Santa Rosalia

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando la città messicana, vedi Santa Rosalía.
Santa Rosalia
Saint Rosalia - Anthony Van Dyck - Palazzo Abatellis - Palermo - Italy 2015.JPG
Antoon Van Dyck, Santa Rosalia incoronata dagli angeli, Palazzo Abatellis, Palermo
 

Vergine ed eremita

 
NascitaPalermo, 1130
MortePalermo, 4 settembre 1170
Venerata daChiesa cattolica
Canonizzazione1170 da Gualtiero Offamilio, vescovo di Palermo, tramite la "canonizzazione vescovile", inserita poi nel martirologio romano il 26 gennaio 1630 da papa Urbano VIII
Santuario principaleSantuario di Santa Rosalia, Palermo
Ricorrenza4 settembre (morte) e 15 luglio (ritrovamento delle reliquie)
AttributiAbito monacale basiliano o abito eremitico, bastone da pellegrina, bisaccia, cane, catena, cilicio, ciotola, clessidra, conchiglia (cappasanta), corona di rose rosse e bianche, croce greca o crocifisso, epigrafe latina, giglio, lucerna, palma, rosa, rosario o contapreghiere, sasso, scalpello, specchio con l'effige di Gesù, teschio (anche senza mandibola) e Vangelo
Patrona diBaucina, Benetutti, Bivona, Campofelice di Roccella, Delia, Lentiscosa, Palermo, Pegli, Racalmuto, San Mango Cilento, Santo Stefano Quisquina, Sicilia, Vibo Valentia (compatrona) e Vicari

Rosalia Sinibaldi (Palermo, 1130Palermo, 4 settembre 1170) è venerata come santa dalla Chiesa cattolica.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Rosalia Sinibaldi nacque nel 1130, presumibilmente a Palermo, dal conte Sinibaldo Sinibaldi, signore di Monte delle Rose e Quisquina, membro della famiglia dei Berardi, noti come Conti dei Marsi, famiglia discendente diretta dell'imperatore Carlo Magno, e dalla nobile Maria Guiscardi, nipote del re Ruggero II di Sicilia. È nota per essere stata altresì pronipote dei cardinali Berardo dei Marsi, Giovanni di Tuscolo, Leone Marsicano ed Oderisio di Montecassino.

Quanto alla sua nascita, è stato tramandato che nel 1128 il Re Ruggero II di Sicilia, mentre osservava il tramonto dal Palazzo Reale con la moglie Elvira di Castiglia, vide apparirgli una figura che gli disse: «Ruggero, io ti annuncio che, per volere di Dio, nascerà nella casa di Sinibaldo, tuo congiunto, una rosa senza spine». Per tale motivo, poco tempo dopo, quando nacque, la bambina fu chiamata Rosalia, da un'etimologia popolare latina secondo cui il nome Rosalia sarebbe composto da rosa e lilium, ovvero rosa e giglio. Esiste un'altra tradizione che vede spettatori della visione Guglielmo I di Sicilia e sua moglie Margherita di Navarra, ma tale avvenimento non può essere accaduto poiché Rosalia nacque nel 1130, mentre Guglielmo regnò dal 1154 al 1166.

Da giovane Rosalia visse in ricchezza presso la corte di Ruggero e la villa paterna, ubicata nell'attuale quartiere di Olivella. Rosalia, educata a corte, per la sua bellezza e gentilezza nel 1149 divenne damigella d'onore della regina Sibilla di Borgogna.

