Medici senza frontiere

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Premio Nobel
Nobel per la pace
1999
Medici senza frontiere
(FR) Médecins sans frontières
(AR) أطباء بلا حدود
MediciSenzaFrontiere.gif
Ginevra, sede di medici senza frontiere.JPG
Sede centrale a Ginevra.
AbbreviazioneMSF
TipoONG
Fondazione1971
FondatoreBernard Kouchner e altri 12[1]
ScopoPortare soccorso sanitario e assistenza medica nelle zone del mondo in cui il diritto alla cura non sia garantito
Sede centraleSvizzera Ginevra
Altre sedi4 (Parigi, Bruxelles, Barcellona, Amsterdam)
Area di azioneMondo Mondo
PresidenteCanada Joanne Liu
(dal giugno 2013)
Lingue ufficialifrancese, inglese, arabo
Impiegati36.482 (2017)
Sito web

Medici senza frontiere (abbreviato MSF, in francese Médecins sans frontières) è un'organizzazione internazionale non governativa, fondata il 22 dicembre 1971 a Parigi da medici e giornalisti, tra cui Bernard Kouchner. Essa si prefigge lo scopo di portare soccorso sanitario ed assistenza medica nelle zone del mondo in cui il diritto alla cura non è garantito.

Attività[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1971 MSF offre cure mediche nei contesti di crisi. In particolare le attività spaziano dalla risposta alle emergenze, come terremoti, tsunami e uragani, ai conflitti armati, come in Afghanistan o Iraq, dove vengono costruiti ospedali, supportati quelli esistenti o allestiti punti medici vicino alle linee del fronte.

I pazienti di MSF sono solitamente persone in fuga da guerre e povertà, gruppi etnici emarginati, malati affetti da patologie trascurate, persone intrappolate in aree urbane con alti tassi di violenza.

MSF interviene in caso di epidemie di morbillo, malaria, meningite, febbre gialla o colera curando i malati ed effettuando campagne di vaccinazione di massa. MSF gestisce inoltre programmi per l’HIV/AIDS e la tubercolosi, e cura le malattie tropicali dimenticate.

Il maremoto dell'Oceano Indiano del 2004[modifica | modifica wikitesto]

Paesi in cui Medici Senza Frontiere ha missioni in corso

In occasione della tragedia dello tsunami nel sud-est asiatico, il 29 dicembre 2004, 72 ore dopo che il violento tsunami del 26 dicembre aveva colpito il Sudest asiatico, i primi operatori umanitari di MSF avevano già raggiunto le zone maggiormente colpite.[2] Dopo una prima valutazione dei bisogni, MSF aveva deciso di concentrare le proprie azioni principalmente nella provincia di Aceh, a nord dell'isola di Sumatra, in Indonesia e lungo le coste settentrionali, orientali e meridionali dello Sri Lanka. All'indomani del maremoto, il 27 dicembre, MSF aveva lanciato una campagna di raccolta fondi straordinaria per raccogliere almeno 1,5 milioni di euro per avviare i primi soccorsi. MSF era consapevole del fatto che l'immediatezza dell'intervento avrebbe potuto fare la differenza nel salvare la vita a migliaia di persone.

In pochi giorni, MSF aveva già ricevuto oltre 90 milioni di euro a livello internazionale. Solo in Italia, erano stati raccolti 9 milioni di euro. Cifre che superavano i bisogni finanziari preventivati da MSF per fare fronte alle conseguenze dello tsunami: MSF, in quanto organizzazione di soccorso medico, era infatti intervenuta in un'ottica di risposta dell'emergenza umanitaria, e non in un'ottica di ricostruzione e sviluppo di lungo periodo, ambiti di competenza di altre organizzazioni.

Per questo motivo, con una decisione assai controversa e dibattuta in Italia e nel resto del mondo, MSF, già il 4 gennaio 2005, e cioè dopo soli 9 giorni dal maremoto, aveva annunciato la sospensione della raccolta fondi dedicata all'emergenza Tsunami. Un'iniziativa ampiamente riportata dai mass media italiani e da quelli del resto del mondo[3].

Nel luglio del 2017 MSF rifiuta di firmare il codice di comportamento chiesto dal Governo Italiano, volto a un maggior controllo e contrasto del traffico di esseri umani, con una decisione molto controversa.

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Terremoto e maremoto dell'Oceano Indiano del 2004.

Epidemia di Ebola in Africa Occidentale nel 2013-2014[modifica | modifica wikitesto]

La più grave epidemia di Ebola della storia è scoppiata il 26 dicembre 2013 quando un bambino di due anni si ammala a Meliandou, un remoto villaggio della Guinea. Durante l’epidemia di Ebola in Africa Occidentale sono state contagiate 28.646 persone. MSF è intervenuta impiegando fino a 4.000 operatori nazionali e 325 internazionali, di cui oltre 70 italiani.

Il tifone Yolanda (Haiyan) delle Filippine nel 2013[modifica | modifica wikitesto]

A seguito della tragedia del tifone Yolanda che nel novembre 2013 sì è abbattuto con forza devastante sulle Filippine Medici senza frontiere ha inviato, nell'immediatezza della catastrofe del Tifone Haiyan, le proprie équipe d'emergenza a Cebu accompagnate da 200 tonnellate di aiuti medici e logistici: kit medici, materiali per le visite mediche, vaccini contro il tetano, tende, kit igienici.[4]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Tifone Yolanda.

