Giacomo Noventa

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Giacomo Noventa

Giacomo Noventa, pseudonimo di Giacomo Ca' Zorzi (Noventa di Piave, 31 marzo 1898Milano, 4 luglio 1960), è stato un poeta e saggista italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Terzo di cinque figli (Antonio, Maria Antonietta, Guido, Jolanda), Giacomo Noventa nacque da Antonio Ca' Zorzi e Emilia Ceresa, una famiglia benestante di possidenti terrieri. Il nonno, Antonio Ca' Zorzi, era stato il primo sindaco di Noventa di Piave. Il padre fu uno dei protagonisti della bonifica del Basso Piave.

Frequentò le scuola elementari a Noventa di Piave e San Donà di Piave e poi il ginnasio al "Marco Foscarini" di Venezia, che lasciò per via del suo carattere indisciplinato. Nel 1912-1915 frequentò una scuola a Udine dalla quale fuggì nel 1915 per tentare di arruolarsi volontario nella prima guerra mondiale. Venne respinto perché non aveva raggiunto l'età minima, ma ritornò e si arruolò l'anno successivo al compimento dei diciotto anni.
Alla fine della guerra, con la casa di Noventa di Piave prima occupata dalle truppe austroungariche e poi rasa al suolo dai bombardamenti inglesi, si stabilì con la famiglia a Venezia e alternò soggiorni con Torino, dove finì gli studi scolastici e si iscrisse alla facoltà di Giurisprudenza. A questo periodo risalgono le sue prime poesie.

Nel 1923 si laureò all'Università di Torino in filosofia del diritto con la tesi Ricerche sulla forma migliore di governo. A Torino conobbe la sua futura moglie, Franca Reynaud e frequentò fra gli altri Ada e Piero Gobetti, con il quale ebbe un rapporto politico e culturale complesso, Mario Soldati, Giacomo Debenedetti e Carlo Levi. Agli anni torinesi e successivi risale la prima stesura del Castogallo, un poema eroicomico scritto in collaborazione con Soldati. Con Debenedetti, nel 1925, si recarono a Trieste per incontrare Umberto Saba.

Fra il 1926 e il 1929 soggiornò a lungo in Francia: in Savoia lavorò con Soldati alla stesura del Castogallo. A Parigi, dove visse a più riprese, incontrò Jacques Maritain. Dal 1930 al 1932 si stabilì in Germania, prima a Heidelberg, dove tentò di conseguire una seconda laurea e dove conobbe Clara Lotte Fuchs che divenne la sua compagna nel periodo tedesco, poi a Marburgo, Vienna e Weimar. Nel 1932, dopo un breve soggiorno a Barcellona, rientrò a Torino dove venne arrestato nell'ottobre dello stesso anno in occasione della visita di Mussolini, ma rilasciato subito dopo.

A Torino ritrovò Franca, con la quale si sposarono nell'aprile del 1933. Con la moglie tornò nuovamente a Parigi e da lì a Londra dove nacque il loro promo figlio Alberto. Ritornato a Parigi, nel 1934 soggiornò anche in Piemonte (incontro con Benedetto Croce) e a Firenze, dove redasse A proposito di un traduttore di Heine, che fu pubblicato nella rivista Solaria. Sempre a Firenze nacque la seconda figlia, Emilia, e conobbe i fratelli Carocci. Dopo un breve soggiorno parigino, nel 1935 Noventa rientrò a Torino e poi Firenze. Su Solaria comparvero i primi capitoli di Principio di una scienza nuova. Sospetto antifascista, venne nuovamente arrestato e rilasciato dopo 25 giorni.

Nel 1936 scrisse una sceneggiatura cinematografica, ma il progetto di film non vide la luce per mancanza di fondi. Lo stesso anno, a Firenze, fondò e diresse insieme a Alberto Carocci, la rivista La Riforma Letteraria, il cui ultimo numero uscì nel settembre 1939, e che si connotò subito come una rivista fortemente polemica contro la cultura del tempo. La rivista raccolse diverse poesie e saggi. Vari giovani collaborano alla rivista, fra i quali Geno Pampaloni, Giampiero Carocci, Franco Fortini, Giorgio Spini, e Valentino Bucchi.

Nel 1938 nacque il terzo figlio, Antonio. Nel novembre 1939 fu nuovamente arrestato e confinato a Noventa di Piave. Dopo un breve periodo in cui gli fu vietato di risiedere in città universitarie, Noventa si trasferì a Milano, ma nel 1940 fu richiamato nell'esercito e mandato a Piombino. L'anno successivo fu sospeso dal servizio in quanto sospetto antifascista.

Iniziò un periodo di spostamenti fra Venezia, la Versilia, Firenze, Cortona e Roma, dove visse sotto falso nome e sfuggì a un arresto. Frequentò in questo periodo Carlo Levi, Pietro Pancrazi, Mario Soldati, e gli esponenti del PCI Renato Guttuso e Celeste Negarville.

