Caccamo

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Caccamo
comune
Caccamo – Stemma
Caccamo – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneCoat of arms of Sicily.svg Sicilia
Città metropolitanaProvincia di Palermo-Stemma.png Palermo
Amministrazione
SindacoNicasio Di Cola (lista civica "Di Cola sindaco") dall'11-6-2017
Territorio
Coordinate37°56′N 13°40′E / 37.933333°N 13.666667°E37.933333; 13.666667 (Caccamo)Coordinate: 37°56′N 13°40′E / 37.933333°N 13.666667°E37.933333; 13.666667 (Caccamo)
Altitudine521 m s.l.m.
Superficie188,23 km²
Abitanti8 110[1] (31-10-2018)
Densità43,09 ab./km²
FrazioniSan Giovanni Li Greci
Comuni confinantiAlia, Aliminusa, Baucina, Casteldaccia, Ciminna, Montemaggiore Belsito, Roccapalumba, Sciara, Sclafani Bagni, Termini Imerese, Trabia, Ventimiglia di Sicilia, Vicari
Altre informazioni
Cod. postale90012
Prefisso091
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT082014
Cod. catastaleB315
TargaPA
Cl. sismicazona 2 (sismicità media)
Nome abitanticaccamesi
PatronoBeato Giovanni Liccio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Caccamo
Caccamo
Caccamo – Mappa
Posizione del comune di Caccamo nella città metropolitana di Palermo
Sito istituzionale

Caccamo (Càccumu in siciliano) è un comune italiano di 8 110 abitanti[1] della città metropolitana di Palermo in Sicilia.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Il paese fa parte dell'Unione dei Comuni della Bassa Valle del fiume Torto. La regione agraria del paese è la numero 7.

Il centro abitato del Comune di Caccamo è collocato a circa 521 metri sul livello del mare ai piedi del Monte S. Calogero. Si trova nel tratto inferiore della ex valle del fiume San Leonardo, oggi lago di Rosamarina,che costituisce con circa 100 milioni di metri cubi di acqua, la principale risorsa idrica del palermitano.

È compreso fra la riserva naturale orientata del Monte San Calogero a Est, la riserva naturale orientata Pizzo Cane, Pizzo Trigna e Grotta Mazzamuto ad Ovest e di fronte al Mar Tirreno.

Caccamo si trova a circa 10 km dal mare del golfo di Termini Imerese e a circa 45 km dal capoluogo di Regione, Palermo.

Il suo territorio, davvero esteso, comprende circa 19.000 ettari, e fa sì che confini con altri quattordici comuni.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le origini[modifica | modifica wikitesto]

Diversi autorevoli studiosi hanno indagato e dibattuto sulle origini di Caccamo, senza però riuscire a dare una risposta certa e definitiva. Per di più grandi difficoltà ha presentato e tutt’ora rappresenta l’interpretazione dell’etimo toponomastico diventato per gli studiosi un vero rompicapo.

Alcune interpretazioni vorrebbero il termine Caccamo derivante dal punico-cartaginese "Caccabe", (testa di cavallo, presente nello stemma), dal greco "Kakkabe", (pernice) o "Kakabe", (calderone), dal latino "Cacabus", (pentolone), dall'arabo "Kakum"; (vaso, marmitta), dal siciliano “Caccamu” (albero di loto).

Più la leggenda che la storia vuole che la città sia stata fondata intorno al IV – V secolo a.c. ad opera dei Cartaginesi, questi ultimi a seguito della sconfitta subita nel 480 a.c. a Himera, quando un gruppo di essi, scampati al disastro si rifugiarono verso l’interno fondando una città a cui diedero il nome di Caccabe. Lo storico Agostino Inveges chiama la città la “Cartagine di Sicilia", e fonda la propria convinzione sulla opinione di Stefano Bizantino, storico greco vissuto nel V secolo d.c., secondo cui in Sicilia esistette un’antica città chiamata Cartagine.

Certo la zona dovette essere abitata da tempi remoti come testimoniano le sepolture a forno dette “grotticelle” sparse nel territorio circostante.

Vi è anche un cenno nel menologio bizantino sul monaco basiliano Teoctisto, Superiore intorno all’800 del monastero di S. Nicola de Nemore, ancora oggi esistente nei pressi di Caccamo, che lascia presupporre l’esistenza di un centro abitato.

