Albania etnica

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I luoghi dove vivevano gli albanesi (in rosso)[1]


Per Albania etnica si intende uno spazio geografico, considerato da parte degli albanesi, "culla" della loro etnia. Secondo questa visione è un'estensione territoriale che ha ospitato in passato ed ospita attualmente la popolazione albanese. Quest'area è stata il luogo della nascita di molti albanesi nella storia recente e il 90% di questo territorio è tuttora il luogo di nascita e di residenza della maggior parte degli albanesi.[2]

Molte volte si tende a equiparare erroneamente il termine "Albania etnica" con "Grande Albania". Questi due termini non hanno lo stesso significato. Il termine Albania etnica indica lo spazio abitato da etnia a maggioranza albanese, mentre il termine Grande Albania, usato dagli stranieri, viene utilizzato per definire una ingiustificata espansione territoriale dell'Albania verso le Nazioni confinanti.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Prima dell'indipendenza, l'Impero ottomano occupava l'intero territorio albanese. In seguito l'Albania e altri aree geografiche a maggioranza albanese vennero divise in diverse parti: il Kosovo, Scutari, Jannina e Monastir. Dopo il Trattato di Santo Stefano, alcuni di questi territori vennero ceduti alla Bulgaria, al Montenegro, alla Grecia e alla Serbia.[3][4] La Lega di Prizren nel 1878 insorse contro questo trattato e decise di combattere, ma non riuscì nell'intento di difendere tutti i suoi territori e molti di questi non furono riconquistati, continuando a far parte della cosiddetta, Sublime Porta.[5]

L'indipendenza e la separazione dei territori[modifica | modifica wikitesto]

Dopo l'indipendenza, i confini furono ridisegnati dalla Conferenza degli Ambasciatori delle Grandi Potenze, che ignorarono la richiesta del governo di Valona di dare all'Albania dei confini etnici. Il Kosovo, la zona di Monastir e la valle di Presevo furono assegnati alla Serbia, Ulcinj e le aree circostanti furono assegnate al Montenegro e la Chameria (in italiano Ciamuria) alla Grecia. Tutti territori abitati in maggioranza da albanesi.[6]

Le conseguenze della divisione dei territori[modifica | modifica wikitesto]

La separazione dei territori albanesi portò gravi conseguenze: lo Stato albanese dovette affrontare molti problemi perché gran parte della forza lavoro non faceva più parte del nuovo Stato. Le principali risorse minerarie mancarono, in quanto vennero a trovarsi nella regione del Kosovo, che fu assegnato alla Serbia. Inoltre la Serbia, il Montenegro e la Grecia adottarono una politica persecutoria nei confronti degli albanesi che si trovavano in questi territori acquisiti. Ad esempio, circa 20.000 mussulmani che vivevano in Chameria prima della fine della seconda guerra mondiale, furono costretti dal governo greco a rifugiarsi nella Repubblica di Albania, in quanto una notevole parte di essi aveva collaborato sia con i fascisti italiani che con i nazisti, nel corso dell'occupazione dei Balcani, dal 1941 al 1944. Tutto questo ha portato a numerosi cambiamenti nella composizione etnica di queste terre.

Le annessioni durante la seconda guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Mappa dell'Albania italiana durante la seconda guerra mondiale.

Nel 1941, durante la seconda guerra mondiale, l'Albania, occupata dagli italiani sin dal 1939, acquisì il territorio più occidentale della Banovina del Vardar, [7] mentre, a spese del Montenegro, estese le sue frontiere anche a nord. [8]

Nel Kosovo, l'istruzione in lingua albanese, non ammessa nel periodo del governo jugoslavo, divenne ufficiale e fu resa possibile grazie alle iniziative del Ministro dell'Educazione nel governo fantoccio di Mustafa Kruja. L'istruzione in lingua albanese nel Kosovo, peraltro, è proseguita durante la Federazione Jugoslava sino ai nostri giorni, quando si è realizzata l'indipendenza del Kosovo.

