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Berardi (famiglia)

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Berardi
D'oro al monte di sei cime di verde.
Stato Ducato di Spoleto
Stato Pontificio
Regno di Sicilia
Regno di Napoli
Casata di derivazioneCarolingi
Titoli
FondatoreBerardo Berardi detto "il Francisco"
Ultimo sovranoTommaso Berardi
Data di fondazione926
Data di estinzione1388
Confluita inCastelli
EtniaFranco-italiana
Rami cadetti

I Berardi, noti come Conti dei Marsi o semplicemente come Marsicani, sono stati una delle famiglie nobili abruzzesi più importanti, detentrici del piccolo Stato della contea dei Marsi, di fatto indipendente tra la seconda metà del X secolo e il 1142[1]. La famiglia ha guidato, a fasi alterne, la contea per tre secoli[2].

Ritratto ottocentesco del Castello Piccolomini di Celano, una delle tante dimore della casata

I Berardi arrivarono nella Marsica nel 920 con Berardo, soprannominato "il Francisco" a causa della sua origine franca, e nel volgere di alcuni decenni si affermarono come una delle potenze regionali più influenti[3].

La famiglia discendeva dalla stirpe dei Carolingi: infatti il fondatore Berardo "il Francisco" Berardi era il pronipote diretto dell'imperatore Carlo Magno, come – tra l'altro – ampiamente sostenuto e dimostrato da numerosi storici e genealogisti autorevoli, come Alfano di Salerno, Berardo Candida Gonzaga, Biagio Aldimari, Carlo Borrello, Carlo De Lellis, Cesare d'Engenio Caracciolo, Enrico Bacco, Ferrante della Marra, Filiberto Campanile, Francesco Elio Marchese, Francesco Zazzera, Franco Francesco Zazzara, Giovanni Vincenzo Ciarlanti, Giuseppe Campanile, Giuseppe Recco, Jean-Baptiste de Soliers, Ottavio Beltrano, Scipione Ammirato, Vincenzo Maria Coronelli e il Vurspergense, nonché da alcuni membri della casata stessa, come Leone Marsicano e Teodino dei Marsi[4].

La casata annoverò tra i suoi membri, spesso identificati con la dicitura "dei Marsi" o "Marsicano", un totale di almeno sei santi e tredici cardinali, numerosi vescovi e innumerevoli possessori di titoli nobiliari e cariche militari e statali[5].

La zona del loro Stato feudale comprendeva il Fucino e i territori di Celano, abbracciando gran parte del dominio degli antichi Peligni[2]. Nell'XI secolo erano a loro soggette alcune terre poste sulla Val di Sangro e altre della Sabina[2]. I loro feudi furono soggetti al Ducato di Spoleto fino all'850, quando divennero di fatto indipendenti fino al 1142, anno della conquista normanna dei loro territori[6].

Successivamente gli Orsini e i Colonna si espansero nella Sabina e detronizzarono i Conti dei Marsi; ciononostante, i Berardi riuscirono a mantenere il predominio nella Marsica resistendo ancora per qualche tempo, periodo in cui diedero man forte alla lotta contro i Saraceni che avevano invaso i territori dell'Abruzzo, spingendosi fino all'interno[2]. Fatto sta che i Saraceni non occuparono mai più i territori dei Conti dei Marsi[2].

Durante la decadenza della contea dei Marsi, i Normanni, approfittando delle rivalità insite nei vari rami della famiglia dei Berardi, riuscirono a conquistarli nel 1142 facendoli lottare l'uno contro l'altro, per poi costringerli alla sottomissione e alla perdita dei loro feudi[6]. I rami principali si estinsero e rimasero così solo i conti di Albe e Celano[2].

