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Ecomuseo

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Il termine ecomuseo indica un territorio caratterizzato da ambienti di vita tradizionali, patrimonio naturalistico e storico-artistico particolarmente rilevanti e degni di tutela, restauro e valorizzazione. Nella società post-industriale si rivolge lo sguardo alla cultura e alla sua funzione nel territorio che viene messa sullo stesso piano della ricerca scientifica ed ha acquisito interessanti risvolti economici. Il patrimonio storico, culturale ed ambientale sono diventati oggetto d’interesse pubblico in cui la società può conoscere il territorio che la circonda. Un ecomuseo, diversamente da un normale museo, non è circondato da mura o limitato in altro modo, ma si propone come un’opportunità di scoprire e promuovere una zona di particolare interesse per mezzo di percorsi predisposti, di attività didattiche e di ricerca che si avvalgono del coinvolgimento in prima persona della popolazione, della associazioni e delle istituzioni culturali.Inoltre si può dichiarare che il museo diffuso appartiene alla comunità, che è essa l'ecomuseo[1]

Come è strutturato[modifica | modifica wikitesto]

L'ecomuseo interviene nel territorio di una comunità, nella sua trasformazione ed identità storica, proponendo "come oggetti del museo" non solo gli oggetti della vita quotidiana ma anche i paesaggi, l'architettura, il saper fare, le testimonianze orali della tradizione, ecc... La portata innovativa del concetto ne ha inevitabilmente determinato la conoscenza ben oltre l'ambito propriamente museale. L'ecomuseo si occupa anche della promozione di attività didattiche e di ricerca grazie al coinvolgimento diretto della popolazione e delle istituzioni locali. Può essere un territorio dai confini incerti ed appartiene alla comunità che ci vive. Un ecomuseo non sottrae beni culturali ai luoghi dove sono stati creati, ma si propone come uno strumento di riappropriazione del proprio patrimonio culturale da parte della collettività. Nel 2000 con la legge provinciale sugli ecomusei sono stati definiti gli obiettivi di tale progetto per rispondere all'aumento della domanda di “musealità diffusa” e per valorizzare i punti di forza del territorio trentino attraverso la ripresa di alcuni edifici storici, la protezione di ambienti naturali, il recupero di attività lavorative del passato, l’incremento di attività economiche agricole ed artigianali,lo sviluppo della memoria collettiva di una comunità che cerca di portare ai giorni nostri gli antichi valori della cultura materiale del passato[2] Dal 2005 è nata una definizione condivisa da molti studiosi sul concetto di ecomuseo: un patto con il quale la comunità si prende cura di un territorio.[3]

Obiettivi dell'ecomuseo[modifica | modifica wikitesto]

Teleobjetivo primario del museo difuso, come teorizzato da Fred Drugman[senza fonte], è far riscoprire al territorio la propria identità attraverso un distretto culturale, ovvero una rete di musei, esposizione e luoghi di interesse storico-artistico sparsi per il territorio d’interesse. Questo sistema contribuisce quindi ad introdurre un sistema innovativo ma anche a creare ambienti di apprendimento più interattivi. Dall'altro lato tuttavia è stimolate per i residenti del luogo i quali sono spinti a tutelare i propri beni culturali e a farli conoscere. Questa rete museale permette inoltre una maggior flessibilità per quanto riguarda orari, visite e comunicazione. Il compito dell’istituzione museale è da un lato la conservazione e la tutela del patrimonio culturale ma dall'altro anche la valorizzazione del patrimonio collettivo. Si rende dunque necessario esporre al pubblico la cultura ma al contempo valorizzarla ricercando nuove testimonianze, facendosi conoscere attraverso i mezzi di comunicazione e spingendo le persone a tornarci. Sono nati per questo motivo i musei diffusi e gli ecomusei che rendono partecipe la popolazione alla conservazione del proprio patrimonio culturale. È importante il fenomeno degli itinerari tematici che coinvolgono più musei sul territorio che riguardano lo stesso tema e che sono molto presenti in Valsugana: Ecomuseo del viaggio della Bassa Valsugana e del Tesino o l’Ecomuseo del Lagorai. L’obiettivo finale è quello di creare una rete di musi e luoghi di cultura interconnessi con affinità ma anche diversità per rendere i proprio territorio competitivo sia culturalmente che economicamente.[4]

