Gangi

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Gangi
comune
Gangi – Stemma
Gangi – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Sicily.svg Sicilia
Provincia Provincia di Palermo-Stemma.png Palermo
Amministrazione
Sindaco Giuseppe Ferrarello (lista civica) dal 28/05/2007
Territorio
Coordinate 37°48′00″N 14°12′00″E / 37.8°N 14.2°E37.8; 14.2 (Gangi)Coordinate: 37°48′00″N 14°12′00″E / 37.8°N 14.2°E37.8; 14.2 (Gangi)
Altitudine 1.011 m s.l.m.
Superficie 127,47 km²
Abitanti 6 952[1] (01-01-2014)
Densità 54,54 ab./km²
Comuni confinanti Alimena, Blufi, Bompietro, Calascibetta (EN), Enna (EN), Geraci Siculo, Nicosia (EN), Petralia Soprana, Sperlinga (EN)
Altre informazioni
Cod. postale 90024
Prefisso 0921
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 082036
Cod. catastale D907
Targa PA
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Cl. climatica zona E, 2 179 GG[2]
Nome abitanti gangitani
Patrono Spirito Santo
Giorno festivo Lunedì di Pentecoste
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Gangi
Gangi
Posizione del comune di Gangi all'interno della provincia di Palermo
Posizione del comune di Gangi all'interno della provincia di Palermo
Sito istituzionale

Gangi (Ganci in siciliano[3]) è un comune italiano di 6.952 abitanti della provincia di Palermo, in Sicilia.

La cittadina fa parte del circuito dei borghi più belli d'Italia ed è stata proclamata "Borgo dei borghi 2014"

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Scorcio.

La zona dove sorge l'attuale paese è stata abitata fin dalla preistoria. Nelle rocce di quarzarenite lungo la vallata del fiume Gangi, sono state rinvenute tombe a grotticella risalenti al Neolitico. Sono visibili, anche, dei resti di un grosso insediamento indigeno di stampo ellenico e di altri centri minori della stessa epoca e, sparsi sul territorio, resti di insediamenti di età romana e tardo-romana, di età bizantina e araba. Per alcuni, nessuno di questi indizi sembrerebbe accertare le ipotesi di presenza nel territorio delle antiche città di Engyon o Herbita. Per altri, diversi indizi ed elementi farebbero, invece, pensare all'esistenza nel territorio delle medesime antiche città[4]. Una tradizione plurisecolare identifica Engyon con Gangi (probabilmente in località Gangivecchio e dintorni o ad Alburchia antico centro abitato a pochi km dall'odierna Gangi). Favorevoli ad una tale identificazione sono stati nei secoli: Airoldi,Cluverio,Amico,J.Berard,J.Bayet,E.Maganuco,F.Giunta, Angelini, G. Storey ecc, sebbene ad oggi nessun dato scientifico inconfutabile attesti l’identificazione di Engyon con Gangi o con Gangi Vecchio o con Alburchia, individuazione che rimane dunque ancora relegata nell’ambito delle ipotesi e della tradizione storiografica[5].

Secondo una "tradizione" non meglio specificata, il centro urbano di Gangi fu ricostruito nel 1300 sul Monte Marone a seguito della distruzione, avvenuta nel 1299 durante la guerra del Vespro, del precedente centro abitato: tuttavia anche in questo caso, fino ad oggi, nessuna prova archivistica o scientifica attesta la presunta distruzione del borgo, di cui parla per primo il Fazello. Anzi, il documento dei patti di resa del maggio 1299, pubblicato da F. Giunta e A. Giuffrida, attesterebbe che il borgo di Gangi non venne affatto distrutto, come peraltro affermano autorevoli studiosi siciliani[6]. Da qui l’ipotesi di una possibile fondazione del borgo di Gangi in età normanna, come sembrerebbe potersi desumere da alcuni documenti del periodo e da alcune tracce[7]. Dai primi anni del XII secolo il borgo fece parte dei domini dei signori della vicina Geraci, i Barnavilla prima, i de Craon e i de Candida poi: in seguito, dalla metà del XIII secolo, Gangi fece parte della contea di Geraci di cui furono signori i Ventimiglia[8]. Ancora secondo la "tradizione storiografica" nel XIV secolo alcuni re (tra cui l'infante Ludovico) vennero ospitati a Gangi nel quadro delle sanguinose lotte feudali e guerre del tempo, ma nessun documento ne attesta la veridicità.

A metà del XVI secolo secondo i dati rilevati dal censimento di Carlo V, a Gangi c’era una popolazione di circa 3910 abitanti e più di 900 abitazioni[9]: tuttavia i dati dei Riveli delle anime e dei beni del Regno di Sicilia del 1548 indicano una popolazione di 4094 abitanti e di 1091 fuochi (famiglie)[10]. Dal Cinquecento a Gangi fu operante una sede locale del temuto tribunale della Santa Inquisizione che fece catturare e condannare per eresia un benedettino di Gangivecchio (il priore di Gangivecchio). Le famiglie nobili locali innervavano l'organigramma locale dell'Inquisizione (Fisauli, Castiglio di origini spagnole ecc.)[11]

Nel 1625 Gangi passa dalla signoria dei Ventimiglia a quella dei Graffeo che, per concessione di Filippo IV di Spagna, nel 1629 acquistarono il titolo di Principi di Gangi mentre già detenevano quello di Marchesi di Regiovanni. Nel 1654 il titolo passa ai Valguarnera per dote matrimoniale e ad essi rimarrà fino alla prima metà dell’Ottocento[12].

Nel Settecento venne ricostruita la chiesa di San Pietro, documentata fin dal XIV secolo, annessa della "Badia" delle Benedettine (oggi non più esistente perché abbattuta in età fascista per far posto all'odierna scuola elementare, ultimata nel 1934)[13]. L'arciprete Cataldo La Punzina progettò e fece eseguire i relativi lavori iniziati nel 1728. La chiesa è ad unica navata e contiene preziose tele. Sulla volta della medesima degli affreschi di fine Settecento firmati da Giuseppe Crestadoro, tra i quali si distinguono inequivocabilmente le "tre virtù teologali", tema presente anche a palazzo Bongiorno (dove secondo alcuni, ma senza appigli documentali, sembra assumere, visto il contesto, anche dei connotati massonici)[14]. Il XVIII secolo di quel paese, fu caratterizzato da versi e pugnali. Infatti, la produzione letteraria e poetica delle locali accademie fu accompagnata da un duro scontro, una vera e propria faida, tra le stesse e il principe di Gangi (Valguarnera). Nel 1780 l'Accademia degli Industriosi, fondata dai baroni Bongiorno ed alfiere di quelle battaglie, sarebbe stata sciolta d'autorità. Tra il Settecento e l'Ottocento a Gangi vengono edificati alcuni Palazzi nobiliari, fra i quali Palazzo Bongiorno, i palazzi Sgadari e Mocciaro[15]. Attorno alle famiglie proprietarie di questi palazzi (Sgadari e Mocciaro), rappresentanti la nuova nobiltà e la ricca borghesia nel XIX e nella prima metà del XX secolo, ruotò la politica paesana.Esponenti delle stesse famiglie furono i referenti locali dei liberali e delle forze popolari (popolarismo) in quel torno di tempo. Forze che animarono la lotta per la terra (in particolare negli anni dei fasci siciliani 1893-94, nel 1920 ai tempi dei decreti Falcioni e Visocchi allorquando ci fu l'occupazione contadina di alcune terre del territorio di Gangi)[16].Le principali famiglie nobiliari negli anni Venti aderirono al fascismo. Lo stesso Duce nel 1924 fu ospite loro in una villa rurale di una contrada di Gangi, dopo aver fatto un giro trionfale del paese, acclamato dalla folla[17].

