Sclafani Bagni

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Sclafani Bagni
comune
Sclafani Bagni – Stemma
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneCoat of arms of Sicily.svg Sicilia
Città metropolitanaProvincia di Palermo-Stemma.png Palermo
Amministrazione
SindacoGiuseppe Solazzo (Lista civica "Per Scalfani Bagni") dal 10/06/2018
Territorio
Coordinate37°49′N 13°51′E / 37.816667°N 13.85°E37.816667; 13.85 (Sclafani Bagni)Coordinate: 37°49′N 13°51′E / 37.816667°N 13.85°E37.816667; 13.85 (Sclafani Bagni)
Altitudine810 m s.l.m.
Superficie134,9 km²
Abitanti431[1] (30-11-2016)
Densità3,19 ab./km²
Comuni confinantiAlia, Aliminusa, Caccamo, Caltavuturo, Castronovo di Sicilia, Cerda, Montemaggiore Belsito, Polizzi Generosa, Scillato, Valledolmo, Vallelunga Pratameno (CL)
Altre informazioni
Cod. postale90020
Prefisso0921
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT082069
Cod. catastaleI541
TargaPA
Cl. sismicazona 2 (sismicità media)
Nome abitantisclafanesi
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Sclafani Bagni
Sclafani Bagni
Sclafani Bagni – Mappa
Posizione del comune di Sclafani Bagni all'interno della città metropolitana di Palermo
Sito istituzionale

Sclafani Bagni è un comune italiano di 431 abitanti della città metropolitana di Palermo in Sicilia. È il comune meno abitato della città metropolitana palermitana.

Fa parte del Parco delle Madonie.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Contea di Sclafani.

Su un'origine antica di Sclafani hanno a lungo speculato senza molto fondamento gli eruditi locali, riferendovi un passo di Diodoro Siculo, che parlando di scontri armati avvenuti attorno al 306 a.C. tra Agatocle e Dinocrate, cita i monte Gorgium e il centro di Ambica: il primo sarebbe identificabile con la montagna sopra Caltavuturo, mentre il secondo corrisponderebbe al centro abitato di Sclafani.

La posizione del paese, nell'entroterra di Imera, in luogo naturalmente fortificato a controllo delle vie di penetrazione verso l'interno, rendono possibile ipotizzare un insediamento di tipo militare anche in epoca antica, ma ne manca qualsiasi prova archeologica.

L'etimologia del nome è stata anche riportata ad un ipotetico Aesculapiii Fanum (tempio di Esculapio), mentre il nome arabo fu ‘Isqlafinah o Sqlafiah.

Il primo riferimento certo a Sclafani risale alla "Cronaca di Cambridge", nella quale si cita un episodio del 938 nel quale, nel contesto delle lotte fra varie fazioni musulmane per il controllo della Sicilia, Halil (uno dei signori della guerra), ottenuti rinforzi dall'Africa, riuscì a sottomettere le rocche di Caltavuturo, Collesano e Sclafani. Alcuni labili indizi permettono tuttavia di supporre l'esistenza anche di una precedente fase bizantina.

Dopo la conquista normanna (1060-1091) viene introdotto in Sicilia il sistema feudale e Sclafani viene assegnata inizialmente a Giordano, figlio del conte Ruggero e signore di Noto e Caltanissetta, e successivamente alla sorella di costui Matilda, sposa del principe Ranulfo Maniaci, discendente dal comandante bizantino Giorgio Maniace, principe e Vicario dell'Imperatore di Costantinopoli, è successivamente alla loro figlia Adelasia, moglie di Rinaldo Avenei. Passa quindi a Giovanni di Sclafani, a Goffredo di Montescaglioso (nel 1155) e a molti altri. Nei documenti medievali il toponimo è documentato come Scafa e Scafana/Sclafana

Nel 1131 il paese passa dalla diocesi di Troina, a quella di Cefalù.

Dall'epoca normanna a quella aragonese il territorio di Scifani appare punteggiato di "casali" (piccoli agglomerati rurali), caratterizzati da insediamenti aperti, privi di mura, abitati da poche decine di persone, il cui ricordo si trova nella toponomastica di alcune contrade.

Nella prima metà del XIV secolo il feudo è in possesso di Matteo Sclafani, conte di Adernò, il costruttore di palazzo Sclafani a Palermo (1330), che detiene uno dei domini economicamente e strategicamente più importanti di tutta la Sicilia. Il centro abitato di Sclafani si amplia e viene costruita la cinta muraria e rimaneggiato il castello, posto su un bastione roccioso naturale accessibile solo da sud e raccordato alle nuove mura cittadine. Intorno al castello il centro abitato si era andato sviluppando secondo uno schema "ad avvolgimento".

Matteo Sclafani morì senza lasciare eredi maschi. Le figlie Luisa e Margherita erano andate in spose rispettivamente nelle famiglie Peralta e Moncada, che si contesero a lungo il feudo. Alla metà del Quattrocento nel territorio di Sclafani esistevano diversi mulini per la lavorazione del tessuto di lana. Nel 1483 viene istituita per il 13 agosto di ogni anno, la fiera di Sant'Ippolito.

Nel Cinquecento e Seicento la contea di Sclafani viene lentamente smembrata attraverso le vendite di fondi e terreni. A differenza degli altri centri delle Madonie la popolazione non sembra aumentare in modo significativo, a causa soprattutto della nascita di nuovi abitati nel territorio. La tendenza si invertirà solo agli inizi del Novecento.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[2]

Le confraternite[modifica | modifica wikitesto]

Grande importanza nella vita cittadina del XVI e XVII secolo ebbero le due maggiori confraternite, di San Giacomo e di San Filippo, ciascuna legata all'omonima chiesa. Furono soprattutto i membri di queste confraternite a pagare i numerosi interventi di rifacimento e arredo degli edifici testimoniati dai documenti.

