Giorgio Caproni

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« Tonica, terza, quinta,
settima diminuita.
Resta dunque irrisolto
l'accordo della mia vita? »
(G. Caproni, Cadenza, 1972)
Giorgio Caproni

Giorgio Caproni (Livorno, 7 gennaio 1912Roma, 22 gennaio 1990) è stato un poeta, critico letterario e traduttore italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Periodo livornese[modifica | modifica wikitesto]

Giorgio Caproni nasce a Livorno il 7 gennaio del 1912. È probabile che la famiglia Caproni abbia ascendenze germaniche e che un lontano parente, Bartolomeo Caproni, lo zi' Meo, fosse un “contadino e consulente linguistico” del Pascoli. Il padre di Giorgio, Attilio, figlio di un sarto che aveva fatto il garibaldino, era nato a Livorno e lavorava come ragioniere nella ditta dei Colombo, importatori di caffè: era un appassionato di musica “amava la Scienza con la S maiuscola. Il suo Dio, se così posso dire, era la Ragione, sempre con la R maiuscola. In materia di religione il suo atteggiamento era quello di un'assoluta indifferenza. La madre, Anna Picchi, “figlia di Gaetano Picchi, guardia doganale ed “ebanista” a tempo perso, e di Fosca Bettini, frequentò da ragazza il Magazzino Cigni, una delle case di moda allora in auge a Livorno […]. Fu donna d'ingegno fino e di fantasia, sarta e ricamatrice abilissima, suonatrice di chitarra, ecc. Amava molto frequentare i “circoli” e ballare”[1].

Gli anni tra il 1915 e il 1921 sono “anni di lacrime e miseria nera”: “dopo il richiamo alle armi di mio padre […] capitombolammo in via Palestro, in coabitazione con la bellissima Italia Bagni nata Caproni e suo marito Pilade, massone e bestemmiatore di professione nonché barbiere dirimpetto allo Sbolci, arcifamoso fra gli scaricatori per i suoi fulminanti ponci al rhum”[2]. Caproni impara a leggere da solo, a quattro anni, sulle pagine del “Corriere dei Piccoli”, frequenta l'Istituto del Sacro Cuore “dove feci la prima e la seconda elementare tra i mi rallegro di Suor Michelina, lei minacciandomi ogni volta di levarmi il distintivo di guardia d'onore”; “le suore mi riempivano di santini. Erano molto affettuose. Ma il buon Dio che cercavano di farmi amare passava su di me come l'acque su una pietra dura”. Frequenta la terza elementare alle comunali Gigante “dove il maestro Melosi, sadicamente, si divertiva a farmi piangere sul De Amicis[3]. Al termine della prima guerra mondiale la famiglia si trasferisce nella casa più grande di via de' Lardarelle. Proprio a proposito della guerra Caproni ha scritto “anni duri in cui non ancora decenne vidi ammazzare la gente per la strada”[3]. Rievoca poi con nostalgia le passeggiate domenicali con il padre “Erano i tempi in cui mio padre Attilio, ragioniere, mi portava con mio fratello Pier Francesco agli Archi in aperta campagna, o – se d'estate – ai Trotta o ai famosi bagni Pancaldi, quando addirittura, un po' in treno e un po' in carrozza, non ci spingevamo fino a San Biagio nella tenuta di Cecco, allevatore e domatore di cavalli, bravissimo in groppa ai più focosi”[3]. Col padre si reca al teatro degli Avvalorati dove vede Mascagni dirigere la Cavalleria Rusticana. È affascinato dai terni e sogna di fare il macchinista “con mio fratello trascorrevo ore, nei nostri liberi pomeriggi livornesi, sul cavalcavia nei pressi dell'acqua della Salute, gli occhi incantati sul rettifilo del binario dove, fra poco, o come per prodigio, sarebbe apparso il direttissimo delle 16 e 17 o il rapido (l'espresso, si diceva, allora) tutto vagoni-letto delle 19, che fascinosamente veniva chiamato Valigia delle Indie[4]. A testimonianza di questa passione, un trenino elettrico Rivarossi resterà per sempre in bella vista nel suo studio e con i suoi allievi, a scuola, userà i trenini per farli imparare giocando. Precoci le prime letture “a Livorno, quando ancora facevo la seconda elementare, scoprii fra i libri di mio padre un'antologia dei cosiddetti Poeti delle origini (i Siciliani, i Toscani). Chissà perché mi misi a leggerli con gusto, insieme con il “Corriere dei piccoli)”. Risale a questi anni anche il primo incontro con la Commedia dantesca che il padre comprava a dispense in “edicola, nella edizione Nerbini di Firenze con le splendide illustrazioni di Doré”. È probabile che già a Livorno, Caproni abbia preso quello che chiama “il baco della letteratura”[5] e abbia scritto il primo tentativo i racconto (“un racconto sul diavolo”, intitolato Leggenda montanina, ancora conservato fra le sue carte). Del suo carattere malinconico già mostratosi durante l'infanzia “ero un ragazzaccio, sempre in mezzo alle sassaiole, quando non me ne restavo incantato o imbambolato. Non ero molto allegro: tutto “mi metteva veleno” in partenza: mi noleggiavo per un'ora la barca o la bicicletta, e già vedevo quell'ora finita”. Ne soffrivo in anticipo la fine”.