A Gangi il 1º gennaio 1926, il prefetto Cesare Mori compì una durissima repressione verso la malavita e la mafia, molto presente nella zona, colpendo anche bande di briganti e signorotti locali. Usando metodi molto duri e violenti, tra i quali, anche l'uso di donne e bambini come ostaggi, che gli valsero il soprannome di Prefetto di Ferro[18].

Gangi diede i natali a diversi artisti e letterati rinomati in tutta la Sicilia: i pittori tardo manieristi Gaspare Vazzano, detto lo Zoppo di Gangi, e Giuseppe Salerno, lo scultore tardo barocco Filippo Quattrocchi, il poeta Giuseppe Fedele Vitale[19].    

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Il Castello[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Castello di Gangi.

Palazzo Sgadari[modifica | modifica wikitesto]

Tra i più antichi palazzi del paese, l'ottocentesco palazzo Sgadari, già edificio privato appartenente all'omonima famiglia gangitana ma originaria di Petralia Soprana, oggi è di proprietà del Comune di Gangi. Dal 1995 il palazzo ospita il Museo Civico Archeologico, nel quale sono conservati dei reperti archeologici di varie epoche antiche, ritrovati nel vicino monte Albuchia e a Gangi Vecchio: il palazzo ospita anche la pinacoteca della Fondazione Gianbecchina e un Museo delle armi, mentre nella vecchia autorimessa è allestito un Museo etnoantropologico della civiltà contadina.

Palazzo Bongiorno[modifica | modifica wikitesto]

Il Palazzo Bongiorno, poi Li Destri, è un edificio privato del secolo XVIII, sito nel centro dell'abitato, tra il Corso Umberto a nord e la Salita Matrice a sud, nei pressi della Piazza del Popolo. Il palazzo occupava l'intero isolato e venne edificato dalla famiglia Bongiorno a partire dai primi anni '40 del Settecento su altre strutture edilizie preesistenti. Oggi l'antico edificio si presenta piuttosto trasformato; benché conservi ancora la struttura originaria, non esiste più l'ampia terrazza che si affacciava sulla piazza né il corpo centrale che volgeva sul giardino pensile. A progettarlo non fu come ritenuto Gandolfo Felice Bongiorno, architetto e uno dei proprietari, perché troppo giovane essendo nato nel 1722. Per decorare l’interno vennero chiamati il pittore romano Gaspare Fumagalli e il suocero Pietro Martorana, attivi a Palermo intorno alla metà del XVIII secolo, che realizzarono gli affreschi fra il 1756 e il 1759[20]. Una volta terminato diviene sede della “Accademia degli Industriosi”, importante centro di cultura. Nel 1828 si estingue il casato dei Bongiorno. Don Carmine, ultimo discendente, lascia tutti i propri beni all’Arcivescovato di Palermo. Nel 1856, i baroni Li Destri acquistano il palazzo ad un’asta. La facciata di prospetto volge a sud-est, e si presenta in eleganti linee architettoniche, ornata da un cornicione superiore e da due pilastri laterali in pietra intagliata, da una doppia fila di balconi con ringhiere in ferro battuto, ad anse ricurve, con rosoni, ed infine da ampio portale. All’interno, le stanze del primo piano non presentano decorazioni di rilievo artistico, mentre al piano superiore vi sono dipinti su tutte le volte: allegorie di soggetto sia sacro che profano (La Modestia, La Clemenza, Il Tempo), racchiusi in un'elaborata cornice architettonica che si arricchisce di mascheroni, cartocci e medaglioni con vedute paesaggistiche.Alcune allegorie sono di ispirazione massonica (si pensi, ad es., alla figura feminile che tiene in mano un compasso). La locale accademia, fondata dai Bongiorno e da loro ospitata nel medesimo palazzo, accoglieva grandi uomini di cultura del tempo legati alla massoneria, oltre a vari esponenti del clero e del mondo laico. Numerosi riferimenti a principi e concetti massonici settecenteschi sono contenuti anche nelle "Rime degli Industriosi" (libro a stampa pubblicato a metà Settecento dalla omonima accademia)[21]. Nel 1967 il Comune di Gangi acquisisce l’immobile. Nei primi anni degli anni ottanta si svolgono alcuni lavori di restauro e di consolidamento. Un ulteriore intervento si è da poco ultimato ed ha riguardato l’ala nord. Oggi, il palazzo è sede del Consiglio Comunale e di altri uffici.

Chiesa madre[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di San Nicolò (Gangi).
Torre Civica e cupola della chiesa madre

Sorge nella piazza del paese ed è intitolata a S. Nicolò di Bari. Oggi è collegata con l'imponente torre detta "dei Ventimiglia" che, con le sue arcate, fa da vestibolo all'ingresso principale dell'edificio; un tempo però le due strutture erano separate e l'antica torre, oggi campanile della chiesa, e potrebbe avere assunto funzioni di torre civica, recente ipotesi che, sebbene non ancora suffragata da fonti documentarie, appare pertinente in base ai raffronti e studi storici su altre torri di uguale natura dei centri vicini[22]. La chiesa Madre sorse nel XIV secolo con lo stesso titolo di S. Nicolò, ma non si esclude che possa essere sorta in epoca normanna, così come le numerose chiese madri siciliane che portano tale titolo: a quell'epoca la chiesa era formata da una sola navata e da un transetto sul quale si attestavano tre cappelle absidate. Nel corso del XVI e XVII secolo subì le prime trasformazioni che portarono all'allungamento del vano fino alla torre e all'ampliamento che consentì di creare tre navate: è della metà del Seicento la realizzazione del colonnato da parte dello scalpellino Luca Morina[23]. Ancora in questo periodo funzionava la "pinnata", portico coperto posto nel fianco meridionale della chiesa sotto al quale solevano svolgersi le riunioni cittadine: in caso di numera affluenza di popolo le assemblee civiche si tenevano anche all'interno della Chiesa Madre (costume ripreso qualche tempo dopo: certamente ai primi dell'Ottocento)[24]. Un'ulteriore trasformazione nel corso del Settecento portò alla definizione delle cappelle sulla navata destra ed alla costituzione di alcuni altari. All'interno della chiesa è possibile ammirare il Giudizio Universale, capolavoro di Giuseppe Salerno (uno dei due Zoppo di Gangi) e varie statue dello scultore gangitano Filippo Quattrocchi. Interessante è l'Oratorio del SS. Sacramento, affrescato nel Settecento, e la cripta contenente le mummie di alcuni sacerdoti comunemente detta "a fossa di parrini".