Un giorno il conte (o secondo altri principe) Baldovino (erroneamente identificato con Baldovino III di Gerusalemme) salvò il re Ruggero da un animale selvaggio, un leone secondo la leggenda, che lo stava attaccando; il re allora volle ricambiarlo con un dono e Baldovino chiese in sposa Rosalia[1]. Il giorno antecedente le nozze, Rosalia, mentre si specchiava, vide riflessa nello specchio l'effige di Gesù. La ragazza, il giorno seguente, si presentò a corte con le bionde trecce tagliate, declinando l'offerta e preferendo abbracciare la fede, cui si era già dedicata da fanciulla. A quindici anni abbandonò quindi il Palazzo Reale, il ruolo di damigella e la casa paterna e si rifugiò a Palermo presso la Chiesa del Santissimo Salvatore, all'epoca monastero, ma ben presto anche quel luogo fu troppo stretto a causa delle continue visite dei genitori e del promesso sposo che cercavano di dissuaderla dal suo intento.

Dopo aver scritto e consegnato una lettera in greco con una croce di legno alle monache, decise quindi di trovare rifugio presso una grotta situata nei possedimenti del padre, presso Santo Stefano Quisquina, dove visse per 12 anni, documentando la propria scelta di vita con un'epigrafe latina scritta all'ingresso della grotta. Successivamente la regina Sibilla consentì a Rosalia di far ritorno a Palermo e di occupare un'altra grotta, quella posta sul Monte Pellegrino, dove morirà dormendo, in pace e in solitudine, il 4 settembre 1170, all'età di 40 anni.[2][3][4][5]

Culto[modifica | modifica wikitesto]

Il culto della Santa è attestato da documenti (Codice di Costanza d'Altavilla depositato presso la Biblioteca Regionale di Palermo e antica tavola lignea del XIII secolo che la rappresenta in veste di monaca basiliana e oggi custodita presso il Museo Diocesano di Palermo) a partire dal 1196 ed era diffuso già nel XIII secolo (antichissimo altare a lei dedicato nell'antica cattedrale gualtieriana). La si pregava con la frase "Sancta Rosalia ora pro nobis", le erano state costruite due chiese, o cappelle, a Palermo: una sul Monte Pellegrino, chiamata Chiesa di Santa Rosolea, vicino o davanti alla grotta stessa, l'altra nell'attuale quartiere di Olivella, dove sorgeva la casa di Sinibaldo, padre di Rosalia; di tale casa oggi rimane solo l'antico pozzo, internato nel pavimento del cortile del seicentesco Oratorio di Santa Caterina, che a sua volta sorge dove vi era l'antica chiesa di Rosalia.

Vi sono inoltre numerosi dipinti medievali che la raffigurano insieme ad altri santi oppure come soggetto unico, una statua marmorea di Antonello Gagini, una volta posta all'interno della Tribuna della Cattedrale, realizzata dal Gagini stesso ed oggi denominata "Santa Caterina da Bologna", e infine una statuetta reliquiaria cinquecentesca di Scuola Gaginiana che la raffigura in abiti francescani (anche se la Santa non appartenne a tale ordine, successivo alla sua morte, bensì all'antico ordine che seguiva la Regola di San Basilio Magno, appunto basiliano), che oggi si trova al Palazzo Abatellis.

Culto a Palermo[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Festa di Santa Rosalia.
Cappella con l'urna argentea reliquiaria di Santa Rosalia nella Cattedrale di Palermo
Statua della santa con ex voto nel santuario di Monte Pellegrino
Antoon van Dyck, Madonna del Rosario con Santa Rosalia, 1625-1627. Alla scena assistono San Domenico e Santa Caterina da Siena e le quattro martiri Agata, Cristina, Ninfa e Oliva, ex patrone di Palermo

La storia ci dice che nel 1625 la Santa salvò Palermo dalla peste e ne divenne la patrona[6], esautorando, difatti, gli altri patroni della città, tra cui Agata, Cristina, Ninfa e Oliva. Infatti mentre infuriava la terribile epidemia arrivata in città il 7 maggio 1624 da una nave proveniente da Tunisi, presso l'antico altare dedicato alla Santa, accanto ad una grotta sul Monte Pellegrino, avvenne un fatto straordinario: venne rivelato in visione a Girolama La Gattuta il luogo dove si trovavano i resti mortali della Santa e questi, trovati il 15 luglio, furono portati nella camera del cardinale Giannettino Doria, arcivescovo di Palermo.

