Storia della scienza

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
L'uomo vitruviano di Leonardo da Vinci, un esempio di fusione tra arte e scienza durante il Rinascimento

La storia della scienza riguarda le vicende, i personaggi, e gli esperimenti, che hanno portato a maturare il concetto di progresso scientifico. Essa ha prodotto quella che oggi è considerata la scienza moderna, ossia un corpo di conoscenza empirica controllabile, una comunità di studiosi e una serie di tecniche per investigare l'universo note come metodo scientifico, che si è evoluto a partire dai loro precursori, risalendo fino alla preistoria.

La rivoluzione scientifica vide l'introduzione del moderno metodo scientifico a guidare il processo di valutazione della conoscenza. Questo cambiamento è considerato così fondamentale che le indagini ad esso precedenti sono per lo più considerate prescientifiche. Molti, tuttavia, ritengono che la filosofia naturale antica possa rientrare all'interno del campo di competenza della storia della scienza.

Culture protostoriche[modifica | modifica sorgente]

In tempi preistorici, la conoscenza era passata tramite la tradizione orale. la conoscenza era in realtà di carattere puramente tecnologico o matematico, priva di elementi di carattere scientifico, e questo anche in culture estremamente avanzate come l'indiana, la mesopotamica e l'egiziana. Lo sviluppo della scrittura permise la conservazione della conoscenza e la sua trasmissione con maggior accuratezza. In combinazione allo sviluppo dell'agricoltura che permise di avere un sovrappiù di cibo, questo rese possibile per le antiche civiltà sviluppare e dedicarsi ad altri compiti oltre a quelli necessari per la sopravvivenza, perlopiù di carattere mistico-religioso, dove l'oggetto di studio (i corpi celesti) erano divinità dando origine a un'astrolatria molto diffusa e praticata.

Molte civiltà antiche raccolsero informazioni astronomiche in maniera sistematica attraverso l'osservazione ed avanzatissime tecniche di calcolo. Anche se non avevano conoscenza della reale struttura fisica di pianeti e stelle, il "funzionamento" era stato colto perfettamente.

Alcune conoscenze di base riguardanti l'anatomia umana interna erano note in alcune civiltà, così come molti dati derivati dall'osservazione della flora e della fauna macrobiotiche. L'alchimia fu ampiamente praticata da numerose civiltà.

Scienza nel mondo antico[modifica | modifica sorgente]

Nel periodo compreso tra il VI secolo a.C. e il V secolo la scienza occidentale fu espressione delle scoperte e delle teorie elaborate in seno a due grandi civiltà: quella della Grecia antica e quella di Roma antica. Per cogliere la consistenza della scienza antica è necessario riferirsi ai principali autori ed opere dell'epoca come, per il mondo greco, ad Epicuro con le sue epistole dottrinali (Lettera ad Erodoto, Lettera a Meneceo, e la Lettera a Pitocle) ed a Tito Lucrezio Caro per il mondo latino, con la De rerum natura scritta nel I secolo a.C.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Scienza greco-romana.

Scienza pre-sperimentale[modifica | modifica sorgente]

Tavoletta d'argilla sumera del 492 a.C. contenente dati astronomici.

In Occidente, dall'antichità classica fino ai tempi della rivoluzione scientifica, l'indagine sul funzionamento dell'universo era nota come filosofia naturale e coloro che ne prendevano parte erano noti come filosofi della natura. Questa definizione includeva alcuni campi di studio che non sono più considerati scientifici. Un resoconto dello sviluppo della filosofia naturale dall'antichità a tempi recenti si trova nel trattato di Bertrand Russell intitolato "Storia della filosofia". In molti casi lo studio sistematico del mondo naturale era promosso da comunità monastiche.

