Giuseppe Pitrè

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Giuseppe Pitrè

Giuseppe Pitrè[1] (Palermo, 22 dicembre 1841Palermo, 10 aprile 1916) è stato uno scrittore, letterato e antropologo italiano.

È noto soprattutto per il suo lavoro nell'ambito del folclore regionale. Fu il più importante raccoglitore e studioso di tradizioni popolari siciliane. Giuseppe Cocchiara, già preside della Facoltà di Lettere a Palermo ha detto di lui: «… la sua opera monumentale resta pietra miliare per la ricchezza e la vastità d'informazioni nel campo del folclore, in cui nessuno ha raccolto “come e quanto” lo scrittore palermitano…».

Negli anni '80 (D.P.R. 27.05.1985 e D.P.R. 06.03.1986) lo Stato italiano, vista l'importanza delle sue Opere, ha deciso di finanziare la realizzazione di una "Edizione Nazionale" di tutti i suoi scritti.

Giuseppe Pitrè, nella seconda metà dell'Ottocento, ha tracciato la via ad altri come Salvatore Salomone Marino ed è stato d'ispirazione sia a Luigi Capuana, che nel suo repertorio trovò materiale per le proprie fiabe, sia a Giovanni Verga, che si ispirò a lui per le «tinte schiette» e le particolari usanze del suo mondo di umili e perfino per argomenti specifici d'alcune novelle come Guerra di Santi. Nel 1914 fu nominato senatore del Regno d'Italia.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Giuseppe Pitrè nacque a Palermo in via Collegio di Maria al borgo (al numero civico 83 una lapide lo ricorda) il 22 dicembre 1841, da famiglia umile (il padre, marinaio, era morto di febbre gialla a New Orleans). Giovanissimo prese parte nel 1860 all'impresa di Garibaldi in Sicilia nelle file della Marina garibaldina. Divenne medico di professione e venne così a contatto con i ceti più umili e col mondo dei marinai e dei contadini. Tra di essi, spinto dalla passione per gli studi storici e filologici, raccolse i Canti popolari siciliani attinti anche dalla voce della madre che egli dice “era la mia Biblioteca delle tradizioni popolari siciliane”, dedicandole appunto questa sua prima opera. Questo lavoro confluì poi nei due volumi tra il '70 e il '71 di quella Biblioteca delle tradizioni popolari siciliane, pubblicata in venticinque volumi fra il 1871 e il 1913. Tale opera comprende nelle sue sezioni oltre ai canti d'amore, di protesta, legati alle stagioni e culture, giochi, proverbi, motti e scongiuri, indovinelli, fiabe, spettacoli, feste, medicina popolare, leggende, cartelli, Pasquinate, Usi nuziali e lo specchio del costume nella famiglia, nella casa, nella vita del popolo siciliano.[2]

Collaborò proficuamente con Salvatore Salomone Marino, col quale fondò nel 1880, dirigendola fino al 1906, la più importante rivista di studi sul folclore del tempo, Archivio per lo studio delle tradizioni popolari. Intrattenne una fitta corrispondenza con studiosi di tutto il mondo. Queste lettere sono oggi conservate in una sezione del museo etnografico di Palermo.

Busto di Pitrè

Nel 1903 «per i suoi indubbi meriti nel campo degli studi sulle tradizioni siciliane, Pitrè fu nominato Presidente della Reale Accademia di Scienze e Lettere di Palermo, carica che disse sempre d'aver retto con animo “imparziale ed alieno da chiesuole”».[3]

Il 16 febbraio 1909 fu eletto socio dell'Accademia della Crusca[4].

Come sostiene il Cocchiara, l'opera del Pitrè presenta due aspetti, uno storico e l'altro poetico, rivelando «un'umanità viva e vibrante» per cui egli era convinto che era giunto il tempo di studiare con amore e pazienza le memorie e le tradizioni, per custodirle. Da questo nacque anche la creazione nel 1910 del Museo Etnografico, dove raccogliere tutti i materiali e gli oggetti frutto delle sue pazienti ricerche in Sicilia, che oggi porta il suo nome, ed è ospitato nelle ex-stalle della Palazzina Cinese, all'interno del Parco della Favorita di Palermo.

Sempre nel 1910 fu chiamato ad insegnare demopsicologia (come lui era solito chiamare il folclore) all'Università di Palermo, quando già aveva acquistato fama e apprezzamenti fra l'élite culturale del tempo. Già nel 1894 aveva, infatti, pubblicato la Bibliografia delle tradizioni popolari in Italia, intrattenendo rapporti con i più importanti studiosi soprattutto della scuola toscana. Innamorato della sua terra, scrisse anche Palermo cento e più anni fa, prezioso e introvabile volume, e saggi su Meli, su Goethe a Palermo, sulla Divina Commedia, raccogliendo anche novelle popolari toscane.

Per i suoi meriti e la sua fama fu nominato Senatore del Regno il 30 dicembre del 1914, quando anche in America venivano tradotte e pubblicate le sue opere per le Edizioni Crane, soprattutto i proverbi e le fiabe, la cui radice comune a tanti popoli egli aveva esaltato rivendicando in una lettera ad Ernesto Monaci la loro ricchezza linguistica con queste parole: «Che bellezza, amico mio! Bisogna capire e sentire il dialetto siciliano per capire e sentire la squisitezza delle fiabe che sono riuscito a cogliere di bocca ad una tra le mie varie narratrici». Altrettanto belle le pagine dedicate alle storie dì Giufà, personaggio della tradizione popolare. Fu presidente della Società Siciliana per la Storia Patria.

