Aci Trezza

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Aci Trezza
frazione
Aci Trezza – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneCoat of arms of Sicily.svg Sicilia
Città metropolitanaProvincia di Catania-Stemma.svg Catania
ComuneAci Castello-Stemma.png Aci Castello
Territorio
Coordinate37°33′41.57″N 15°09′26.97″E / 37.561546°N 15.157492°E37.561546; 15.157492 (Aci Trezza)Coordinate: 37°33′41.57″N 15°09′26.97″E / 37.561546°N 15.157492°E37.561546; 15.157492 (Aci Trezza)
Altitudine12 m s.l.m.
Abitanti4 949[1] (2011)
Altre informazioni
Cod. postale95021
Prefisso095
Fuso orarioUTC+1
Nome abitantitrezzoti
Patronosan Giovanni Battista
Giorno festivo24 giugno
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Aci Trezza
Aci Trezza

Aci Trezza (IPA: [aʧiˈtreʦʦa][2]; Trizza in siciliano[3]) è una frazione di 4 949 abitanti[1] di Aci Castello, comune italiano della città metropolitana di Catania in Sicilia.

Centro peschereccio di antica tradizione[4], fondato alla fine del Seicento dal nobile palermitano Stefano Riggio come approdo marittimo per il proprio feudo, il paese si affaccia sul mar Ionio dinanzi al piccolo arcipelago delle isole Ciclopi, sito di interesse naturalistico e geologico; dalla seconda metà del Novecento il borgo è divenuto anche una destinazione turistica.

Aci Trezza è nota inoltre per essere il luogo in cui sono stati ambientati il romanzo I Malavoglia di Giovanni Verga e il film La terra trema di Luchino Visconti, a sua volta direttamente ispirato all'opera dello scrittore verista.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Aci Trezza confina a nord con Capo Mulini e Baracche, frazioni del Comune di Acireale dalle quali è separata tramite il torrente Peschiera; a sud, confina con il paese di Aci Castello, separata da quest'ultimo dal torrente Vallone grande; a ovest con Aci San Filippo, frazione del Comune di Aci Catena, con cui divide amministrativamente il Monte Vampolieri[5]; infine, a est, è bagnata dal Mar Ionio. Il litorale di Aci Trezza è interamente compreso nei confini dell'Area marina protetta Isole Ciclopi.[6]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Il paese si affaccia sul golfo di Acitrezza[7] nel mar Ionio, e dista circa 9 chilometri da Catania.[8]

Isole Ciclopi

È il cuore della Riviera dei Ciclopi,[9] luogo dove hanno avuto inizio le eruzioni etnee prima che i teatri eruttivi si spostassero più a occidente.[10] Queste manifestazioni laviche sono avvenute in fondali argillosi che, grazie a movimenti tettonici, oggi costituiscono le colline alle spalle del paese[11].

Basalti colonnari di Aci Trezza

Il territorio di Aci Trezza, quindi, è costituito da ampi banchi lavici, in alcune zone davvero particolari, come il geosito dei basalti colonnari, i pillows lava,[12] e zone argillose, adoperate fin dall'antichità per la produzione di laterizi utilizzando delle «carcare», fornaci attive fino alla prima metà del XX secolo.[13] Non è mai stato coperto dalle colate laviche grazie all'azione spartilava delle colline.[14]

Geomorfologia[modifica | modifica wikitesto]

Panoramica di Aci Trezza: a sinistra il monte Fano; dietro, sulla destra, il monte Vampolieri

Alle spalle del paese si elevano due colline argillose: monte Fano e monte Fanello;[15] dietro di esse si trova il monte Vampolieri, grande collina argillosa suddivisa amministrativamente fra vari comuni.[16]

Idrografia[modifica | modifica wikitesto]

La conformazione e composizione del terreno, impermeabile e facilmente erodibile, crea un reticolo idrografico molto articolato. Sono otto i torrenti che dalla collina, scorrendo verso est, raggiungono il litorale trezzoto sfociando nello Ionio: Peschiera, Abramo, Barriera, Ciccuni, Demaniale, Spagnola, Feudo e Vallone Grande. Hanno la sorgente tra i 200 e gli 80 metri s.l.m e una lunghezza inferiore al chilometro.[17]

Sismologia[modifica | modifica wikitesto]

La frazione è classificata come zona 2 di rischio sismico con pericolosità media, dove possono verificarsi forti terremoti.[18]

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Ha un clima tipicamente mediterraneo. Le temperature subiscono l'influenza mitigatrice del mar Ionio, rendendo il clima particolarmente favorevole e mite. Le colline alle spalle la proteggono dai venti di tramontana.[19]

La classificazione climatica[20] colloca Aci Trezza nella «zona B».[21]

Origine del nome[modifica | modifica wikitesto]

L'origine del nome Trezza è incerto: la prima e più accettata ipotesi lo fa derivare dai "tre pizzi" dei faraglioni.[22][23] Invece, secondo l'arciprete De Maria, deriverebbe dalle fabbriche di laterizi che avrebbero dato il nome alla contrada: Acis Lateritie.[24] Un'altra teoria vuole che il nome derivi da uno scoglio che si trova "a venti passi dalla ripa" chiamato Trizza[25] e per metonimia lo abbia passato all'intera zona, ove successivamente sorse il paese.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

«Nati liberi, godevamo sino all'anno 1795 i nostri magistrati amministrativi e giudiziari. Non sappiamo come ne' tempi che la feudalità cominciava ad abbattersi bisognammo ridurci per opera dell'ex barone quartiere d'un'altra popolazione. Si reclamò sin d'allora per la soggiogazione impostaci.»

(Ricorso dei Trezzoti all'Intendente di Catania, 16 ottobre 1820. Archivio di Stato Catania, Intendenza Borbonica, 3850)

Età antica[modifica | modifica wikitesto]

Prima della fondazione del paese[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Xiphonia.