A proposito di Livorno scriverà: “esisterà sempre, finché esisto io, questa città, malata di spazio nella mia mente, col suo sapore di gelati nell'odor di pesce del Mercato Centrale lungo i Fossi e con l'illimitato asfalto del Voltone (un'ellisse contornata di panchine bianche e in mezzo due monumenti alle cui grate di ferro sul catrame io potevo vedere, sotto il piazzale immenso schiacciando ad esse il viso fino a sentire il sapore invernale del metallo l'acqua lucidamente nera transitata dai becolini pieni di seme di lino”[6].

Periodo genovese[modifica | modifica wikitesto]

1922-1929[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la nascita della terza figlia, Marcella, nel marzo del 1922 i Caproni, dopo una breve sosta a La Spezia, si trasferiscono a Genova, dove il padre, rimasto senza lavoro in seguito al fallimento della sua ditta, era stato assunto dall'azienda conserviera Eugenio Cardini, con sede nel palazzo Doria. Ecco alcune delle parole scritte da Caproni per salutare la sua città natale: “Mentre l'ultima bandiera rossa s'ammainava in fiamme in via del Corallo, o lungo via del Riseccoli [oggi via Palestro] e viale Emilio Zola pieno di ghiande e di polvere, in carrozza me ne andai per sempre alla ferrovia. E da quel giorno Livorno non la rividi più, vidi per l'ultima volta dal finestrino i prati rigati dai sentieri fra il trifoglio quasi neri degli Archi e il camposanto dei Lupi, dove erano sotterra i miei nonni”. A Genova la famiglia Caproni abita in via S.Martino e poi in Via Michele Novaro, piazza Leopardi e via Bernardo Strozzi: "La città più mia, forse, è Genova. Là sono uscito dall'infanzia, là ho studiato, son cresciuto, ho sofferto, ho amato. Ogni pietra di Genova è legata alla mia storia di uomo. Questo e soltanto questo, forse, è il motivo del mio amore per Genova, assolutamente indipendente dai pregi in sé della città. Ed è per questo che da Genova, preferibilmente, i miei versi traggono i loro laterizi". Tra gli hobbies più curiosi coltivati in questi anni è da rilevare la passione per l'allevamento di piccoli rettili (tritoni, salamandre, lucertole). Finisce le elementari alla scuola Pier Maria Canevari e frequenta le complementari alla Regia Scuola Tecnica Antoniotto Usodimare, studiando contemporaneamente violino e composizione all'Istituto musicale Giuseppe Verdi, in Salita Santa Caterina (ottiene anche una medaglia d'oro per il solfeggio), dove si diploma nel 1925. Proprio studiando composizione Caproni racconta di avere scritto per la prima volta dei versi: "Da ragazzo studiavo armonia musicale, tentavo di comporre dei corali a quattro voci. Normalmente al tenore si affidano dei versi, che io attingevo dai classici più musicabili e piani, come Poliziano, Tasso o Rinuccini, finché un giorno mi accorsi che il mio maestro - questi versi - non li leggeva nemmeno. Da allora mi feci vincere dalla pigrizia e cominciai a scriverne di miei. È così che ho iniziato; poi il musicista è caduto ed è rimasto il paroliere, ma non è un caso che tutto questo sia accaduto a Genova, città di continua musicalità per il suo vento. Andavo al ponte dell'Alba, dove alla ringhiera ci sono dei dischi che fischiano una musica straordinariamente moderna. I miei versi sono nati in simbiosi con il vento". Tra le prime letture vanno annoverate Schopenhauer, Verne, Machado, Lorca e una passione per i film di Francesca Bertini.