La famiglia 'Bonello'[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1094 la città di Caccamo viene concessa in feudo a Goffredo de Sagejo, signore normanno venuto in Sicilia al seguito di Ruggero d'Altavilla. Alla sua famiglia il feudo rimane per circa mezzo secolo, prima di passare alla famiglia Bonello.

In questo periodo il castello venne ampliato e abbellito, tanto da essere scelto da Matteo Bonello e dai suoi compagni come rifugio. Il castello si dimostrò inespugnabile anche durante gli attacchi di Re Guglielmo I, ma alla fine con vari tranelli, quest'ultimo riesce ad uccidere Bonello.

Il castello tornò a essere possedimento reale fino alla morte di Guglielmo I, quando venne affidato al signore francese, Giovanni Lavardino. A seguito di controversie con gli abitanti però, egli fu costretto dai cittadini ad abbandonare la città.

Il periodo 'chiaramontano'[modifica | modifica wikitesto]

Con il regno di Federico Chiaramonte, inizia per Caccamo il periodo chiaramontano, uno dei più importanti per la storia del paese. Sotto il loro dominio la città godette di molte libertà, si arricchì di nuovi monumenti ed edifici, fu costruito il ponte sul fiume San Leonardo (oggi sommerso dalle acque del lago-diga Rosamarina) ed ampio sviluppo ebbe la sua economia. Dal punto di vista architettonico fu esempio dell’ inconfondibile stile “Chiaramontano”, il castello fu ampliato e fortificato con una cinta muraria, furono erette le due torri che più tardi, si pensa, vennero trasformate nelle torri campanarie del Duomo e della Chiesa dell'Annunziata, e la Torre di Pizzarrone o Byrsarone.

Nel 1302 il maniero resistette all’assalto degli angioini, sbarcati nella vicina rada di Termini, intanto la signoria di Caccamo veniva elevata a Contea prendendo il nome di Chiaramonte.

I beni dei Chiaramente, però vennero confiscati nel 1392 sotto il regno di Enrico Chiaramonte. Caccamo fu, allora concessa dal Re Martino il Vecchio a Gueraldo Queralt ordinando che la Contea riprendesse l’antico nome e cancellasse quello che avevano dato i precedenti signori. I caccamesi però, si ribellarono alla nomina del Queralt, assediarono nella rocca i catalani che vi si erano rifugiati e ne cacciarono e dispersero il presidio.

Il periodo 'Henriquez-Cabrera'[modifica | modifica wikitesto]

In seguito a questo episodio Re Martino il Giovane, dispose che la città di Caccamo non sarebbe stata mai più affidata ad alcun barone. Pochi mesi dopo però, venne nominato signore Otto Moncada. Contro costui, i caccamesi, ancora fedeli ad Enrico Chiaramonte, si ribellarono.

Questo costrinse il Re a mandare il suo congiunto Giacomo de Prades, che dopo grandi sforzi per occupare la città, due anni dopo ne diventava il signore. A lui si devono un ulteriore ampliamento e abbellimento del Castello, la costruzione di fortificazioni particolarmente efficienti, al fine di prevenire eventuali nuove ribellioni dei sudditi, rendendo più sicuro il sistema difensivo del castello e la costruzione del grandioso monastero di S. Francesco.

A Giacomo Prades successe Giovanni Bernardo Cabrera, figlio del Gran Giustiziere del Regno. Sotto il governo dei Prades-Cabrera, che soggiornarono quasi ininterrottamente nel castello, Caccamo conobbe un periodo di profonde trasformazioni economiche e sociali, furono definiti i confini territoriali con Termini Imerese ponendo fine ad una secolare contesa.

In seguito alle nozze di donna Anna Cabrera con Federico Henriquez, ammiraglio di Castiglia, avvenute nel 1480 per volontà di re Ferdinando il Cattolico, la contea di Caccamo passò alla famiglia Henriquez-Cabrera, sotto la cui signoria rimase fino al 1646. La città ebbe il periodo di maggior splendore della sua storia, vengono erette nuove chiese, conventi, nascono istituzioni di beneficenza, aumentano gli abitanti e il castello viene ulteriormente ampliato. Seguirono così due secoli di illuminato governo, durante i quali non si verificò alcuna rivolta, la città si estese gradualmente assumendo un assetto urbanistico più ordinato, ebbero notevole impulso le attività produttive e fiorì un raffinato artigianato di apprezzabile livello artistico. Nel 1641, don Giovanni Alfonso Henriquez de Cabrera, signore di Caccamo e di Modica, grande Almirante di Castiglia, ricevette la nomina a viceré di Sicilia ed il 16 maggio dello stesso anno fece il suo ingresso ufficiale a Palermo. Il 12 novembre 1643 Caccamo fu dallo stesso elevata al rango di città, ripristinando il titolo di «urbs generosissima», attribuito alcuni secoli prima dall'imperatore Federico II, caduto poi in dimenticanza, conferendole anche tutti gli onori e privilegi concessi alle altre città del Regno.

