Gangi

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Gangi
comune
Gangi – Stemma
Gangi – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Sicily.svg Sicilia
Provincia Provincia di Palermo-Stemma.png Palermo
Amministrazione
Sindaco Giuseppe Ferrarello (lista civica) dal 28/05/2007
Territorio
Coordinate 37°48′N 14°12′E / 37.8°N 14.2°E37.8; 14.2 (Gangi)Coordinate: 37°48′N 14°12′E / 37.8°N 14.2°E37.8; 14.2 (Gangi)
Altitudine 1 011 m s.l.m.
Superficie 127,47 km²
Abitanti 6 952[1] (01-01-2014)
Densità 54,54 ab./km²
Comuni confinanti Alimena, Blufi, Bompietro, Calascibetta (EN), Enna (EN), Geraci Siculo, Nicosia (EN), Petralia Soprana, Sperlinga (EN)
Altre informazioni
Cod. postale 90024
Prefisso 0921
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 082036
Cod. catastale D907
Targa PA
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Cl. climatica zona E, 2 179 GG[2]
Nome abitanti gangitani
Patrono San Cataldo
Giorno festivo Lunedì di Pentecoste
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Gangi
Gangi
Posizione del comune di Gangi all'interno della città metropolitana di Palermo
Posizione del comune di Gangi all'interno della città metropolitana di Palermo
Sito istituzionale

Gangi (Ganci in siciliano[3]) è un comune italiano di 6.952 abitanti della città metropolitana di Palermo, in Sicilia.

La cittadina fa parte del circuito dei borghi più belli d'Italia ed è stata proclamata "Borgo dei borghi 2014"[4].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Scorcio.

Nel territorio di Gangi i ritrovamenti più antichi risalgono alla età del bronzo antica, nell'epoca caratterizzata dalla cultura di Castelluccio, come testimoniato da necropoli costituite da tombe a grotticella rinvenute nel sito di Serra del Vento e nelle contrade Regiovanni e Zappaiello, a circa dieci chilometri dall'attuale centro abitato.[5] A lungo fu identificata con la leggendaria città cretese di Engyon. Accreditati eruditi, studiosi di ieri e di oggi collocano Engio proprio dalle parti di Gangi (Gangivecchio o Alburchia). Alcune evidenze archeologiche appaiono confermare ciò. Un'accreditata storiografia, di lunga data, scrive della distruzione del paese avvenuta nel 1299 ad opera di Federico III durante la guerra dei Vespri. Fu ricostruita su un monte vicino: il Marone. I primi documenti storiografici attestano l'esistenza di Gangi (allora ubicata nel sito originario di contrada Gangivecchio) nel XII secolo. Fu poi compresa nei possedimenti della contea di Geraci: nel 1195 Enrico VI di Svevia, che nell'anno precedente aveva sottomesso la Sicilia e ne era stato incoronato re, assegnò alla famiglia de Craon, nella persona della contessa Guerrera, le divise pertinenti alla contea, i cui confini furono definiti includendo il territorio di Gangi.[6] Dal XIII secolo la contea di Geraci passò sotto la dominazione dei nobili Ventimiglia.

Dalla fine del XV secolo, Gangi, come il resto della Sicilia ormai parte dell'Impero spagnolo, fu soggetta all'Inquisizione. Qui fu torturato e giustiziato il priore dei benedettini di Gangivecchio.[7]

A metà del XVI secolo i censimenti e i riveli indicano un numero di circa 4000 abitanti, un migliaio di abitazioni e altrettanti nuclei familiari.[8][9]. Nel 1572 circa fu fondata la compagnia dei Bianchi che accoglieva gli elementi socialmente ed economicamente più in vista della società gangitana.

Nel 1625 un esponente dei Graffeo acquistò dai Ventimiglia il territorio di Gangi, ottenendo nel 1629 il titolo di Principe di Gangi per concessione di Filippo IV di Spagna. Il titolo rimase ai Graffeo fino al 1652, quando passò per dote matrimoniale al principe di Valguarnera, la cui casata conservò il titolo fino al XIX secolo. [10]. Nel Settecento furono fondate delle Accademie. La più nota fu quella degli Industriosi interna al mondo massonico. Fu costruita la Chiesa della Badia annessa al monastero delle benedettine su progetto di don Cataldo La Punzina arciprete della Chiesa di San Nicolò. Dal punto di vista socio-economico si comincia a diffondere l'enfiteusi riguardante anche alcune terre della chiesa. Il 1º gennaio 1926 il prefetto Cesare Mori compì quella che probabilmente fu la sua più famosa azione, e cioè quello che viene ricordato come l'assedio di Gangi, roccaforte di numerosi gruppi criminali. Con numerosi uomini dei Carabinieri e della Polizia fece rastrellare il paese casa per casa, arrestando banditi, mafiosi e latitanti vari. I metodi attuati durante quest'azione furono particolarmente duri e Mori non esitò a usare donne e bambini come ostaggi per costringere i malavitosi ad arrendersi.