La zona dove sorge Aci Trezza era il cuore dell'antica città siceliota di Xiphonia; a nord della stessa, al confine con l'attuale paese di Capo Mulini, sfociava il fiume Aci.[26]

Durante il periodo romano divenne un luogo di transito e approdo: ne sono testimonianze le diverse ancore e anfore che si trovano nei fondali della Riviera dei Ciclopi[27] e il relitto di nave romana al largo di Aci Trezza[28].

Età moderna[modifica | modifica wikitesto]

La fondazione e l'era dei Principi d'Aci[modifica | modifica wikitesto]

Il paese fu fondato ufficialmente alla fine del XVII secolo da Stefano Riggio. La scelta non fu casuale, essendo questi proprietario dal 1672 della città di Aci Sant'Antonio e Filippo (comprendente gli odierni centri di Aci Sant'Antonio, Aci San Filippo, Aci Catena, Aci Bonaccorsi e Valverde)[29].

Stemma araldico della famiglia Riggio

Aci Trezza inizialmente nacque come approdo marittimo del principato dei Riggio poiché il sito "u locu di la Trizza" era l'unico sbocco al mare del feudo e se debitamente sistemato sarebbe divenuto un ottimo scalo. Ben presto, grazie agli sforzi del principe Stefano II, divenne centro pulsante della vita commerciale locale: vennero costruiti un riparo per le barche, la chiesa, un emporio e un forno dove era possibile preparare anche la pasta. Infine, attorno allo scalo, vennero innalzati numerosi magazzini atti a contenere olio, ferro, salumi e formaggi[30]. Il carricatore della Trizza era uno dei porti commerciali più attivi di Sicilia[31]. La neonata cittadina subì il devastante terremoto del Val di Noto del 1693, che fece 17 vittime, numero ingente per l'epoca. Le salme vennero sepolte sotto le macerie dell'antica chiesa di San Giuseppe[32].

Venne gestita da Stefano Riggio fino al 1678, dal figlio Luigi Riggio Giuffrè fino al 1680, da Stefano Riggio Saladino fino al 1704, da Luigi Riggio Branciforte fino al 1757. Quest'ultimo però risiedette in Spagna dove, agli ordini del re Filippo V, ricoprì cariche altissime (Capitano Generale delle Galere, Governatore delle province di Guizpucoa e di Ceuta, Viceré di Valenza, ambasciatore a Venezia, a Roma, a Napoli e Ministro Plenipotenziario in Francia); lasciò quindi l'amministrazione del feudo allo zio Gioacchino Riggio. Prima di partire per ricoprire questi incarichi, Luigi Riggio Branciforte si dedicò alle restaurazioni e ricostruzioni degli edifici colpiti dal terremoto e la risistemazione del molo danneggiato dai marosi[33]. Rientrò nel suo feudo in età avanzata e si dedicò alla trasformazione dello scalo di Aci Trezza: costruzione di altre case, magazzini e officine per i bastimenti che sempre più numerosi approdavano. Inoltre fece realizzare una strada carrabile per unire Aci Trezza con il resto dei quartieri del feudo, che risultò essere una delle prime strade carrozzabili del territorio etneo. Infine fece erigere sulla marina di Aci Trezza un sontuoso palazzo, le cui rovine erano visibili fino agli inizi del XX secolo.[34] In seguito il feudo passò a Stefano Riggio Gravina fino al 1790 e a Giuseppe Riggio Grugno fino al 1792, quando divenne libero. Giuseppe Riggio Grugno morì a Palermo decapitato dalla folla in rivolta nel 1820, estinguendo la famiglia dei principi di Aci. In ogni caso il feudalesimo era già stato abrogato in Sicilia nel 1812.[35][36][37]

Età contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

Aci Trezza alla fine del XIX secolo

La fine della dinastia Riggio comportò un periodo di decadenza per Aci Trezza: venne persa l'indipendenza dell'Universitas e la gestione amministrativa prima passò ai giurati catenoti e successivamente al barone Pennisi.[38] Furono anni travagliati in cui i trezzoti lottarono per riaffermare la loro autonomia e i loro diritti. Il 20 febbraio 1821 venne inviata, al Presidente e ai Deputati del Consiglio provinciale del Vallo competente, una petizione firmata da 34 cittadini, per chiedere l'erezione a Comune di Acitrezza.[39] Contestualmente gli abitanti di Aci Trezza capeggiavano una rivolta contro la città di Acireale a causa dei maceratoi di lino e canapa, posti nella frazione di Capo Mulini, che rendevano l'aria malsana, in un periodo storico dove il colera tornava a mietere vittime. La "guerra dei maceratoi" fu vinta dai trezzoti e fu disposta la chiusura nel 1825.[40] Queste lotte portarono alla separazione, sancita dal decreto del Re delle Due Sicilie Francesco I, di Aci Trezza, insieme a Ficarazzi, da Aci San Filippo e Catena per essere però accorpata ad Aci Castello il 15 settembre 1828.[41] La cittadina mantenne comunque una certa autonomia, espressa dall'Ufficio: dell'eletto particolare che aveva sede nel centro storico di Aci Trezza; l'ufficio durò dal 1828 al 1867 e il segretario era dotato di timbro. Venne abrogato dal neonato Regno d'Italia[42].

Simboli[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Stemmi dei comuni della Terra d'Aci.
I tre faraglioni di Aci Trezza, riprodotti negli stemmi dei comuni della Terra d'Aci

I comuni della Terra d'Aci hanno come simbolo i faraglioni di Aci Trezza e il Castello di Aci. Pur non avendo adottato ufficialmente tale emblema, è possibile vedere dentro la sacrestia della chiesa madre di Aci Trezza un lavabo in marmo raffigurante i due luoghi simbolo[43].

