Giovanni Raboni

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« Non ho più vista o certezza, è come
se di colpo mi fosse scivolata
la penna dalla mano
e scrivessi col gomito o col naso. »
(Giovanni Raboni, Notizia, da Le case della Vetra, vv.15-18)
Giovanni Raboni

Giovanni Raboni (Milano, 22 gennaio 1932Fontanellato, 16 settembre 2004) è stato un poeta, scrittore e giornalista italiano appartenente alla "generazione degli anni Trenta", insieme ad alcuni dei più conosciuti nomi della letteratura italiana.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Giovanni Raboni nacque a Milano il 22 gennaio 1932, secondogenito di Giuseppe, impiegato come funzionario al Comune di Milano, e Matilde Sommariva proveniente da una famiglia portata verso il mondo artistico. In famiglia riceve un'educazione cattolica. Nel 1938 venne iscritto presso la Scuola elementare "Cardinale F. Borromeo" che frequenta fino alla terza per passare poi all'"Istituto Gonzaga" di via Vitruvio già frequentata dal fratello Fulvio.

Nell'ottobre del 1942, in seguito al primo bombardamento diurno su Milano, il padre condusse la famiglia a Sant'Ambrogio Olona, una frazione distante circa un chilometro da Varese, dove Giovanni frequenterà la quinta elementare. Nel 1943, per frequentare la scuola media, Giovanni avrebbe dovuto recarsi a Varese, ma il padre preferisce che studi privatamente a Sant'Ambrogio visti i pericoli della guerra ancora in corso.

Sono questi anni sereni, pur nella consapevolezza di quanto stava accadendo, e di grandi letture grazie alla passione del padre per la letteratura europea dell'Ottocento, soprattutto per la narrativa russa e francese. In questi anni legge Proust, Dickens, Dostoevskij e quando il cugino Giandomenico Guarino, attento lettore della narrativa e poesia contemporanea, si rifugia a Sant'Ambrogio dopo l'8 settembre, Giovanni inizia a leggere Piovene, Buzzati, Ungaretti, Quasimodo, Cardarelli e Montale del quale il poeta dice:

« So di dover molto a Montale, me ne accorgo quando lo rileggo, anche se non è stato un autore da me amato quanto Eliot e Sereni, ma ha agito eccome... soprattutto l'espressione dei limiti, il fatto che non si possono avere troppe pretese nel Novecento per la poesia come fonte di verità »
(Giovanni Raboni [1])

Il padre sceglieva i libri per la famiglia prestando attenzione alle novità dell'editoria ed era riuscito anche a procurarsi una copia clandestina di Americana, l'antologia curata da Elio Vittorini che nel 1941 era stata sequestrata dalla censura fascista per poi essere ripubblicata nel 1942 da Bompiani, pur con l'eliminazione di molte note critiche. In questo periodo anche la musica lo appassionava e aveva iniziato, anche per desiderio della madre, a studiare il pianoforte, studio che però dovette interrompere a causa dello sfollamento.

Subito dopo la Liberazione la famiglia di Giovanni ritornò a vivere a Milano e nell'autunno del 1945 il giovane verrà iscritto al liceo Parini che però frequenterà in modo saltuario e che abbandonerà, insieme all'amico Arrigo Lampugnani, per iscriversi, in terza liceo, al "Carducci" che frequenterà per poco tempo. Arrigo Lampugnani, insieme a Bianca Bottero sua futura moglie, erano stati suoi compagni di classe nel 1947, anno di prima Liceo. Nel 1948, a casa dell'amico Lampugnani, conoscerà Vittorio Sereni al quale lo legherà una profonda amicizia.

Continuano intanto le letture di importanti scrittori, come Hemingway, Steinbeck, Faulkner, Saroyan, che venivano pubblicati in quegli anni tradotti dall'editoria italiana. Non smetterà inoltre di leggere sistematicamente i poeti italiani contemporanei che in quegli anni pubblicarono molte tra le loro più significative opere e continuerà a leggere Vittorini e a scoprire le importanti riviste dell'epoca come Il Politecnico, Costume, diretta da Carlo Bo, La Rassegna d'Italia, Società e soprattutto le riviste politico-culturale di sinistra.