In seguito, il 13 febbraio 1625, la Santa apparve al povero 'saponaro' Vincenzo Bonelli, abitante dell'antico quartiere di Panneria, che viveva barattando mobili vecchi. Avendo perso la giovane consorte quindicenne a causa della peste, era salito sul Monte Pellegrino sul far della sera con l'intento di gettarsi giù dal precipizio prospiciente il mare (zona Addaura) per farla finita, causa la sua disperazione per la prematura scomparsa della giovane moglie. Al momento di mettere in atto il suo triste intento, gli apparve innanzi una splendida figura di giovane donna pellegrina, bella e di grande splendore, che lo dissuase dal suo proposito, portandolo giù con sé al fine di mostrargli la sua grotta; infatti lo condusse nei pressi dell'antica Chiesa di Santa Rosolea, già allora esistente e dove la si venerava da antica data, nei pressi della famosa grotta che ella gli indicò come la sua "cella pellegrina". Scese con lui dalla cosiddetta "Valle del Porco" verso la città, esortandolo a pentirsi; inoltre lo invitò ad informare Giannettino Doria che non si facessero più «dispute e dubbi» sulle sue ossa e che, infine, venissero portate in processione per Palermo, poiché lei, Rosalia, aveva già ottenuto la certezza, dalla gloriosa Vergine Madre di Dio, che, al passaggio delle sue ossa durante il canto del Te Deum laudamus, la peste si sarebbe fermata. Rosalia gli disse inoltre: «E per segno della verità, tu, in arrivare a Palermo, cascherai ammalato di questa infermità [la peste] e ne morrai, dopo aver riferito tutto ciò al cardinale: da ciò egli trarrà fede a quanto gli riferirai». Tutto questo il Bonelli lo raccontò al suo confessore, padre Don Pietro Lo Monaco, parroco della Chiesa di Sant'Ippolito, che glielo fece riferire subito al cardinale di Palermo, il quale – constatando che realmente il Bonelli si era improvvisamente ammalato di peste e ne stava di lì a breve morendo – gli diede credito e, il 9 giugno fece fare una solenne processione con le reliquie ritrovate l'anno prima, liberando immediatamente durante la processione delle sante reliquie di Rosalia la città di Palermo dalla peste[7].

Poiché la memoria della Santa palermitana nel XVII secolo lasciava ancora qualche residuo nelle litànie (si narra infatti che, durante una delle processioni che invocavano i vari santi per liberare la città dal contagio, due diaconi pronunciassero il nome di Santa Rosalia contemporaneamente, segno che fece riaffiorare l'interesse in città per il suo culto "sòpito"), la riscoperta del suo corpo glorioso sul Monte Pellegrino incastonato in un involucro di roccia cristallina (che poco dopo si scoprì essere calcarenite) e la successiva rivelazione al cardinale Doria del racconto del Bonelli con conseguente liberazione della città dall'epidemia, ne sancì il definitivo e popolare patrocinio, ratificato a Roma sotto il pontificato di Papa Urbano VIII.

Pietro Novelli, Santa Rosalia in gloria

Il culto è ancora oggi particolarmente vivo a Palermo, dove ogni anno, il 14 e il 15 luglio, si ripete il tradizionale "Festino" che culmina nello spettacolare gioco pirotecnico del 14 notte e nella processione in suo onore il 15.

Lo spettacolo teatrale La colomba ferita, tenutosi in occasione del Festino del luglio 1994

Il 4 settembre invece la tradizionale acchianata ("salita" in lingua siciliana) a Monte Pellegrino conduce i devoti al Santuario in circa un'ora di scalata a piedi. Nella città metropolitana di Palermo il culto è presente a Campofelice di Roccella, in quanto importato dal principe palermitano fondatore dell'abitato attuale nel 1699, mentre in altri centri delle Madonie se ne trovano invece solo scarse tracce. A Bisacquino, feudo dell'arcivescovo di Monreale, il culto deriva da una reliquia della santa donata nel 1626 dall'arcivescovo di Palermo.