Mitologia[modifica | modifica wikitesto]

Cuore della Riviera dei Ciclopi, è il luogo dove, secondo la tradizione, è ambientato il canto IX dell'Odissea di Omero nel quale Ulisse si scontra con Polifemo, accecandolo dopo averlo fatto ubriacare, per fuggire dalla spelonca dove era stato intrappolato con i suoi compagni. Il Ciclope, cieco e iracondo, scaglia contro le navi dei greci in fuga degli enormi massi che secondo la tradizione sono le Isole dei Ciclopi[44].

Il canto III dell'Eneide di Publio Virgilio Marone racconta l'incontro dell'eroe troiano Enea con il compagno di Ulisse Achemenide, dimenticato dall'eroe greco nella terra dei Ciclopi durante la rocambolesca fuga. Anche questo episodio è ambientato nell'odierna Aci Trezza[45].

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di San Giovanni Battista
Chiesa di San Giovanni Battista
Chiesa principale del paese, è stata ricostruita dopo il terremoto dell'11 gennaio 1693, ampliata e abbellita nei secoli successivi. La facciata è in stile barocco con portale classico, al di sopra del quale si trovano due celle campanarie. In fondo alla navata minore si trova un altare con il crocifisso affiancato dalle statue di: Maria Addolorata e Giovanni evangelista; è verosimile che Verga alluda a quest'opera quando nel terzo capitolo de I Malavoglia cita: l'altare dell'Addolorata[46].
Edicola della Madonna della Provvidenza
È la più antica delle cappelle sparse in paese, costruita nel XVIII secolo, nei pressi del feudo de la Trizza. Rappresenta l'unico culto contadino in un paese prettamente marinaro. L'edificio, a camera unica, con una cupoletta sormontata da una piccola campana, al suo interno conserva un'icona della Vergine Maria[47].
Edicola della Madonna della Buona Nuova
Edicola della Madonna della Buona Nuova 
La prima cappella fu costruita all'inizio del Settecento e si trovava nello stesso luogo dell'attuale, sulla marina di Trezza. Fu ricostruita nel 1837, con l'ingresso rivolto non più al mare, ma alla nuova strada principale del paese. Ha forma squadrata e manca di campana, al suo interno conserva un affresco raffigurante la Madonna con il Bambino Gesù, coperto da un quadro raffigurante la stessa scena[48].

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Fattoria del Feudo
Posta in cima alla via Feudo, costituisce l'ultima testimonianza architettonica della vita contadina di Aci Trezza. A fianco scorre il torrente Feudo che, nascendo dalla retrostante collina, veniva utilizzato per irrigare i campi, prima di alimentare più a valle il lavatoio. La fattoria è una grande casa padronale composta: dal terrazzo di accesso, e due ampie stanze vicine al cortile con il cancello d’ingresso. Sul retro è possibile scorgere: l’antico frantoio, la stalla, il pollaio e il giardinetto di limoni. Si trova in pieno centro storico, rialzata rispetto alla via d'ingresso, ma staccata dal retrostante feudo, ormai divenuto quartiere residenziale. Negli anni trenta fu aperta la strada Nazionale che divise la struttura dalle colline retrostanti dove si sviluppava la zona coltivata[49].
Casa Merra
Palazzetto, di forma quadrata a due piani, posto sulla marina di Trezza, quasi dentro il porto storico. È uno degli edifici più antichi del paese e prende il nome dalla proprietaria Domenica Fichera, detta «Micia la Merra» che lo utilizzò come locanda nel XIX secolo. Il palazzo sorge dove un tempo vi era l'antica locanda, andata distrutta dopo la caduta dei principi d'Aci[50].

Architetture militari[modifica | modifica wikitesto]

Torre dei Faraglioni
Unica torre superstite del sistema difensivo fatto erigere dai Principi di Aci a protezione della città di Aci Trezza, serviva alla difesa del porto e dello spazio acqueo tra lo stesso e i faraglioni. Costruita su due piani non comunicanti tra di loro è stata eretta su una precedente costruzione, la cui base poggia su ruderi di epoca romana o bizantina. Il piano inferiore è in buono stato di conservazione, mentre il primo piano è un rudere di cui sono visibili le mensole per la difesa e la terrazza sulla quale erano posizionati i cannoni. Nel pieno d'utilizzo era presidiata da un caporale e due soldati, ventiquattrore al giorno. Insieme alla più grande Torre della Trizza e alla terrazza fortificata del palazzo del Principe Riggio difendeva l'intero territorio di Aci Trezza. È visibile in un dipinto di Filipp Hackert, conservato alla Reggia di Caserta[51].

Siti archeologici[modifica | modifica wikitesto]

Poiché le Isole Ciclopi costituivano un efficace riparo per le imbarcazioni, sono diversi i ritrovamenti archeologici nel territorio di Aci Trezza. Negli anni sessanta, nella rada tra il paese e i faraglioni, sono state recuperate un gran numero di ancore, anfore e un contrappeso a forma di busto di Minerva; sono conservati al museo di Giardini-Naxos. Altri reperti sono stati recuperati nello stesso braccio di mare negli anni settanta e novanta[52]. L'isola Lachea conserva alcune tombe preistoriche[53] che costituiscono «una vera e propria necropoli pelagica»[54]. Nel 1869 venne ritrovata un'ascia in diorite[55]. Agli inizi del XX secolo, nei pressi della Torre dei Faraglioni, il De Maria trovò parti di un antico pavimento romboidale di probabile fattura bizantina. I reperti accumulati vennero donati all'Accademia di scienze, lettere e belle arti degli Zelanti e dei Dafnici[56].

