Positivismo

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« L'amore per principio, l'ordine per fondamento, il progresso per fine. »
(Motto del Positivismo, ideato da Auguste Comte nel 1852)

Il Positivismo è un movimento filosofico e culturale, nato in Francia nella prima metà dell'800 e ispirato ad alcune idee guida fondamentali riferite in genere all'esaltazione del progresso scientifico e al rifiuto della metafisica come metodo d'indagine filosofica, in quanto non necessaria a spiegare il mondo e la natura. Tutto quello che non è sottoponibile al metodo scientifico viene quindi escluso dalla speculazione.

Questa corrente di pensiero, trainata dalle rivoluzioni industriali e dalla letteratura ad esso collegata[1], si diffonde nella seconda metà del secolo a livello europeo e mondiale influenzando anche la nascita di movimenti letterari come il Verismo in Italia e il Naturalismo in Francia.

Henri de Saint-Simon introdusse per la prima volta il termine Positivismo

Il Positivismo non si configura dunque come un pensiero filosofico organizzato in un sistema definito come quello che aveva caratterizzato la filosofia idealistica, ma piuttosto come un movimento per certi aspetti simile all'Illuminismo, di cui condivide la fiducia nella scienza e nel progresso scientifico-tecnologico, e per altri affine alla concezione romantica della storia che vede nella progressiva affermazione della ragione la base del progresso o evoluzione sociale.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Il termine Positivismo deriva etimologicamente dal latino positum, participio passato neutro del verbo ponere tradotto come ciò che è posto, fondato, che ha le sue basi nella realtà dei fatti concreti.

Positivo vorrà dire allora:

  • ciò che è reale, concreto, sperimentale, contrapponendosi a ciò che è astratto.
  • ciò che è utile, efficace, produttivo in opposizione a ciò che è inutile
  • ciò che è misurabile, tutto è fenomeno, oggettività e materiale.

Contesto storico-sociale[modifica | modifica wikitesto]

Nel Positivismo si possono distinguere due fasi:

In questo periodo il Positivismo è messo in ombra dalla preminente cultura romantica e dalla filosofia dell'Idealismo, ma è proprio in questi anni che nasce il termine Positivismo ad opera di Henri de Saint-Simon, che lo usò per la prima volta nell'opera Catechismo degli industriali (1823-1824) e che venne diffuso da Auguste Comte quando nel 1830 pubblicò il primo volume del Corso di filosofia positiva.

  • Nella seconda metà dell'Ottocento il Positivismo rappresenta l'elaborazione ideologica di una borghesia industriale e progressista per cui, in particolare in Inghilterra, ma anche nel resto d'Europa, trova corrispondenze con l'affermazione del pensiero economico del liberismo.[3]

È in questa fase che il Positivismo, messa da parte la filosofia idealistica considerata come un'inutile astrazione metafisica, si caratterizza per la fiducia nel progresso scientifico e per il tentativo di applicare il metodo scientifico a tutte le sfere della conoscenza e della vita umana.

Il Positivismo diviene la cultura predominante della classe borghese. Secondo Ludovico Geymonat infatti, sebbene non possa stabilirsi una rigida identità tra Positivismo e borghesia, in quanto essa ha incoraggiato il Positivismo ma per certi aspetti lo ha anche contrastato, non vi è dubbio che il Positivismo della seconda metà del XIX secolo, ha rappresentato anche e in modo rilevante gli ideali borghesi quali l'ottimismo nei confronti della moderna società industriale[4] e il riformismo politico in opposizione al conservatorismo e nello stesso tempo al rivoluzionarismo marxista fortemente critico nei confronti del moderno sistema industriale che non teneva conto dei "costi umani" collegati allo sviluppo economico. Non a caso il Positivismo si diffonde soprattutto nei paesi più progrediti industrialmente mentre è limitatamente presente in quelli meno sviluppati come l'Italia.[5]

Il Positivismo si sviluppa in un periodo in cui l'Europa, dopo la guerra di Crimea e quella Franco-prussiana sta attraversando un periodo di pace che favorisce la borghesia nell'espansione coloniale in Africa e in Asia e nella contemporanea evoluzione del capitalismo industriale in un fenomeno economico internazionale.

C'è una profonda trasformazione anche nei modi di vita della città, dove si verificano, in pochi anni, cambiamenti più incisivi di quelli avvenuti nei secoli precedenti con le innovazioni tecnologiche dell'uso della macchina a vapore, dell'elettricità, delle ferrovie che mutano profondamente non solo le dimensioni spazio-temporali ma anche quelle intellettuali. Tutto questo porterà nei primi anni del '900 a quella esaltazione delle "magnifiche sorti e progressive"[6] raggiunte dall'Europa della Belle epoque che si avvia al crollo delle illusioni nel baratro della Prima guerra mondiale.

Positivismo e Illuminismo: affinità e differenze[modifica | modifica wikitesto]

Tempio positivista a Porto Alegre (Brasile) con iscritti sul frontone gli ideali del Positivismo: «O amor por principio, e a ordem por base, o progresso por fim» traduzione del motto di Comte: «L'Amour pour principe et l'Ordre pour base; le Progrès pour but.»[7] («L'amore per principio, l'ordine per fondamento, il progresso per fine.»). Il motto ordem e progresso si ritrova anche nella bandiera brasiliana[8].

Per certi aspetti il Positivismo appare una originale riproposta del programma illuministico con cui presenta delle affinità quali:

  • la fiducia nella ragione e nel sapere al servizio dell'uomo come mezzi per conseguire la "pubblica felicità"[9], obiettivo questo fallito dagli illuministi per cui i positivisti si propongono di portare ordine, tramite il metodo scientifico applicato in ogni campo delle conoscenze umane, per una riorganizzazione globale della società resa caotica dalle rivoluzioni che l'hanno sconvolta.
  • esaltazione della scienza vista in contrapposizione alla metafisica: il metodo scientifico avrebbe dovuto sostituire la metafisica nella storia del pensiero[10].
  • una visione laica e tutta immanente della vita dell'uomo in contrasto con i pensatori cattolici.

Nello stesso tempo il Positivismo si caratterizza per incisive differenze con l'Illuminismo:

  • mentre gli illuministi combattevano contro la tradizione metafisica e religiosa e i privilegi dell'aristocrazia in una visione del mondo ancora dominante, i positivisti, che pure si oppongono a quella tradizione che ostacola la razionalizzazione della cultura e della società, agiscono contro posizioni anacronistiche e in nome di un atteggiamento culturale che è già consolidato in una società borghese stabilmente al potere con una mentalità scientifica e laica ormai largamente condivisa.
  • mentre il riformismo illuminista tendeva a tradursi in una rivoluzione, come fu poi quella francese, il riformismo positivista è antirivoluzionario e, pur contrastando la vecchia tradizione, è ostile alle nuove forze rivoluzionarie del proletariato e alla pretesa scientificità dell'ideologia socialista.
  • mentre gli illuministi, come Kant, ancora si preoccupano di dare una giustificazione teorica del valore limitato di verità delle scienze, i positivisti la danno per scontata e puntano a una "visione scientifica globale del mondo" cadendo nella metafisica di un'interpretazione unica e totale della realtà.
  • gli illuministi ricorrono alla scienza, pur con il suo limite, contro la metafisica e la religione, i positivisti rendono la scienza una metafisica di certezze assolute con la fondazione di una nuova religione scientifica[11].