La festa di San Giacomo era caratterizzata da un'importante fiera, in occasione della quale i rettori della confraternita eleggevano il "maestro del mercato" (“magistrum nundinarum”), che aveva il compito di dirimere eventuali controversie legate alle attività stesse della fiera

Il ruolo delle confraternite nella vita e nel controllo sociale delle comunità locali si evidenzia ancora nell'uso di promettere, dinanzi ad un notaio somme consistenti come penalità in caso si venisse sorpresi a giocare, allo scopo di vincere il vizio.

Della vita cittadina faceva parte anche la competizione tra le confraternite, che in alcuni casi sfociava in vere e proprie contese. Queste probabilmente non avevano solo motivazioni religiose e devozionali, ma dovevano investire aspetti inerenti alla più larga sfera sociale e toccare la coesione stessa della comunità. Le due confraternite di Sclafani erano venute per esempio a contrasto a causa del rifiuto reciproco di accompagnare con le proprie insegne le processioni della rivale, a causa delle discussioni relative all'ordine in cui le statue dei santi dovessero sfilare nella processione: nel 1623 la ritrovata concordia fu sancita con apposito solenne atto presso un notaio.

Monumenti[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Chiese non più esistenti[modifica | modifica wikitesto]

  • Chiesa di San Pietro (esistente nel 1459)
  • Chiesa di Sant'Antonio, fuori le mura. Vi era conservata una statua lignea di Sant'Antonio.
  • Chiesa del Salvatore, chiesa di San Leonardo, chiesa di San Calogero e chiesa di San Vito, citate fuori le mura.
  • Chiesa di San Nicolò, che ospitava una statua del santo titolare e l'omonima confraternita.
  • Chiesa dell'Annunziata, ricostruita nel 1604.
  • Chiesa di Santa Rosalia (esistente nel 1741.
  • Chiesa di San Rocco
  • Chiesa di San Biagio, con tela del santo titolare del pittore Matteo Sammarco del 1654.

Nel 1752 su una popolazione di 1.026 abitanti vi sono 17 sacerdoti.

Monastero di clausura di Santa Chiara[modifica | modifica wikitesto]

Il monastero fu fondato e dotato di rendite nel 1629 da don Sebastiano La Chiana, vicario parrocchiale, in case di sua proprietà presso la chiesa matrice, che comprendevano una chiesa dedicata a San Sebastiano. Nel 1636 la fondazione venne sancita dal vescovo di Cefalù. Le dodici monache seguivano la regola di clausura di Santa Chiara.

Il monastero fu soppresso nel 1867.

Architetture militari[modifica | modifica wikitesto]

Il castello[modifica | modifica wikitesto]

Del castello, rimaneggiato nel XIV secolo da Matteo Sclafani, rimangono solo pochi resti:

  • una torre, che conserva tre piani, i primi due con feritoie rivolte verso sud e l'ultimo con una più ampia apertura, costruiti con mura spesse circa mezzo metro in pietra non lavorata;
  • il portale di accesso della cinta cittadina raccordata al castello, ogivale e sormontato dallo stemma della famiglia Sclafani (due gru che si beccano, l'una d'argento in campo nero e l'altra nera in campo d'argento)

In occasione del restauro di quel che rimane del complesso fortificato (1990) sono stati rinvenuti resti ceramici databili al XV e al XVI secolo.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Di seguito è presentata una tabella relativa alle amministrazioni che si sono succedute in questo comune.

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
22 luglio 1986 1º luglio 1991 Giacomo Dubolino Partito Socialista Italiano Sindaco [3]
1º luglio 1991 15 maggio 1995 Giacomo Dubolino Partito Socialista Italiano Sindaco [3]
15 maggio 1995 9 aprile 1998 Mario Chimento lista civica Sindaco [3]
30 novembre 1998 27 maggio 2003 Alessandro Nasca lista civica Sindaco [3]
27 maggio 2003 17 giugno 2008 Alessandro Nasca lista civica Sindaco [3]
13 novembre 2006 17 giugno 2008 Sebastiano Rampulla Comm. straordinario [3]
17 giugno 2008 10 giugno 2013 Giuseppe Leone lista civica Sindaco [3]
10 giugno 2013 in carica Giuseppe Leone lista civica Sindaco [3]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 30 novembre 2016.
  2. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  3. ^ a b c d e f g h http://amministratori.interno.it/

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Rosario Termotto, Sclafani Bagni Profilo storico e attività artistica.
  • Amico V. Dizionario topografico della Sicilia, a cura di Gioacchino Di Marzo, Palermo 1856
  • Anselmo S. Dagli inventari… le arti decorative del XVI – XVII secolo di Sclafani Bagni e Caltavuturo in Orafi e argentieri nei paesi delle Madonie. Note d'archivio, Caltanissetta 2002
  • Cacciatore N. Viaggio per i bagni di Sclafani, Palermo 1828
  • Cipolla P. Sulle probabili origini di Caltavuturo e Sclafani, in Archivio Storico Siciliano, N. S. Anno V, Palermo 1880
  • Contino A. Le origini di Sclafani e Caltavuturo in Le Madonie, 10-11, 1985
  • Contino A. Sclafani, L'antica Ambikas in Le Madonie, 22, 1985
  • Dubolino G. Cenni storici su Sclafani Bagni, Palermo 1979
  • Lesnes E. Sclafani, scheda in Castelli medievali di Sicilia. Guida agli itinerari castellani dell'isola, palermo 2001
  • Termotto R. Docere musicam et sonari di tasto. Scuole musicali nelle Madonie del Seicento. Appunti archivistici in Bollettino Società Calatina di Storia Patria e Cultura, 7-9, 1998-2000

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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