Diocesi di Castello

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Castello
Sede vescovile titolare
Dioecesis Castellana
Chiesa latina
Sede titolare di Castello
Facciata della Basilica di San Pietro di Castello
Arcivescovo titolare Charles Daniel Balvo
Istituita 1969
Stato Italia
Regione Veneto
Diocesi soppressa di Castello
Suffraganea di Grado
Eretta 774
Soppressa l'8 ottobre 1451 eretta a Patriarcato
dal 1074 divenne diocesi di Castello
Dati dall'annuario pontificio
Sedi titolari cattoliche

La diocesi di Castello o diocesi di Olivolo (in latino: Dioecesis Castellana) è una sede soppressa e sede titolare della Chiesa cattolica. La sua cattedrale era la basilica di San Pietro di Castello.

La diocesi è all'origine del patriarcato di Venezia.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La diocesi fu eretta tra il 774 ed il 776, datazione accreditata da Giovanni diacono e confermata dai dati documentari[1], sull'isola di Olivolo, l'attuale isola di San Pietro di Castello, dove sorgeva un abitato precedente al definitivo sviluppo di Venezia e dalla quale verrà inglobato nel sestiere di Castello. Secondo Orsoni e Cappelletti il territorio, che comprendeva le isole realtine[2], fu ricavato dalla diocesi di Malamocco.

La sua istituzione fu opera del doge Maurizio Galbaio (764 - 787) et auctoritate apostolica, come dicono alcune cronache (Sagornino), ossia con l'approvazione del papa. Primo vescovo fu Obelario, scelto dal doge e consacrato dal patriarca di Grado, sotto la cui autorità sottostava la nuova diocesi.

Durante l'episcopato di Enrico Contarini († 1108) si riscontra per la prima volta il nuovo titolo della diocesi, chiamata Castello, per il fatto che il nome di Olivolo era caduto in disuso e tutto il sestiere aveva preso il nome di Castello.

A partire dall'inizio del XII secolo i patriarchi di Grado stabilirono definitivamente la loro sede nella chiesa di loro proprietà di San Silvestro a Rialto, cosa che determinò tutta una serie di conflitti con i vescovi di Castello. Già nel secolo precedente i vescovi castellani entrarono in conflitto con i patriarchi gradensi: nel 1053 il vescovo Domenico Contarini ottenne da papa Leone IX «un privilegio il cui trasparente obiettivo era di limitare l'invadenza patriarcale nei diversi ambiti di esercizio della giurisdizione episcopale; ma ciò non fu sufficiente a evitare l'interferenza del patriarca nella diocesi di cui era ospite».[3] A metà del XII secolo le tensioni fra le due giurisdizioni si fecero ancora più aspre con il vescovo Giovanni Polani e il patriarca Enrico Dandolo; in una bolla al vescovo Polani papa Innocenzo II riconfermò, precisandoli e definendoli, i diritti dei vescovi castellani già menzionati nel documento del 1053.

Nel tempo, con lo sviluppo della nuova città lagunare i vescovi diocesani, che presero ad essere chiamati vescovo di Castello o vescovo di Venezia, dovettero condividere le chiese e il territorio diocesano con gli altri prelati di rango episcopale presenti in città e ciascuno dotato di propria giurisdizione:

L'8 ottobre 1451, con la bolla Regis aeterni di papa Niccolò V[4], vennero soppressi il patriarcato di Grado e la diocesi di Castello. Con i territori e le giurisdizioni di entrambe fu eretto il patriarcato di Venezia, dove vi fu nominato l'ultimo vescovo castellano, Lorenzo Giustiniani. La sede patriarcale rimase nella basilica di San Pietro di Castello, precedente cattedrale della diocesi castellana.

Dal 1969 Castello è sede vescovile titolare; l'attuale arcivescovo, titolo personale, titolare è Charles Daniel Balvo, nunzio apostolico in Kenya e Sudan del Sud.

Cronotassi[modifica | modifica wikitesto]

Vescovi di Olivolo[modifica | modifica wikitesto]

La serie episcopale di Olivolo è tramandata principalmente da due fonti: la cronaca di Andrea Dandolo e il Chronicon Altinate.[5]

  • Obelario † (774/776 - 798 deceduto)[6]
  • Cristoforo Damiata † (798 - 810 deposto)
    • Giovanni diacono (804) (usurpatore)
  • Cristoforo Tancredi † (810 - circa 813 deposto)
  • Cristoforo Damiata † (813 - circa 827 deceduto) (per la seconda volta)
  • Orso Partecipazio † (circa 827 - dopo il 13 febbraio 854)
  • Mauro o Maurizio Businiaco o Busniago †[7]
  • Domenico Gradenigo I † (menzionato in dicembre 877)[8]
  • Giovanni Candiano †[9]
  • Lorenzo Timens Deum † (prima dell'883 - maggio 909 deceduto)
  • Domenico Villonico (o Vilinico) † (909 - dicembre 910 o gennaio 911 deceduto)
  • Domenico David (Orciano) † (circa 911 - circa 920)[10]
  • Giovanni † (menzionato nel giugno 920)[11]
  • Pietro Tribuno †[12]
  • Orso Magadisio o d'Arbore †[13]
  • Domenico Talonico †[14]
  • Pietro Marturio o Quintavalle † (menzionato nel 960)[15]
  • Gregorio Giorgio (Zorzi) †[16]
  • Marino Cassianico † (prima del 971 - dopo il 982)
  • Domenico Gradenigo II † (circa 992 - circa 1026 deceduto)[17]
  • Domenico Gradenigo III † (circa 1026 - circa 1044 deceduto)[18]
  • Domenico Contarini † (circa 1044 - circa 1074 deceduto)[19]