Emergenza Rohingya 2017[modifica | modifica wikitesto]

A seguito dell'esodo di massa dei Rohingya dal Myanmar verso il Bangladesh, MSF ha intensificato le sue operazioni nel distretto di Cox’s Bazar dove attualmente gestisce 15 cliniche, 3 centri sanitari di base e 5 ospedali[5]. All'inizio, più della metà dei pazienti venivano curati per lesioni legate alla violenza, ma presto sono emersi altri problemi di salute causati dal sovraffollamento e dalle scarse condizioni igieniche nei campi. Dall'agosto 2017 all'agosto 2018 le équipe di MSF hanno effettuato oltre 656 200 visite mediche.[6]

Uno studio retrospettivo sulla mortalità condotto da MSF a dicembre 2017 ha rivelato che almeno 6 700 Rohingya sono stati uccisi in Myanmar nel primo mese dopo lo scoppio delle violenze, tra loro 730 bambini al di sotto dei 5 anni.

Raccolta fondi[modifica | modifica wikitesto]

L'attività di Medici Senza Frontiere viene finanziata con donazioni. I proventi della sezione italiana vengono per il 96% da donazioni fatte da privati cittadini mentre il 4% da aziende e fondazioni. Nel 2017 sono stati 292.742 i sostenitori italiani dell'organizzazione[7].

A livello globale, sempre nel 2017, arrivano a 6,3 milioni i singoli donatori e istituzioni private (aziende e fondazioni) che hanno finanziato il 96% degli 1,53 miliardi di euro raccolti.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Fondata il 20 dicembre 1971, MSF nasce dalla fusione di due associazioni di medici e giornalisti francesi con alle spalle una duplice esperienza in emergenze umanitarie in Biafra e in Bangladesh. MSF ha due scopi principali: da un lato salvare vite umane, dall’altro raccontare e denunciare i contesti in cui lavora[8].

Attualmente MSF è costituita da cinque grandi sezioni operative in Belgio, Francia, Svizzera, Paesi Bassi e Spagna, da 3 associazioni regionali e 21 sezioni partner, tra cui quella italiana nata nel 1993, che partecipano al movimento con la gestione diretta di alcuni progetti e/o con attività di raccolta fondi, reclutamento degli operatori umanitari, informazione e sensibilizzazione dell’opinione pubblica.

Campagne[modifica | modifica wikitesto]

In passato ha promosso le seguenti campagne:

  • Stop Novartis[9] è stata lanciata per chiedere alla farmaceutica Novartis di rinunciare a una causa intentata contro il Governo Indiano che, se vinta, limiterebbe ulteriormente la disponibilità di farmaci economici e di qualità per i Paesi più poveri[10]. L'iniziativa rientra nella più generale "Campagna per l'accesso ai farmaci essenziali" di MSF.

Esponenti[modifica | modifica wikitesto]

L'infettivologo Carlo Urbani, morto nel marzo 2003 in Vietnam mentre si occupava dell'emergenza SARS, è stato membro e presidente di MSF Italia.

Pubblicazioni e rapporti recenti (in italiano)[modifica | modifica wikitesto]

  • Intoccabili, Valerio La Martire, Gli specchi Marsilio 2017, pp. 144.
  • Noi non restiamo a guardare. Medici Senza Frontiere nel mondo. Lettere e testimonianze, Feltrinelli Serie Bianca 2012, pp. 170
  • L'altra faccia della terra, Monica Triglia, Strade Blu Mondadori 2011, pp. 162.
  • Intervenire a ogni costo?, Negoziati umanitari: l'esperienza di Medici senza frontiere, a cura di Magone C.; Neuman M.; Wiessman F. traduzione di Minute M.; Masolo P., Cooper 2011, pp. 239.
  • Dignità!, Dignità! Nove scrittori per Medici senza frontiere. Feltrinelli Serie bianca 2011, pp. 249.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Premio Principe delle Asturie per la concordia (Spagna) - nastrino per uniforme ordinaria Premio Principe delle Asturie per la concordia (Spagna)
— 1991[11]
Nansen Refugee Award (Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati) - nastrino per uniforme ordinaria Nansen Refugee Award (Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati)
— 1993

Altre ONG "senza frontiere"[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Fondazione, su Medici senza Frontiere. URL consultato il 14 agosto 2017. V.anche la versione francese (con alcuni dettagli diversi): (FR) 1971 : La création de Médecins Sans Frontières, su Médecins sans frontières. URL consultato il 14 agosto 2017.
  2. ^ Carlo Ciavoni, Dai Msf alla Caritas ecco il "mantello solidale", la Repubblica, 29 dicembre 2004. URL consultato l'8 gennaio 2018 (archiviato il 30 dicembre 2004).
  3. ^ (vedi per esempio Le Monde)
  4. ^ Filippine: risposta di MSF al tifone Haiyan, su medicisenzafrontiere.it. URL consultato il 30 aprile 2015.
  5. ^ Reportage de Le Iene su risposta emergenza Rohingya di MSF, su iene.mediaset.it.
  6. ^ Rohingya: a un anno dalla fuga vivono in campi terribili e in un limbo legale, su medicisenzafrontiere.it, 24 agosto 2018.
  7. ^ Bilancio 2017 di Medici Senza Frontiere, su medicisenzafrontiere.it.
  8. ^ Storia di Medici Senza Frontiere sul sito msf.it, su medicisenzafrontiere.it.
  9. ^ http://www.medicisenzafrontiere.it/, STOP Novartis, su medicisenzafrontiere.it. URL consultato il 28 aprile 2015.
  10. ^ Stop Novartis, MSF, 24 agosto 2015. URL consultato il 9 febbraio 2018 (archiviato il 24 agosto 2015).
  11. ^ Acta del Jurado

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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