Nel 1212 morì il conte di Albe e Celano Pietro Berardi, che in vita aveva saputo riunire gran parte dei possedimenti della contea dei Marsi, destreggiandosi abilmente nel periodo tra la fine dei Normanni e la minore età del futuro Federico II di Svevia[7]. Egli riuscì in questa fase di vuoto di potere a tornare ad essere un potente feudatario del centro Italia, temuto e rispettato sia dal papa che dai sovrani tedeschi[7]. Quando morì, gli successero a Celano il figlio Riccardo e ad Albe il figlio Tommaso[7]. Quest'ultimo avrebbe voluto avere da subito il potere su Celano, ma la presenza del fratello maggiore impedì il suo piano[8].

In questo frangente si sposò con Giuditta di Molise, diventando così anche conte del Molise e riuscendo ad acquisire un enorme potere[8]. Nel 1221 morì Riccardo e Tommaso ereditò anche la contea di Celano[8]. Da questo momento, tenendo testa al nuovo imperatore Federico II di Svevia, tentò di restaurare la vecchia contea dei Marsi[8]. Ma la forza e la tenacia di Federico II impedirono il progetto[8]. Federico II combatté in più occasioni Tommaso, ora conte di Celano, che temette in quanto feudatario più potente del Regno di Sicilia, e alla fine di un sanguinoso scontro lo sconfisse, ottenendo la sua resa nel 1223[8]. Tommaso Berardi infatti firmò l'atto di concordia con Federico II nel 1223, decretando il graduale declino della famiglia[8].

Dalla casata dei Berardi discesero le famiglie Agnone, Albe, Anversa, Avezzano, Balvano, Barile, Barilla, Borrello, Camponeschi, Celano, Collepietro, Collimento, De Ponte, Di Sangro, Dragoni, Fossa, Malanotte, Mareri, Ocre, Pagliara, Pietrabbondante, Rivera e Valva, le quali presero tutte il nome dai feudi posseduti[9].

La famiglia Celano si estinse nella linea maschile nel 1422 con Pietro III, mentre per via femminile nella seconda metà dello stesso secolo con Jacovella, andata in sposa nel 1440 a Lionello Accrocciamuro[10]. Governarono, con alterne vicende, la contea di Celano per diversi secoli dal 1142 al 1461[11]. Gli abitanti di Amiterno e Forcona si rivoltarono contro di loro, uccidendone la maggior parte, i restanti furono costretti a ripiegare verso L'Aquila e a rinunciare ai loro possedimenti[2].

La famiglia Ocre vide la distruzione del castello eponimo, così come successo ai Barile[2]. Altre due famiglie, Borrello e Di Sangro, si rifugiarono rispettivamente in Sicilia e in Puglia, mentre altre ancora preferirono stabilirsi a Rieti e Roma[2].

Struttura della casata

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Albero genealogico

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Di seguito è riportato l'albero genealogico della famiglia dei Berardi, noti come Conti dei Marsi, da Carlo Magno fino al 1388, data in cui si estinse la casata, secondo le ricostruzioni degli storici e genealogisti Cesare d'Engenio Caracciolo, Enrico Bacco, Filiberto Campanile, Francesco Zazzera, Franco Francesco Zazzara ed Ottavio Beltrano[A 1][12]:

 Carlo Magno
 
 
 Pipino d'Italia
 
 
 Bernardo d'Italia
 
  
 Pipino
Berardo Conte
 
    
 Cesareo[A 2]
Pipino/Linduno "il Giovane"[A 3]
fl. 910
sp. Doda dei Marsi
Erberto[A 4]
Berardo
 
 
 Berardo "il Francisco"[A 5]
post 910-…
sp. Gemma di Benevento
 
       
 Rainaldo[A 6]
sp. (1) Gervisa ?
(2) Silzeguida ?
 Teodino[A 7]
 Oderisio[A 8]
 Berardo[A 9]
…-992 ca.
 Alberico[A 10]
 Gualtiero[A 11]
 Romana
fl. 930
sp. Andrea da Terni e/o Pietro Castelli
      