1930-1932[modifica | modifica wikitesto]

All'età di diciotto anni, Caproni abbandona le ambizioni di violinista, dopo aver molto faticato sul bellissimo violino Candi, prestatogli dal maestro Armando Fossa: «Ormai ero un giovanotto. Studiavo di giorno e la notte suonavo nell'orchestra di una balera. Le canzoni in voga erano "Noi che siamo le lucciole", "Adagio, Biagio"...Intendiamoci: suonavo anche nelle opere. Violino di prima fila. Tutti dicevano che avevo un brillante avvenire. Ma una sera, chiamato a sostituire il primo violino in un a solo della Thaïs di Massenet, me la cavai abbastanza bene, però ebbi un'emozione tale che capii di non essere tagliato per quella professione. E a casa spezzai lo strumento. Avevo diciotto anni». Per quanto riguarda i suoi interessi letterari invece: "Fino a diciott'anni non sono stato che un solitario studente di violino, alle prese con l'Alare o il Mazas o il Kreutzer, e di letteratura altro non ho saputo che quella imparata a scuola o comprata sulle solite bancarelle. Non solo: ma anche quando mi decisi a sotterrare, per scrivere i primi versi, il piccolo feretro nero della mia prima illusione, amorosamente portato sotto il braccio per tanti anni, nemmeno allora mi introdussi nel cosiddetto mondo letterario, ammesso che a Genova ne esistesse, in quel torno di tempo, uno." I suoi amici abituali di allora sono il poeta e critico Tullio Cicciarelli, poi giornalista al «Lavoro», il futuro critico teatrale e regista Giannino Galloni, e soprattutto compagni di studio di violino (Ferdinando Forti, Adello Ciucci, con il quale compie molte letture). Scrive intanto, e copia a macchina la domenica nello «scagno» del padre in piazza della Commenda, le prime poesie, «vagamente surrealiste, o forse futuriste», influenzato dalle pagine dell'«Italia letteraria» («i versi furono per me il surrogato della musica tradita»). Si impiega presso lo studio dell'avvocato Colli, in via XX Settembre, dove scopre e sottrae l'Allegria di Ungaretti, «vero e proprio sillabario» poetico: «M'insegnava infatti a ritrovare in casa nostra il sapore perduto della grande - semplice - poesia parola per parola, silenzio per silenzio, e non unicamente sulle pagine rubate che mi stavan sott'occhio, ma anche, chissà per quale contagio (ed è la più grande lezione che mai abbia appreso da un nostro poeta contemporaneo) sulle pagine che già credevo d'aver letto di altri grandi poeti antichi e moderni, che ora invece (dopo la scansione dell'Allegria) mi pareva non di rileggere, ma di leggere per la primissima volta, e con una partecipazione intima che prima non m'ero sognata». Risale a questo periodo anche l'incontro con gli Ossi di seppia montaliani, comprati su una bancarella nell'edizione Ribet del 1928: "M'incontrai per la prima volta con Ossi di seppia intorno al '30, a Genova, e subito quelle pagine m'investirono con tale energia [...] da diventar per sempre parte inseparabile del mio essere, alimento e sangue della mia vita, indipendentemente e al di sopra dei riflessi, benefici o malefici, che tale poesia ha potuto avere sui pochi e poveri versi che ho scritto. | Montale ha per me il potere della grande musica, che non suggerisce né espone idee, ma le suscita in una con l'emozione profonda, e posso dire ch'egli è uno dei pochissimi poeti d'oggi che in qualche modo sia riuscito ad agire sulla mia percezione del mondo". Legge poi Cardarelli, i poeti della «Riviera ligure», Ceccardo Roccatagliata Ceccardi, Giovanni Boine, Mario Novaro e soprattutto Camillo Sbarbaro, incontrato anche su «Circoli», di cui Caproni diventa assiduo lettore. Invia alcune poesie proprio alla rivista «Circoli che però vengono respinte da Adriano Grande con parole non troppo incoraggianti "Egregio Signore, la poesia è fatta per tre quarti di pazienza. Abbia molta pazienza e aspetti". Anche da questi rifiuti nasce l'esigenza di una «risillabazione» della propria poesia, perseguita con un singolare sguardo all'indietro: «ho sentito il bisogno di riimmergermi nella tradizione, dopo tante invenzioni lambiccate e incomprensibili. E siccome la cura doveva essere radicale, ho scelto, per iniziare questo viaggio all'indietro, il Carducci, ossia il poeta che mi era più antipatico. E così parecchi hanno detto, ma quasi sempre dietro mia indicazione, che c'è in me un che di carducciano (del Carducci "macchiaiolo" naturalmente). Comunque, Carducci a parte, le mie vere fonti sono i poeti delle origini, dai siciliani ai toscani prima di Cavalcanti: poeti che usavano una lingua in fondo ancora inesistente, e quindi dura, spigolosa, non addomesticata a ritmi cantabili». Al 1932 Caproni ha sempre fatto risalire il proprio vero esordio poetico.