Aree naturali[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Area marina protetta Isole Ciclopi e Riserva naturale integrale Isola Lachea e faraglioni dei Ciclopi.
AMP Isole Ciclopi zona A

Il panorama di Aci Trezza è dominato dai faraglioni dei Ciclopi: otto scogli basaltici che, secondo la leggenda, furono lanciati da Polifemo a Ulisse durante la sua fuga. Poco distante dalla costa (a circa 400 m di distanza), è presente l'isola Lachea, identificata con l'omerica isola delle Capre, che ospita la sede di una stazione di studi di biologia afferente all'Università degli Studi di Catania, adibita a museo naturalistico e archeologico, a testimonianza della frequentazione umana sull'isola già in epoca precedente alla colonizzazione greca della Sicilia. Tutta l'area è riserva marina dal 1989 e area marina protetta dal 2004[57], mentre l'Isola Lachea e i Faraglioni dei Ciclopi sono riserva naturale integrale della Regione siciliana dal 1998, in gestione al Centro Universitario per la Tutela e la Gestione degli Ambienti Naturali e degli Agroecosistemi[58].

Geosito dei Basalti colonnari dell'Antico Scalo dei Malavoglia

Sotto il mare di Aci Trezza, in corrispondenza dell'isola Lachea, sta crescendo una piega crostale, che aumenta a una velocità di alcuni millimetri per anno. Questo fenomeno conferma un'ipotesi già nota vista la presenza di alghe, che vivono a pelo d'acqua, fossilizzate e non più vecchie di circa 6 000 anni, che incrostano le isole dei Ciclopi fino all'altezza di 6 metri sul livello del mare[59].

Dentro il porto storico si trova il geosito dei basalti colonnari di Aci Trezza, testimonianza delle prime eruzioni dell'Etna. Il sito è stato oggetto di una lunga battaglia per la riqualificazione, portata avanti dall'associazione culturale Centro Studi Acitrezza, che si è conclusa positivamente nel 2010 con l'inaugurazione dei lavori, eseguiti dalla Soprintendenza ai beni culturali e ambientali di Catania, dell'Antico scalo dei Malavoglia e del geosito dei basalti colonnari che comprende anche una zona più a sud, dove si trovano i cosiddetti faragghiuneddi, formazioni laviche composte da basalti colonnari obliqui[60]. La zona è un'oasi di verde, grazie anche alla presenza del torrente Feudo che permette la crescita di piante e fiori e creando pozze d'acqua all'interno delle quali vive e si riproduce il Discoglossus pictus[61].

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Aci Trezza ha visto crescere in maniera costante la sua popolazione. All'indomani della sua fondazione erano ancora pochi gli abitanti e pertanto il principe Stefano Riggio chiese e ottenne la possibilità di popolare il paese dando asilo politico a coloro i quali avessero problemi con la polizia spagnola approfittando del favore di cui godeva la casata dei Riggio in Spagna[62]. Il feudo passò da una popolazione di circa 150 persone nel XVII secolo a circa 300 nel XVIII secolo[31] fino a raggiungere i 757 abitanti nel censimento del 1827[63]. La crescita continuò tanto da far salire la popolazione a circa 3 000 residenti negli anni ottanta del Novecento[64] per poi raggiungere il numero di circa 5 000 cittadini agli inizi del terzo millennio[65].

Tradizioni e folclore[modifica | modifica wikitesto]

La festa di San Giovanni Battista e U pisci a mari[modifica | modifica wikitesto]

Simulacro di San Giovanni Battista

La festa patronale di Aci Trezza, dedicata a Giovanni Battista[66], si svolge nei giorni 24 e 25 giugno, ma già nei tre giorni precedenti viene celebrato il solenne triduo. La svelata del simulacro avviene la mattina; nel pomeriggio inizia il giro del centro storico. Il giorno seguente invece ha luogo il percorso che tocca i quartieri collinari, con una sosta all'interno della chiesa della Madonna della Buona Nuova. Dal 1993, in occasione della commemorazione del martirio del Battista, il simulacro viene esposto per l'intera giornata sull'altare maggiore e in seguito si tiene la solenne celebrazione eucaristica vespertina sul sagrato della chiesa[67].

I riti religiosi sono accompagnati da alcune manifestazioni folcloristiche tradizionali. Tra queste si annovera la pantomima U pisci a mari, antica rappresentazione della pesca del pesce spada, che dal 1750 circa si svolge nelle acque del porto storico con le medesime modalità: un giovane trezzoto impersona il pesce, mentre alcuni pescatori recitano le parti del «Rais di mare», il quale comanda le operazioni dalla poppa, del «Rais di terra», il quale incita i compagni sulla barca, del rematore e del fiocinatore, pronto a colpire il pesce[68][69][70].

Al pari della festa di san Giovanni Battista, la pantomima è inserita nel «Registro delle eredità immateriali» della Regione siciliana[71][72].

Madonna della Buona Nuova[modifica | modifica wikitesto]

Statua della Madonna della Buona Nuova
Statua della Madonna della Buona Nuova

La compatrona di Aci Trezza è la Madonna della Buona Nuova, festeggiata il primo fine settimana di settembre. Il culto è antico, legato a un'edicola votiva di inizio Settecento che si trova nella zona della marina di Trezza e conserva un affresco raffigurante la Madonna con il Bambino Gesù. La prima festa solenne risale al 1907, quando l'arciprete Salvatore De Maria proclamò la Madonna della Nova «patrona dei pescatori e dei marinai». Nel 1911 fu inaugurata una statua che da allora è posta all'interno della chiesa madre di Aci Trezza e portata in processione ogni anno[73]. Il giorno della festa viene illuminata la scala che porta alla scultura marmorea opera di Sarino Piazza[74] posta sul faraglione grande[75].