I vari aspetti del Positivismo[modifica | modifica wikitesto]

Charles Darwin

Assumendo come spartiacque le teorie di Charles Darwin, secondo la tradizione, il Positivismo è stato diviso in due correnti fondamentali:

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Evoluzionismo (scienze etno-antropologiche).

Oggi si preferisce identificare i vari aspetti del Positivismo attraverso i contesti nazionali per cui si ha un Positivismo francese, inglese, tedesco e italiano.

I due criteri in realtà non sono divergenti ma si fondono tra loro poiché le varie identità nazionali del pensiero positivista costituiscono lo sfondo su cui si sviluppano, nella prima metà dell' '800, la concezione di una scienza come risanatrice dei mali sociali, la quale, nella seconda metà del secolo, dopo la formulazione della teoria dell'evoluzione di Darwin, viene estesa in maniera totalizzante a strumento di interpretazione della storia dell'intera umanità.

Il positivismo di Comte[modifica | modifica wikitesto]

Discepolo di Henri de Saint-Simon, Auguste Comte è generalmente considerato l'iniziatore di questa corrente filosofica.[12] Comte coniò il termine "fisica sociale" per indicare un nuovo campo di studi. Questa definizione era però utilizzata anche da alcuni altri intellettuali suoi rivali e così, per differenziare la propria disciplina, inventò la parola sociologia. Comte considerava questo campo disciplinare come un possibile terreno di produzione di conoscenza sociale basata su prove scientifiche.[12] Volendo sbarazzarsi della metafisica, esalta quasi religiosamente la conoscenza scientifica che mira a osservare per conoscere senza apriorismi.[12] Si richiama comunque a Kant e Leibniz affermando che nell'uomo esistono disposizioni mentali spontanee.[12]

Il libro che secondo la maggior parte degli storici segna l'inizio del Periodo positivista è il Corso di Filosofia Positiva, monumentale opera che raccoglie i suoi cicli di lezioni.[12] Negli ultimi anni Comte fondò una sorta di religione atea e scientifica, la Chiesa Positivista.[12]

La legge dei tre stadi filosofici[modifica | modifica wikitesto]

« La storia del metodo scientifico fu intesa da Auguste Comte quasi come se fosse la filosofia stessa. »
(Friedrich Nietzsche, Volontà di potenza, § 467)

Nell'opera del 1822 Piano dei lavori scientifici necessari per riorganizzare la società (ristampato nel 1824 col titolo Politica positiva) Comte aveva formulato la legge dei tre stadi che riprenderà poi nel Corso di filosofia positiva.[13] Comte considerava la sociologia come l'ultimo risultato di uno sviluppo di scienze, quali la biologia, la chimica, la fisica. Egli credeva che lo studio di tale disciplina avrebbe portato l'umanità ad uno stato di benessere, dato dalla comprensione e dalla conseguente capacità di controllo del comportamento umano. Comte si concentrò in particolare sul tentativo di ricostruzione della società francese, all'indomani degli sconvolgimenti provocati dalla Rivoluzione Francese. Per questo motivo mise a punto una teoria sull'evoluzione della società nella storia, che è anche evoluzione del pensiero, delle facoltà dell'uomo e della sua organizzazione di vita: con la legge dei tre stadi Comte prefigurava l'avvento dell'era positiva in cui la scienza avrebbe avuto un posto centrale nella vita degli uomini.[13] La legge è articolata in tre fasi (ispirate alle tre età di "corsi e ricorsi" temporalmente ciclici - degli dei, degli eroi e degli uomini - esposte da Giambattista Vico nella Scienza nuova, che il Vico aveva tratto a sua volta dal greco Esiodo[14]) che riguardano sia lo sviluppo dell'individuo che quello dell'umanità intera[13]:

  • Stadio teologico: chiamato anche età teologica o «fittizia», corrisponde al periodo dell'infanzia dell'umanità; nella quale la ricerca delle cause dei fenomeni viene attribuita ad esseri soprannaturali, dapprima ai feticci delle religioni animistiche poi a pluralità di divinità (politeista) e alla fine all'unico Dio (monoteista). Questa è l'età dell'immaginazione in cui gli uomini sono sottoposti a regimi come il Papato, che detiene il potere spirituale, e la casta militare, che detiene quello temporale (es. Medioevo).
  • Stadio metafisico: chiamato anche età metafisica o «astratta», corrisponde al periodo dell'adolescenza o giovinezza del pensiero; in cui gli agenti soprannaturali sono rimpiazzati da forze astratte: la «Natura» di Spinoza, il «Dio-geometra» di Cartesio, la «Materia» di Diderot e d'Holbach, la «Ragione» dell'intero Illuminismo, l'Orologiaio - Grande Architetto di Voltaire e della Massoneria.Questa epoca è un'evoluzione rispetto al pensiero antropomorfico anteriore ed anche sul piano politico porta ad una maggiore consapevolezza degli uomini, con libertà di coscienza e sovranità popolare. Ma il pensiero resta prigioniero dei concetti filosofici astratti e universali. Si rapporta ancora la realtà a dei principi primi. È quello che Comte chiama il «Metodo del filosofo».
  • Stadio positivo: chiamato anche età positiva, è descritto come «lo stato virile della nostra intelligenza», esso comporta lo sviluppo della filosofia positiva. In questa fase, l'uomo smette di sognare: la ragione non divaga più, bensì viene finalizzata alla prassi. L'umanità è arrivata sulla strada di questo stadio grazie all'opera di uomini come Galileo Galilei, Cartesio e Bacon, passando per l'illuminismo e approdando al positivismo nel XIX secolo, come inizio di questa nuova era. Non vi sono più principi primi esterni alla realtà fisica, tutto è spiegato con cause materiali.
Lo sviluppo della società[modifica | modifica wikitesto]

Ricostruendo lo sviluppo della società propone una vera e propria filosofia della storia scandita in tre momenti che rispecchiano la legge dei tre stadi[15]:

  • epoca teologica, in cui vige una società teologico-militare (medievale), fondata sul potere spirituale della Chiesa cattolica e perpetuata da preti e teologi, che si occupano degli aspetti spirituali della società, mentre il potere temporale è affidato ai guerrieri. La guerra quindi è considerata necessaria e ha come fine la conquista.
  • epoca metafisica, è uno stadio intermedio, di transizione, con un carattere critico.
  • epoca positiva, sede della nuova società, quella che per Comte stava affiorando in quegli anni, in cui il potere spirituale e intellettuale sarà in mano ai sociologi e agli scienziati mentre quello temporale sarà prerogativa degli industriali. Questa nuova società non sarà più finalizzata alla conquista bensì alla produzione industriale.[15]

Lo spirito positivo[modifica | modifica wikitesto]

