Livio Garzanti

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Livio Garzanti (a destra nella foto) con lo scrittore Luigi Silori a Roma nel 1967

Livio Garzanti (Milano, 1º luglio 1921Milano, 13 febbraio 2015) è stato uno scrittore ed editore italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Era figlio di Aldo Garzanti, da cui ereditò la direzione della casa editrice Garzanti, sorta dopo che, nel 1936, Aldo aveva rilevato le Edizioni Treves. Il nome Livio è dovuto a quello della città di origine del padre, Forlì che, fu fondata dai romani con il nome Forum Livii.

Ad ulteriore conferma del legame con la sua città natale, infatti, Aldo vuole proprio a Forlì la nascita della Fondazione Livio e Maria Garzanti, che viene allocata in un nuovo edificio, appositamente commissionato all'architetto Giò Ponti: L'Hotel della Città et de la Ville.

Dalla fine degli anni quaranta dirige L'Illustrazione Italiana, rivista culturale fondata da Treves nonché una delle riviste culturali più prestigiose del suo tempo.[1] Dal 1952 è alla guida della casa editrice; alla morte del padre, nel 1961, diventa presidente. Nel 1955 lancia Pier Paolo Pasolini (Ragazzi di vita) e successivamente Paolo Volponi (Memoriale).[2]

Sposato con Orietta Sala, si unisce in seconde nozze con la scrittrice e politica Gina Lagorio, conosciuta nel 1973. Nel 2005 quando lei viene a mancare, Livio si ritira a vita privata. Torna ad occuparsi di filosofia, in particolare di Platone. In terze nozze si sposò con Louise Michail, compagna fino alla sua morte.

Livio Garzanti ha istituito la Fondazione Ravasi, intitolata alla madre, che da anni si occupa dei bisogni degli anziani, in particolare per i malati di Alzheimer.[3]

Muore a Milano il 13 febbraio 2015 all'età di 93 anni.[4]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

È autore di vari romanzi: L'amore freddo, La fiera navigante; e dei racconti Una città come Bisanzio. Amare Platone è invece una riflessione sul Fedro di Platone, dialogo in cui si parla dell'amore, dedicata alla memoria della moglie Gina.

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ermanno Rea, 1960: Io reporter, Milano, Feltrinelli, 2012. Pag. 41.
  2. ^ Vittorio Emiliani, Orfani e bastardi: Milano e l'Italia viste dal "Giorno", pag. 11.
  3. ^ «La crisi italiana è culturale»/I 90 anni di Livio Garzanti, corriere.it. URL consultato il 27 settembre 2013.
  4. ^ Addio all’editore Livio Garzanti Lanciò Pier Paolo Pasolini, in Corriere della Sera, 13 febbraio 2015.
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