Il pellegrinaggio a Valverde[modifica | modifica wikitesto]

Nel mese di maggio la comunità parrocchiale raggiunge, a piedi, il santuario mariano di Valverde[76]. È un culto antico, come si evince dal fatto che già nelle «patenti di salute» rilasciate dai Giurati di Trezza nel XVIII secolo fosse raffigurato lo stemma della famiglia Riggio insieme alle immagini di san Giovanni Battista e di Maria Immacolata[77].

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Scuole[modifica | modifica wikitesto]

Ad Aci Trezza ha sede un istituto comprensivo statale intitolato al pittore Roberto Rimini, a cui afferiscono una scuola dell'infanzia, una scuola primaria e una scuola secondaria di primo grado[78].

Musei[modifica | modifica wikitesto]

Casa del Nespolo[modifica | modifica wikitesto]

Museo Casa del Nespolo

Piccola abitazione a due stanze risalente al XIX secolo, si trova vicino alla chiesa di San Giovanni Battista. Le due camere sono allestite a museo, una dedicata al film La terra trema di Luchino Visconti, che girò la pellicola con abitanti del luogo, e la seconda dedicata all'attività peschereccia del borgo e si affacciano su un cortile con un nespolo[79].

Museo della stazione di Biologia marittima dell'Isola Lachea[modifica | modifica wikitesto]

Situato nella sommità dell'isola Lachea, in un edificio realizzato nel 1901 adibito inizialmente a laboratorio scientifico[80], ospita una collezione di fauna terrestre, marina, avicola e un erbario. Sono inoltre esposti dei reperti archeologici rinvenuti in situ. Vi è spazio anche per un'esposizione geologica, nella quale è possibile vedere i minerali caratteristici delle isole Ciclopi, tra cui l'analcime[81]. Il museo appartiene all'Università degli Studi di Catania[82].

Arte[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: I Malavoglia.

«[...] perché il mare non ha paese nemmen lui, ed è di tutti quelli che lo stanno ad ascoltare, di qua e di là dove nasce e muore il sole, anzi ad Aci Trezza ha un modo tutto suo di brontolare, e si riconosce subito al gorgogliare che fa tra quegli scogli nei quali si rompe, e par la voce di un amico.»

(Giovanni Verga, I Malavoglia)
Lo Sgriccio

Aci Trezza è il luogo in cui Giovanni Verga ambientò il romanzo I Malavoglia (1881), caposaldo del verismo e parte del cosiddetto «Ciclo dei Vinti». I personaggi principali sono i pescatori trezzoti della famiglia Toscano, ma è lo stesso paese di Aci Trezza a essere protagonista dell'opera. Inoltre l'utilizzo del discorso indiretto libero dà voce agli abitanti del borgo che prestano le proprie parole e la propria grammatica all'autore[83]. Nel centro storico della cittadina è possibile riconoscere alcuni luoghi descritti dal Verga; tra questi oltre ai più noti come i Faraglioni, la Chiesa di San Giovanni Battista e l'Edicola della Provvidenza, vi sono alcune fontane di Aci Trezza: Lo Sgriccio, che si trova in piazza Stefano Riggio e prende il nome dal modo in cui l'acqua sgorgava dalla cima e un fontanone in pietra lavica nella zona Fontana vicino a dove sorgevano gli antichi lavatoi pubblici, sotto i quali veniva «ammarata la Provvidenza», barca in legno di Padron 'Ntoni[84][85].

La scena dell'attesa delle donne al molo, tratta da una pagina del romanzo, è raffigurata in un altorilievo apposto sulla facciata di un edificio storico in piazza Giovanni Verga. L'opera, realizzata dall'artista Mimì Maria Lazzaro[86], fu inaugurata nel 1939 alla presenza di Filippo Tommaso Marinetti[87].

Nel centro storico di Aci Trezza viene organizzato annualmente il premio internazionale di poesia «Acitrezza, terra dei Ciclopi»[88].

Aci Trezza è stata sede di un premio di pittura internazionale[89] che ha avuto tra i giurati, fra gli altri, il pittore palermitano Roberto Rimini che ha vissuto la maggior parte della sua vita nella cittadina, rappresentandola in innumerevoli dipinti[90]. Al vincitore veniva consegnato il «Pennello d'oro»[91].

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: La terra trema.
Scena del film La terra trema

Aci Trezza è stata il set nel quale, nel 1948, venne girato il film La terra trema di Luchino Visconti e Antonio Pietrangeli, coadiuvati dai giovani aiuto registi Francesco Rosi e Franco Zeffirelli. Capolavoro del neorealismo italiano, è realizzato con attori non professionisti abitanti del luogo[92]. Narra le vicende del pescatore Ntoni Valastro che lotta contro i grossisti del pesce per affrancarsi da una vita grama. Fallirà perché lasciato solo in questa battaglia dalla stessa comunità di pescatori con cui condivide la miseria[93]. La pellicola, considerata una pietra miliare della cinematografia italiana, fu presentata alla 9ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia dove vinse il premio internazionale «per i suoi valori stilistici e corali»[94]. È stato selezionato fra i 100 film italiani da salvare[95].

Musica[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2013 è stata fondata dal Centro Studi Acitrezza l'Orchestra Galatea con lo scopo di creare un punto di riferimento musicale e culturale per i giovani di Aci Trezza. L'organico dell'orchestra contempla strumenti tradizionali e pop, formando una realtà musicale sinfonica e moderna[96].

Cucina[modifica | modifica wikitesto]

È legata al mare e alla tradizione peschereccia. Alcuni piatti tipici hanno le acciughe quale ingrediente base; vengono utilizzate come condimento alla pasta oppure consumate sotto sale. Altro tipico piatto della tradizione è il tonno rosso, preparato al forno o in aglio. Anche le sarde a beccafico fanno parte della consuetudine gastronomica trezzota[97].