Nelle nuove province albanesi del Kosovo e del Dibrano vivevano minoranze serbe, montenegrine e bulgare, oggetto di una politica "d'albanizzazione" forzata, alla quale le autorità italiane non si opposero [9]. In tali territori l'opera di pulizia etnica furono la prassi: nomi e toponimi macedoni, greci, serbi e montenegrini furono albanesizzati; furono "incoraggiati" i trasferimenti di popolazioni bulgare e greche dalle zone d'occupazione albanese verso quelle occupate dai bulgari e verso la Grecia[10]. Subito dopo la spartizione della Jugoslavia, sia la Bulgaria sia l'Albania si disputarono la Macedonia. Con la prima si schierarono i tedeschi, preoccupati di non suscitare attriti con i bulgari a causa dell'occupazione tedesca di Salonicco, mentre Roma sostenne le rivendicazioni albanesi. I tedeschi concessero alle truppe bulgare di spingersi sino a Ocrida, dove le truppe italo-albanesi erano entrate per prime. A quel punto, l'ambasciatore italiano a Sofia, Massimo Magistrati, incontrò il suo omologo tedesco, affermando che Ocrida e Struga dovevano andare all'Albania. Wolfram von Richtofen gli rispose chiaramente che Berlino preferiva risolvere la questione a favore di Sofia : Ocrida era patria del veneratissimo San Clemente[11]. La disputa fu così risolta: Tetovo, Gostivar, Kicevo e Struga, nonché la parte meridionale del lago di Ocrida e la zona del lago di Prespa, in tutto circa 230.000 abitanti, costituirono la provincia albanese del Dibrano, mentre la città di Ocrida e il resto della Macedonia jugoslava venne ceduti ai bulgari[12].

L'irredentismo albanese rivendicava anche la Ciamuria, regione greca abitata da un'importante comunità albanese. L'Italia sostenne gli albanesi e se ne servì per dare inizio alla campagna di provocazione verso la Grecia, finalizzata a giustificare l'azione militare italiana in terra ellenica[13][14][15]. Dopo la totale occupazione della Grecia ad opera delle potenze dell'Asse (Operazione Marita), l'Italia iniziò a spianare la strada per un'imminente annessione dell'Epiro alla Grande Albania : facendo leva sul fenomeno dell'irredentismo albanese, gli italiani scatenarono una violenta persecuzione sia contro i civili greci che la comunità ebraica residente nell' Epiro. Le milizie albanesi guidate dagli ufficiali italiani distrussero, saccheggiarono e incendiarono interi villaggi eseguendo vere e proprie stragi di civili[16]:

« nel distretto di Paramythia 19 villaggi furono saccheggiati e poi incendiati, 201 civili vennero uccisi; in quello di Igoumenitsa le vittime delle repressioni furono oltre 150.[17] »

Tuttavia, tutte le modifiche territoriali operate dalle potenze dell'Asse nel 1941 sul territorio degli ex-regni di Jugoslavia e di Albania, furono considerate nulle al momento della stipulazione dei Trattati di Parigi (1947) sottoscritti dalla Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia e dalla Repubblica Socialista di Albania, in qualità di Stati successori dei due regni, ammettendo implicitamente la sopravvivenza di quest'ultimi, sotto il profilo del diritto internazionale, anche durante il periodo dell'occupazione italo-tedesca.

La guerra in Kosovo[modifica | modifica wikitesto]

Il Kosovo ha fatto parte della Serbia dal 1913 fino al 1999 anno in cui scoppiò la Guerra del Kosovo. Questo conflitto fu il risultato di tensioni e dissapori tra albanesi ed altri popoli della Jugoslavia, compresa l'espulsione della maggior parte degli albanesi provenienti dal Kosovo. Durante il regime di Tito gli albanesi del Kosovo godevano di taluni diritti che gli negati durante il regime di Milosevic. La guerra si concluse con l'intervento della NATO in Kosovo. Il 17 febbraio 2008 il Parlamento del Kosovo dichiarò l'indipendenza dalla Serbia.

