Stemmi dei comuni della Terra d'Aci

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Stemma di Acireale

Gli stemmi dei comuni della Terra d'Aci sono gli stemmi dei comuni di Aci Castello, Acireale, Aci Bonaccorsi, Aci Catena che condividono la caratteristica di ereditare il blasone dell'antica “Universitas di Aci”, utilizzato fino al 1985 anche dal comune di Aci Sant'Antonio.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1092 i territori che oggi sono divenuti i comuni di Aci Castello, Acireale, Aci Bonaccorsi, Aci Catena, Aci Sant'Antonio e Valverde (all'epoca Aci Belverde), facevano parte della “Universitas di Aci”, detta così per indicare l'unità territoriale, politica, morale ed economica della cosiddetta “Terra di Aci”; questa fu assegnata dal Gran Conte Ruggero ad Angerio, al momento della sua nomina a vescovo di Catania.

Nel 1392 la “terra di Aci” tornò al regio demanio ma nel 1420 il re Alfonso V d'Aragona e il viceré Ferdinando Velasquez la trasformeranno di nuovo in feudo. Dopo essere stata in possesso di varie famiglie nobili nel 1528 il consiglio civico si riunì a Casalotto (oggi Aci Sant'Antonio) e nominò sei “sindaci”, i quali vennero incaricati di riscuotere le tasse necessarie a pagare il riscatto dal dominio feudale. L'Universitas di Aci si voleva con ciò liberare dal dominio baronale e nel 1531 ci riuscì pagando la somma di 72.000 fiorini all'imperatore Carlo V.

In questa occasione per l'“Universitas di Aci”, tornata a essere demaniale e quindi dotata di ampia autonomia, venne creato il sigillo della città, che divenne obbligatorio apporre negli atti pubblici civici e che è attualmente presente in tutti gli stemmi delle città di “Aci”: “Pro certitudine veritatis has nostras patentes lítteras fieri fecimus sub parvo Universitatis nostrae sigillo in pede munitas, ex territorio Jacis, die IV ind. 1551”

In questo sigillo circolare, nel cui bordo era presente la legenda redempta fuit 3 austi 4 ind. 1531, sono rappresentati, chiusi in uno scudo, un castello a tre torri sulla destra (sinistra araldica) e tre faraglioni uscenti dal mare sulla sinistra (destra araldica). Era inoltre presente il motto Acis civitas amplissima et fida regibus.[1]

La prima prova documentale dell'uso del sigillo civico è del 1592, mentre dopo il 1626, anno in cui viene realizzato un nuovo sigillo, si aggiungono le figure del leone coronato, della bandiera reale e le iniziali A G che si ricollegano al mito di Aci e di Galatea; inoltre dal 1621 Aci ebbe la facoltà, come le altre città regie, di sormontare lo stemma con la corona regale. Il blasone è presente sul frontespizio e a pagina 87 dell'Antiquus Liber Privilegiorum Civitatis Acis registro iniziato nel 1632, nel quale non vengono però riportati il leone e le lettere A G, e nel Libro di Fodera Negra dove questi due elementi sono invece presenti. Nel 1667 l'artista Placido Blandamonte lo scolpisce, completo di tutti i suoi elementi, sul portale della cattedrale di Acireale, in seguito Giacinto Platania lo raffigurò nella parte inferiore di un quadro di Santa Venera, patrona della città dal 1651; è anche presente in busto della stessa santa del 1655. Nell'opera del 1687 Compendio delle ammirande notizie della patria, vita e trionfi delle gloriosa predicatrice S. Venera di Anselmo Grasso, sacerdote dell'Ordine dei Frati Minori Cappuccini, ne viene data la seguente descrizione: «nello scudo pendente dalla mano di Santa Venera espressate sono l'arme della città cioè le tre famose piramidi de' Scogli Ciclopei nel mare e d'innanzi l'antichissimo Castello d'Aci nella cui sommità s'alza un Leone che con le zampe tiene impugnata la Real Bandiera»; in seguito compare nelle opere di vari artisti. Una copia dello stemma sormonta una specchiera del XVIII secolo in origine parte dell'arredo del Palazzo di Città e attualmente conservata presso la Pinacoteca Zelantea. Nel corso del XIX secolo si ebbero altre differenti raffigurazioni dello stemma, ma che comunque conservavano gli elementi fondamentali.[2]