Accademia degli Industriosi di Gangi[modifica | modifica wikitesto]

Ruggiero Di Castiglione scrive che nella seconda metà del Settecento, numerosi liberi muratori erano attivi in centri e consessi siciliani, tra cui l'Accademia degli Industriosi di Gangi[11], fondata dal barone Francesco Benedetto Bongiorno, la quale si riuniva proprio nel palazzo nobiliare di famiglia a Gangi. Nel primo giorno di ciascun mese (fatta eccezione per i periodi di ferie e di villeggiatura[12]), gli accademici industriosi (con a capo Gandolfo Felice Bongiorno, principe dell'Accademia, protetti dall'arcivescovo giansenista[13] di Messina Gabriello Maria Di Blasi) svolgevano la loro propaganda filogiansenistica (mediante accademie aperte a tutta la cittadinanza), in base a un calendario liturgico accademico (pubblicato in Rime degli Accademici Industriosi del 1769). Giuseppe Fedele Vitale era segretario dell'Accademia degli Industriosi di Gangi, accademico etneo sin dai tempi dei suoi studi in medicina a Catania[14], oltre che accademico ereino, del buongusto e arcade. L'Accademia dei Pastori Etnei era un noto centro di reclutamento di massoni e di divulgazione del pensiero latomico, e cioè massonico, che si riuniva a Catania, presso il palazzo nobiliare del "fratello" Ignazio Paternò Castello che l'aveva fondata[15]. Si trattava della casa frequentata da Giuseppe Fedele Vitale, durante il suo soggiorno a Catania. Le finalità e il linguaggio massonico sono ben presenti a Palazzo Bongiorno: in alcuni chiari simboli (il Tabernacolo, il Tetragramma luminoso, il riferimento a Dio Uno, la testa del Pellicano, il Delta con l'occhio) visibili negli affreschi, nell'impianto iconografico dell'affresco la "Clementia Mundi: il VITRIOL", nell'affresco "Sic floret decoro decus: il comportamento decoroso nelle relazioni interpersonali, secondo Grazia Ragione e Giustizia". Quest'ultimo affresco, riprendendo il motto ("Sic Floret decoro decus": "Così la bellezza rifulge per decoro") e i temi fondamentali della statua del "Decoro" della Cappella Sansevero di Napoli (fatta realizzare dal noto massone napoletano Raimondo di Sangro[16]), si collega all'altro affresco di Palazzo Bongiorno "Iustitia et Pax osculatae sunt: il comportamento decoroso nelle relazioni interpersonali, secondo Grazia Ragione e Giustizia, genera la Pace sociale, mediante il Cuore". Evidentemente era uno strumento di diffusione e propaganda della dottrina massonica su basi gianseniste. I due mondi verso la metà del Settecento marciavano insieme e si incrociavano in una prospettiva anticurialista [17].

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa madre di San Nicolò[modifica | modifica wikitesto]

Torre Civica e cupola della chiesa madre

La chiesa madre del paese sorge sulla piazza del paese ed è intitolata a San Nicola di Bari. Sorse nel XIV secolo, con una struttura a navata singola poi ampliata nel corso del XVI e XVII secolo con la creazione di altre due navate.

All'interno sono custodite alcune statue di Filippo Quattrocchi, oltre al Giudizio Universale di Giuseppe Salerno.

Santuario dello Spirito Santo[modifica | modifica wikitesto]

Fu edificato dapprima come chiesa di Santa Caterina, inglobando una edicola raffigurante Cristo Pantocratore (datata fra il XIII e il XIV secolo) che ne divenne il catino absidale. Nel 1576 la chiesa fu oggetto di modifiche architettoniche e intitolata allo Spirito Santo. Nel Settecento gli interni vennero ridefiniti in stile tardo barocco.