               
 Oderisio[A 12]
sp. (1) Gervisa ?
(2) Gitorga ?
(3) Litella ?
 Berardo[A 13]
 Rainaldo[A 7]
sp. Susanna di Capua
 Allone[A 7]
Benedetto
 Berardo[A 14]
Erbeo
 Linea dei Valva e poi degli/dei Agnone/Borrello/Malanotte/Pietrabbondante
Teodino[A 15]
 Oderisio[A 16]
sp. Gella Castelli
 Rainaldo[A 17]
 Manfredo
 Guinisio
 Odebrisio
Linea dei De Ponte
            
                                 
 Berardo[A 18]
sp. Gemma ?
Oderisio "di Montecassino"[A 19]
…-1105
Trasmondo[A 20]
fl. 1071
Baldovino[A 9]
sp. Todolanda ?
Oderisia
sp. Braccio Malaspina
Rainolfo[A 21]
fl. 1025
Arnolino[A 21]
fl. 1025
Attone[A 11]
1034-1071
Potarfranda
sp. Guglielmo di Pontchaufré
Oderisio[A 22]
Rainaldo[A 7]
Pandolfo[A 11]
Oderisio[A 23]
Amanzio[A 24]
Rainaldo
sp. Sichilgaida di Gaeta
Odorisio[A 25]
Ponzio[A 7]
Linea degli/dei Collepietro/Pagliara
Teodino[A 9]
Giovanni "Marsicano/di Tuscolo"[A 24]
1050 ca.-1119
Leone "Marsicano/di Montecassino/di Ostia" (Cardinale Ostiense)[A 26]
1046 ca.-1115
 ?[A 27]
sp. Giuseppe Castelli
Berardo[A 28]
Gerardo[A 28]
Giovanni[A 29]
sp. Altiliana Castelli
Gerardo[A 30]
…-1123
Berardo[A 31]
Transerico
Salamone
Teodino
Berardo
Sansone
Guelto
        
               
 Berardo[A 32]
sp. Teodosia ?
Teodino[A 24]
 Gerardo[A 33]
 Linea degli/dei Anversa/Di Sangro
 Teodino[A 24]
Linea dei Collimento e poi dei Barile/Barilla e dei Rivera
Berardo[A 7]
 Sinibaldo[A 9]
 Randisio[A 34]
Roffrido[A 9]
Rainaldo[A 30]
…-1166
Teodino[A 30]
…-1166
Oderisio[A 35]
…-1153
Berardo
Baldovino[A 36][13]
    
         
Berardo "dei Marsi"[A 37]
1079-1130
Oderisio[A 24]
Teodino[A 38]
 Giovanni[A 24]
 Teodino[A 39]
Stefano[A 40]
Rainaldo[A 41]
 Sinibaldo[A 42]
sp. Maria Guiscardi
 ?
   
        
 Crescenzio[A 43]
 Agostino[A 44]
 Odorisio[A 45]
sp. Roalda ?
 Matteo
 Drogone
 Tommaso
Rosalia[A 46]
Teodino[A 47]
     
        
 Berardo[A 48]
 Ruggero
sp. Alfereda ?
Linea degli Albe/Ocre e poi dei Celano
 Teodino[A 49]
 Angelo
Stefano "Marsicano"[A 40]
…-1227
 Martino
Oderisio[A 50]
      
         
 Pietro[A 51]
1150 ca.-1212
sp. ? Pagliara
 Berardo[14]
1165 ca.-1207
sp. Maria di Loreto
Oddo[A 52][15]
…-1199
Annibale[A 53]
Pietro
Martino
 Giacomo[A 54]
 Tommaso
?[A 27]
sp. ? Castelli
      
               
 Berardo
sp. Margherita di Montbéliard
Tommaso[A 55]
1180 ca.-tra 1251 e 1254
sp. Giuditta di Molise
Rainaldo[A 56][16]
ante 1180-tra 1212 e 1215
Riccardo[A 57]
Pietro
Rogasiata
sp. Giovanni Conti di Ceccano
Stefania
sp. Corrado di Schweinspeunt
?[A 27]
sp. Rinaldo d'Anversa
Berardo[17]
1203 ca.-1249
Ruggero[A 28]
 Paolo
Costanza
sp. Oddone Alfano
 Sinibaldo
 Leone
Martino
    
