Caccamo

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Caccamo
comune
Caccamo – Stemma
Caccamo – Veduta
Veduta panoramica di Caccamo
Localizzazione
Stato  Italia
RegioneCoat of arms of Sicily.svg Sicilia
Città metropolitanaProvincia di Palermo-Stemma.svg Palermo
Amministrazione
SindacoNicasio Di Cola (lista civica "Di Cola sindaco") dall'11-6-2017
Territorio
Coordinate37°56′N 13°40′E / 37.933333°N 13.666667°E37.933333; 13.666667 (Caccamo)
Altitudine521 m s.l.m.
Superficie188,23 km²
Abitanti7 886[1] (31-3-2021)
Densità41,9 ab./km²
FrazioniSan Giovanni Li Greci
Comuni confinantiAlia, Aliminusa, Baucina, Casteldaccia, Ciminna, Montemaggiore Belsito, Roccapalumba, Sciara, Sclafani Bagni, Termini Imerese, Trabia, Ventimiglia di Sicilia, Vicari
Altre informazioni
Cod. postale90012
Prefisso091
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT082014
Cod. catastaleB315
TargaPA
Cl. sismicazona 2 (sismicità media)[2]
Nome abitanticaccamesi
PatronoSan Nicasio Camuto de Burgio, Beato Giovanni Liccio, San Giorgio
Giorno festivoUltima domenica di maggio, il lunedì successivo e il 14 novembre.
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Caccamo
Caccamo
Caccamo – Mappa
Posizione del comune di Caccamo nella città metropolitana di Palermo
Sito istituzionale

Caccamo (Càccamu in siciliano) è un comune italiano di 7 886 abitanti[1] della città metropolitana di Palermo in Sicilia.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Il paese fa parte dell'Unione dei Comuni della Bassa Valle del fiume Torto.

Il centro abitato del Comune di Caccamo è collocato a circa 521 metri sul livello del mare, ai piedi del Monte San Calogero. Si trova nel tratto inferiore della ex valle del fiume San Leonardo, oggi lago di Rosamarina, che costituisce, con circa 100 milioni di metri cubi di acqua, la principale risorsa idrica del palermitano.

Lago Rosamarina

È compreso fra la riserva naturale orientata del Monte San Calogero a est, la riserva naturale orientata Pizzo Cane, Pizzo Trigna e Grotta Mazzamuto ad Ovest e di fronte al Mar Tirreno.

Caccamo si trova a circa 10 km dal mare del golfo di Termini Imerese e a circa 45 km dal capoluogo di Regione, Palermo.

Il suo territorio, davvero esteso, comprende circa 19.000 ettari, e fa sì che confini con altri quattordici comuni.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le origini[modifica | modifica wikitesto]

Diversi autorevoli studiosi hanno indagato e dibattuto sulle origini di Caccamo, senza però riuscire a dare una risposta certa e definitiva. Per di più grandi difficoltà ha presentato e tuttora rappresenta l’interpretazione dell’etimo toponomastico diventato per gli studiosi un vero rompicapo.

Alcune interpretazioni vorrebbero il termine Caccamo derivante dal punico-cartaginese "Caccabe" (testa di cavallo, presente nello stemma), dal greco "Kakkabe" (pernice) o "Kakabe" (calderone), dal latino "Cacabus" (pentolone), dall'arabo "Kakum" (vaso, marmitta), dal siciliano “Caccamu” (albero di loto).

Più la leggenda che la storia vuole che la città sia stata fondata intorno al IV – V secolo a.c. ad opera dei Cartaginesi, questi ultimi a seguito della sconfitta subita nel 480 a.c. a Himera, quando un gruppo di essi, scampati al disastro, si rifugiarono verso l’interno fondando una città a cui diedero il nome di Caccabe. Lo storico Agostino Inveges chiama la città la "Cartagine di Sicilia", e fonda la propria convinzione sull'opinione di Stefano Bizantino, storico greco vissuto nel V secolo d.c., secondo cui in Sicilia esistette un’antica città chiamata Cartagine.

