Medici senza frontiere

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Medici senza frontiere
(FR) Médecins Sans Frontières
(AR) أطباء بلا حدود
MediciSenzaFrontiere.gif
MSF HQ.jpg
AbbreviazioneMSF
TipoONG
Fondazione22 dicembre 1971
FondatoreJacques Bérès, Philippe Bernier, Raymond Borel, Jean Cabrol, Marcel Delcourt, Xavier Emmanuelli, Pascal Grellety Bosviel, Yves-Gérard Illouz, Bernard Kouchner, Gérard Pigeon, Vladan Radoman e Max Récamier
ScopoPortare soccorso sanitario e assistenza medica nelle zone del mondo in cui il diritto alla cura non sia garantito.
Sede centraleSvizzera Ginevra
Altre sediParigi, Bruxelles, Barcellona, Amsterdam
Area di azioneMondo Mondo
PresidenteGrecia Christos Christou
(dal giugno 2019)
DirettoreChristopher Lockyear
Lingue ufficialifrancese, inglese, arabo
Impiegati46 168 (2021)
MottoIndipendenti. Neutrali. Imparziali.
Sito web

Médecins Sans Frontières, meglio nota in italiano come Medici senza frontiere o attraverso l'acronimo MSF, è un'organizzazione umanitaria non governativa focalizzata sul fornire soccorso sanitario ed assistenza a persone in tutti i luoghi del mondo in cui il diritto alla cura non è garantito.

L'organizzazione è stata fondata a Parigi nel 1971 da un gruppo di medici e giornalisti e ha sede a Ginevra, in Svizzera. Per il suo operato è stata insignita del Premio Nobel per la pace nel 1999.

Medici senza frontiere è attiva in oltre 70 paesi con un organico di oltre 65 000 persone tra impiegati e volontari. I donatori privati forniscono circa il 90% del finanziamento dell'organizzazione, mentre le donazioni aziendali forniscono il resto, dando a MSF un budget annuale di circa 1,63 miliardi di dollari[1]. MSF è costituita da cinque grandi sezioni operative in Belgio, Francia, Svizzera, Paesi Bassi e Spagna, da tre associazioni regionali e 21 sezioni partner che partecipano al movimento con la gestione diretta di alcuni progetti e/o con attività di raccolta fondi, reclutamento degli operatori umanitari, informazione e sensibilizzazione dell’opinione pubblica.

Premio Nobel
Premio Nobel
Nobel per la pace
1999

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Una bambina con il kwashiorkor durante la guerra civile nigeriana

Durante la guerra del Biafra numerosi medici francesi, tra cui Bernard Kouchner, si offrirono volontari per lavorare negli ospedali e nei centri di rifornimento alimentare del Biafra assediato con la Croce rossa francese; la Francia era infatti stata tra le poche ad aver offerto il proprio sostegno allo stato secessionista. La Croce rossa francese impose ai volontari la firma di una dichiarazione di neutralità rispetto alle parti del conflitto in atto che tuttavia prevedeva anche che questi dovessero mantenere il massimo riserbo su ciò a cui assistevano. Al loro ritorno in patria i medici, scioccati dal genocidio e dalle violenze perpetrate durante il conflitto così come dal silenzio internazionale, scelsero di fondare un'organizzazione medica d'urgenza che fosse "più libera" nelle parole e nelle azioni. Nel 1971 i giornalisti della rivista medica Tonus Raymond Borel e Philippe Bernier lanciarono un appello per creare un'équipe di medici pronti ad intervenire nelle aree flagellate da gravi catastrofi, dando vita a Secours Médical Français.[2]

Entrambi i gruppi, vista la comunità d'intenti, unirono le loro forze e il 22 dicembre 1971 fu fondata a Parigi Medici senza frontiere, il cui primo presidente fu proprio Kouchner; alla nascita MSF contava circa 300 volontari, inclusi i 13 fondatori. Il primo intervento della neonata organizzazione fu a Managua, capitale del Nicaragua, per prestare soccorso alle vittime del violento terremoto del dicembre 1972, che causò tra i 5 000 e i 10 000 morti. La prima missione umanitaria a lungo termine fu in Honduras nel 1974 per aiutare a fronteggiare le conseguenze dell'uragano Fifi-Orlene mentre la prima campagna su larga scala fu organizzata per prestare assistenza ai rifugiati cambogiani in fuga dal genocidio portato avanti da Pol Pot e dai khmer rossi.[2]