Il periodo 'Amato'[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1646 quando Filippo Amato Principe di Galàti succedette agli Henriquez Cabrera, la contea fu elevata alla dignità di Ducato. Ma questo riconosciuto prestigio coincise con un periodo infelice per la città che fu soggetta alle ingiustizie del nuovo signore, tra queste la più nota fu la distruzione delle leggi caccamesi contenute nel Libro Rosso, e molte nobili famiglie furono costrette ad allontanarsi dalla città. Alla morte di don Filippo (1653), gli succedette il figlio, don Antonio Amato, signore dotato di spirito liberale e generoso a cui si devono un restauro del castello e la Porta Antonia più tardi demolita.

La famiglia 'De Spuches' e la storia contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

Estintasi la famiglia Amato, nel 1813 la signoria di Caccamo passò alla famiglia De Spucches di cui si distinsero Don Giuseppe de Spuches marito della poetessa Giuseppina Turrisi Colonna per opera della quale il Castello divenne centro di cultura e di fasto.

Successivamente Caccamo partecipa agli avvenimenti che determinarono la storia della Sicilia e dell’Italia. I moti, le rivoluzioni, insurrezioni per la cacciata dei Borboni e la costruzione dell’unità d'Italia.

Nel 1967, Antonio de Spuches cede il Castello alla Regione in cambio di 40 milioni. Da qui in avanti Caccamo perde il suo fascino culturale e inizia i vari progetti per rendere il Castello, una struttura culturale.

Nel 2019, un accordo porta la gestione Castello al Comune. Questo porta a delle nuove possibilità per il paese:

- l'ingresso gratuito per i residenti e per i nati a Caccamo;

-il ricavato della vendita dei biglietti d’ingresso rimarrà nelle casse comunali;

- non sarà più necessario richiedere l’autorizzazione della Soprintendenza ai Beni Culturali per gli eventi che saranno organizzati presso il Castello;

- l’istituzione di un punto ristoro e di un punto degustazione e di vendita di prodotti tipici caccamesi e di gadget all’interno del maniero;

- la possibilità di celebrare matrimoni con il rito religioso nella Cappella di Corte e matrimoni civili nella sala Prades.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Nella città di Caccamo vi sono un gran numero di chiese, pari a 46, alcune usate, altre vendute come abitazioni, o altre distrutte. Eccone alcune, importanti o per motivi storici, o religiosi, o culturali o architettonici:

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti.

Evoluzione storica della popolazione
1861 7.188
1871 7.240
1881 8.010
1901 12.324
1911 8.959
1921 11.368
1931 8.606
1936 8.897
1951 10.166
1961 9.748
1971 8.694
1981 8.401
1991 8.636
2001 8.524
2011 8.295
2014 8267
2017 8.183
2018 8.110

Saldi e indici demografici[modifica | modifica wikitesto]

Le famiglie presenti sul territorio sono 3.103, con un numero medio di 3 componenti. Il saldo naturale, ovvero la differenza tra i nati e le persone decedute evidenzia un rapporto in sostanziale equilibrio, stante un saldo negativo di sole 2 unità. L’indice di vecchiaia evidenzia la presenza di 150 anziani ogni 100 giovani sino a 14 anni.

Etnie[modifica | modifica wikitesto]

La componente immigrata tra la popolazione è lo 0,4%, pari a 38 persone, nettamente più bassa rispetto alla media nazionale (7,5%) e a quella degli altri comuni delle Madonie (1,6%). Il saldo migratorio, ovvero la differenza tra chi immigra nel territorio del Comune e chi invece lo lascia trasferendosi altrove, registra un valore positivo e pari a 25 presenze.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Le principali risorse economiche di Caccamo sono l'agricoltura e la zootecnica. I prodotti della terra sono cereali, mandorli, ulivi. Di notevole rilevanza sono le carni prodotte a Caccamo, i prodotti caseari, provenienti dagli allevamenti di bovini, caprini e ovini e l'olio extra vergine di oliva ottenuto principalmente dalla cultivar "biancolilla". Tra le attività più tradizionali vi sono quelle artigianali, che si distinguono per la lavorazione del ferro battuto e della terracotta, per l'arte del merletto, del ricamo e del vimini.[3][4]