Simboli[modifica | modifica wikitesto]

La “Terra di Aci”, quale simbolo della sua nuova libertà scelse l'antico Castrum di Aci Castello, che rappresentava la regia demanialità di “Aci”, prima che fosse trasformata in feudo, i tre Faraglioni di Aci Trezza, caratteristica del territorio, e le iniziali A G con cui si rappresentava il mito del pastore Aci e della ninfa marina Galatea.

Nuovo stemma di Acireale[modifica | modifica wikitesto]

Stemma di Acireale in uso fino al 2008

Il 6 dicembre 2008 il consiglio comunale di Acireale ha approvato un ridisegno dello stemma, conseguenza del titolo di città ottenuto con D.P.R. del 30 novembre 2005 e della volontà che lo stemma civico fosse più aderente a quello dell'antica universitas; la nuova blasonatura, risultato del lavoro della commissione di esperti all'uopo nominata e della V Commissione consiliare è la seguente:[2]

« Di cielo, al mare di azzurro fluttuoso d’argento sostenente a sinistra lo scoglio di grigio al naturale uscente dal fianco sinistro; esso scoglio sostenente il castello triturrito d’oro, la torre centrale più alta e più larga, esso castello, murato di nero, merlato alla guelfa, il fastigio di cinque, le torri ognuna di tre, esso castello, aperto di nero finestrato dello stesso, tre poste in fascia; le torri ognuna di due ordinate in palo; la torre centrale sostenente il leone d’oro uscente, linguato di rosso, coronato all’antica d’oro, tenente, con le zampe anteriori l’asta di nero munita del vessillo bifido e svolazzante a destra di rosso caricato dalla croce d’oro, esso castello accompagnato a destra da tre faraglioni fortemente cuspidati di grigio al naturale fondati sul mare; il tutto accompagnato nel cantone destro del capo dalle lettere maiuscole A e G d’oro. Ornamenti esteriori da città »

Lo stemma, approvato insieme al nuovo gonfalone e alla nuova bandiera, con D.P.R. del 27 febbraio 2009 ha la seguente descrizione araldica ufficiale:

« di cielo, allo scoglio di grigio al naturale, uscente dal fianco sinistro e dal mare di azzurro, fluttuoso di argento; esso scoglio sostenente il castello d’oro, murato di nero, torricellato di tre, la torre centrale più alta e più larga cimata dal leone d’oro, nascente, coronato all’antica, dello stesso, linguato e armato, di rosso, afferrante con le zampe anteriori l’asta di nero della bandiera bifida e svolazzante a destra, di rosso, crociata d’oro; esso castello chiuso di nero, finestrato di otto dello stesso, tre finestre nelle torri, cinque nel corpo del castello, merlato alla guelfa, il fastigio di cinque, le torri ognuna di tre; il tutto accompagnato dalle lettere maiuscole A e G, d’oro, ordinate in fascia nel canton destro del capo, e in punta a destra da tre faraglioni di grigio al naturale, uscenti dal mare in sbarra, con le sommità nel cielo digradanti in banda. Ornamenti esteriori da Città »

Il gonfalone e la bandiera si presentano entrambi come drappi di rosso caricati dallo stemma civico sopra descritto.

Il precedente stemma utilizzato dal comune, e riconosciuto con decreto del 29 settembre 1936, era così blasonato:

« d'azzurro, al castello a sinistra uscente dal mare, merlato alla ghibellina e fra i merli al leone rampante coronato d'oro, tenente con le branche uno stendardo bifido di rosso, carico delle lettere capitale A. G. d'oro, il castello accostato nel centro da tre faraglioni »

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Vincenzo Romeo Raciti, Studio sullo stemma e gonfalone della città e comune di Acireale, Acireale, Tip. Edit. XX Secolo, 1929.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]