Quindi lo spirito positivo rigetta la ricerca del «perché ultimo» delle cose per considerare i fatti, «le loro leggi effettive, cioè le loro relazioni immutabili di successione e somiglianza»[16]. Il ricorso ai fatti, alla sperimentazione, alla prova della realtà, è ciò che ci permette di uscire dai discorsi speculativi e dalla ricerca dell'assoluto, accettando i limiti connaturati alla ragione e quindi la relatività della conoscenza. È il primo principio del positivismo. Allorché lo spirito metafisico ricorre a dei concetti eterni e universali che non sottomette alla realtà, lo spirito positivo confronta le ipotesi al mondo reale. Questo stato è quello ancora da realizzare e a cui tendere, regolato da leggi universali e costanti e con una società industriale organizzata razionalmente, in cui il potere spirituale è nelle mani di scienziati e tecnocrati, mentre quello temporale nelle mani degli industriali. Il fatto descritto da Comte venne letto in due modi, il primo (prevalente), lo identifica come dato della scienza, quindi come certezza indipendente da ogni trasformazione umana (determinismo); un'altra lettura, più critica, preferì guardare ad esso in termini critico-empirici, affidando alle capacità dell'uomo l'adozione di un metodo sperimentale per controllare i fatti. Comte individua 5 significati diversi del termine positivo, i quali concorrono tutti a definire il carattere della nuova concezione filosofica; positivo può significare[17]

  • Reale, cioè l'ambito di conoscenza umana in opposizione al chimerico ricercare essenze ultime della metafisica.
  • Utile, la ricerca deve esser finalizzata, invece che all'astratta speculazione, al miglioramento concreto delle condizioni umane.
  • Certo, in opposizione all'indecisione e ai dubbi esistenziali. Un sapere, quindi, ben saldo entro i propri limiti.
  • Preciso, cioè determinante il proprio oggetto, in contrasto con il vago del pensiero e del linguaggio teologico-metafisico.
  • Costruttivo, a differenza della negatività distruttiva dell'illuminismo che si limitava alla critica.

Ogni scienza per poter esser ritenuta tale deve giungere allo stato positivo. Tale meta viene raggiunta seguendo un criterio preciso: il "principio della complessità crescente e della semplicità decrescente".[15] Comte vuol dimostrare con questa classificazione che il pensiero positivo, che si è sviluppato dapprima nelle materie semplici, prima o poi dovrà necessariamente estendersi ad altre materie quali la politica, giungendo così alla nascita di una scienza positiva della società, la sociologia. Il filosofo propone inoltre un nome di un personaggio celebre per ogni scienza, una sorta di "patrono".[15]

La classificazione delle scienze[modifica | modifica wikitesto]

In base al criterio di semplicità/generalità la classificazione è la seguente: astronomia, fisica, chimica, biologia e sociologia.[13]

Astronomia (o fisica celeste), fisica e chimica hanno per oggetto la materia inorganica, meno complessa e più generale di quella organica, esse sono anche dette discipline sintetiche o analitiche. L'Astronomia riguarda solo il movimento matematico degli astri: il nome proposto per questa scienza è Niccolò Copernico; la fisica, il movimento meccanico dei corpi e la chimica studiano la composizione degli elementi e le loro relazioni: il nome proposto da Comte per questa scienza è Galileo Galilei; infine vi è la chimica classica: il nome di personaggio celebre proposto dal filosofo per questa scienza è quello di Antoine-Laurent de Lavoisier, anche se lo criticherà per certi versi.[15][18] A questa prima distinzione seguono poi le scienze che hanno per oggetto la materia organica. La biologia (o fisica organica) la quale si occupa delle strutture e del movimento degli organismi naturali (il nome associato è Xavier Bichat) e infine la sociologia (o fisica sociale) che studia invece gli organismi sociali ed è una dottrina in grado di affiancarsi alle altre scienze esplicative: Comte fa riferimento a lui stesso riguardo a questa nuova scienza.[15][19]

Dalla sua classificazione Comte esclude però quattro discipline[15]:

  • la matematica, la quale, lungi dal non essere una disciplina, è la scienza fondamentale poiché costituisce la metodologia che consente a tutte le altre discipline di conseguire la positività. È il massimo grado semplice e generale.
  • la psicologia, regola base del positivismo è «non si può aver scienza se non di fatti». Poiché l'osservatore e l'organo osservato coincidono, non è possibile avere osservazione dei fenomeni intellettuali in atto, per cui ritenendo impossibile la descrizione dei processi mentali e della psiche come indipendenti dai fatti fisiologici o da quelli sociali, Comte, riconduce la psicologia o alla biologia (da cui la neurologia e la psichiatria biologica) o alla sociologia.
  • la filosofia, anch'essa non ha collocazione all'interno della classificazione delle scienze poiché non ha un oggetto proprio, bensì ha l'importantissima funzione di coordinare le varie discipline studiandone relazioni e principi comuni. La filosofia fornisce, oltre alla classificazione stessa delle scienze, il «sistema generale delle idee».
  • la logica, perché secondo Comte essa non può esistere a livello di pura astrazione teorica, ma si inserisce in maniera metodicamente concreta nello sviluppo di ogni ambito conoscitivo.[13][15]

La sociologia, scienza dell'umanità[modifica | modifica wikitesto]

La riorganizzazione sociale sulle basi del sapere positivo, tradotto in pratica, resta quindi sempre meta di Comte. A tale scopo è indirizzata la sociologia. Essendo al vertice della classificazione delle scienze, è la disciplina più complessa ed è l'unica a non aver ancora conseguito pienamente lo stadio positivo, questo è per Comte il compito morale, intellettuale e politico più importante del suo tempo.[15] Alla costruzione della sociologia Comte dedica il Corso di filosofia positiva. Tale fisica sociale si divide in due branche, nella realtà inscindibili[15]:

  • statica, la quale ha per oggetto le strutture permanenti nella società e quindi si basa sul concetto di ordine.
  • dinamica, la quale ha per oggetto le trasformazioni nel tempo e quindi si basa sul concetto di progresso.

Ordine e progresso quindi proseguono di pari passo, il progresso mira all'ordine e l'ordine è finalizzato al progresso. Tale teoria, per Comte, fornisce una conciliazione tra le dottrine reazionarie (dottrina dei re) e quelle rivoluzionarie (dottrina dei popoli).[15]

Come tutti i sociologi, Comte inizia le sue riflessioni studiando la società del suo tempo. La crisi del suo tempo secondo lui era determinata da ciò: un certo tipo di società (ancien régime), definita teologica e militare, sta per scomparire, mentre un altro tipo di società, scientifica e industriale, sta per nascere e sostituirsi all'esistente.[15] Comte quindi fa proprie le posizioni del maestro Saint-Simon ma ritiene che l'auspicato passaggio alla costruenda società industriale richieda una riorganizzazione culturale e scientifica che tenga conto del processo storico attraverso cui le scienze raggiungono lo stato positivo (cioè la loro definitiva validità epistemologica). Comte riprende il concetto di Montesquieu sul determinismo dei fenomeni storici e sociali e collegandolo con l'idea del progresso di Condorcet.[20]

Quindi, per Comte, la società si evolverà inevitabilmente, e la storia dell'umanità percorrerà la via del progresso. Questo progresso è inevitabile, può solo essere rallentato o accelerato, ed è compito dei sociologi accelerarlo, affinché la crisi del genere umano finisca una volte per tutte.[15]

È spesso attribuita a Comte la nascita della moderna scienza sociale. Numerosi volumi di Storia del pensiero sociologico cominciano la loro trattazione da questo autore. Nondimeno il primo pensatore moderno che ragionò in termini "sociologici" fu Montesquieu, ben 100 anni prima. Fu però Comte a coniare il nome per questa nuova scienza che inizialmente egli chiamò "Fisica Sociale"; questo termine fu tuttavia utilizzato inconsapevolmente da Adolphe Quetelet nel 1835 per indicare l'importanza dell'uomo medio come trascinatore della società e l'uniformità del sistema sociale. Le idee di Comte erano molto diverse, egli vedeva l'élite nelle vesti di traghettatrice dell'umanità. Così decise di coniare il termine "sociologia" per differenziarsi dal pensatore belga.

