Luciano Cecchinel

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Luciano Cecchinel (2012)

Luciano Cecchinel (Lago, 1947) è un poeta e insegnante italiano. È considerato tra le maggiori voci della poesia italiana contemporanea, tanto che Cesare Segre ha scritto che «con Cecchinel siamo al livello più alto della poesia», definendolo «grande artista, ma anche grande artefice»[1].

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Luciano Cecchinel[2] è nato a Lago, una delle frazioni che compongono il comune prealpino di Revine Lago, nel 1947, figlio di Giuseppe («partigiano e democristiano», 1918-1987[3]) e Annie Maldotti (nata nell'Ohio, 1922-2008). Laureatosi in Lettere moderne presso l'Università di Padova nel 1971, ha insegnato a lungo materie letterarie nella scuola media. Negli anni settanta ha fatto politica, diventando sindaco del suo comune, Revine-Lago, e si è occupato di costituzione di cooperative agricole.

Nel 1984 il poeta ha compiuto una significativa esperienza di viaggio negli Stati Uniti d'America, alla scoperta dei luoghi dell'infanzia della madre Annie, che si sarebbe replicata nel 1995 in un secondo viaggio oltreoceano, al fianco della figlia primogenita Silvia; nel 2001, a seguito di una grave malattia, la ragazza muore. A partire da questo tragico evento, il poeta decide di non concorrere più a premi letterari e, anzi, non gli è più «riuscito per molti anni di tentare la via della poesia. Tutte le raccolte pubblicate posteriormente a quel periodo avevano avuto gestazione e impostazione precedenti. Anche perché da allora ogni possibile ispirazione veniva immediatamente sopraffatta dal pensiero di quel disastro»[4].

Cecchinel aveva iniziato la pubblicazione delle sue opere con la raccolta di liriche dialettali Al tràgol jért nel 1988, con testi elaborati a partire dalla prima metà del decennio precedente; seguono Senċ (con una tempera di Giani Sartor) nel 1990 e Sanjut de stran (all'interno di «In forma di parole») nel 1998. Del 1997 è la plaquette Testamenti (con un disegno di Vittorio Schweiger). Nel 1999 viene pubblicata una riedizione riveduta e ampliata della prima opera Al tràgol jért con postfazione di Andrea Zanzotto[5], poeta col quale avrebbe stretto, nel tempo, un lungo sodalizio[6]. Il poeta di Revine-Lago ha anche costruito parte della sua formazione letteraria sulle prime raccolte poetiche zanzottiane, particolarmente Dietro il paesaggio e Zanzotto l'ha in più occasioni designato quale «erede» poetico suo e della grande tradizione del Novecento veneto[7]: malgrado Cecchinel, infatti, abbia «spesso declinato imbarazzato la designazione ad erede» – ricorda in un articolo Menniti-Ippolito – «con l'ironia che qualche volta tirava fuori, Zanzotto diceva che guardandosi intorno non vedeva altri»[8].

Dopo questa serie di opere in dialetto revinese, Cecchinel ha pubblicato anche opere parzialmente o totalmente in lingua italiana: Lungo la traccia e Perché ancora / Pourquoi encore nel 2005 e Le voci di Bardiaga nel 2008. Del 2006 e del 2007 sono rispettivamente le plaquette Parole residue e Sul limite, del 2009 parlar cròt (parlare malato). Nel 2011 è infine uscito per Marsilio un nuovo volume di poesie dialettali dal titolo Sanjut de stran, con un'ampia e analitica prefazione di Cesare Segre, il quale più volte negli ultimi anni di vita ha riconosciuto l'opera cecchineliana tra le poche fondamentali dell'attuale panorama letterario italiano[9].

Molti suoi testi poetici hanno avuto spazio su riviste come Diverse lingue, Pagine, In forma di parole, Annuario di Poesia, clanDestino, Atelier, Yale Italian Poetry, Poesia, Periferie, Cartaditalia e Atlanta Rewiew. Ha pubblicato anche numerosi articoli e studi sul folclore e sulle culture subalterne.