Giuseppe Pitrè morì a Palermo il 10 aprile 1916.

Archivio personale[modifica | modifica wikitesto]

Giuseppe Pitrè, la musica popolare e il carteggio col Maestro Francesco Paolo Frontini

Presso il Fondo Autografi della Biblioteca Universitaria di Genova sono depositate quaranta lettere di Giuseppe Pitrè.[5]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

La copiosissima produzione di Giuseppe Pitrè, dedicata quasi per intero alla tradizione popolare siciliana, è in buona parte raccolta in due collane curate dallo stesso autore. La prima, pubblicata a Palermo tra il 1871 e il 1913, s'intitola Biblioteca delle tradizioni popolari siciliane ed è composta da venticinque volumi. I volumi 1-18 furono pubblicati dall'editore L. Pedone-Lauriel; i volumi 19-23, dall'editore C. Clausen; gli ultimi due, dall'editore A. Reber. La seconda collana, anch'essa diretta dal Pitrè, ha per titolo Curiosità popolari tradizionali e si compone di sedici volumi pubblicati tra il 1885 e il 1899. Di quest'opera è disponibile una ristampa anastatica realizzata dall'editore Arnaldo Forni a Bologna nel 1966. [6]

Si elencano qui di seguito gli scritti più rappresentativi della vasta indagine del Pitrè:

  • Profili biografici di contemporanei italiani, Palermo, editore F. Leo, 1864.
  • Sui canti popolari siciliani. Studio critico, Palermo, Tipografia Giornale di Sicilia, 1868.
  • Le lettere, le arti, le scienze in Sicilia nel 1871-72, Palermo, L. Pedone-Lauriel, 1872.
  • Studi di poesia popolare, Palermo, 1872.
  • Saggio di fiabe e novelle popolari siciliane, Palermo, L. Pedone-Lauriel, 1873.
  • Fiabe, novelle e racconti popolari siciliani, in quattro volumi, Palermo, L. Pedone-Lauriel, 1875. (Il primo dei quattro volumi s'intitola Saggio d'una grammatica del dialetto e delle parlate siciliane. Questa raccolta comprende, tra l'altro, le Storie di Giufà).
  • Usi natalizi, nuziali e funebri del popolo siciliano, Palermo, L. Pedone-Lauriel, 1879.
  • Proverbi siciliani confrontati con quelli degli altri dialetti d'Italia, in quattro volumi, Palermo, L. Pedone-Lauriel, 1880.
  • Spettacoli e feste popolari siciliane, Palermo, L. Pedone-Lauriel, 1881.
  • Il Vespro Siciliano nelle tradizioni popolari della Sicilia, Palermo, L. Pedone-Lauriel, 1882.
  • Giuochi fanciulleschi siciliani, Palermo, L. Pedone-Lauriel, 1883.
  • Novelle popolari toscane, Firenze, G. Barbera, 1885.
  • Avvenimenti faceti raaccolti da un anonimo siciliano nella prima metà del secolo XVIII, Palermo, L. Pedone-Lauriel, 1885.
  • Fiabe e leggende popolari siciliane, Palermo, Il Pomerio, 1888.
  • Usi e costumi, credenze e pregiudizi del popolo siciliano, in quattro volumi, Palermo, L. Pedone-Lauriel, 1889.
  • Bibliografia delle tradizioni popolari d'Italia, Torino, C. Clausen, 1894.
  • Medicina popolare siciliana, Torino, C. Clausen, 1896.
  • La vita in Palermo cento e più anni fa, in due volumi, Palermo, A. Reber, 1904.
  • Medici, chirurgi, barbieri e speziali antichi in Sicilia (secoli XIII-XVIII), Palermo, 1910.
  • Cartelli, pasquinate, canti, leggende, usi del popolo siciliano, Palermo, A. Reber, 1913.
  • La famiglia, la casa e la vita del popolo siciliano, Palermo, A. Reber, 1913.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Giuseppe Pitrè, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011. URL consultato il 19 luglio 2018.
  2. ^ Angelo De Gubernatis, Dizionario biografico degli scrittori contemporanei, Firenze, Le Monnier, 1879, p. 823, SBN IT\ICCU\NAP\0040396.
  3. ^ Amedeo Benedetti, "Io vivo nel popolo e del popolo". Contributo alla biografia di Giuseppe Pitrè, in "Esperienze Letterarie", a. XXXVII (2012), nº 1, p. 81, SBN IT\ICCU\RML\0227813.
  4. ^ Cfr. la Scheda su Giuseppe Pitrè, dal sito del Senato della Repubblica. URL consultato il 3 settembre 2011.
  5. ^ Autografi di Giuseppe Pitrè, sul sito della Biblioteca Universitaria di Genova.
  6. ^ Fonte: Alberto Mario Cirese, Giuseppe Pitrè, in Letteratura italiana - I Critici, volume primo, Milano, Marzorati, 1970, p. 298.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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