Secondo la tradizione, infine, Aci Trezza è la patria del gelato e delle granite che sarebbero stati inventati dal cuoco Francesco Procopio dei Coltelli nel borgo marinaro[98].

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Urbanistica[modifica | modifica wikitesto]

Panoramica di Aci Trezza con l'Etna sullo sfondo

Il paese sorge attorno a un'ampia piazza, intitolata a Giovanni Verga ma che viene ancora chiamata con il nome originale di chianu; da qui si sviluppano i cinque quartieri storici.

Urnazza 
Zona in riva al mare a sud del paese sorta dove si formavano, fino alla metà del Novecento, dei ristagni d'acqua di mare chiamati «gurnazze» e dai quali prese il nome[99].
Marina 
Costruita intorno al porto, possiede una grande piazza sul mare[100].
Madonna Nuova 
È il più settentrionale dei quartieri storici, realizzato nelle vicinanze dell'edicola dedicata all'omonima icona della Vergine Maria[101].
Dietro Chiesa 
Si sviluppa lungo l'omonima via sulla quale si affacciano ancora le case dei pescatori, con le facciate color rosa antico[102].
Scalazza 
Unico quartiere storico collinare sin dalla fondazione di Aci Trezza è stato popolato dai «terrazzani», contadini e agricoltori che possedevano ampi appezzamenti di terra[103].

Gli anni successivi al secondo dopoguerra conobbero uno sviluppo edilizio disordinato del paese[104]. Nelle vicinanze delle cinque contrade storiche sono stati costruiti i nuovi rioni: a nord, fino al confine con Acireale, si trova il quartiere Barriera mentre a sud se ne sviluppa uno residenziale che ha la via dei Malavoglia come perno; quest'ultima zona è confinante con il popoloso quartiere Litteri, costituito da condomini di nuova edificazione.[senza fonte] Sul Lungomare dei Ciclopi è presente una piazzetta dove un tempo sorgevano gli antichi lavatoi, citati dal Verga; la zona è chiamata Fontana[105][106].

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Pesca[modifica | modifica wikitesto]

Barche di pescatori sul litorale trezzoto

La pesca ha costituito la fonte primaria di reddito del paese per secoli e continua a ricoprire un ruolo fondamentale. I pescatori di Aci Trezza utilizzavano le più diversificate tecniche per adattarsi a ogni tipo di situazione. Con la costruzione dei grossi pescherecci divenne più agevole la pesca d'altura, con conseguente crescita della flotta peschereccia e della manodopera. L'economia legata alla pesca creava un indotto molto ampio: cantieristica, salagione delle acciughe per realizzare le conserve in piccoli recipienti di vetro, i cugnetti, sistemazione delle reti, case del pesce, vendita al dettaglio e all'ingrosso impegnavano la quasi totalità della popolazione[107]. Dal secondo dopoguerra l'economia di Aci Trezza è meno legata alla pesca, ma il porto continua a dare riparo a circa quaranta barche pescherecce, soprattutto per la cattura in alto mare[108][109].

Antico acquario[modifica | modifica wikitesto]

Serviva per l'allevamento di molluschi e crostacei. Venivano utilizzate delle aperture sul fondo, collegate al mare, per mantenere l'acqua pulita contenuta al suo interno. Fu costruito da maestranze trezzote agli inizi del XX secolo in pietra lavica e cotto, sormontato da un'artistica ringhiera in ferro andata perduta. Il manufatto, che testimonia l'ingegno dei pescatori di Aci Trezza, rappresenta una primordiale forma di acquacoltura[110]. Si trova all'interno dello scalo Palummeddu, nella zona nord del paese[111].

Artigianato[modifica | modifica wikitesto]

Gozzo tipico trezzoto
Gozzo tipico trezzoto

I mastri d'ascia del Cantiere Rodolico continuano a operare all'interno del porto di Aci Trezza. La cantieristica di grosso tonnellaggio è ormai un ricordo, ma continuano a essere realizzate piccole imbarcazioni da diporto e lavori di restauro delle tipiche barche in legno inserite nel Registro Eredità Immateriali della Sicilia[112].

Agricoltura[modifica | modifica wikitesto]

Malgrado le fertili colline alle spalle del paese, poca importanza ha avuto l'agricoltura ad Aci Trezza soprattutto a partire dagli anni 60, poiché i terreni agricoli sono stati perlopiù trasformati in quartieri residenziali. Le uniche zone rimaste coltivate sono utilizzate per la produzione di prodotti ortofrutticoli venduti al dettaglio[113]. Nonostante ciò, ogni domenica, viene organizzato un affollato mercato del contadino nel centro storico del paese[114].

Turismo[modifica | modifica wikitesto]

Aci Trezza fu fra le mete del Grand Tour[115]: Johann Wolfgang von Goethe, durante il suo viaggio, ebbe l'interesse di visitare le isole dei Ciclopi soprattutto in virtù della loro importanza geologica[116], mentre l'artista Jean-Pierre Houël soggiornò più volte nel borgo e lo dipinse in diversi acquerelli; mediante il suo resoconto, inserito successivamente nei quattro volumi del Voyage pittoresque des isles de Sicile, de Malta et de Lipari, si viene a conoscenza della presenza di un albergo in paese, già nel XVIII secolo, dove lo stesso viaggiatore alloggiò[31]. Anche il ricercatore Lazzaro Spallanzani visitò Aci Trezza e le isole dei Ciclopi per studiarne la composizione[117].

Notte estiva ad Aci Trezza

Il borgo rimase meta di visitatori per tutto il secolo successivo[118]. Negli anni a cavallo fra le due guerre mondiali si svilupparono le prime case di villeggiatura[119], ma fu nel secondo dopoguerra che il paese divenne meta del turismo indotto dalla cultura di massa, riconvertendo la propria economia verso la ricettività[120]. Aci Trezza è annoverata fra le località a vocazione turistica della Regione siciliana[121].