Queste prime missioni misero tuttavia in luce tutte le debolezze dell'organizzazione che, essendo appena nata, poteva contare su pochi volontari poco preparati e con scarsa organizzazione. Questi difetti portarono ad un vero e proprio scontro all'interno di MSF che culminò all'assemblea generale del 1979 nella quale fu deciso a maggioranza che l'organizzazione si sarebbe dovuta evolvere per essere più efficace. Kouchner ed altri non condivisero la scelta e lasciarono Medici senza frontiere per fondare un'altra organizzazione, Médecins du Monde.[2]

Raccolta fondi[modifica | modifica wikitesto]

L'attività di Medici Senza Frontiere viene finanziata con donazioni attraverso vari meccanismi: ad esempio, in Italia, anche attraverso lo strumento del 5x1000 grazie al quale MSF ha raccolto nel 2018 oltre 11 milioni di euro[3].

A livello globale, nel 2017, le donazioni ammontavano a 1,53 miliardi di euro dei quali 6,3 milioni provenienti dai singoli donatori che, insieme alle donazioni provenienti da aziende e fondazioni, costituivano il 96% dei fondi raccolti[4].

Attività[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1971 Medici Senza Frontiere offre cure mediche nei contesti di crisi. In particolare le attività spaziano dalla risposta alle emergenze, come terremoti, tsunami e uragani, ai conflitti armati, come in Afghanistan o Iraq, dove vengono costruiti ospedali, supportati quelli esistenti o allestiti punti medici vicino alle linee del fronte.

I pazienti di Medici Senza Frontiere sono solitamente persone in fuga da guerre e povertà, gruppi etnici emarginati, malati affetti da patologie trascurate, persone intrappolate in aree urbane con alti tassi di violenza.

Medici Senza Frontiere interviene in caso di epidemie come morbillo, malaria, meningite, febbre gialla o colera curando i malati ed effettuando campagne di vaccinazione di massa. MSF gestisce inoltre programmi per l’HIV/AIDS e la tubercolosi, e cura le malattie tropicali dimenticate.

Il maremoto dell'Oceano Indiano del 2004[modifica | modifica wikitesto]

Paesi in cui Medici Senza Frontiere aveva missioni in corso nel 2009

In occasione della tragedia dello tsunami nel sud-est asiatico, il 29 dicembre 2004, 72 ore dopo che il violento tsunami del 26 dicembre aveva colpito il Sudest asiatico, i primi operatori umanitari di MSF avevano già raggiunto le zone maggiormente colpite.[5] Dopo una prima valutazione dei bisogni, MSF aveva deciso di concentrare le proprie azioni principalmente nella provincia di Aceh, a nord dell'isola di Sumatra, in Indonesia e lungo le coste settentrionali, orientali e meridionali dello Sri Lanka. All'indomani del maremoto, il 27 dicembre, MSF aveva lanciato una campagna di raccolta fondi straordinaria per raccogliere almeno 1,5 milioni di euro per avviare i primi soccorsi.

In pochi giorni, MSF aveva già ricevuto oltre 90 milioni di euro a livello internazionale. Solo in Italia, erano stati raccolti 9 milioni di euro. Cifre che superavano i bisogni finanziari preventivati da MSF per fare fronte alle conseguenze dello tsunami: MSF, in quanto organizzazione di soccorso medico, era infatti intervenuta in un'ottica di risposta dell'emergenza umanitaria, e non in un'ottica di ricostruzione e sviluppo di lungo periodo, ambiti di competenza di altre organizzazioni. Per questo motivo, con una decisione assai controversa e dibattuta in Italia e nel resto del mondo, MSF, già il 4 gennaio 2005, e cioè dopo soli 9 giorni dal maremoto, aveva annunciato la sospensione della raccolta fondi dedicata all'emergenza Tsunami. Un'iniziativa ampiamente riportata dai mass media italiani e da quelli del resto del mondo[6].
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Terremoto e maremoto dell'Oceano Indiano del 2004.