        
 Ruggero[A 53]
…-1282
Rao
 Teodino "del Frasso"[A 58]
 Matteo (Mattasellone)
sp. Maddalena ?
Giovanni (Vanni)[A 59]
?[A 27]
sp. Nicolò di Preturo
Martino
Rainaldo
    
       
 Filippa[A 60]
…-1308
sp. (1) Pietro di Belmonte[18]
(2) Oddone di Tuzziaco (di Toucy)[19]
(3) Rinaldo de Dapmartin[19]
 Berardo "di Colle"[A 61]
Barbara
sp. Anastasio Castelli
Giacomo[A 62]
Matteo[A 62]
Tommaso[A 62]
 Angeletto
  
   
 Pietro[A 63]
Giacomo
 Gianuccione
  
  
 Caterina
…-1365
sp. Raniero Castelli
 Tommaso[A 64]
…-1388

È possibile suddividere l'albero genealogico, che si presenta molto articolato e di difficile composizione, in tre parti[20]:

  • Comites Marsorum, comprendente coloro che ebbero il titolo di conte dei Marsi[20];
  • ex Comites Marsorum, racchiudendo in questa espressione tutti coloro che non possedettero tale titolo e le famiglie di derivazione[20];
  • quot berardinga, ovvero i figli del capostipite Berardo "il Francisco"[20].
Variante dello stemma dei Conti dei Marsi, ideata da Teodino Berardi, costituita da due bastoni verdi nodosi posti in croce di Sant'Andrea in campo d'oro
Stemma cavalleresco di Tommaso Berardi, da lui creato dopo la sua nomina a Gran maestro dell'Ordine templare

Lo stemma originario della famiglia era d'oro al monte di sei cime di verde[21]. Successivamente il motivo di tale stemma verrà modificato più volte: Teodino Berardi, figlio di Berardo, lo trasformò in due bastoni verdi nodosi posti in croce di Sant'Andrea in campo d'oro, rimasto pressoché immutato in quello del comune di Collevecchio, feudo da lui posseduto; suo fratello Oderisio aggiunse sopra al monte cimato il castello dello stemma della famiglia Castelli, cui apparteneva la moglie Gella, e sopra di esso l'aquila bianca di san Michele (poi convertita nell'arcangelo), motivo contenuto in forma simile nell'insegna dei comuni di Greccio, feudo portatogli in dote dalla consorte, e di Belmonte in Sabina; l'altro suo fratello Rainaldo aggiunse una rosa rossa al monte di sei cime di verde in campo d'oro dello stemma e poco dopo anche i due bastoni verdi nodosi posti in croce di Sant'Andrea, il che lo rende simile agli stemmi dei comuni di Contigliano e Poggio Bustone, feudi posseduti dalla sua famiglia; infine, più avanti negli anni, Tommaso Berardi, dopo la sua nomina a Gran maestro dell'Ordine templare, ne adotterà uno proprio[22]. Molti comuni della provincia di Rieti presentano nei loro stemmi tali "carichi", atti a testimoniare il loro comune antico legame con la famiglia dei Berardi[23]. Quanto al primissimo stemma dei Berardi, è possibile ipotizzare la sua origine da quello della famiglia Camponeschi, pressoché identico[24]. Pipino/Linduno dei Carolingi, detto "il Giovane", padre del fondatore della casata Berardo "il Francisco", aveva sposato nel 910 la contessa Doda dei Marsi, il cui nome della famiglia di appartenenza non viene mai specificato dalle fonti, figlia di Berengario e nipote di Adalberto[25]. È possibile che quest'ultimo o il precedente sia stato strettamente imparentato con un Lalle vissuto nell'anno 893, primo membro della famiglia Camponeschi ad essere documentato nelle fonti[26]. Inoltre quella dei Camponeschi è l'unica famiglia di cui si ha notizia prima del fondatore marsicano Berardo "il Francisco" dal quale si originarono via via tutte le famiglie discendenti da quella dei Berardi; in tal modo i luoghi e i tempi di origine delle due famiglie verrebbero grossomodo a coincidere, con la famiglia Camponeschi che deriverebbe per via di donna da quella dei Berardi, in maniera piuttosto simile a quanto accaduto in seguito a quella dei De Ponte[27]. I monti dello stemma dei Berardi ripresi dal blasone dei Camponeschi costituivano l'arme di un capitano siciliano di nome Ruggero Largaspada, detto "il Superbo", e nel 1159 furono concessi dal re Guglielmo il Malo al condottiero Nardino Camponeschi dopo che questi lo aveva ucciso in battaglia[28]. Nello stemma originario dei Berardi il colore oro del campo simboleggerebbe, tra i suoi attributi, la ricchezza, la potenza e la fede, mentre i monti (o cime) farebbero riferimento a possedimenti montani, con il verde che alluderebbe alla vittoria e al vigore[29].