Certo la zona dovette essere abitata da tempi remoti come testimoniano le sepolture a forno dette “grotticelle” sparse nel territorio circostante.

Vi è anche un cenno nel menologio bizantino sul monaco basiliano Teoctisto, Superiore intorno all’800 del monastero di S. Nicola de Nemore, ancora oggi esistente nei pressi di Caccamo, che lascia presupporre l’esistenza di un centro abitato.

Dominazione araba[modifica | modifica wikitesto]

La parte più travagliata della storia di Caccamo è il periodo della dominazione araba, in particolare nella fase finale della rivolta dei berberi girgentani che va dalla primavera del 939 al 940, quando alcune roccaforti berbere della parte interna della provincia di Palermo, della valle del Platani ed Agrigento si opposero ferocemente all’esercito fatimide di Kalil.

In quel periodo la conformazione abitativa di Caccamo era completamente diversa, l’abitato principale era Petterana, la cui decadenza nel XII° secolo sarebbe coincisa con la crescita del Castello, la cui costruzione iniziò proprio con la dominazione araba durante la quale il castello aveva la funzione di torre di avvistamento; e del Borgo di Caccamo.

Tale presenza viene sancita come “oppidum”, dai documenti medievali sin del 1094. Lo stesso Idrisi, nel XII sec., accenna brevemente a questo abitato con il nome di "Qaqabus" che definisce “affacciato sul fiume Waadi Sul-lah, largo e copiosissimo d’acque in cui si pesca”.

Vicino a Petterana, secondo lo stesso Idris, si trovava l’abitato di “Al-Abr.ga, distante solo due miglia da Petterana” che in molti identificano nel sito di Pizzo Pipitono che con la sua posizione geografica controllava agevolmente la strada per Agrigento, la vecchia strada per Catania e la strada per Messina per le Montagne, oltre, alla strada per Termini Imerese.

Questi centri abitati furono trasformati nelle basi operative degli eserciti fatimidi che espugnarono nell’anno 939 Caltavuturo e Sclafani e nel 940 espugnarono definitivamente la roccaforte di Platani che in molti identificano in Casteltermini.

La famiglia Bonello[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1094 la città di Caccamo viene concessa in feudo a Goffredo de Sagejo, signore normanno venuto in Sicilia al seguito di Ruggero d'Altavilla. Alla sua famiglia il feudo rimane per circa mezzo secolo, prima di passare alla famiglia Bonello. Durante la dominazione della famiglia Bonello, viene sancita la presenza nella parte occidentale del territorio, come riportato in un Diploma del Vescovato di Patti - Lipari, la presenza di "milites" e proprietari terrieri greci o bizantini. In questo periodo il castello venne ampliato e abbellito, tanto da essere scelto da Matteo Bonello e dai suoi compagni come rifugio dal Re Guglielmo I, infuriato con loro per le rivolte generate. Il castello si dimostrò inespugnabile anche durante gli attacchi di Re Guglielmo I, ma alla fine con vari tranelli, quest'ultimo riesce ad arrestare Bonello nella 'Sala della Congiura' del castello, che da questo avvenimento prende il nome. Il Re rinchiude il Bonello in una cella sotterranea, dove accecato, muore pochi giorni dopo.

Sala della Congiura, Castello di Caccamo

Il castello così tornò a essere possedimento reale fino alla morte di Guglielmo I, quando venne affidato al signore francese Giovanni Lavardino. A seguito di controversie con gli abitanti, però, egli fu costretto dai cittadini ad abbandonare la città.

Il periodo chiaramontano[modifica | modifica wikitesto]

Con il regno di Federico Chiaramonte inizia per Caccamo il periodo chiaramontano, uno dei più importanti per la storia del paese. Sotto il loro dominio la città godette di molte libertà, si arricchì di nuovi monumenti ed edifici, fu costruito il ponte sul fiume San Leonardo (oggi sommerso dalle acque del lago-diga Rosamarina) ed ampio sviluppo ebbe la sua economia. Dal punto di vista architettonico fu esempio dell'inconfondibile stile “Chiaramontano”; il castello fu ampliato e fortificato con una cinta muraria. Furono erette le due torri che più tardi, si pensa, vennero trasformate nelle torri campanarie del Duomo e della Chiesa dell'Annunziata, e la Torre di Pizzarrone o Byrsarone.