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Strade[modifica | modifica wikitesto]

È attraversata dalla Strada statale 114 Orientale Sicula, che in paese prende il nome di via Livorno e taglia in due l'abitato dividendo il centro storico, edificato lungo la costa, dalla zona nuova sviluppatasi sulle colline.[122]

Ferrovie e tranvie[modifica | modifica wikitesto]

Vecchia stazione di Aci Trezza

Dal 1915 al 1934 Aci Trezza era servita dalla tranvia Catania-Acireale. Aveva anche una propria stazione ferroviaria sulla ferrovia Messina-Siracusa che fu soppressa alla fine degli anni ottanta in seguito all'attivazione del tracciato in variante sotterranea a doppio binario. Parte della novella Fantasticheria di Giovanni Verga è ambientata in questa stazione ferroviaria[123].

Mobilità urbana[modifica | modifica wikitesto]

La località è collegata a Catania tramite la linea bus 534 dell'Azienda Metropolitana Trasporti, della quale è capolinea[124]. È inoltre attraversata dalla tratta Catania-Acireale dell'Azienda Siciliana Trasporti[125].

Porti[modifica | modifica wikitesto]

Il porto è costituito da due moli: quello settentrionale banchinato e con una darsena, e quello meridionale da cui si diparte un pennello; è presente uno scalo d'alaggio. È attrezzato con impianti di rifornimento per carburante e acqua e all'interno vi è ospitato un cantiere navale. Vi hanno sede diversi club nautici[126]. È presente anche un altro piccolo approdo, denominato Palummeddu, dove vengono ormeggiate soprattutto le piccole imbarcazioni in legno, utilizzate dai pescatori del luogo[127].

Mercato ittico[modifica | modifica wikitesto]

Mercato ittico Aci Trezza

All'interno del porto di Aci Trezza si trova la struttura del Consorzio mercato ittico di Aci Trezza. Ogni notte i pescherecci e i camion muniti di cella frigorifera raggiungono piazza Marina per dar vita a un mercato che rifornisce soprattutto le case del pesce e i ristoranti di Aci Trezza e dintorni. Non mancano i turisti che visitano il mercato per sentire e vedere le peculiari caratteristiche dello stesso[128].

Aci Trezza ha un'antica tradizione di vendita del pesce, come testimoniato da una famosa canzone popolare composta dal poeta Turi Tropea (nato a Riposto nel 1907) e musicata dal maestro catanese Luciano Maglia, intitolata Lu pisciaru di la Trizza[129].

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Aci Trezza in passato fu una libera Universitas, ma nel 1828 divenne una delle quattro frazioni di Aci Castello;[130] alla questione accenna già Verga ne I Malavoglia.[131]

A partire dalla metà del XX secolo, alcuni comitati locali hanno ventilato l'opportunità di richiedere l'istituzione di un comune autonomo, senza tuttavia conseguire risultati concreti[132][133][134][135].

Sport[modifica | modifica wikitesto]