Membri principali

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Annotazioni
  1. I membri presenti nell'albero genealogico non sono da considerarsi riportati in ordine di nascita.
  2. Duca e console.
  3. Conte di Marsi, Penne, Rieti e Valva.
  4. Conte di Vermandois, morto assassinato.
  5. Conte di Marsi, Penne, Rieti e Valva. Fondatore della famiglia dei Berardi, noti come Conti dei Marsi.
  6. Conte di Anticoli, Arsoli, Bucciano, Marsi e Roviano.
  7. 1 2 3 4 5 6 Conte dei Marsi.
  8. Barone di Valva.
  9. 1 2 3 4 5 Conte.
  10. Vescovo dei Marsi.
  11. 1 2 3 Vescovo.
  12. Conte dei Marsi e signore di Roccarandisi.
  13. Conte di Marsi, Narni e Rieti.
  14. Signore di Reopasto.
  15. Signore di Calvi, Configni e Lugnola, trasformò il motivo dello stemma in due bastoni verdi nodosi posti in croce di Sant'Andrea in campo d'oro.
  16. Signore di Greccio e Reopasto, aggiunse sopra al monte cimato dello stemma un castello e sopra di esso l'aquila bianca di san Michele.
  17. Conte e signore di Carsoli e Poggio Bustone, aggiunse una rosa rossa al monte di sei cime di verde in campo d'oro dello stemma e successivamente anche due bastoni verdi nodosi posti in croce di Sant'Andrea.
  18. Conte di San Salvatore presso Avezzano.
  19. Abate dell'abbazia di Montecassino e cardinale, venerato come santo dalla Chiesa cattolica.
  20. Abate dell'abbazia di Montecassino e del Santuario di Santa Maria a Mare.
  21. 1 2 Partecipò nel 1025 all'assedio di Capua.
  22. Conte di Carsoli.
  23. Conte di Castel di Sangro.
  24. 1 2 3 4 5 6 Cardinale.
  25. Conte di Collimento e signore di Roccarandisi.
  26. Cardinale e vescovo, noto per aver composto la Chronica sacri monasterii casinensis.
  27. 1 2 3 4 Figlia di cui non si conosce il nome.
  28. 1 2 3 Morì in giovane età senza essersi sposato ed aver avuto figli.
  29. Signore di Greccio.
  30. 1 2 3 Cardinale presso l'abbazia di Montecassino.
  31. Conte e signore di Poggio Bustone.
  32. Conte dei Marsi e signore di Rosciolo.
  33. Cardinale presso l'abbazia di Montecassino.
  34. Conte e signore di Agnone, Caccavone e Trivento.
  35. Cardinale presso l'abbazia di Montecassino e l'abbazia di San Giovanni in Venere.
  36. Abate di Rieti, venerato come santo dalla Chiesa cattolica.
  37. Cardinale e vescovo, venerato come santo dalla Chiesa cattolica.
  38. Cardinale presso la chiesa di Santa Maria in Portico.
  39. Cardinale e vescovo.
  40. 1 2 Abate presso l'abbazia di Montecassino.
  41. Conte dei Marsi, il quale parte alla prima crociata in Terrasanta.
  42. Conte e signore di Aspra, Monte delle Rose, Quisquina e Rocca Sinibalda (quest'ultima fondata da lui, dal quale trasse il nome), i cui discendenti sono conosciuti come "Sinibaldi".