Il poeta col critico Rolando Damiani a Conegliano (2013)

Oltre a Zanzotto e Segre, sono molti i critici che si sono pronunciati sulle sue opere: Franco Brevini[10], Martin Rueff, Claude Mouchard, Francesco Piga[11], Franco Loi, Marco Munaro, Franco Trifuoggi, Maurizio Casagrande[12], Gian Mario Villalta, Davide Rondoni, Giovanni Turra, Fabio Zinelli, Isabella Panfido, Maurizio Cucchi, Niva Lorenzini, Rolando Damiani[13], Idolina Landolfi, Francesca Latini, Pasquale Di Palmo, Folco Portinari, Silvana Tamiozzo-Goldmann, Matteo Vercesi[14], Nelvia Di Monte, Matteo Giancotti[15], Clelia Martignoni[16], Giovanna Ioli, Anna De Simone, Tiziano Zanato, Francesco Carbognin, Edda Serra, Francesca Seaman, Filippo Secchieri, Roberto Nassi, Silvia De March, Paolo Steffan, Elvira Fantin, Alessandro Scarsella, Giulio Scalessa, Massimo Fanfani, Pier Vincenzo Mengaldo, Rodolfo Zucco[17], Giorgio Agamben, Cesare De Michelis e Goffredo Fofi.

Nel 2012 – a seguito del convegno internazionale Luciano Cecchinel. Venti anni dopo l'«erta strada» tenutosi a Mestre il 24 settembre 2009 – è stata pubblicata presso Marsilio la raccolta di saggi La parola scoscesa. Poesia e paesaggi di Luciano Cecchinel, monografia curata da Scarsella, contenente tre testimonianze di Mario Rigoni Stern, Massimo Cacciari e Andrea Zanzotto, oltre a contributi di Federica Benedetti, Marco Boscarato, Francesco Carbognin, Matteo Giancotti, Paolo Leoncini, Michela Manente, Clelia Martignoni, Roberto Nassi, Alessandra Pellizzari, Martin Rueff, Alessandro Scarsella, Francesca Seaman, Filippo Secchieri, Edda Serra, Giovanni Turra, Matteo Vercesi, Gian Mario Villalta, Tiziano Zanato.

Nel dicembre 2014 gli viene consegnato il premio nazionale di poesia Biagio Marin per la raccolta Sanjut de stran; la giuria – composta da Pietro Gibellini, Franco Loi, Gianni Oliva, Giovanni Tesio e Edda Serra – motiva che «la sua è vera grande poesia. [...] Il libro si è imposto per la compattezza raggiunta a conclusione di una lunga sofferta elaborazione umana e poetica. La rappresentazione del mondo veneto, natura e paesaggio umano dentro e fuori l'orizzonte personale nel succedersi delle generazioni si addensa in un linguaggio che si direbbe materico ed evocativo»[18]. Con la stessa raccolta ha vinto nel 2012 il Premio nazionale letterario Pisa[19] ed è stato finalista al Premio Viareggio[20].

Nel 2016 esce la prima monografia sulla sua opera poetica, Luciano Cecchinel - Poesia. Ecologia. Resistenza di Paolo Steffan, contenente anche cinque inediti cecchineliani e una prefazione di Alessandro Scarsella.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Al tràgol jért. L'erta strada da strascino[modifica | modifica wikitesto]

Vedute di Revine Lago, contesto geografico e linguistico della poesia cecchineliana

Al tràgol jért. L'erta strada da strascino è l'opera d'esordio di Cecchinel, pubblicata per la prima volta nel 1988 presso I.S.Co a Pederobba e comprendente poesie nel dialetto alto-trevigiano della vallata di Revine-Lago, che coprivano l'arco temporale 1982-1984 (come espresso dal sottotitolo italiano). A questa edizione ne seguì una seconda dieci anni dopo, «riveduta e ampliata», presso Scheiwiller, nella quale il numero dei testi era aumentato, e con esso il lasso temporale lungo il quale il poeta vi aveva lavorato: «Poesie venete 1972-1992» recitava stavolta il sottotitolo italiano; la raccolta del 1988 infatti si era arricchita anche dell'esperienza di Senċ (Segni), volumetto del 1990.

A quest'altezza il libro d'esordio di Cecchinel si arricchiva anche dell'articolata Postfazione di Andrea Zanzotto, la quale rivelava nei versi del poeta revinese una natura duplice: «aurorale e testamentaria»[21]. Oltre a quello zanzottiano, la prima opera di Cecchinel ebbe l'importante giudizio positivo di Franco Brevini, che già nel 1990, nel suo Le parole perdute, colse gli elementi chiave della poetica cecchineliana, riscontrando nei suoi versi un «bisogno di resistenza all'erosione culturale» in uno scenario che dà risalto «al disfacimento, alla rovina, che incalzano il suo mondo»[22], che è «un mondo appartato e selvoso, in cui l'io s'immerge, tra nostalgie contadine e soprassalti psicanalitici»[23].