Periodo romano[modifica | modifica wikitesto]

Biografia sommaria[modifica | modifica wikitesto]

All'età di dodici anni lasciò Livorno e compì i primi studi a Genova, frequentando in seguito i corsi di violino e composizione al Conservatorio e conseguendo privatamente l'abilitazione magistrale. Scrisse i suoi primi versi inviandoli alle varie riviste genovesi. Le prime raccolte, Come un'allegoria (nel 1936) e Ballo a Fontanigorda (nel 1938), escono per l'editore genovese Emiliano degli Orfini. Nel 1939, dopo un breve periodo a Pavia, si trasferisce a Roma, dove abiterà per tutta la vita, pur trascorrendo le estati a Loco di Rovegno, dove aveva insegnato in gioventù e conosciuto Rina Rettagliata, la compagna della vita e moglie dal 1937. Dal settembre 1933 all'agosto 1934 compì il servizio militare nel 42º reggimento fanteria di stanza a Sanremo. Dopo essere stato richiamato alle armi, nel giugno 1940 fu inviato a combattere la fulminea campagna di Francia, che molti anni dopo avrà a definire «un capolavoro di insensatezza»[7]. Tale esperienza lo condusse in una fase di profonda riflessione e ripensamento, che però non gli impedì di esprimersi con toni celebrativi verso il regime in alcuni articoli pubblicati nella rivista Augustea tra il 1938 e il 1940. L'8 settembre 1943 si trovava a Loco. Posto di fronte all'eventualità di arruolamento nelle brigate della Repubblica di Salò preferì entrare nella Resistenza, attiva in Val Trebbia, svolgendo, come commissario del Comune di Rovegno, compiti essenzialmente civili. Fu per molti anni maestro elementare, iniziando a Casorate Primo la sua esperienza di insegnamento.