Torre detta "dei Ventimiglia"[modifica | modifica wikitesto]

La torre è una grande costruzione di forma quadrata, a tre livelli (21 m), sostenuta da 4 grossi pilastri, formanti un portico. Secondo una non meglio precisata "tradizione" storica locale non suffragata da alcuna fonte documentaria, la torre sarebbe stata residenza dei Conti di Geraci (i quali però avevano a loro disposizione il castello costruito sulla vetta del monte) e sarebbe appartenuta ai Cavalieri di Malta (dei quali fino all'Ottocento sarebbe stato visibile su di essa lo stemma dell'ordine) e infine alla Chiesa di San Nicolò[25]: tuttavia le superiori tesi non appaiono tuttavia confortate da alcuna documentazione d’archivio, ma da tradizioni locali non verificabili e da fonti di seconda e di terza mano[26]. Sul lato orientale la torre è attaccata al prospetto della chiesa Madre, costituendone il principale ornamento. I due livelli inferiori presentano finestre ogivali ad esili bifore. La torre, in stile tardogotico con influenze catalane, venne edificata nella prima metà del XIV secolo sulla base porticata preesistente che, secondo un'odierna ipotesi non dimostrata dai documenti ed estranea alla tradizione, per qualcuno avrebbe funzionato da accesso alla città murata (seri dubbi e perplessità in merito sono espressi dagli studiosi)[27]: sebbene l’ipotesi della porta urbica non trovi ad oggi valido sostegno documentale, tuttavia la preesistenza della base porticata (nella quale i costoloni della volta a crociera potrebbero riferirsi ad età sveva) costituisce un valido indizio per smentire la fondazione dell’abitato nei primi anni del Trecento e confermare una presenza del borgo di Gangi sul monte Marone nei secoli precedenti. In origine la torre era isolata dalla chiesa di San Nicolò (mai intitolata a S. Sebastiano, come vorrebbe la "tradizione" e come invece ampiamente dimostrano i documenti d’archivio dal Trecento in poi[28]) e solo tra il XVI ed il XVII secolo venne inglobata dalla chiesa a seguito dell'allungamento dell'edificio religioso. La solita "tradizione" non verificabile e non documentata narra che durante la costruzione, essa ebbe dei cedimenti; per questo i maestri, temendo le ire del Conte Francesco I di Ventimiglia, scapparono, lasciando l’opera incompleta trasferendosi nella vicina Nicosia, ove portarono a compimento una torre simile. Varie furono le funzioni a cui la torre fu deputata nel corso dei secoli; alcuni studiosi, senza alcun appiglio documentale, la indicano come carcere del Santo Uffizio[29], per un periodo non precisato. Dal XVI secolo assolse funzione di torre campanaria. Nel XX secolo, la torre è interessata da tre campagne di lavori, tutte riconducibili alle indicazioni del Soprintendente della Regia Soprintendenza ai Monumenti di Palermo di allora, Francesco Valenti (il quale in una sua relazione, stilata negli anni Venti ma senza alcuna prova documentale e su informazioni locali di seconda mano, attestò l'esistenza storica dello stemma dei cavalieri di Malta sul medesimo edificio: il Valenti attestò anche che le due torri di Nicosia e di Gangi sorsero «come costruzioni civili», con ciò indicando una possibile originaria funzione civica della torre di Gangi): 1925-’26: inserimento delle catene metalliche, realizzazione della copertura piana e risarcitura di molte fessure1955: i pilastri alla base vengono rivestiti con una nuova pietra; 1965-’69: distruzione degli antichi orizzontamenti a favore di solai in laterocemento. Nel 2005 è stato completato il restauro della torre.

Santuario dello Spirito Santo[modifica | modifica wikitesto]

Posto ai piedi dell'abitato in prossimità di un crocevia delle vecchie vie di comunicazione ("trazzere") l’edificio sorse come chiesa di Santa Caterina ed era già esistente alla fine del XIII secolo, come attesta un affresco del Cristo Pantocratore nel catino absidale della chiesa (sul modello del duomo di Cefalù) datato appunto fra il XIII e il XIV secolo. Nel 1576 la chiesa venne completamente  riconfigurata e venne intitolata allo Spirito Santo divenendo centro di culto e di devozione: il portalke esterno venne realizzato e firmato dallo scalpellino gangitano Andrea Bonanno[30]. L’interno dell’edificio venne rifatto nella seconda metà del Settecento in stile tardo barocco, su progetto e direzione dei lavori ne dell’architetto Gandolfo Felice Bongiorno che chiamò diverse maestranze e artisti a concorrere alla definizione dell’edificio sacro: gli stuccatori Francesco lo Cascio e Giuseppe Sciacchitano dell’area dei Nebrodi per l’apparato di stucchi, il pittore Crispino Riggio per i dipinti delle volte, i marmorari catanesi Giuseppe Orlando e Lorenzo Viola per i marmi. All’interno sono anche tre tele degli anni Settanta del Settecento del pittore nicosiano naturalizzato a Gangi, Matteo Garigliano, mentre sulla cantoria è un affresco di Tommaso Pollaci dei primi dell’Ottocento. Accanto alla chiesa è la cappella della Madonna della Provvidenza con un dipinto dello stesso soggetto attribuito al pittore Pasquale Sarullo[31].

Abbazia di Gangi Vecchio[modifica | modifica wikitesto]

Venne edificata come monastero benedettino di Santa Maria di Gangi Vecchio nel 1363 nella contrada omonima, pochi chilometri a sud-est di Gangi, su un insediamento di età imperiale e tardo imperiale (secoli I-IV d.C.), evolutosi in un modesto casale in età bizantina e medievale. Nel 1413 il monastero venne elevato ad abbazia e fino al 1654, anno del definitivo trasferimento dei monaci a Castelbuono, rimase l’unica realtà monastica benedettina della Sicilia centro-settentrionale[32]. L’abbazia venne completamente ristrutturata a partire dalla metà del Cinquecento, sulla scia delle trasformazioni dovute alle indicazioni scaturite dal Concilio di Trento (1545-1563): a questo periodo si deve, oltre alla riconfigurazione del monastero e del chiostro interno (non più esistente), la realizzazione del portale bugnato dovuto al fabbriciere di origine longobarda ma residente a Castelbuono mastro Bernardino Lima. Nel refettorio venne realizzato un ciclo di affreschi nel 1577 dal pittore e scultore ennese Pietro de Bellio, in parte conservati[33]. Nel 1654 l’antico cenobio venne abbandonato dai monaci che, su sollecitazione del marchese di Geraci, si trasferirono nel monastero di Santa Maria Annunziata di Castelbuono fatto costruire appositamente per loro. Nel 1783 l’antico monastero pervenne alla famiglia Bongiorno che ne fece una casina di campagna: al periodo risale l’artistica fontana del cortile esterno. Nella metà dell’Ottocento il complesso cambiò nuovamente proprietario divenendo masseria agricola e residenza privata. Sul portale cinquecentesco campeggia una scultura in pietra raffigurante un’aquila bicipite con corona imperiale e uno scudo sul petto dal quale è stato asportato l’emblema araldico: si tratta della testimonianza del pernottamento, la notte fra il 15 e il 16 ottobre del 1535, dell’imperatore Carlo V in occasione della sua traversata della Sicilia dopo la vittoria di Tunisi[34].   

Chiesa di San Giuseppe dei ricchi o di San Paolo.
La parte bassa del paese con al centro la Chiesa del SS. Salvatore.