Ecomuseo della Montagna pistoiese. Magazzino di stoccaggio del ghiaccio restaurato della Madonnina (Le Piastre)

Origine dell'ecomuseo[modifica | modifica wikitesto]

Il termine ecomuseo fu pensato da Hugues de Varine durante una riunione con Henri Rivière, all'epoca rispettivamente direttore ed ex-direttore e consigliere permanente dell'International Council of Museums, e Serge Antoine, consigliere del Ministro dell'Ambiente. Fu usato per la prima volta nel 1971 in un intervento dell'allora Ministro dell'Ambiente francese, M. Robert Poujade, che l'utilizzò per qualificare il lavoro di un ministero in piena creazione.

Gli ecomusei inizialmente, realizzati ben prima che assumessero questa definizione, furono pensati come strumenti per tutelare le tracce delle società rurali in un momento in cui l'urbanizzazione, le nuove acquisizioni tecnologiche e i conseguenti cambiamenti sociali, rappresentavano un rischio reale di completo oblio di un patrimonio culturale millenario.

Gli ecomusei in Italia[modifica | modifica wikitesto]

L'ecomuseo dei fortini borbonici ad Anacapri, aperto il 2003, è il primo ecomuseo italiano, e il primo ecomuseo ad aria aperta del mondo
L'ingresso dell'ex sito minerario di Costa Jesl, inserito nell'Ecomuseo delle Miniere di Gorno (BG)

Le esperienze ecomuseali in Italia sono numerose e spesso molto diversificate, anche per le divergenze interpretative da parte dei soggetti promotori. Vale la pena ricordare che, accanto ad iniziative isolate, esistono reti di ecomusei, in fase di espansione, realizzati sulla base di leggi regionali specifiche.

Il Piemonte è stata la prima regione a dotarsi di uno strumento normativo in materia (L.R. 31/95), seguita dalla Provincia autonoma di Trento (L.P. 13/2000), la Sardegna (L.R. 14/2006), il Friuli Venezia Giulia (L.R.10/2006), la Lombardia (L.R. 13/2007), l'Umbria (L.R. 34/2007), il Molise (L.R. 11/2008) e la Puglia (L.R. 15/2011)[5]. Altre proposte di legge sono in discussione.

In Valsugana orientale esiste un agglomerato di siti storici e di musei che uniti in un medesimo museo diffuso ricevono un coordinamento e una interconnessione tra loro. Questo insieme supera pertanto la struttura chiusa unica che è il museo tradizionale e si sviluppa sul e con il territorio. Il museo diffuso si compone di due componenti: uno spazio fisico in cui esporre la propria collezione d un sistema di percorsi che si diramano sul territorio. I musei della Valsugana raccolgono prevalentemente oggetti di interesse etnografico storico. Gli ecomusei presenti in Valsugana sono: L'Ecomuseo della Valsugana dalle sorgenti di Rava al Brenta e l'Ecomuseo del Tesino terra di viaggiatori.[6]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Mika M. Gozzer, Voci del territorio.
  2. ^ Servizio attività culturali, Musei etnografici ed Ecomusei e parchi agrari e fattorie didattiche, 2004.
  3. ^ la definizione è di Maurizio Maggi; MAGGI M., Ecomusei: guida europea, Allemandi editore, Torino, 2002, p.9
  4. ^ Libardi. Massimo,Politi Patrizia,Tessaro Elisa, Cultura e territorio, il progetto del museo diffuso in valsugana.
  5. ^ Elenco delle leggi regionali italiane sugli ecomusei sul portale degli ecomusei promosso dalla Regione Piemonte.
  6. ^ Libardi Massimo,Politi Patrizi, Tessaro Elisa, Cultura e territorio Il progetto del museo diffuso in valsugana.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Ecomusei in Italia

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]