Vescovi di Castello[modifica | modifica wikitesto]

Vescovi titolari[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Daniela Rando, Le origini delle diocesi lagunari, in Storia di Venezia, Vol. 1, Treccani, 1992. Sull'anno esatto dell'erezione della diocesi le fonti non sono unanimi: mentre la Rando mantiene una datazione più flessibile, Alessandro Orsoni pone il suo inizio nel 774, mentre Cappelletti nel 775.
  2. ^ Secondo Orsoni (op. cit., p. 19) esse comprendevano le isole Olivolo, Rialto, Luprio, Gemini, Scopulo o Dorsoduro, Spinalonga e Biria ed altre isole minori poste al centro della laguna veneta.
  3. ^ Daniela Rando, op. cit., il Patriarcato di Grado.
  4. ^ Testo della bolla in Cappelletti, op. cit., pp. 257-260.
  5. ^ Queste due fonti riportano gli anni totali di governo dei vescovi, ma non le date di inizio e di fine episcopato. Di questo catalogo sono relativamente pochi i vescovi documentati da fonti esterne alle due citate.
  6. ^ Gams e Cappelletti pongono nel 798 l'anno di morte di Obelario, mentre Orsoni nell'802. Secondo le cronache, l'802 è l'anno in cui venne ucciso il patriarca gradese Giovanni per essersi rifiutato di consacrare il successore di Obelario Cristoforo Damiata.
  7. ^ Non esistono date certe del suo episcopato; tradizionalmente gli si attribuiscono gli anni 854-864.
  8. ^ Chiamato anche Domenico Tradonico o Apolo. Documentato solamente nell'877, gli si attribuiscono tradizionalmente gli anni di episcopato 864-877.
  9. ^ Menzionato nelle cronache di Andrea Dandolo, come tutti i vescovi olivolesi di questo periodo; ma non vi è altra documentazione a suo riguardo. Secondo il Dandolo il suo episcopato durò tre anni e tradizionalmente gli si attribuiscono gli anni 877-880.
  10. ^ Secondo Orsoni rinunciò al governo della Chiesa olivolese, per Cappelletti invece morì.
  11. ^ Documentato da Cappelletti, ma assente in Orsoni. Lo stesso Cappelletti pone la fine del suo episcopato nel 929.
  12. ^ Gli anni attribuiti al suo episcopato sono 929-938.
  13. ^ Gli anni attribuiti al suo episcopato sono 938-945.
  14. ^ Gli anni attribuiti al suo episcopato sono 945-955.
  15. ^ Gli anni attribuiti al suo episcopato sono 955-964.
  16. ^ Gli anni attribuiti al suo episcopato sono 964-965.
  17. ^ Secondo il Dandolo governò la diocesi per 33 anni e mezzo; essendo stato eletto nel 992 ca., il suo episcopato è durato fino al 1026 ca. e l'elezione del suo successore avvenuta nello stesso periodo.
  18. ^ Documentato nel 1040 e nel 1041.
  19. ^ Documentato nel 1045 e nel 1053.
  20. ^ Sconosciuto a Alessandro Orsoni.
  21. ^ Secondo Alessandro Orsoni governò la sede per due anni, mentre secondo Gams e Cappelletti Marco Nicola era già vescovo nel novembre 1182.
  22. ^ Cosi Alessandro Orsoni; secondo Gams la sede era vacante già a giugno 1257.
  23. ^ Secondo Eubel è 1275.
  24. ^ Eubel menziona un solo vescovo di nome Bartolomeo Querini, nominato nel 1275 e trasferito a Novara nel 1303; ed è assente dalla sua cronotassi il vescovo Simeone Moro, menzionato invece da Gams e Alessandro Orsoni.
  25. ^ Deposto da papa Giovanni XXII
  26. ^ Forse morì prima della consacrazione.
  27. ^ La data proposta da Eubel non è cronologicamente congruente con quella di nomina del suo successore Falier.
  28. ^ Il vescovo Giovanni Loredan, menzionato da Gams e da Alessandro Orsoni, è assente in Eubel, secondo il quale nelle bolle papali non esistono atti di nomina di Loredan né alla sede di Castello né a quella di Capodistria.

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]