Enzo Paci

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« Avevo ben presto compreso che il costume di Paci era quello di discutere liberamente con chiunque di tutto, senza alcuna prevenzione o pregiudizio. »

(Carlo Sini in Enzo Paci. Il filosofo e la vita, Milano, Feltrinelli, 2015, p. 22)

Enzo Paci (Monterado, 18 settembre 1911Milano, 21 luglio 1976) è stato un filosofo italiano, tra i più espressivi rappresentanti dell'Esistenzialismo in Italia.

Vita[modifica | modifica wikitesto]

Nacque a Monterado (Ancona), intraprese gli studi elementari e medi a Firenze e Cuneo.[1]

Nel 1930 si iscrive al corso di filosofia dell'Università di Pavia[1] seguendo soprattutto le lezioni di Adolfo Levi.

Nel frattempo collabora con Anceschi alla rivista Orpheus.

Si trasferì dopo due anni all'Università di Milano dove divenne allievo di Antonio Banfi, con il quale si laureò nel novembre del 1934 discutendo una tesi dal titolo: Il significato del Parmenide nella filosofia di Platone.[1][2] Collabora alla rivista Il Cantiere.

Nel 1935 inizia il servizio militare nell'esercito, nell'ottobre del 1937 viene congedato. Richiamato nel 1943 come ufficiale allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale venne catturato, in Grecia[2], dopo l'8 settembre 1943 e inviato presso il campo di prigionia di Sandbostel. Trasferito nel campo di prigionia di Wietzendorf ebbe modo di conoscervi Paul Ricoeur, con il quale riuscì in quella sede a leggere Idee per una fenomenologia pura e una filosofia fenomenologica di Husserl[2] e a costruire un rapporto di amicizia.

Incominciò la sua carriera di docente insegnando Filosofia Teoretica all'Università di Pavia (1951-1957) mentre, a partire dall'anno accademico 1957/1958, successe a Giovanni Emanuele Barié all'Università Statale di Milano.[1][2]

Nel 1951[3] fondò la rivista Aut Aut, che diresse fino al 1976[4], nella quale sono testimoniati i suoi molti interessi letterari e culturali. Il nome della rivista richiama il precursore dell'esistenzialismo, Kierkegaard, nel suo proposito di accogliere l'irriducibile paradossalità dell'esistenza e l'ostacolo che questa impone al sapere[2].

Tra i suoi allievi più famosi ricordiamo Giovanni Piana, Carlo Sini, Salvatore Veca, Pier Aldo Rovatti, Mario Vegetti.

Pensiero[modifica | modifica wikitesto]

Carlo Sini individua l'inizio dell'intera speculazione filosofica di Paci già a partire dalla sua tesi di laurea Infatti in alcune frasi della breve Prefazione vediamo il filosofo, ancora ventitreenne, esprimere una specifica interpretazione della filosofia dell'esistenza, che dimostra un grado elevato di comprensione del proprio tempo e delle proprie inclinazioni.[2]

L'esistenzialismo[modifica | modifica wikitesto]

Paci giunge perciò all'esistenzialismo attraverso lo studio di Platone[2].

Base dell'esistenzialismo di Paci è la relazione, intesa come condizione di esistenza di tutti gli avvenimenti che costituiscono il mondo. Evento è anche l'io, che si conosce come esistenza finita ed empirica in rapporto ad altre esistenze. Dalla pura condizione esistenziale del fatto, attraverso la conoscenza, Paci definisce la condizione dell'uomo come personalità morale.

L'io conoscente è la chiara forma della legge morale che fa sì che ogni io, in quanto conosciuto e molteplice e in quanto esistenza, possa diventare soggetto singolo come soggetto di scelta etica.

Poiché in virtù del principio di irreversibilità, che, insieme al principio di indeterminazione (impossibilità che il conoscente si conosca a un tempo come conosciuto e come conoscente), è uno dei punti di riferimento del sistema di Paci, la forma non è mai definitiva, così come ogni questione risolta pone sempre nuovi problemi, il realizzarsi dell'esistente uomo nella forma significa un continuo progresso che va dal passato, il quale non si può ripetere ma che non è annullato dal presente, verso il futuro. Non realizzarsi in questa forma, non seguire il progresso, arrestarsi a una forma di ordine più basso: questo è l'immoralità, il male.

Il negativo come risorsa[modifica | modifica wikitesto]

La riflessione filosofica di Paci parte dalla consapevolezza del negativo, della mancanza come base e nucleo iniziale dell'esistenza umana. Un negativo che si fonda soprattutto sulla base del Tempo e della sua irreversibilità, che ci costringe a fare i conti perennemente con un passato irreversibile, un futuro sconosciuto e un presente inesistente perché continuamente in fuga. Ma il negativo si riflette anche nella soggettività e nella limitazione del nostro punto di vista: non possiamo avere nessuna visione della realtà che non sia filtrata dalla nostra “singolarità”, dal nostro essere un Io. Tuttavia questa “mancanza” eterna, questo limite, è nello stesso tempo una risorsa. Il tempo, quindi, non è una condanna per l'uomo, ma è ciò che permette la sua esistenza come temporalità; d'altra parte l'alterità è risorsa proprio in quanto altro da sé. L'Io infatti si riconosce solo in quanto confrontato con un Altro, e sono quindi gli altri a dare conformazione e identità al nostro Io, e questo processo è fruttuoso, forte e orientato se il soggetto sa e si impegna a stringere “Relazioni”.