Il secondo positivismo[modifica | modifica wikitesto]

Dopo gli anni '50, Comte si incamminò in una fase nuova, detta "secondo positivismo", in cui crea persino una "religione della scienza". Alcuni critici sono convinti che Comte fosse preda di un forte disagio psichico, dovuto alla morte della donna amata, che avrebbe cercato di colmare con questi ideali ritenuti stravaganti, ma che furono la base di alcune cosiddette "religioni dell'uomo" successive, anche nell'ambito dell'umanismo stesso.[21]

Il Comte maturo, rielaborando quindi alcune concezioni mistiche ed ideali del romanticismo (de Maistre, Mazzini, Hegel, ecc.), le spoglia dalla derivazione religiosa e cristiana fondendole con la visione illuminista, per costruire una sorta di religione laicista e scientista (Comte intende il termine in senso buono, ovviamente), la Chiesa positivista[22]. Anziché sopprimere la religione, come vorrebbero Marx e Stirner, l'ateo Comte ne inventa una che veneri l'Uomo: al culto dei santi sostituisce quello degli eroi laici della storia scientifica e civile. Comte propose un'alleanza temporanea ai gesuiti, da questi rifiutata. A Parigi esiste ancora una cappella positivista in funzione, mentre in Brasile è tuttora attiva una Chiesa Positivista, con alcuni templi.

Lo Stato positivista[modifica | modifica wikitesto]

Comte giunge ad elaborare coerentemente una concezione di "capitalismo sociale statalista" anticipatore dell'economia keynesiana, in uno stato di tipo tecnocratico.

Nonostante l'esaltazione quasi acritica della scienza, Comte ritiene che il progresso debba avere una morale certa, e compito della filosofia positivista sia elaborarla; ad esempio Comte esprime netta contrarietà alla vivisezione, in contrasto con le posizioni cartesiane che egli giudica, in questa materia, ormai superate. Ritiene, riprendendo sensismo e utilitarismo, che gli animali abbiano coscienza e che, al tempo in cui scrive, essi non debbano essere maltrattati e uccisi nemmeno in nome della scienza medica.[23]

In nome delle libertà individuali il positivismo difendeva il diritto del lavoratore di non indossare uniforme, a meno lui stesso lo desiderasse. Rivendicava la libertà di mendicare, avversava la schiavitù, schierandosi a favore degli indios e del loro diritto di possedere le terre che occupavano, contro il militarismo e le spese per gli armamenti, dimostrando una certa sensibilità per la causa del proletariato, tutte idee che favorirono un grande seguito per il positivismo in Brasile.[24]

L'ineguaglianza dei sessi nel pensiero comtiano[modifica | modifica wikitesto]

Comte è però un sostenitore dell'inferiorità naturale della donna rispetto all'uomo.[25] Egli è contrario al divorzio e al nuovo matrimonio della donna vedova.[26] Queste posizioni di conservatorismo sociale alieneranno simpatie all'ultimo Comte anche presso i positivisti stessi

Queste tesi, forse derivate da Rousseau (Emilio o dell'educazione) e dalla sua concezione borghese tradizionale (ma diffuse persino tra i progressisti)[27], furono criticate da altri positivisti, che pure apprezzavano le sue idee, tra cui John Stuart Mill (filosofo utilitarista amico di Comte), ma anche Maria Montessori, e da teorici vicini al positivismo, come l'anarchico Kropotkin.

Nonostante la misoginia di Comte, numerose studiose moderne di sesso femminile, hanno sottolineato che questa visione non inficia il positivismo, in quanto non è molto diversa nemmeno da quella dei socialisti del tempo (l'anarchico Proudhon su tutti) e da altri pensatori uomini ottocenteschi (di cui Mill rappresenta la vistosa eccezione): d'altro canto hanno sottolineato la sua opposizione al matrimonio d'interesse e la sua difesa del matrimonio d'amore, per libera scelta dei coniugi, un ennesimo sintomo della contradditorietà del pensiero comtiano dell'ultimo periodo, oltre a rilevarne la sostanziale portata innovativa per la filosofia e la sociologia politica.[28][29][30][31][32][33]

Positivismo e Romanticismo[modifica | modifica wikitesto]

Nicola Abbagnano ha definito il Positivismo "Romanticismo della scienza" poiché come i romantici nel loro desiderio del conseguimento dell'infinito davano alla poesia e alla filosofia valori assoluti così i positivisti vedono la stessa assolutezza nella scienza. Essi hanno un concetto della storia non diverso da quello dell'Idealismo romantico: la storia è progresso necessario e continuo in cui si vive attuando o manifestando l'Umanità nel suo sviluppo progressivo.[34]

La diffusione del Positivismo[modifica | modifica wikitesto]

Frontespizio della prima edizione del 1859 de L'origine delle specie di Charles Darwin

Il Positivismo ebbe per le sue concezioni più importanti, una dimensione internazionale: la biologia darwiniana, si diffuse in Europa e in America settentrionale, e le nascenti scienze della sociologia, psicologia, antropologia diedero avvio in Occidente a nuovi settori di studio dell'uomo; ma anche per gli aspetti minori e negativi, come la fiducia acritica e superficiale nella scienza, il pensiero positivista ebbe vasta risonanza sino a divenire un fenomeno di costume per la borghesia colta occidentale.