Dal 1939 visse con la moglie Rina a Roma, dove collaborò a diversi giornali e riviste con le sue poesie ma anche con saggi critici, racconti e traduzioni. La raccolta Il passaggio di Enea raccoglie tutte le sue poesie pubblicate fino al 1956 e riflette la sua esperienza di combattente durante la Seconda guerra mondiale e la Resistenza e raccoglie le poesie delle raccolte precedenti.

È sepolto con la moglie Rina nel cimitero di Loco di Rovegno.

La poetica[modifica | modifica wikitesto]

Nella sua poesia canta soprattutto temi ricorrenti (Genova, la madre e la città natale, il viaggio, il linguaggio), unendo raffinata perizia metrico-stilistica a immediatezza e chiarezza di sentimenti. Nel corso della sua produzione Caproni procede sempre maggiormente verso l'utilizzo di una forma metrica spezzata, esclamativa, che rispecchia l'animo del poeta alle prese con una realtà sfuggente impossibile da fissare con il linguaggio. Questo stile è evidente anche nell'impiego della forma classica del sonetto, impiegato in forma "monoblocco", ovvero senza divisioni strofiche. Caproni spezza la regolarità e il ritmo del sonetto utilizzando rime interne, enjambements, una sintassi spesso franta e il ricorso a interiezioni.[8][9]. L'ultima fase della sua poesia (da Il muro della terra in poi) insiste sul tema del linguaggio come strumento insufficiente e ingannevole, inadeguato a rappresentare la realtà:

« Buttate pure via

ogni opera in versi o in prosa.
Nessuno è mai riuscito a dire
cos’è, nella sua essenza, una rosa »

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

La tomba del poeta Caproni e della moglie a Loco di Rovegno

All'inizio del XXI secolo la Provincia di Genova ha istituito il Parco Culturale "Giorgio Caproni", con sede a Montebruno. Uno dei luoghi interessati è il Sentiero Poetico Giorgio Caproni a Fontanigorda (GE), il paesino cantato dal poeta in una delle sue prime raccolte e distante solo un paio di chilometri dal luogo (Loco di Rovegno) nel quale il giovane Caproni insegnò alle Elementari tornato dal fronte.

A Livorno, una targa posta in Corso Amedeo l'11 novembre 2007[10] ricorda il luogo in cui Giorgio Caproni nacque

« Qui nacque Giorgio Caproni
Poeta delicato e forte come la città
che lo vide nascere »

Inoltre, sempre nella città natale, il 14 febbraio 2009 gli è stata intitolata una piazza del centro, in via Maggi, zona Piazza Cavour.

A Fontanigorda, paesino dell'entroterra genovese, il 12 agosto 2009 è stato inaugurato il centro culturale Giorgio Caproni. Il centro è stato aperto a cura dell'associazione di gemellaggio fra Fontanigorda e Saint-Maime. La località della Val Trebbia fu cara al poeta che nel 1938 le dedicò una delle sue prime opere "Ballo a Fontanigorda" e a pochi passi dal borgo si trova la passeggiata sul "sentiero di Caproni".

Attività di traduttore[modifica | modifica wikitesto]

Caproni è stato un fine traduttore dal francese (e più raramente da altre lingue). In particolare si ricordano le sue traduzioni di Il tempo ritrovato di Marcel Proust, I fiori del male di Charles Baudelaire, Morte a credito di Louis-Ferdinand Céline, Bel Ami di Guy de Maupassant, La mano mozza di Blaise Cendrars, Il silenzio di Genova e Non c'è paradiso di André Frénaud, Nostra Signora dei Fiori, Miracolo della rosa, Querelle di Brest, Pompe funebri, Diario del ladro, Le serve, Il balcone, Sorveglianza speciale e I paraventi di Jean Genet, Max e Moritz di Wilhelm Busch, L'educazione sentimentale (versione del 1845) di Gustave Flaubert, poesie di Guillaume Apollinaire, Federico García Lorca, René Char. Alcune sue traduzioni poetiche sono state raccolte in Quaderno di traduzioni, a cura di Enrico Testa, con prefazione di Pier Vincenzo Mengaldo (Einaudi, 1998), su progetto dello stesso Caproni, che dichiarò di non aver «mai fatto differenza, o posto gerarchie di nobiltà, tra il mio scrivere in proprio e quell'atto che, comunemente, viene chiamato tradurre».[11]

