Ludovico Geymonat

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Ludovico Geymonat

Ludovico Geymonat (Torino, 11 maggio 1908Rho, 29 novembre 1991) è stato un filosofo, matematico e epistemologo italiano, uno tra più importanti del Novecento.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nacque a Torino da Giovanni Battista, un geometra liberale e antifascista di origini valdesi e da Teresa Scarfiotti, una donna cattolica molto devota. Frequentò la scuola privata del Divin Cuore e poi l'Istituto Sociale, un liceo classico torinese gestito dai gesuiti, dal quale fu espulso l'ultimo anno di corso a causa di un tema su Giovanna d'Arco non in linea con l'ortodossia cattolica e così conseguì la maturità nel Liceo classico Cavour nel 1926.

Si laureò all'Università di Torino in filosofia nel 1930 con la tesi Il problema della conoscenza nel positivismo, discussa con il professor Annibale Pastore, e in matematica nel 1932, discutendo con Guido Fubini la tesi Sul teorema di Picard per le funzioni trascendenti intere. La sua scelta di unire, nella sua ricerca, filosofia e scienza, tenute separate in Italia dall'imperante cultura idealistica del tempo, quella gentiliana che, con la sua riforma della scuola, aveva privilegiato la cultura umanistica, e quella crociana, con la sua concezione svalutativa della scienza, creatrice, ad avviso del filosofo abruzzese, di pseudoconcetti, mostra l'apertura europea delle prospettive di ricerca intravista allora da Geymonat e la sua estraneità al provincialismo culturale italiano.

Un rifiuto che egli estese anche alla politica del regime allora dominante: assistente di analisi algebrica nell'Università di Torino ma avversario del fascismo, rifiutò l'iscrizione al partito fascista - cioè di prendere la cosiddetta tessera del pane - vedendosi così preclusa la possibilità di una carriera accademica o di insegnamento statale. Si avvicinò altresì al filosofo piemontese Piero Martinetti, non tanto per comunanza di prospettive filosofiche quanto per averlo riconosciuto un esempio di impegno civile e morale, essendo stato il Martinetti tra i pochissimi professori universitari a rifiutare il giuramento di fedeltà al Fascismo. Nel 1934 andò in Austria per approfondire la filosofia neo-positivista del Circolo di Vienna diretto da Moritz Schlick, lo stesso anno in cui pubblicava La nuova filosofia della natura in Germania: a quell'esperienza seguì lo scritto del 1935 Nuovi indirizzi della filosofia austriaca.

Nel 1938 sposò Virginia Lavagna, dalla quale ebbe cinque figli, e dal 1940, iscritto clandestinamente al Partito comunista, si guadagnò da vivere insegnando matematica nella scuola privata «Giacomo Leopardi» di Torino, dove Cesare Pavese insegnava italiano. Nel periodo della seconda guerra mondiale, con il nome di battaglia Luca fu partigiano in Piemonte nella 105ª Brigata Carlo Pisacane e, dopo la Liberazione, assessore comunista al Comune di Torino dal 1946 al 1949 quando, vinto il concorso a cattedra, Geymonat fu nominato professore straordinario di filosofia teoretica all'Università di Cagliari. Dal 1952 al 1956 fu ordinario di storia della filosofia all'Università di Pavia, successivamente dal 1956 al 1978 tenne all'Università di Milano la prima cattedra di filosofia della scienza istituita in Italia. Partecipò alla fondazione del Centro di studi metodologici di Torino. Nel 1963 iniziò a dirigere la collezione di classici della scienza della casa editrice Utet di Torino. Negli stessi anni fu direttore del comitato di redazione dell'Enciclopedia della scienza e della tecnica[1]. Morì nel 1991: è sepolto a Barge, in provincia di Cuneo.

Il pensiero[modifica | modifica wikitesto]

il filosofo austriaco Karl Popper

Geymonat ebbe uno stile di pensiero razionalista ateo. La sua opera può essere inquadrata nel filone del neopositivismo (ebbe diversi contatti con il Circolo di Vienna), da lui rielaborato nell'ottica della tradizione marxista. In ogni caso si deve a lui l'introduzione in Italia delle opere epistemologiche di Karl Popper e dei suoi critici, come Thomas Kuhn.

Nell'evoluzione del suo pensiero si possono tracciare due fasi: nella prima egli approfondisce temi tipici del neopositivismo, mentre nella seconda si sforza di analizzare la realtà oggettiva ed a questo scopo utilizza concetti caratteristici del materialismo dialettico.

Notevole la sua interpretazione della concezione della matematica di Galileo Galilei come strumento d'interpretazione della realtà. Incantevole anche il suo lavoro di alta divulgazione del pensiero scientifico. Il suo manuale di storia della filosofia per i licei fu adottato in modo diffuso.

Politicamente fu vicino inizialmente al Partito Comunista Italiano, da cui si allontanò poi per aderire a Democrazia Proletaria e successivamente ai movimenti che diedero vita al Partito della Rifondazione Comunista.