La guerra in Macedonia[modifica | modifica wikitesto]

La guerra nella Repubblica di Macedonia ebbe luogo nel 2001, quando gli albanesi diedero vita ad una sollevazione armata scatenata da numerose rivendicazioni. L'esercito macedone intervenne ma, non riuscì a fermare l'ondata di ribellione. Il Patto di Ohrid, firmato nel 2001, pose fine al conflitto.

Gli albanesi della Macedonia per l'Albania Etnica (1941-1945)[modifica | modifica wikitesto]

La storia degli albanesi in Macedonia è parte integrante del patrimonio storico-culturale del popolo albanese. In Macedonia esistono numerose moschee create dagli albanesi secoli prima. Vi sono diverse fonti storiografiche che dimostrano l'esistenza del popolo albanese in quella terra da diversi secoli.

Gli Albanesi spesso si allearono con altri popoli balcanici col fine ultimo di ottenere l'indipendenza di quelli consideravano come loro territori. Dopo le guerre balcaniche e l'occupazione del territorio albanese da parte dell'esercito serbo, dal 1912 al 1941, la posizione economica e politica degli albanesi incontrò numerose difficoltà. In quegli anni si stava sviluppando una riforma agraria che prevedeva la colonizzazione dei territori albanesi da parte dei cittadini serbi. Giorno dopo giorno si moltiplicavano le pretese della borghesia serba per espellere gli albanesi dalle loro proprietà. Nel 1938 il governo serbo decise di utilizzare strumentalmente alcuni studi universitari per propagandare un piano di migrazione forzata degli albanesi verso la Turchia. Quest'accordo per il trasferimento degli albanesi in quanto ritenuti turchi, fu firmato da Serbia e Turchia. Ciò diede inizio a un esodo di massa verso l' Anatolia.

Nel libro "Gli albanesi della Macedonia per difendere l'Albania Etnica (1941-1945) ", di Vebi Xhemaili, vuole presentare ai lettori albanesi e macedoni alcuni argomenti per nascondere fatti sulla guerra degli albanesi in Macedonia, guidate dalle forze nazionaliste. Oggi si ritiene che questa parte della storia albanese non sia stata del tutto compresa, della quale i testimoni sono restii a parlarne.

Ora si ritiene sia arrivato il momento di spiegare tutti questi avvenimenti e di soffermarsi soprattutto sul ruolo ricoperto dai comunisti in questa vicenda [18]. Il caso della città di Tetovo, è uno di quelli che necessitano d'essere chiariti. Vi sono attualmente diversi testimoni che potrebbero spiegare quanto avveniva nei campi di concentramento di questa città. Nel corso della guerra degli albanesi di Macedonia tra i 1941-1945 il comandante Xhemë Gostivari ottenne numerose vittorie. Gostivari vinse numerose battaglie contro i serbi e fu tradito da alcuni amici. Dopo averlo colpito alla schiena, l'esercito serbo decise di tagliarli la testa per poi esporla alla Fortezza di Skopje così da intimidire gli albanesi.

Il comportamento dei comunisti macedoni fu ritenuto un tradimento, e un grave affronto verso tutte le forze nazionaliste albanesi. I comunisti serbi seppero usare al meglio chi uccise Xhemë Hasës ; furono lasciati liberi di terrorizzare la popolazione albanese per diversi anni. Questi criminali riuscirono ad attaccare anche il morale degli albanesi, ed in seguito entrarono a far parte dell'UDB, il servizio segreto jugoslavo ma, quando non servirono più, furono condannati ai lavori forzati o uccisi.