Nel 1302 il maniero resistette all’assalto degli angioini, sbarcati nella vicina rada di Termini, intanto la signoria di Caccamo veniva elevata a Contea prendendo il nome di Chiaramonte.

I beni dei Chiaramente, però vennero confiscati nel 1392 sotto il regno di Enrico Chiaramonte. Caccamo fu allora concessa dal Re Martino il Vecchio a Gueraldo Queralt ordinando che la Contea riprendesse l’antico nome e cancellasse quello che avevano dato i precedenti signori. I caccamesi, però, si ribellarono alla nomina del Queralt, assediarono nella rocca i catalani che vi si erano rifugiati e ne cacciarono e dispersero il presidio.

Il periodo Prades-Henriquez-Cabrera[modifica | modifica wikitesto]

In seguito a questo episodio Re Martino il Giovane dispose che la città di Caccamo non sarebbe stata mai più affidata ad alcun barone. Pochi mesi dopo, però, venne nominato signore Otto Moncada. Contro costui, i caccamesi, ancora fedeli ad Enrico Chiaramonte, si ribellarono.

Questo costrinse il Re a mandare il suo congiunto Giacomo de Prades, che, dopo grandi sforzi per occupare la città, due anni dopo ne diventava il signore. A lui si devono un ulteriore ampliamento e abbellimento del Castello, la costruzione di fortificazioni particolarmente efficienti, al fine di prevenire eventuali nuove ribellioni dei sudditi, rendendo più sicuro il sistema difensivo del castello, e la costruzione del grandioso Monastero di San Francesco.

A Giacomo Prades successe Giovanni Bernardo Cabrera, figlio del Gran Giustiziere del Regno. Sotto il governo dei Prades-Cabrera, che soggiornarono quasi ininterrottamente nel castello, Caccamo conobbe un periodo di profonde trasformazioni economiche e sociali e furono definiti i confini territoriali con Termini Imerese, ponendo fine ad una secolare contesa.

In seguito alle nozze di donna Anna Cabrera con Federico Henriquez, ammiraglio di Castiglia, avvenute nel 1480 per volontà di re Ferdinando il Cattolico, la contea di Caccamo passò alla famiglia Henriquez-Cabrera, sotto la cui signoria rimase fino al 1646. La città conobbe il periodo di maggior splendore della sua storia, vennero erette nuove chiese, conventi, nacquero istituzioni di beneficenza, aumentarono gli abitanti e il castello venne ulteriormente ampliato. Seguirono così due secoli di illuminato governo, durante i quali non si verificò alcuna rivolta, la città si estese gradualmente assumendo un assetto urbanistico più ordinato, ebbero notevole impulso le attività produttive e fiorì un raffinato artigianato di apprezzabile livello artistico. Nel 1641, don Giovanni Alfonso Henriquez de Cabrera, signore di Caccamo e di Modica, grande Almirante di Castiglia, ricevette la nomina a viceré di Sicilia ed il 16 maggio dello stesso anno fece il suo ingresso ufficiale a Palermo. Il 12 novembre 1643 Caccamo fu dallo stesso elevata al rango di città, ripristinando il titolo di urbs generosissima, attribuito alcuni secoli prima dall'imperatore Federico II, caduto poi in dimenticanza, conferendole anche tutti gli onori e privilegi concessi alle altre città del Regno.

Il periodo Amato[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1646 quando Filippo Amato Principe di Galàti succedette agli Henriquez Cabrera, la contea fu elevata alla dignità di Ducato. Ma questo riconosciuto prestigio coincise con un periodo infelice per la città che fu soggetta alle ingiustizie del nuovo signore, tra queste la più nota fu la distruzione delle leggi caccamesi contenute nel Libro Rosso, e molte nobili famiglie furono costrette ad allontanarsi dalla città. Alla morte di don Filippo (1653), gli succedette il figlio, don Antonio Amato, signore dotato di spirito liberale e generoso a cui si devono un restauro del castello e la Porta Antonia più tardi demolita.

