Piano particolareggiato

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search

Il piano particolareggiato è uno strumento di pianificazione territoriale usato in materia di urbanistica in Italia.

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

È uno strumento attuativo mediante il quale gli strumenti direttori di cui alla legge 17 agosto 1942, n. 1150 trovano attuazione. Tramite questi strumenti attuativi trovano attuazione anche i vari piani regolatori come il piano regolatore generale, il piano regolatore generale intercomunale e il programma di fabbricazione.

  • Finalità: rendere concreta la realizzazione degli interventi previsti nel P.R.G;
    • attuare la previsione del P.R.G.consentire l'esproprio dei suoli, infatti è uno strumento per la dichiarazione di pubblica utilità;
    • regolamentare l'attività edificatoria nell'area interessata con finalità di dettaglio e specificazione di quanto già previsto dal P.R.G.
  • Limiti spaziali: non sono fissati per legge ma corrispondono a limitati contesti, da scala urbana a infra-urbana;
  • Cogenza: la 1150 stabilisce che è facoltativo. Pur tuttavia è l'unico degli strumenti attuativi obbligatori previsti;
  • Scadenza temporale: la 1150 stabilisce 10 anni, ma conservano validità le misure di regolamentazione dell'attività edificatoria in quanto integrativa delle analoghe misure del P.R.G.;

Contenuto[modifica | modifica wikitesto]

  • Rete delle infrastrutture viarie, dalla maglia larga alla maglia di penetrazione;
  • Suddivisione del suolo in terreni edificabili e non;
  • Suddivisione del suolo edificabile in singoli appezzamenti di terreno non ulteriormente frazionabili chiamati lotti;
  • Specificazione di dettaglio dei tipi edilizie;
  • l'individuazione degli spazi riservati a opere e impianti di interesse pubblico.

Elaborati[modifica | modifica wikitesto]

  • Stralcio del P.R.G. vigente riferito all'area interessata, scala 1:5000;
  • Norme tecniche di attuazione;
  • Rappresentazione planimetrica dello stato attuale, scala 1:5000;
  • Progetto di piano particolareggiato redatto su mappa catastale, scala 1:500;
  • Tavola della lottizzazione delle aree edificabili, scala 1:500; la tavola mostra i singoli lotti e specifica per ciascun lotto le potenzialità edificatorie;
  • Norme tecniche di attuazione del P.P.;
  • Elenco dei terreni da espropriare. Indicazione della superficie, proprietario e le rendite catastali;
  • La 1150/1942 prevedeva anche il piano finanziario con 2 scopi: riportare la stima economica delle opere da eseguire e attestare la copertura finanziaria dell'ente pubblico;
  • Relazione tecnica illustrativa;
  • Dal 1967 con la legge ponte n° 765, tavola di verifica del rispetto degli standard urbanistici.

Procedura per l'adozione e entrata in vigore[modifica | modifica wikitesto]

Il P.P. una volta redatto, viene adottato con delibera del consiglio comunale. Esso viene successivamente depositato in pubblicazione per 30 giorni, durante i quali è possibile prendere visione del progetto da parte dei cittadini. Negli ulteriori 30 giorni successivi è possibile effettuare le osservazioni o opposizioni da parte dei soggetti pubblici o privati direttamente coinvolti (enti, associazioni, proprietari, ecc.). Scaduti i termini utili, si avvia la fase delle controdeduzioni con successivi rigetti e accoglimenti delle osservazioni avanzate. Il progetto del Piano viene trasferito in Regione. La giunta regionale ha quattro possibilità:

  • non approva e lo ritrasmette in Comune;
  • apporta modifiche sostanziali, il comune deve ripubblicare;
  • apporta modifiche non sostanziali e approva il piano;
  • approva il piano.

Dato che l'iter è lungo e macchinoso, si rende necessario salvaguardare il P.P., tramite il sindaco, a fronte di richieste di trasformazione del territorio in contrasto con il P.P. adottato. Queste misure di salvaguardia hanno la durata di 3 anni. La legge 47/1985 ha soppresso la necessità di approvazione del P.P. da parte della Regione.

Aspetti problematici[modifica | modifica wikitesto]

Problema finanziario[modifica | modifica wikitesto]

Il piano finanziario era obbligatorio per la legge n. 1150/1942. I comuni dovevano metterlo in budget anche 3-4 anni prima che il piano fosse approvato. Risolto dalla legge 6 agosto 1967, n. 765 che ha trasformato l'obbligo del piano finanziario in obbligo della "stima sommaria dei costi".

Problema procedurale[modifica | modifica wikitesto]

L'iter è lungo e macchinoso. Risolto dalla legge 28 febbraio 1985, n. 47 che stabilisce che il P.P. debba essere approvato dal comune al momento delle controdeduzioni.

Problema di esproprio[modifica | modifica wikitesto]

I terreni dovrebbero essere espropriati anni prima, la difficoltà è di ordine economico e temporale.

Note[modifica | modifica wikitesto]


Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]