Come osserva Nicola Abbagnano: «Nonostante questa profonda incidenza culturale, il Positivismo...ha finito per sembrare un nuovo dogmatismo, avente la pretesa di racchiudere l'uomo negli schemi riduttivi della scienza. Anzi, il Positivismo... è apparso come una nuova metafisica della scienza...Tutto ciò spiega la massiccia "reazione antipositivistica" che ha caratterizzato la filosofia degli ultimi decenni dell'Ottocento e degli inizi del Novecento.» A questa reazione ha contribuito lo sviluppo stesso delle scienze avvenuto proprio in contrasto con «il quadro gnoseologico ed epistemologico del Positivismo»[35]

Il Positivismo s'innestò su tradizioni culturali e filosofiche nazionali profondamente differenti:

Ardigò e la filosofia positiva[modifica | modifica wikitesto]

Il pensiero di Roberto Ardigò mosse dalla conoscenza dei classici teologici e filosofici, come Agostino d'Ippona e Tommaso d'Aquino (poi abbandonati), all'adesione al razionalismo e al positivismo di Auguste Comte ed Herbert Spencer (con cui ebbe una corrispondenza epistolare, ma di cui non condivide né il darwinismo sociale, né il ruolo marginale da questi attribuito alla filosofia), passando attraverso il naturalismo del Rinascimento, come quello panteistico di Giordano Bruno.[36] D'altra parte, del sapere magico-ermetico della filosofia cinquecentesca della natura, da Bruno stesso a Bernardino Telesio, non vi è alcun residuo nella filosofia positiva di Ardigò, che prova disinteresse e disprezzo per la rinascita romantico-idealista della filosofia, a cui, dopo la "conversione laica", contrappone la vera filosofia scientifica.[36] L'originalità della sua filosofia si distanzia tanto dall'enciclopedismo naturalistico quanto dal tradizionale spirito di sistema, aprioristico, deduttivistico, dogmatico.[36] La filosofia trova la sua specificità nel fondamento del fatto (fisico o psichico) e nell’argomentazione induttiva, contro le deduzioni a priori, metafisiche, che non hanno fondamento nell’esperienza come la deduzione logico-matematica.[37]

Roberto Ardigò

Una filosofia, che accetti metodo scientifico e voglia dirsi scientifica, rifiuta quindi le tesi metafisiche, le entità trascendenti inverificabili, accetta le ipotesi da verificare. Contro l'astratto razionalismo metafisico della filosofia, è andato emergendo, secondo Ardigò, dapprima il naturalismo rinascimentale, che ha trovato seguito nell'empirismo, nell'illuminismo e nel sensismo, fino al darwinismo e al positivismo.[37]

Una filosofia positiva non può nutrire certezze definitive (se vuol essere portatrice di tesi riformulabili come le teorie scientifiche) e non può essere un sistema unitario e dogmatico.[37] Ardigò propone una filosofia che, perduto l’ambito delle scienze naturali positive, si specifica in autonomia come scienza dei fatti psichici (psicologia) e dei fatti sociali (sociologia).[37]

I suoi contributi nell'ambito delle scienze sono importanti per l'impostazione generale. Interessanti sono le sue idee sull'evoluzione intesa come passaggio dall'indistinto al distinto, ma anche condizionata dal caso e caratterizzata dal ritmo. Non tutto dunque è lineare e meccanico. Ardigò fu uno dei primi psicologi moderni, anche se non senso di terapeuta, ruolo che sarà ricoperto dagli psicoanalisti e dagli psichiatri, ma nel senso di formatore pedagogico e professionale, oltre che di teorico e studioso della psiche, come Henri Bergson.[38]

Ardigò insistette sulla necessità di una psicologia ed una pedagogia scientifiche, soffermandosi sul ruolo delle abitudini. L'educazione infatti sul piano naturale può essere ricondotta all'acquisizione di comportamenti sedimentati e certi; questo significa il passaggio da una pedagogia metafisica ed astratta ad una pedagogia intesa come scienza dell'educazione.[38]

La gnoseologia empiristica e positivistica di Ardigò lo porta alla fondazione della psicologia come scienza positiva. Ogni fatto esperienza, compresi l'Io e il non-Io, tanto i fenomeni psichici quanto i fenomeni fisici, sono associazioni di sensazioni. «Il concetto dell’anima è tutto qui: la memoria confusa dei fatti psicologici sperimentati; una specie di compenetrazione mentale, in uno schema solo, delle qualità e dei generi loro».[39] Non vi è materia estesa ed inerte, né anima, spirito o principio vitale, bensì un «Indistinto psico-fisico» che si manifesta in entrambe le forme. Dalle sensazioni emerge la psiche, dall'Indistinto nascono i distinti, organizzandosi logicamente. Le sensazioni non rappresentano un oggetto e non ineriscono ad un soggetto, poiché soggetto e oggetto sono formazioni successive alle sensazioni.[39] «La coscienza dell’uomo (...) è l’insieme delle sue rappresentazioni e presenti e passate. Ogni rappresentazione ha il suo lato della esteriorità, (...) e il lato della interiorità». La formazione naturale della psiche è l’orizzonte della filosofia di Ardigò, che fonda la psicologia sulle sensazioni e sulle loro associazioni, pur senza riconfluire nel sensismo e nel fenomenismo, seguendo comunque l'assioma comtiano che "non ci può essere scienza se non di fatti" (anche se Comte riconduce la psicologia alla filosofia e alla medicina, oltre che alla sociologia). Egli conia inoltre il termine di "confluenza mentale".[39]

Egli si concentrò anche sulla pedagogia. Per Ardigò dunque non tutte le abitudini sono educative. Dal punto di vista didattico privilegiò l'intuizione, il metodo oggettivo, la lezione delle cose, il passaggio dal noto all'ignoto, insegnando poche cose alla volta, ritornando più volte sulle cose spiegate e facendo continue applicazioni di teorie e casi nuovi. Egli rivalutò la funzione del gioco, il quale permette al bambino l'occasione di vedere e toccare gli oggetti, riconoscerne le proprietà e le somiglianze, favorendo lo sviluppo fisico, il quale va d'accordo con quello mentale. Proprio in riferimento al gioco, Ardigò criticò le idee di Fröbel.[40]

Il sistema ardigoiano si configura come un “naturalismo” evoluzionistico (da lui chiamato però realismo positivo) che cresce sulla consapevolezza delle scienze e della tecnica, ed si regge sotto una solida epistemologia, mentre si rivolge anche alla morale, sottraendola al riduzionismo naturalistico e meccanicistico, riservando alla psicologia la funzione di sovrintendere il tutto.[41] Se tutto ciò che esiste è un fatto naturale, dal cosmo al cervello umano, dai vegetali ai minerali, non esiste e non può esistere un Ente trascendente metafisico e non è pensabile alcun progetto finalistico che permetta una comprensione teleologica della Natura; ad essa ci si può avvicinare solo con spirito scientifico.[41] L’ignoto di Ardigò non trascende l’esperienza, non ne è causa prima e soprannaturale, per cui il suo immanentismo non finisce mai nello spiritualismo a-scientifico e irrazionalistico (accusa spesso rivolta da Benedetto Croce ai positivisti).[41] Un motivo di originalità è offerto dal tentativo di attenuare il determinismo e meccanicismo evoluzionistico e positivistico tramite la dottrina della casualità. La realtà è per lui continuo passaggio dall’Indistinto al distinto, e i distinti sono la coscienza umana e il mondo esterno, frutto entrambi dalle sensazioni e da quell'Indistinto dalla quale procedono per «autosintesi ed eterosintesi».[41]

