Megali Idea

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Il progetto greco della Megali Idea; in verde chiaro sono evidenziati i territorio rivendicati dal governo greco fra il 1919 e il 1922

La Megali Idea (in greco Μεγάλη Ιδέα, in italiano Grande Idea) fu un concetto del nazionalismo greco che esprimeva la volontà di annettere alla Stato ellenico tutti i territori abitati da popolazione di etnia greca sotto un unico grande Stato unitario, con Costantinopoli capitale al posto di Atene. L'Idea si riferiva al tentativo di allargare la sovranità greca nella regione recuperando alcuni dei territori perduti dell'Impero bizantino, l'Anatolia del sud, Cipro e di liberare Costantinopoli, sede del Patriarcato ecumenico, per farne il centro del cristianesimo ortodosso.[1] Il concetto della Megali Idea riconciliava la tradizione ellenistica a quella reliogoso-ortodossa.[2]

Con l'unificazione greca avvenuta nel 1821-1829, la Megali Idea giocò un ruolo maggiore nella politica estera greca, in primo luogo ad opera del primo ministro costituzionale di origine arumena, Ioannis Kolettis. Il progetto, rimasto un obiettivo politico primario per quasi tutti i governi greci fino al 1922, arrivò quasi a compimento con il Trattato di Sèvres, ma fu abbandonato al termine della Guerra greco-turca del 1919-1922 con la disfatta militare dei greci.[1] Il concetto di Megali Idea è stato ripreso dal partito politico di destra estrema Alba Dorata.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Dalle origini alla Prima guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

L'ingresso del sultano Mehmed II a Costantinopoli.
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Assedio di Costantinopoli (1453) e Grecia ottomana.

Guerra d'Indipendenza Greca[modifica | modifica wikitesto]

Il Regno greco nel 1831, dopo la sua indipendenza.
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Guerra d'indipendenza greca e Regno di Grecia.

L'epressione Megali Idea fu coniata dal primo ministro greco di origine valacca[3] Ioannis Kolettis nel 1844 e fu la linea politica seguita da tutti i suoi successori fino alla sconfitta del 1922.[4] Kolettis sostenne che: «il Regno di Grecia non è tutta la Grecia, ma solo una parte, la più piccola e la più povera. Un autoctono non è solo chi vive entro i confini del Regno, ma anche chi vive in qualunque terra collegata alla storia o alla razza greca».[2]

Il Regno Unito diede il via alla prima espansione del neo-stato greco donando le isole comprese negli Stati Uniti delle Isole Ionie nel 1864.[2] Al contrario la Russia con la stipulazione della pace di Santo Stefano del 1878 con l'Impero ottomano frustrò le ambizioni geopolitiche greche: la regione della Macedonia, infatti, compresa la parte a maggioranza greca (Macedonia Greca), andò al Regno di Bulgaria.[2]

Dal primo dopoguerra all'abbandono del progetto[modifica | modifica wikitesto]

Conferenza di pace di Parigi (1919), proposta greca sull'ampliamento territoriale dello Stato ellenico
Mappa della Megali Hellas («Grande Grecia») dopo il Trattato di Sèvres con la rappresentazione di Eleutherios Venizelos, un sostenitore della Megali Idea

Al termine della Prima guerra mondiale, l'Impero ottomano, alleatosi agli Imperi centrali, fu pesantemente sconfitto e fu costretto a firmare l'armistizio di Mudros e ad accettare il Trattato di Sèvres. A seguito della resa turca e dell'occupazione Italiana di Antalia, truppe greche, che avevano combattuto a fianco dell'Intesa, occuparono Smirne, e stabilirono il controllo greco su quest'area il 21 maggio 1919, seguito poi dall'istituzione di un protettorato il 30 luglio 1922. Nello stesso periodo, truppe inglesi, francesi e italiane procedevano all'occupazione di Costantinopoli.

Alla conferenza di pace di Parigi del 1919, il capo del governo greco, Eleutherios Venizelos, fece dunque pressione sugli Alleati per attuare il suo sogno di una "Grande Grecia", che avrebbe compreso l'Epiro settentrionale, la totalità della Tracia e la Ionia, recuperando così alcuni territori già appartenuti all'Impero bizantino e includendo Costantinopoli. Si sarebbe ricreato così il "nocciolo duro" dell'antico Impero con Costantinopoli capitale al posto di Atene.

Lo scoppio della Guerra greco-turca del 1919-1922 e la successiva disfatta militare greca, che portò all'evacuazione di Smirne e della Tracia orientale, causarono la fine del progetto della Megali Idea. Lo scambio di popolazioni su base religiosa avvenuto fra Grecia e Turchia nel 1922 portò alla fine della più che bimillenaria presenza greca in Anatolia. L'atto ufficiale che decretò l'abbandono dell'Idea fu, infine, il Trattato di Losanna del 1923, che determinò i confini attuali tra i due Stati.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Nicolas Svoronos, Histoire de la Grèce moderne, Parigi, PUF (Que Sais-Je?), 1964.
  • Fr. Rosen, Ο Ελληνικός Εθνικισμός και ο Βρετανικός Φιλελευθερισμός, Κέντρο Νεοελληνικών Ερευνών Ε.Ι.Ε., Atene, 1998.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b (EN) Haralambos Athanasopulos, Greece, Turkey and the Aegean Sea: A Case Study in International Law, McFarland, 30 settembre 2001, ISBN 9780786450039. URL consultato il 02 agosto 2017.
  2. ^ a b c d (EN) Raju G. C. Thomas, The South Slav Conflict: History, Religion, Ethnicity, and Nationalism, Routledge, 23 giugno 2014, ISBN 9781135597177. URL consultato il 02 agosto 2017.
  3. ^ (EN) Richard Clogg, A Concise History of Greece, Cambridge University Press, 12 dicembre 2013, ISBN 9781107032897. URL consultato il 02 agosto 2017.
  4. ^ La creazione di una zona di pace e stabilità attorno all'Unione Europea, Editrice Apes, 2006, ISBN 9788872330364. URL consultato il 02 agosto 2017.