Chiesa del Santissimo Salvatore[modifica | modifica wikitesto]

Sorta in epoca imprecisata come chiesa di San Filippo, l’edificio assunse il titolo del SS. Salvatore nel 1619 a seguito del trasferimento della confraternita omonima dalla vecchia chiesa del Salvatore (già esistente e documentata alla fine del Trecento) alla chiesa di San Filippo: ciò fu possibile grazie a un accordo fra le due confraternite che consentì di ultimare i lavori già avviati nella chiesa dedicata all’Apostolo[35]. Nel corso del Settecento l’edificio venne nuovamente ristrutturato, assumendo la configurazione attuale con gli ultimi interventi nei primi decenni dell’Ottocento. La chiesa custodisce al suo interno alcune opere di autori locali, siciliani e napoletani: tra queste "Lo Spasimo di Sicilia" (1612), opera del pittore gangitano Giuseppe Salerno, noto con lo pseudonimo di Zoppo di Gangi, un Crocifisso ligneo attribuito a Frate Umile da Petralia, una statua lignea dell'Angelo Custode (1812) e una di San Filippo Apostolo (1813) dello scultore gangitano Filippo Quattrocchi, un San Francesco di Paola attribuito allo scultore napoletano Lorenzo Cerasuolo, un Ecce Homo e il gruppo della Trasfigurazione sul monte Tabor documentato allo scultore Paolo Pellegrino che lo realizzò nel 1598. La volta è stata affrescata da Salvatore De Caro nel 1816: purtroppo gran parte degli affreschi sono stati persi a causa di un terremoto che ha costretto a ricostruire la volta della navata, mentre rimane intatto l'affresco dell'abside rappresentante il Sacrificio di Isacco. La chiesa possiede anche un campanile con base ad intaglio, sormontato da una guglia conica rivestita da maioliche trilobate.

Chiesa di San Pietro o della Badia[modifica | modifica wikitesto]

Comunemente nota come la “Batìa”, la chiesa nacque come Oratorio di San Pietro ed era già esistente quando nel 1366 - insieme ad una piccola “grancia” (villetta) - l’Arcivescovo Dionisio della Diocesi di Messina la affidò alle cure dei Benedettini di Gangi Vecchio. Ubicato a ridosso delle mura cittadine nei pressi della Porta della Punta, per i frati l’oratorio fungeva da punto di riferimento all’interno dell'abitato. Nei primi del Cinquecento l’antico oratorio, al quale nel frattempo era stata annessa una struttura monastica, venne ceduto dai Benedettini alle monache di clausura dello stesso Ordine: da allora nei documenti l’edificio assunse il nome di “Badia di San Pietro”. A partire dall’aprile del 1728 e nel corso della prima metà del Settecento la chiesa subì importanti interventi di ristrutturazione che, modificando il vecchio edificio con una rotazione di novanta gradi, le conferiscono l’attuale conformazione architettonica: l’edificio venne inaugurato dalla principessa Marianna Valguarnera nel 1740. Il monastero venne abitato dalle monache fino al 1866, anno in cui vennero soppressi gli Ordini religiosi. Intorno al 1910 l’antico complesso monastico pervenne al Comune di Gangi che garantì il funzionamento della chiesa tramite un cappellano nominato dal Consiglio Comunale. Nel 1922 il corridoio del dormitorio dell’antico convento venne adattato a sala cinematografica fino a quando nel 1934 il monastero venne abbattuto per far posto all’attuale edificio scolastico progettato dall’architetto Salvatore Caronia Roberti[36].

L’articolata facciata d’impronta tardo manierista risale al 1738, come attesta la data incisa su un concio posto sopra il portale d’ingresso: si deve all’abilità di lapicidi e intagliatori della vicina Nicosia, Michele, Vincenzo e Francesco li Calzi, e venne ultimata nel 1740. Il prospetto è stretto fra due alti cantonali in pietra intagliata con alti plinti modanati e larghi cornicioni aggettanti. La parte centrale della facciata si sviluppa su tre ordini sovrapposti: nel primo è l’artistico portale che immette nella chiesa, sottolineato negli spicchi dell’arco d’ingresso da un raffinato intaglio. All'interno la chiesa presenta una navata unica con due altari per lato, sui quali sono collocati altrettanti dipinti: sul primo altare a destra è la tela raffigurante il Martirio di San Bartolomeo, e sul secondo i San Benedetto e i santi Mauro, Placido e Scolastica, opere di buona fattura documentati al pittore palermitano Raffaele Visalli nel 1746[37]. Sul primo altare a sinistra è la tela raffigurante la Sacra Famiglia, anch’essa del Visalli, mentre sul secondo altare è un Crocifisso ligneo a cui fa da sfondo una tela con le pie donne e san Giovanni, di autori ignoti. Il cappellone è diviso dall’aula da una raffinata balaustra in marmo, opera della fine del Settecento del marmoraro catanese Lorenzo Viola, autore anche dell’altare marmoreo. L’altare maggiore, inquadrato tra due colonne di stucco che sorreggono un’alta trabeazione, contiene una tela raffigurante San Pietro e San Paolo Apostoli, ancora di Raffaele Visalli. Nella parete destra del cappellone è situato un pregevole organo a canne settecentesco e, sotto di esso, la grata del “comunichino” dalla quale le monache di clausura ricevevano l’Eucarestia: di lato è una bella sedia cattedratica della fine del Settecento, opera dell’intagliatore ligneo gangitano Fabio di Pane. La volta della chiesa è decorata da pregevoli affreschi: nei grandi quadroni centrali e nei riquadri attorno alle lunette delle finestre sono rappresentate scene riferite alla vita di san Pietro e di san Benedetto, alternate a simboliche figure della Chiesa. In fondo a uno dei riquadri è la firma dell’autore e l’anno di esecuzione: Joseph Crestadoro pinxit A. 1796.

Chiesa di Santa Maria della Catena[modifica | modifica wikitesto]

Sorta in epoca imprecisata, la chiesa appare in alcuni documenti della metà del Quattrocento: il titolo di Santa Maria della Catena è comunque successivo al celebre miracolo avvenuto nella omonima chiesa palermitana nel 1392, evento testimoniato nella nostra chiesa dalla bella statua marmorea di scuola gaginiana intitolata alla Madonna della Catena che riporta nel piedistallo proprio l’evento miracoloso. La chiesa venne trasformata nel corso dei secoli successivi: nel 1593 venne realizzata la cappella della Madonna del Rosario, in concomitanza con la fondazione della omonima confraternita, mentre nel 1647 venne realizzato il bel portale lapideo dallo scalpellino Giuseppe Conforto di Castelbuono. Agli anni ’70 del Settecento si deve invece il completamento della facciata principale con un sistema di paraste e lesene. All’interno la chiesa presenta la volta affrescata nel 1748 dal pittore nisseno naturalizzato a Gangi, Giovanni Nicosia, zio del più famoso scultore gangitano Filippo Quattrocchi: l’impianto decorativo venne sviluppato secondo gli schemi pittori dell’epoca con la tecnica delle quadrature prospettiche ad effetti illusionistici. I dipinti delle pareti vennero invece realizzati nel 1816 dal pittore palermitano Salvatore De Caro che fu autore anche delle due tele (la Natività e l’Angelo custode) poste sugli altari laterali. La chiesa custodisce la prima opera di Filippo Quattrocchi, il gruppo scultore della Madonna del Rosario con san Domenico, e la Madonna della Catena a lui attribuita, oltre al gruppo di Gesù nell’orto degli ulivi del figlio Francesco e una Presentazione al tempo di Girolamo Bagnasco[38].

