Spalato

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Spalato
città
(HR) Split
Spalato – Stemma Spalato – Bandiera
Spalato – Veduta
Localizzazione
Stato Croazia Croazia
Regione HRV Split-Dalmatia County COA.svg Spalatino-dalmata
Amministrazione
Sindaco Andro Krstulovic Opara (HDZ) dal 07/06/2013
Territorio
Coordinate 43°30′N 16°26′E / 43.5°N 16.433333°E43.5; 16.433333 (Spalato)Coordinate: 43°30′N 16°26′E / 43.5°N 16.433333°E43.5; 16.433333 (Spalato)
Altitudine 1 - 178 m s.l.m.
Superficie 79,00 km²
Abitanti 178 192 (31-03-2011, Censimento 2011)
Densità 2 255,59 ab./km²
Altre informazioni
Cod. postale 21000
Prefisso 021
Fuso orario UTC+1
Targa ST
Nome abitanti spalatini
Cartografia
Mappa di localizzazione: Croazia
Spalato
Spalato
Sito istituzionale

Spàlato (in croato Split, in dalmatico Spalatro, in greco antico Ασπάλαθος Aspálathos), è una città della Croazia, capoluogo della regione spalatino-dalmata, principale centro della Dalmazia e, con i suoi 178.192 abitanti (2011), seconda città del Paese. Spalato è anche sede universitaria e arcivescovile.

Il nome della città deriva dalla ginestra spinosa, arbusto molto comune nella regione, che in greco antico era denominato Aspálathos (Aσπάλαθος). Sotto l'Impero romano la città si chiamò "Spalatum" e nel Medioevo "Spalatro" in lingua dalmatica. In lingua croata viene denominata "Split" mentre in italiano "Spalato". Nei primi anni del XIX secolo il nome divenne "Spljet" per poi tornare di nuovo alla forma "Split".

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Antichità e medioevo[modifica | modifica wikitesto]

Ricostruzione dell'aspetto originale del palazzo di Diocleziano nel 305 dC, di Ernest Hébrard

Spalato fu fondata come colonia siracusana con il nome di (Aσπάλαθος) nel III o II secolo aC.[1][2] Divenne in seguito città romana, sviluppatasi intorno allo sfarzoso palazzo dell'imperatore Diocleziano, fatto costruire nel 295-304 d.C.

Nell'anno 650, gli abitanti di Salona, l'antica capitale della provincia romana della Dalmazia, per sfuggire alle incursioni degli Avari, si rifugiarono fra le mura del palazzo imperiale: secondo alcuni il nome romano della nuova città-palazzo "Spalatum" deriva proprio dal latino Salonae Palatium. In alcune carte medievali la città, ove allora i Dalmati neolatini parlavano la scomparsa lingua dalmatica, è anche chiamata Spalatro".

Spalato rimase per vari secoli nell'Impero bizantino, nel quale la città riuscì ad avere una certa importanza. Successivamente entrò nell'orbita ungherese, nel contesto del quale la città mantenne la sua autonomia comunale.

Periodo veneziano[modifica | modifica wikitesto]

Frontespizio della Judita di Marko Marulić

La città fece parte dal 1420 al 1797 della Repubblica di Venezia, che lasciò in eredità numerose vestigia. Nel 1699 il suo entroterra, già croato-ungherese, fu occupato dall'impero Ottomano.

In questo periodo la popolazione era in gran parte croata (i nomi croati apparvero già nel X secolo[3]), mentre i nomi dalmati romanzi non erano così comuni, secondo gli archivi della città medievale[4]. Il linguaggio comune era croato, mentre l'italiano (una miscela di dialetti toscano e veneziano) era in uso presso i notai italiani, gli insegnanti e i commercianti.[5] L'autonomia della città fu notevolmente ridotta: la più alta autorità era un principe e capitano (conte e capitanio), assegnato da Venezia.[6]

L'influenza italiana persiste nei secoli grazie agli scambi commerciali; forte è l'influsso del mondo veneziano, che comporterà il graduale passaggio dalla lingua dalmatica romanza, derivata direttamente dal latino, al veneto, divenuto una vera e propria lingua franca nel Mar Mediterraneo orientale, accanto ad un accrescimento anche della componente croata della popolazione[7]. La comunità italiana conobbe anche apporti immigratori dalla penisola e quella croata dall'entroterra.

Spalato si sviluppò quindi in un'importante città portuale, che commerciava con l'entroterra bosniaco ottomano attraverso il passo di Klis. Nei secoli XV-XVI Spalato fu centro della nascente letteratura croata, con Marco Marulo (Marko Marulić), autore del celebre poema epico Judita (1501) su Giuditta e Oloferne, considerata la prima opera letteraria moderna in lingua croata, redatto a Spalato e stampato a Venezia nel 1521.[8] Tali progressi restavano in ogni caso ristretti ad una cerchia aristocratica, mentre la maggioranza della popolazione restava analfabeta. Il potere veneziano non mostrava particolare interesse per le strutture educative e mediche.[senza fonte]

Fino al periodo austriaco la situazione linguistica di Spalato, così come di molte altre città dalmate, fu assai complessa, dividendosi per nazionalità e per classi sociali. Lingua ufficiale e della cultura rimase l'italiano, utilizzato dall'aristocrazia e dalla più ricca ed influente borghesia, mentre la piccola borghesia e gli artigiani si esprimevano prevalentemente in lingua veneta, che come testimonia il Bartoli era la lingua d'uso prevalente nell'area urbana. La popolazione croata era invece sostanzialmente bilingue, utilizzando il croato - nella variante ciakava ikava, fortemente venetizzato per oltre la metà del lessico - nell'ambito familiare e del piccolo commercio, e il veneto (o l'italiano, a seconda del grado di istruzione) come lingua franca di comunicazione.