Epidemia di Ebola in Africa Occidentale nel 2013-2014[modifica | modifica wikitesto]

La più grave epidemia di Ebola della storia è scoppiata il 26 dicembre 2013 quando un bambino di due anni si ammalò a Meliandou, un remoto villaggio della Guinea. Durante l’epidemia di Ebola in Africa Occidentale sono state contagiate 28.646 persone. MSF è intervenuta impiegando fino a 4.000 operatori nazionali e 325 internazionali.

Il tifone Yolanda (Haiyan) delle Filippine nel 2013[modifica | modifica wikitesto]

A seguito della tragedia del tifone Yolanda che nel novembre 2013 sì è abbattuto con forza devastante sulle Filippine, Medici senza frontiere ha inviato, nell'immediatezza della catastrofe del Tifone Haiyan, le proprie équipe d'emergenza a Cebu accompagnate da 200 tonnellate di aiuti medici e logistici: kit medici, materiali per le visite mediche, vaccini contro il tetano, tende, kit igienici.[7]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Tifone Yolanda.

Emergenza Rohingya 2017[modifica | modifica wikitesto]

A seguito dell'esodo di massa dei Rohingya dal Myanmar verso il Bangladesh, MSF ha intensificato le sue operazioni nel distretto di Cox’s Bazar dove attualmente gestisce 15 cliniche, 3 centri sanitari di base e 5 ospedali[8]. All'inizio, più della metà dei pazienti venivano curati per lesioni legate alla violenza, ma presto sono emersi altri problemi di salute causati dal sovraffollamento e dalle scarse condizioni igieniche nei campi. Dall'agosto 2017 all'agosto 2018 le équipe di MSF hanno effettuato oltre 656 200 visite mediche.[9]

Uno studio retrospettivo sulla mortalità condotto da MSF a dicembre 2017 ha rivelato che almeno 6 700 Rohingya sono stati uccisi in Myanmar nel primo mese dopo lo scoppio delle violenze, tra loro 730 bambini al di sotto dei 5 anni.

Ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale (2015 - in corso)[modifica | modifica wikitesto]

Il 21 luglio 2019 MSF ha annunciato la ripresa delle attività nel Mediterraneo centrale con una nuova nave, la Ocean Viking, gestita in collaborazione con SOS Méditerranée. Il team di MSF a bordo è formato da 9 persone: un medico, due infermieri, un’ostetrica, un logista, un mediatore culturale, un responsabile per gli affari umanitari, un responsabile della comunicazione e un capoprogetto che coordina la squadra.

Dall’inizio delle attività in mare (2015), MSF ha contribuito a salvare oltre 80.000 vite, nel rispetto del diritto marittimo e internazionale, a bordo delle navi Aquarius, Bourbon Argos, Dignity, Prudence, Phoenix, Ocean Viking e attualmente con la Geo Barents[10].

Guerra in Yemen (2015 - in corso)[modifica | modifica wikitesto]

Dal 2015 in Yemen si svolge il più grande intervento di MSF in una zona di conflitto[11]. Nel gennaio 2019 ha lanciato l'allarme sulla situazione nello Yemen sud-occidentale dove migliaia di mine e altri ordigni esplosivi improvvisati, sparsi nelle strade e nei campi per impedire l'avanzata delle truppe di terra sostenute dalla coalizione guidata dall’Arabia saudita e dagli Emirati, minacceranno per decenni la vita dei civili[12].

Ebola in Repubblica Democratica del Congo (2018 – in corso)[modifica | modifica wikitesto]

Le équipe di MSF hanno intensificato le loro attività per contenere l’epidemia di Ebola nel Nord Kivu, nella Repubblica Democratica del Congo, dichiarata il 1º agosto 2018[13]. Si tratta della più grave emergenza Ebola mai registrata nel paese dalla scoperta del virus nel 1976 e della seconda peggiore epidemia di Ebola nella storia[14]. Si sta diffondendo in località urbane e aree isolate, difficili da raggiungere anche a causa del conflitto in corso.