Chiesa di San Cataldo[modifica | modifica wikitesto]

Edificata a est del borgo, la chiesa potrebbe avere origini normanne data l’intitolazione al Vescovo di Rachau patrono di Taranto e l’orientamento canonico est-ovest: tuttavia i primi documenti che riferiscono della chiesa risalgono alla metà del Quattrocento. La chiesa, oggetto di diverse trasformazioni, si presenta oggi a tre navate con transetto e cappellone: è affiancata da un campanile sormontato da una guglia conica rivestita di mattonelle maiolicate del XVIII secolo. All’interno conserva diverse opere fra cui il Martirio dei diecimila Martiri di Giuseppe Salerno (1618), la statua lignea di San Cataldo opera dello scultore Berto de Blasio del 1589[39] e la Madonna degli agonizzanti, opera del primo Ottocento di Filippo Quattrocchi in collaborazione col figlio Francesco[40]. Apprezzabile è una statua marmorea del Santo titolare di scuola gaginaniana e gli affreschi della navata firmati nel 1819 da Tommaso Pollaci: gli affreschi della volta del presbiterio sono invece documentati al pittore palermitano Crispino Riggio, eseguiti fra il 1758 e il 1762[41].

Chiesa di San Paolo[modifica | modifica wikitesto]

Posta nell’omonima piazza, la chiesa venne edificata sulle mura di cinta settentrionali del borgo. L’edificio, rimaneggiato nel corso dei secoli, è documentato dalla metà del Cinquecento: all’esterno la facciata è costretta fra due torrette campanarie che inquadrano un bel portale realizzato a metà del Seicento dallo scalpellino Luca Morina[42]. All’interno fanno bella mostra di se due artistiche “serliane” in pietra scolpite, opera di autore ignoto della seconda metà del Cinquecento[43]: sull’altare principale è una statua lignea di San Giuseppe col Bambino, opera settecentesca di ignoto autore napoletano (il Bambino è riferibile a Filippo Quattrocchi), mentre sull’altare laterale è una statua lignea di San Paolo, titolare della chiesa, opera del la metà del Seicento documentata a Giuseppe li Volsi.

Chiesa di Santa Maria[modifica | modifica wikitesto]

Intitolata a Santa Maria di Gesù, la chiesa è documentata nell’anno 1500: tuttavia l’intitolazione, l’ubicazione fuori dalle mura, la pianta e la presenza di una torre campanaria con bifore con stilemi della metà del Quattrocento fanno pensare a un insediamento non completato di frati Minori francescani Osservanti: richiamo a questo Ordine religioso che si nota ancora nello stemma con l’anagramma IHS (proprio dei Minori conventuali) presente nella chiave dell’arco della finestra nell’ultimo piano della torre e che alcuni hanno maldestramente scambiato per lo stemma dell’ordine Benedettino che qui non ebbe mai una dipendenza[44]. Il portale della chiesa risale agli anni ’60 del Seicento, opera di Luca Morina[45], mentre all’interno sono alcune statue lignee di Filippo Quattrocchi fra cui il suo capolavoro, l’Annunciazione della fine del Settecento[46].

Chiesa e convento dei Cappuccini[modifica | modifica wikitesto]

È il terzo convento costruito dai Cappuccini a Gangi e risale al primo decennio del Settecento: la chiesa, intitolata a Santa Maria degli Angeli, contiene alcune opere, come la pala d’altare La Madonna degli angeli con Santi, firmata e datata frate Umile [Imperatrice] da Messina 1647, una Madonna con Santi francescani firmata e datata Rosario Berna 1738, un’altra firmata e datata Raffaele Visalli 1746 e una Immacolata con santa Chiara e santa Rosa da Viterbo firmata e datata Pietro Martorana 1756[47]. Elegante è la custodia lignea della metà del Settecento, mentre nella navata laterale è l’unica opera firmata da Filippo Quattrocchi, uno splendido Crocifisso[48].

Torre cilindrica[modifica | modifica wikitesto]

Poco distante dal convento dei Cappuccini, la torre venne ritenuta di origine “saracena”: alcuni raffronti indicano invece che essa è di probabile fondazione normanna, realizzata per il controllo del territorio e della sottostante via Francigena che transitava a poca distanza da essa. La torre presenta ancora l’ingresso archiacuto in mattoni, due terzi dell’altezza per ragioni di difesa, mentre in cima si notano ancora le merlature e i fori per l’alloggiamento delle travi della copertura piana.

Castello di Regiovanni[modifica | modifica wikitesto]

A pochi chilometri a sud del borgo di Gangi si erge, fra lame di roccia, quello che in età medievale fu il castello di Rahal Johannis, oggi Regiovanni. Come rivela il toponimo originario, in età araba qui era un casale la cui pertinenza era del castello di Enna il cui territorio, in Val di Noto, giungeva fino a comprendere l’odierna contrada:  come Qasr Yannah viene letto Castrum Iohannis (ossia Castrogiovanni, castello di Enna), così Rahal Johannis può essere letto come Rahal Yannah, ossia casale di Enna. Il casale si evolse in un castello durante la dominazione ventimigliana dalla prima metà del XIV secolo: quindi dalla fine del Trecento appartenne a un ramo cadetto dei conti di Geraci per poi essere venduto nel 1625 alla famiglia Graffeo che ne fece un marchesato: da questi la baronia e il castello passarono ai Valguarnera per dote matrimoniale me nell’arco di pochi decenni fecero nuovamente ritorno in seno ai Ventimiglia. Dell’antico castello rimangono oggi alcune tracce di mura sulle lame rocciose e scale intagliate nella roccia, oltre ad ambienti ipogeici e a uno stemma in marmo dei Venitmiglia risalente al 1418[49].

Masseria fortificata di Bordonaro Soprano[modifica | modifica wikitesto]

A pochi chilometri da Regiovanni è la masseria fortificata di Bordonaro Soprano, un baglio murato con torre purtroppo in rovina. Non è improbabile che la masseria, sorta nella sua veste attuale in età tardo medievale, possa essere stata costruita su un presidio arabo poi conquistato dai Normanni: la torre, tuttora esistente nella sua veste forse cinquecentesca, appare infatti realizzata su un donjon naturale costituito da uno sperone roccioso emergente. La masseria e il feudo furono di proprietà dei Ventimiglia i quali la cedettero nella seconda metà del Cinquecento alla famiglia Ortolano di Tusa che ne detenne il possesso fino alla fine del Novecento. Oggi rimane in piedi solamente la torre merlata, dotata di falsi marcapiani, mentre la cinta muraria e quasi tutti gli edifici che costituivano il baglio fortificato si presentano in stato di rudere[50].    

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

All'inizio del XX secolo ci fu una massiccia emigrazione verso il Sudamerica. Nel secondo dopoguerra, come nel resto del sud d'Italia, si è innescato un lento ma costante processo di migrazione verso le regioni settentrionali, ancora oggi in corso.

Abitanti censiti[51]

Persone legate a Gangi[modifica | modifica wikitesto]

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Di seguito è presentata una tabella relativa alle amministrazioni che si sono succedute in questo comune.

