Santuario di Maria Santissima di Valverde

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Santuario di Maria Santissima di Valverde
Madonna valverde Ct.jpg
Icona sacra della Madonna
StatoItalia Italia
RegioneSicilia Sicilia
LocalitàValverde (Sicilia)-Stemma.png Valverde
ReligioneCristiana Cattolica di rito romano
TitolareSanta Maria
Diocesi Acireale
Consacrazione1296
Stile architettonicobarocco
Inizio costruzione1296 anteriore
Completamento1607 ultima riedificazione

Coordinate: 37°34′44.66″N 15°07′32.88″E / 37.579072°N 15.1258°E37.579072; 15.1258

Il santuario di Maria Santissima di Valverde è un santuario che si trova a Valverde (CT). La fondazione è tradizionalmente attribuita al brigante Dionisio convertitosi in eremita in seguito ad una apparizione della Madonna.

Leggenda[modifica | modifica wikitesto]

Nell'ultimo periodo della dominazione araba in Sicilia, nel giugno del 1038[1], un viandante di nome Egidio, proveniente da Catania era diretto ad Aci. Passando per Vallis Viridis venne assalito da un brigante, di nome Dionisio. Una volta depredato il malcapitato, Dionisio stava per ucciderlo quando venne udita una voce: «Dionisio, deponi quell'arma... e cessa questa vita di brigantaggio». La voce viene tradizionalmente attribuita alla Madonna. Il brigante non solo si fermò, risparmiando la vita al povero malcapitato, ma addirittura si convertì.

La Vergine apparve altre tre volte a Dionisio.

Una prima volta chiese di organizzare un pellegrinaggio insieme ai sacerdoti ed ai fedeli di Aci, per indicare il luogo dove costruire il Santuario con i soldi che questi aveva preso con le ruberie. Qui si narra che fu uno stormo chiassoso di gru volteggiante ad indicare dove la Vergine desiderava fondare la sua chiesa.

Quindi una seconda volta indicò miracolosamente dove prendere l'acqua necessaria per la fabbrica.

Prodigio del Pilastro[modifica | modifica wikitesto]

Con l'ultima apparizione avvenne il Prodigio del Pilastro, nell'agosto del 1040[1]. Si dice che mentre Dionisio era assorto in preghiera vide un raggio di intensa luce ed una nube sulla quale vi era la Madonna attorniata da angeli. Quando la visione scomparve, su di un pilastro rimase impressa l'immagine di Maria che oggi si venera. Tradizionalmente si dice che la bellissima immagine sia divinitus formata o acheropita, ovvero non attribuibile a pennello d'uomo[2]. L'icona oggi visibile però non è affatto attribuibile al periodo del presunto prodigio.

Avvenimenti importanti[modifica | modifica wikitesto]

Del brigante Dionisio non v'è certezza storica, si suppone un ex soldato dell'esercito del generale bizantino Giorgio Maniace rifugiatosi in quelle zone in seguito ad un episodio di tradimento e dedicatosi al brigantaggio. La fabbrica del santuario avrebbe avuto inizio nel 1038 e fine nel 1040. I conquistatori arabi pur tollerando la religione cristiana, non acconsentivano generalmente alla proliferazione del culto e quindi alla costruzione di nuove chiese. Per il Santuario però fu fatta una eccezione dietro pagamento di una somma.

Nel 1296 venne consacrato il santuario alla presenza di Federico III di Aragonai[3].

Il 11 gennaio 1693 il terremoto del Val di Noto distrusse il santuario, ma rimase miracolosamente illeso il pilastro con l'immagine della Madonna. A un anno di distanza, il 5 aprile, gli agostiniani scalzi si insediano tra i ruderi dell'antico plesso e ne prendono possesso. Appena tre anni dopo, il 26 aprile 1697, l'allora arcivescovo di Catania Andrea Riggio concesse ai frati l'affidamento della parrocchia pleno jure.

Nel 1970, il 31 agosto avvenne un furto sacrilego nei confronti della corona che decorava l'icona della Madonna di Valverde da parte di anonimi. Solo l'anno seguente, il 22 agosto, la figura riottenne l'elemento decorativo, rifatto per l'occasione.

Il 24 agosto 1990 venne inaugurato l'anno di grazia (Anno mariano) dal papa Giovanni Paolo II a ricordo del 950º anniversario dell'apparizione della Madonna al brigante.