Secondo i dati che ci fornisce la storiografia macedone, nel febbraio 1944 le forze nazionaliste albanesi formarono un esercito di volontari, composta di patrioti e sostenitori dell'unità nazionale per lottare contro i partigiani. I leader di questo esercito agivano principalmente in questi territori: a Diber con i comandanti Miftar Kaloshi e Uke Cami, Struga con il comandante Beqir Aga, a Rostushë con Ali Maliqi, e Mefail Zajazi a Kërçovë, a Gostivar con Xhemë Hasa, a Tetovo con Arif kapiteni. Grazie all'assistenza materiale del comando tedesco, tra il dicembre 1943 e l'aprile 1944 le forze albanesi da 3.000 volontari, nel corso di un anno arrivarono a raggiungere quasi i 12.000 soldati, soldati che si aggiunsero ai battaglioni di Mefail Zajazi e di Xhema. Il partito comunista slavo decise di ostacolare queste formazioni perché le consideravano una minaccia. Non tenne conto che queste forze composte di volontari non appartenevano ad alcuna formazione politica ma, bensì aveva come unico scopo l'unificazione dei territori albanesi in unico Stato. Va infine ricordato che nonostante vi fossero numerosi ostacoli alla realizzazione dell'unità nazionale i sogni e le idee in questo tema continuarono ad esistere.

Guerra nella Valle di Presevo[modifica | modifica wikitesto]

Correnti di fusione etnica[modifica | modifica wikitesto]

Le correnti di unità etnica si dividono in due gruppi: gli estremisti e i liberali. Gli estremisti sono rappresentati da varie organizzazioni in esilio, organizzazioni illegali presenti in Macedonia, Montenegro e Serbia. Il loro progetto è ottenere l'unione etnica attraverso la violenza, per questo motivo furono considerate "organizzazione terroristiche" sia da parte della CIA che da parte della CE. Al contrario, i Liberali vogliono raggiungere l'unità etnica basandosi sulla diplomazia e l'acquisizione dei diritti degli albanesi in tutta l'area dei Balcani. I Liberali sono rappresentati da: LDK PDK, AAK in Kosovo. Dal DPA e DUI in Macedonia. Dai partiti: PD, PBK, PBKD, PLL, PDIU e LZHK in Albania. Partiti albanesi di questo tipo sono presenti anche in Montenegro e nella valle di Presevo.

Fronte Nazionale[modifica | modifica wikitesto]

NLA (National Liberation Army)[modifica | modifica wikitesto]

Genocidio a danno degli albanesi[modifica | modifica wikitesto]

Gli Albanesi in Montenegro[modifica | modifica wikitesto]

Gli Albanesi in Montenegro rappresentano circa il 7% della popolazione totale. Vivono principalmente sia nel sud-est che nell'est del paese. A causa della discriminazione dilagante in numerosi campi, quali: economico, sociale, culturale e politico, la maggioranza degli albanesi è stata costretta a lasciare la propria terra in cerca di un futuro migliore, soprattutto in Europa occidentale, Stati Uniti America e Canada.

Gli albanesi a Novi Pazar[modifica | modifica wikitesto]

Novi Pazar ha una superficie di 8.687 km quadrati e 530.000 abitanti. La capitale è Novi Pazar. Questo territorio confina con la Serbia, il Montenegro, il Kosovo, la Bosnia-Erzegovina e l'Albania. Comprende i seguenti comuni: Novi Pazar, Tutini, Sjenica, Prijepolje, Nova Varos, Bijelo Polje, Rozaje, Plava, Plevlje e Berane.[19]

Questo è un territorio ad amministrazione speciale. Durante il dominio ottomano quest'area fu occupata da militari.

Questa regione è strettamente connessa con la valle del fiume Ibar, una zona strategica per quanto riguarda le comunicazioni e la vicinanza al Kosovo.

Prima dell'arrivo degli Slavi queste terre erano popolate dagli Illiri, come lo dimostrano le innumerevoli reperti archeologici. Alcuni, ritenuti fondamentali sono stati rinvenuti nella Chiesa di Petrova. Questo ci permette di legare la presenza di tribù illiriche almeno attorno a quell'area.