  43. Conte dei Marsi, i cui discendenti, per il possesso della contea di Celano, vengono – come dimostrato dagli storici Francesco Zazzera e Scipione Ammirato – erroneamente riportati dalle fonti come membri della famiglia Celano o di un suo ramo collaterale mediante l'espressione "da/di Celano".
  44. Vescovo di Narni.
  45. Signore di Ocre.
  46. Venerata come santa dalla Chiesa cattolica.
  47. Cardinale di San Vitale e vescovo di Porto.
  48. Conte di Albe e dei Marsi.
  49. Signore di Rocca Sinibalda.
  50. Podestà di Spoleto.
  51. Conte di Albe, Celano e Civitate, signore di Vairano e Venere, capitano e gran giustiziere della Puglia, della Terra di Lavoro e del Regno di Sicilia.
  52. Vescovo di Penne.
  53. 1 2 Conte di Albe.
  54. Signore di Poggio Bustone.
  55. Conte di Albe, Celano e Molise.
  56. Cardinale ed arcivescovo di Capua.
  57. Conte di Celano.
  58. Signore di Frasso Sabino.
  59. Giudice palatino e senatore di Roma.
  60. Contessa di Albe.
  61. Signore.
  62. 1 2 3 Signore di Forcella e Preturo.
  63. Signore, morto senza essersi sposato ed aver avuto figli.
  64. Signore di Poggio Bustone. Con lui si estinse la casata in quanto ne costituiva l'ultimo discendente.
Riferimenti
  1. Crispomonti (1629-1634), p. 242; Elenco delle famiglie nobili d'Abruzzo, su casadalena.it; Giovanni Pagani, Sotto i Normanni ed Avezzano feudo indipendente, su Terre Marsicane (archiviato dall'url originale il 2 aprile 2015); Italyheritage.com.
  2. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 Italyheritage.com.
  3. Zazzera (1615), p. 105.
  4. Aldimari (1691), passim; Ammirato (1580 e 1651), passim; Borrello (1655), pp. 77-80; Campanile F. (1625), p. 2; Campanile G. (1672), passim; Candida Gonzaga (1875), voll. 1-6, passim; Ciarlanti (1644), passim; Coronelli (1703 e 1706), passim; De Lellis (1654 e 1663), vol. 2, pp. 216-217; Engenio Caracciolo et al. (1617), p. 247; Marchese (1496), passim; Marra (1641), passim; Recco (1717), p. 30, 49 e 112; Soliers (1663), pp. 50-53; Zazzara (2013), passim; Zazzera (1615), pp. 104-108.
  5. Engenio Caracciolo et al. (1617), p. 247.
  6. 1 2 Giovanni Pagani, Sotto i Normanni ed Avezzano feudo indipendente, su Terre Marsicane (archiviato dall'url originale il 2 aprile 2015); Italyheritage.com.
  7. 1 2 3 4 Kamp (1979), Pietro di Celano, in DBI.
  8. 1 2 3 4 5 6 7 8 Kamp (1979), Tommaso di Celano, in DBI.
  9. Candida Gonzaga (1875), vol. 1 (p. 107, 129 e 197), 3 (p. 179 e 206) e 5 (p. 53); Engenio Caracciolo et al. (1617), p. 247.
  10. Ammirato (1580), vol. 1, pp. 192-193; Candida Gonzaga (1875), vol. 1, pp. 197-199; Zazzera (1615), p. 112.
  11. Terre Marsicane.
  12. Campanile F. (1625), pp. 1-6; Engenio Caracciolo et al. (1617), pp. 247-253; Zazzara (2013), passim; Zazzera (1615), pp. 104-116.
  13. San Baldovino da Rieti, su santiebeati.it.
  14. Kamp (1979a), Berardo di Celano, in DBI.
  15. Kamp (1979), Oddo di Celano, in DBI.