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
14 giugno 1988 17 settembre 1992 Gaetano Murè Democrazia Cristiana Sindaco [52]
23 dicembre 1992 7 giugno 1993 Pietro Fina Comm. straordinario [52]
7 giugno 1993 1 dicembre 1997 Liborio Miserendino lista civica Sindaco [52]
1 dicembre 1997 28 maggio 2002 Antonio Cigno centro-destra Sindaco [52]
28 maggio 2002 15 maggio 2007 Antonio Cigno lista civica Sindaco [52]
15 maggio 2007 8 maggio 2012 Giuseppe Ferrarello lista civica Sindaco [52]
8 maggio 2012 in carica Giuseppe Ferrarello Sindaco [52]

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Calcio[modifica | modifica wikitesto]

A Gangi ci sono due squadre di calcio, la Polisportiva Gangi, che milita nel girone C siciliano di Prima Categoria e l'A.S.D. Città di Gangi (nata nel 2007), che milita in prima Categoria

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Gangi è stato inserito nella lista dei "I borghi più belli d'Italia", primato che condivide con altri diciassette borghi siciliani. Dal 2012 è entrato a far parte dei Comuni "Gioiello d'Italia", unico comune siciliano ad aver avuto attribuito l'importante titolo dalla presidenza del Consiglio dei Ministri, dipartimento per gli affari regionali, turismo e sport e dall'Anci.

Il 20 aprile 2014, dopo quasi due mesi di votazioni on line all'interno della trasmissione Rai Alle falde del Kilimangiaro, Gangi è stato proclamato Borgo dei Borghi, il più bello tra i Borghi d'Italia.

È gemellato con il comune di Palazzolo Acreide.