Al tràgol jért si organizza in tre ampie sezioni (Garnèi e fastuc, Calif, Fulische), precedute dalla poesia introduttiva Scaje de tràgol, col suo significativo incipit, che preannuncia – con l'accenno ai suoi elementi essenziali – la poetica sottesa all'esperienza dialettale di Cecchinel:

(VEC)

«Scaje đe tràgol le è ste qua,
stran e teraż tenprađi
đal fret, dal calt e đa la sòn,
suti, misiađi, rucioloṡi.»

(IT)

«Schegge di strada da strascino sono queste,
strame e terriccio temprati
dal freddo, dal caldo e dal sonno,
asciutti, mescolati, sdrucciolevoli.»

(Scaje de tràgol (vv. 1-4)[24])

Lungo la traccia[modifica | modifica wikitesto]

La seconda raccolta di Cecchinel esce presso Einaudi nel 2005, n. 336 della collana "Collezione di poesia". Si struttura in cinque sezioni: Vecchia febbre, Blues, Nodi mancati, Bill Maldoth e Oltre, per un totale di 34 poesie, la cui elaborazione riempie un lasso cronologico che va dal viaggio americano del poeta («Byesville 1984») a una data più prossima alla pubblicazione («Revine Lago 2000»)[25]. Questo secondo libro si articola su tre lingue: sull'italiano dominante si equilibrano testi e inserti nel dialetto del Tràgol, oltre che nell'inglese dell'America materna, la «traccia» della quale il poeta insegue in una personale «Odissea familiare, tra Emilia, Caporetto, Revine-Lago e l'America»[26].

«tracce qui, impronte ovunque
e su di te, luna migrante,
sulla tua polvere alta e spenta
il piede dell'Ohio,
e andare, andare nonsaidove,
in chemailuogo,
verso la Nuova Strada Nazionale?[27]»

Con quella modalità che Clelia Martignoni definisce «"racconti" poetici» (cioè l'organizzazione di «cicli di narrazione» impostando «una visione-racconto, insieme disgregata, recuperata a schegge dalla memoria»[28]), Cecchinel racconta – supportando frequentemente i testi con dettagliate note – le problematiche della migrazione, a partire da quella dei suoi avi emigrati nell'Ohio, con episodi e titoli drammaticamente evocativi, dominati dal senso della perdita, come Madre perduta, Vene perdute o Sapendo di non poter tornare.

Perché ancora / Pourquoi encore[modifica | modifica wikitesto]

Perché ancora / Pourquoi encore è la terza raccolta di Cecchinel, pubblicata a Vittorio Veneto dall'Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea del Vittoriese. I 39 testi originali in italiano, lingua prevalente, e in dialetto, sono tradotti in francese a fronte da Martin Rueff, che insieme a Claude Mouchard è autore di due Note: quella introduttiva di Rueff è intitolata L'onore di un poeta, quella conclusiva di Mouchard «... Parola che sa di vento, resina e neve...». La tematica è quella della Resistenza partigiana, attraverso le figure di alcuni suoi esponenti, le cui storie sono legate alla memoria del Vittoriese, oltre che a vicende legate alla memoria personale del poeta, come quella del padre Giuseppe, ricordata nei versi di Commemorazioni, nelle cui sestine il poeta gli si rivolge direttamente:

«Se seguivi il sangue ero con te,
padre, non se salivi per le insegne:
forse tu vi vedevi
il suo ultimo grumo
come il coagulo sul fondo
di bocciolo di calicanto.[29]»

Nelle ultime pagine del libro, il brano Tra storia e poesia di Cecchinel chiarisce la natura del libro, scrivendo che

«Qualcuno potrebbe considerarlo inattuale e certo, se tale può non apparire, lo si deve al processo da tempo in atto di uscire da certa politicamente funzionale agiografia della Resistenza o, di converso, al tentativo, pure politicamente funzionale e ormai in auge, di riabilitazione della parte avversa.