Periodo asburgico[modifica | modifica wikitesto]

Spalato tra il 1890 e il 1900
Spalato, cantieri navali "Ivanco", 1893
Spalato nel 1912; si notano i quartieri con nomi italiani: Borgo Grande, Borgo Pozzobon, Borgo Luca, Botticelle

Caduta nel 1797 la Repubblica di Venezia per mano di Napoleone, Spalato secondo il trattato di Campoformio passò sotto la sovranità austriaca che la tenne fino al 1806 (pace di Presburgo)[9]. Dal 1806 al 1809 farà parte del Regno d'Italia e dal 1809 al 1813 delle Provincie Illiriche[9]. Con il Congresso di Vienna, dal 1814 al 1918 Spalato rimase sotto l'Impero Austro-Ungarico come parte del Regno di Dalmazia.[9] Spalato ristagnò nel periodo austriaco, e non fu toccata dai moti del 1848.

A seguito della primavera dei popoli e della crescita del romanticismo nazionalista, due fazioni politiche apparvero in Dalmazia. La prima, filo-croata e detta "unionista" o dei puntari, si riconosceva nel Partito Popolare e nel Partito dei Diritti, e sosteneva l'unificazione della Dalmazia con il Regno di Croazia-Slavonia che era sotto l'amministrazione ungherese. Tale fazione era in maggioranza a Spalato e vi teneva sede. La seconda, filo-italiana, detta "irredentista" o dei tolomaši, aveva obiettivi politici che andavano dall'autonomia nell'Impero austro-ungarico, fino ad un'unione politica con il Regno d'Italia, ed era per questo mal vista dall'amministrazione asburgica. Unionisti e irredentisti inizialmente fecero fronte comune contro il centralismo di Vienna ma in seguito, a causa del maggior rilievo della questione nazionale, si separarono. Dopo l'incorporazione del Lombardo-Veneto all'Italia (1859-1866), il governo austriaco favorì il formarsi di una coscienza nazionale croata, allo scopo di contrastare l'Irredentismo italiano. Vennero così aperte scuole in lingua croata mentre contemporaneamente chiudevano quelle italiane.[senza fonte]

Nel 1860 Antonio Bajamonti del Partito Autonomista (filo-italiano) veniva eletto sindaco di Spalato, carica che ricoprirà fino al 1880 - salvo una breve interruzione nel 1864-65. Bajamonti fu anche membro della Dieta provinciale dalmata (1861-91) e della Camera dei deputati austriaca (1867-70 e 1873-79). Per lunghi anni Bajamonti godette dell'appoggio di italiani e croati (inizialmente criticato dagli irredentisti per la sua politica di "apertura" agli slavi, dopo il 1866 Bajamonti fu lodato dagli stessi Irredentisti come il difensore dell'italianità a Spalato). In questo periodo di relativa pace sociale fu il propulsore di importanti opere pubbliche, tra cui l'introduzione dell'illuminazione a gas, la costruzione dell'acquedotto e dell'ospedale, la creazione di scuole tecniche, la fondazione della Banca Dalmata e della società operaia. Per sua iniziativa Spalato fu anche dotata di una piazza circondata da gallerie ispirate alle Procuratie di San Marco di Venezia, di una fontana monumentale (considerata, erroneamente, simbolo fascista, venne rasa al suolo dai nuovi poteri popolari jugoslavi nel 1947) e della diga foranea del porto. Iniziò anche la creazione della "Riva" (o lungomare) davanti al Palazzo di Diocleziano, divenuta negli anni la passeggiata principale della città. Col crescere dell'atteggiamento filocroato di Vienna, Bajamonti reagì con memorabili discorsi al Parlamento di Vienna. Il governo austriaco tentò allora di allontanare Bajamonti mediante l'offerta di una prestigiosa carriera consolare, ma ottenne un rifiuto. Fu così che, approfittando di un tumulto, nel 1880 fu sciolto il consiglio comunale e nominato un commissario al posto di Bajamonti. Nel biennio seguente lo scontro politico tra i partiti filocroati e filoitaliani giunse alla sua acme, e fu in un clima di aperta tensione che nel 1882 il Partito Autonomista di Bajamonti perse le elezioni, venendo eletto al suo posto per la prima volta nella storia della città un sindaco croato del Partito Popolare, l'avvocato Dujam Rendić-Miočević. Da quel momento i partiti filocroati seppero mantenere il potere politico in città e l'influenza culturale italiana declina progressivamente: Bajamonti fu difatti l'ultimo sindaco italiano di Spalato.

