Ismail Enver

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Ismail Enver
Ismail enver1.jpg

Triumviro dell'Impero ottomano
Durata mandato 4 gennaio 1914 –
13 ottobre 1918
Cotitolare Mehmed Talat Pascià e Cemal Pascià

Ministro della Guerra
Durata mandato 4 gennaio 1914 –
13 ottobre 1918
Capo del governo Said Halim Pascià
Predecessore Ahmed İzzet Pascià
Successore Ahmed İzzet Pascià

Dati generali
Partito politico Comitato di Unione e Progresso
Professione Militare
Firma Firma di Ismail Enver
Ismail Enver
Ismail Enver.jpg
NascitaIstanbul, 22 novembre 1881
MorteTagikistan, 4 agosto 1922
ReligioneMusulmana sunnita
Dati militari
Paese servitoImpero ottomano Impero ottomano
Forza armataEsercito ottomano
Anni di servizio1903 - 1918
GradoMirliva
Comandante in Capo de facto
GuerreGuerra italo-turca
Prima guerra balcanica
Seconda guerra balcanica
Prima guerra mondiale
Guerra civile russa
CampagneTeatro mediorientale della prima guerra mondiale
Intervento alleato nella rivoluzione russa
BattaglieBattaglia di Sarıkamış
Campagna di Gallipoli
Comandante diEsercito ottomano de facto
DecorazioniCroce di Ferro
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Ismail Enver, noto anche come Ismail Pascià o Enver Pasha o Enver Bey (Istanbul, 22 novembre 1881Tagikistan, 4 agosto 1922), è stato un generale e politico turco.

Ufficiale militare e capo della rivoluzione dei Giovani Turchi, Ismail Enver ebbe un ruolo di primo piano nell'ultimo periodo dell'Impero ottomano.

Fu a favore dell'eliminazione delle popolazioni che non erano di origine turca nel territorio dell'impero ottomano, episodi noti come il genocidio degli armeni, degli assiri e dei greci del Ponto [1].

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato da una famiglia benestante di origini albanesi, il padre era ufficiale dell'esercito ottomano, Ismail Enver si iscrisse nel 1905 all'organizzazione dei Giovani Turchi che propugnava l'ammodernamento del paese contro l'immobilismo del sultano. Fu protagonista della rivoluzione del 1908, nella quale al sultano Abdul-Hamid II (1842-1918) fu imposta una costituzione. Nel 1911 organizzò la difesa della provincia di Libia contro l'Italia nell'ambito della Guerra Italo-Turca.

Nell'aprile del 1912 i Giovani Turchi (ufficialmente con il nome di Comitato per l'Unione e il Progresso, o C.U.P.) vinsero con larga maggioranza le elezioni, ma la perdita della provincia di Libia, di cui si era impadronita l'Italia erose il sostegno di cui avevano goduto, tanto che in luglio il partito fu costretto a ricorrere ad una coalizione politica, chiamata Unione Liberale. Con un colpo di mano il 23 gennaio del 1913 il C.U.P. eliminò l'Unione Liberale e introdusse una dittatura militare, capeggiata dal gruppo dei "Tre Pascià", ossia Ismail Enver, Ahmed Jemal e Mehmed Talat, tutti e tre membri della Massoneria[2]. Nello stesso anno risollevò le sorti dell'impero ottomano riconquistando ai bulgari la città di Adrianopoli. Nel 1914 sposò Naciye, figlia del sultano e divenne ministro della guerra.

Dopo lo scoppio della prima guerra mondiale, l'Impero ottomano si alleò con le potenze centrali, ed Ismail Enver prese direttamente nel dicembre 1914 il comando della Terza Armata per guidare un'offensiva contro i russi nell'Anatolia orientale, con lo scopo di riconquistare i territori ottomani perduti nel 1878. L'operazione militare, culminata nella battaglia di Sarıkamış, si rivelò un disastro per gli ottomani e la Terza Armata perse gran parte dei suoi effettivi. Enver, sospettando che i simpatizzanti russi all'interno della comunità armena stessero tramando una rivolta, ordinò che i soldati armeni delle forze ottomane fossero disarmati, smobilitati ed assegnati a campi di lavoro, dove furono sterminati e sepolti in fosse comuni. Seguirà il vero e proprio genocidio armeno, che si concluderà con la morte di oltre un milione di Armeni.

Fu pure responsabile del genocidio dei greci del Ponto, avrebbe dichiarato che l'Impero ottomano avrebbe dovuto essere "ripulito" dagli Armeni e da tutte le altre minoranze cristiane, come i Greci e gli Assiri. "Abbiamo distrutto i primi con la spada e distruggeremo i secondi per fame." Aveva inoltre dichiarato all'ambasciatore americano Henry Morgenthau di accettare l'intera responsabilità di tutto l'accaduto.

Alla fine della guerra Talat Pascià rassegnò le proprie dimissioni alcuni giorni prima della capitolazione dell'Impero Ottomano e l'armistizio del 30 ottobre. I membri del governo del C.P.U. rassegnarono anch'essi in massa le dimissioni nei due giorni successivi e i "Tre Pascià" andarono in esilio. Un tribunale lo processò in contumacia nel dopoguerra e lo condannò a morte. Enver tuttavia morì in combattimento contro il battaglione armeno dell'Armata Rossa bolscevica comandato da Hagop Melkumian il 4 agosto del 1922 presso Baldzhuan nel Turkestan (odierno Tagikistan), durante la rivolta dei Basmachi.

Letteratura[modifica | modifica wikitesto]

  • Nella 25ª storia di Corto Maltese, "La casa dorata di Samarcanda", Enver Bey compare come uno dei personaggi secondari.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Akçam, Taner, 1953- author., The young Turks' crime against humanity : the Armenian genocide and ethnic cleansing in the Ottoman Empire, ISBN 9781400841844, OCLC 1034166190. URL consultato il 15 maggio 2019.
  2. ^ Lambros Couloubaritsis, La complexité de la Franc-Maçonnerie. Approche Historique et Philosophique, Bruxelles, 2018, Ed. Ousia, p. 387.

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