Statua della santa a Palermo durante il Festino del 2007

In relazione alla profonda devozione dei palermitani, al Museo Diocesano di Palermo sono state raccolte nella Sala Verde molte pitture dal XIII al XIX secolo che raffigurano Santa Rosalia. Tra queste spicca la prima presunta immagine che la ritrae in una tavola del XIII secolo e il primo ritratto ufficiale, voluto dal Senato di Palermo nel 1624.

Culto a Santo Stefano Quisquina[modifica | modifica wikitesto]

Statua di Santa Rosalia presso l'Eremo di Santa Rosalia alla Quisquina

In Sicilia il culto è attestato inoltre a Santo Stefano Quisquina, dove secondo la tradizione la santa visse per dodici anni in eremitaggio. Nei pressi della grotta, successivamente, è stato costruito l'Eremo di Santa Rosalia alla Quisquina.

Ogni anno, il martedì dopo Pasqua, gli stefanesi con i sacerdoti si recavano in pellegrinaggio alla Quisquina. Alle bambine stefanesi si dava il nome di Rosalia come risulta dai registri parrocchiali. Una preziosa testimonianza del culto antico di Santa Rosalia lo rivela una tela del 1464 conservata nella Matrice di Santo Stefano che raffigura i tre santi protettori: Santo Stefano, la Madonna della Catena e Santa Rosalia, con in mano una rosa e un diadema di rose sul capo. Il 9 giugno 1625 furono portate in processione le ossa di Santa Rosalia ritrovate sul Monte Pellegrino e Palermo fu liberata dalla peste. La notizia si diffuse anche a Santo Stefano dove due muratori palermitani che lavoravano nella costruzione del convento di San Domenico si recarono alla Quisquina e il 24 agosto 1624 scoprirono dentro una grotta, scolpita sulla roccia, l'epigrafe latina di Santa Rosalia:

(LA)

«Ego Rosalia Sinibaldi Quisquinae et Rosarum domini filia amore Domini mei Jesu Christi in hoc antro habitari decrevi.»

(IT)

«Io Rosalia Sinibaldi, figlia del signore della Quisquina e del Monte delle Rose, per amore del mio Signore Gesù Cristo, ho deciso di abitare in questa grotta.»

(Iscrizione latina presente nella grotta della Quisquina)

Era il testamento spirituale della Santa scolpito con le proprie mani. Gli stefanesi chiesero all'arcivescovo di Palermo, il cardinale Doria, le reliquie della Santa, che furono donate in uno splendido busto argenteo il 25 settembre 1625. Nel 1693 un ricco mercante genovese, Francesco Scassi, si ritirò nella Quisquina e fondò la congregazione dei monaci devoti a Santa Rosalia, facendo costruire i primi ambienti del convento che poi verranno ampliati con i finanziamenti del principe Ventimiglia, barone di Santo Stefano.

La patrona viene celebrata la prima domenica di giugno e il martedì successivo con una processione che parte dalla chiesa madre con il busto reliquiario di Santa Rosalia e raggiunge la Quisquina attraverso un sentiero che si snoda tra campi e s'inerpica sulla montagna, accompagnata dalla cavalcata e da persone a piedi nudi e con i bambini in braccio. Quando la Santa arriva all'Eremo di Santa Rosalia alla Quisquina viene celebrata la Messa Solenne. In serata le reliquie tornano in paese accompagnate da una grande folla. La manifestazione si conclude nella chiesa madre con giochi pirotecnici.