Nacque in questo periodo anche la passione per il cinema e iniziò così a frequentare con il fratello Fulvio, utilizzando le tessere omaggio della Segreteria generale del Comune, le sale cinematografiche e nel 1946 ebbe l'opportunità di partecipare al "Festival internazionale 50 anni del cinema. Sempre in questi anni sviluppò anche l'amore per la musica riuscendo ad ascoltare dal vivo opere indimenticabili grazie ai "Concerti sinfonici di primavera per l'Anno Santo 1950". Nel 1949 parteciperà ai "Concorsi studenteschi di poesia e novellistica e pittura e disegno" e verrà premiato al "Teatro della Basilica" con Poesia per Bianca da una commissione composta da autorevoli letterati come Carlo Bo, Angelo Romanò, Davide Turoldo, Orio Vergani.

Nel 1950, preparatosi da privatista, sostenne con l'amico Lampugnani gli esami di maturità al liceo Carducci e tra agosto e settembre si recherà con il padre a Venezia per una breve vacanza. Nell'autunno si iscrisse alla Facoltà di Giurisprudenza e iniziò a frequentare Anna Bottero studentessa alla facoltà di architettura. Saranno questi per Giovanni anni felici durante i quali, libero dalla costrizione liceale, si sentirà finalmente libero. Continuerà ad esercitarsi nelle prove poetiche e a frequentare i teatri, il cinema e le sale da concerto.

Completati nei primi anni del dopoguerra gli studi di giurisprudenza, si dedica per qualche anno alla professione di avvocato. Inizia a lavorare nel mondo giornalistico, professione che a fasi alterne lo vedrà collaborare a periodici e quotidiani, dapprima come segretario di redazione della rivista diretta da Enzo Paci aut aut, poi scrivendo per Quaderni Piacentini di Piergiorgio Bellocchio e Paragone di Roberto Longhi, infine per il Corriere della Sera, al quale rimarrà legato per molto tempo, senza mai però abbandonare la sua vena poetica.

Al centro di tutta l'opera di Raboni è Milano e la città continuò ad essere fino all'ultimo la protagonista della sua opera.

« ... Eh sì, il Naviglio è a due passi, la nebbia era più forte/ prima che lo coprissero, la piazza/ piena di bancarelle con le luci/ a acetilene, le padelle nere/ delle castagne arrosto, i mangiatori/ di chiodi e di stoviglie/ non era certo un posto da passarci/ insieme a una ragazza. Ma così/ come hanno fatto, abbattere case,/ distruggere quartieri, qui e altrove/ (la Vetra, Fiori Chiari, il Bottonuto),/ a cosa serve?...[2] »

Nel 1958 si sposa con Bianca Bottero, madre dei suoi tre figli: Lazzaro, Pietro e Giulia. Nel 1961 pubblica due brevi raccolte di poesie, Il catalogo è questo e L'insalubrità dell'aria alle quali faranno seguito Le case della Vetra nel 1966, Cadenza d'inganno nel 1975, Nel grave sogno nel 1982 e nel 1988 l'importante volume antologico di testi editi e inediti A tanto caro sangue.

Nel 1969 conobbe, in casa di Angelo Maria Ripellino, la slavista Serena Vitale. L'anno successivo i due iniziarono una lunga convivenza che sfociò nel matrimonio del 1979.[3] Le nozze durarono però appena due anni, perché Raboni si unì sentimentalmente alla poetessa veneta Patrizia Valduga.

Negli anni settanta Raboni assume anche la direzione editoriale della collana di poesia "I quaderni della Fenice" per la casa editrice Guanda svolgendo una funzione importante per la poesia italiana di quegli anni, quella di talent-scout, permettendo così a decine di giovani autori di farsi conoscere spesso per la prima volta. Tra i suoi saggi di critica letteraria vi sono Poesia degli anni sessanta del 1968, Quaderno in prosa del 1981. Il volume La fossa di Cherubino del 1980 raccoglie tutte le sue prose narrative. Nel 1972 su L'almanacco dello Specchio ha accompagnato con una sua lucida e ed esplicativa nota critica[4] alcuni testi di Giampiero Neri.