Una caratteristica importante delle indagini prescientifiche (sia in Occidente che altrove) era la riluttanza ad usare la sperimentazione. Per esempio Aristotele, era un metafisico che produsse pochissima osservazione diretta, ma sapeva abilmente utilizzare quella dei suoi allievi, primo tra tutti Teofrasto, che era invece un vero sperimentatore. Aristotele, pur non essendo un vero filosofo della natura, specialmente da vecchio sintetizzò il sapere scientifico dell'epoca in osservazioni di grande acutezza, che sarebbero state poi modelli "d'autorità" almeno sino al XVII secolo. Le sue sintesi teoriche, se pur riferite ad osservazioni di altri, risultano comunque interessanti per l'epoca di sistematizzazione. Tipologie e forme, abitudini e caratteristiche di animali e piante risultano nell'opera aristotelica un buon esempio di "metodo descrittivo".

Aristotele si concentrò sulla categorizzazione ed elaborò teorie teologiche più che scientifiche sul funzionamento dell'universo, ma esse rimasero a lungo testi di studio ritenuti attendibili. Ciò almeno finché l'osservazione e la sperimentazione con nuovi strumenti tecnologici e apparecchiature adeguate (dal Seicento in poi) non ne determinarono la messa da parte. Infatti fino alla rivoluzione scientifica promossa da Bacone nessuno si era mai curato di verificare le sue teorie sottoponendole a prova sperimentali. Aristotele, da buon metafisico, sosteneva infatti che "la vera scienza deve essere contemplativa". Allo stesso tempo l'utilità dello sperimentare non era stata dimostrata. Alcuni credevano che la preparazione artificiale delle condizioni sperimentali non potesse produrre risultati che descrivessero il mondo naturale.

Scienza nel Medioevo[modifica | modifica sorgente]

In Europa[modifica | modifica sorgente]

Con la caduta dell'Impero romano d'Occidente, gran parte dell'Europa perse contatto con le conoscenze già acquisite nel passato. Mentre l'Impero Bizantino aveva ancora centri di studio quali Alessandria d'Egitto e Costantinopoli, la conoscenza in Europa occidentale si concentrò nei monasteri, fino alla nascita delle prime università medioevali nel XII e XIII secolo. La nascita delle Università in Occidente fu un evento decisivo per il decollo della scienza. All'inizio queste Università furono legate agli interrogativi sollevati dal testo biblico, infatti vi si insegnò soltanto la teologia razionale, ma in seguito fu introdotto l'insegnamento della scienza, per iniziativa di persone come Alberto Magno, Roberto Grossatesta e Ruggero Bacone, nel secolo XIII, Giovanni Buridano nel secolo XIV.[senza fonte] L'insegnamento scientifico dell'epoca era basato sulla critica a copie dei testi degli antichi filosofi che erano sopravvissute, tale epoca è nota come periodo della Scolastica. La cultura cristiana permise paradossalmente la sopravvivenza delle filosofie, dell'arte, dell'iconografia e delle religioni antiche greche e romane, come d'altra parte avvenne per altre religioni[non chiaro].

Mappa delle università medievali.

Gli scolastici diedero un forte impulso allo sviluppo della scienza proprio perché erano in opposizione agli aristotelici ed agli altri autori classici.[senza fonte] Questi ultimi pensavano che la teoria fisica di Aristotele fosse completa ed infallibile ed ogni osservazione scientifica in contrasto con essa sicuramente era scorretta o derivante da pura illusione, mentre gli scolastici che si occupavano di filosofia della natura, basata sulle osservazioni degli eventi, ne contestavano i contenuti, in particolare gli elementi antiscientifici del pensiero greco vennero rifiutati da tutti gli autori scolastici.[senza fonte]

Nei secoli successivi al XIII, nelle Università di tutta Europa tanto venne seminato e molto maturerà lentamente ma con una particolare accelerazione e discontinuità dopo l'invenzione della stampa, che diverrà un efficace vettore per la diffusione delle idee, dei lavori di ricerca e delle scoperte scientifiche, fino alla fioritura del Rinascimento.

