Babrio

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Babrio (in greco: Βάβριος, Bàbrios) (fine II secolo – prima metà del III secolo) è stato uno scrittore di favole in lingua greca, probabilmente di origine romana.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Manoscritto delle favole di Babrio (British Library)

Di lui non ci sono noti dati biografici precisi[1]. Forse di origine romana (il suo nomen sarebbe Valerius), visse probabilmente in Siria, dove le sue favole per la prima volta divennero popolari.
Poiché nelle favole, a volte, si riferisce ad un "figlio del re Alessandro", molti sono stati i tentativi di definire la sua identità in modo più specifico, con il risultato che la sua data di nascita è stata collocata nel tempo fra il III secolo a.C. e il III secolo d. C. Oggi pare probabile indicare il II secolo d. C. come periodo della sua attività[2]. L'Alessandro citato dalle fonti potrebbe essere stato anche Alessandro Severo (222-235), alla cui corte erano riuniti molti letterati. Il "figlio di Alessandro", peraltro, è stato ipotizzato che sia un certo Branco nominato nelle favole e di cui Babrio forse era il tutore. Tale ipotesi, tuttavia, trova l'opposizione di chi pensa che Branco sia un nome di pura finzione letteraria.
Comunque non vi è cenno di uno scrittore di nome Babrio prima del III secolo d.C., e l'analisi stilistica dei suoi testi confermerebbe la sua appartenenza a questo periodo.

Le Favole esopiche in giambi[modifica | modifica wikitesto]

Il primo critico a fare uscire Babrio dallo status di semplice nome è stato Richard Bentley, nella sua Dissertation on the Fables of Aesop. Attraverso un'accurata analisi delle favole esopiche in prosa, riprodotte in diverse raccolte fin dal tempo di Massimo Planude, Bentley individuò tracce di versificazione e riuscì a estrarre alcuni versi che attribuì a Babrio. Thomas Tyrwhitt (De Babrio, 1776), proseguì le ricerche di Bentley e per molto tempo gli sforzi degli studiosi furono rivolti alla ricostruzione dell'originale struttura metrica delle favole.
Nel 1842 il greco Minoïde Mynas scoprì un manoscritto di Babrio nel monastero di S. Laura sul Monte Athos[3], manoscritto ora al British Museum. Il manoscritto conteneva 123 favole, ordinate alfabeticamente, che si interrompono alla lettera O.
Altre favole provengono da fonti disparate: le attuali n. 124-136 da un manoscritto vaticano[4]; le n. 136-139 da tavolette cerate recuperate a Palmira; la 140 da un testo attribuito a Dositeo[5]; la 141 da un mitografo; le n. 142-203 in varie parafrasi[6] e altre tre in frammenti[7].
Le favole sono scritte in versi coliambici, con una versificazione è corretta ed elegante, e stile piacevole, mentre la struttura narrativa segue quella delle favole esopiche tramandate in prosa.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Unico appiglio è Suda, β 7: Βαβρίας ἢ Βάβριος: Μύθους ἤτοι Μυθιάμβους. εἰσὶ γὰρ διὰ χωλιάμβων ἐν βιβλίοις ι'. οὗτος ἐκ τῶν Αἰσωπείων μύθων μετέβαλεν ἀπὸ τῆς αὐτῶν λογοποιί̈ας εἰς ἔμμετρα, ἤγουν τοὺς χωλιάμβους.
  2. ^ P. Oxy. X, 249.
  3. ^ R. Cantarella, La letteratura greca dell'età ellenistica e imperiale, Milano 1968, p. 302.
  4. ^ A. Eberhard, Analecta Babriana, s.l., 1879.
  5. ^ E. Getzlaff, Quaestiones babrianae et pseudodositheanae, Marburg 1907, passim.
  6. ^ A. Dain, Un recueil byzantine des Fables de Babrius: Paris Suppl. Gr. 1245, Actes du IX Congrés Internationale des études byzantines, Atene 1958, vol. I, pp. 101-111.
  7. ^ R. Cantarella, La letteratura greca dell'età ellenistica e imperiale, Milano 1968, p. 302.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • E. Getzlaff, Quaestiones babrianae et pseudodositheanae, Marburg 1907.
  • S. Concato, Saggio di un testo e commento delle Favole di Babrio, Bologna 1884.
  • A. Taccone, «Babrio». In: Enciclopedia Italiana di scienze, lettere ed arti, Vol. V, Roma 1930.
  • A. Dain, Un recueil byzantine des Fables de Babrius: Paris Suppl. Gr. 1245, Actes du IX Congrés Internationale des études byzantines, Atene 1958, vol. I, pp. 101-111.
  • Babrius, Mythiambi Aesopei, a cura di M. J. Luzzatto e A. La Penna, Leipzig 1986.

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