Raboni con Giacomo Manzoni

Raboni entra nel comitato direzionale del Piccolo Teatro di Milano, scrive svariati testi teatrali tra i quali Alcesti o la recita dell'esilio, che viene accolto molto bene sia dalla critica sia dal pubblico e, nella sua molteplicità d'interessi, continua a scrivere poesie tra le quali Canzonelle mondi nel 1985, Versi guerrieri e amorosi nel 1990, Ogni terzo pensiero nel 1993 (con la quale vince il Premio Viareggio per la poesia), Quare tristis nel 1998 e Barlumi di Storia nel 2002. Una delle sue ultime composizioni è la nota Canzone del danno e della beffa, pubblicata postuma dal Corriere della Sera nel novembre del 2004.[5] L'intera produzione poetica nel 1997 verrà raccolta in Tutte le poesie 1951-1993.

Raboni ottenne durante la sua carriera letteraria numerosi premi. Oltre il già citato Premio Viareggio gli venne assegnato nel 2002 il premio Moravia per il corpus delle sue intere opere e nel 2003 aveva ricevuto il premio Librex Montale. Nei due anni prima della morte aveva fatto parte della giuria dei premi Mondello e del premio Bagutta.

Giovanni Raboni muore il 16 settembre 2004 a Fontanellato in seguito ad un attacco cardiaco nella convinzione che la morte, nella sua inesorabile fatalità, bisogna attenderla con sereno distacco, come scrive nei versi conclusivi della sua ultima opera, Barlumi di storia [6].

« "Si farà una gran fatica, qualcuno / direbbe che si muore / ma a quel punto /ogni cosa che poteva succedere / sarà successa e noi / davanti agli occhi non avremo / che la calma distesa del passato /... ./ E tutto, anche le foglie che crescono, / anche i figli che nascono / tutto, finalmente, senza futuro". »

La sua ultima compagna, con lui dal 1981 sino alla sua morte, la poetessa Patrizia Valduga, ha scritto la postfazione alla sua ultima raccolta poetica, dal titolo Ultimi versi, edita postuma nel 2006.

La poetica[modifica | modifica wikitesto]

Opere principali[modifica | modifica wikitesto]

Poesia[modifica | modifica wikitesto]

  • Il catalogo è questo: quindici poesie, Lampugnani Nigri, con nota di Carlo Bertocchi, Milano, 1961
  • L'insalubrità dell'aria, All'insegna del pesce d'oro, Vanni Scheiwiller, Milano, 1963
  • Le case della Vetra, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1966
  • Gesta romanorum: 20 poesie, Lampugnani Nigri, Milano, 1967;
  • Economia della paura, All'insegna del pesce d'oro, Vanni Scheiwiller, Milano, 1971
  • Cadenza d'inganno, Mondadori, Milano, 1975
  • II più freddo anno di grazia, San Marco dei Giustiniani, Genova, 1978
  • Nel grave sogno, Mondadori, Milano, 1982
  • Raboni, Manzoni, Il ventaglio, Milano, 1985
  • Canzonette mortali, Crocetti, Milano, 1987
  • A tanto caro sangue: Poesie 1953-1987, Mondadori, Milano, 1988
  • Transeuropa, Mondadori, Milano, 1988
  • Versi guerrieri e amorosi, Einaudi, Torino, 1990
  • Un gatto più un gatto, con illustrazioni di Nicoletta Costa, Mondadori, 1991
  • Ogni terzo pensiero, Mondadori, Milano, 1993. Premio Viareggio
  • Devozioni perverse, Rizzoli, Milano, 1994
  • Nel libro della mente, con sette incisioni di Attilio Steffanoni, All'insegna del pesce d'oro, Vanni Scheiwiller, 1997
  • Quare tristis, Mondadori, Milano, 1998
  • Rappresentazione della croce, Garzanti, 2000
  • Tutte le poesie (1951-1998), Garzanti, Milano 2000
  • Alcesti o la recita dell'esilio, Garzanti, 2002
  • Barlumi di storia, Mondadori, 2002
  • Ultimi versi, prefazione di Patrizia Valduga, postumo, Garzanti, 2006
  • Tutte le poesie, a cura di Rodolfo Zucco, Einaudi, 2014