Culto a Bivona[modifica | modifica wikitesto]

Statua di Santa Rosalia nel fercolo custodito a Bivona

«V. R. di grazia mi scriva alcuna cosa a ciò si accendano di più alla divozione di questa Santa li cittadini nostri; alli quali viene scritto che nel tumolo dove si trovò la santa vi era scritto Rosalia Bivonesa»

(Lettera di Padre Lanfranchi, rettore del Collegio dei Gesuiti di Bivona, in seguito al rinvenimento delle reliquie della santa sul Monte Pellegrino, 1624)

A Bivona le prime notizie documentate della chiesa e della confraternita di Santa Rosalia risalgono al 1494. La Santa era particolarmente invocata, insieme a San Rocco, contro la peste: durante le epidemie del 1575 e del 1624 i bambini battezzati coi nomi dei due santi furono la quasi totalità dei nati, come risulta documentato nei registri di battesimo. Il culto più antico di cui si abbia traccia risale al 1375 (o addirittura secondo alcune fonti al 1348 o al 1245). In quel periodo in tutta la Sicilia era scoppiata una grave pestilenza. Secondo tale culto Santa Rosalia apparve a una vergine (o a un uomo o a dei giurati) di Bivona sopra un sasso, assicurando che se essi avessero costruito una chiesa in suo onore proprio in quello stesso punto, la peste sarebbe miracolosamente cessata. Secondo la tradizione, tuttavia, non si diede alcun credito all'evento e la peste continuò a mietere vittime. Fu soltanto dopo la seconda apparizione, quella del 28 luglio 1246 (o 1349 o 1376), che la chiesa venne edificata. A Bivona la peste cessò non appena iniziarono i lavori per la costruzione dell'edificio sacro. Ma c'è anche un'altra tradizione: quella che ha inizio nel 1648, in seguito alle rivelazioni (e alle visioni) di suor Maria Roccaforte, bivonese, nata nel 1597 e morta nel 1648, raccolte dal gesuita Francesco Sparacino, autore di una biografia su santa Rosalia. La suora raccontò che Santa Rosalia in persona le narrò la propria vita, arricchita di particolari fantasiosi: per esempio, narrò che Rosalia, guardandosi allo specchio, vedeva il volto sofferente di Gesù Cristo. Secondo quest'ultima tradizione, la Santa, a vent'anni, nel 1149, dopo aver trascorso sette anni di eremitaggio nella grotta della Quisquina, essendo stata scoperta da alcuni abitanti del posto, si trasferì a Bivona, poiché essa faceva parte dei possedimenti paterni. Rosalia visse in paese per cinque anni presso una grotta inserita all'interno di un bosco di querce, attraversato dal fiume Alba, lo stesso che tuttora trascorre nel sottosuolo, davanti alla Chiesa di Santa Rosalia. Ma ad oggi di quel bosco rimane solo un ceppo della quercia dove la Santa era solita fermarsi per pregare e trovare rifugio: questo segno è visibile attraverso un'apertura con vetro posta vicino all'ingresso della Chiesa. In seguito venne trasportata, nuovamente dall'angelo, sul Monte Pellegrino, a Palermo. Il culto crebbe negli anni, e nella successiva ondata di peste del 1575-1576 la santa venne invocata nuovamente, e la quasi totalità dei nati venne battezzata col suo nome.

Il 4 settembre 1624, pochi giorni dopo il ritrovamento della grotta della Quisquina, Santa Rosalia fu proclamata patrona di Bivona. E nel 1909 così scrisse il bivonese Giovan Battista Sedita:

«Che che se ne dica dei suoi natali a Palermo, della famiglia sua essere dei Sinibaldi da Palermo, pure Essa è gloria bivonese, che vale solamente a sorpassare ogni altro pregio di Bivona. Difatti Essa esplicò la sua vita d'anacoreta nelle montagne di Bivona, e più specialmente su quello della Quisquina allora appartenente a Bivona»

Nel 1601 il sacerdote bivonese Ruggiero Valenti, all'età di 80 anni, scolpì l'artistico fercolo che ancora oggi il 4 settembre viene portato in processione[8][9][10]. La "Vara" di Santa Rosalia, conservata nell'omonima Chiesa di Bivona, è un capolavoro di arte tardo-manierista e di scultura lignea siciliana del Seicento.

