Fercolo

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Il fercolo è una macchina che viene utilizzata per portare in processione simulacri di santi.

Il fercolo argenteo (a vara) di Sant'Agata - Catania

Il fercolo nella storia[modifica | modifica wikitesto]

Il termine deriva dal latino, fero cultum, ossia portare per il culto. Già al tempo degli antichi greci esisteva l'usanza di portare in processione immagini di dei, come per i Misteri eleusini appare la presenza di un carro destinato al trasporto di un simulacro di Proserpina, il quale veniva estratto da una grotta e segnava l'inizio delle stagioni delle messi per tutto il mondo greco. Il filosofo latino Apuleio, nelle sue Metamorfosi narra che a Corinto, nel II secolo a.C., una statua di Iside veniva portata in processione per la città, su di un carro, seguita dal popolo festante. Nel mondo egizio in realtà l'uso di simulacri condotti da fercoli è testimoniato già nell'Antico Regno. Per esempio, in occasione dei Misteri di Osiride veniva usata la barca sacra neshmet per condurre in una processione lungo il Nilo il simulacro del dio.

Una delle testimonianze medioevali più note, il Carroccio della Lega lombarda, è testimoniato a partire dal 1176, con sopra una croce ed un altare, il quale accompagnava in battaglia i soldati contro Federico Barbarossa.

Anche nel caso della Festa di Sant'Agata a Catania, si hanno notizie che l'immagine della santa, fin dal 1376, veniva portata in processione su di un carro la cui forma veniva cambiata ogni cinque anni.

Ma è sicuramente durante l'epoca barocca, che nascono veri e propri gioielli d'arte, atti al trasporto delle immagini dei santi durante le processioni. Sul modello del fercolo di Sant'Agata a Catania, chiamato "vara", ideato nel 1514 dall'argentiere Vincenzo Archifel e completato da Paolo Aversa, nascono, in quasi tutte le città della diocesi, elaborate macchine barocche in argento o legno, per il trasporto dei simulacri dei santi, dalla struttura a tempietto da quattro o sei colonne. L'Arcidiocesi di Catania assieme alla vicina Diocesi di Acireale vantano il più ricco patrimonio di fercoli. Degne di menzione sono le "vare" argentee o dorate di Santa Lucia di Belpasso, Santa Barbara di Paternò, Santa Venera e San Sebastiano di Acireale e quelle lignee di San Giovanni Battista di Acitrezza, San Mauro abate di Acicastello e di Viagrande, di San Giuseppe di Santa Maria di Licodia, Sant'Antonio abate di Aci Sant'Antonio, di Santa Lucia di Aci Catena e di san Placido di Biancavilla e quello di Sant'Alfio a Lentini (Siracusa) In alcuni casi il fercolo è costituito da una base su cui è montato un baldacchino in stoffa (anziché di legno o d'argento), come quello dei Santi Alfio, Cirino e Filadelfo di Trecastagni (CT) e dell'Addolorata di Caltagirone (CT).

Figura molto importante legata al fercolo è, in Sicilia, il capo vara o mastru di vara, il quale, posizionato sul fercolo, ha il compito di dare indicazioni in merito alle manovre da effettuare durante il percorso processionale e di coordinare le fermate e le partenze.

Per quanto riguarda il meccanismo di movimento, il fercolo può essere:

  • portato a spalla dai portatori;
  • tirato con dei cordoni dai tiratori;
  • spinto dagli spingitori;
  • trasportato su macchina motorizzata.

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giuseppe Pitrè, Feste patronali nella Sicilia Orientale, Brancato Editore.
  • Mario Fonte, Il folklore religioso in Sicilia, Edizioni Greco.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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