La riflessione etica di Ardigò indica quei fattori sociali e naturali che da soli spiegano la nascita delle idealità morali, e che costituiscono gli strumenti della società per difendersi dall’egoismo individuale, venendo insegnati ai singoli con la sanzione, cosicché l’imperativo morale non è che l’interiorizzazione dei divieti sociali. Egli punta a far rinascere un’etica laica, naturalistica, non prescrittiva, che pone l’uomo davanti alle scelte, dandogli strumenti conoscitivi per una scelta razionale.[42] Rimane estraneo però alla questione sociale e alle istanze socialiste (nonostante la collaborazione con Turati), e, ancor prima, anarchiche, ampiamente diffuse in Italia, come isolato è anche rispetto alla politica.[43]

La morale è una formazione naturale così come ogni altra e non vi sono quindi né imperativi categorici né principi divini a suo fondamento. Essa è solo una risposta al bisogno umano della vita associata. I condizionamenti socio-culturali, le istituzioni politico-educative, sono il substrato della moralità, costituita dalle abitudini buone, in senso aristotelico e platonico.[41]

Stuart Mill e il liberalismo utilitaristico[modifica | modifica wikitesto]

John Stuart Mill

Mill si concentra sulla logica e sulla questione politica. Nell'opera System of Logic, Sistema della logica deduttiva e induttiva J.S.Mill conduce una critica alla logica come era tradizionalmente insegnata in Inghilterra nella prima metà del XIX secolo, proponendo una radicale riformulazione dei suoi termini e delle sue metodologie d'indagine. La logica è «scienza della prova o dell'evidenza», si occupa non tanto delle verità che risaltano immediatamente (sensazioni, sentimenti ecc.) bensì della conoscenza mediata, frutto di un ragionamento, e quindi delle connessioni interne ad esso. La logica, limitandosi ad organizzare i dati dell'esperienza, compie una prima operazione detta denominazione, cioè l'attribuzione di nomi alle cose. Mill distingue poi:

  • termini denotativi, termini che indicano un oggetto senza riferimento alle sue qualità o attributi (i nomi propri);
  • termini connotativi, termini che indicano la proprietà di un oggetto (attributi e nomi comuni)

La logica si interessa del linguaggio in quanto strumento del pensiero. Mill distingue ancora tra proposizioni verbali, quando il predicato esprime un concetto già contenuto nel soggetto e quindi non forniscono nuove informazioni (gli uomini son razionali), e proposizioni reali, quelle in cui il predicato esprime un concetto non contenuto nel soggetto. Verbalità e realtà riguardano anche la connessione tra proposizioni diverse, quindi il ragionamento o inferenza. Perché un ragionamento apporti conoscenza la proposizione conclusiva deve esser contenutisticamente diversa da quella di partenza, altrimenti è una pura trasformazione verbale. Se per la logica tradizionale vi erano due tipologie di inferenza:

  • deduttiva (deduzione), inferenza che va dal generale al particolare
  • induttiva (induzione), inferenza che va dal particolare al generale.

Mill ne individua una terza a fondamento delle altre: l'inferenza avviene sempre dal particolare al particolare. Infatti nel sillogismo la premessa maggiore (ad es. «tutti gli uomini sono mortali») non è altro che un insieme di osservazioni particolari espressa in termini generali. Quindi ogni nostra conoscenza parte da un dato empirico e le generalizzazioni sono solo derivate da rassegne di casi particolari (anche la matematica, si parte da oggetti empirici da cui si fa astrazione da certe loro proprietà). L'inferenza si fonda quindi sull'induzione (e non la deduzione, vista la critica mossa da Mill al sillogismo). L'induzione perfetta, in cui si considerano tutti i casi particolari, alla fine dell'enumerazione non porta però nuova conoscenza.

Egli propone un modello di ragionamento deduttivo, capace di coniugare la verifica e l'osservazione a posteriori dei fenomeni (fisici ed umani) con il ragionamento a priori su di essi. Mill dunque non è un empirista in senso assoluto, ossia non pensa che l'esperienza sia la fonte esclusiva delle nostre conoscenze, ma ritiene che una conoscenza astratta, puramente teorica, ovvero a priori, sia poco utile. È per lui possibile invece integrare teoria ed esperienza, combinare insieme ragionamento ed osservazione, per non cadere nel dogmatismo razionalistico o nel relativismo empirista (o addirittura nello scetticismo): nella follia della ragione astratta o nell'idiotismo della pura esperienza. Nella riflessione di Stuart Mill, il fulcro di una tale ricerca teorica sull'etica riguarda il metodo d'indagine delle scienze sociali. Venivano infatti così definite quelle discipline che, a differenza delle scienze della natura, studiavano i fenomeni sociali, i problemi politici ed economici, la storia ed i meccanismi della mente umana.

Secondo Mill queste discipline, a differenza delle scienze naturali, non potevano essere spiegate ricorrendo allo schema meccanico per cui ad una causa corrisponde sempre un determinato effetto: i fenomeni sociali infatti sono in genere determinati da una pluralità di cause che vanno analizzate e studiate, tenendo presente che la Legge di Causalità è il principio fondamentale di spiegazione di tutti i fenomeni naturali. Essa è nota per esperienza, allorché la mente, tramite un'induzione, comprende che due fenomeni si associano più volte in modo tale per cui la comparsa dell'uno si accompagna a quella dell'altro. Quando una tale osservazione particolare viene generalizzata, ossia quando si verifica un numero elevato di volte, possiamo dire che i due fenomeni sono in rapporto di causa-effetto.

L'opera più importante della produzione milliana sono senza dubbio i Principi di economia politica. Il testo racchiude in sé gran parte del pensiero liberale dell'autore, presentandoci la dottrina politico-sociale in tutta la sua complessità. Nel tentativo di riassumere il suo pensiero è utile riproporre la metafora che egli spesso usa nei suoi scritti: l'autore paragona la società ad un mulino ad acqua. Per capire il funzionamento del mulino, è necessario tener presente due elementi:

  • Primo, occorre che ci sia una forza naturale, l'acqua che scorre, capace di produrre l'energia necessaria al funzionamento della macchina. Questa energia, che non può essere creata dall'uomo, non è controllabile e risponde a leggi naturali completamente avulse dalle regole dell'etica.
  • Secondo, è necessario creare un meccanismo capace di sfruttare la forza della natura per trasformarla in ricchezza. Il meccanismo deve essere creato tenendo conto delle conoscenze umane e delle regole che ordinano il vivere civile.

On Liberty (1859)[modifica | modifica wikitesto]

« Quand'anche l'intera umanità, a eccezione di una sola persona, avesse una certa opinione, e quell'unica persona ne avesse una opposta, non per questo l'umanità potrebbe metterla a tacere: non avrebbe maggiori giustificazioni di quante ne avrebbe quell'unica persona per mettere a tacere l'umanità, avendone il potere.[44] »

Nel celebre Saggio sulla libertà (titolo originale: On Liberty), uno dei capisaldi della cultura filosofica della società moderna, Mill sostiene che un individuo è libero di raggiungere la propria felicità come meglio crede e nessuno può costringerlo a fare qualcosa con la motivazione che è meglio per lui, ma potrà al massimo consigliarlo; l'unico caso in cui si può interferire sulla libertà d'azione è quando la libertà di uno provochi danno a qualcun altro, solo ed unicamente in questo caso l'umanità è giustificata ad agire allo scopo di proteggersi. In tal senso lo Stato è giustificato ad indirizzare la vita degli individui solo quando il comportamento di uno di essi danneggia gli altri. Solo in tal caso potrebbe essere giustificabile la limitazione della libertà dei cittadini da parte dello Stato. Il suo pensiero politico-economico è quindi attestato su posizioni di liberalismo radicale, la valorizzazione dell'individuo e dei suoi spazi di libertà fanno sì che lo Stato si ordini sulla libertà civile della quale è protettore. L'unica interferenza ammissibile da parte dello Stato, affinché si eviti un danno effettivo a un terzo, riguarda la sola sfera della difesa e tutela delle libertà personali:

  • la libertà di coscienza, pensiero ed espressione
  • la libertà di perseguire la felicità,
  • la libertà di associazione.