In paese hanno sede due società sportive. Dal 1981 opera in campo calcistico la Ciclope Acitrezza[136] mentre nella canoa polo si annovera la Polisportiva Acitrezza che nella stagione sportiva 2016 raggiunse la massima serie[137]. Ogni anno si svolge la regata Le Vele dei Malavoglia, inserita nel calendario della Federazione Italiana Vela[138].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Censimento 2011 del Comune di Aci Castello (PDF), su comune.acicastello.ct.it.
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  3. ^ Salvatore Raccuglia, Trezza. Storia - Critica - Archeologia, Acireale, Tipografia Umberto I, 1904, p. 31.
  4. ^ L'Italia - Sicilia, Touring Club Italiano, p. 756.
  5. ^ Comuni limitrofi ad Aci Castello, su tuttitalia.it.
  6. ^ Zonazione AMP Isole Ciclopi, su isoleciclopi.it.
  7. ^ Le prime eruzioni etnee nel golfo di Aci Trezza, su cutgana.unict.it.
  8. ^ Come arrivare ad Acicastello, su comune.acicastello.ct.it.
  9. ^ Dove si trovano le Isole Ciclopi?, su isoleciclopi.it.
  10. ^ Un po' di geologia, su isoleciclopi.it.
  11. ^ Itinerari terrestri, su isoleciclopi.it.
  12. ^ Basalti colonnari, geositi testimoni del tempo. Fazzina, La Fico Guzzo., su regione.sicilia.it.
  13. ^ Salvatore Raccuglia, Trezza. Storia, Critica, Archeologia, Tipografia Umberto I Acireale, p. 30.
  14. ^ Carta geologica del Monte Etna, su ct.ingv.it.
  15. ^ Acitrezza ed il suo Parroco tra Ottocento e Novecento, A&B Editore, p. 53.
  16. ^ Rischio idrogeologico del Monte Vampolieri (PDF), su comune.acicastello.ct.it.
  17. ^ Rischio idrogeologico nel Comune di Aci Castello. (PDF), su comune.acicastello.ct.it.
  18. ^ Rischio sismico di Aci Castello, su tuttitalia.it.
  19. ^ Paolo Muscarà, Il castello d'Aci nella leggenda e nella storia, Camene, Catania 1957.
  20. ^ Decreto del presidente della Repubblica 26 agosto 1993, n. 412, articolo 2.
  21. ^ Classificazione climatica Aci Castello, su tuttitalia.it.
  22. ^ Acitrezza nella storia di Santo Pellegrino, Ed. Ferdinandea, p. 5.
  23. ^ Trezza: Storia, Critica, Archeologia di Salvatore Raccuglia, Tipografia Umberto, p. 29 e seguenti.
  24. ^ Acitrezza ed il suo Parroco tra Ottocento e Novecento, A&B Editore.
  25. ^ Saro Bella, Acitrezza nel 500, in Agorà.
  26. ^ Storia di Aci dalle origini al 1528 d.C., Salvatore Raccuglia autore ed editore, p. 115 e seguenti.
  27. ^ Itinerario archeologico subacqueo tattile Isole Ciclopi, su regione.sicilia.it.
  28. ^ Relitto romano di Aci Trezza, su ansa.it.
  29. ^ Saro Bella, La chiesa, il popolo, il palazzo. La città di Aci SS. Antonio e Filippo tra demanio e feudo, in Agorà IV (a. II - Gen. - Mar. 2001).
  30. ^ Bella, p. 99.
  31. ^ a b c Houel: Viaggio a Catania. Introduzione di Carlo Ruta, Edi.bi.si, p. 22.
  32. ^ Acitrezza nella Storia di Santo Pellegrino., Ferdinandea edizioni, p. 3.
  33. ^ Acque, ruote e mulini nelle terra di Aci, Comune di Aci Catena, p. 115.
  34. ^ Acque, ruote e mulini nella Terra di Aci, Comune di Aci Catena, p. 116.
  35. ^ Saro Bella, Luigi Riggio Branciforte: un principe siciliano nell’Europa del ‘700, in Agorà, VIII, III/2002.
  36. ^ Saro Bella, Gli Arazzi del Principe, in Agorà, 35/2011.
  37. ^ Acque, ruote e mulini nelle terra di Aci, Comune di Aci Catena, p. 97.
  38. ^ Trizza le origini, La Sicilgrafica Editrice, p. 144.
  39. ^ Archivio di Stato di Catania, Intendenza Borbonica.
  40. ^ Acque, ruote e mulini nella Terra di Aci. Saro Bella, Comune di Aci Catena, p. 126, 127, 128.
  41. ^ Trizza le origini, La Sicilgrafica Editrice, p. 197.
  42. ^ Acitrezza ed il suo Parroco tra Ottocento e Novecento, A&B Editrice, p. 51.
  43. ^ La chiesa di San Giovanni, su prolocoacicastello.com.
  44. ^ Ulisse: il fantastico viaggio dell'Odissea di Piero Angela, Hachette e RAI Trade, p. DVD allegato, cap.2.
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  46. ^ Storia della Parrocchia di Aci Trezza, su parrocchiaacitrezza.it.
  47. ^ Ultimo banchetto a Trezza, A&B Editrice, p. 90.
  48. ^ Mons. Giovanni Mammino, Solenni festeggiamenti in onore della Madonna della Buona Nuova nel primo Centenario della Statua.
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  58. ^ UniCT, su cutgana.unict.it.
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  73. ^ Mons. Giovanni Mammino, Solenni festeggiamenti in onore della Madonna della Buona Nuova Compatrona di Acitrezza nel primo centenario della Statua..
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  75. ^ Aci Trezza, Faraglione illuminato e si prega la Madonnina per il mare pulito, su lasicilia.it.
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  80. ^ L'Università di Catania e l'Isola dei Ciclopi, Giustiniano Reitano autore ed editore.
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  128. ^ Regolamento mercato ittico di Aci Trezza (PDF), su comune.acicastello.ct.it.
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  131. ^ I Malavoglia, pag.120 (PDF), su letteraturaitaliana.net.
  132. ^ A te venni Acitrezza, A&B Editrice, p. 128-129.
  133. ^ Alfio Russo, Aci Trezza, Comune autonomo. La richiesta turba il Sindaco, in Giornale di Sicilia, 18 giugno 2006.
  134. ^ Comitato Sostenitori Acitrezza Autonoma, su panepolitica.it.
  135. ^ Acitrezza chiede l'Indipendenza!, su ecodelleaci.it.
  136. ^ Cambio di denominazione sociale da A.P. Ciclope Acitrezza a A.P.D. Ciclope Acitrezza (PDF), su figc.it.
  137. ^ Polisportiva Acitrezza canoa polo in serie A, su ansa.it.
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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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  • Saro Bella, Acque, ruote e mulini nella Terra di Aci, Aci Catena, Comune di Aci Catena, 1999, ISBN non esistente.
  • Alfio Coco, Cinquant'anni ad Acitrezza. Ricordi e riflessioni, Acireale, A&B, 1998, ISBN non esistente.
  • Salvatore Coco, La nascita della parrocchia di Acitrezza, Acireale, A & B, 1999, ISBN non esistente.
  • Salvatore Coco, A te venni Acitrezza. Vita e opere di mons. Alfio Coco, Acireale, A&B, 2007, ISBN non esistente.
  • Salvatore Demaria, Il culto di S. Giovanni Battista in Acitrezza (Catania), Acireale, Galatea Sardella, 1912, ISBN non esistente.
  • Paolo Muscarà, Il castello d'Aci nella leggenda e nella storia, Catania, Camene, 1957, ISBN non esistente.
  • Carmelo Nicosia, Sulle onde del tempo. U pisci a mari ad Acitrezza, Catania, Le Nove Muse, 1997, ISBN non esistente.
  • Santo Pellegrino, Acitrezza nella storia, Catania, Edizioni Ferdinandea, 1996, ISBN non esistente.
  • Francesco Platania, Viaggiatori nelle terre di Ulisse, Acireale, Bonanno, 2008, ISBN 978-88-7796-503-5.
  • Salvatore Raccuglia, Trezza. Storia-critica-archeologia, Acireale, Tipografia Umberto I, 1904, ISBN non esistente.
  • Giustiniano Reitano, L'Università di Catania e l'Isola dei Ciclopi, Catania, 2010, ISBN non esistente.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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