Galleria fotografica[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 296.
  4. ^ Per l'identificazione con Engio, si veda il quadro riassuntivo di Mario Siragusa dal titolo "Engio a Gangi? Why not?" riportato in: R. Franco (a cura), "Alburchia.La montagna incantata", Bagheria, Plumelia, 2011, pp.198-201; per l'identificazione con Erbita (sita per qualcuno in c.da Alburchia). si veda:G.Manganaro,Ricerche di antichità ed epigrafia siceliote",in Rivista di Archeologia Classica, vol XVII, 1965, pp.183-210
  5. ^ D,Ferraro, "Una città,tremila buoi e un ladro "in R.Franco (a cura),"Alburchia.La montagna incantata",Bagheria, Plumelia,2011. Sull’argomento si veda anche S. Farinella, Engyon. Dal Mito alla Storia, in S. Lo Pinzino, G. D’Urso (a cura), Atti delle giornate di storia locale: Nicosia, 2008-2010, Assoro 2010, pp. 1-91.
  6. ^ Per i patti di resa si veda F. Giunta, A. Giuffrida (a cura), Acta Siculo-Aragonensia. II. Corrispondenza tra Federico III di Sicilia e Giacomo II d’Aragona, Società Siciliana per la Storia Patria, Palermo 1972, p. 61-63. Sulla dubbia distruzione di Gangi si veda N. Palmeri, Somma della storia di Sicilia, Palermo 1850, p. 320; I. Peri, I paesi delle Madonie nella descrizione di Edrisi, in Atti del Convegno internazionale di studi ruggeriani (21-25 aprile 1954), Palermo 1955, II, pp. 627- 660; A. Mogavero Fina, Magnanimo l’Aragonese “re di Trinacria” dopo l’assedio e il saccheggio di Gangi (1299), in “Il Corriere delle Madonie” del 15 luglio 1974, p. 3.
  7. ^ Per questa ipotesi si veda S. Farinella, Storia delle Madonie. Dalla Preistoria al Novecento, Palermo 2010, passim. Sulla questione si rimanda al sito Gangi. Studi e ricerche storiche all’indirizzo www.salvatorefarinella.jimdo.com e a S. Farinella, Maggio 1299. L'assedio di Gangi, in Le Madonie, n. 7, 1999.    
  8. ^ Sull'argomento si veda S. Farinella, I Ventimiglia. Castelli dimore di Sicilia, Editori del Sole, Caltanissetta 2007; S. Farinella, Insediamento territoriale e sistema difensivo nei conti di Ventimiglia signori del Maro e nei conti di Geraci, in G. Antista (a cura), Alla corte dei Ventimiglia. Storia e committenza artistica, Atti del Convegno, Palermo 2010.
  9. ^ T. Fazello, De rebus siculis deche duae, Palermo 1560, edizione Regione Siciliana, Assessorato Regionale Beni Culturali e Ambientali, Palermo 1990, p. 777.    
  10. ^ Archivio di Stato di Palermo, Tribunale del Real Patrimonio, Riveli delle anime e dei beni del Regno di Sicilia, Gangi, anno 1548.    
  11. ^ Carlo Alberto Garufi, "Fatti personaggi dell'Inquisizione in Sicilia", Palermo, Sellerio, 1978 (ristampa); Francesco Giunta, "Dossier inquisizione in Sicilia", Palermo, Sellerio, 1991;
  12. ^ F. San Martino De Spucches, Storia dei feudi e dei titoli nobiliari di Sicilia, Palermo 1927, quadro Principi di Gangi e Marchesi di Regiovanni.    
  13. ^ Su questa chiesa si veda S. Farinella, L'Oratorio di San Pietro, ossia la Batìa di Gangi, in L'Eco delle Madonie, 6-12/07/2001; S. Farinella, L’abbazia di Santa Maria di Gangi Vecchio. Storia, arte e misteri dell'antico cenobio benedettino, edizione digitale, Gangi 2013, passim.
  14. ^ Mario Siragusa, "Gangi.Nuove scoperte sulla Chiesa dell' Abbadia," in Espero 1º settembre 2011; Mario Siragusa,"La massoneria a Gangi:L'accademia degli industriosi tra versi cappucci e pugnali,in L'Obiettivo,Castelbuono,20 ottobre 1997; Vedi anche il sito del CREM qui cit.;Si vedano altri quattro articoli usciti sul tema tra il 1997 ed il 1998 sullo stesso giornale sempre a firma di M.Siragusa
  15. ^ F.Alaimo e Passalacqua," La Chiesa di Gangi nell'era pagana e cristiana",Palermo, 1958; Santo Naselli, "Engio e Gangi nella storia, nella leggenda e nell'arte",Palermo, Arti Grafiche Cappugi, 1949
  16. ^ Su tali dinamiche vedi: "Mario Siragusa, "Napoleone Colajanni, i Florio e i notabili della profonda Sicilia", Caltanissetta, Sciascia, 2007; Dello stesso autore:"Politica e socialisti nel latifondo tra Ottocento e Novecento" in Espero, 1º novembre 2007
  17. ^ Cristopher Duggan, "La mafia durante il fascismo", Soveria Mannelli (CZ),Rubbettino, 1986
  18. ^ Cesare Mori, "Con la mafia ai ferri corti", Napoli, F.Pagano,1993 (rist.); Arrigo Petacco, "Il prefetto di ferro", Milano, Mondadori,1977; Mario Siragusa, "Baroni e briganti.Classi sociali e mafia nella Sicilia del latifondo",Milano, F.Angeli, 2004; Mario Siragusa-Giuseppina Seminara, "Società e potere mafioso nella Gangi liberale e fascista", Castelbuono, Progetto Gangi,1995
  19. ^ Su questi artisti e uomini di cultura si rimanda a AA.VV., Vulgo dicto lu Zoppo di Gangi, Palermo 1997; S. Farinella, Filippo Quattrocchi gangitanus sculptor, Palermo 2004; F. Alaimo, Giuseppe Fedele Vitale. Poeta e medico del secolo XVIII, Palermo 1940.    
  20. ^ Sul palazzo Bongiorno, sugli affreschi e sulla famiglia si veda S. Farinella, Gaspare Fumagalli e i dipinti nelle volte del palazzo Bongiorno a Gangi. Un giallo nella Sicilia del Settecento, in Le Madonie n. 2, 1999; S. Farinella, Il palazzo dei baroni Bongiorno a Gangi, in L'Eco delle Madonie, 22-28/06/2001; S. Farinella, Il palazzo dei Bongiorno a Gangi. La famiglia, il palazzo, gli affreschi, Madonnuzza-Petralia Soprana 2008. Sulla figura di Gandolfo Felice Bongiorno si rimanda a S. Farinella, Un teatro a Gangi nella metà del Settecento, in Le Madonie n. 10, 1999; S. Farinella, Gandolfo Felice Bongiorno (1722-1801). Profilo inedito di un erudito gagnolano del '700 nel bicentenario della morte, in Le Madonie n. 11, 2001; S. Farinella, Contratti d'opera nelle Madonie del '700. Due esempi inediti a Gangi e a Petralia Soprana sotto la singolare "regia" di Gandolfo Felice Bongiorno, in Le Madonie n. 5, 2002.
  21. ^ Vedi:Mario Siragusa, L'accademia degli Industriosi tra versi, cappucci e pugnali", in L'Obiettivo, Castelbuono,,20 ottobre 1997; ed anche gli articoli di M. Siragusa sul tema nei numeri dello stesso giornale del 5 novembre, 22 novembre, 31 dicembre 1997. Vedi anche l'articolo dello stesso autore, "Principi contro preti" uscito in Espero. 1999
  22. ^ Sulla questione si veda per esempio a Petralia Sottana «la chiesa della Misericordia e la bella Torre Civica [oggi campanaria] con il suo orologio e, molto più tardi, anche con la sua meridiana; insieme, costituivano un particolare suggestivo angolo della piazza» in F. Figlia, Il Seicento in Sicilia: aspetti di vita quotidiana a Petralia Sottana, Terra feudale, Palermo 2008, p. 20; o a Nicosia dove pare che «il campanile sia stato soprelevato su una preesistente costruzione isolata a pianta quadra aperta sui quattro lati, utilizzata quale loggia pubblica … [e] la chiesa si sarebbe congiunta alla loggia solo in un secondo tempo, probabilmente alla fine del XVI secolo» in M. Liuzzo, Nicosia in età aragonese: l’architettura quale emblema dell’orgoglio civico, in Architettura in età aragonese nel Val Demone, a cura di L. Andreozzi, Università degli Studi di Catania, Roma 2007, p. 56. Sulla torre di Gangi si rimanda a S. Farinella, La torre dei Ventimiglia a Gangi, in Paleokastro n. 5, 2001; S. Farinella, I Ventimiglia. Castelli e dimore di Sicilia, Editori del Sole, Caltanissetta 2007; S. Farinella, La torre detta “dei Ventimiglia” a Gangi fra pinnaculum, Cavalieri di Malta e altri abbagli storici, passando dalla fondazione di Gangi e da uno stemma araldico di bizzarra lettura: risposta a discutibili, presunte “certezze”, sul sito Gangi. Studi e ricerche storiche all’indirizzo www.salvatorefarinella.jimdo.com.
  23. ^ S. Farinella, Luca Morina e Geronimo d'Ameni, intagliatori lapidei del Valdemone, in Paleokastro n. 16/2005; S. Farinella, Scarpellinij et marmorarij a Gangi fra Cinquecento e Seicento: opere e documenti, in Atti del convegno “Conoscere il territorio: Arte e Storia delle Madonie - Studi in memoria di Nico Marino” – 1^ edizione 2011), Cefalù 2012    
  24. ^ Archivio Storico Comune di Gangi,fondo notai defunti XVI-XVII secolo, spezzone notarile del dicembre 1563, oggetto dell' atto: richiesta di convocazione del consiglio civico al signore di Gangi Ventimiglia
