Epitome

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Una epìtome (dal greco ἐπιτομή, composto dalla preposizione ἐπί epì, "sopra", e dal sostantivo τομή tomè, "taglio") è uno scritto in cui la materia di un'opera di vaste proporzioni è condensata nei suoi contenuti essenziali, in modo da formare un compendio agile e di larga divulgazione[1].

Nel mondo antico[modifica | modifica wikitesto]

La necessità di scrivere epitomi si sviluppò nel mondo antico ed altomedievale, in presenza di opere tanto importanti, quanto particolarmente lunghe.

La redazione di epitomi vanta un illustre iniziatore in Teopompo, autore di una Epitome di Erodoto in due libri[2]. Un altro compendio di età ellenistica fu quello della Storia degli animali di Aristotele a opera di Aristofane di Bisanzio (forse con il titolo di Ὑπομνήματα εἰς Ἀριστοτέλην[3]). Realizzato in quattro libri, ci sono pervenute parti dei primi due in una raccolta zoologica fatta collazionare da Costantino Porfirogenito[4].
La pratica cominciò a diffondersi in modo più ampio in età romana imperiale, sia nel mondo greco sia in quello romano a scopo didattico. Esempi nel mondo greco sono: l'epitome (perduta) del Glossario di Panfilo di Alessandria[5]; le epitomi geografiche di Artemidoro di Efeso[6]; i compendi (pervenuti) dei Deipnosofisti di Ateneo; il riassunto in prosa del contenuto del Ciclo epico, opera di Proclo trasmesso da Fozio di Costantinopoli[7], autore egli stesso, nella sua Biblioteca, di numerose epitomi, tra le quali spiccano quelle dei letterati Antonio Diogene e Giamblico o di storiografi come Ctesia, Teopompo, Arriano[8].

A Roma, oltre all'opera dell'epitomatore Diodoro Siculo nei confronti degli storiografi precedenti[9], sappiamo da Marziale che già in età flavia (seconda metà del I secolo d.C.) circolava un'epitome della Storia di Roma di Tito Livio[10]. Circa un secolo dopo, Marco Giuniano Giustino riassunse le Historiae Philippicae di Pompeo Trogo, mentre un'altra epitome sulla storia romana di Eutropio (IV secolo), le Storie di Orosio[11] e le Periochae riassumono in forma molto scarna l'intera opera liviana[12].
Infine, risale al IV secolo anche la Synopsis ad Eustathium, compilata dal medico Oribasio per il figlio Eustazio, che rappresenta una sinossi delle sue raccolte: si tratta di una autoepitome compilata da Oribasio in nove libri, indirizzata a chi deve viaggiare e ha scopi pratici[13].

Le epitomi bizantine e arabe[modifica | modifica wikitesto]

Anche nella letteratura storica islamica il fenomeno è assai frequente, generato dal timore di criticare i primi studiosi dell'età di Maometto, considerati depositari di una conoscenza impossibile da migliorare.
Per questa ragione, ad esempio, la Sīra (Biografia) di Maometto, dovuta a Ibn Isḥāq, fu epitomata nei secoli successivi dagli storici che intendevano parlare anche del primissimo Islam, da Ibn Saʿd a Ṭabarī, da Ibn al-Athīr a Masʿūdī.
Nel mondo bizantino, specie dopo il IX secolo, l'uso dell'epitome si affermò nel caso di opere, appunto, troppo voluminose, tra le quali il miglior esempio è l'epitome di Dione Cassio: infatti dei primi 20 libri di Dione abbiamo solo le epitomi scritte nell'XI secolo da Giovanni Zonara, mentre degli ultimi libri (dal LX all'LXXX) restano le più scarne epitomi di Giovanni Xifilino. Sempre a quest'epoca risale l'epitome dei libri XI-XX delle Antichità Romane di Dionigi di Alicarnasso, scoperta in un palinsesto milanese da Angelo Mai.
Al XII secolo e a Giovanni Tzetze risalirebbe l'Epitome della Biblioteca di Apollodoro contenuta nel manoscritto Vat. gr. 950[14].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ G. Vigini, Glossario di biblioteconomia e scienza dell'informazione, Milano 1985, p. 52.
  2. ^ Ἐπιτομὴ τῶν Ἡρρδότου ἱστοριῶν, citata da Suda; cfr. M. R. Christ, Theopompus and Herodotus: a rearrassment, in "The Classical Quarterly", 1993, pp. 47-52.
  3. ^ http://www.perseus.tufts.edu/hopper/text?doc=Perseus%3Atext%3A1999.04.0104%3Aalphabetic+letter%3DA%3Aentry+group%3D43%3Aentry%3Daristophanes-bio-14
  4. ^ Edizione in Aristophanis Historiae Animalium epitome, ed. S. P. Lambros, Berlino 1885.
  5. ^ In 95 libri, l'opera fu compendiata in etá adrianea da Diogeniano.
  6. ^ Marciano, forse nel IV secolo, scelse di riscrivere Artemidoro riassumendolo e, evidentemente, deformandone il testo per adeguarlo ai propri scopi.
  7. ^ Cfr. E. Romagnoli, Proclo e il Ciclo Epico, Firenze 1901.
  8. ^ Antonio Diogene è epitomato nel cod. 166; Giamblico nel 94; Ctesia nel cod. 72; Arriano nel 92.
  9. ^ Su cui cfr. Epitomati ed epitomatori: il crocevia di Diodoro Siculo, a cura di D. Ambaglio, Pavia 2005.
  10. ^ Marziale, XIV 190: "In poca pergamena è ristretto un grande Livio / che la mia biblioteca non contiene tutto" (trad. A. D'Andria).
  11. ^ Cfr., però, la critica di F. Fabbrini, Paolo Orosio, uno storico, Roma 1979, p. 139.
  12. ^ Le Periochae sono reperibili ora in traduzione italiana in Livio, Storia di Roma dalla sua fondazione, a cura di M. Mariotti, Milano 2008, pp. 290-497 (testo e traduzione); 617-705 (commento).
  13. ^ W.F. Bynun-H. Bynum, Oribasius of Pergamum, in Dictionary of Medical biography, Westport, Connecticut 2007, vol. 4 (M-R), p. 944.
  14. ^ Cfr. M. Papathomopoulos, Pour une nouvelle édition de la “Bibliothèque” d'Apollodore, in "ΕΛΛΗΝΙΚΑ", n. 26 (1973), pp. 18-40.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • H. Bott, De epitomis antiquis, Marburgo 1920.
  • M. Galdi, L'epitome nella letteratura latina, Napoli 1922.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Letteratura Portale Letteratura: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di letteratura