (dal 1584), a seguito della morte del duca d'Angiò.

Vari furono i teatri degli scontri, il Poitou, il Delfinato, la Linguadoca e la Guienna (province prevalentemente ugonotte), mentre numerose decine di migliaia furono gli uomini schierati in campo. Enrico era certamente il più debole, ma ad animare l'esercito si riveleranno decisive le sue doti di capitano. Il 20 ottobre 1587 Enrico sorprese un forte esercito reale comandato dal duca di Joyeuse Anne, nel Poitou, a Coutras. In quell'occasione la fazione riformata ottenne il completo annientamento dell'esercito reale cattolico della Lega Santa.

Regno[modifica | modifica sorgente]

Dopo la morte di Enrico di Guisa (ucciso per ordine del monarca Enrico III, timoroso del suo potere) e subito dopo di Enrico III, ultimo membro del ramo dei Valois-Angoulême rimasto privo di eredi, per individuare il legittimo pretendente alla corona di Francia secondo la legge salica si dovette risalire a Luigi IX, il Santo.

Matrimonio tra Enrico IV e Maria de Medici

Attraverso il figlio cadetto di quest'ultimo, Roberto di Clermont si discese fino ad Enrico III di Navarra che, divenendo re di Francia, assunse il nome Enrico IV. Egli fu il primo re francese della dinastia borbonica. Enrico, che era ugonotto,[3] si convertì al cattolicesimo il 25 luglio 1593 per poter salire sul trono di Francia. In quell'occasione si dice abbia pronunciato la frase:

« Parigi val bene una messa. »
(Frase attribuita a Enrico IV, di fede ugonotta, che per ottenere il trono di Francia accettò di convertirsi al cattolicesimo.[4])

Va detto che Enrico era convinto che si rendesse obbligata la conversione al cattolicesimo e e pare che lasciasse già intendere il suo proposito in tempi non sospetti, sia pure con la dovuta circospezione, a partire lettera agli Stati di Blois nel 1588, come nella dichiarazione di Saint-Cloud del 4 agosto 1589.[2]

Egli pose fine alle Guerre di religione iniziate diversi anni prima (1562) tra cattolici ed ugonotti: nell'aprile 1598 emise il cosiddetto Editto di Nantes, primo esempio su vasta scala di norma di tolleranza religiosa[5] con il quale, a certe condizioni e con certi limiti anche territoriali, veniva concessa la libertà di culto in tutto il territorio francese.[6]

Con il trattato di Lione del 1601 cedette ai Savoia il marchesato di Saluzzo in cambio della Bresse, del Bugey e del Pays de Gex.

La morte[modifica | modifica sorgente]

Aassassinio di Enrico IV e arresto di Ravaillac, dipinto di Charles-Gustave Housez.

Nel 1610 un fanatico cattolico, di nome François Ravaillac, invasato dalle teorie del legittimo tirannicidio (in precedenza, il sovrano era scampato a un tentativo di assassinio eseguito da Jean Châtel nel 1594), lo colpì a morte mentre si recava in carrozza all'arsenale della Bastiglia. Il corpo venne imbalsamato e sepolto nella Basilica di Saint-Denis. Durante la rivoluzione francese, nel 1793, la tomba fu aperta e ne venne asportata la testa, di cui si persero le tracce fino ai primi anni del XXI secolo, quando venne rinvenuta.

Politica economica[modifica | modifica sorgente]

Per quanto riguarda la politica economica, Enrico IV si affidò al suo ministro Massimiliano di Béthune, duca di Sully, un ugonotto capostipite di una scuola economica molto importante e famosa: riuscì sostanzialmente a realizzare l'opera di ricostruzione interna in una Francia stremata da più di trent'anni di guerre civili.

Nel 1604 introdusse la tassa detta paulette[7] pagando la quale il funzionario acquistava, oltre agli emolumenti che gli sarebbero derivati dalla sua attività, anche la possibilità di trasmettere in eredità il suo ufficio. Rinasceva in questo modo una nobiltà giovane, come aveva fatto Filippo il Bello, la noblesse de robe (nobiltà di toga), un corpo di funzionari distinto e contrapposto all'antica nobiltà feudale, la noblesse d'epée (nobiltà di spada), la quale si vedeva lentamente sottrarre potere e prestigio soprattutto a livello locale. In questa prospettiva, la monarchia poteva disporre, per i suoi progetti assolutistici, della fedeltà di questo nuovo ceto contro le spinte centrifughe dell'antica nobiltà: infatti, l'obiettivo che la monarchia si proponeva era esattamente quello di dissociare a livello locale le vecchie clientele dagli obblighi verso l'aristocrazia feudale.