  25. ^ Vedi Mario Siragusa,<<la torre dei Ventimiglia di Gangi:il pinnacolo, il campanile e la "Matrice" tra conti, gerosolimitani e clero>>, in Studi Storici Siciliani, bollettino unico annuale 2014 , Archeoclub d'Italia-sede di Gangi. Vedi anche l'articolo citato in www.comitatoenginomadonita.altervista.org/CREM/; Sul tema anche:Edmondo De Amicis, " Viaggio in Sicilia (e note per chi viaggia oggidì)",Veronelli Editore, p.81. Ivi si scrive alla voce "Gangi":<<Rapida sosta alla trecentesca Torre dei cavalieri di Malta, lenta e meditata alla Chiesa Madre:per il maestoso campanile a bifore, del '300, per il capolavoro dello zoppo di Gangi[...]>>. Secondo l'autore appare chiara l'attribuzione della proprietà originaria della cosiddetta torre dei Ventimiglia all'ordine gerosolimitano, al di là di ogni teoria ed ipotesi (molto) tarde sul tema formulate, e, successivamente, alla Chiesa Madre intitolata a San Nicolò per la quale la medesima struttura svolse e svolge funzioni di campanile. Stesso concetto fu ribadito dalla Soprintendenza al ramo di Palermo negli anni Venti del XX secolo (Valenti).Sul problema si consulti anche la voce "Torre dei Ventimiglia" in seno a quella relativa a "Gangi" contenuta nella guida Michelin (disponibile anche on line) ed ancora: Santo Naselli, "Engio e Gangi",Palermo, 1982,p.72. In entrambi i testi la torre è attribuita, per un certo periodo di tempo, ai Cavalieri di Malta (oltre che ai conti Ventimiglia).
  26. ^ A proposito delle "tradizioni" riportate è da sottolineare come «alcune tradizioni appaiono, alla luce dell’indagine storica, il prodotto di vere e proprie ‘invenzioni’, secondo la formula utilizzata da E. Hobsbawm e T. Ranger in un saggio che ha avuto una grande influenza (The invention of tradition, 1983)», in Treccani.it. L’enciclopedia italiana, sul sito www.treccani.it, ad vocem. Per tutta la questione si rinvia a S. Farinella, La torre detta “dei Ventimiglia” a Gangi fra pinnaculum, Cavalieri di Malta e altri abbagli storici, passando dalla fondazione di Gangi e da uno stemma araldico di bizzarra lettura: risposta a discutibili, presunte “certezze”, sul sito Gangi. Studi e ricerche storiche all’indirizzo www.salvatorefarinella.jimdo.com.    
  27. ^ Dubbi espressi anche da studi sotto l'egida della Soprintendenza ai Beni Culturali Monumentali ed archeologici di Palermo, vedi:P. Mattina-M.Rotolo, "La torre dei Ventimiglia della città di Gangi",Edito dalla Provincia regionale di Palermo, p.41
  28. ^ Si veda sull’argomento S. Farinella, Note sulla chiesa madre di Gangi, in Arte nelle Madonie. Storia, restauro, design, a cura di G. Antista, Bagheria 2013, p. 35 e segg..    
  29. ^ F.Alaimo, La chiesa di Gangi nell'era pagana e cristiana, Palermo, 1958; Mario Siragusa,"Radici economiche e sociali della Santa Inquisizione sulle alte Madonie (sec.XVI-XVII)" Leonforte, Lancillotto e Ginevra ed.,1999
  30. ^ S. Farinella, I Bonanno di Gangi. Scalpllini e lapicidi tra '500 e '600, Parte 1^, in Le Madonie n. 10, 1998, Parte 2^ in Le Madonie n. 11, 1998    
  31. ^ Sulla chiesa dello Spirito Santo si rimanda a S. Farinella, Il Santuario dello Spirito Santo in Gangi. Note storiche, Madonnuzza-Petralia Soprana 1998; S. Farinella, La chiesa dello Spirito Santo in Gangi. Fabbricazione, trasformazioni e fatti d'arte dal 1576 attraverso i documenti inediti, Ed. Valdemone, Assoro 1999; S. Farinella, Il culto dello Spirito Santo a Gangi. Il ricordo di don Domenico Miserendino, in L'Eco delle Madonie 15-21/06/2001; S. Farinella, Matteo e Giuseppe Garigliano pittori gangitani del tardo Settecento. Un primo bilancio con una appendice su due opere inedite di Pietro Martorana e Raffaele Visalli, Atti del convegno “Conoscere il territorio: Arte e Storia delle Madonie - Studi in memoria di Nico Marino” (Cefalù-Collesano, 19-20 ottobre 2012), Cefalù 2014    
  32. ^ S. Farinella, Santa Maria di Gangi Vecchio. Dalla fondazione del monastero alla dignità abbaziale (1363-1413). I primi cinquant'anni di vita dell'antica abbazia benedettina nelle testimonianze dei documenti inediti, Paleokastro, n. 7/2002    
  33. ^ S. Farinella, Un affresco nell'abbazia di Gangi Vecchio, ArteIncontro, n. 49/2005.    
  34. ^ Per la storia completa dell’abbazia di Santa Maria di Gangi Vecchio si rimanda a S. Farinella, L’abbazia di Santa Maria di Gangi Vecchio. Storia, arte e misteri dell’antico cenobio benedettino, edizione digitale, Gangi 2013. Sull’aquila bicipite si veda anche S. Farinella, Storia delle Madonie. Dalla Preistoria al Novecento, Palermo 2010, passim.    
  35. ^ Cfr. S. Farinella, Scarpellinij et marmorarij a Gangi fra Cinquecento e Seicento: opere e documenti, in Atti del convegno “Conoscere il territorio: Arte e Storia delle Madonie - Studi in memoria di Nico Marino” – 1^ edizione 2011), Cefalù 2012
  36. ^ S. Farinella, L'Oratorio di San Pietro, ossia la Batìa di Gangi, in L'Eco delle Madonie, 6-12/07/2001; S. Farinella, L’abbazia di Santa Maria di Gangi Vecchio. Storia, arte e misteri dell'antico cenobio benedettino, edizione digitale, Gangi 2013, passim.
  37. ^ S. Anselmo, Raffaele Visalli. Revisione critica e aggiunte documentarie su un pittore del Settecento, in Paleokastro. Rivista trimestrale di studi siciliani, NS, n. 3, settembre 2011, p. 43-48.
  38. ^ Sulla chiesa della Catena e sulle opere in essa custodite si veda S. Farinella, Gangi, chiesa di Santa Maria della Catena. Risplendono gli affreschi, Rivista della Chiesa Cefaludense, maggio 2001; S. Farinella, Sulla chiesa della Catena di Gangi, Un appunto "storico" , L'Eco delle Madonie, 25-30/05/2001; S. Farinella, La chiesa della Catena a Gangi. Note storiche fra ombre e certezze, L'Eco delle Madonie, 13-19/07/2001; S. Farinella, La chiesa di Santa Maria della Catena in Gangi. Guida alla storia e all’arte, Madonnuzza-Petralia Soprana 2003; S. Farinella, Scarpellinij et marmorarij a Gangi fra Cinquecento e Seicento: opere e documenti, Atti del convegno “Conoscere il territorio: Arte e Storia delle Madonie - Studi in memoria di Nico Marino” – 1^ edizione 2011, Cefalù 2012. Su Filippo Quattrocchi si rimanda a S. Farinella, Filippo Quattrocchi. La Madonna del Rosario di Gangi. L’opera prima dello scultore gangitano in collaborazione con Vito D’Anna, Paleokastro, n. 9/2002; S. Farinella, Filippo Quattrocchi Gangitanus sculptor. Il “senso barocco” del movimento, Palermo 2004. Sul pittore Giovanni Nicosia si veda S. Farinella, Giovanni Nicosia pictor del primo Settecento fra il Nisseno e le Madonie, in Paleokastro. Rivista trimestrale di studi siciliani, NS, n. 5, dicembre 2014, p. 33-42.    
  39. ^ G. Mendola, Uno zoppo a Palermo e un soldato a Gangi. Gaspare Bazzano e Giuseppe Salerno attraverso i documenti e le testimonianze, in AA:VV., Vulgo dicto lu Zoppo di Gangi, Palermo 1997, p. 27-28    
  40. ^ S. Farinella, Filippo Quattrocchi Gangitanus sculptor, cit., passim.    
  41. ^ S. Farinella, Gli affreschi di Crispino Riggio nella chiesa di San Cataldo a Gangi, in Le Madonie n. 1, 2002, p. 3.    
  42. ^ S. Farinella, Luca Morina e Geronimo d’Ajeni, intagliatori lapidei del Valdemone, in Paleokastro n. 16/2005.
  43. ^ S. Farinella, Scarpellinij et marmorarij a Gangi fra Cinquecento e Seicento, cit..    
  44. ^ Si veda S. Farinella, Un “Itinerario gaginiano” con tanti appunti, Espero 1 settembre 2011, p. 13.    
  45. ^ S. Farinella, Luca Morina e Geronimo d’Ajeni, cit..    
  46. ^ S. Farinella, Filippo Quattrocchi Gangitanus sculptor, cit., passim.    
  47. ^ S. Farinella, Matteo e Giuseppe Garigliano pittori gangitani del tardo Settecento. Un primo bilancio con una appendice su due opere inedite di Pietro Martorana e Raffaele Visalli, Atti del convegno “Conoscere il territorio: Arte e Storia delle Madonie - Studi in memoria di Nico Marino” (Cefalù-Collesano, 19-20 ottobre 2012), Cefalù 2014    
  48. ^ S. Farinella, Filippo Quattrocchi Gangitanus sculptor, cit., passim.    
  49. ^ S. Farinella, I Ventimiglia. Castelli e dimore di Sicilia, cit., passim; S. Farinella, Insediamento territoriale e sistema difensivo nei conti di Ventimiglia, cit., passim    
  50. ^ Sulla masseria di Bordonaro Soprano si veda S. Farinella, Bordonaro Soprano. Agonia di un monumento, Quaderni di Progetto Gangi 1993; S. Farinella, Gangi: una masseria in pericolo a Bordonaro Soprano, Bollettino nazionale Italia Nostra n. 354, 1999; S. Farinella, Gangi. La masseria fortificata di Bordonaro Soprano, Espero n. 2/maggio 2007.
  51. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  52. ^ a b c d e f g http://amministratori.interno.it/

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