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Arte[modifica | modifica wikitesto]

La tela del Miracolo di Sant'Isidoro (1641) a firma di Mattia Stomer è custodita presso la Chiesa Madre di Caccamo. È stata esposta all'Esposizione Univerale di Milano EXPO 2015. A farne richesta il prof Vittorio Sgarbi in persona, curatore della Mostra "Il Tesoro d'Italia"; alcuni anni fa in una sua visita a Caccamo, Sgarbi aveva ammirato la tela dello Stomer e le bellezze artistiche di Caccamo. Dopo le dovute istanze e i pareri positivi alla Curia di Palermo e alla Sovraintendenza ai Beni Culturali e grazie alla sponsorizzazione da parte di EnerSystems, "Il Miracolo di Sant'Isidoro" completerà la raccolta delle 350 opere più belle d'Italia e potrà essere ammirato da migliaia di visitatori al giorno su un parter di carattere mondiale.

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

L' elezione della Castellana di Caccamo e delle due Damigelle d’onore presso il maestoso Castello medievale è una manifestazione storico-culturale che si riallaccia al passato remoto della città, quando il signore di Caccamo, accompagnato dalla sua nobile Consorte, veniva rilevato dai nobili di Caccamo e dei paesi vicini, dai vassalli del signore dominatore della città e che in corteo da fuori le porte della città veniva accompagnato sino al Castello, dove ne prendeva possesso unitamente alla sua Consorte. La manifestazione è costituita da un lungo corteo che vede sfilare in costume d'epoca dame, cavalieri e sbandieratori. La castellana rappresenta l'ultima signora del castello ed infatti, dopo la sua elezione, simbolicamente le vengono consegnate le chiavi della città.

La Sagra della salsiccia si svolge quasi ininterrottamente dal 1984, e sempre organizzata ad Ottobre. Ai piedi del maestoso Castello e tra le vie del centro storico si possono riscoprire i vecchi sapori della gastronomia siciliana ed in particolare la prelibata salsiccia caccamese in tutte le sue forme, da degustare fresca alla brace o stagionata. Oltre ai sapori e ai profumi, si distinguono vari spettacoli e molta musica.

La Sagra del Buccellato dava l'opportunità di valorizzare la bellezza di questo borgo, che conserva valori antichi di autenticità ed accoglienza, prevedeva visite guidate al Castello e ai siti monumentali più importanti, mostre permanenti, giro panoramico con visione del Lago di Rosamarina, esposizioni di artisti ed artigiani, intrattenimenti musicali, che fanno da cornice a degustazioni itineranti di prodotti tipici di eccellenza, lungo tutto il centro storico e presso i luoghi di produzione. L'attore principale era il "buccellato" comunemente chiamato "dolcino di Natale". Veniva fatta a Novembre e a Dicembre.

La Festa della Pizza è una manifestazione dedicata alla pizza e alla promozione dei prodotti tipici locali. L'evento coniuga storia, cultura e gastronomia. Durante la manifestazione dedicata a sua Maestà la Pizza, regina indiscussa de ll’evento, non mancheranno altre prelibatezze enogastronomiche da scoprire e assaporare. Si svolge ininterrottamente dal 2016, e viene organizzata sempre nel periodo estivo per 2 serate.

Ricorrenze e feste[modifica | modifica wikitesto]

  • 'a scalunata di San Giuseppe, allestita nella parrocchia della Santissima Annunziata per la festa di San Giuseppe: una gradinata di ceri accesi.
  • 'a retina, raccolta di offerte dei fedeli per San Giuseppe, praticata la domenica prima della festa, accompagnata per le vie del paese con una fila di muli bardati a festa e la banda musicale.
  • 'u Signuruzzu a cavaddu, per ricordare l'entrata trionfale di Gesù a Gerusalemme. Avviene la domenica delle palme con la rappresentazione di un bambino vestito da chierichetto che entra in paese su un asino bardato a festa, accompagnato dalla banda musicale e da tanta gente e bambini con palme e ramoscelli d'ulivo.
  • Il beato Giovanni Liccio, domenicano del 1400, si festeggia nella chiesa di Santa Maria degli Angeli, l'ultima domenica di maggio, il lunedì successivo e il 14 novembre. Dal 24 maggio 1754 principale patrono e protettore della città, viene onorato con una processione immensa.
  • festa di San Nicasio Camuto de Burgio (eletto dal sindaco e dai giurati della città primario e principale patrono e protettore con atto notarile presso il notaio Pietro Ciuffo datato 31 maggio 1625) o Fiera d'agosto, tenuta l'ultima domenica di agosto e lunedì successivo.
  • festa di San Giovanni Battista, l'ultima domenica di giugno, celebrata in contrada San Giovanni Li Greci, a circa 6 chilometri dal centro abitato.
  • festa dell'Assunta, l'ultima domenica di luglio, celebrata in contrada Sambuchi, a dieci chilometri dal paese.