Come matematico egli ha compiuto alcune ricerche sul teorema di Picard e sul teorema di Carathéodory per le funzioni armoniche. Si occupò inoltre dei fondamenti della probabilità.

Fu un costante promotore e divulgatore delle iniziative correlate alla filosofia della scienza, anche per quello che riguarda le scienze applicate.[2]

Il neoilluminismo[modifica | modifica wikitesto]

Nell'opera Saggi di filosofia neorazionalistica del 1953, Geymonat spiegò che un'indagine efficace della realtà, poteva essere svolta solamente tramite lo strumento della ragione non dogmatica. Per fare questo l'autore propose di scarnificare la razionalità di ogni verità e da ogni sistema di riferimento assoluti. Il neoilluminismo, capeggiato da Nicola Abbagnano e coinvolgente numerosi altri intellettuali italiani, rappresentò per Geymonat il nuovo corso del razionalismo, che avrebbe dovuto accogliere i metodi e i risultati delle ultime ricerche scientifiche, perseguendo un duplice obiettivo: da un lato l'umanizzazione della scienza e una concretizzazione della filosofia, dall'altro l'utilizzo di un'impostazione storicistica al posto di quella metafisica, dove per storicistica Geymonat intese l'analisi, priva di pregiudizi e di preconcetti della storia e della struttura dei modelli scientifici.[3]

Allievi famosi[modifica | modifica wikitesto]

Tra i suoi molti allievi figurano personaggi di fama, tra i quali:

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'oro ai benemeriti della scuola della cultura e dell'arte - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro ai benemeriti della scuola della cultura e dell'arte
— 9 giugno 1976[4]
Commendatore dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana
«Su proposta della Presidenza del Consiglio dei Ministri»
— 27 dicembre 1983[5]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Emanuele Vinassa de Regny, «Corrado Mangione: breve storia di una lunga amicizia», in: Edoardo Ballo, Miriam Franchella (a cura di), Logic and philosophy in Italy: some trends and perspectives. Essays in Honor of Corrado Mangione on his 75th Birthday, Polimetrica s.a.s., 2006 ISBN 9788876990274 (p. 19)
  2. ^ Vedi ad esempio la prefazione alle Storia delle scienze agrarie, ora riedito da Museo Galileo in coedizione con la Fondazione Nuova Terra Antica ISBN 9788896459096
  3. ^ Filosofia e dintorni
  4. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.
  5. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.

Bibliografia su Geymonat[modifica | modifica wikitesto]

  • Mario Quaranta (a cura di), Ludovico Geymonat filosofo della contraddizione, Sapere, Padova, 1980
  • Corrado Mangione (a cura di), Scienza e filosofia. Saggi in onore di Ludovico Geymonat, Garzanti, Milano 1985
  • Mirella Pasini, Daniele Rolando (a cura di), Il neoilluminismo italiano. Cronache di filosofia (1953-1962), Il Saggiatore, Milano 1991
  • Fabio Minazzi, Scienza e filosofia in Italia negli anni Trenta: il contributo di Enrico Persico, Nicola Abbagnano e Ludovico Geymonat, in F. Minazzi (a cura di), Il cono d'ombra. La crisi della cultura agli inizi del '900, Marcos y Marcos, Milano 1991, pp. 117–184
  • Norberto Bobbio, Ricordo di Ludovico Geymonat, "Rivista di Filosofia", LXXXIV, 1, 1993
  • Silvio Paolini Merlo, Consuntivo storico e filosofico sul "Centro di Studi Metodologici" di Torino (1940-1979), Pantograf (Cnr), Genova 1998
  • Fabio Minazzi, La passione della ragione. Studi sul pensiero di Ludovico Geymonat, Thélema Edizioni-Accademia di architettura, Università della Svizzera italiana, Milano-Mendrisio 2001
  • Mario Quaranta, Ludovico Geymonat. Una ragione inquieta, Seam, Formello 2001
  • Fabio Minazzi (a cura di), Filosofia, scienza e vita civile nel pensiero di Ludovico Geymonat, La Città del Sole, Napoli 2003
  • Fabio Minazzi, Contestare e creare. La lezione epistemologico-civile di Ludovico Geymonat, La Città del Sole, Napoli 2004
  • Silvio Paolini Merlo, Nuove prospettive sul "Centro di Studi Metodologici" di Torino, in «Bollettino della Società Filosofica Italiana», n. 182, maggio/agosto 2004
  • Bruno Maiorca (a cura di), Ludovico Geymonat. Scritti sardi. Saggi, articoli e interviste, CUEC, Cagliari, 2008
  • Fabio Minazzi (a cura di), Ludovico Geymonat, un Maestro del Novecento. Il filosofo, il partigiano e il docente, Edizioni Unicopli, Milano 2009
  • Pietro Rossi, Avventure e disavventure della filosofia. Saggi sul pensiero italiano del Novecento, il Mulino, Bologna, 2009
  • Fabio Minazzi, Ludovico Geymonat epistemologo, Mimesis Edizioni, Milano 2010

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Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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