Isole greche (2016 – in corso)[modifica | modifica wikitesto]

MSF lavora sulle isole di Lesbo e Samos per rispondere ai bisogni medico umanitari di rifugiati e migranti, in particolare provenienti da Afghanistan e Siria, che arrivano dalla vicina Turchia. L'intervento più grande si svolge sull'isola di Lesbo dove è attiva una clinica pediatrica e una di salute mentale per adulti a Mitilene. Il 10 giugno 2021 ha lanciato un rapporto sui 5 anni di lavoro nelle isole greche.

Covid-19 (2020 – in corso)[modifica | modifica wikitesto]

Dopo aver offerto la disponibilità alla task force del governo italiano a dare un supporto alla risposta al coronavirus, MSF ha iniziato a marzo un intervento nel lodigiano per supportare gli ospedali di Lodi, Codogno, Casalpusterlengo e Sant’Angelo Lodigiano, e nella Regione Marche per supportare le strutture per anziani.

Italia (1999 – in corso)[modifica | modifica wikitesto]

MSF lavora in Italia dal 1999, alternando progetti agli sbarchi, nei centri di accoglienza e negli insediamenti informali di diverse regioni, per fornire assistenza medica, umanitaria, psicologica e orientamento socio-sanitario a rifugiati e migranti, in collaborazione con le autorità italiane.

Afghanistan (1980 – in corso)[modifica | modifica wikitesto]

MSF opera in Afghanistan dal 1980. Nel 2022 l'organizzazione conta 5 progetti: un centro nutrizionale ad Herat, un progetto sulla tubercolosi a Kandahar, una maternità a Khost, un centro traumatologico a Kunduz mentre a Lashkar Gah supporta il pronto soccorso dell’ospedale di Boost.

Ucraina (1999 – in corso)[modifica | modifica wikitesto]

MSF è presente in Ucraina dal 1999, dal 2004 nella parte orientale del paese. Con lo scoppio della guerra nel 2022 MSF ha trasformato i suoi progetti regolari per HIV e tubercolosi in interventi di urgenza. Due treni sono stati adibiti a clinica d’urgenza - un vagone ha 5 posti di terapia intensiva - per il trasferimento di pazienti dalle zone di conflitto ai principali ospedali lontani dalla linea del fronte.

Campagne[modifica | modifica wikitesto]

In passato ha promosso le seguenti campagne:

Film[modifica | modifica wikitesto]

Dove bisogna stare[17], il film-documentario diretto da Daniele Gaglianone, scritto con Stefano Collizzolli, è stato prodotto da ZaLab in collaborazione con Medici Senza Frontiere. La pellicola è stata presentata alla 36ª edizione del Torino Film Festival ed è uscita nelle sale cinematografiche nel gennaio 2019.

Egoisti, film documentario sulla vita di 40 operatori umanitari di MSF. In Italia la voce narrante è di Stefano Accorsi (2020).

Presidenti internazionali[modifica | modifica wikitesto]

  • Rony Brauman (1991-1992)
  • Reginald Moreels (1992)
  • Rony Brauman (1992-1994)
  • Jacques De Milliano (1994-1995)
  • Doris Schopper (1995-1996)
  • Philippe Biberson (1996-1997)
  • Doris Schopper (1997-1998)
  • James Orbinski (1998-2000)
  • Morten Rostrup (2000-2003)
  • Rowan Gillies (2004-2006)
  • Christophe Fournier (2007-2010)
  • Unni Karunakara (2010-2013)
  • Joanne Liu (2013-2019)
  • Christos Christou (dal 2019)

Pubblicazioni e rapporti recenti (in italiano)[modifica | modifica wikitesto]

  • Le Ferite, Autori vari, Einaudi 2021, pp.152.
  • Intoccabili, Valerio La Martire, Gli specchi Marsilio 2017, pp. 144.
  • Noi non restiamo a guardare. Medici Senza Frontiere nel mondo. Lettere e testimonianze, Feltrinelli Serie Bianca 2012, pp. 170
  • L'altra faccia della terra, Monica Triglia, Strade Blu Mondadori 2011, pp. 162.
  • Intervenire a ogni costo?, Negoziati umanitari: l'esperienza di Medici senza frontiere, a cura di Magone C.; Neuman M.; Wiessman F. traduzione di Minute M.; Masolo P., Cooper 2011, pp. 239.
  • Dignità! Nove scrittori per Medici senza frontiere. Feltrinelli Serie bianca 2011, pp. 249.