Dopo la guerra svolse un'intensa attività politica e pubblicistica, aderendo prima al Partito Liberale Italiano alla sua nascita nel 1947, dal quale uscì quasi subito, e poi al Partito Socialista Unitario e Unità Popolare, con la quale si candidò senza successo alle elezioni del 1953. Nel 1946 fondò il settimanale La Gazzetta del Nord, di cui fu il principale autore e che durò fino al 1947, quando, trasferito da Venezia a Torino, incominciò la collaborazione con il settimanale di area socialista Mondo Nuovo e, successivamente, con altre testate della stessa area politica. In questo periodo conobbe anche Adriano Olivetti e iniziò la collaborazione con le Edizioni di Comunità.

Nel 1954 si trasferì a Milano dove continuò la collaborazione con Comunità. Nel 1956 uscì la prima edizione di Versi e Poesie che lo stesso anno vinse il premio Viareggio. Nel 1958 uscì, presso Il Saggiatore, Il Vescovo di Prato e nel 1960 il Saggiatore pubblicò Nulla di nuovo che raccoglie Principio di una scienza nuova e i Manifesti del classicismo. Sempre per i tipi de il Saggiatore uscì anche Gott mit uns, con scritti di Noventa, Antonello Trombadori e disegni di Renato Guttuso. Noventa morì a Milano il 4 luglio 1960 di un tumore cerebrale.

Poetica[modifica | modifica wikitesto]

La produzione letteraria di Giacomo Noventa è equamente ripartita tra saggistica (molto vivace e polemica) e poesia (dialettale). Il giudizio d'insieme dei critici oscilla tra le opposte posizioni di chi, come Geno Pampaloni, valorizza soprattutto gli esiti della poesia del Noventa che, a suo giudizio, «sta solitaria nel panorama della poesia italiana contemporanea (...) per l'integrità romantica dell'esperienza umana che sostiene il suo canto» ed è «la voce di una coscienza libertaria e religiosa in cui non si è spenta l'eco della grandezza dell'uomo» [1] e chi al contrario, come Giorgio Bàrberi Squarotti, apprezza piuttosto la prosa vivace e bizzarra del «polemista improvviso, rapido, pronto, facile alle impennate», il quale «realizza le sue pagine migliori quando riesce a esprimere l'asistematicità brillante e stravagante dei suoi gusti sul fondo di nostalgia romantica, che resta la sua aspirazione segreta.» [2]. Come di solito accade, una valutazione equilibrata dello stesso Pampaloni tende a una sintesi delle due tesi estreme, considerato che «non tutto ciò che è proprio del Noventa scrittore "passa" nella sua poesia; ma ne è il presupposto, il retroterra, ed è quindi indispensabile per comprenderla.» [3]

Il suo cattolicesimo "moderno", pur accogliendo le premesse di Vincenzo Gioberti, si nutriva soprattutto di ansia ecumenica. Per lui la trascendenza corrispondeva al bisogno di superare la presenza di anime in conflitto all'interno dello stesso Io; il clericalismo era nient'altro che la negazione del cattolicesimo; la fede doveva conciliarsi con la tolleranza; e lo stato laico doveva ispirarsi ai principi del cattolicesimo, per non diventare né uno stato confessionale, né uno stato etico: «Come l'uomo il quale non ha fede in un Dio che lo trascende si fa egli stesso Dio, così lo stato che non riconosce una religione cui ispirarsi si afferma esso stesso come una religione.» [4]

Quella di Noventa è una poesia che rifiuta tanto il decadentismo e il crepuscolarismo, quanto il misticismo, mentre accoglie i grandi esempi del romanticismo europeo. Tra i poeti del suo tempo, quello che egli considera più vicino a se stesso è Umberto Saba. I suoi versi, generalmente in dialetto veneziano (quella che lui chiama «lengua mia»), esprimono spesso un invito alla "grandezza" intesa come accensione di sentimenti collettivi capaci di incidere sul destino dei popoli. Ciò non vuol dire che quella di Noventa sia esclusivamente una poesia "civile"; essa «trova anzi i suoi accenti migliori nelle parole d'amore, nel canto amebeo tra nostalgia e speranza, nell'accorato volgersi alla malinconia ("corale", ma sofferta nella pienezza emotiva del destino individuale) del vivere». [5]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Geno Pampaloni, Giacomo Noventa, in Letteratura italiana - I Contemporanei, volume terzo, Milano, Marzorato, 1973, pp. 286 e 296.
  2. ^ Giorgio Bàrberi Squarotti, Noventa Giacomo, in Grande dizionario enciclopedico, Torino, UTET, Appendice N. ! (1964), p. 742.
  3. ^ Geno Pampaloni, Op. cit., p. 392.
  4. ^ Giacomo Noventa, Lo Stalo laicale secondo la Chiesa, in Mondo nuovo, 1947.
  5. ^ Geno Pampaloni, op. cit.,, p. 291.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Opere complete di Giacomo Noventa, a cura di Franco Manfriani, Marsilio Editori, volume I a V, (1987-1991)