Numerosi toponimi in queste regioni preservano la memoria degli Illiri, come ad esempio: Ras, Ibër, Peshter, Bishevë, Vapa, Lim, ecc., tutti di origine albanese [20][21]

Quando i serbi si stabilirono nella valle del fiume Rashka la popolazione dovette ritirarsi sulle montagne e perse la terra. Tuttavia non tutta la gente si ritirò in montagna e continuano ancora a vivere in quest'area.

Secondo i dati dell'epoca tra il 1905 ed il 1906 a Novi Pazar vivevano 37.775 abitanti, tra cui 27.980 abitanti musulmani [22] e 19.795 cristiani [23] [24]

Durante la seconda guerra mondiale, il Novi Pazar fu amministrato dalle forze volontarie Balcaniche.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Sognando la grande Albania | StampAlternativa
  2. ^ "Gallup International"
  3. ^ Titolo pagina
  4. ^ Storia in network
  5. ^ DioGuardi » Albanian American Civic League
  6. ^ Albania
  7. ^ La Metochia nel Kosovo e il Dibrano, nelle attuali regioni macedoni del Polog e Sudoccidentale
  8. ^ Rožaje, Plav e Dulcigno.
  9. ^ Davide Rodogno, Il nuovo ordine mediterraneo. Ed. Bollati Boringhieri, Torino 2003, p. 352
  10. ^ Malev, Aspetti di una occupazione: gli italiani in Macedonia occidentale
  11. ^ ASMAE, AA. PP.. - Jugoslavia, b. 107, ambasciatore a Sofia Magistrati al ministro Ciano, 24 aprile 1941
  12. ^ Verna, Yugoslavia under the Italian Rule, p. 134, DDI, ser. IX, 1939-43, vol. 6, docc. 956 e 962
  13. ^ Indro Montanelli Storia d'Italia vol VIII p. 332
  14. ^ Candeloro Storia dell'Italia moderna
  15. ^ L'esercito italiano nella campagna di Grecia
  16. ^ Davide Conti, L'occupazione italiana dei Balcani. Crimini di guerra e mito della «brava gente» (1940-1943), Odradek, Roma 2008, p. 151
  17. ^ A-ONU, carte dell'United Nations War Crimes Commission (UNWCC) pubblicate a cura di B. Mantelli, Gli italiani nei Balcani 1941-1943: occupazione militare, politiche persecutorie e crimini di guerra. "Qualestoria", n.1, XXX, giugno 2002
  18. ^ Ad esempio sul perché il regime marxista abbia utilizzato numerosi campi di concentramento per cacciare gli albanesi.
  19. ^ Dr. Ejup Mushoviq, "Novi Pazar il okolina"
  20. ^ Rras-lastra, lim-fiume, Iber-bianco; Vapa- calore, Peshter- peso, Ter - secchezza.
  21. ^ Dr. Ejup Mushoviq, "Novi Pazar i okolina"
  22. ^ Albanesi e slavi convertiti durante l'occupazione ottomana.
  23. ^ Ortodossi di etnia albanese e serba.
  24. ^ Illyrians.org

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Arturo Galanti, L'Albania, Michigan, 2006
  • Antonello Biagini, Storia dell'Albania contemporanea, Bompiani, Milano, 2005
  • Girolamo De Rada, Opera Omnia VI
  • L'antica Albania: nelle ricerche archeologiche italiane, Ente nazionale Industrie turistiche, 1927
  • Proletar Hasani, Kush ka drejtuar ushtrine shqiptare, Tirana, 2001
  • Vincenzo Dorsa, Sugli albanesi: ricerche e pensieri, Napoli, 1847
  • Antonello Biagini, Storia dell'Albania: dalle origini ai giorni nostri, Bompiani, Milano, 1998

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]