Culto a Centuripe[modifica | modifica wikitesto]

Statua della Santa a Centuripe

Santa Rosalia è patrona di Centuripe, dove, secondo quanto scrive lo storico locale Ansaldi, il culto venne introdotto dai padri Agostiniani riformati della congregazione centuripina, che nel 1681 richiesero una reliquia della vergine palermitana e, ottenutala, la cominciarono a esporre alla venerazione dei fedeli. Ben presto nel popolo si accese una fervente devozione verso la Santa così, dopo averne fatto scolpire un simulacro, lo iniziò a condurre, insieme alla reliquia, su di un sontuoso fercolo ligneo per le vie della nascente cittadina. Non contenti di ciò i centuripini scelsero Rosalia come loro patrona e protettrice. Il 23 aprile 1696, tre anni dopo il terribile terremoto che sconvolse e distrusse la Sicilia orientale, tramite il signor Vincenzo Vallone della Compagnia di Gesù, giunse alla chiesa madre della città una seconda reliquia di Santa Rosalia. In realtà la devozione del popolo centuripino nei confronti della vergine palermitana precede l'arrivo delle sue reliquie in città: infatti dagli archivi della chiesa madre è recentemente emerso che tutte le bambine nate nel 1625, anno successivo al miracolo della peste a Palermo, furono battezzate col nome di Rosalia. Inizialmente la festa di Santa Rosalia veniva celebrata il martedì di Pasqua, oggi invece la santa patrona è onorata solennemente il 15 e 16 settembre di ogni anno.

Culto nel resto della Sicilia[modifica | modifica wikitesto]

Il culto di Santa Rosalia fu nel corso degli anni esteso a tutta la Sicilia – tant'è che è la santa patrona della regione stessa – e in particolar modo a Alia, Capaci, Delia, Gravina di Catania, Mazara del Vallo, Novara di Sicilia, Racalmuto, dove fu costruita la sua prima chiesa e dove si ipotizza la sua nascita, Santa Croce Camerina, Santa Margherita Belice e Savoca.

Culto a Pegli[modifica | modifica wikitesto]

Santa Rosalia è patrona di Pegli, dove nel 1656 alcune reliquie della Santa furono portate direttamente da Palermo per contrastare l'epidemia di peste che stava sconvolgendo anche quel borgo di pescatori (a Pegli si contarono 334 vittime). Il miracolo avvenne anche lì, e da allora la Santa è venerata come patrona della cittadina. Ad autorizzare il trasferimento delle reliquie, ancora oggi custodite nella chiesa dei Santi Martino e Benedetto, fu il cardinale Giannettino Doria, figlio di Gianandrea, proprietario di Villa Doria Centurione ed erede dell'ammiraglio Andrea Doria. Successivamente, sul finire del XIX secolo, la Santa è venerata con grande devozione dal pegliese Papa Benedetto XV. Ogni 4 settembre la Santa viene festeggiata a Pegli con solenne processione per le vie cittadine.

Culto a Praga[modifica | modifica wikitesto]

Un bassorilievo della Santa si trova a Praga, al nº. 3 di Via Karlova, in piena città vecchia, a poca distanza dal Ponte Carlo e dalla Staroměstské náměstí. Fu installata in una facciata del palazzo dei coniugi Wesser, i quali, colpiti dalla peste, vollero così esprimere la loro gratitudine alla Santa palermitana, la cui fama era arrivata fin laggiù, per aver favorito la loro guarigione.

