Giuseppe Gaetano De Nittis nacque a Barletta nel 1846, figlio quartogenito di don Raffaele De Nittis e donna Teresa Emanuela Barracchia. Prima che nascesse, il padre fu arrestato per motivi politici, e due anni dopo essere uscito di prigione si tolse la vita.[1] Rimasto orfano sin dall'infanzia, crebbe con i nonni paterni. Dopo il suo apprendistato presso il pittore barlettano Giovanni Battista Calò, si iscrisse nel 1861, contro il volere della famiglia, all'Accademia di Belle Arti di Napoli sotto la guida di Giuseppe Mancinelli e Gabriele Smargiassi.
Di indole indipendente e insofferente verso qualunque tipo di schema, si mostrò disinteressato alle nozioni ed esercitazioni accademiche, tanto che fu espulso per indisciplina due anni più tardi. Assieme ad altri pittori, fra cui Federico Rossano e Marco De Gregorio, si diede alla composizione all'aria aperta (dipingevano generalmente a Portici), specializzandosi nella riproduzione di paesaggi porticesi, partenopei e barlettani. Nel 1864 fu notato da Adriano Cecioni e l'anno successivo fondò la Scuola di Resìna, corrente italiana sul tema del realismo.
Il 1869 lo vide esporre per la prima volta al Salon, ma la pedissequa imitazione dei colleghi parigini fece infuriare Cecioni, che gli ricordò come il suo talento avesse bisogno di essere espresso con tratti affatto specifici. De Nittis ritrovò immediatamente la propria indipendenza artistica e riscosse grande successo al Salon del '72 con la tela 'La strada da Napoli a Brindisi'.Nel '74 ebbe ancora elogi per Che freddo!, in cui l'abituale raffinatezza di esecuzione dell'artista pugliese aveva come soggetto le giovani dame parigine, tema che seppe integrare molto bene nella pittura di paesaggio, meritandosi l'appellativo di peintre des Parisiennes (pittore delle parigine).[2]
Il culmine della sua fama arrivò con l'esposizione del 1874, tenutasi nello studio del fotografo Nadar e comunemente indicata come data di nascita dell'Impressionismo, prima mostra del movimento artistico dove De Nittis era l' unico italiano presente. Secondo Vittorio Pica vi espose cinque tele, e ciò trova conferma nel Catalogo delle Esposizioni, in cui compaiono i titoli di cinque opere, dal nº 115 al nº 119: Paesaggi presso il Bois; Levar di luna; Campagna del Vesuvio; Studio di donna; Strada in Italia. Quell'anno fu poi a Londra dove dipinse scene della vita della capitale inglese.
L'Esposizione Internazionale parigina, nel 1878, riservò grandi onori per De Nittis: fu insignito della Legion d'onore, mentre una sua opera, Le rovine delle Tuileries (il cui titolo originario era La Place du Carrousel), fu acquistata dal governo per il Museo del Lussemburgo.
Nel 2010 il Museo del Petit Palais di Parigi dedicò a De Nittis la grande mostra: "De Nittis,la modernité élégante".
Nel 2022 si è tenuta al The Phillips Collection, la prima retrospettiva statunitense dedicata all'impressionista Barlettano. Le opere in esposizione erano circa 70, provenienti da ogni parte del mondo.
Nel 2023 si è tenuta al Castello di Novara, la mostra Boldini, De Nittis et les italiens de Paris. Le opere in esposizione riguardano l'esperienza francese dell'artista[3].
Nel 2024 si è tenuta al Palazzo Reale di Milano la mostra De Nittis - Pittore della vita moderna. La mostra offriva in esposizione circa 90 dipinti, tra oli e pastelli, provenienti dalle principali collezioni pubbliche e private, italiane e straniere[4].
Dopo la morte di De Nittis, sua moglie Léontine donò molti quadri alla città natale del pittore, ora conservati nella Pinacoteca De Nittis collocata nel Palazzo della Marra a Barletta.
La pinacoteca accoglie le opere di De Nittis donate, e ospita periodicamente mostre temporanee.
La collezione di opere donate da Léontine Gruvelle fu inizialmente ospitata nell'ex convento dei Domenicani, in via Cavour. In seguito, dopo la ristrutturazione del Castello di Barletta, trovò posto nelle sale poste al primo piano della fortezza Federiciana. Tuttavia la vicinanza del mare, ritenuta potenzialmente rischiosa, portò nel 2007 al trasferimento presso il Palazzo della Marra, di recente ristrutturazione.
Giusy Caroppo, Le incisioni di Giuseppe De Nittis, Il volto inedito di un artista, Editrice Rotas, Barletta, 1998.
Giuseppe Centonze, De Nittis sulla strada di Castellammare, in Stabiana. Castellammare di Stabia e dintorni nella storia, nella letteratura, nell'arte, Castellammare di Stabia, N. Longobardi ed., 2005 ISBN 88-8090-223-7
Giuseppe De Nittis, Notes et souvenirs. Diario 1870-1884, Schena Editore, 2005.
Piero Dini, Giuseppe Luigi Marini, Giuseppe De Nittis. La vita, i documenti, le opere dipinte, vol. I e II, Umberto Alemandi & C., Torino, 1990.
Enrico Piceni, Giuseppe De Nittis, Roma, Istituto Nazionale L.U.C.E., 1933.
Enrico Piceni, Giuseppe De Nittis - Vita e Opere, Mondadori, 1955.
Enrico Piceni e Mary Pittaluga, De Nittis, Catalogo ragionato delle opere, Milano, Bramante, 1966.
Massimo Ricciardi, La costa d'Amalfi nella pittura dell'Ottocento, De Luca editore, Salerno, 1998.
Renato Russo, Giuseppe De Nittis, la vita e le opere ricordi e testimonianze, Editrice Rotas, Barletta, 2004.
Renato Russo, La Pinacoteca De Nittis a Palazzo della Marra. Vita dell'artista, Editrice Rotas, Barletta, 2007.
Alfredo Schettini, La Pittura napoletana dell'Ottocento, Editrice E.D.A.R.T., Napoli, 1967.
Christine Farese Sperken, Giuseppe De Nittis da Barletta a Parigi, Schena Editore, 2007.
Nino Vinella, A tavola con De Nittis, Marciante Editore, 1984.