Così facendo però, siccome il denaro guadagnato non veniva più investito ma finiva in terreni e titoli, si assistette ad una graduale frenata dello sviluppo economico del paese. Raggiunta una certa stabilità interna, Enrico IV nuovamente si occupò di politica estera secondo un programma anti-spagnolo: prese accordi con gli Olandesi, con Venezia, con Carlo Emanuele I di Savoia (Trattato di Bruzolo del 25 aprile 1610) e con principi calvinisti tedeschi.

Il ritrovamento della testa[modifica | modifica sorgente]

Nel 2008 un cranio che si presumeva appartenere al corpo perduto di Enrico IV riemerse a seguito di un'indagine condotta da due giornalisti francesi. I cronisti vennero a conoscenza del possessore della mummia tramite una lettera spedita da quest'ultimo allo storico francese Jean-Pierre Babelon, biografo di Enrico IV.[8] La testa, che era stata acquistata dall'uomo presso un rigattiere parigino diversi decenni prima, fu così consegnata agli studiosi per essere esaminata. Il cranio venne con tutta evidenza staccato dal corpo nel corso del saccheggio delle tombe dei re, custodite nella basilica di Saint-Denis, decretato con provvedimento della Convenzione nazionale il 1° agosto del 1793. Il cropo, dopo essere stato esumato, fu gettato in una fossa comune ed è in questa circostanza che la testa potrebbe essere stata acquisita, forse dal conservatore museale Alexandre Lenoir, che fu presente a Saint-Denis.[9]

Un team di scienziati francesi, guidati dal medico legale Philippe Charlier pervenne all'autenticazione del teschio tramite il raffronto compiuterizzato tra la tomografia assiale della testa e i ritratti più fedeli del sovrano, trai quali una maschera di cera, conservata nella Biblioteca Sainte-Geneviève, presumibilmente il calco del viso più vicino all'originale impresso dopo la morte del sovrano.[10] I risultati dell'indagine di Charlier, condotti nel 2010, furono resi pubblici sul British Medical Journal, evidenziando la perfetta coincidenza tra il cranio e lo stampo del viso, così come con il ritratto marmoreo conservato nel Castello di Pau, ritenute tra le più fedeli attestazioni del reale aspetto del monarca.[11] Questi esiti hanno trovato una conferma nella datazione al carbonio 14, che ha collocato il reperto in un arco di tempo tra la fine del XV secolo e la metà del XVII. Il riconoscimento è stato possibile inoltre grazie all'identificazione di una lesione ossea sopra il labbro superiore sinistro, che corrisponde con l'esito di un precedente tentato assassinio subito dal re nel 1594.[10]

Famiglia[modifica | modifica sorgente]

Matrimoni e figli legittimi[modifica | modifica sorgente]

Il 18 agosto 1572 sposò Margherita di Valois, detta la "regina Margot", figlia di Enrico II di Francia e di Caterina de' Medici. Il matrimonio fu dichiarato nullo nel 1599. La coppia non ebbe figli.

Il 17 dicembre 1600 sposò, in seconde nozze Maria de' Medici, figlia di Francesco I de' Medici granduca di Toscana e di Giovanna d'Austria, dalla quale ebbe sei figli:

Nome Nascita Morte Note
Luigi 1601 1643 Delfino di Francia fino alla morte del padre. Dal 1610 al 1616 la madre ebbe un periodo di reggenza, dal quale Luigi si liberò facendo uccidere Concino Concini, favorito della regina madre. Incoronato Luigi XIII, nel 1624 iniziò la collaborazione con il cardinale Richelieu, che durò fino alla morte di quest'ultimo. Nel 1615 aveva sposato Anna d'Austria figlia di Filippo III di Spagna, dalla quale ebbe il futuro Luigi XIV e Filippo d'Orléans.
Elisabetta 1602 1644 Data in sposa al futuro re di Spagna Filippo IV. La coppia ebbe sette figli, fra cui la futura regina di Francia Maria Teresa di Spagna, moglie di Luigi XIV.
Maria Cristina 1606 1663 Nel 1619 sposò Vittorio Amedeo I di Savoia. La coppia ebbe sette figli. Alla morte del marito nel 1637, Maria Cristina divenne reggente in nome prima del figlio Francesco Giacinto e successivamente, deceduto quest'ultimo, dell'altro figlio il futuro Carlo Emanuele II di Savoia.
Nicola Enrico 1607 1611 Insignito del titolo di duca d'Orléans, morì nella prima infanzia, probabilmente di febbre letargica.
Gastone 1608 1660 Era chiamato Monsieur, poi Grand Monsieur in contrapposizione con Petit Monsieur, cioè suo nipote Filippo d'Orléans. Gastone era una persona colta e raffinata (fu collezionista appassionato di antiche statue e dipinti, di monete e rarità) ma di volontà debole e piuttosto volubile. In prime nozze sposò la duchessa di Montpensier, Maria di Borbone che morì in gravidanza. In seconde nozze Margherita di Lorena. Ebbe discendenza.
Enrichetta Maria 1609 1669 Nel 1625 sposò Carlo I d'Inghilterra dal quale ebbe nove figli. Venne allevata in un ambiente colto e raffinato, legato alla fede cattolica romana, che l'avrebbe resa poco gradita nel paese del marito. Durante la rivoluzione inglese, il crollo della posizione del re portò nel 1644 Enrichetta Maria a fuggire insieme ai figli in Francia, alla corte della cognata Anna d'Austria.
Enrico IV in una banconota da 5000 franchi.