Culto a Siviglia[modifica | modifica wikitesto]

A Siviglia la Santa palermitana è venerata per impulso dell'arcivescovo Giacomo Palafox y Cardona, che resse l'Arcidiocesi di Palermo dal 1677 al 1684. Successivamente, nel novembre 1685, questi prese possesso della sede Ispanica, dove rimase fino alla sua morte, avvenuta alla fine del 1701. Il busto reliquiario in argento, opera dello scultore napoletano Antonino Lorenzo Castro, giunse nella Cattedrale di Siviglia il 6 novembre 1688 per volere dello stesso arcivescovo. Attualmente il busto si trova nella sagrestia maggiore della Cattedrale[11].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La storia della patrona, su festedisicilia.it.
  2. ^ La vita di santa Rosalia, su palermoweb.com.
  3. ^ Santa Rosalia, su santiebeati.it.
  4. ^ Storia di Santa Rosalia, su palermoweb.com.
  5. ^ La storia di Santa Rosalia patrona di Palermo, su siciliaonline.it (archiviato dall'url originale il 24 agosto 2007).
  6. ^ Samuele Schirò, Il ritrovamento delle ossa di Santa Rosalia, su palermoviva.it.
  7. ^ Trascrizione dall'Originale dellj testimonij di Santa Rosalia, ms 2 Qq 89 della Biblioteca comunale di Palermo, a cura di Rosalia Claudia Giordano.
  8. ^ Santa Rosalia a Bivona, su bivonaonline.it (archiviato dall'url originale l'8 maggio 2006).
  9. ^ Santa Rosalia [collegamento interrotto], su beniculturalibivona.blogspot.com, aprile 2018.
  10. ^ Il culto di Santa Rosalia a Bivona [collegamento interrotto], su santarosaliabivonese.blogspot.com, aprile 2018.
  11. ^ Busto relicario de Santa Rosalía, su cubiertasdelacatedral.com. URL consultato il 17 luglio 2016 (archiviato dall'url originale il 21 agosto 2016).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Calogero Messina, Dove tutto parla di Santa Rosalia. Spicilegio Quisquinese, Santo Stefano Quisquina, 2011.
  • Eliana Calandra, Il Seicento e il primo Festino di Santa Rosalia, Palermo, 1996.
  • Giancarlo Santi, Ego Rosalia. La Vergine palermitana tra santità ed impostura, Palermo, Edizioni La Zisa, 2009.
  • Laura Lombardo, Rosalia Picciridda, Palermo, Ideestortepaper, 2018.
  • Maria Concetta Di Natale, Rosalia Sinibaldi da nobile a santa, Palermo, 1994.
  • Maria Concetta Di Natale, Santa Rosalia nelle arti decorative, Palermo, 1991.
  • Ortensio Scammacca, La Rosalia. Tragedia sacra [1632], introduzione, edizione e commento di Davide Bellini, post-fazione di Michela Sacco Messineo, Pisa, ETS, 2013.
  • Paolo Collura, Santa Rosalia nella storia e nell'arte, Palermo, 1977.
  • Paolo Mira, Patrizia Morbidelli, Il nobile Francesco Magni e l'altare di Santa Rosalia nella chiesa dei Santi Cosma e Damiano di Turbigo, Turbigo, 2013.
  • Pietro Antonio Corsignani, Reggia marsicana ovvero memorie topografico-storiche di varie colonie, e città antiche e moderne della provincia dei Marsi e di Valeria, compresa nel vetusto Lazio, e negli Abruzzi, colla descrizione delle loro chiese, e immagini miracolose; e delle vite de' santi, cogli uomini illustri, e la serie de' vescovi marsicani, vol. 2, Napoli, 1738.
  • Salvatore Tornatore, Il culto di Santa Rosalia a Bivona, la chiesa e il fercolo, Bivona, 2009.
  • Sara Cabibbo, Santa Rosalia tra terra e cielo, Palermo, Sellerio Editore, 2004.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN262957031 · ISNI (EN0000 0004 5733 9179 · LCCN (ENn79058955 · GND (DE118885375 · CERL cnp00541313 · WorldCat Identities (ENlccn-n79058955