La presa di coscienza dell'identità croata e il crescente afflusso di croati dalle zone circostanti fece regredire anche l'uso dell'italiano, che pur conservò notevole prestigio per tutto il periodo austriaco ed ebbe un certo suo rilievo fino alla fine della seconda guerra mondiale. Pure i censimenti furono ampiamente manipolati, tanto che tra il 1880 ed il 1890, la comunità italiana riportatavi si riduce di oltre il 90%, passando da essere poco meno della metà della popolazione della città di Spalato a essere una piccola minoranza. Nel censimento austriaco del 1890, il primo a contare l'appartenenza linguistica, la popolazione della "lingua d'uso" (Umgangssprache) italiana era crollata all'8,6% (1.971 su 22.752 totale) e nel 1910 al 7,6% (2.087 su 27.492).[10]

Prima Jugoslavia[modifica | modifica wikitesto]

Il manifesto per gli italiani di Spalato, affisso dal Fascio Nazionale cittadino il 3 novembre 1918[11]
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Incidenti di Spalato.

Con la dissoluzione dell'Impero asburgico, Spalato fu teatro di una serie di episodi violenti a carattere prevalentemente antitaliano (incidenti di Spalato). Malgrado le rimostranze della componente italiana - una petizione per l'incorporazione nel Regno d'Italia raccolta di 8.000 firme su una popolazione di 17.000 abitanti complessivi - il trattato di Rapallo del 1920 assegnò la città al Regno dei Serbi, Croati e Sloveni[9]

Ciò comportò l'esodo di una parte della popolazione italiana. Le istituzioni scolastiche italiane vennero ulteriormente ridotte, ma la comunità italiana residua riuscì a sopravvivere. Nel censimento austriaco del 1910 a Spalato vi erano 2.082 italiani (cioè il 7,6% della popolazione totale di 27.492 abitanti), ma nel 1941 (quando l'Italia annesse Spalato) ve ne restavano meno di un migliaio su un totale di quasi 40.000.

Poiché le altre tre città della costa giuliano-dalmata (Trieste, Fiume e Zara) erano state annesse al Regno d'Italia, Spalato divenne il principale porto del Regno di Jugoslavia. La ferrovia della Lika, che la collegava al resto del paese, venne completata nel 1925. Nel 1929, con il passaggio al Regno di Jugoslavia, la città divenne sede della nuova banovina del Litorale. Dieci anni dopo, con l'accordo Cvetković-Maček, avrebbe fatto brevemente parte della nuova banovina di Croazia.

Seconda guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Nave della Regia Marina nel porto di Spalato dopo l'annessione del 1941
Tedeschi a Spalato nel 1943. Il graffito legge il motto partigiano jugoslavo, Morte al fascismo, libertà al popolo.

Nell'aprile del 1941, dopo l'invasione della Jugoslavia da parte della Germania nazista, Spalato fu occupata dall'esercito italiano. il 15 aprile 1941[12]. Sebbene formalmente parte dello Stato Indipendente di Croazia, gli Ustaša non erano in grado di stabilire il proprio potera a Spalato, che restò sotto controllo italiano. Un mese dopo, il 18 maggio 1941, quando firmati gli Accordi di Roma per la costituzione dello Stato Indipendente di Croazia,[13] Spalato venne annessa assieme a Cattaro al nuovo Governatorato della Dalmazia.[14][15] La situazione demografica nel Governatorato era la seguente: 390.000 abitanti ripartiti tra 5.000 italiani, 90.000 serbi e 280.000 croati[13]. La provincia di Spalato oltre alla città comprendeva le limitrofe Traù e Sebenico, insieme alle isole Lissa, Curzola, Cazza, Lagosta, Pelagosa e Meleda[16].

Spalato divenne presto un centro di resistenza antifascista, e il potere italiano trovò una forte opposizione nella popolazione croata della città. Il primo gruppo di resistenza armata venne organizzato il 7 maggio 1941; il Primo Distaccamento d'Attacco, di 63 membri (Prvi udarni odred) fece da base per le successive formazioni, tra cui il primo Distaccamento Partigiano di Spalato.[17] Solo tra settembre e ottobre 1941, dieci funzionari dell'occupazione fascista italiana furono assassinati dagli spalatini.[18] Il 12 giugno 1942, una folla, che includeva soldati italiani, devastò la sinagoga della città, attaccò gli ebrei e saccheggiò sessanta abitazioni ebraiche.[19] Le locali squadre di calcio si rifiutarono di competere nel campionato italiano; HNK Hajduk e RNK Split sospesero le loro attività e entrambe aderirono ai Partigiani insieme a tutto il personale quando la capitolazione italiana gliene fornì l'opportunità. Poco dopo l'Hajduk divenne il club ufficiale di calcio del movimento partigiano.

Con il 25 luglio 1943 sfollò il personale del Governatorato della Dalmazia e delle organizzazioni politiche, giunto dalla penisola nel 1941. Dal 10 settembre del 1943, dopo la capitolazione italiana e la soppressione del Governatorato il 19 agosto 1943[13] , la città fu temporaneamente controllata dalle brigate di Josip Broz Tito con migliaia di persone che si arruolarono volontarie tra i partigiani jugoslavi (fino a un terzo della popolazione totale, secondo alcune fonti).

Il 26 settembre 1943, dopo una battaglia difensiva per impedire la presa della città, i partigiani furono costretti a ritirarsi dall'avanzata nazista, e la Wehrmacht pose la città sotto l'autorità dello Stato Indipendente di Croazia poche settimane più tardi. La 15ª Divisione fanteria "Bergamo", di stanza a Spalato e precedentemente impegnata proprio nella lotta antipartigiana, in quel frangente appoggiò in massima parte i partigiani, e combatté in condizioni psicologiche e materiali difficilissime contro le truppe germaniche, fra le quali la divisione della Waffen SS Prinz Eugen.