Figli illegittimi[modifica | modifica sorgente]

Enrico IV ebbe nove figli illegittimi, la maggior parte dei quali furono in seguito legittimati:

Ascendenza[modifica | modifica sorgente]

Enrico IV di Borbone Padre:
Antonio di Borbone
Nonno paterno:
Carlo di Borbone
Bisnonno paterno:
Francesco di Borbone
Trisnonno paterno:
Giovanni VIII di Borbone-Vendôme
Trisnonna paterna:
Isabelle de Beauvau
Bisnonna paterna:
Maria di Lussemburgo-Saint-Pol
Trisnonno paterno:
Pietro II di Lussemburgo-Saint-Pol
Trisnonna paterna:
Margherita di Savoia
Nonna paterna:
Francesca di Valois
Bisnonno paterno:
Renato di Valois
Trisnonno paterno:
Giovanni II d'Alençon
Trisnonna paterna:
Maria d'Armagnac
Bisnonna paterna:
Margherita di Lorena
Trisnonno paterno:
Federico II di Vaudémont
Trisnonna paterna:
Iolanda d'Angiò
Madre:
Giovanna III di Navarra
Nonno materno:
Enrico II di Navarra
Bisnonno materno:
Giovanni III di Navarra
Trisnonno materno:
Alain I d'Albret
Trisnonna materna:
Françoise de Châtillon
Bisnonna materna:
Caterina di Navarra
Trisnonno materno:
Gastone di Foix-Navarra
Trisnonna materna:
Maddalena di Valois
Nonna materna:
Margherita di Valois
Bisnonno materno:
Carlo di Valois-Angoulême
Trisnonno materno:
Giovanni di Valois-Angoulême
Trisnonna materna:
Margherita di Rohan
Bisnonna materna:
Luisa di Savoia
Trisnonno materno:
Filippo II di Savoia
Trisnonna materna:
Margherita di Borbone

Opere ispirate alla sua figura[modifica | modifica sorgente]

Letteratura[modifica | modifica sorgente]

Cinema[modifica | modifica sorgente]

Teatro[modifica | modifica sorgente]

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Gran Maestro dell'Ordine dello Spirito Santo - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine dello Spirito Santo
Gran Maestro dell'Ordine di San Michele - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine di San Michele
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Rosa d'Oro della cristianità - nastrino per uniforme ordinaria Rosa d'Oro della cristianità
— 1592