Premi e Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

immagine del nastrino non ancora presente Seoul Peace prize
— 1996[18]
Premio Principe delle Asturie per la concordia (Spagna) - nastrino per uniforme ordinaria Premio Principe delle Asturie per la concordia (Spagna)
— 31 maggio 1991[19]
Philadelphia Liberty Medal (Stati Uniti d'America) - nastrino per uniforme ordinaria Philadelphia Liberty Medal (Stati Uniti d'America)
— 1991
Nansen Refugee Award (Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati) - nastrino per uniforme ordinaria Nansen Refugee Award (Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati)
— 1993

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ MSF International Financial Report 2016 (PDF), su msf.org.[collegamento interrotto]
  2. ^ a b c Storia, su medicisenzafrontiere.it, Medici senza frontiere. URL consultato il 13 gennaio 2023.
  3. ^ Bilancio 2017 MSF Italia, su medicisenzafrontiere.it. URL consultato il 28 novembre 2018 (archiviato il 29 novembre 2018).
  4. ^ Bilancio Internazionale MSF 2017 (PDF), su msf.org. URL consultato il 20 gennaio 2019 (archiviato il 29 luglio 2018).
  5. ^ Carlo Ciavoni, Dai Msf alla Caritas ecco il "mantello solidale", su repubblica.it, la Repubblica, 29 dicembre 2004. URL consultato l'8 gennaio 2018 (archiviato il 30 dicembre 2004).
  6. ^ (vedi per esempio Le Monde)
  7. ^ Filippine: risposta di MSF al tifone Haiyan, su medicisenzafrontiere.it. URL consultato il 30 aprile 2015 (archiviato dall'url originale il 17 giugno 2015).
  8. ^ Reportage de Le Iene su risposta emergenza Rohingya di MSF, su iene.mediaset.it. URL consultato il 28 novembre 2018 (archiviato il 28 novembre 2018).
  9. ^ Rohingya: a un anno dalla fuga vivono in campi terribili e in un limbo legale, su medicisenzafrontiere.it, 24 agosto 2018. URL consultato il 24 agosto 2018 (archiviato il 24 agosto 2018).
  10. ^ Sito su Search and Rescue di MSF, su searchandrescue.msf.org. URL consultato il 27 dicembre 2018 (archiviato il 22 dicembre 2018).
  11. ^ Yemen, nell'ospedale di Houdeida dove anche i medici italiani combattono per salvare le vittime della guerra, su Repubblica.it, 14 dicembre 2018. URL consultato il 19 dicembre 2018 (archiviato il 19 dicembre 2018).
  12. ^ Yemen, civili intrappolati tra le mine: un terzo dei feriti sono bambini, su tgcom24.mediaset.it. URL consultato il 15 gennaio 2019 (archiviato il 15 gennaio 2019).
  13. ^ Ebola, un centro per casi sospetti in Congo: nuovi focolai al confine con l'Uganda, su repubblica.it. URL consultato il 15 gennaio 2019 (archiviato il 15 gennaio 2019).
  14. ^ In Congo seconda peggiore epidemia Ebola, su ansa.it. URL consultato il 22 gennaio 2019 (archiviato il 23 gennaio 2019).
  15. ^ Novartis. Stop agli attacchi contro i farmaci generici, su medicisenzafrontiere.it. URL consultato il 28 aprile 2015 (archiviato dall'url originale il 2 febbraio 2014).
  16. ^ Stop Novartis, su archivio.medicisenzafrontiere.it, MSF, 24 agosto 2015. URL consultato il 9 febbraio 2018 (archiviato il 3 ottobre 2017).
  17. ^ Dove bisogna stare, su iodonna.it. URL consultato il 22 gennaio 2019 (archiviato il 22 gennaio 2019).
  18. ^ The Seoul Peace Prize Cultural Foundation Archiviato il 29 agosto 2013 in Archive.is.
  19. ^ Acta del Jurado

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN147153145 · ISNI (EN0000 0001 2190 2765 · LCCN (ENn80059486 · GND (DE5036803-5 · BNF (FRcb11877239d (data) · J9U (ENHE987007265745405171 · NDL (ENJA00367357 · WorldCat Identities (ENlccn-n99907748