Acquerello

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Vigilia di Natale, acquerello del pittore svedese Carl Larsson (1904-05)

L'acquerello o acquarello è una tecnica pittorica che prevede l'uso di pigmenti finemente macinati e mescolati con un legante, diluiti in acqua. L'acquarello è una tecnica popolare per la sua rapidità e per la facile trasportabilità dei materiali, che lo hanno reso la tecnica per eccellenza di chi dipinge viaggiando e all'aria aperta.
Affine all'acquerello è la tecnica gouache o guazzo.

Composizione[modifica | modifica sorgente]

L'acquerello è composto sostanzialmente da uno o più pigmenti combinati od in sospensione in una sostanza legante, in genere gomma arabica o gomma di Kordofan, un tipo di gomma arabica naturale considerato particolarmente pregiato, prodotto nella regione del Kordofan, in Sudan.

Formato[modifica | modifica sorgente]

Gli acquerelli sono disponibili in commercio in diversi formati:

  • in pasta: venduta in tubetti da spremere, in genere da 5 o 15 ml
  • solido: si tratta di acquerello asciugato ed estruso in lunghe strisce e quindi tagliato in panetti secchi detti godet o mezzi godet a seconda delle dimensioni. Essendo solidi sono più pratici per l'uso in viaggio o all'aperto.
  • liquido: di recente introduzione sul mercato, possono essere usati puri o diluiti e si prestano all'uso con aeropenna.

Esistono inoltre tavolozze già pronte contenenti pastiglie di acquerello secco, da inumidire con il pennello.

Supporto[modifica | modifica sorgente]

Il supporto più usato per questa tecnica è la carta che viene usata preferibilmente ad alta percentuale di cotone puro, in quanto la fibra lunga di questo vegetale non si modifica a contatto con l'acqua

La stesura dell'acquerello può avvenire secondo tre tecniche distinte:

  1. per velature sovrapposte, le quali, oltre a conferire forza e tonalità al colore stesso, conferiscono al disegno preparatorio solitamente eseguito a matita leggera, la necessaria profondità pittorica utile alla rappresentazione dei volumi, delle ombre e della luce;
  2. pittura bagnato su bagnato, ovvero la stesura del pigmento colorato effettuata sul foglio di carta bagnato in precedenza cosicché i colori si diffondano scorrendo e conferendo un aspetto soffuso al dipinto;
  3. pittura bagnato su asciutto in cui il pigmento viene steso dopo essere stato disciolto con una quantità d'acqua sufficiente a farlo scorrere sul foglio asciutto.

L'esecuzione è di per sé tecnica assai raffinata, dal momento che errori di esecuzione (quasi sempre dovuti alla scarsa manualità), difficilmente, e diversamente dalle altre tecniche pittoriche, possono essere corretti mediante la semplice sovrapposizione di altro colore. Infatti il colore è trasparente e non nasconde la stesura sottostante.

Utilizzi[modifica | modifica sorgente]

Caratteristica di un buon acquerello è l'estrema "leggerezza" rappresentativa e la sua immediatezza espressiva, che per l'appunto, dal Rinascimento in poi, divenne strumento essenziale per gli studi preparatori dei grandi maestri e delle grandi opere; fu una tecnica utilizzata anche dagli agrimensori per la redazione dei cabrei.

Tale tecnica, tuttavia, è stata spesso utilizzata con efficacia anche nel disegno tecnico, soprattutto nell'ambito della progettazione meccanica, dove per esempio assume particolare rilievo rappresentare (in particolar modo nelle viste in sezione) la consistenza e la tipologia dei vari elementi costruttivi, secondo colorazioni generalmente codificate.

Inoltre l'acquerello viene usato dal 1500 per eseguire studi sulla natura e per i paesaggi (Albrecht Dürer), studi di animali (Pisanello), studi di guerrieri (Pinturicchio), scene sacre o profane (Rubens, Salvator Rosa), riproduzioni botaniche e scientifiche dato che il mezzo ne consente l'utilizzo all'aria aperta.

Ancora fino al XV secolo, l'utilizzo dell'acquerello è, generalmente, circoscritto a opere di alta qualità, però di piccole dimensioni, al punto da rappresentare solo preludi di opere maggiori. Quindi la storia dell'acquerello fino al XVI secolo è soprattutto legata alla storia del disegno piuttosto che alla pittura.[1] Solamente nel Seicento in Olanda e nel XVIII secolo, grazie all'avvicinamento, dapprima, di grandi pittori francesi ed inglesi a questa tecnica e nella seconda metà del secolo alla sua diffusione in tutta l'Europa e negli Stati Uniti, l'acquerello diviene la tecnica preferita da molti pittori.

Diffusione[modifica | modifica sorgente]

Tra gli artisti inglesi, i caposcuola sono stati William Taverner (1703-1772), legato al classicismo poussiniano, Paul Sandby (1725-1809), con il suo stile intimo ed arcadico, John Robert Cozens (1752-1797), attratto dai paesaggi italiani, William Turner (1775-1851), innovatore nel gusto, nelle luci accecanti e irreali; nello stesso periodo, in Francia, l'acquerello riscuote molto successo presso i vignettisti come Jean-Gabriel Moreau (1741-1814) e ben presto dilaga la moda di recarsi a Roma, centro dell'arte e della cultura. Charles-Joseph Natoire (1710-1777) e Hubert Robert (1733-1808) vengono attratti dai monumenti classici, mentre Jean-Louis Desprez (1743-1804), dipinge i monumenti pompeiani.

Tra i seguaci di questa tecnica si sono distinti anche Cézanne, Gauguin, Manet, Degas tra i francofoni e Paul Klee e Eduard Hildebrandt fra i germanici.

Negli Stati Uniti, intorno al XIX secolo, sono nate in varie località, società di acquerellisti, nell'intento di organizzare mostre, dalle quali si misero in luce George Hart (1868-1933), con i suoi soggetti messicani e Lyonel Feininger (1871-1956), con i suoi soggetti marinari.

In Italia, nonostante il lungo soggiorno ai pittori stranieri, la tecnica prende campo dalla metà dell'Ottocento, soprattutto a Milano e a Napoli. Giuseppe De Nittis (1864-1884), con il suo stile effervescente ed elegante, Sebastiano De Albertis (1828-1897), con i temi bellici e ippici sono stati tra i migliori esponenti della corrente.[1]

Pittori che hanno usato questa tecnica[modifica | modifica sorgente]

Una pittrice mentre dipinge con la tecnica dell'acquerello

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b "Le muse", De Agostini, Novara, 1964, vol. I, pagg. 39-41

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • G. Previati, La tecnica della pittura, Bergamo, 1913
  • L. Richmond, The Technique of Water Colour, Londra, 1926
  • S. Fappanni, Acquerello, l'arte della pittura ad acqua, Cremona, 2007

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