Poesia[modifica | modifica wikitesto]

  • Il Castogallo, alcune ottave pubblicate in "La Libra", 1929
  • Versi e poesie, Milano, Edizioni di Comunità, 1956
  • Versi e poesie, Milano, Mondadori (Lo Specchio), 1960
  • Versi e poesie di Emilio Sarpi, Milano, All'Insegna del Pesce d'Oro, 1963.
  • Il re e il poeta, traduzione dal tedesco di Franco Fortini, Milano Scheiwiller, f.c. 1963
  • Portème via..., con disegni di Mario de Luigi, Milano, All'Insegna del Pesce d'Oro, 1968
  • Versi e poesie, Milano, Mondadori, 1975
  • Versi e poesie, a cura di Franco Manfriani, Venezia, Marsilio, 1988

Prosa[modifica | modifica wikitesto]

  • Futuro, in AA. VV., Almanacco letterario, a cura di Valentino Bompiani e Cesare Zavattini, Milano, Bompiani, 1958
  • Il Vescovo di Prato, Milano, Il Saggiatore, 1958
  • Il grande amore, Milano, Scheiwiller, 1960
  • Nulla di Nuovo, Milano, Il Saggiatore, 1960
  • Dio è con noi, in Renato Guttuso, Gott mit uns, testi di Giacomo Noventa e Antonello Trombadori, il Saggiatore, 1960.
  • I calzoni di Beethoven, Milano, Il Saggiatore, 1965
  • Tre parole sulla Resistenza, Milano, Scheiwiller, 1965
  • C'era una volta, Milano, Scheiwiller, 1966
  • Caffè Greco, Firenze, Vallecchi, 1969
  • Storia di una eresia, a cura di Franca Noventa, Milano, Rusconi, 1971
  • Hyde Park, Milano, Scheiwiller, 1972
  • Tre parole sulla Resistenza, Firenze, Vallecchi, 1973

Teatro[modifica | modifica wikitesto]

  • La fiala, 1959, in Opere complete, op. cit., vol. V, 1991.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

L'elenco che segue, in ordine cronologico, comprende i principali contributi critici sulle opere di Giacomo Noventa, pubblicati su quotidiani, periodici o in opere in volume:

  • Franco Fortini, in La Lettura, 1º novembre 1945.
  • Mario Dell'Arco e Pier Paolo Pasolini (a cura di), Poesia dialettale del Novecento, Modena, 1952, (poi, Torino, Einaudi, 1997), pp. 96-99.
  • Geno Pampaloni, Premessa alla prima edizione di Versi e poesie, Milano, Edizioni di Comunità, 1956.
  • Giorgio Bassani, in L'Espresso, 2 agosto 1956.
  • Carlo Bo, in La Nuova stampa, 12 agosto 1956.
  • Carlo Salinari, in Il Contemporaneo, settembre 1956.
  • Manlio Dazzi (a cura di), Il fiore della lirica veneziana, Venezia, Neri Pozza, 1959.
  • Aldo Garosci, Introduzione alla seconda edizione di Versi e poesie, Mila, Mondadori, 1960.
  • Marcello Camilucci, in L'Osservatore romano, 18 febbraio 1962.
  • Diego Valeri, in Il Gazzettino, 7 dicembre 1962.
  • Giorgio Bàrberi Squarotti, voce Noventa Giacomo, in Grande dizionario enciclopedico, Appendice 1^, Torino, UTET, 1963, p. 742.
  • Alfonso Gatto, in Il Mattino dell'Italia centrale, 12 marzo 1964.
  • Giulio Nascimbeni, in Corriere d'informazione, 15 giugno 1964.
  • Andrea Zanzotto, in Comunità, giugno-luglio 1965.
  • Giorgio Bassani, Un poeta mal conosciuto, in Le Parole preparate, Torino, 1966, pp. 115 e segg. .
  • Rodolfo Quadrelli, La lezione di Giacomo Noventa, saggio introduttivo a Storia di un'eresia, Milano, Rusconi, 1971.
  • Augusto Del Noce, Il ripensamento della storia italiana, introduzione a Tre parole sulla Resistenza, Firenze, Vallecchi, 1973.
  • Geno Pampaloni, Giacomo Noventa, in I Contemporanei, volume terzo, Milano, Marzorati, 1973, pp. 281-298.
  • Silvio Ramat, Storia della poesia italiana del Novecento, Milano, Mursia, 1976, p. 547.
  • Franco Fortini, Giacomo Noventa, in I Poeti del Novecento, Bari, Laterza, 1977, pp. 122-129.
  • Antonia Arslan Veronese, CA' ZORZI, Giacomo, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 23, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1979.
  • Elena Urgnani, Noventa, Palermo, Palumbo, 1998, pp. 224.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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