Marco Foscarini

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Marco Foscarini
Doge Marco Foscarini.jpg
Doge di Venezia
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In carica 31 maggio 1762 –
31 marzo 1763
Predecessore Francesco Loredan
Successore Alvise IV Mocenigo
Nome completo Marco Foscarini
Nascita Venezia, 4 febbraio 1696
Morte Venezia, 31 marzo 1763
Sepoltura Chiesa di San Stae, Venezia
Dinastia Foscarini
Padre Nicolò Foscarini
Madre Eleonora Loredan
Consorte Celibe
Religione Cattolico

Marco Foscarini (Venezia, 4 febbraio 1696Venezia, 31 marzo 1763) è stato il 117º Doge della Repubblica di Venezia dal 31 maggio 1762 alla morte.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nacque il 4 febbraio 1696, secondogenito. A quanto si sa della sua vita, inizialmente non dispose di una grande fortuna dal punto di vista finanziario (o, almeno, non così elevata, da permettergli una carriera di grande prestigio) ma, in compenso, crebbe dotato d'un intelletto non comune, tanto che presto venne considerato come uno dei veneziani di maggiore ingegno nella storia della Repubblica. Studiò presso all'Accademia dei nobili di San Francesco Saverio a Bologna. Durante la gioventù e la maturità svolse con successo piccoli incarichi diplomatici presso sedi comunque importanti, quali quelle di Roma e Torino.

Divenne noto per la sua erudizione; è curioso notare come uno dei suoi interessi principali fossero i coralli, tanto che il famoso letterato Gasparo Gozzi, suo frequente ospite, si lamentava del fatto che ogni conversazione, in ogni momento della giornata, dovesse vertere su quell'argomento tanto insolito. Come tutti gli studiosi della sua epoca, Marco Foscarini ebbe importanti collezioni di libri e manoscritti antichi. Pur d'arricchire i suoi archivi, forse non disdegnò comportamenti poco consoni ad un gentiluomo; infatti si dice che una volta, durante un'ambasciata a Roma, con l'appoggio del nipote Sebastiano, derubasse un suo ospite, addirittura un cardinale, d'un prezioso manoscritto, sostituendolo con un falso. Vere o false che fossero queste voci (peraltro il derubare un "concorrente", all'epoca, era visto come cosa normale), genuine furono la sua grande cultura e la sua abilità nell'arte oratoria.

Divenuto procuratore di S. Marco per meriti, si ritirò dalla carriera diplomatica per dedicarsi interamente ai suoi studi e per affinare la sua oratoria in ambito letterario, oltre che politico.

Svolta[modifica | modifica wikitesto]

Il 1745 fu l'anno di svolta della sua vita. Pietro Foscarini, d'un ramo minore della sua famiglia, molto ricco e senza eredi, lo nominò suo erede universale, consegnandogli un patrimonio immenso. Assieme al denaro, il Foscarini trovò al suo fianco anche Elisabetta Corner, vedova di Pietro, che, a detta della malelingue, si prodigò molto a favore di Marco, il quale non si era mai sposato. Se non è certo che fosse la sua amante, certo è che furono legati per tutta la vita da un sentimento di forte amicizia. Pur senza assumere nuove importanti cariche, Marco Foscarini adesso, oltre ad esser apprezzato per le sue capacità, aveva anche alle spalle un vasto patrimonio da investire e numerose conoscenze.

Notevoli sono i suoi discorsi, rimasti sino ad oggi. Una volta un suo discorso fu talmente accorato, che solo alla sua conclusione ci si accorse che erano trascorse quasi quattro ore da quando aveva cominciato. La sua nomea venne rafforzata dalla suo ferreo nazionalismo: era detto “Gran Cagnesco” per il fatto d'esser sempre molto serio e di non tollerare critiche verso la Repubblica. Quest'atteggiamento, in realtà, palesava la sua appartenenza allo schieramento conservatore, che rifiutava le idee dei nobili progressisti, i quali, vedendo lo stato agonizzante della Repubblica Veneta, volevano riformarla.

Dogato[modifica | modifica wikitesto]

Numerose testimonianze e le stesse lettere spedite dal Foscarini ad Elisabetta Corner ce lo mostrano pronto ad assumere il dogado sin dal 1760. L'attesa quasi imbarazzante con cui attendeva la morte del suo predecessore si concluse il 19 maggio 1762, con la morte di Francesco Loredan. Candidatosi, corruppe -pur di essere eletto- talmente tanti elettori, che si narra come, salutando Elisabetta Corner mentre usciva per andare a sentire notizie riguardo allo scrutinio decisivo, dicesse: Tornerò doge, o non tornerò affatto. Si dice anche che pure la stessa Elisabetta Corner si prodigasse nel corrompere possibili concorrenti, pur di far vincere il suo favorito; e le satire dell'epoca la raffigurano come l'imperatrice Maria Teresa, vera padrona di fatto dell'impero austriaco, nonostante, nominalmente, lo fosse il suo consorte. Riuscì eletto il 31 maggio al primo scrutinio e immediatamente assunse la carica. Curiosamente, dopo aver tanto brigato per ottenere l'ambito incarico, Foscarini si ammalò quasi subito e dovette più volte ritirarsi per farsi curare. La sua salute non migliorò mai ed il 31 marzo 1763, dopo dieci mesi di dogado, morì. Elisabetta Corner, a lui sopravvissuta, si ritrovò con un debito di 900.000 ducati e si narra che persino le porte di casa fossero state ipotecate per pagare la campagna elettorale.

Fu sepolto nella cappella di famiglia, nella chiesa di San Stae.

Nel 1867, dopo l'annessione di Venezia al Regno d'Italia, fu intitolato a suo nome il Liceo di Santa Caterina, nato nel 1807 per volontà napoleonica; la scuola è ancor oggi attiva con il nome di Convitto Nazionale – Liceo Classico "Marco Foscarini".

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Doge di Venezia Successore
Francesco Loredan 31 maggio 1762 - 31 marzo 1763 Alvise IV Mocenigo
Controllo di autorità VIAF: (EN76438550 · ISNI: (EN0000 0000 8156 6778 · SBN: IT\ICCU\MILV\049049 · LCCN: (ENn84013016 · GND: (DE119556731 · BNF: (FRcb12690071v (data) · CERL: cnp00559210