Il santuario[modifica | modifica wikitesto]

La primitiva chiesa non venne costruita con molta probabilità prima della seconda metà del XIII secolo[4]. È probabile che nel XVI secolo la chiesa venne ampliata a dimensioni simili alle attuali. A causa del terremoto del Val di Noto (1693) venne in parte rovinato, specie il tetto che crollò e l'abside[5]. La ricostruzione del XVIII secolo aggiunse il porticato e sostanziali modifiche alla facciata.

All'esterno da notare il portale in pietra bianca sormontato in dallo stemma dei principi Riggio. All'interno importanti sono gli altari della Madonna del Rosario, quello della Madonna del Carmine, San Nicola da Tolentino e della Sacra Famiglia. Inoltre si trova il monumento sepolcrale di Luigi Riggio Branciforte e della moglie Caterina Gravina. La Madonna di Valverde si trova nel pilastro in posizione centrale con un altare dedicato in posizione decentrata.

Il culto[modifica | modifica wikitesto]

Festa a Valverde[modifica | modifica wikitesto]

Avviene per tradizione l'ultima domenica del mese di agosto e si articola in tre giorni. Tra fuochi d'artificio e illuminazioni artistiche è un tripudio di folla.

Altre feste[modifica | modifica wikitesto]

Il culto della Madonna di Valverde, oltre che a Enna (di cui fu la prima patrona), è diffuso in tutta la Sicilia; a Palermo le è dedicata una chiesa nella via omonima.

Il culto della Madonna di Valverde a Enna[modifica | modifica wikitesto]

La tradizione colloca l'inizio della festività attorno alla nascita del cristianesimo ad Enna. Il promontorio dove si erge attualmente il santuario della Madonna di Valverde, ospitò fino al 300 d.C. uno dei templi dedicati a Cerere più importanti della Sicilia. Per rimuovere il culto pagano, in quel periodo venne a Enna, a predicare il Vangelo, san Pancrazio; si dice che quello fosse un periodo di siccità tale da gettare gli ennesi nella disperazione.

I sacerdoti di Cerere esortavano il popolo al sacrificio di alcune vergini alla dea Cerere affinché mandasse in cambio la pioggia, un invito accolto dalla gente, ma evitato in tempo dall'intervento di san Pancrazio che, dove oggi sorge il santuario di Valverde, fermò il braccio sacrilego del sacerdote, evitando l'eccidio di giovani donne vestite di bianco. San Pancrazio, piegatosi in ginocchio, rivolse lo sguardo al cielo ed invocò la pioggia che miracolosamente cadde sui terreni aridi. La gente commossa si unì in preghiera al Santo e si votò alla Vergine Santissima, mentre i sacerdoti pagani vennero scacciati, e la statua della dea Cerere venne arsa. Gli ennesi elessero come Patrona la Vergine Santa, sotto il titolo di Valverde, fino al 1412, quando spostarono il patronato ad un altro titolo della Vergine, quello della Visitazione.

La festa si svolge l'ultima settimana d'agosto, per culminare nel giorno della festa, l'ultima domenica d'agosto. Nel pomeriggio avviene processione con il simulacro della Madonna di Valverde che, partendo alle 18 dal santuario, si reca al duomo attraversando le vie Valverde, Candrilli e Roma. Al duomo viene celebrata la messa al termine della quale riprenderà la processione che arriverà in piazza San Tommaso per poi ritornare a Valverde; a conclusione della processione tradizionali fuochi d'artificio e lo spettacolo musicale.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Il sito del Santuario cita questa data in "Origine del Santuario"
  2. ^ Il particolare di «essere attribuita non a pennello d'uomo» è stato preso dalla pagine del Santuario du donbosco-torino.it
  3. ^ Gli avvenimenti importanti successivi al 1296 sono stati ripresi dal sito del Santuario "Origine del Santuario"
  4. ^ Lo studioso Matteo Donato parla di una semplice edicola nei secoli precedenti al XIII in «comune.valverde.ct-egov.it» Archiviato il 29 settembre 2007 in Internet Archive.
  5. ^ Si parla proprio dei danni in «comune.valverde.ct-egov.it» Archiviato il 29 settembre 2007 in Internet Archive.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Anonimo, Cenni storici popolari del Santuario di Valverde, La Nuovagrafica, Catania, 1962.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]