In Medio Oriente[modifica | modifica sorgente]

Nel Medio Oriente la filosofia greca sopravvisse per breve tempo sotto i califfati arabi che dominavano agli altri paesi medio orientali non arabi come l'Iran (Persia). Con la diffusione dell'Islam nel VII e VIII secolo si posero le basi per il fiorire degli studi filosofici, che durò fino al XIV secolo, grazie al linguaggio comune (arabo) ed anche Persiano, l'accesso ai testi antichi romani e greci (attraverso l'Impero Bizantino) e ai testi indiani e il pellegrinaggio annuale alla Mecca che facilitò i contatti e gli scambi tra gli studiosi.

Nelle prime versioni islamiche del metodo scientifico, l'etica giocava un ruolo importante. Durante questo periodo si svilupparono i concetti di citazione e di peer review. Le conoscenze mediche, astronomiche e matematiche portarono allo sviluppo dell'alchimia. In matematica Muhammad ibn Musa Khwarizmi inventò l'algoritmo (che prese il nome da questo studioso persiano). Egli diede il nome anche all'algebra, che deriva da al-jabr, inizio del titolo di una delle sue opere.

Al-Batani (850-929) contribuì all'astronomia e alla matematica e Razi alla chimica. I frutti dei loro contributi si possono vedere in invenzioni come l'acciaio di Damasco e la batteria di Bagdad.[senza fonte] L'alchimia fu di ispirazione per Roger Bacon e Isaac Newton. In astronomia Al-Batani migliorò le misure fatte da Ipparco e preservò il testo greco Hè Megalè Syntaxis, tradotto come Almagesto. Migliorò anche la misura della precessione dell'asse terrestre.

Apogeo della scienza islamica fu nel periodo tra l'XI ed il XII secolo con la presenza di due importanti personaggi, Ibn Sina (980-1037) persiano noto come Avicenna e Ibn Rushd (1126-1198) di Cordova noto come Averroè. Queste due personalità della cultura islamica ebbero dei nemici molto agguerriti come Ghazali (1058-1111), ma furono ostacolati fortemente anche dall'opposizione delle autorità religiose musulmane.

Ragioni politiche nei secoli successivi arrestarono lo sviluppo della scienza in medio oriente e ad occidente con la riconquista dell'Andalusia da parte della Spagna e la distruzione della Scuola di Cordova, mentre ad oriente l'invasione turca che soffocò la scienza.

In Oriente[modifica | modifica sorgente]

Una riproduzione moderna del sismometro di Zhang Heng.

In Cina i progressi tecnici e scientifici si susseguono tra il X e l'XI secolo, i cinesi inventano il razzo, il cannone, il fucile mentre continuano ad utilizzare l'energia idraulica, a costruire ponti sospesi e trivellazioni profonde da cui estraggono gas e petrolio. Inventano la stampa e la carta moneta, il sismografo e la sismologia. In quest'epoca le vicende della scienza in Cina sono anche legate al fattore religioso, impedimenti culturali e filosofici di origine religiosa ostacolarono molto l'ascesa della scienza, infatti con il Taoismo lo studio della natura veniva moderatamente incoraggiato mentre poi con Confucio si cambiò visione che divenne più utilitaristica e sociologica.[senza fonte]

Per gli intellettuali cinesi di quell'epoca non vi erano motivi per credere che l'universo funzionasse sulla base di leggi della natura o che potesse essere compreso in termini scientifici piuttosto che mistici, proprio perché non si era sviluppata all'interno delle loro religioni la concezione di un legislatore universale e divino che avesse potuto imporre delle leggi sulla natura da poter essere studiate, così la scienza fu trascurata e poi fu soffocata dalla burocratica organizzazione imperiale. La scienza cinese si ripiegò su sé stessa ed iniziò il suo declino che si concluderà definitivamente nel XVII secolo. Lo sviluppo e l'arresto delle scoperte scientifiche e delle sue applicazioni tecnologiche sono state studiate da Joseph Needham e riportate nella sua opera Scienza e Civiltà in Cina.[senza fonte]