Saggistica[modifica | modifica wikitesto]

  • Poesia degli anni sessanta, Editori Riuniti, Roma, 1976
  • Poesia italiana contemporanea, Sansoni, Firenze, 1980
  • Quaderno in prosa, Lampugnani Nigri, Milano, 1981
  • Baj. Idraulica con G. Dorfles, Skira, Edizioni d'arte, Milano, 2003
  • La poesia che si fa. Critica e storia del Novecento poetico italiano 1959-2004, Garzanti, Milano, 2005

Narrativa[modifica | modifica wikitesto]

Traduzioni principali[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Pier Vincenzo Mengaldo, Giovanni Raboni, in Id., Poeti italiani del Novecento, Mondadori, Milano 1978 (e edd. successive), pp. 398-402.
  • Elio Gioanola, Giovanni Raboni, in Poesia italiana del Novecento. Testi e commenti, a cura di E. Gioanola, Librex, Milano 1986, pp. 816-23 (commento a Città dall'altoIl cotto e il vivoVivo, stando in campagna, la mia morteSogno di via dei Serpenti).
  • Piergiorgio Bellocchio, L’itinerario poetico di Raboni, «Quaderni piacentini», XIV, 57, novembre 1974-gennaio 1975, pp. 147-53; poi in Id., L’astuzia delle passioni 1962-1983, Rizzoli, Milano 1995, pp. 116-28; infine (ma parzialmente) in TP97 (pp. 317-27) e in TP00 (pp. 387-97).
  • Pier Vincenzo Mengaldo, Giovanni Raboni, in Id., Profili di critici del Novecento, Bollati Boringhieri, Torino 1998, pp. 107-11.
  • Fabio Magro, Un luogo della verità umana. La poesia di Giovanni Raboni, Pasian Di Prato (Udine), Campanotto, 2008.
  • Jean-Charles Vegliante, 'Raboni e l'anagramma della poesia', in: A. Dolfi (cura) Il commento. Riflessioni e analisi sulla poesia del Novecento, Roma, Bulzoni, 2011, p. 501-14.
  • Concetta Di Franza, «Prosa e poesia in Giovanni Raboni. Il fascino discreto di una naturalezza straniata», in Esperienze Letterarie, a. XXXVI, 2011, n. 2, pp. 115-26.
  • Adele Dei e Paolo Maccari (a cura di), Per Giovanni Raboni. Atti del Convegno di studi, Firenze, 20 ottobre 2005, Roma, Bulzoni, 2006 ISBN 978-88-7870-164-9.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ G. Fantato e L. Cannillo, in La biblioteca delle voci, Joket, Novi Ligure, 2006
  2. ^ Giovanni Raboni, Risanamento, da Le case della Vetra, vv.6-11, Tutte le poesie (1951-1998), Milano, Garzanti, 2000, p.41
  3. ^ Giovanni Raboni. Biografia dettagliata. URL consultato il 19 novembre 2012.
  4. ^ Giovanni Raboni, L'almanacco dello specchio, n. 1, 1972, pp.273-284.
  5. ^ Corriere della Sera, 27 febbraio 2006
  6. ^ Giovanni Raboni, Barlume di storia, Mondatori, Milano, 2002
  7. ^ Si tratta della prima edizione del romanzo-fiume tradotta in italiano da una sola persona. Preceduta in altre lingue solo da pochi esempi: da Albert Gyergyai in ungherese (1961-83), da Gunnel Vallquist in svedese (1965-83), da Anne-Lisa Amadou in norvegese (1984) e da Mahdī Saḥābī in persiano (1991), e seguita, considerando soltanto la lingua italiana, solo da quella di Maria Teresa Messi Somaini (2006).

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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