Da qui si possono capire le due definizioni date alla filosofia Paciana: l'una dello stesso filosofo che definiva il suo pensiero Relazionismo, e l'altra di Nicola Abbagnano che lo definì Esistenzialismo Positivo: positivo proprio perché cerca di capovolgere l'insensatezza e la mancanza alla base dell'esistenza in una possibilità, una risorsa di riflessione e progettualità. La vita umana per Paci si fonda infatti su un Bisogno (bisogno di senso nel tempo, bisogno di Altro); questo bisogno si traduce in un Lavoro esistenziale, che implica un Consumo: di tempo, di vita, di riflessione. Questo sistema Bisogno-Consumo-Lavoro sta alla base di ogni vita umana. Tuttavia l'uomo ha una possibilità, una possibilità di “salvarsi” dall'insensatezza (o provarci, quantomeno) e questa possibilità si trova nel Lavoro. Il lavoro esistenziale (inteso come l'impegno che si investe nel condurre la propria vita) infatti, può essere orientato dalla consapevolezza e dal continuo impegno intellettuale di ricerca di senso, anche e soprattutto mediante la Relazione. Questa ricerca di senso si traduce, alla base, nell'esercizio dell’Epochè.

L'Epochè[modifica | modifica wikitesto]

Termine fondamentale della filosofia di Husserl (filosofo che Paci ebbe come punto di riferimento per tutta la vita)[5], l'Epochè si traduce in una ricerca di senso continua e inesausta che presuppone un abbandono di tutte le categorie di pensiero che siamo abituati ad utilizzare. In questo senso è emblematico l'episodio che Paci stesso racconta riguardo al suo approccio all'epochè. Studente di Filosofia, si recò nell'ufficio di Antonio Banfi (il suo “maestro” per eccellenza) per chiedere spiegazioni sul concetto di Epochè. Banfi gli chiese di descrivere un vaso che si trovava lì vicino a loro. Tuttavia, qualunque definizione Paci provasse a dare (colore, forma geometrica, uso) cadeva in una categoria di giudizio posteriore all'oggetto stesso, o soggettiva (il colore dipende dalla luce, la forma geometrica si rifà a categorie astratte che l'uomo ha inventato, l'uso è indipendente dall'oggetto stesso).

L'epochè, quindi, si costituisce come ricerca di una visione “originaria”. Compito difficilissimo (Husserl lo definiva impossibile ed inevitabile), l'esercizio dell'epochè non si deve tradurre in un'impossibilità di giudizio, ma nella consapevolezza che qualunque giudizio è parziale, soggettivo. Se applicata alla vita, all'esistenza, l'epochè si traduce in una continua ricerca dell'Originario, della Verità, una verità ulteriore, che si annida nel mondo, negli altri, negli oggetti, nei luoghi, in tutto ciò che forgia la nostra esistenza. Una verità che l'uomo può cercare, e che si annida nel percorso stesso di ricerca e riflessione, e soprattutto nella capacità di creare Relazioni autentiche.

In Tempo e verità[6] Paci individua nell'epochè quasi un carattere religioso, criticando la ridotta disamina del concetto da parte di Heidegger e Lévinas, che lo considerarono come se fosse un metodo puramente gnoseologico.

Relazione e riflessione[modifica | modifica wikitesto]

La Relazione per Paci è qualcosa di fondamentale e ulteriore che cambia la nostra vita. Paci scriveva che la Relazione prescinde i due soggetti che la intrecciano, è un concetto “nuovo”, “terzo” che è tanto più significativo quanto più i soggetti sono disposti a farsi mutare consapevolmente da essa, e dal lavoro di riflessione che ne segue. La relazione va cercata, coltivata, resa e mantenuta continuamente autentica, anche se conflittuale. La riflessione, infine, come salvezza dall'irreversibilità del tempo, ricrea e analizza il passato per ricercarne ancora il senso, e proiettare questa ricerca nel futuro di un progetto. Epochè, riflessione e relazione costituiscono, riassumendo, il lavoro esistenziale di ricerca di senso.

La filosofia di Paci, possiamo dire, si traduce in una continua, consapevole e dolorosa ricerca di un senso che possa capovolgere la situazione tragica dell'Esistenza mediante il lavoro, l'impegno. In questo Paci si distanzia da Sartre e dalle conclusioni del filosofo francese, che Paci ammirava e considerava uno stimolo continuo per la sua riflessione. Il negativo, infine, sempre presente nell'investigazione filosofica di Paci (ancor di più nell'ultima parte della sua vita), rimane punto essenziale e base della ricerca umana, laica e faticosa di un senso, di una Verità ulteriore.