A Spalato e immediati dintorni erano concentrati circa 13.000 militari italiani.[20]. In città viveva la più numerosa collettività italiana della Dalmazia - esclusa Zara - con oltre un migliaio di italiani autoctoni e circa duemila fra funzionari, insegnanti, portuali, ferrovieri e loro famiglie, giunti dalla penisola[21]. Le prime notizie dell'armistizio crearono una grande confusione e lasciarono i soldati italiani stretti tra gli ex alleati tedeschi e ustascia e i vecchi nemici partigiani della EPLJ.[22]. Il generale Becuzzi cercò un accordo con i 2.000 miliziani cetnici, inquadrati nella Milizia Volontaria Anti Comunista, al comando del maggiore serbo Pavasović, e invitò quindi una delegazione dei partigiani jugoslavi per stabilire le prime basi di un accordo.[23][24]. I partigiani jugoslavi, resisi conto dell'incertezza del comando italiano, iniziarono a disarmare i militari italiani e a saccheggiare i magazzini[23]. Vista l'impossibilità di contrastare i tedeschi, Becuzzi decise cedere le armi ai partigiani e far sbandare l'esercito, accordando agli jugoslavi la possibilità di reclutare volontari italiani[25]. Il 12 settembre infine si risolse nell'ordinare la consegna delle armi ai partigiani jugoslavi per il giorno successivo[25]. L'intera divisione, priva di ordini chiari, fu facilmente disarmata dai partigiani[26]. Moltissimo armamento individuale fu gettato in mare pur di non essere consegnato, e molti automezzi furono ribaltati mentre quasi tutti i cannoni furono resi inservibili[27]. Al contempo, in contrasto con gli accordi sottoscritti il 12 settembre, furono affissi manifesti in cui si invitava la popolazione a segnalare i militari italiani che avessero preso parte a rappresaglie contro i partigiani[28]. Alle proteste degli ufficiali italiani Becuzzi replicò che "era la logica conseguenza di chi aveva agito male"[28]. Il 17 settembre Becuzzi ebbe un nuovo incontro con i capi partigiani a Castel Vitturi alla presenza del maggiore dell'OSS Deakin. Ottenuto il restringimento del campo delle accuse, Becuzzi acconsentì alla consegna di undici militari definiti dai partigiani "criminali di guerra".[29] A partire dal 19 settembre incominciò la repressione anti-italiana con fucilazioni presso il cimitero di San Lorenzo e nelle campagne vicine[30]. Particolarmente colpita fu la questura di polizia di Spalato che ebbe 41 dispersi di cui parte fu poi rinvenuta in fosse comuni[30]. Il 23 settembre da Bari giunsero a Spalato quattro navi cariche di materiale bellico da consegnare ai partigiani. Becuzzi prese posto sulla torpediniera Aretusa abbandonando circa ottomila soldati della Bergamo.[31]. Il 25 settembre i partigiani abbandonarono Spalato temendo di rimanere circondati dai tedeschi della 7. SS-Freiwilligen-Gebirgs-Division "Prinz Eugen" che a marce forzate si stava avvicinando alla città[32].

Spezzata la resistenza dei partigiani e della Bergamo, i tedeschi sottoposero il corpo ufficiali della divisione italiana ad una decimazione sotto l'accusa di alto tradimento. Dopo un procedimento sommario, tre generali (Salvatore Pelligra, Policardi e Alfonso Cigala Fulgosi) e quarantotto ufficiali italiani vennero trasportati nella vicina località di Treglia (in croato Trilj) e ivi fucilati (Massacro di Treglia).[33]. Le salme vennero poi rimpatriate negli anni cinquanta e sepolte al Sacrario Militare del Lido di Venezia[33]. Durante il periodo di occupazione ustascia-nazista vennero sistematicamente distrutti tutti i simboli che in qualche modo collegassero Spalato all'Italia, compresi parecchi "Leoni di San Marco" del periodo veneziano.

Oltre ai bombardamenti nazi-fascisti, la città fu anche bombardata dagli alleati, causando centinaia di morti. I partigiani jugoslavi riconquistarono la città il 26 ottobre 1944 e la eressero a capitale provvisoria della Croazia. Il 12 febbraio 1945 laKriegsmarine condusse un raid sul porto di Spalato, danneggiando l'incrociatore inglese Delhi.

Al termine della guerra la comunità italiana si dissolse nell'ambito dell'esodo giuliano dalmata verso l'Italia. Attualmente si contano in città circa una novantina di italiani, riuniti nella Comunità Italiana di Spalato.

Nella Jugoslavia socialista[modifica | modifica wikitesto]

Stemma socialista di Spalato. Introdotto nel 1967, si basava sullo stemma medievale della città.
Lo stadio Poljud, terreno di casa della squadra dell'Hajduk Spalato, dal design innovativo, fu costruito negli anni del regime socialista in occasione dei giochi del Mediterraneo del 1979; inoltre dal 2013 sede del famoso Ultra Music Festival Europe

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, Spalato entrò a far parte della Repubblica Socialista di Croazia, repubblica costitutiva della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia. Durante il periodo socialista la città sperimentò un grande boom economico e demografico, con la fondazione di decine di nuove fabbriche e società; la popolazione della città triplicò tra 1945 e 1991. La città divenne il centro economico di un'area che superava i confini della Croazia e fu segnata dall'inurbamento delle popolazioni rurali dall'entroterra, che trovarono occupazione grazie alla recente industrializzazione su larga scala - specialmente in termini di cantieri navali - promossa dagli investimenti pubblici del governo federale jugoslavo.