È senz'altro giusto che sia fatta piena luce sulla storia di quel periodo, ancor densa di fatti oscuri.[30]»

Il poeta è ben consapevole della ferita storica ancora aperta nella quale il suo libro si inserisce, e tiene dunque a precisare che

«In un periodo come l'attuale in cui si ripresentano interpretazioni e fatti che riprendono i peggiori temi di quel triste passato, ho sentito come un dovere ricordare le vicissitudini e i tragici destini di molti oppositori delle dittature fascista e nazista dei quali avevo appreso da vicino le storie.[31]»

Nel 2007 per la poesia A ciascuno il suo è stato girato un video per la regia di Andrea Princivalli, con protagonista il poeta stesso[32].

Le voci di Bardiaga[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2008, pubblicato da Il Ponte del Sale, esce Le voci di Bardiaga, unica opera totalmente italiana di Cecchinel, che, sulla traccia del precedenti Perché ancora, tratta di temi legati alla Resistenza. È un poema in 38 frammenti, la cui composizione si lega ad un episodio biografico del poeta: «i relitti ossei di una sommaria esecuzione compiuta dai partigiani, relitti rinvenuti traumaticamente dal poeta adolescente con due giovani amici in una spelonca delle montagne trevigiano-bellunesi»[33]. Le voci di Bardiaga si chiude con una nota del poeta, dal titolo Ad autogiustificazione, della quale Cecchinel avverte la «necessità», per evitare che «la composizione [...] possa essere strumentalmente rivolta contro la Resistenza, lotta armata che fra le poche altre considero giusta quanto inevitabile nella storia del nostro paese»[34].

Sanjut de stran[modifica | modifica wikitesto]

Sanjut de stran (Singhiozzi di strame) è la più recente pubblicazione di Cecchinel, uscita presso Marsilio nel 2011; il lungo saggio di Cesare Segre che ne fa da prefazione consacra i versi di Cecchinel, innalzandoli, coi loro «potenti [...] valori formali», «al livello più alto della poesia», descrivendo inoltre il poeta come «grande artista, ma anche grande artefice».

La raccolta contiene poesie che – come annota l'autore – «datano per la maggior parte fra il 1989 e il 1998», tranne alcuni testi che «risalgono alla fine degli anni settanta» e uno, Al zimitèrio, «posteriore al 1998, data che ha segnato l'inizio di una tragedia familiare e con essa una cesura esistenziale»[35].

La raccolta consta di sei sezioni: Gen de vodo (Gomitoli di vuoto), Zavariamènt (Deliri), Scodraz (Ultimi rimasti), Rituài de larin (Rituali di focolare), Scur da lus (Buio da luce) e Saor de gnent (Sapore di niente); per un totale di 43 poesie.

Il testo introduttivo, costituito dai sei distici di Tai e dontura (Taglio e giuntura), funge da manifesto della poetica di Cecchinel a quest'altezza:

(VEC)

«lengua dà zendadura
che scaturida

tu zabotéa, tu pèrz la ziera,
tu te incanta e tu crida

che pò de òlta tu inpenis la boca
fa na ziespa madura

ma par farte calèfa straca
fa de 'n òs dur che dura

lengua de la malora
sol par an miel de stela

o 'n coat de pezòla:
lengua tai e dontura»

(IT)

«lingua già spaccatura bruciante
che atterrita

balbetti, perdi la cera,
ti inceppi e gridi

che poi d'improvviso riempi la bocca
come una prugna matura

ma per farti sberleffo stanco
come di un osso duro che dura

lingua della malora
solo per un miele di stella

o un covo d'erica:
lingua taglio e giuntura»

(Tai e dontura[36])

In silenzioso affiorare[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2015 esce per Tipoteca Italiana la raccolta In silenzioso affiorare in tiratura limitata di 600 copie numerate a mano. Il libro – che Damiani chiama «prezioso canzoniere»[37] – consta di 38 poesie di cui 4 nel dialetto di Revine Lago, le restanti in lingua; la natura affettiva e familiare della raccolta – tra amore coniugale e sentimento paterno per Silvia, la giovane figlia primogenita morta nel 2001 – è testimoniata anche dal connubio tra i versi dell'autore e 6 acquerelli di Danila Casagrande, moglie del poeta, le cui tinte e i cui titoli riecheggiano toni e temi delle poesie: Su tra le foreste delle stelle, Come neve trascorsa da nube, Chiaro di gelo nella sera, Semi saranno alimento al cielo, In silenzio tra il vuoto e lo stupore, Occhi muti di calicanto. La prefazione è firmata da Silvio Ramat che definisce In silenzioso affiorare «necessitato canzoniere d'amore e di compianto»[38] inseribile in un solco che va da Giotti a Dell'Arco, da Leopardi a Ungaretti; di questa sesta raccolta di Cecchinel sono esaltate da Ramat anche le qualità formali: il critico infatti non esita a definire «quasi un capolavoro»[39] il sonetto non rimato E siamo, introdotto dall'epigrafe "sul lago a cui spesso andava la figlia perduta":