Abbazia di Gangi Vecchio[modifica | modifica wikitesto]

Sorse nel 1363 come monastero benedettino di Santa Maria di Gangi Vecchio su un insediamento fortificato di epoca romana evolutosi in età tardo antica. Nel 1413 al monastero viene concesso il titolo di abbazia. Per almeno due secoli l'abbazia fu la realtà monastica benedettina più importante della Sicilia centro-settentrionale[18]. Nel XVI secolo la struttura venne ristrutturata con una nuova facciata e furono realizzati diversi affreschi dal pittore Pietro de Bellio[19]. Abbandonato dai monaci nel XVII secolo, diventò in epoca successiva residenza privata.

Chiesa di San Giuseppe dei ricchi o di San Paolo
La parte bassa del paese con al centro la Chiesa del SS. Salvatore

Chiesa del Santissimo Salvatore[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa sorse nel XVII secolo su un edificio intitolato a San Filippo, e fu oggetto di ristrutturazione nei secoli successivi. All'interno sono custodite alcune opere tra cui il dipinto "Spasimo di Sicilia" di Giuseppe Salerno, datato 1612, le statue dell'Angelo Custode (1812) e di San Filippo Apostolo (1813) opera dello scultore Filippo Quattrocchi. Gli affreschi della volta sono opera di Salvatore Lo Caro, eseguiti nel 1810.[20]

Chiesa di San Pietro o della Badia[modifica | modifica wikitesto]

Costruita nel XIV secolo, nacque come oratorio di San Pietro ad uso dei frati benedettini e in seguito delle monache di clausura. Nel XVIII secolo, ad opera dell'arciprete don Cataldo La Punzina, l'edificio fu ricostruito dalle fondamenta. Alla fine anni degli anni Venti del Settecento iniziarono i relativi lavori. Sulla volta sono presenti affreschi allegorici, raffiguranti Fede, Carità e Giustizia, realizzati da Joseph Crestadoro nel 1796.

Chiesa della Madonna della Catena[modifica | modifica wikitesto]

Sorta tra il XIV e il XV secolo, prende il nome da un evento ritenuto miracoloso avvenuto a Palermo nel 1392, rappresentato in bassorilievo presente all'interno, sul piedistallo della statua in marmo dedicata alla Madonna. Nel 1647 venne ultimato il portale in pietra.[21]

Chiesa di San Cataldo[modifica | modifica wikitesto]

Edificata nella prima metà del secolo XIV, presenta una navata centrale e due navate laterali, più piccole. Il portale presenta la data dell'ultimo rifacimento, avvenuto nel 1884. All'interno sono conservate diverse opere fra cui il Martirio dei diecimila Martiri di Giuseppe Salerno del 1618, la statua lignea di San Cataldo di Berto de Blasio, datata 1589[22] e la Madonna degli agonizzanti di Filippo Quattrocchi.

Chiesa di San Paolo[modifica | modifica wikitesto]

Edificata nel XV secolo come oratorio di S.Paolo, fu ristrutturata nel 1812, come documentato dalla data incisa sull'altare, assumendo l'attuale struttura a tre navate. Degno di nota è il sistema di serliane che sostiene la navata centrale.

Chiesa di Santa Maria di Gesù[modifica | modifica wikitesto]

Risalente al XV secolo, è composta da una sola navata. Al suo interno si trovano alcune opere di Filippo Quattrocchi fra cui l'L'Annunciazione di Maria Vergine, considerata il suo capolavoro.Alla fine del Seicento si stabilì di costruire una guglia sulla sua torre campanaria, oggi non più esistente per problemi di tenuta strutturale. Nel Settecento e nel secolo successivo Gangi e le Madonie furono colpite da diversi sciami sismici in grado di minacciare la stabilità degli edifici laici e religiosi.[23]

Chiesa e convento dei Cappuccini[modifica | modifica wikitesto]

Il Convento dei Cappuccini e la Chiesa di Santa Maria degli Angeli sono due strutture adiacenti, edificate tra il 1695 e il 1710, che insieme formano un unico fabbricato. La chiesa è a pianta rettangolare e contiene fregi e decorazioni lignee, opera dei frati del convento.[24]

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo Sgadari[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo Sgadari è un edificio ottocentesco appartenuto alla famiglia omonima. Ospita il Museo Civico, la Pinacoteca Gianbecchina e il Museo delle armi.

Palazzo Bongiorno[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Palazzo Bongiorno.