La famiglia De Spuches[modifica | modifica wikitesto]

Estintasi la famiglia Amato, nel 1813 la signoria di Caccamo passò alla famiglia De Spuches di cui si distinsero Don Giuseppe de Spuches marito della poetessa Giuseppina Turrisi Colonna per opera della quale il Castello divenne centro di cultura e di fasto.

Successivamente Caccamo partecipa agli avvenimenti che determinarono la storia della Sicilia e dell’Italia. I moti, le rivoluzioni, insurrezioni per la cacciata dei Borboni e la costruzione dell’unità d'Italia.

Nel 1967, Antonio de Spuches cedette il Castello alla Regione in cambio di 40 milioni. Da qui in avanti Caccamo perse il suo fascino culturale e ebbero inizio i vari progetti per rendere il Castello una struttura culturale.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Castello di Caccamo

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Duomo di San Giorgio Martire
Chiesa della Santissima Annunziata

Nella città di Caccamo vi sono un gran numero di chiese, pari a 46, alcune usate, altre vendute come abitazioni, o altre distrutte. Eccone alcune, importanti o per motivi storici, o religiosi, o culturali o architettonici:

Clima[modifica | modifica wikitesto]

CACCAMO[4] Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic InvPriEst Aut
T. max. mediaC) 11,111,413,115,920,625,028,028,124,820,215,912,511,716,527,020,318,9
T. min. mediaC) 6,15,97,09,112,816,819,520,117,714,010,57,66,59,618,814,112,3
Precipitazioni (mm) 725950442386153777737720811729187541

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[5]

2014 8267
2017 8.183
2018 8.110
2019 8.019

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Secondo i dati ISTAT al 31 dicembre 2019 i cittadini stranieri residenti a Caccamo erano 118. La nazionalità maggiormente rappresentata era quella rumena con 24 residenti.[6]

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Le principali risorse economiche di Caccamo sono l'agricoltura e la zootecnica. I prodotti della terra sono cereali, mandorli, ulivi. Di notevole rilevanza sono le carni prodotte a Caccamo, i prodotti caseari, provenienti dagli allevamenti di bovini, caprini e ovini e l'olio extra vergine di oliva ottenuto principalmente dalla cultivar "biancolilla". Tra le attività più tradizionali vi sono quelle artigianali, che si distinguono per la lavorazione del ferro battuto e della terracotta, per l'arte del merletto, del ricamo e del vimini.[7][8]

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Cucina[modifica | modifica wikitesto]

La Salsiccia Pasqualora caccamese è un salume con una tradizione antica, prodotta con sola carne di suino, tagliata a punta di coltello o macinata con piatto a fori larghi, con la sola aggiunta di sale marino, pepe nero e bianco macinato e in parte frantumato, peperoncino rosso frantumato, semi di finocchietto selvatico, proveniente dalla riserva naturale orientata del Monte San Calogero, insaccata in budelli di suino e legata con spago, quindi fatta stagionare da 16 a 20 giorni in luogo fresco e ventilato, o in celle di stagionatura.

Il termine Pasqualora deriva dalla tradizione contadina che prevede di allevare durante l'anno almeno tre maiali, due dei quali venivano macellati nel periodo pasquale per confezionare salumi da consumare durante tutto il periodo estivo. La salsiccia Pasqualora ,è frutto soprattutto di antiche tecniche di lavorazione: l'arte di tagliare la carne scegliendo le parti nobili del maiale, l'impasto e il dosaggio degli ingredienti, la giusta stagionatura per arrivare a un insaccato come già produceva 100 anni fa la famiglia Canzone.

Al taglio, la Salsiccia Pasqualora si presenta di colore rosso vivo, di consistenza tenera, con sapore delicato, aroma fragrante e caratteristico. Si può mangiare cruda o cotta sulla brace o secondo l'uso antico posta in mezzo alla cenere.