«Dolci sensi celati in chiara sera
fra franti pioppi e salici grondanti
entro il limbo intricato dei canneti,
lungo sciacquii di abbrividente luna

vi ritrovi colei che a cieca sorte
nel mese svelato il guardo soave
trepidamente affisse al fioco annuire
di incerte stelle e inquiete nubi e meste

che a sé traeva per sfiniti vuoti
la vorace vertigine del cielo
via da noi per chiuso nume interdetti

spiriti; per cui remoti vaghiamo
fra esausti salici e spirati pioppi
e inanimate stelle e nubi e siamo[40]»

Da un tempo di profumi e gelo[modifica | modifica wikitesto]

A settembre 2016 esce per LietoColle, nella collana "Gialla Oro", una nuova raccolta: inizialmente intitolata Profumi e gelo, l'autore spiega in una nota di averne modificato il titolo in Da un tempo di profumi e gelo, in quanto formata perlopiù da testi scritti negli anni Ottanta. L'ampia postfazione che segue i versi è firmata da Rolando Damiani.

Cecchinel in musica[modifica | modifica wikitesto]

Dopo l'uscita della raccolta Lungo la traccia, alcuni testi della quale sono ispirati alla tradizione del blues e del folk americani, il Circolo Attoriale "Altinate" ha realizzato un recital musicato (country, blues, folk rock, canti patriottici americani) messo in scena in occasione del convegno mestrino del 2009[41]. Successivamente i musicisti Francesca Gallo e Andrea Facchin hanno a loro volta restituito le atmosfere sonore di Lungo la traccia attraverso la composizione dello spettacolo omonimo, con voce recitante dell'attore Sandro Buzzatti[42]. La poesia "Ohio State" di Lungo la traccia, musicata da Andrea Facchin in occasione dello spettacolo con Buzzatti, è stata poi registrata dalla band Mr. Wob & the Canes ed inserita nel loro secondo album "The Ghost of Time"[43]. Nel 2014 il gruppo Le Ombre di Rosso ha musicato alcune poesie della raccolta inedita Da sponda a sponda di Cecchinel, dando vita a due brani intitolati La stazione abbandonata e Bisbigli[44].

Cronologia delle opere[modifica | modifica wikitesto]

Di seguito, la cronologia aggiornata delle raccolte e plaquette pubblicate da Luciano Cecchinel[45]:

  • Al tràgol jért. L'erta strada da strascino 1982-1984, Pederobba, I.S.Co., 1988
  • Senċ, Conegliano, El levante por el poniente, 1990
  • Testamenti, Milano, "en plein", 1997 (con un disegno di Vittorio Schweiger)
  • Al tràgol jért. L'erta strada da strascino. Poesie venete 1972-1992, edizione riveduta e ampliata. Postfazione di Andrea Zanzotto, Milano, All'insegna del pesce d'oro di Vanni Scheiwiller, 1998
  • Lungo la traccia, Torino, Einaudi, 2005
  • Perché ancora / Pourquoi encore, note di Claude Mouchard e Martin Rueff, Vittorio Veneto, Istituto per la Storia della Resistenza e della Società Contemporanea del Vittoriese, 2005
  • Parole residue (1989-2005), poesie di Luciano Cecchinel e un'incisione di Giordano Perelli, Casette d'Ete, La Luna, Quaderni delle Grafiche Fioroni, 2006
  • Sul limite, una poesia di Luciano Cecchinel e un'acquaforte di Giordano Perelli, Fano, Nuove Carte, 2007
  • Le voci di Bardiaga, Rovigo, Il Ponte del Sale, 2008
  • parlar cròt (parlare malato), a cura di Matteo Vercesi, nota critica di Alessandro Scarsella, Venezia, Tipografia L'Artigiana, 2009 (con in copertina un'acquaforte di Luigi Marcon)
  • Sanjut de stran, prefazione di Cesare Segre, Venezia, Marsilio, 2011
  • Poesie, Chioggia-Venezia, Damocle Edizioni, 2012
  • In silenzioso affiorare, prefazione di Silvio Ramat, con sei acquerelli di Danila Casagrande, Cornuda (Tv), Tipoteca Italiana, 2015
  • Da un tempo di profumi e gelo, postfazione di Rolando Damiani, Faloppio (Co), LietoColle, 2016
  • La parabola degli eterni paesani, Milano, Marcos y Marcos, 2018