Nell'Asia centrale (Tibet e Nepal) il Buddhismo tantrico o Buddhismo tibetano insegna che l'essenziale per la vita dell'uomo è l'introspezione, la meditazione, il dominio di sé, che il mondo non è altro che illusione. Non servono scuole, né educazione, né Università, pertanto non si è potuta sviluppare nessuna forma di scienza, ma solo cultura del misticismo.[senza fonte]

In India molte invenzioni scientifiche vennero attuate in questo periodo in astronomia e matematica, ma la scienza rimase chiusa in sé stessa e restò sterile.[senza fonte] Notizie sui progressi scientifici indiani vennero dai missionari gesuiti inviati in India da Papa Gregorio XIII durante il XVI secolo per informarsi sul calendario indiano: essi riportarono notizie sulla scuola di astronomia del Kerala, che si esprimeva nella lingua malayalam. Fondata dal matematico indiano Madhava (1340-1425), discepolo di Bhaskara, questa scuola scoprì intorno al 1350 il concetto di serie infinita, con i metodi di integrazione numerica e la serie del p-greco, nonché importanti funzioni trigonometriche, fondamentali strumenti della matematica moderna.

Il Rinascimento europeo[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Rinascimento.

Il Rinascimento è il periodo storico della civiltà compreso tra il XV ed il XVI secolo in cui tutti gli aspetti della cultura europea, partendo dall'Italia, ebbero un forte moto e discontinuità rispetto al periodo precedente, un'eccezionale fioritura culturale.

Il Rinascimento, considerato il primo periodo di fondazione della scienza moderna, fu prodotto dalla riscoperta dei lavori dei filosofi dell'antichità e dalla resurrezione intellettuale dell'Europa. Questo fornì una base solida su cui si fondò il successivo lavoro scientifico. Il contatto con il mondo islamico, in Sicilia e in Spagna, consentì l'accesso a copie dei trattati romani e greci che erano andati perduti, nonché all'opera dei filosofi del Medio oriente. Le traduzioni e i commenti di Aristotele ad opera dello studioso islamico Averroe ebbero notevole influenza in Europa. Le opere di Marco Polo e le Crociate accesero l'interesse per la geografia e lo sviluppo della stampa intorno al 1450 permise alle nuove idee di raggiungere velocemente molte persone.

La rivoluzione scientifica[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Rivoluzione scientifica.
Isaac Newton fu uno dei protagonisti della rivoluzione scientifica.
Gli studi di Vesalio ispirarono l'interesse per l'anatomia umana.

La scienza moderna iniziò in Europa in un periodo di grandi cambiamenti. La riforma protestante, la scoperta dell'America da parte di Colombo, la caduta di Costantinopoli, l'Inquisizione spagnola, nonché la riscoperta di Aristotele nel XII/XIII secolo, fecero presagire grandi cambiamenti sociali e politici. Perciò si creò un ambiente adatto, nel quale fosse possibile mettere in discussione la dottrina scientifica, in modo simile a quello in cui Lutero e Calvino misero in discussione la dottrina religiosa. Si notò come i lavori di Tolomeo in astronomia, Galeno in medicina e Aristotele in fisica non fossero sempre in accordo alle osservazioni sperimentali. Per esempio, una freccia che vola attraverso l'aria dopo aver lasciato l'arco contraddice l'affermazione di Aristotele secondo cui lo stato naturale di tutti gli oggetti è a riposo (Nicola d'Oresme). Allo stesso modo, Vesalio, studiando cadaveri umani, riscontrò inesattezze nell'anatomia descritta da Galeno.

Il desiderio di controllare le verità fino ad allora indiscutibili e cercare le risposte per le nuove domande che ne sorsero, produsse un periodo di grandi avanzamenti scientifici, che ora è noto come rivoluzione scientifica. L'inizio della rivoluzione scientifica è posto convenzionalmente da molti storici (come Howard Margolis) al 1543, quando fu stampato il De Revolutionibus Orbium Coelestium di Niccolò Copernico. La tesi di questo libro è che la Terra si muove intorno al Sole. La rivoluzione culminò con la pubblicazione di Philosophiae Naturalis Principia Mathematica di Isaac Newton nel 1687.