Infrastrutture, trasporti e opere pubbliche[modifica | modifica wikitesto]

Il Comune è interessato dalle seguenti direttrici stradali:

  • Strada Statale 285
  • Strada Provinciale 21
  • Strada Provinciale 117
  • Strada Provinciale 121

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Di seguito è presentata una tabella relativa alle amministrazioni che si sono succedute in questo comune.

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
15 giugno 1988 30 aprile 1990 Nicasio Di Cola Democrazia Cristiana Sindaco [9]
23 maggio 1990 11 marzo 1993 Luigi Di Lucia Democrazia Cristiana Sindaco [9]
11 marzo 1993 14 dicembre 1994 Rosa Inzerilli Comm. straordinario [9]
11 marzo 1993 24 maggio 1994 Paolo Piazza Comm. straordinario [9]
11 marzo 1993 28 marzo 1994 Paolo Puccio Comm. straordinario [9]
28 marzo 1994 15 maggio 1995 Pietro Mattei Comm. straordinario [9]
24 maggio 1994 15 maggio 1995 Sebastiano Rigoli Comm. straordinario [9]
14 dicembre 1994 9 gennaio 1995 Antonio Izzo Comm. straordinario [9]
15 maggio 1995 16 novembre 1998 Nicasio Di Cola Centro Cristiano Democratico Sindaco [9]
18 novembre 1998 10 marzo 1999 Calogero Ricciardo Comm. straordinario [9]
10 marzo 1999 24 aprile 2000 Maria Danila Spagna Comm. straordinario [9]
20 aprile 1999 20 aprile 2000 Salvatore Caccamo Comm. straordinario [9]
20 aprile 1999 24 aprile 2000 Cono Incognito Comm. straordinario [9]
24 aprile 2000 26 novembre 2001 Antonino Costa Comm. straordinario [9]
24 aprile 2000 26 novembre 2001 Baldassare Ingoglia Comm. straordinario [9]
24 aprile 2000 26 novembre 2001 Sebastiano Rigoli Comm. straordinario [9]
26 novembre 2001 15 maggio 2007 Nicasio Di Cola centro-destra Sindaco [9]
15 maggio 2007 8 maggio 2012 Desiderio Capitano centro-destra Sindaco [9]
8 maggio 2012 11 giugno 2017 Andrea Galbo Sindaco [9]
11 giugno 2017 in carica Nicasio Di Cola lista civica "Di Cola sindaco" Sindaco [9]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Dato Istat - Popolazione al 31 marzo 2021 (dato provvisorio).
  2. ^ Classificazione sismica (XLS), su rischi.protezionecivile.gov.it.
  3. ^ Juan Lopez, Quinta parte dell'Istoria di San Domenico, e del suo Ordine de' Predicatori, pagina 369, [1] Archiviato il 10 gennaio 2018 in Internet Archive., Stamperia di Iacopo Mattei, Messina, 1652.
  4. ^ https://it.climate-data.org/location/114472/
  5. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  6. ^ Tabella ISTAT 31 dicembre 2019
  7. ^ Atlante cartografico dell'artigianato, vol. 3, Roma, A.C.I., 1985, p. 17.
  8. ^ Caccamo, su palermoweb.com. URL consultato il 5 giugno 2016.
  9. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t http://amministratori.interno.it/

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Agostino Inveges, La Cartagine siciliana: historia divisa in due libri. Nel I. si ragiona del nome, sito, & origine dell'antichissima città di Caccabe, oggi Caccamo. Nel II. si riporta la discendenza di XIV nobilissime famiglie Normanne, francesi, e Spagnole, che dalla libertà Normanna infin'al presente giorno l'han signoreggiato etc. (1661), Palermo, Tip. G. Bisagni
  • Antonio Contino e Salvatore Mantia, Vincenzo La Barbera architetto e pittore termitano, ed. GASM, Termini Imerese, 1998
  • Antonio Contino e Salvatore Mantia, Architetti e pittori a Termini Imerese tra il XVI ed il XVII secolo, 2001
  • Vera Pegna, Tempo di lupi e di comunisti, seconda edizione con nuovi capitoli e documenti, Il Saggiatore, Milano 2015.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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