Molte strutture ricreative vennero costruite con fondi federali, in particolare per i Giochi del Mediterraneo del 1979, come lo Stadio Poljud. La città divenne anche il più grande porto passeggeri e militare in Jugoslavia, che ospitava la sede della Jugoslavenska ratna mornarica (JRM) e il distretto militare costiero dell'esercito jugoslavo. Nel periodo compreso tra il 1945 e il 1990 la città fu trasformata e ampliata, occupando la grande maggioranza della penisola di Spalato. Nello stesso periodo, ha raggiunto un PIL e un livello di occupazione ancora oggi inedito, ancora al di sopra del presente, sviluppandosi in una delle principali città della federazione jugoslava.

Nella Croazia indipendente[modifica | modifica wikitesto]

La collina di Marjan vista dalla Riva

Dalla dissoluzione jugoslava del giugno 1991, Spalato fa parte della Croazia indipendente.

Pur avendo subito danni nelle guerre jugoslave degli anni novanta, negli ultimi anni la città sta godendo di un periodo di notevole espansione economica, legato anche all'ingresso della Croazia nella Unione Europea.

Quando la Croazia dichiarò l'indipendenza nel 1991, Spalato ospitava una grande guarnigione di truppe dell'esercito jugoslavo, nonché le sedi e le strutture della Marina militare (JRM). Ciò portò a uno stallo di mesi tra le forze federali e la Guardia Nazionale e polizia croata, con occasionali incidenti. Tra questi, il 15 novembre 1991, la fregata leggera JRM Split sparò un certo numero di colpi sulla città e nei dintorni. I danni furono limitati ma si contarono alcuni morti. Tra i luoghi bombardati vi furono il centro storico, l'aeroporto cittadino e una parte disabitata delle colline sopra Kaštela, tra l'aeroporto e Spalato. I marinai che si erano rifiutati di attaccare i civili, la maggior parte dei quali croati, furono sbarcati su scialuppe. L'esercito e la marina jugoslava evacuarono tutte le loro strutture a Spalato nel gennaio 1992. Negli anni successivi la città conobbe una pesante recessione.

Negli anni successivi al 2000, Spalato ha infine ritrovato un certo dinamismo economico e produttivo, con particolare attenzione al turismo. Dall'essere solo un punto di passaggio, Spalato è oggi una delle principali destinazioni turistiche croate. Molti grandi progetti di sviluppo sono stati ripresi e nuove infrastrutture sono in fase di costruzione. Un esempio degli ultimi grandi progetti è la Spaladium Arena, costruita nel 2009.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Il campanile della cattedrale è il simbolo principale della città

Spalato è famosa soprattutto per il Palazzo di Diocleziano, la porta Aurea e la cattedrale con il suo celebre campanile. È inoltre sede arcivescovile. Nelle vicinanze sono notevoli le rovine romane di Salona e gli scavi archeologici andrebbero ampliati, ma il paesaggio circostante è stato occupato, nel secolo scorso, da una vasta zona industriale. Sono comunque in studio piani di recupero e tutela. Subito ad Ovest si trovano le storiche località turistiche dei Sette Castelli e lo specchio di mare che da essi prende nome: la Baia dei Castelli, che la Penisola di Spalato insieme all'Isola di Bua separano dal Mar Adriatico.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Attualmente, dei 188.694 abitanti 95,15% sono croati mentre i restanti 4,85% appartengono ad altre nazionalità (bosniaci, montenegrini, sloveni, serbi ed italiani).

Inoltre l'88,37% dei cittadini sono cattolici, il 5,26% agnostici, il 3,78% non dichiarano la loro religione, il 2,12% ortodossi e lo 0,46% appartengono ad altre religioni.

In città, nonostante tutte le vicende storiche, è sopravvissuta una piccolissima minoranza autoctona italiana che dai primi anni novanta, subito dopo la dissoluzione della Jugoslavia e le guerre jugoslave, ha fondato nel 1994 la Comunità degli Italiani e nel 2007 il Centro Ricerche Culturali Dalmate, con lo scopo di promuovere la cultura latina e veneta della Dalmazia. Spalato era inoltre sede di un consolato italiano, oggi chiuso, attivo nella tutela e valorizzazione della cultura e del patrimonio latini, veneti e italiani del territorio. È stata aperta anche una sede della Società Dante Alighieri, anch'essa attiva in ambito culturale.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

Dal 2013 Spalato è sede dell'Ultra Music Festival europeo, con 90.000 visitatori nella prima edizione e 125.000 la successiva.

Persone legate a Spalato[modifica | modifica wikitesto]

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio comunale di Spalato (178.102[34] ab.) è suddiviso in 7 comitati locali (Mjesni odbori)[35] di seguito elencate. Tra parentesi il nome in lingua italiana, generalmente desueto.

  • Kamen (Sasso[36]): 1.769[34] ab.
  • Donje Sitno: 313[34] ab.
  • Gornje Sitno: 392[34] ab.
  • Slatine: 1.106[34] ab.
  • Srinjine (Srignine[37]): 1.201[34] ab.
  • Stobreč (Strobez[38]): 2.978[34] ab.
  • Žrnovnica (Xernovnizza[39]): 3.222[34] ab.