Allo stesso tempo, però, si è visto in Mill anche il fondatore del liberalsocialismo; così, ad esempio, nelle analisi di Norberto Bobbio e Nadia Urbinati, in anni recenti, e già in precedenza in quelle di Ludwig von Mises (si veda il suo saggio Sozialismus. in cui Mill è definito "il più grande avvocato del socialismo") e Leonard Trelawny Hobhouse (nel suo Liberalism).

Influenzato anche dalle idee femministe della moglie Harriet Taylor e da quelle della figliastra Helen, Mill scrisse nel 1869 La servitù delle donne, in cui rivendica la parità dei sessi nel diritto di famiglia e il suffragio universale, sostenendo che ciò migliorerà anche gli uomini, i quali smetteranno di sentirsi superiori solo per il fatto di essere maschi e metterà fine all'ultimo residuo di schiavitù legale esistente dopo l'abolizionismo dello schiavismo dei neri negli Stati Uniti.

L'eredità del Positivismo[modifica | modifica wikitesto]

Il Positivismo influì fortemente nella cultura ottocentesca sino a divenire una "moda culturale" tanto che si può parlare di una "civiltà positivistica" che ha improntato di sé correnti culturali come il realismo, il verismo, la nuova pedagogia incentrata su una scuola "laica" e su una didattica "scientifica".

Nonostante i suoi aspetti critici il Positivismo ha lasciato in eredità alla cultura moderna la considerazione dell'importanza per la conoscenza e per la trasformazione della società della ricerca scientifica. Dobbiamo inoltre al Positivismo la codificazione delle "scienze umane" della sociologia e della psicologia.

Il Positivismo ha demolito la filosofia intesa come forma di conoscenza metafisica che man a mano che si realizza il progresso scientifico, non potendosi basare su i fatti concreti, perde ogni capacità di indagare e risolvere i problemi filosofici. Il Positivismo ne indicò un nuovo ruolo consistente non più nella presunzione di conoscere i fenomeni naturali, umani e sociali ma quello di definizione e unificazione dei principi generali del metodo scientifico e dei risultati delle singole scienze in una visione generale dell'uomo.[45] Dal Positivismo la filosofia è stata obbligata a riconsiderare criticamente se stessa e a meglio definire il suo rapporto con le scienze.

Dal Positivismo si origina inoltre nel Novecento il fondamento del neopositivismo che ha elaborato un metodo di ricerca che soddisfi il rigore proprio della scienza eliminando equivoci e incomprensioni derivate dall'uso distorto del linguaggio.

Il neopositivismo[modifica | modifica wikitesto]

Il positivismo logico, anche noto come neopositivismo, neoempirismo o empirismo logico, è una corrente filosofica che sorge nella prima metà del Novecento con il Circolo di Vienna, basata sul principio che la filosofia debba aspirare al rigore metodologico proprio della scienza. Come si deduce dal nome, alla sua base stanno i concetti tipici del metodo scientifico di “empirico”, ossia relazionato all'esperienza, e “logico”, dal momento che i suoi sostenitori ritengono che la conoscenza debba essere analizzata secondo i criteri logici propri dell'analisi del linguaggio che assicurino alle proposizioni un preciso significato dotato di senso.

Gli empiristi logici sostengono che la risoluzione degli equivoci e delle ambiguità legate al linguaggio conduca alla risoluzione degli stessi problemi filosofici: il loro sorgere dipenderebbe infatti da un uso scorretto/improprio delle parole che darebbe vita a molteplici possibili interpretazioni e/o mancanza di senso logico. La filosofia deve avere un ruolo chiarificatore: non può essere un sapere puramente teorico-speculativo, ma basarsi sull'esperienza per poter fondare in maniera rigorosa la conoscenza [46]. Centrale in questo senso è il tema del verificazionismo e del suo principio di verificazione come soluzione epistemologica al problema della demarcazione tra scienza, pseudoscienze e metafisica.

Gli inizi del positivismo logico si fanno risalire al 1910-1921, quando un gruppo di intellettuali si riuniva in un caffè di Vienna per discutere della filosofia della scienza di Mach (empiriocriticismo). Ne facevano parte, fra gli altri, il matematico Hans Hahn, i fisici Richard von Mises e Philipp Frank e il sociologo Otto Neurath. La nascita vera e propria del Circolo di Vienna avvenne nel 1924, dopo che Moritz Schlick, chiamato ad insegnare a Vienna al posto di Mach, organizzò degli incontri per discutere del Tractatus logico-philosophicus di Wittgenstein. Ad essi parteciparono Hahn, Neurath e poi Felix Kaufmann e Victor Kraft e, dal 1926, Rudolf Carnap.

I membri del Circolo avevano una grande ammirazione per pensatori come Bertrand Russell, il giovane Wittgenstein e Albert Einstein, e furono in rapporti più o meno stretti con Kurt Gödel e altri personaggi di spicco del mondo scientifico e filosofico della prima metà del secolo. Il pensiero del Circolo di Vienna ebbe diffusione nel mondo di lingua inglese soprattutto grazie agli scritti di A. J. Ayer, che aveva studiato a Vienna, e che viene quindi spesso considerato come un positivista di rilievo benché non appartenesse al Circolo. Ayer in un secondo momento abbandonò l'empirismo logico per seguire la filosofia analitica, sotto l'influsso del pensiero del “secondo Wittgenstein”.

Bertrand Russell nell'aprile 1940

Un circolo con le stesse idee sorse nel frattempo a Berlino, sotto la guida di Hans Reichenbach che, assieme a Carnap, diresse la rivista Erkenntnis (“conoscenza”) che univa gli intellettuali di Vienna e Berlino.

Esso si contrappose al neohegelismo e ad altre correnti dominanti, come l'esistenzialismo, specialmente heideggeriano.