Opere[1][modifica | modifica wikitesto]

  • Enzo Paci, Il significato del Parmenide nella filosofia di Platone, Milano, Principato, 1938, pp. 275.
  • Principii di una filosofia dell'essere, Guanda, Modena 1939;
  • Pensiero, esistenza e valore: studi sul pensiero contemporaneo, Principato, Milano-Messina 1940;
  • L'esistenzialismo, CEDAM, Padova 1943;
  • Esistenza ed immagine, Tarantola, Milano 1947;
  • Socialità della nuova scuola, Le Monnier, Firenze 1947;
  • Ingens Sylva, Saggio sulla filosofia di G. B. Vico, Mondadori, Milano 1949;
  • Studi di filosofia antica e moderna, Paravia, Torino 1949;
  • Il nulla e il problema dell'uomo, Taylor, Torino 1950;
  • Esistenzialismo e storicismo, Mondadori, Milano 1950;
  • Il pensiero scientifico contemporaneo, Sansoni, Firenze 1950;
  • L'esistenzialismo, in L'espressionismo e l'esistenzialismo, a cura di L. Rognoni e E. Paci, Edizioni Radio Italiana, Torino 1953;
  • Tempo e relazione, Taylor, Torino 1954;
  • L'opera di Dostoevskij, Edizioni Radio Italiana, Torino 1956;
  • Ancora sull'esistenzialismo, Edizioni Radio Italiana, Torino 1956;
  • Dall'esistenzialismo al relazionismo, D'Anna, Messina-Firenze 1957;
  • Storia del pensiero presocratico, Edizioni Radio Italiana, Torino 1957;
  • La filosofia contemporanea, Garzanti, Milano 1957;
  • Diario fenomenologico, Il Saggiatore, Milano 1961;
  • Breve dizionario dei termini greci, in appendice a Dizionario di filosofia, a cura di A. Biraghi, Edizioni di Comunità, Milano 1957;
  • Tempo e verità nella fenomenologia di Husserl (con uno scritto husserliano inedito), Laterza, Bari 1961;
  • Funzione delle scienze e significato dell'uomo, Il Saggiatore, Milano 1963;
  • Relazioni e significati (tre volumi), Lampugnani Nigri, Milano 1965-1966;
  • Idee per una enciclopedia fenomenologica, Bompiani, Milano 1973;
  • Fenomenologia e dialettica, Feltrinelli, Milano 1974;
  • Il senso delle parole (1963-1974), a cura di P. A. Rovatti, Bompiani, Milano 1987.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e Alfredo Civita, Bibliografia degli scritti di Enzo Paci, Firenze, La Nuova Italia, 1983.
  2. ^ a b c d e f g Carlo Sini, Enzo Paci. Il filosofo e la vita., Milano, Feltrinelli, 2015, ISBN 978-88-07-22700-4.
  3. ^ Dopo aver inizialmente collaborato con la rivista Filosofia: v. Pecora, Massimiliano, La cultura filosofica italiana dal 1945 al 2000 attraverso le riviste Firenze : [poi] Milano : La Nuova Italia ; Franco Angeli, 2009. Rivista di storia della filosofia. Fascicolo 2, 2009, p. 356.
  4. ^ Rivista "aut aut" - Storia della rivista, autaut.ilsaggiatore.com.
  5. ^ Vigorelli, Amedeo, La fenomenologia husserliana nell'opera di Enzo Paci, Milano : Franco Angeli, 2001.
  6. ^ Enzo Paci, Tempo e verità nella fenomenologia di Husserl', Bari, Laterza, 1961.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Alfredo Civita, Bibliografia degli scritti di Enzo Paci, Firenze, La nuova Italia, 1983, ISBN 8822100530.
  • Di Miele, Andrea, La cifra nel tappeto : note su Paci interprete di Vico Roma : Edizioni di storia e letteratura, 2007. Bollettino del Centro di studi vichiani. Anno XXXVII - 2007.
  • Paolo Ercolani, Enzo Paci, il caldo romanzo di una prassi teorica, Il manifesto, 17 marzo 2015
  • Costantino Esposito, «Esistenzialismo e fenomenologia. La crisi dell'idealismo e l'arrivo dell'esistenzialismo in Italia» in Il contributo italiano alla storia del Pensiero – Filosofia, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2012.
  • Amedeo Vigorelli, L'esistenzialismo positivo di Enzo Paci, in Collana di filosofia, Milano, Franco Angeli, 1987.
  • Carlo Sini, Enzo Paci. Il filosofo e la vita, Milano, Feltrinelli, 2015, ISBN 978-88-07-22700-4.
  • Carlo Sini, «PACI, Enzo» in Enciclopedia Italiana - IV Appendice, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1979.

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