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • Racconta Antonio Debenedetti che, quando Giorgio Caproni era impegnato nella traduzione di Le Temps Retrouvé (volume finale della Recherche proustiana) per Einaudi, ebbe delle perplessità sul significato di alcune frasi e fu invitato a rivolgersi - dallo stesso committente della traduzione - a Giacomo Debenedetti (padre di Antonio e considerato allora il massimo esperto di Marcel Proust), il quale gli accordò il favore a patto che Caproni desse lezioni private a suo figlio affinché recuperasse l'anno scolastico perduto.
  • Amico stimato di Pier Paolo Pasolini, Giorgio Caproni nel 1975 prese parte al suo ultimo film Salò o le 120 giornate di Sodoma, doppiando l'attore non professionista Giorgio Cataldi nel ruolo dello spietato, apatico e lunatico Monsignore.
  • Statale 45. Io, Giorgio Caproni è il titolo di un film scritto, diretto e interpretato dall'attore Fabrizio Lo Presti dedicato a Caproni. Nato come cortometraggio per la partecipazione a un concorso indetto dalla provincia di Genova nel 2006, ottenuta la menzione d'onore e sollevati pareri positivi da parenti e amici di Caproni, è diventato lungometraggio nello stesso anno. Il risultato finale è una docufiction prodotta da Les Films Du Caniveau in collaborazione con la comunità montana della Val Trebbia, nella quale i figli del poeta, Silvana e Attilio Mauro, recitano nel ruolo di se stessi.
  • Il cappotto di lana è il titolo di un cortometraggio di finzione, diretto da Luca Dal Canto, dedicato al poeta labronico e realizzato in occasione del Festival Caproni organizzato a Livorno nel dicembre 2012. Frutto della fantasia degli sceneggiatori, il corto è stato uno dei film brevi italiani più premiati in Festival nazionali e internazionali di cinema indipendente nel 2013 con 48 selezioni ufficiali e 16 premi.
  • Nel 2012 è uscito un disco in vinile per sola voce, edito da Tarzan Records dove Giovanni Succi, cantante italiano del gruppo Bachi da Pietra, rilegge l'ultima opera di Caproni, Il conte di Kevenhuller.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ F.Camon
  2. ^ Il Telegrafo
  3. ^ a b c Rassegna della Letteratura italiana
  4. ^ Il macchinista
  5. ^ La Fiera Letteraria
  6. ^ Italia socialista
  7. ^ C. D’Amicis, Caproni, in l’Unità, 21 agosto 1995
  8. ^ Raffaella Scarpa, Sintassi e respiro nei sonetti di Giorgio Caproni, Alessandria, Edizioni dell'Orso, 2004.
  9. ^ Iris Chionne, Le musicien en vers : La poésie de Giorgio Caproni (1912-1990), Paris, PU Paris-Sorbonne 2013.
  10. ^ Comune di Livorno - Rete civica livornese - Caproni e Livorno
  11. ^ In Premio città di Monselice per una traduzione letteraria, Monselice, 1974, p. 22.