A sua volta, la frazione cittadina di Spalato è suddivisa nelle seguenti 25 circoscrizioni o quartieri (Gradski kotari)[40]:

Economia[modifica | modifica wikitesto]

La città di Spalato è stata sede in passato di grandi industrie nel settore delle costruzioni navali, della chimica, della carta e dell'abbigliamento; in particolare, la prima industria in senso moderno risale al 1860 con il Primo cementificio dalmata Gilardi e Bettiza.[senza fonte]

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Dopo il collegamento, avvenuto nel 2005, di Spalato con il resto della rete autostradale croata i collegamenti esterni della città sono stati ulteriormente facilitati e sono completati dalla presenza di un porto con collegamenti tramite traghetto sia con le isole dalmate che con le altre principali città costiere croate e con alcune città italiane come Ancona e Pescara. La compagnia di navigazione più importante su queste rotte è la Jadrolinija.

I collegamenti aerei sono garantiti dalla presenza in città del terzo aeroporto croato per importanza.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Spalato è gemellata con:

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Hanno vinto le medaglie d'oro olimpioniche gli spalatini Duje Bonačić, Mate Trojanović, Velimir Valenta (Helsinki 1952), Andrija Anković, Ante Žanetić, Zvonko Bego (Roma 1960), Đurđica Bjedov, Ivo Trumbić (Città del Messico 1968), Mate Parlov (Monaco 1972), Duje Krstulović (Mosca 1980), Milivoj Bebić (Los Angeles 1984), Ratko Rudić, Deni Lušić (Los Angeles 1984 e Seul 1988), Renco Posinković, Mislav Bezmalinović (Seoul 1988). Sono nati in questa città i campioni mondiali Mate Parlov (pugilato WBC 1978) e Blanka Vlašić (salto in alto 2007 e 2009, più un argento olimpico nel 2008), i tennisti Nikola Pilić, Goran Ivanišević e Mario Ančić, nonché i cestisti Toni Kukoč e Dino Rađa.
La società sportiva più famosa è la squadra di calcio dell'Hajduk, ma anche la squadra calcistica dell'RNK Spalato, oltre ad una nutrita schiera di società di pallacanestro, pallanuoto, pallamano, tennis, arti marziali, nuoto, bocce, rugby, baseball, softball.

Da Spalato vengono tanti vincitori delle varie coppe europee: nella pallacanestro maschile - KK Split (sotto il nome Jugoplastika e POP 84), nella pallanuoto - VK POŠK, VK Jadran, VK Mornar, nella pallamano femminile - RK Nada (sotto il nome Dalma), nel rugby - RK Nada.