Altre scoperte scientifiche importanti furono fatte durante questo periodo da Galileo Galilei, Christiaan Huygens, Johannes Kepler e Blaise Pascal. Nella filosofia della scienza furono invece attivi Francis Bacon, Sir Thomas Browne, René Descartes e Thomas Hobbes. Si svilupparono le basi del metodo scientifico: il nuovo modo di pensare metteva l'accento sulla sperimentazione e sulla ragione calcolante, non più rivolta alla ricerca delle essenze metafisiche, inducendo a considerare "scienza" solo quel complesso di conoscenze ottenute dall'esperienza e a questa funzionali. Secondo una celebre formula di Galilei, il libro della natura è scritto in leggi matematiche, e per poterle capire è necessario eseguire esperimenti con gli oggetti che essa ci mette a disposizione.[1]

Scienza moderna e progresso scientifico[modifica | modifica sorgente]

Il pensiero scientifico, divenuto fattore fondamentale della crescita della conoscenza umana, rappresentò il modello preminente per la comprensione del mondo naturale. Durante il XIX secolo emersero personalità che, dedicandosi al loro lavoro, professavano di essere veri e propri professionisti della scienza, e sorsero contemporaneamente diverse istituzioni che se ne occuparono in modi e attività che sarebbero continuate attraverso il XX secolo fino ai giorni nostri.

Lo sviluppo dei movimenti empiristi e razionalistici in ambito filosofico, confluiti nell'Illuminismo e nel Positivismo, furono stimolati ed a loro volta favorirono gli sviluppi del pensiero scientifico moderno, inducendo diversi pensatori come Auguste Comte a parlare di progresso scientifico inarrestabile.

Durante il XX secolo il ruolo della scienza nella società è cresciuto in effetti in maniera notevole, tanto da essere divenuto funzionale alle istituzioni statali civili e militari, nonché assetto centrale dei processi produttivi, tecnologici ed economici mondiali.

Sono affiorate però anche nuove riflessioni sul modo di intendere il progresso scientifico, in contrapposizione all'atteggiamento ottimista del positivismo ottocentesco. E' stato rilevato come il carattere della scienza rimanga pur sempre fallibilista, soprattutto da parte di autori come Charles Sanders Peirce e Karl Popper. Per quest'ultimo il progresso scientifico non consiste nell'accumulo di verità, ma in una progressiva eliminazione degli errori, che non consente mai di stabilire una conoscenza come certa e acquisita: non è acquisendo nuove verità ma solo imparando dagli errori che si evolve la scienza, in maniera analoga all'evoluzione biologica.[2]

Storia della scienza e della tecnica[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Progresso tecnico.

La storia della scienza e della tecnica è un campo della storia che esamina come si è evoluta nei millenni la comprensione della scienza e della tecnica da parte dell'umanità, e come questa comprensione abbia permesso di generare nuove tecnologie. Questo campo della storia studia anche l'impatto culturale, economico e politico delle innovazioni scientifiche. Studiare l'evoluzione di una tecnologia o di una scienza attraverso il suo sviluppo storico consente di comprenderne i concetti sul nascere e nel divenire. È un approccio da consigliare a chi insegna, per far comprendere la genesi delle idee alla base di ciò che si sta illustrando.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ «La filosofia è scritta in questo grandissimo libro, che continuamente ci sta aperto innanzi agli occhi (io dico l'universo), ma non si può intendere se prima non s'impara a intender la lingua e conoscere i caratteri ne' quali è scritto. Egli è scritto in lingua matematica, e i caratteri sono triangoli, cerchi ed altre figure geometriche, senza i quali mezzi è impossibile a intenderne umanamente parola» (G. Galilei, Il Saggiatore, cap. VI).
  2. ^ Cfr. Dario Antiseri, Karl Popper: protagonista del secolo XX, p. 118, Rubbettino, 2002.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Scienza e tecnica Portale Scienza e tecnica: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Scienza e tecnica