Architetture militari[modifica | modifica wikitesto]

Il Castello[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Castello di Gangi.

Torre dei Ventimiglia[modifica | modifica wikitesto]

La cosiddetta "torre dei Ventimiglia" è una antica torre feudale in stile tardo gotico, oggi campanile della adiacente chiesa madre di San Nicolò, edificata nella prima metà del XIV secolo sotto la signoria dei Conti di Geraci. Solo tra il XVI ed il XVII secolo venne inglobata dall'edificio religioso. Appartenne tra l'età medievale e quella moderna anche ai cavalieri di Malta. La torre si eleva su due piani, più un terzo aggiunto in epoca ottocentesca. Nel XX secolo, la torre è interessata da restauri, completati infine nel 2005.[25]

Torre cilindrica[modifica | modifica wikitesto]

Poco distante dall'area che ospita il convento dei Cappuccini, la torre viene detta anche “saracena”. Di origine medioevale, ha le caratteristiche di una torre per il controllo del territorio. Sono ancora oggi visibili l'arco di accesso e le merlature.

Castello di Regiovanni[modifica | modifica wikitesto]

L'edificio, oggi fabbricato rurale, si trova a pochi chilometri a sud del centro abitato, addossato ad una cresta rocciosa, alla quale è direttamente collegato: alcuni ambienti sono scavati nella stessa struttura rupestre. La fortezza fu in epoca medioevale oggetto di diversi assedi nel contesto delle ribellioni contro gli aragonesi.

Masseria fortificata di Bordonaro Soprano[modifica | modifica wikitesto]

A pochi chilometri da Regiovanni è la masseria fortificata di Bordonaro Soprano, a circa 800 metri di altezza. La torre merlata è tuttora esistente, a differenza delle mura e degli edifici, oggi diroccati.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

All'inizio del XX secolo ci fu una massiccia emigrazione verso il Sudamerica. Nel secondo dopoguerra, come nel resto del sud d'Italia, si è innescato un lento ma costante processo di migrazione verso le regioni settentrionali, ancora oggi in corso.

Abitanti censiti[26]

Persone legate a Gangi[modifica | modifica wikitesto]

  • Filippo Quattrocchi scultore del Settecento
  • Santi Consolo magistrato e direttore del DAP
  • Gaspare Vazzano pittore che visse a cavallo tra '500 e '600, noto con il soprannome di "Zoppo di Gangi"
  • Giuseppe Salerno pittore contemporaneo a Vazzano, che condivise con lui il soprannome di "Zoppo di Gangi"
  • Giuseppe Sottile giornalista e scrittore
  • Santo Naselli medico chirurgo, ispettore onorario per la soprintendenza alle antichità della Sicilia Occidentale e storico di Gangi, a lui è intitolato il Museo Civico8
  • Carmelo Zaffora, scrittore e psichiatra

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Di seguito è presentata una tabella relativa alle amministrazioni che si sono succedute in questo comune.

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
14 giugno 1988 17 settembre 1992 Gaetano Murè Democrazia Cristiana Sindaco [27]
23 dicembre 1992 7 giugno 1993 Pietro Fina Comm. straordinario [27]
7 giugno 1993 1º dicembre 1997 Liborio Miserendino lista civica Sindaco [27]
1º dicembre 1997 28 maggio 2002 Antonio Cigno centro-destra Sindaco [27]
28 maggio 2002 15 maggio 2007 Antonio Cigno lista civica Sindaco [27]
15 maggio 2007 8 maggio 2012 Giuseppe Ferrarello lista civica Sindaco [27]
8 maggio 2012 in carica Giuseppe Ferrarello Sindaco [27]

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

È gemellato con il comune di Palazzolo Acreide e Pianezza.

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Calcio[modifica | modifica wikitesto]

A Gangi ci sono due squadre di calcio, il Gangi Calcio (colori sociali biancorosso) e l'A.S.D. Città di Gangi (colori sociali giallorosso) che militano entrambe nel campionato di 1 categoria. La storica società biancorossa U.S. Gangi militò per diversi anni nel campionato Interregionale vincendolo nel 1990/1991 ed accedendo allo spareggio promozione per la C2 contro il Matera dove fu sconfitta nel doppio confronto.

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Gangi è stato inserito nella lista dei "I borghi più belli d'Italia", primato che condivide con altri diciassette borghi siciliani. Dal 2012 è entrato a far parte dei Comuni "Gioiello d'Italia", unico comune siciliano ad aver avuto attribuito l'importante titolo dalla presidenza del Consiglio dei Ministri, dipartimento per gli affari regionali, turismo e sport e dall'Anci.