Spalato è la città natale del calciatore croato Ivan Perišić.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Split (Spalato), su touringclub.com. URL consultato il 9 maggio 2014.
  2. ^ Brian Caven e Sergio Baldassarre, Dionisio I di Siracusa, Roma, Salerno Editrice, 1992, ISBN 88-8402-083-2.
  3. ^ Grga Novak. Povijest Splita. Split, 1957.
  4. ^ Grga Novak (1961). Povijest Splita. II. Split: Matica Hrvatska, pp=264
  5. ^ Grga Novak (1957). Povijest Splita. I. Split: Matica Hrvatska, pp=258–259
  6. ^ Grga Novak (1957). Povijest Splita. I. Split: Matica Hrvatska, pp=254–258
  7. ^ Grga Novak. Povijest Splita. Split, 1957.
  8. ^ Grga Novak (1957). Povijest Splita. I. Split: Matica Hrvatska, pp=311
  9. ^ a b c d Spalato, su www.treccani.it. URL consultato il 23 maggio 2016.
  10. ^ Guerrino Perselli. I Censimenti della popolazione dell'Istria, con Fiume e Trieste, e di alcune città della Dalmazia tra il 1850 e il 1936. Unione Italiana - Fiume & Università Popolare di Trieste. Trieste - Rovigno, 1993, p. 467
  11. ^ Il testo: «Italiani di Spalato! Il crollo definitivo dello Stato Austro-Ungarico nel suo ibrido assetto, l'emancipazione dei popoli dal giogo tedesco, il trionfo dei principi democratici, l'avvento delle nazioni sovrane e la fine della guerra riempiono di gioia l'umanità redenta. A questa gioia noi abbiamo il diritto di partecipare con l'orgoglio di chi in questa illustre città ha combattuto e atrocemente sofferto per conservare il proprio carattere nazionale. Il congresso della pace fisserà le delimitazioni statali, tenendo indubbio conto anche delle ragioni storiche e geografiche che dovranno garantire l'equilibrio, la sicurezza ed il fraterno accordo dei popoli. Tali delimitazioni, che integreranno l'Italia, dandole i suoi naturali confini, e sistemeranno anche il nostro avvenire, debbono essere attese da noi con assoluta fiducia. Intanto ogni motivo di competizione nazionale e politica fra i dalmati deve ritenersi cessato. I nostri animi debbono innalzarsi agli alti orizzonti della solidarietà umana e, come usciti dall'incubo, prepararsi con serenità e fede ai nuovi destini della patria. La particolare esultanza degli Iugoslavi per la conseguita liberazione deve riguardarsi da noi con sincera simpatia. Estimatori delle nobili qualità del popolo col quale dividemmo per secoli gioie e dolori, salutiamo con lieto animo la sua esaltazione a quella indipendenza, che le splendide gesta dell'esercito e del popolo Serbo e la retta intuizione dei tempi da parte dei Croati e degli Sloveni gli conquistarono. Ogni nostra manifestazione peraltro deve andar congiunta alla chiara e precisa affermazione della nostra italianità, della quale, dopo il magnifico concorso dato dall'Italia alla causa di tutti gli oppressi, più che mai andiamo superbi. Italiani di Spalato! Nello stadio di transizione che attraversiamo, la disciolta rappresentanza comunale ha ripreso il suo posto, ed oggi si apprende che un governo provvisorio assume la dirigenza del paese. Noi dobbiamo secondare l'opera di questi fattori in quanto essa tende a mantenere l'ordine, la sicurezza e la salute pubblica, beni ed interessi supremi cui va, in quest'ora, posposta ogni altra considerazione. Nel magnifico momento storico che fortuna ci fa vivere, restiamo uniti e conseguenti. Non raccogliamo che gli argomenti di pace che la situazione presenta. Stretti nel pensiero e nel cuore ai fratelli delle provincie italiane già soggette all'Austria, teniamoci, com'essi, in fiduciosa aspettanza. Nessuna frazione di popolo può mai più venir conculcata ed oppressa, nessuna augusta tradizione può perdersi, nessuna giusta aspirazione può fallire. Consci della nostra, e rispettosi dell'altrui individualità, persuasi del valore del nostro, come dell'altrui diritto, salutiamo la radiante aurora dei nuovi tempi e mostriamocene degni». Spalato, 3 novembre 1918.
    degli Alberti conte Girolamo – Bettiza Giovanni – Boglich dott. Luigi – Calebotta Leone – Cappelletti Giuseppe – Foretich Giovanni – Gilardi Lorenzo – Gospodnetich dott. Giovanni – Guina Leonardo – Illich avv. Giuseppe – Karaman dott. Doimo – Marcocchia prof. Giacomo – Marincovich dott. Carlo – Mayer Bruno – de Michieli Vitturi conte Silvio – Pervan avv. Edoardo – Pezzoli avv. Leonardo – Poduje Luca – Riboli ing. Alfredo – Salvi avv. Ercolano – Savo Doimo – Savo avv. Giuseppe – Selem avv. Stefano – Seveglievich Ernesto – Tacconi avv. Antonio – Torre cons. Eugenio – Voltolini Giuseppe.
    Girolamo degli Alberti - notaio - era il rampollo di una delle più ricche famiglie nobili della città; Giovanni Bettiza - zio di Enzo Bettiza - era un industriale del cemento, proprietario della ditta Gilardi & Bettiza; Luigi Boglich apparteneva ad una nobile famiglia di ascendenze lesignane; Leone Calebotta era un avo del cestista italiano Antonio; Lorenzo Gilardi era un imprenditore, la cui famiglia era socia dei Bettiza nella Gilardi & Bettiza; Giovanni Gospodnetich apparteneva alla nobile famiglia dei Dominis-Gospodnetich, cui appartenne Marco Antonio de Dominis; la famiglia Guina - cui apparteneva Leonardo - era anch'essa nobile ed antica; Giuseppe Illich era avvocato e agente dei Lloyd a Spalato; Doimo Karaman - imprenditore ed editore - era di un'antica famiglia spalatina, che nel suo albero genealogico aveva vescovi e notabili cittadini; il prof. Giacomo Marcocchia fu un insegnante e studioso di storia; il conte Silvio de Michieli Vitturi apparteneva ad una ricchissima e nobile famiglia, grande latifondista: fra i suoi discendenti vi fu Ferruccio de Michieli Vitturi, uno dei fondatori del Movimento Sociale Italiano; Edoardo Pervan entrò in seguito nel corpo diplomatico del Regno d'Italia; i Pezzoli erano dei ricchi possidenti, già proprietari di uno dei più importanti palazzi storici cittadini (Milesi-Pezzoli), in Piazza della Frutta; Luca Poduje era un intellettuale ed irredentista, fautore di una Dalmazia nella quale i popoli slavi dovevano riconoscere la preminenza culturale italiana; la famiglia Riboli - cui apparteneva l'ingegnere Alfredo, fu una delle prominenti della città fino alla fine della seconda guerra mondiale; su Ercolano Salvi si veda la voce relativa; Doimo Savo fu uno dei capi della Comunità degli Italiani di Spalato: di famiglia molto ricca, uno dei suoi discendenti fu vicefederale fascista della città dalmata; Ernesto Seveglievich apparteneva ad una nota famiglia di commercianti; su Antonio Tacconi si veda la relativa voce; Giuseppe Voltolini possedeva un'agenzia d'affari in Riva, ed è citato in un libro di Bettiza come colui che causò il tracollo finanziario della sua famiglia.
  12. ^ SPALATO, su www.treccani.it. URL consultato il 23 maggio 2016.
  13. ^ a b c Alberto Becherelli, Italia e stato indipendente croato, 1941-1943, Edizioni Nuova Cultura, 1º gennaio 2012, p. 90, ISBN 978-88-6134-780-9. URL consultato il 22 maggio 2016.
  14. ^ Francesca Ferratini Tosi, Gaetano Grassi e Massimo Legnani, L'Italia nella seconda guerra mondiale e nella resistenza, Franco Angeli, 1º gennaio 1988. URL consultato il 18 maggio 2016.
  15. ^ Nikola Anić: Povijest Osmog dalmatinskog korpusa Narodnooslobodilačke vojske Hrvatske : 1943.-1945., p. 12
  16. ^ Gilberto Pegoraro, Sull'altra sponda dell’Adriatico - Storia della comunità italiana di Spalato, Università Ca' Foscari Venezia, 2014.
  17. ^ 1941. - Prva ratna godina [1941. - The first war year], su ratnakronikasplita.com, Udruga antifašističkih boraca i antifašista grada Splita. URL consultato il 14 settembre 2014.
  18. ^ Ramet, Sabrina P.; The three Yugoslavias: state-building and legitimation, 1918–2005; Indiana University Press, 2006 ISBN 0-253-34656-8
  19. ^ Philip J. Cohen, Serbia's Secret War: Propaganda and the Deceit of History, College Station, Texas, Texas A&M University Press, 1996, p. 92, ISBN 978-0-89096-760-7.
  20. ^ Emilio Becuzzi, Relazione sugli avvenimenti dal 9 al 25 settembre 1943, in Oddone Talpo, op. cit., p. 1262.
  21. ^ Oddone Talpo, op. cit., p. 1135.
  22. ^ Elena Aga Rossi & Maria Teresa Giusti, op. cit., p. 139.
  23. ^ a b Elena Aga-Rossi & Maria Teresa Giusti, op. cit., p. 142.
  24. ^ Tutti i convulsi avvenimenti del 9 settembre sono descritti in Oddone Talpo, op. cit., pp. 1138-1140 e in Enzo de Bernart, Da Spalato a Wietzendorf. 1943-1945. Storia degli internati militari italiani, Mursia, Milano 1974, pp. 7 ss.
  25. ^ a b Elena Aga-Rossi & Maria Teresa Giusti, op. cit., p. 143.
  26. ^ Elena Aga-Rossi & Maria Teresa Giusti, op. cit., p. 15.
  27. ^ Elena Aga-Rossi & Maria Teresa Giusti, op. cit., p. 144-145.
  28. ^ a b Elena Aga-Rossi & Maria Teresa Giusti, op. cit., p. 146.
  29. ^ Elena Aga-Rossi & Maria Teresa Giusti, op. cit., p. 152.
  30. ^ a b Franco Paolo
  31. ^ Elena Aga-Rossi & Maria Teresa Giusti, op. cit., p. 154.
  32. ^ Elena Aga-Rossi & Maria Teresa Giusti, op. cit., p. 155.
  33. ^ a b Vita e morte del soldato italiano nella guerra senza fortuna - Ed. Ferni Ginevra 1971 Vol. XII
  34. ^ a b c d e f g h Censimento generale della popolazione del 2011 - 1468 - Popis stanovništva, kućanstava i stanova 2011 godine. Stanovništvo prema spolu i starosti
  35. ^ Mjesni odbori Grad Split
  36. ^ Sasso in: Comune SASSO e STROBEZ, Dalmazia Circolo di Spalato, 1831 - Catasto austriaco franceschino. Archivio di Stato di Spalato
  37. ^ Comune SRIGNINE, Dalmazia Circolo di Spalato, 1832 - Catasto austriaco franceschino. Archivio di Stato di Spalato
  38. ^ Strobez in: Comune SASSO e STROBEZ, Dalmazia Circolo di Spalato, 1831 - Catasto austriaco franceschino. Archivio di Stato di Spalato
  39. ^ Xernovnizza in: Comune XERNOVNIZZA, Dalmazia Circolo di Spalato, 1832 - Catasto austriaco franceschino. Archivio di Stato di Spalato
  40. ^ Gradski kotari Grad Split
  41. ^ a b c Spalato, Borgo Grande, Borgo Luzaz, Borgo Manus, Grippi in: Comune SPALATO, Dalmazia Circolo di Spalato, 1831 - Catasto austriaco franceschino. Archivio di Stato di Spalato
  42. ^ a b Lovretti, Paludi, Scalizze e Spinuti in: Comune SPALATO, Dalmazia Circolo di Spalato, 1831 - Catasto austriaco franceschino. Archivio di Stato di Spalato

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Gustavo Giovannoni, Notizie e commenti. Spalato: Palazzo di Diocleziano. Assisi: Chiesa superiore di S. Francesco. Forlì: Chiostro di S. Mercuriale, in Palladio, VI, n. 1, pp. 34–39.
  • Dario Alberi, Dalmazia - Storia, arte e cultura, Trieste, LINT, ISBN 978-88-8190-244-6.
  • Guerrino Perselli, I Censimenti della popolazione dell'Istria, con Fiume e Trieste, e di alcune città della Dalmazia tra il 1850 e il 1936, Trieste - Rovigno, Unione Italiana - Fiume & Università Popolare di Trieste, 1993, ISSN 0353-3271.
  • Giulio Vignoli, Gli Italiani dimenticati. Minoranze italiane in Europa, Milano, Giuffrè editore, 2000, cap. V (sulla tuttora persistente minoranza italiana a Spalato).
  • Luigi Tomaz e Arnaldo Mauri, Il confine d'Italia in Istria e Dalmazia. Duemila anni di storia, Conselve, Think ADV, 2007.

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