Bibliografia delle opere (parziale)[modifica | modifica wikitesto]

Poesia[modifica | modifica wikitesto]

  • Come un'allegoria (1932-1935), 1936
  • Ballo a Fontanigorda, 1938
  • Finzioni, 1941
  • Cronistoria, 1943
  • Stanze della funicolare, 1952
  • Il passaggio di Enea. Prime e nuove poesie raccolte, 1956
  • Il seme del piangere, 1959
  • Congedo del viaggiatore cerimonioso e altre prosopopee, 1965
  • Il Terzo libro e altre cose, 1968
  • Il muro della terra, 1975
  • Erba francese, 1979
  • Il franco cacciatore, 1982
  • Versicoli del controcaproni, 1969 e seguenti, inediti
  • Tutte le poesie, 1983
  • Il Conte di Kevenhüller, 1986
  • Allegretto con Brio, 1988
  • Res amissa (postumo), a cura di Giorgio Agamben, 1991
  • L'opera in versi, a cura di Luca Zuliani, 1998
  • Quaderno di traduzioni, a cura di Enrico Testa, 1998
  • Allegria, 1986

Narrativa[modifica | modifica wikitesto]

  • Il labirinto, Milano, Garzanti, 1984
  • Frammenti di un diario (1948-1949), 1995
  • La valigia delle Indie e altre prose, 1998
  • Racconti scritti per forza, a cura di Adele Dei, 2008

Critica e saggi letterari[modifica | modifica wikitesto]

  • La scatola nera, a cura di Giovanni Raboni, 1996
  • Era così bello parlare. Conversazioni radiofoniche, prefazione di Luigi Surdich, 2004
  • Giudizi del lettore. Pareri editoriali, 2006
  • Una poesia indimenticabile. Lettere 1936-1986 (con Carlo Betocchi), a cura di Daniele Santero, prefazione di Giorgio Ficara, 2007

Articoli e Interviste[modifica | modifica wikitesto]

  • Giorgio Caproni, La Fiera Letteraria, Milano, 1975.
  • Giorgio Caproni, Rassegna della Letteratura italiana, Pisa, Le Lettere, 1981.
  • Giorgio Caproni, Il macchinista, 1959.
  • Giorgio Caproni, Italia socialista, 1948.
  • Ferdinando Camon, Il mestiere dei poeta, Garzanti, 1982.
* Giorgio Caproni, Il Telegrafo, 1976.

Bibliografia della critica[modifica | modifica wikitesto]

  • Angela Barbagallo, La poesia dei luoghi non giurisdizionali di Giorgio Caproni, Foggia, Bastogi, 2002
  • Antonio Barbuto, Giorgio Caproni. Il destino d'Enea, Roma, Edizioni dell’Ateneo & Bizzarri, 1980
  • Daniela Baroncini, Caproni e la poesia del nulla, Pisa, Pacini, 2002
  • Ferdinando Camon, Il mestiere di poeta, Milano, Garzanti, 1982 (I ed. 1965)
  • Adele Dei, Giorgio Caproni, Milano, Mursia, 1992
  • Giorgio Devoto e Stefano Verdino (a cura di), Per Giorgio Caproni, Genova, San Marco dei Giustiniani, 1997
  • Eugenio De Signoribus (a cura di), Nell'opera di Giorgio Caproni, Urbania, Istmi, 1999
  • Biancamaria Frabotta, Giorgio Caproni. Il poeta del disincanto, Roma, Officina, 1993
  • Giuseppe Leonelli, Giorgio Caproni. Una guida alla lettura di un grande poeta del Novecento, Milano, Garzanti, 1997
  • Andrea Malaguti, La svolta d'Enea. Retorica ed esistenza in Giorgio Caproni (1932-1956), Genova, Il Melangolo, 2008
  • Francesca Palmas, La poesia dell'assurdo di Giorgio Caproni, in "Otto/Novecento", a. XXXIV, n. 3, settembre / dicembre 2010, pp. 161-172.
  • Franco Pappalardo La Rosa, Viaggio alla frontiera del non essere. La poesia di Giorgio Caproni, Alessandria, Edizioni Dell’Orso, 2006
  • Luigi Surdich, Giorgio Caproni. Un ritratto, Genova, Costa & Nolan, 1990
  • Michela Baldini, Giorgio Caproni bibliografia delle opere e della critica (1933-2012), Pontedera, Bibliografia e Informazione, 2013

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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