Di seguito, la cronologia dei volumi su Luciano Cecchinel:

  • Alessandro Scarsella (a cura di), La parola scoscesa. Poesia e paesaggi di Luciano Cecchinel, Venezia, Marsilio, 2012.
  • Paolo Steffan, Luciano Cecchinel - Poesia. Ecologia. Resistenza, con cinque poesie inedite di Luciano Cecchinel, prefazione di Alessandro Scarsella, Osimo, Arcipelago itaca Edizioni, 2016.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Prefazione a L. Cecchinel, Sanjut de stran, Venezia, Marsilio, 2011, p. 10.
  2. ^ A. Scarsella, Cronologia essenziale fino al 2011, in La parola scoscesa, Venezia, Marsilio, 2012, pp. 179-182.
  3. ^ L. Cecchinel, Perché ancora / Pourquoi encore, Vittorio Veneto, ISREV, 2005, pp. 95 e 163.
  4. ^ Luciano Cecchinel, Intervento alla cerimonia di consegna del premio nazionale "Biagio Marin" 2014 (inedito), in lucianocecchinel.wordpress.com.
  5. ^ A. Zanzotto, Sulla poesia di Cecchinel, in «il Belli», anno II, n. 3, Roma 1992.
  6. ^ Si veda il suo articolo Un'amicizia impegnativa in «Finnegans. Percorsi culturali», n. 21/2012
  7. ^ Zanzotto: Era gergo e alta letteratura. L'erede? Penso al giovane Cecchinel, “Corriere del Veneto”, 27 giugno 2007.
  8. ^ N. Menniti-Ippolito, Dialetto dolente di Cecchinel, in «Il Mattino di Padova», 1º aprile 2012.
  9. ^ Cfr. Stefano Salis, A tu per tu con Cesare Segre Archiviato il 3 marzo 2016 in Internet Archive., in "Personal Librarian", 4 ottobre 2010: «I casi recenti che hanno impressionato il grande Cesare: Sebastiano Mondadori, finalista al premio Strega con Un anno fa domani; le poesie del trevigiano Luciano Cecchinel». Cfr. Paolo Di Stefano, Il dialetto rinasce perché in realtà non è mai morto, in «La Lettura», 5 gennaio 2014: «Per non dire dell'aurea tradizione poetica in dialetto, dove va ben distinto il grano dall'oglio dell'ingenuità casereccia, come sapevano bene Pasolini e Zanzotto, e come ben sa Cesare Segre. Il quale individua nel trevigiano dialettale Luciano Cecchinel una delle voci maggiori della poesia italiana d'oggi tout court».
  10. ^ F. Brevini, Le parole perdute, Torino, Einaudi, 1990 pp. 378-80]
  11. ^ Da F. Piga, La poesia dialettale del Novecento, Piccin-Nuova libraria, 1991, p. 36
  12. ^ Un «canzoniere» veneto: Al tràgol jért. Per una visione d'insieme sulla produzione di Luciano Cecchinel, in «La Battana», anno XXXVII, numero 138, ottobre-dicembre 2000, Fiume-Rijeka, Croazia, pp. 12-23.
  13. ^ R. Damiani, Lungo la traccia. I versi limpidi e il doppio sguardo di L. Cecchinel, in "il Gazzettino", 20 luglio 2005
  14. ^ M. Vercesi, L'umile per il sublime: il sacro nella poesia dialettale del Novecento, in AAVV, La Bibbia nella letteratura italiana, Volume III, a cura di P. Gibellini, Morcelliana 2011, pp. 86-87.
  15. ^ M. Giancotti, Recensione a Le voci di Bardiaga, "Corriere del Veneto", 24 ottobre 2008.
  16. ^ C. Martignoni, Le plurime tracce della poesia di Luciano Cecchinel, in “Strumenti critici”, Anno XXII, fascicolo 1, gennaio 2007, pp. 111-122.]
  17. ^ Gli elenchi di riviste e critici sono perlopiù desunti dalla nota biografica di Cecchinel nel suo Sanjut de stran, Marsilio, 2011, pp. 31-2.