  16. Kamp (1979), Rainaldo di Celano, in DBI.
  17. Kamp (1979b), Berardo di Celano, in DBI.
  18. De Lellis (1654 e 1663), vol. 1, p. 37.
  19. 1 2 Camera (1889), p. 154.
  20. 1 2 3 4 Italyheritage.com; Terre Marsicane.
  21. Belmaggio (1997), p. 75; Zazzera (1615), p. 106.
  22. Comune di Belmonte in Sabina (RI): stemma e gonfalone, su araldicacivica.it; Comune di Collevecchio (RI): stemma e gonfalone, su araldicacivica.it; Comune di Contigliano (RI): stemma e gonfalone, su araldicacivica.it; Comune di Greccio (RI): stemma e gonfalone, su araldicacivica.it; Comune di Poggio Bustone (RI): stemma e gonfalone, su araldicacivica.it; (EN) Thomas Beraud, su templiers.org (archiviato dall'url originale il 28 aprile 2012); Zazzera (1615), pp. 112-113.
  23. Stemmi dei Comuni della provincia di Rieti (73), su italiamappata.it.
  24. Candida Gonzaga (1875), vol. 5, p. 53; Zazzera (1615), p. 104.
  25. Engenio Caracciolo et al. (1671), p. 247; Storia della famiglia Barile, su italyheritage.com; Zazzera (1615), p. 105.
  26. Candida Gonzaga (1875), vol. 5, p. 53; Crispomonti (1629-1634), p. 137.
  27. Candida Gonzaga (1875), vol. 3 (p. 179), 5 (p. 53) e 6 (p. 143); Crispomonti (1629-1634), p. 137; Marra (1641), p. 297; Zazzera (1615), p. 105.
  28. Candida Gonzaga (1875), vol. 5, p. 54; Crispomonti (1629-1634), p. 137.
  29. Candida Gonzaga (1875), vol. 1, p. 25, 37, 39 e 49.
  30. Engenio Caracciolo et al. (1671), p. 247; Zazzera (1615), p. 105.
  31. Attone (1962), in DBI.
  32. Dell'Omo (2013), in DBI.
  33. Freund (2001), in DBI.
  34. Dell'Omo (2005), in DBI.
  35. Zafarana (1966), in DBI.
  36. Rosalìa, in Sapere.it, De Agostini.
  37. Il Chronicon Casauriense, su sanclementeacasauria.beniculturali.it. URL consultato il 6 febbraio 2024 (archiviato dall'url originale il 27 giugno 2022).
  38. (EN) Thomas Beraud, su templiers.org (archiviato dall'url originale il 28 aprile 2012).
Riferimenti
Approfondimenti
  • Angelo Ferrari, Feudi prenormanni dei Borrello tra Abruzzo e Molise, Trento, UNI Service, 2007, SBN BVE0442823.
  • Giuseppe Grossi, Una missionaria nell'Avezzano del '700: Madre Maria Teresa Cucchiari e la sua opera nel mondo, Avezzano, Grafiche Di Censo, 1999, SBN AQ10060187.
  • Cesare Letta e Sandro D'Amato, Epigrafia della regione dei Marsi, Milano, Cisalpino-Goliardica, 1975, SBN FER0102910.
  • Luigi Piccioni, Marsica vicereale: territorio, economia e società tra Cinque e Settecento, Avezzano, Aleph Editrice, 1999, SBN AQ10044896.
  • Veneranda Rubeo, Covella, contessa di Celano: sulla storia di una nobildonna nella Marsica del Quattrocento, Avezzano-Cerchio, Kirke, 2015, SBN BVE0693747.
  • Camillo Tollis, Storia di Celano, Pescara, Tipografia Fabiani, 1967, SBN SBL0394368.

Voci correlate

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