Il 20 aprile 2014, dopo quasi due mesi di votazioni on line all'interno della trasmissione Rai Alle falde del Kilimangiaro, Gangi è stato proclamato Borgo dei Borghi, il più bello tra i Borghi d'Italia.

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 296.
  4. ^ Vedi.
  5. ^ Gangi, conferenza di Sebastiano Tusa su “La Preistoria nelle Madonia”, siciliajournal.it.
  6. ^ E. Mazzarese Fardella (a cura di), Il Tabulario Belmonte, Palermo, 1983.
  7. ^ Carlo Alberto Garufi, "Fatti personaggi dell'Inquisizione in Sicilia", Palermo, Sellerio, 1978 (ristampa); Francesco Giunta, "Dossier inquisizione in Sicilia", Palermo, Sellerio, 1991.Mario Siragusa, "Radici economiche e sociali della Santa Inquisizione sulle Alte Madonie", Leonforte, Lancillotto e Ginevra, Leonforte 1999
  8. ^ T. Fazello, De rebus siculis deche duae, Palermo 1560, edizione Regione Siciliana, Assessorato Regionale Beni Culturali e Ambientali, Palermo 1990, p. 777.
  9. ^ Archivio di Stato di Palermo, Tribunale del Real Patrimonio, Riveli delle anime e dei beni del Regno di Sicilia, Gangi, anno 1548,Mario Siragusa, Economia Chiesa e società a Gangi tra due secoli (XVI e XVII), Leonforte, Lancillotto e Ginevra, 1999 .
  10. ^ F. San Martino De Spucches, Storia dei feudi e dei titoli nobiliari di Sicilia, Volume quarto, Palermo 1927, pp. 5-6.. Mario Siragusa, "La società madonita cinquecento anni fa", in Bollettino 2002 dell'associazione Agrifoglio, Castelbuono, 2003, pp.69-97, Mario Siragusa, "Patrimonio e storia della compagnia dei Bianchi di Gangi (XVI-XX secolo), Gangi, 2013,vedi anche su Gangi: www.comitatoenginomadonita.altervista.org/CREM/
  11. ^ R. Di Castiglione, La Massoneria nelle due Sicilie: E i "Fratelli" meridionali del '700, Volume V, La Sicilia, Roma 2011, p. 71..
  12. ^ Art. V delle Leggi dell'Accademia degl'Industriosi di Gangi, in Rime degli Accademici Industriosi del 1769.
  13. ^ Giansenisti, oltre all'arcivescovo di Messina Gabriello Maria Di Blasi (protettore dell'Accademia degli Industriosi di Gangi), erano Marcello Papiniano Cusani (arcivescovo di Palermo), Serafino Filangieri (arcivescovo di Palermo dopo Marcello Papiniano Cusani), Francesco Testa (arcivescovo di Siracusa, prima, e di Monreale, dopo, inquisitore generale in Sicilia), Salvatore Ventimiglia (vescovo di Catania), e cioè i vescovi delle più importanti diocesi siciliane, nonché il potente abate benedettino Pier Luigi Della Torrea, cfr. F.P. Pinello, "L'amore è il peso che dà il moto all'anima. Giansenismo e massoneria nella seconda metà del Settecento siciliano: l'Accademia degli Industriosi di Giuseppe Fedele Vitale e Gandolfo Felice Bongiorno, pp. 27 ss., con citazioni di G. Cigno e di S. Correnti,vedi anche sull'accademia degli Industriosi: Mario Siragusa,"La massoneria a Gangi", in L'Obiettivo, Castelbuono. in 5 puntate uscite tra il 1997 ed il 1998. In questi articoli per la prima volta è stata individuata la matrice massonica dell'accademia citata. Di Serafino Filangieri, Elvira Chiosi, come riporta Pinello, scrive che della sua appartenenza alla massoneria non esistono prove, ma che, attraverso molti dei suoi amici e degli stessi collaboratori, "è possibile stabilire che egli seguì i dibattiti della cultura massonica, condividendone in parte finalità, metodo e linguaggio, sempre riconoscendo al cristianesimo [nella versione giansenista] la funzione di base indispensabile per la costruzione di una civiltà. Non a caso il nipote Gaetano [Filangieri] avrebbe tradotto nella proposta di una nuova religione latomistica [e cioè massonica] temi e problemi appresi proprio alla scuola dello zio", E. Chiosi, voce Filangeri Serafino, in Dizionario Biografico degli Italiani Treccani, Volume 47 (1997). Giansenisti, nel ventennio 1750-1770, come scrivono Giustino Cigno e Santi Correnti,e come riportato da Pinello, erano anche buona parte dei benedettini e dei domenicani siciliani, oltre ai quesnellisti che, a detta del regio storiografo Domenico Scinà, erano numerosi nell'isola..