  18. ^ Cecchinel, erede di Zanzotto, vince il premio Biagio Marin, «L'Arena», 15 dicembre 2014
  19. ^ Albo d'oro, su premionazionaleletterariopisa.onweb.it. URL consultato il 7 novembre 2019.
  20. ^ La rosa del premio Viareggio, «Il Tirreno», 10 giugno 2012
  21. ^ A. Scarsella, La parola scoscesa. Introduzione alla poesia di Luciano Cecchinel, in La parola scoscesa. Poesia e paesaggi di Luciano Cecchinel, a cura di A. Scarsella, Venezia, Marsilio, 2012, p. 177.
  22. ^ F. Brevini, Le parole perdute, Torino, Einaudi, 1990, pp. 378-80.
  23. ^ F. Brevini, La poesia dialettale in «Storia generale della letteratura italiana», XIII vol., Roma, Gruppo Editoriale L'Espresso, 1997, p. 479.
  24. ^ L. Cecchinel, Al tràgol jért. L'erta strada da strascino, postfazione di A. Zanzotto, Milano, All'insegna del pesce d'oro di Vanni Scheiwiller, 1998, p. 7.
  25. ^ L. Cecchinel, Lungo la traccia, Torino, Einaudi, 2005, p. 54.
  26. ^ R. Damiani, Lungo la traccia. I versi limpidi e il doppio sguardo di Luciano Cecchinel. Un'Odissea familiare, tra Emilia, Caporetto, Revine-Lago e l'America, in “Il Gazzettino”, 20 luglio 2005.
  27. ^ Incipit di Suite appalachiana, testo chiave scelto per la copertina della prima edizione di Lungo la traccia.
  28. ^ C. Martignoni, Attraversare la poesia di Luciano Cecchinel, in La parola scoscesa, cit., p. 30.
  29. ^ L. Cecchinel, Perché ancora / Pourquoi ancore, cit., p. 95
  30. ^ Ivi, p. 167
  31. ^ Ivi, p. 169
  32. ^ Video disponibile su Vimeo: Luciano Cecchinel, A ciascuno il suo
  33. ^ C. Martignoni, op. cit., p. 30.
  34. ^ L. Cecchinel, Le voci di Bardiaga, Rovigo, Il Ponte del Sale, 2008, p. 59.
  35. ^ L. Cecchinel, Sanjut de stran, cit., p. 159.
  36. ^ L. Cecchinel, Sanjut de stran, cit., pp. 35-6.
  37. ^ R. Damiani, Cecchinel, la riscoperta delle liriche in italiano, «Il gazzettino», 24 agosto 2015.
  38. ^ S. Ramat, Prefazione in L. Cecchinel, In silenzioso affiorare, Cornuda, Tipoteca Italiana, 2015, p. 14.
  39. ^ S. Ramat, op. cit., p. 13.
  40. ^ L. Cecchinel, In silenzioso affiorare, cit., p. 55.
  41. ^ Cfr. P. Leoncini, M. Manente, Recitazione e interpretazione dei testi poetici, in La parola scoscesa, cit., pp. 147-150.
  42. ^ Lungo la traccia di Luciano Cecchinel, «Corriere del Veneto», 7 febbraio 2013
  43. ^ La track list di The Ghost of Time dal sito web di Mr. Wob and the Canes, su wobandthecanes.com.
  44. ^ Omaggio tra folk e poesia a Dario Fo, in «La Tribuna di Treviso», 26 ottobre 2014.
  45. ^ A. Scarsella, Bibliografia di Luciano Cecchinel in La parola scoscesa, cit., pp. 215-16.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • La parola scoscesa. Poesia e paesaggi di Luciano Cecchinel, a cura di Alessandro Scarsella, Venezia, Marsilio, 2012.
  • Paolo Steffan, Luciano Cecchinel. Poesia. Ecologia. Resistenza, con cinque poesie inedite di Luciano Cecchinel, prefazione di Alessandro Scarsella, Osimo (An), Arcipelago itaca Edizioni, 2016.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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