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Questo curioso oggetto faceva parte della "Camera di Enrico IV", situata negli appartamenti della regina Giovanna
  2. ^ a b Luigi Foscolo Benedetto, Enrico IV re di Francia da Enciclopedia Italiana (1932), Istituto dell'Enciclopedia Italiana Treccani
  3. ^ La madre Jeanne d'Albret era una convinta calvinista ed aveva allevato il figlio in questa fede. Dopo la Notte di San Bartolomeo (24 agosto 1572) dovette abiurare e riabbracciare la fede cattolica. Quattro anni dopo tuttavia (1576) egli rinnegò l'abiura, tornando alla fede protestante.
  4. ^ La frase trae verosimilmente origine dai propositi attribuiti al duca di Rosny Massimiliano di Béthune, duca di Sully, nei Les Caquets de l'accouchée all'interno del seguente passaggio (tratto da una narrazione anonima del 1622): «Come disse un giorno il duca di Rosny ad Enrico il Grande, Dio l'abbia in gloria, una volta che questi gli chiese perché non andasse alla messa come lui: Sire, la corona val bene una messa, così come una spada di connestabile data ad una vecchia volpe di guerra merita bene di mascherare per qualche tempo la sua coscienza e di fingere di essere un grande cattolico» Les Caquets de l'accouchée, p. 172 dell'edizione di Le Roux de Lincy, digitalizzata su Google Books
  5. ^ La parola "tolleranza" tuttavia non compare mai nell'Editto: essa aveva allora presso entrambe le fedi un significato negativo, essendo considerato da entrambe le parti un dovere convertire l'avversario alla propria, anche con la coercizione
  6. ^ Morto Enrico, i suoi successori rispettarono sempre meno l'Editto finché, circa un secolo dopo, Luigi XIV non lo abolì ufficialmente.
  7. ^ Dal nome del primo finanziere che ne ebbe l'appalto, Charles Paulet.
  8. ^ La testa ritrovata di Enrico IV (Passaggio a Nord-Ovest). URL consultato il 06/04/2014.
  9. ^ Francia, ritrovata la testa di Enrico IV. URL consultato il 06/04/2014.
  10. ^ a b Identificata la testa di re Enrico IV. URL consultato il 06/04/2014.
  11. ^ (EN) Multidisciplinary medical identification of a French king’s head (Henri IV). URL consultato il 06/04/2014.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • (FR) Mémoires de Marguerite de Valois, reine de France et de Navarre
  • André Castelot, Maria de' Medici: un'italiana alla corte di Francia, Milano, Rizzoli, 1996.
  • André Castelot, Regina Margot: una vicenda umana tra fasto, amore, crudeltà, guerre di religione e esilio, Milano, Fabbri Editore, 2000.
  • Ivan Clouas, Caterina de' Medici, Firenze, Sansoni editore, 1980.
  • Benedetta Craveri, Amanti e regine. Il potere delle donne, Milano, Adelphi, 2007. ISBN 88-459-1999-4
  • Antonia Fraser, Gli amori del Re Sole. Luigi XIV e le donne, Milano, Mondadori, 2007. ISBN 88-459-1999-4
  • Janine Garrisson, Enrico IV e la nascita della Francia moderna, Milano, Mursia, 1987.
  • Guido Gerosa, Il Re Sole. Vita privata e pubblica di Luigi XIV, Milano, Mondadori, 1998. ISBN 88-04-47181-6
  • Charlotte Haldane, Regina di Cuori: Margherita di Valois, Verona, Gherardo Casini editore, 1975.
  • Dara Kotnik, Margherita di Navarra. La regina Margot, Milano, Rusconi libri, 1987. ISBN 88-18-23016-6
  • Maria Luisa Mariotti Masi, Maria de' Medici, Milano, Mursia, 1994. ISBN 88-425-3520-6
  • Orsola Nemi & Henry Furst, Caterina de' Medici, Milano, Bompiani, 2000. ISBN 88-452-9077-8
  • Jean Orieux, Caterina de' Medici. Un'italiana sul trono di Francia, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1988. ISBN 88-04-30464-2
  • Marcello Vannucci, Caterina e Maria de' Medici regine di Francia, Roma, Newton&Compton Editori, 2002. ISBN 88-8289-719-2
  • Éliane Viennot, Margherita di Valois. La vera storia della regina Margot, Milano, Mondadori, 1994. ISBN 88-04-37694-5
  • Corrado Vivanti, Le guerre di religione nel Cinquecento, Roma-Bari 2007 ISBN 978-88-420-8388-7

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Re di Francia Successore Arms of the Kingdom of France (Moderne).svg
Enrico III 2 agosto 1589–14 maggio 1610
Enrico IV
Luigi XIII
Predecessore Re di Navarra Successore Escudo del reino de Navarra.png
Giovanna III 9 giugno 1572–14 maggio 1610
Enrico III
Luigi XIII
Predecessore Coprincipe di Andorra Successore
Enrico III di Francia 1572-1610 Luigi XIII
Predecessore Duca di Vendôme, Duca di Beaumont, Conte di Marle, Conte di La Fère, Conte di Soissons Successore
Antonio di Borbone-Vendôme 1562-1607 Unito alla corona francese
Predecessore Conte di Diois Successore
Enrico III di Francia 1589-1601 Unito alla corona francese
Predecessore Conte di Provenza e Forcalquier, Conte e Delfino del Valentinois Successore
Enrico III di Francia 1589-1610 Unito alla corona francese
Predecessore Duca di Albret, Conte di Limoges, Conte di Foix, Conte di Armagnac, Comminges, Bigorre, Périgord Successore
Giovanna III di Navarra 1572-1607 Unito alla corona francese
Predecessore Visconte di Béarn, Signore di Donezan Successore
Giovanna III di Navarra 1572-1610 Unito alla corona francese

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