Infrastrutture, trasporti e opere pubbliche[modifica | modifica wikitesto]

Il Comune è interessato dalle seguenti direttrici stradali:

  • Strada Statale 285 Italia.svg
  • Strada Provinciale 21 Italia.svg
  • Strada Provinciale 117 Italia.svg
  • Strada Provinciale 121 Italia.svg

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Di seguito è presentata una tabella relativa alle amministrazioni che si sono succedute in questo comune.

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
15 giugno 1988 30 aprile 1990 Nicasio Di Cola Democrazia Cristiana Sindaco [5]
23 maggio 1990 11 marzo 1993 Luigi Di Lucia Democrazia Cristiana Sindaco [5]
11 marzo 1993 14 dicembre 1994 Rosa Inzerilli Comm. straordinario [5]
11 marzo 1993 24 maggio 1994 Paolo Piazza Comm. straordinario [5]
11 marzo 1993 28 marzo 1994 Paolo Puccio Comm. straordinario [5]
28 marzo 1994 15 maggio 1995 Pietro Mattei Comm. straordinario [5]
24 maggio 1994 15 maggio 1995 Sebastiano Rigoli Comm. straordinario [5]
14 dicembre 1994 9 gennaio 1995 Antonio Izzo Comm. straordinario [5]
15 maggio 1995 16 novembre 1998 Nicasio Di Cola Centro Cristiano Democratico Sindaco [5]
18 novembre 1998 10 marzo 1999 Calogero Ricciardo Comm. straordinario [5]
10 marzo 1999 24 aprile 2000 Maria Danila Spagna Comm. straordinario [5]
20 aprile 1999 20 aprile 2000 Salvatore Caccamo Comm. straordinario [5]
20 aprile 1999 24 aprile 2000 Cono Incognito Comm. straordinario [5]
24 aprile 2000 26 novembre 2001 Antonino Costa Comm. straordinario [5]
24 aprile 2000 26 novembre 2001 Baldassare Ingoglia Comm. straordinario [5]
24 aprile 2000 26 novembre 2001 Sebastiano Rigoli Comm. straordinario [5]
26 novembre 2001 15 maggio 2007 Nicasio Di Cola centro-destra Sindaco [5]
15 maggio 2007 8 maggio 2012 Desiderio Capitano centro-destra Sindaco [5]
8 maggio 2012 11 giugno 2017 Andrea Galbo Sindaco [5]
11 giugno 2017 in carica Nicasio Di Cola lista civica "Di Cola sindaco" Sindaco [5]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Bilancio demografico anno 2018 (dati provvisori), su demo.istat.it. URL consultato il 31-10-2018.
  2. ^ Pagina 369, Juan Lopez, "Quinta parte dell'Istoria di San Domenico, e del suo Ordine de' Predicatori" [1] Archiviato il 10 gennaio 2018 in Internet Archive., Stamperia di Iacopo Mattei, Messina, 1652.
  3. ^ Atlante cartografico dell'artigianato, vol. 3, Roma, A.C.I., 1985, p. 17.
  4. ^ Caccamo, su palermoweb.com. URL consultato il 5 giugno 2016.
  5. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t http://amministratori.interno.it/

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Agostino Inveges, La Cartagine siciliana: historia divisa in due libri. Nel I. si ragiona del nome, sito, & origine dell'antichissima città di Caccabe, oggi Caccamo. Nel II. si riporta la discendenza di XIV nobilissime famiglie Normanne, francesi, e Spagnole, che dalla libertà Normanna infin'al presente giorno l'han signoreggiato etc. (1661), Palermo, Tip. G. Bisagni
  • Antonio Contino e Salvatore Mantia, Vincenzo La Barbera architetto e pittore termitano, ed. GASM, Termini Imerese, 1998
  • Antonio Contino e Salvatore Mantia, Architetti e pittori a Termini Imerese tra il XVI ed il XVII secolo, 2001

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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