Sviluppi successivi[modifica | modifica wikitesto]

Il positivismo logico fu criticato in parte da Karl Popper, ma è sopravvissuto sotto varie forme, indirizzando le correnti e i pensatori contrari alla metafisica e spesso tendenti all'ateismo e allo scientismo, oltre che al materialismo e al razionalismo di stampo neo-illuminista (Ludovico Geymonat). Ha influenzato senza dubbio lo sviluppo, tramite l'esempio di Russell, dell'antiteismo e del movimento del nuovo ateismo (Richard Dawkins, Sam Harris, Daniel Dennett, Piergiorgio Odifreddi, ecc.). Anche il fisico Stephen Hawking si è definito "un positivista".[47]

Un'influenza del positivismo sul transumanesimo è riconosciuta anch'essa.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Cfr. voce "Positivismo" in Enciclopedia Garzanti di Filosofia, 1981
  2. ^ «Ciò che caratterizza il Positivismo ottocentesco è, in primo luogo, la consapevolezza di una profonda crisi storica che ha investito la società europea e che comporta una rottura inseparabile con il passato e le istituzioni tradizionali» (in P.Rossi, Positivismo e società industriale (antologia), Loescher, Torino 1973, p.9)
  3. ^ N.Urbinati, Le civili libertà. Positivismo e liberalismo nella Italia unita, Marsilio (collana Saggi. Critica), 1991
  4. ^ P.Rossi, op.cit. p.10 e sgg
  5. ^ L.Geymonat, Storia del pensiero filosofico-scientifico Editore: Garzanti Libri 1978, p.455 Collana: Collezione maggiore
  6. ^ Giacomo Leopardi, La ginestra, v.51
  7. ^ A.Comte, Système de politique positive (1852)
  8. ^ G.Allegretti, Porto Alegre tra democratizzazione e ricerca della sostenibilità. Radici locali e replicabilità di un’utopia realizzata In ‘Democrazia fai-da-te’, Ed. Carta-Cantieri Sociali, Roma-Napoli, 2000 pag.2
  9. ^ Ludovico Antonio Muratori, Della pubblica felicità, Donzelli editore 1996
  10. ^ A. Comte, Corso di filosofia positiva, a cura di Franco Ferrarotti, Utet, Torino 1967, 2 voll. Lezione cinquantasettesima, vol. II, pp.481-482
  11. ^ Nell'ultimo periodo, all'incirca dal 1850 al 1857, dell'opera di Comte, nel Catechismo positivista, si evidenziano alcuni aspetti, già del resto presenti nella produzione precedente, di un progetto di una religione positiva dove vengono trasposti gli elementi dottrinali, etici e liturgici della tradizione cattolica.(Vedi alla voce Comte, Enciclopedia Garzanti della filosofia)
  12. ^ a b c d e f Auguste Comte (a cura di Diego Fusaro)
  13. ^ a b c d e A. Comte, Corso di filosofia positiva, pag. 5-7
  14. ^ Tempo e divenire: l'età dell'oro da Esiodo a Gian Battista Vico
  15. ^ a b c d e f g h i j k l m Comte: contro il culto metafisico della sovranità popolare
  16. ^ Corso, I
  17. ^ A. Comte, Discorso sullo spirito positivo
  18. ^ The Positive Philosophy of Auguste Comte, pag. 19 e segg.
  19. ^ Auguste Comte e il positivismo
  20. ^ A. Comte, Sistema di politica positiva
  21. ^ Il tribunale di Comte. La testa mozzata di Lavoisier, fondatore della chimica moderna ma spirito troppo metafisico. "Controriforme" di Francesco Agnoli. Tratto da Il Foglio del 4,11,18 ottobre 2007
  22. ^ da non confondere con il cristianesimo positivo o il cristianesimo scientista.
  23. ^ A. Comte, Corso di filosofia positiva, lezione 40, III, 27, Paris, 1969; riportato anche in: Morale e religione, Torino, Bocca, 1921, 246, ss.
  24. ^ Ordem e progresso, Corriere della sera.it
  25. ^ A. Comte, Discours sur l'ensemble du positivisme, 1907, p. 246.
  26. ^ A. Comte, Discours sur l'ensemble du positivisme, cit., p. 253.
  27. ^ ANTONIO CARLOS FERNANDES A mulher na ótica pedagógica e filosófica
  28. ^ Mirella Larizza, Bandiera verde contro bandiera rossa, 1999
  29. ^ Intervento di Regina Pozzi, in Auguste Comte aujourd’hui (opera diretta da Michel Bourdeau, Jean-François Braunstein e Annie Petit)
  30. ^ Juliette Grange, Philosophie d’Auguste Comte. Science, politique, religion
  31. ^ Auguste Comte. Trajectoires positivistes 1798-1998, diretto da Annie Petit
  32. ^ Sociologia, politica e religione: la filosofia di Comte per il diciannovesimo secolo, curato da Cristina Cassina
  33. ^ Maria Donzelli (a cura di), La biologia: parametro epistemologico del XIX secolo
  34. ^ G.Fornero, Concetto e critica del romanticismo ottocentesco nel pensiero di Nicola Abbagnano, in Rivista di storia della filosofia, XXXIX, 1984, fasc. III, pp. 551-570
  35. ^ Nicola Abbagnano, Protagonisti e testi della filosofia, Volume III, Paravia 1999 p. 420
  36. ^ a b c Giovanni Landucci, Roberto Ardigò e la "seconda rivoluzione scientifica", ed Franco Angeli, pag. 87, RIVISTA DI STORIA DELLA FILOSOFIA, 1991
  37. ^ a b c d Marco Paolo Allegri, Il realismo positivo di Roberto Ardigò. L’apogeo teoretico del positivismo, pagg. 24-25
  38. ^ a b A. Groppali e G. Marchesini, Nel 70º anniversario di Roberto Ardigò, ed, Bocca, Torino, 1898
  39. ^ a b c Roberto Ardigò, La psicologia come scienza positiva, Viviano Guastalla editore, Mondovì 1870, 169; 177-8
  40. ^ Froebel
  41. ^ a b c d e Marco Paolo Allegri, Il realismo positivo di Roberto Ardigò. L’apogeo teoretico del positivismo, pagg. 34-40
  42. ^ Mario Quaranta, Etica e politica nel pensiero di Roberto Ardigò, “Rivista di storia della filosofia”, 1/1991, 127-44, 142.
  43. ^ Quaranta, op. cit. pag. 129
  44. ^ John Stuart Mill, La libertà, Bur 1999, p. 85
  45. ^ L.Geymonat, Il problema della conoscenza nel Positivismo, Bocca, Torino 1931
  46. ^ Paolo Parrini, Empirismo logico e convenzionalismo. Saggio di storia della filosofia della scienza, Franco Angeli, Milano, 1983
  47. ^ «Roger è un platonico e io un positivista». (S. Hawking, Roger Penrose, La natura dello spazio e del tempo, pag. 141

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • L. Geymonat, Storia del pensiero filosofico-scientifico Editore: Garzanti Libri 1978, Collana: Collezione maggiore ISBN 88-11-25036-6
  • A. Comte, Corso di filosofia positiva, a cura di Franco Ferrarotti, Utet, Torino 1967, 2 voll.
  • P. Rossi, Positivismo e società industriale (antologia), Loescher, Torino 1973
  • L. Geymonat, Il problema della conoscenza nel positivismo, Bocca, Torino 1931
  • N. Urbinati, Le civili libertà. Positivismo e liberalismo nella Italia unita, Marsilio (collana Saggi. Critica), 1991 ISBN 978-88-317-5435-4
  • L. Kolakowski, la filosofia del Positivismo, Laterza, Bari 1974

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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