Domenico Selvo

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Domenico Selvo
Doge di Venezia
Doge Domenico Selvo.png
In carica 1071-1084
Predecessore Domenico I Contarini
Successore Vitale Falier
Consorte Teodora Ducas

Domenico Selvo o Silvo (... – 1087) fu il 31º doge della Repubblica di Venezia.

Esponente di una famiglia nobile, prima di divenire doge era stato ambasciatore presso Enrico III, essendo sorta una disputa tra il Ducato e il vescovo di Treviso attorno all'abbazia di Sant'Ilario (1055)[1][2].

Secondo quanto riferisce il chierico Domenico Tino, che sarebbe stato testimone dell'evento, il Selvo venne eletto per acclamazione popolare durante i funerali del predecessore Domenico I Contarini, che si celebravano nella chiesa di San Nicolò del Lido. Fu condotto quindi nella chiesa di San Marco dove, entrato scalzo in segno di umiltà, ricevette le insegne del potere[3].

Il suo dogado si caratterizzò per una stretta collaborazione con l'Impero Bizantino, forse perché aveva sposato Teodora, sorella di Michele VII Ducas[1].

Nel 1074 emise un provvedimento con cui cedeva al patriarcato di Grado alcune rendite di pertinenza ducale. Ciononostante, il 31 dicembre dello stesso papa Gregorio VII gli indirizzò una lettera in cui lo criticava per la debolezza e la povertà della metropolia[4].

Nell'ambito della lotta per le investiture ebbe un atteggiamento sostanzialmente neutrale, mentre si oppose con forza agli attacchi dei regni di Croazia e di Ungheria nell'Adriatico[1].

L'ultimo periodo del suo governo fu segnato da una grave crisi politica, sia interna che estera. Guidati da Roberto il Guiscardo, i Normanni avevano attaccato l'impero d'Oriente occupando Corfù (1081) e cingendo d'assedio Durazzo. I Veneziani erano accorsi in aiuto di Bisanzio tant'è che nel 1082, in segno di riconoscenza, l'imperatore Alessio I Comneno emise una crisobolla che privilegiava i mercanti del Ducato a Costantinopoli. Tuttavia, dopo alcuni successi iniziali, la flotta venetica fu duramente sconfitta: l'evento provocò un malcontento generale che culminò con la deposizione del Selvo, il quale si ritirò in un convento (1084)[1][5].

Aveva ottenuto il titolo di protosebastos da Alessio I che conservò anche dopo la sua deposizione (come attestato nel 1086)[5].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d Silvo (o Selvo), Domenico, su Enciclopedia Italiana di scienze, lettere ed arti, Treccani. URL consultato il 13 luglio 2012.
  2. ^ Marco Pozza, CONTARINI, Domenico, su Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 28, Treccani, 1983. URL consultato il 13 luglio 2012.
  3. ^ Alvise Zorzi, La Repubblica del Leone. Storia di Venezia, Milano, Bompiani, 2008.
  4. ^ Dario Canzian, MARANGO, Domenico, su Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 69, Treccani, 2007. URL consultato il 13 luglio 2012.
  5. ^ a b Fees Irmgard, FALIER (Faletro, Faledro), Vitale, su Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 44, Treccani, 1994. URL consultato il 13 luglio 2012.

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