  14. ^ F. Alajmo, Giuseppe Fedele Vitale poeta e medico del secolo XVIII, Palermo 1940, p. 30. Alaimo parla anche del rapporto di amicizia, nato a Catania durante il periodo dei suoi studi universitari in medicina (periodo in cui Vitale frequentava la casa del massone Ignazio Paternò Castello, prinicipe di Biscari, iscritto al Catalogo degli Accademici Industriosi di Gangi del 1769) di Giuseppe Fedele Vitale con il giansenista e massone Raimondo Platania, anche lui di Catania e vicino al principe di Biscari Ignazio Paternò,e anche lui iscritto al Catalogo degli Industriosi, pubblicato in Rime degli Accademici Industriosi di Gangi del 1769, nonché Accademico Etneo..
  15. ^ R.Di Castiglione, La Massoneria nelle Due Sicilie e i "Fratelli" meridionali del '700, Volume V, La Sicilia, Roma 2011, p. 70. L'appartenenza di Ignazio Paterno Castello e di Raimondo Platania alla massoneria è confermata anche da Santi Correnti e da Giuseppe Giarrizzo, come riportato da Pinello,.
  16. ^ Su Raimondo di Sangro, vedi A.M. Rao, La massoneria nel Regno di Napoli, in Storia d'Italia (Einaudi), a cura di G.M. Cazzaniga, Annali 21, La Massoneria, Torino 2006, pp. 513 ss. Vedi anche quanto scrive Pinello nelle sue opere sull'argomento, in questa voce di Wikipedia citate.
  17. ^ Sul relativo retroterra storico-politico vedi :Mario Siragusa, "Cronologia di lungo periodo (sec.XVII-XX) dei fattori stragistici e delle stragi in Sicilia" in G.C. Marino,"La Sicilia delle stragi", Roma, Newton Compton Ed, 2007, pp.445-447- F.P. Pinello, L'amore è il peso che dà il moto all'anima. Giansenismo e massoneria nella seconda metà del Settecento siciliano: l'Accademia degli Industriosi di Giuseppe Fedele Vitale e Gandolfo Felice Bongiorno, Vignate (MI) 2015; Gli affreschi di Palazzo Bongiorno, "dimora filosofale" a Gangi. Letti mediante l'iconologia di Cesare Ripa e alcuni concetti ricavati dalle opere pubblicate a stampa, dal 1758 al 1777, dall'Accademia degli Industriosi di Gangi, Vignate (MI) 2015.M. Siragusa, "L'accademia degli industriosi tra rime, versi e pugnali", in L'Obiettivo, 1997.
  18. ^ Salvatore Farinella, Santa Maria di Gangi Vecchio. Dalla fondazione del monastero alla dignità abbaziale (1363-1413), in Paleokastro, nº 7, 2002.
  19. ^ S. Farinella, Un affresco nell'abbazia di Gangi Vecchio, ArteIncontro, n. 49/2005.
  20. ^ Chiesa del SS. Salvatore, comune.gangi.pa.it.
  21. ^ Chiesa della Madonna della Catena, comune.gangi.pa.it.
  22. ^ G. Mendola, Uno zoppo a Palermo e un soldato a Gangi. Gaspare Bazzano e Giuseppe Salerno attraverso i documenti e le testimonianze, in AA:VV., Vulgo dicto lu Zoppo di Gangi, Palermo 1997, p. 27-28
  23. ^ Chiesa di Santa Maria di Gesù, comune.gangi.pa.it.www.comitatoenginomadonita.altervista.org/CREM/
  24. ^ Convento dei Cappuccini, comune.gangi.pa.it.
  25. ^ Torre dei Ventimiglia, comune.gangi.pa.it. www.comitatoenginomadonita.altervista.org/CREM/
  26. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  27. ^ a b c d e f g http://amministratori.interno.it/

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

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